Pubblicato in: Libri

Cambiare l’acqua ai fiori – Valérie Perrin * impressioni di lettura

(titolo originale Changer l’eau des fleurs, 2018; trad. Alberto Bracci Testasecca (2019))

Ho preso questo romanzo in prestito dalla libreria degli ebook (MLOL), incuriosita, appena un poco, anche dal suo successo. Ovviamente, mi capita di leggere libri che hanno avuto analogo successo o anche maggiore, per quanto di solito non mi senta attratta da un libro perché ha avuto successo: in alcuni casi mi sono piaciuti, in altri meno, in alcuni casi per niente.

E in questo caso? Di sicuro Cambiare l’acqua ai fiori non mi ha appassionata, a tratti forse mi è parso quasi un po’ noioso, forse ridondante. L’impostazione è particolare e questo potrebbe essere un pregio come un difetto o forse nessuno dei due. La storia è narrata in 94 capitoli, alcuni molto brevi e altri (pochi) più lunghi, e il racconto procede con un alternarsi di presente (dal 2016 al settembre 2017) e passato, o meglio vari momenti del passato che a loro volta si alternano per ricostruire alla fine la storia (passata e presente) della vita di Violette e in parte anche quella di Philippe, suo marito; a questa si aggiungono brani del diario di un’altra donna, che Violette conosce superficialmente nella sua veste di guardiana di cimitero diventando poi, dopo la sua morte, amica del figlio. Non voglio dire che sia difficile seguire il filo della narrazione, però questa risulta talvolta risulta – a mio parere – un po’ troppo frammentata.

L’altra cosa che mi aveva incuriosito di questo romanzo – se non fosse stato per questo probabilmente non lo avrei letto – era la professione della protagonista: guardiana di cimitero. Forse ho pensato a una sorta di Antologia di Spoon River o forse solo al fatto che un’ambientazione del genere mi sembrava originale e quindi volevo vedere che ruolo giocasse. Naturalmente il romanzo non somiglia all’opera di Edgar Lee Master, anche se in qualche caso parla delle persone sepolte nel cimitero (di Brancion-en-Chalon). La “storia al presente” di Violette inizia proprio perché lei è una guardiana di cimitero (ammesso e non concesso che ve ne siano, in Francia, qui da noi – almeno in quelli che conosco io – non ce ne sono), una guardiana piuttosto particolare, con cui le persone che vanno a trovare i loro cari defunti spesso si fermano a parlare, ospitati nella sua casa a bere qualcosa.

Commentare il libro senza rivelare troppo della storia non è facile e io non ci provo nemmeno, quindi sulla trama non aggiungo altro. Posso però dire qualcosa della protagonista, Violette. Diventa guardiana del cimitero nel 1997, sostituendo il precedente, Sasha, che va in pensione. Prende l’abitudine di annotare come si è svolta ogni sepoltura: il tempo che faceva, le persone che erano presenti, i fiori, le eventuali canzoni di addio, i discorsi tenuti; così, dice lei stessa, se qualcuno che non è venuto al funerale vuole sapere come si è svolto lei può raccontarlo, aiutandosi con gli appunti. Coltiva l’orto come le ha insegnato Sasha, conosce a memoria la collocazione di quasi tutte le tombe, ha una cagnetta. Éliane; nutre i gatti che vivono nel cimitero; ha sempre avuto come “libro della vita” Le regole della casa del sidro.

La narrazione è in prima persona, il punto di vista è quello di Violette; diventa in terza quando lei racconta di altri personaggi (soprattutto del marito Philippe) avvenimenti di cui è venuta a conoscenza. Ci sono inoltre, come ho accennato, brani del diario di Irene, una donna che vuole essere sepolta in quel cimitero insieme a un certo uomo, brani che ovviamente sono in prima persona, dal punto di vista di lei.

Complessivamente il romanzo non mi ha coinvolta molto, forse perché la vicenda principale, che ruota intorno a un evento tragico, è un po’ troppo “diluita” fra altre vicende e non solo quelle della protagonista o del marito, ma anche di alcuni “ospiti” del cimitero che non hanno altro ruolo nella storia se non quello di essere stati accompagnati all’ultima dimora anche da Violette. O forse perché, semplicemente, non ho provato empatia per la protagonista.

Anni fa ho letto e apprezzato L’eleganza del riccio, romanzo la cui protagonista nella sinossi di Cambiare l’acqua ai fiori viene avvicinata a Violette: per quello che ricordo io non trovo alcuna affinità fra i due personaggi.

Sinossi

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose.

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