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Irena Sendler – La vita dentro un barattolo – Sara Cerri * Impressioni di lettura

Ci sono storie che devono essere raccontate, magari tramandate, e quella di Irena Sendler è una di queste. E Sara Cerri lo fa rivolgendosi ai lettori più giovani, costruendo per loro una delicata quasi-fiaba, in cui un nonno narra al nipote l’eroica impresa compiuta da Irena, infermiera polacca che salvò oltre duemila bambini ebrei del ghetto di Varsavia.

Il linguaggio è leggero e poetico, pensato soprattutto per un pubblico giovane, ma la lettura di questo racconto è piacevole a qualunque età.

Copertina Irena Sendler, la vita dentro un barattolo_Cerri Sara (2)

Questa la sinossi

Irena Sendler era un’infermiera e un’assistente sociale polacca che collaborò con la Resistenza nella Polonia occupata da Hitler durante la Seconda guerra mondiale. Irena divenne famosa per aver salvato circa 2.500 bambini ebrei, facendoli uscire di nascosto dal ghetto di Varsavia nel quale vivevano come prigionieri, fornendo loro falsi documenti e trovando rifugio per loro in famiglie al di fuori del ghetto. La sua impresa coraggiosa è raccontata nelle pagine di questo libro da nonno Carlo al suo amato nipote Leonardo. Nella storia di Irena si nasconde un segreto commovente che riguarda il nonno e il piccolo ed è il momento giusto per svelarlo. Età di lettura: da 7 anni.

A questo link è possibile leggere un’interessante intervista alla scrittrice Sara Cerri.

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Rinaldo – Georg Friedrich Händel

Sono stata a vedere, al Teatro del Maggio di Firenze, l’opera Rinaldo”, di Georg Friedrich Händel (1685 – 1759).

L’opera fu composta a Londra, voluta da Aaron Hill, l’impresario del Queen’s Theatre, che ne definì anche il soggetto; Händel dovette scriverla in tempi molto brevi, pertanto utilizzò vari suoi altri pezzi musicali. Il libretto, in italiano, fu scritto da Giacomo Rossi, un insegnante di italiano che viveva a Londra. La storia è tratta dalla “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso; i personaggi coinvolti sono pochi anche se è presente una figura che nel poema non c’è: Almirena, figlia di Goffredo e promessa sposa di Rinaldo.

Nella prima (al Queen’s Theatre di Londra il 14 febbraio del 1711) Rinaldo – il protagonista – fu interpretato da Nicolò Grimaldi, un castrato molto famoso che nel 1718 si adoperò per far rappresentare l’opera a Napoli (in una versione modificata da Leonardo Leo).

La trama è piuttosto semplice: durante la prima crociata Goffredo di Buglione promette in sposa a Rinaldo, valoroso cavaliere, la figlia Almirena. I cristiani combattono contro i mori comandati da Argante che ha come amante la maga Armida; questa con i suoi incantesimi imprigiona Almirena nel suo castello e poi anche Rinaldo; Goffredo riesce a liberare entrambi grazie a un bastone magico datogli da un mago. Si svolge la battaglia finale e i cristiani fanno prigionieri Argante e Armida che si convertono al cristianesimo; Rinaldo e Almirena si sposano.

L’edizione a cui ho assistito mi è sembrata molto bella, con aspetti scenografici davvero notevoli (si tratta di un allestimento che è stato proposto per la prima volta nel 1985 ed è assolutamente fantastico). I personaggi si muovono su piedistalli dotati di ruote, alti più di un metro e spostate da figure in nero dal viso coperto; spesso sulle piattaforme ci sono cavalli (bellissimi destrieri) montati dai vari personaggi oppure navi. Il movimento che viene creato spostando questi piedistalli origina effetti scenici davvero superbi e rende in modo incredibile il senso delle varie scene, ad esempio quella della battaglia. Con il semplice movimento di un drappo vengono evocate le onde del mare e agitando i mantelli viene suggerito il vento. Sono consapevole che le mie parole sono decisamente insufficienti per descrivere le impressioni suscitate dalla regia e scenografia ma si capisce che sono rimasta affascinata, no? Purtroppo non ho foto perché in teatro non si possono scattare.

Gli interpreti mi sono sembrati tutti bravi (non che io sia un’intenditrice di voci) in particolare il controtenore che ha interpretato il ruolo di Rinaldo.

Artisti

Direttore – Federico Maria Sardelli
Regia, scene e costumi – Pier Luigi Pizzi
Assistente regista e Lighting designer – Massimo Gasparon
Rinaldo – Raffaele Pe
Goffredo – Leonardo Cortellazzi
Armida – Carmela Remigio
Almirena – Francesca Aspromonte
Argante – Adrea Patucelli –
Mago Cristiano – William Corrò
Donna/Due Sirene – Marilena Ruta e Valentina Corò
Araldo – Shuxin Li
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Qualche ulteriore informazione (al momento) potete trovarla a questo link: https://www.maggiofiorentino.com/events/rinaldo-3/

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“Una sola luce blu” – Sara Cerri * Segnalazione

Segnalo l’uscita di questo romanzo di Sara Cerri, edito da David and Matthaus. Nel blog potete trovare anche le mie interviste a Sara Cerri: su Danza Isadora Duncan, su I Gufi e su Isadora Duncan.

