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Il castello dell’arsenico – Georges Simenon * impressioni di lettura

(Traduzione di Marina Di Leo; originali pubblicati nel 1940 e 1941; edizione italiana del 2019)

Questo libro raccoglie cinque racconti, più precisamente:
La pista dell’uomo con i capelli rossi” (“La piste de l’homme roux”, 1940)
L’Ammiraglio è scomparso” (“L’Amiral a disparu”, 1940)
Il campanello d’allarme” (“Le sonnette d’alarme”, 1940)
Il castello dell’arsenico” (“Le Chateau de l’arsenic”, 1940)
L’uomo delle pantofole” (“L’amoreux aux pantoufles”, 1941).

cover il castello aersenico SIMENON

Il protagonista di tutti i racconti è il dottor Jean Dollent, un medico curioso con talento per l’investigazione, tanto che a lui si rivolge talvolta anche la polizia per risolvere i casi più assurdi.

Si tratta infatti di cinque racconti gialli, in cui vicende insolite nascondono o “spiegano” dei crimini, che il brillante dottore riesce a portare alla luce. Ciascun racconto è composto da più capitoli, ognuno dei quali ha un titolo “come si usava una volta”, per quella che è la mia esperienza almeno. Ad esempio, questo è il titolo del primo capitolo del primo racconto (“La pista dell’uomo con i capelli rossi”):

Dove il ragionier Georges Motte ha buone ragioni per credersi irresistibile e va a un appuntamento molto particolare

I racconti si leggono bene e sono abbastanza intriganti. Ci sono molti dialoghi e diverse esclamazioni, nel senso di frasi con il punto interrogativo, e anche parecchi puntini di sospensione, di solito quando qualcuno riferisce un fatto oppure i propri movimenti. Un tipo di scrittura, sotto questo aspetto, piuttosto diversa dalla maggior parte degli altri libri che leggo.

(Tra l’altro, uno dei consigli-ordini che viene dato a un aspirante scrittore è quello di non usare punti esclamativi e puntini di sospensione, o, per lo meno, di usarne pochissimi)

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Chiara mente – Alma C. Res – Segnalazione

Segnalo l’uscita dell’ebook di Alma C. Res, un racconto lungo dal titolo volutamente ambiguo “Chiara mente”, disponibile su amazon anche con l’abbonamento kindle unlimited. Buona lettura. A breve pubblicherò anche le mie impressioni.

cover Chiara mente

Questa la sinossi

Chi mente nella vita di Chiara?
Ricordi che strisciano nella notte e la raggiungono con dolore, surreali immagini di follia. Certezze che se ne vanno come sabbia tra le dita, pugni serrati, come quelli di chi è determinato a trovare la verità tra il sogno di una notte e la luce di ogni giorno.

Citazione iniziale

Ci sono momenti di solitudine che cadono all’improvviso come una maledizione, nel bel mezzo di una giornata. Sono i momenti in cui l’anima non vibra più.
Alda Merini

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Il turista – Massimo Carlotto * impressioni di lettura

(pubblicato nel 2016)

I romanzi di Carlotto lasciano spesso l’amaro in bocca, perché, anche se di solito il cattivo ha la peggio, la vittoria dei buoni è solo parziale e magari è ottenuta a un prezzo troppo alto. Questo, direi, perché si tratta di storie realistiche, ambientate in quella che è la realtà o, comunque, in una finzione molto simile alla realtà, che tutto è fuorché rosa.

Il turista” è più amaro degli altri libri che ho letto di questo autore, la vicenda narrata è cruda e crudele, non vi sono scene che schiariscono, almeno temporaneamente, il nero che pervade l’intero libro.

Il turista è un serial killer astuto e camaleontico che uccide le sue vittime in varie città d’Europa; la sua strada si incrocia con quella di un’organizzazione di assassini; a cercare di contrastare questa organizzazione, fra gli altri, Pietro Sambo, ex commissario di polizia, che si trova più volte a dover scendere a patti con la propria coscienza.

Un noir molto nero che non lascia nemmeno uno spiraglio di speranza, perché anche i difensori della legge alla fine non sono poi molto meglio di coloro che devono combattere.

