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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #2

Frase da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, che riguarda la scrittura.

1938

24 ottobre

Bisogna raccontare sapendo che i personaggi hanno un dato carattere, sapendo che le cose avvengono secondo determinate leggi; ma il point del nostro racconto non devono essere né quei caratteri né quelle leggi.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #1

Frasi da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, che trovo significative (relativamente alla storia dello scrittore o perché condivido il concetto espresso o che mi hanno colpita in qualche senso). Edizione del 1968. Questo scrittore è stato uno dei miei preferiti durante l’adolescenza e gli anni successivi. Uso il passato perché è trascorso molto tempo da quando ho letto i suoi libri.

1938

29 settembre

Soffrire è sempre colpa nostra.

5 ottobre

L’offesa più atroce che si può fare a un uomo è negargli che soffra.

Come non si pensa al dolore degli altri, si può non pensare al proprio.

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2666 – Roberto Bolaño * Impressioni di lettura #1

(titolo originale “2666”, 2004; traduzione di Ilide Carmignani, edizione italiana digitale del 2012)

Questo romanzo è composto da 5 parti, che si intitolano rispettivamente: La parte dei critici, La parte di Amalfitano, La parte di Fate, La parte dei delitti, La parte di Arcimboldi.

Al momento ho finito “La parte dei critici” e, in effetti, i protagonisti sono quattro critici letterari: Pelletier, Espinoza, Liz Norton e Morini, rispettivamente un francese, uno spagnolo, un’inglese e un italiano. I quattro sono accomunati dalla passione e l’interesse per uno scrittore tedesco, Benno von Arcimboldi di cui diventano i principali conoscitori. Si tratta di un interesse profondo, quasi maniacale, forse dovuto anche al fatto che lo scrittore pare scomparso, da anni nessuno lo ha più visto e le tracce di lui sono pochissime, confuse e probabilmente illusoria.

La vicenda narrata ruota intorno a questa passione e alla ricerca dello scrittore ma anche ai rapporti fra i quattro, che sono molto profondi nonostante vivano in nazioni diverse; l’unica donna, Liz Norton, ha – forse – anche il ruolo di collante del gruppo, non per nulla diviene l’amante di tutti e tre gli amici.

2666 – le parti che ho letto, ovviamente – mi è piaciuto moltissimo, la scrittura è ironica, vi traspare cultura ma non è pedante; l’autore riesce a rendere credibile, ovvio e naturale qualunque evento, dettaglio o altro di cui scrive; ogni azione compiuta o parola detta dai protagonisti o dagli altri personaggi suona naturale, anche quando potrebbe apparire insolita.

Conoscevo di nome questo scrittore ma non avevo mai letto niente di suo; qualche giorno fa un post su Facebook mi ha incuriosita: come in altri casi di scrittori considerati grandi (ad esempio Saramago) qualcuno decantava la genialità e qualcun altro l’illeggibilità, la noia. Ho pertanto deciso di farmi una mia opinione e sono contenta di aver intrapreso questa lettura. Sono abbastanza sicura che anche le quattro parti che mi mancano non mi deluderanno.

Non ho ancora scoperto il perché del titolo, non ho cercato commenti in rete perché non voglio essere influenzata, ho solo scorso la biografia di Bolaño tanto per avere un’idea.

Al momento sto leggendo “La parte dei delitti” e, in effetti, un lungo elenco di omicidi, commessi in Messico, a Santa Teresa, di donne e bambine (la maggior parte anche stuprate e picchiate) sembra essere l’elemento che accomuna la quattro parte.