Ho chiesto all’autrice di descrivere con una frase il romanzo. Ecco la risposta: Mi piace pensare che Gloria si sia aperta a me come un piccolo forziere pieno di note magiche da lasciar vibrare nell’aria.

Questa la sinossicover Luce blu

Gloria, cinquantotto anni, scrittrice di romanzi per ragazzi, ha perduto il marito, Sergio, a causa di un incidente d’auto. Si ritrova, sola, a distruggere le fotografie di lui sentendo dentro di sé un muro che le impedisce di leggere con chiarezza i lunghi anni vissuti insieme. In occasione di un viaggio, la donna incontra Mattia, uomo avvenente e maturo; tra i due nasce un’attrazione immediata e si ritrovano a trascorrere un’intensa notte insieme. Maria, la madre di Gloria, è affetta da Alzheimer; la figlia si sente oppressa dal peso di quella malattia che spazza via un pezzetto di memoria giorno dopo giorno e tenta di mantenere con la mamma un rapporto d’affetto, ma spesso è più forte in lei il senso di impotenza, la consapevolezza dell’inesorabile peggiorare della situazione. In un giorno in apparenza come gli altri, Gloria riceverà da sua figlia Eva una notizia che le cambierà la vita e che la convincerà a dedicarle quel diario di memorie cominciato tempo prima, colmo di emozioni e di pensieri, perché la ragazza possa conoscerla e comprenderla a fondo. Gloria consegna alle parole tutta se stessa, sotto la lampada dalla rassicurante e piccola luce blu.

Era come se ci chiedessimo con insistenza se fossimo veri, se davvero fossimo noi, atterrati insieme dopo un lungo volo.

L’Autrice

Sara Cerri è nata a Viareggio e vive a Firenze, dove si è laureata in lettere e filosofia. Ha fondato la compagnia “Ombre Cinesi” e il suo spettacolo Frammenti di luna (1984) ha vinto il primo premio della Giuria Internazionale al VII Festival di Teatro di Figura di Cervia. Ha pubblicato numerose opere letterarie. Con Isadora Duncan, uscito in e-book nel 2011 e riproposto in nuove edizioni nel febbraio 2015 e nel novembre 2015, fa il suo ingresso ufficiale in David and Matthaus, con la quale successivamente pubblica il racconto Yeeeeeh, il romanzo Quello di spalle sono io e i libri per bambini Irena Sendler. La vita dentro un barattolo e Danza Isadora Duncan per la collana “I Gufi” di Edizioni Il Villaggio Ribelle. Nel 2016 escono, in nuova edizione, i due libri pubblicati con David and Matthaus, Isadora Duncan e Yeeeeeh, insieme a Quello di spalle sono io, riproposto con una copertina rinnovata.

Prezzo: € 15,90 Rilegatura: BROSSURA Pagine: 218 ISBN: 978-88-6984-159-0

Un appuntamento: il libro sarà presentato alla Feltrinelli di via de Cerretani, a Firenze, il 16 giugno prossimo alle ore 18,30.

 

 

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L’effetto Susan – Peter Høeg * citazione #4

(titolo originale Effekten af Susan– trad. Bruno Berni – pubblicato nel 2016)

So che estrapolare un brano da suo contesto può alterarne e perfino stravolgerne il significato. Ma corro lo stesso il rischio, perché quanto sto per riportare mi sembra che si adatti a qualunque paese.
È Susan, a parlare, rivolta al marito, Laban, un musicista.

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«Siamo immersi in una specie di musica d’ambiente, Laban. E non è solo qui, è ovunque in questo paese, l’ho sempre sentita. È una canzonetta che dice che tutto va bene, che possiamo prendercela con calma, che i nostri bisogni sono soddisfatti. Qualcuno si occupa del nostro benessere, le meraviglie non hanno fine, dobbiamo solo rilassarci e goderci la vita. È un canto di sirena. Deve farci dimenticare che viviamo in una finestra temporale molto breve. Deve farci dimenticare una fame più profonda. Ma con me non funziona, Laban. Io ho sempre fame.»


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Libri letti nel mese di Marzo 2015

Ecco l’elenco dei libri letti in Marzo.

fiori gialli

La sirena” di Camilla Läckberg

Un giallo ambientato a Fiällbacka, Svezia. Ben scritto e ben costruito, indubbiamente. Devo però dire che, per l’ambientazione, trovo inevitabile fare un confronto con i romanzi di Henning Mankell e questi risultano, secondo me, di gran lunga più complessi e profondi.