Non ho trovato la trama molto avvincente, non c’è una vera e propria indagine, è più il racconto di una sorta di sfida a chi meglio riuscirà a fregare l’altro.

I protagonisti sono il serial killer e l’ex commissario, e anche fra loro, ovviamente, si svolge una sfida.

il turista Carlotto

 

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In biblioteca #49

Passaggio in biblioteca, dove ho pescato questo romanzo, che

nasce dall’incontro, durante un corso di scrittura tenuto nel carcere di Pisa, tra Marco Malvaldi e Glay Ghammouri, un ex militare tunisino dalla carriera stroncata in patria per motivi politici e oggi detenuto in Italia a causa di un grave delitto.

Vento in scatola – Marco Malvaldi e Glay Ghammouri

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La zona extramondo – Riccardo Pietrani – Segnalazione

Segnalo il nuovo romanzo di Riccardo Pietrani, genere fantascienza/thriller tecnologico, disponibile su amazon sia in formato ebook che cartaceo. A questo link potete leggere anche l’intervista che gli ho fatto. E, se cercate nel blog il suo nome, potrete leggere le mie impressioni di lettura a diversi dei suoi romanzi.

Questa la sinossi

Stato della Chiesa, 1561
Un capitano di vascello e la sua ciurma, di ritorno da un viaggio nelle Americhe, si sacrificano alle torture dell’Inquisizione pur di tenere nascosto il diario di bordo della spedizione e i suoi sconvolgenti segreti.

USA, dicembre 2012
Kayn Grimm, ex professore di genetica, riceve una telefonata da una misteriosa donna che sostiene di avere informazioni sulla morte del padre, avvenuta molti anni prima in circostanze anomale.

Germania, dicembre 2012
Le vicende di un killer russo, Viktor Zagaev, e del detective sulle sue tracce, Matthias Wichmann, si intrecciano con quelle di una oscura organizzazione alla ricerca di un luogo leggendario che svelerebbe il potenziale nascosto nel DNA umano e il destino dell’intero universo.

LA ZONA EXTRAMONDO cover ebook R Pietrani

Un brano

Richiuse il frigo, prese due bicchieri dalla mensola, ci versò il latte e ne porse uno a Greta. «Adesso dimmi, però, cosa pensi di trovare qui. E come.»

Lei fece un sorso, immersa nella contemplazione del mobilio, lussuoso ma dallo stile superato. «Lo studio di tuo padre c’è ancora, vero?» chiese, appoggiando il bicchiere sul tavolo. «Puoi mostrarmelo?»

«Certo, non c’è problema. Abbiamo rimesso tutto a posto dopo la visita di quegli stronzi, e da allora non ho toccato più nulla.»

Salirono assieme le scale in legno ed entrarono. Lo studio era abbastanza piccolo rispetto alle altre stanze della casa. La parte centrale era occupata dalla scrivania su cui troneggiavano due vecchi computer Commodore 64, circondati da una gran quantità di matite e penne, tutte riposte in ordine negli appositi portaoggetti. Sembrava proprio la postazione di qualcuno che dovesse tornare da un momento all’altro per continuare il lavoro interrotto. Invece, erano passati oltre venticinque anni dall’ultima volta che suo padre ci aveva messo piede.

Greta si guardò intorno, facendo scorrere le dita tra i lunghi filari di volumi ordinati con cura sui ripiani.

«Dal Big Bang ai buchi neri, di Stephen Hawking…»

«Mio padre era pazzo di quel libro. L’ho letto anch’io, anche se…»

Alla ragazza brillarono gli occhi. Sfogliò il libro fino alla quarta di copertina e iniziò a tastare la rilegatura in cerca di rigonfiamenti.

Kayn la guardò perplesso. «Cosa stai facendo?»

Lei non rispose e continuò a esaminare il volume, fino a che non individuò una minuscola piega. Ci infilò un’unghia e iniziò a tirare, portando alla luce un piccolo alloggiamento. Strappò via il velo di carta che lo ricopriva ed estrasse un foglio ripiegato all’apparenza molto antico, custodito in una busta di plastica.

