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Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Céline * citazioni #2

(titolo originale “Voyage au bout de la nuit”; pubblicato nel 1952, edizione che sto leggendo del 2011; traduzione di Ernesto Ferrero)

Il romanzo, almeno per le prime quaranta pagine, racconta della guerra, la prima mondiale, com’è vissuta (o forse subita?) dal protagonista, un soldato dell’esercito francese. Con un linguaggio che ricalca il parlato, in modo spietatamente crudo, l’autore mostra l’insensatezza e la bruttezza (proprio in senso estetico oltre che morale) delle giornate trascorse marciando e combattendo.

Ecco alcuni brani sulla precarietà della vita di chi si trovava (si trova) in guerra.

In ’sto mestiere d’essere ammazzati, bisogna mica fare i difficili, bisogna fare finta che la vita continua, questa è la cosa dura, ’sta menzogna.

 

Ci restava niente nel villaggio, di vivo, tranne gatti spaventati. Il mobilio fracassato anzitutto, andava a far fuoco per le cucine, seggiole, poltrone, buffet, dai più leggeri ai più pesanti. E tutto quello che si poteva caricare in spalla, se lo portavano con loro, i miei camerati. Pettini, piccole lampade, tazze, piccole cose futili, e perfino corone da sposa, ci passava di tutto. Come ci fosse stato ancora da vivere per degli anni. Rubavano per distrarsi, per darsi l’aria di averne ancora per molto. Le voglie di sempre. Il cannone per loro era solo un rumore. È per questo che le guerre possono durare. Anche quelli che la fanno, che ci sono dentro, non se la immaginano mica. Una pallottola in pancia, avrebbero continuato a tirar su vecchie scarpe per via, perché potevano «ancora servire». Come il montone che, sul fianco, in un prato, agonizza e bruca ancora. La maggior parte della gente non muore che all’ultimo momento; altri cominciano e si prendono vent’anni d’anticipo e qualche volta anche di più. Sono gli infelici della terra.

 

Domani, anche per loro, era lontano, non aveva molto senso un domani così. In fondo si trattava di vivere un’ora di più per tutti noi, e una sola ora in un mondo in cui tutto s’è ridotto ad assassinio è già un fenomeno.

(“loro” sono dei civili da cui il protagonista acquista una bottiglia di vino)

Da questi brevi estratti si può anche avere un’idea del linguaggio e del modo di raccontare che lo scrittore adotta nel romanzo.

cover viaggio termine notte Celine

 

2 pensieri riguardo “Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Céline * citazioni #2

    1. Sì, è davvero particolare. Per ora sto andando avanti senza nemmeno troppa fatica. Certo è un libro duro, ma del resto la guerra lo è altrettanto, anzi è di certo peggio del più crudo racconto… Immagino che per apprezzare il linguaggio bisognerebbe leggere l’originale, se uno conoscesse bene il francese… ma non è il mio caso.

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