Pubblicato in: Racconti

La zia * racconto

Da quando era rimasta vedova, forse anche perché era senza figli, la zia aveva sviluppato una piccola e contenuta mania per la lettura dei tarocchi. I tre nipoti inizialmente avevano tentato di dissuaderla, ma lei li aveva tranquillizzati: «Non attribuisco loro molta importanza, per me sono solo una compagnia, mi aiutano a riflettere.»

Verificato che non aveva perso la testa per questa abitudine, nessuno ebbe più niente da obiettare. Anzi, ogni tanto per Natale qualcuno le regalava perfino un nuovo mazzo di carte e poi magari si divertiva a farsele leggere, e veniva regolarmente sorpreso da quanto la zia diceva: non interpretava i simboli per indovinare quel che era accaduto o sarebbe avvenuto, bensì per scavare nelle sensazioni e negli stati d’animo, talvolta contribuendo a fare un po’ di chiarezza nell’intimo ingarbugliato di chi l’ascoltava.

Una sera d’autunno la zia, parlando per telefono con il maggiore dei suoi nipoti gli disse: «Se dovesse succedermi qualcosa non voglio che tu e i tuoi cugini possiate litigare a causa del poco che possiedo e che vi lascerò, perciò ho scritto io tutto quello che serve e ho messo la busta indirizzata a voi tre nel primo cassetto del comò, sotto i fazzoletti.»

«Ma che dici, zia? Ti senti male? Vuoi che ti accompagni da un medico?» si allarmò lui.

«No, no. Sto bene; però ho come una sensazione strana… e allora, siccome non si sa mai, ho cercato di essere previdente. Ma non preoccuparti, è solo una sciocchezza da vecchia.»

Gli parve di sentire che sorrideva e, nonostante la sorpresa, si tranquillizzò; inoltre, in quel periodo, era molto impegnato con il lavoro e le parole della zia furono presto sommerse da molte altre,

Dopo una decina di giorni incontrò uno dei cugini che, fra una chiacchierata e l’altra, osservò: «È più di una settimana che non sento la zia, questo sabato non mi ha chiamato, come suo solito. Tu l’hai sentita?»

«No… nemmeno io» gli rispose, sentendosi pervadere da una sottile inquietudine. «Telefoniamole subito.»

«Pensi che stia poco bene?»

«Non so, l’ultima volta che le ho parlato era un po’ strana, è meglio che non aspettiamo. Non mi ero reso conto di quanto tempo è già passato da allora.»

Dall’altro capo del filo non rispose nessuno.

La trovarono seduta in poltrona, con il capo reclinato su una spalla e il suo primo mazzo di tarocchi fra le mani. La casa era tutta in ordine, pareva addormentata. Sotto i fazzoletti, nel cassettone, c’era la busta affettuosamente preparata per i nipoti.

(Maggio 1993, Gennaio 2021)

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