Un’espressione di sincero stupore si disegnò sul viso del professore, che si avvicinò per guardare meglio. «Cosa diamine è? Sembra una pergamena!»

Greta diede un’occhiata sommaria e se lo infilò in tasca. Poi si avvicinò a Kayn. «Ricordi quando ti ho detto che non sapevo mentire?»

«Eh?» balbettò lui inebetito.

Con un gesto fulmineo, Greta estrasse una piccola siringa dalla tasca e gli iniettò un potente narcotico nel collo.

Prima che potesse rendersene pienamente conto, il genetista crollò sul pavimento privo di sensi.

«Mentivo.»

L’autore…
Nato il 12 febbraio 1981 nella provincia milanese, all’età di 3 anni circa subisce un’abduction, durante la quale gli viene installato nel cervello un microimpianto. Il manufatto alieno si attiverà a 17 anni causando l’epilessia e un tumore al cervello, ma gli darà modo di comprendere appieno la delicatissima missione della quale è stato investito. Quando non è intento a ordire la macchinazione che devierà il corso della storia della razza umana, si diletta con la scrittura.

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Doppio vetro – Halldóra Thoroddsen * impressioni di lettura

(Titolo originale “Tvöfalt gler”, Traduzione di Silvia Cosimini; originale pubblicato nel 2016; edizione italiana del 2019)

Una donna anziana (all’inizio del romanzo ha più di settantacinque anni) vive sola a Reykjavík. Guarda il mondo fuori dalle sue finestre, si incontra con altri anziani al circolo delle coppie; ricorda il suo passato, il marito che è morto, si interessa di quello che succede in Islanda e nel mondo, si vede con i figli.

Conosce un altro anziano, un ex chirurgo, Sverrir. I due si innamorano. Un sentimento profondo e quieto, che dona a entrambi una nuova voglia di vivere.

L’atmosfera del romanzo, nonostante ciò, a mio parere è triste e non solo perché parla di persone anziane e di persone legate alla protagonista che muoiono o perdono la propria autonomia. Forse perché in fondo parla di sconfitta, almeno questo è quello che ho percepito io.

È comunque delicato, anche quando tratta argomenti che delicati non sono.

Riporto un paio di citazioni.

Quando la protagonista ricordo le storie che raccontava ai nipoti:

I bambini si avventurano dentro le fiabe senza paura della fantasia.

Quando la protagonista si trova con il fratello:

Insieme parlano di un passato che non appartiene più a nessuno se non a loro due. Conoscono persone che ormai si perpetuano soltanto nella loro memoria.

Trovo quest’ultima riflessione molto vera.

cover DOPPIO VETRO THORODDSEN

 

 

Pubblicato in: Recensioni ai miei ebook

#recensione Un grande fuoco: Racconti brevi di Antonella Sacco

Grazie a Sara di Iris e Periplo per la recensione ai mei racconti

Iris e Periplo Blog

Trama

Raccolta di 10 racconti brevi e brevissimi sull’amore e i ricordi.
Avvenimenti apparentemente di poca importanza e piccole cose quotidiane costituiscono l’accordo iniziale da cui si dipanano storie intense ed emozionanti, talvolta con risvolti surreali, sulla memoria e il tempo che passa, sulla scrittura e sull’amore.
Fantasia e riflessione: due facce della stessa medaglia.

Recensione

Un grande fuoco è una raccolta di racconti brevi dell’autrice Antonella Sacco.
Adoro leggere i libri di questa scrittrice, ha sempre una bella scrittura e riesce ogni volta a incuriosire ed emozionare.
Ottimi racconti, di varie lunghezze ma mai troppo lunghe e ch etrattano diversi argomenti.
Un grande fuoco è ispirato alla opera lirica di Giuseppe Verdi La Traviata, che l’autrice adora da sempre.
Mi sono piaciuti praticamente tutti i racconti e si leggono in maniera scorrevole e per niente noiosa.
Antonella Sacco è una signora della narrativa, ho letto alcuni dei suoi romanzi…

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Libri sotto l’albero, colloqui con l’autore * Concetta D’Orazio

Nell’ambito dell’iniziativa “Libri sotto l’albero” abbiamo incontrato alcuni autori indipendenti e posto loro alcune domande.

L’intervista che segue è a Concetta D’Orazio, autrice fra l’altro di “La fragranza dell’assenza”, di cui potete leggere per prima cosa la sinossi. Il romanzo è disponibile sia in formato ebook che cartaceo sullo store di amazon.

Cosa contengono quei biglietti che Maria Celeste riceve da insoliti personaggi? Sono lettere, come quelle di una volta, all’interno di buste color panna.
Perché la giovane farmacista ubbidisce in maniera incondizionata a misteriosi comandi, recandosi di volta in volta in posti diversi, facendo incontri così singolari?
Vissuto e presente, in una giostra di attese e di rievocazioni, lungo un sentiero che è di tenerezza ma pure di sofferenza. Su tutto, l’ombra di un amore, di una felicità che ha lasciato il posto all’angoscia dell’abbandono.
Un ricordo che si fa affanno e che sfoga il suo dolore sul fisico della protagonista, impegnata a mantenere un’eccessiva linea esile.
Maria Celeste si aggira intorno alla sua solitudine, con l’unica compagnia di una fragranza: un’emozione che non coinvolge il solo senso olfattivo ma si espande a toccare quelli più nascosti nel suo essere.

cover FragranzaRoberto Bonfanti Ciao Concetta, questo romanzo mi è piaciuto molto, poi posterò la recensione fatta al momento della lettura. In questo estratto introduci uno dei (tanti) temi del libro: il disturbo alimentare della protagonista, legato al suo particolare stato d’animo. È un argomento che ti coinvolge in qualche modo?

Concetta D’Orazio Ciao, Roberto, i disturbi alimentari appartengono soprattutto ai nostri tempi. Personalmente non ho mai avuto coinvolgimenti, in questo senso. Spesso, però, ci troviamo ad ascoltare storie di persone che ne soffrono.

Antonella Sacco Ciao, Concetta. Nel romanzo usi spesso frasi brevi, anche molto brevi: è una scelta stilistica per questa storia, per rappresentare meglio la psicologia della protagonista, che è anche la narratrice?

Concetta D’Orazio Sì, è proprio così. Attraverso questa scelta stilistica mi sembra di trasmettere l’animo inquieto della protagonista.

Antonella Sacco In effetti è vero. E anche le sue incertezze. C’è qualcosa di autobiografico nel personaggio di Maria Celeste? Intendo qualche dettaglio.

Concetta D’Orazio Maria Celeste è una donna che spende molto del suo tempo a riflettere, a pensare: in questo siamo molto simili. Posso dire che ho passato a Maria Celeste questo mio vizio. E mi dispiace per lei, perché la vita sarebbe senza dubbio più piacevole senza perdersi in un continuo rimuginare, spesso fine a se stesso.

Roberto Bonfanti Concetta, come organizzi la stesura dei tuoi libri? Fai scalette, schemi a cui ti attieni in maniera rigorosa o precedi in base alle sensazioni del momento, ti fai guidare dalle tue storie e dai tuoi personaggi senza prevedere dove ti porterà la narrazione? Lo so che è una domanda “difficile” ��, ma è sempre interessante capire la genesi dei romanzi e dei racconti.

Concetta D’Orazio Roberto, non ho un metodo valido per tutto. Per storie come quella di “Nero di memoria” preferisco avere davanti agli occhi la cosiddetta scaletta, accuratamente preparata prima di iniziare a scrivere. “Nero di memoria“, però, parte da una rivisitazione di un momento storico: in questo caso, i dati devono essere precisi. Il racconto inventato per “La fragranza dell’assenza” aveva bisogno di svilupparsi a suo piacimento, verso l’evoluzione e la conclusione della narrazione. Ho lasciato che fosse la storia a trascinarmi e non viceversa.

Antonella Sacco Più in generale, quanto le tue esperienze personali, anche di piccole cose quotidiane, influenzano e ispirano le cose che scrivi?

Concetta D’Orazio Credo che il mio vissuto, in un modo o nell’altro, si proietti inevitabilmente dentro le mie storie. Il più delle volte si tratta di rapidi e fugaci accenni a qualche convinzione, a qualche preferenza, a qualche paura, a qualche passione. Queste “intromissioni” di me stessa nel racconto spesso sono minime, talmente impercettibili che nemmeno me ne accorgo. Solo dopo attenta rilettura riuscirei forse ad individuarle, ma non ho mai avuto tempo ed interesse a cercarle.

Sergio Bertoni Concetta, come avviene alla maggior parte di noi, prima di dedicarci alla scrittura ci piace leggere e anche molto: qual è il tuo libro preferito o i tuoi preferiti? e qual è il tuo genere preferito?
C’è un romanzo che hai trovato talmente noioso o disgustoso da non riuscire neanche a terminarlo?
C’è un libro che non leggeresti assolutamente mai, neanche se ti pagassero?

Concetta D’Orazio Sergio, come si potrebbe scrivere senza leggere? Sebbene per ogni lettura si attivi un indice di gradimento, tuttavia non ho IL libro preferito: tutti i libri, anche quelli brutti, lasciano dentro di noi la scia del loro passaggio. Ti dico che la mia casa è piena di libri e non riuscirei a lasciarne andare nemmeno mezzo, compresi quelli che non mi hanno trasmesso niente. Per quanto riguarda il genere, preferisco la letteratura introspettiva, quella di riflessione ma, a prescindere da ciò, mi piace tutto quello che è scritto bene. Ho trovato sì libri che non sopportavo: mi è accaduto spesso negli ultimi anni e mi sono anche concessa il diritto di chiuderli senza terminarli. Ovviamente non ti dico il titolo, anche perché non lo ricordo: si vede che ho rimosso dalla memoria. Non leggerei saggi di tipo tecnico e matematico, per una mia personale difficoltà a rimanere concentrata su questi argomenti.

Antonella Sacco Concetta, qualche autore prediletto lo avrai… o no?

Concetta D’Orazio Antonella, no, nel senso che, nel corso della vita ho amato leggere questo o quello ma non uno in maniera strettamente preferenziale.

Antonella Sacco Quanto conta e quanto influenza la tua scrittura l’avere una cultura classica? Se ha un’influenza, naturalmente, oltre a quella di averti provvista di una scrittura ineccepibile e non banale.

Concetta D’Orazio Che domanda. Se ti dicessi che non conta, mentirei. Premetto che ti parlo solo ed esclusivamente della mia esperienza personale. Il fatto di avere una cultura classica, in primo luogo, mi rende più sicura nell’utilizzo della lingua italiana, mi proietta inoltre verso una scrittura orientata verso l’introspezione e la riflessione. Le influenze che provengono dagli studi classici sono inevitabili, soprattutto in merito alla scelta degli argomenti, credo. Come potrei non risentire di tutto ciò che fa parte della mia vita?

Antonella Sacco Che cosa fa scoccare la scintilla per una nuova storia? O che cosa lo ha fatto per i libri che hai scritto finora.

Concetta D’Orazio Una storia arriva quando riesci ad ascoltarla. E allora la devi mettere giù. È accaduto così per “La fragranza dell’assenza” e per “Setti giri di donna”. Solo “Nero di memoria” è un libro che è nato da un ragionamento: avevo finalmente preso la decisione di “romanzare” una storia d’amore nata ai tempi della seconda guerra mondiale. Il ragionamento ha segnato solo l’inizio del lavoro, che comunque è stato poi alimentato dall’ispirazione.

Antonella Sacco Stai lavorando a qualcosa di nuovo? E, se sì, a cosa?

Concetta D’Orazio Sì e no. Sì perché ho scritto una buona parte di un racconto nuovo, no perché non riesco ad andare avanti. Sto cercando in tutti modi di sbloccarmi, ho persino stampato su carta quanto ho già messo giù, ma non ho ottenuto alcun risultato. Forse la storia non è ancora pronta.

Antonella Sacco Speriamo che queste chiacchierate ti aiutino a ripartire, allora. A volte succede che parlando di scrittura ci vengano in mente nuove possibilità. In mente in senso lato, penso che sia soprattutto il nostro subconscio a fornirci gli spunti per scrivere.

Concetta D’Orazio Lo credo anch’io, d’altronde “l’appetito vien mangiando”!

Camillo Carrea Preferisci curare la trama dei tuoi racconti, oppure preferisci approfondire l’aspetto psicologico dei tuoi personaggi?

Concetta D’Orazio Di solito seguo i personaggi ed essi si avventurano per strani sentieri, fanno di testa loro. E così mi ritrovo che, a furia di osservarli, ho già pronta la trama o buona parte di essa. Il guaio è che a volte i personaggi si fermano e non vogliono proprio ripartire. Così si blocca tutto. E mi blocco anch’io.

Nel seguito potete leggere le recensioni fatte al romanzoLa fragranza dell’assenza

Antonella Sacco * Un racconto in prima persona per una lettura che scivola via leggera. Ma è una leggerezza apparente, dovuta alla cura con cui l’autrice scrive e fa parlare la protagonista di sé e delle sue incertezze e paure.
Seguiamo con interesse e partecipazione Maria Celeste – il nome richiama la leggerezza a cui la donna aspira – nel suo vivere quotidiano in cui la solitudine la fa da padrona e la induce a sacrificare il suo corpo. Poi, dal momento in cui inattesi messaggi, che le propongono strani appuntamenti in luoghi sempre diversi, irrompono nel suo tran-tran, diventiamo anche curiosi, come lei, di sapere chi e perché li sta inviando, e, anche se forse potremmo sospettarlo, non ne abbiamo certezza fino alle ultime pagine.
Un romanzo davvero ben scritto, con uno stile personale e grande proprietà di linguaggio.

Roberto Bonfanti * Maria Celeste lavora in una farmacia ed ha un rapporto conflittuale con colleghi e titolare, vive con una coinquilina pasticciona e si trova impelagata in una relazione in cui non crede molto, con un uomo che le dà poco ma che vorrebbe troppo. Una donna come tante, tormentata dalla sgradita immagine mentale che ha di se stessa e consumata dal ricordo e dall’assenza di qualcuno che, solo lui, la rendeva completa. Un’assenza talmente forte da assumere anche un odore, una fragranza, appunto.
La sua singolare ancora di salvezza, mentre il suo mondo cambia e si disgrega a poco a poco, è una specie di “caccia al tesoro” che le fornisce indizi, sotto forma di lettere consegnate a mano da sconosciuti, alla quale si aggrappa per ritrovare se stessa e la felicità di un tempo.
Un romanzo ben lontano dagli stereotipi e dai cliché del romance contemporaneo, fatto di riflessioni profonde sulla solitudine, sulla vita e sull’amore, di gustosi siparietti di quotidianità e di relazioni con gli altri. La scrittura leggera e intensa allo stesso tempo di un’autrice che non vi deluderà.

Sergio Bertoni * Un romanzo molto complesso. Protagonista è Maria Celeste che dietro l’apparenza semplice di una giovane donna scontenta della propria vita, perennemente in contrasto con se stessa, e afflitta da una sindrome anoressica della quale non si rende conto, nasconde il mistero della causa primaria del suo conflitto interiore.
Insoddisfacente e solo epidermico è il suo rapporto con un uomo superficiale ed egocentrico, verso il quale tra l’altro non riesce a nutrire alcun sentimento particolarmente intenso.
Problematico anche il suo rapporto sia con la farmacista presso cui lavora sia con i colleghi e i parenti. Un’esistenza sospesa in un limbo che il lettore non riesce a penetrare. Un limbo dominato dalla misteriosa sparizione di un qualcuno del quale è rimasto solo un vago ricordo quasi solo olfattivo e che, tuttavia, sembra essere la reale causa di tutto. Il senso di straniamento, che pervade il lettore, si accresce con la comparsa di misteriosi messaggi consegnati da enigmatici personaggi. Da qui ha origine una specie di “caccia al tesoro” della quale non si comprende il significato e che incuriosisce e avvince chi legge.
In definitiva, un eccellente romanzo dallo stile personalissimo, molto articolato e affascinante, assai diverso nella trama e nel tessuto semantico dalla gran parte delle letture cui siamo abituati. Un’aura di mistero sovrasta l’intera vicenda che assume quasi le caratteristiche di un “giallo” e che infatti solo alla fine rivela il suo segreto.

Consideriamo queste chiacchierate non concluse, chiunque voglia commentare, fare una domanda, intervenire in qualche modo, è benvenuto.

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Le signore in nero – Madeleine St John * impressioni di lettura

(Titolo originale “The Women in Black”, Traduzione di Mariagiulia Castagnone; originale pubblicato nel 2009; edizione italiana del 2019)

La storia o, meglio, le storie si svolgono a Sidney, nel 1950. Le signore in nero sono le commesse di un grande magazzino, Goode’s: nera è infatti la divisa che indossano al lavoro.

Le donne di cui ci racconta Madeleine St John sono principalmente quattro: Miss Fay Baines, single perché nessuno degli uomini che ha incontrato l’ha sposata; Mrs Patty Williams, sposata ma senza figli; Lesley-Lisa Miles, una ragazza molto intelligenze e amante dello studio e della lettura appena diplomata; Magda, emigrata europea, sposata con un ungherese, “assolutamente strepitosa”.

Conosciamo pregi, difetti, problemi e aspirazioni delle quattro protagoniste, assistiamo al modificarsi dei loro rapporti e all’evolversi delle varie situazioni e si può dire che ciascuna delle vicende trova il suo lieto fine.

cover signore in nero St John

Mi piace il modo in cui l’autrice racconta e descrive i personaggi. Ecco ad esempio qualcosa su Lisa: ha un “ritornello” a cui ricorre nei “momenti bui”, una poesia di Willam Blake:

Tigre,Tigre, che bruci luminosa nelle finestre della notte…”

ed ecco come l’ha incontrato:

La Tigre era entrata nelle vita di Lisa tre anni prima, al tempo in cui era ancora Lesley e doveva iniziare le superiori.

Stava cercando un libro, quando un altro piombò dallo scaffale; nella caduta si aprì e lo sguardo di Lisa si posò sulla pagina di destra, dove lesse la parola «tigre». Ciò che accadde in seguito fu una conseguenza inevitabile, perché nessuna quattordicenne mediamente sveglia, di fronte alla parola «tigre», dal suono così misterioso, così invitante, può resistere all’idea di indagare oltre; ed è quello che fece Lisa, con il risultato che davanti a lei si spalancò l’abisso della poesia.

Per i primi tempi del suo lavoro da Goode’s, Lisa si occupa con Patty e Fay del reparto Abiti da cocktail, poi va anche ad aiutare Magda ai Modelli esclusivi. E qui scopre i capi dell’alta moda internazionale:

Negli ultimi tempi aveva capito che un abito poteva essere qualcosa di più di un rivestimento più o meno alla moda. Ciò che adesso coglieva, in modo ancora vago, bizzarro ed del tutto improvviso, era che la moda poteva essere.. sì, insomma… poteva essere arte.

Verso la fine Patty attraversa un brutto momento e la madre le propone di andare a stare da lei per un po’; Patty rifiuta; questo è il suo stato d’animo:

Ma lei desiderava soltanto stare da sola. Non se la sentiva di fingere e quando si è soli non c’è bisogno di fingere. Be’, qualche volta succede; qualche volta le bugie che uno si racconta sono persino peggio di quelle che si dicono agli altri. Sembra impossibile, ma è così.

Le signore in nero” è un romanzo che racconta di persone comuni a cui non succede niente di particolare se non quello che succede nella vita, ma le loro storie sono narrate in modo molto piacevole e con una vena di ironia che io apprezzo sempre molto. I personaggi sono tutti molto vivi e dalle varie sfaccettature, come lo sono le persone vere.