La storia narrata dalla Läckberg ha le sue radici nel passato, in un dramma quasi dimenticato che la pubblicazione del romanzo “La sirena”, scritto da un giovane e promettente autore, porta nuovamente alla luce e che coinvolge un gruppo di quattro amici, uno dei quali è lo scrittore stesso, ai quali vengono recapitate minacciose lettere anonime.

La narrazione delle vicende procede alternando brevi episodi del passato e gli avvenimenti delittuosi del presente, per svelare alla fine la soluzione del mistero.

Una questione privata” di Beppe Fenoglio

Una storia d’amore, o meglio l’amore di un partigiano, Milton, rivissuto e sofferto nel dubbio che l’amata invece amasse un amico. Un’odissea di quattro giorni alla ricerca dell’amico che, rispondendo a una domanda, potrebbe confermare o dissipare il dubbio. Una riflessione più approfondita sul romanzo, bello, a questo link.

Deathdoc” di Eugenia Guerrieri

Il romanzo è originale nell’argomento e nell’ambientazione, si svolge infatti per lo più in un cimitero, pur non avendo niente a che fare con il genere horror, e il protagonista è proprio il custode del cimitero.

Il canto delle forze ancestrali, Oltre i confini volume 3” di Noemi Gastaldi

Se i primi due episodi della saga fantasy erano intriganti questo conclusivo lo è ancora di più: la consapevolezza di essere all’atto finale e decisivo che pervade tutti i personaggi coinvolge fino da subito anche il lettore, inducendolo a procedere nella lettura per sapere cosa succederà pagina dopo pagina.

Il mondo oltre creato dall’autrice e le sue interazioni con il mondo quotidiano risultano credibili e coerenti, i personaggi, sia quelli già conosciuti che quelli nuovi, sono ben disegnati ed evolvono con il trascorrere del tempo e le vicende che vivono. In particolare la protagonista, Lucilla, di volume in volume, assume sempre più consapevolezza di sé e dei suoi poteri di Viator e di ciò che questo comporta.

Le illustrazioni raffinate di Nicolò Mulè, sulle copertine e anche all’interno dei romanzi, danno un’ulteriore nota di originalità.

Post concluso: Marzo è finito <–

 

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Intervista a Sara Cerri, curatrice della collana I Gufi

Questa intervista a Sara Cerri, scrittrice e curatrice della collana I Gufi per Il Villaggio Ribelle di David and Matthaus è la prima di una serie di articoli sui libri pubblicati nella collana I Gufi per Il Villaggio Ribelle di David and Matthaus.

Iniziamo con alcune domande sul primo libro uscito, che racconta la storia di Irena Sendler. scritto proprio da Sara Cerri, per poi passare a curiosità e approfondimenti sulla collana.

Ciao, Sara. Perché hai scelto proprio Irena Sendler?

Perché è una donna incredibile, con una storia da raccontare, una storia da far circolare assolutamente. Avevo trovato un libro – il solo stampato in Italia – che raccontava la sua vita. Lei ha fatto parte della Resistenza polacca durante la Seconda guerra mondiale, lei ha salvato moltissimi bambini dal ghetto di Varsavia.

Perché scrivere una storia per bambini?

Perché è importante incuriosire i bambini affinché conoscano la storia del nostro mondo. I bambini devono sapere, devono imparare il futuro rielaborando il passato. Questo poi è un passato recente, la memoria va senz’altro tenuta accesa. Viva.

Copertina Irena Sendler, la vita dentro un barattolo_Cerri Sara (2)

Hai altri progetti per bambini-ragazzi?

Vorrei raccontare Isadora Duncan per poterla pubblicare nella collana I Gufi. Anche se c’è un mio romanzo su questa donna dalla vita avventurosa, dalla danza a piedi nudi, vorrei che una storia breve arrivasse ai ragazzi, nelle scuole, le biblioteche. Ovunque.

Veniamo adesso a questa nuova collana di libri per ragazzi: I Gufi. Perché racconti-biografie su personaggi famosi e/o storici?

Ci sono molti personaggi del passato, donne e uomini importanti, che meritano di essere conosciuti e riportati nella mente dei lettori. I Gufi si propongono, attraverso una storia narrata che ha spesso per protagonisti bambini o bambine, di portarci nel mondo di personaggi conosciuti del nostro passato, per farci approfondire qualche aspetto, qualche momento delle loro vite illustri. Nella collana I Gufi gli scrittori si propongono di raccontare un episodio della vita dei personaggi scelti perché il lettore dica: “Ecco chi era quel personaggio!”… si propongono di farlo per un lettore giovanissimo, ma anche, perché no, per un grandicello, o un adulto, curioso di saperne un po’ di più su certi suoi beniamini del passato. I Gufi è una collana di piccoli libri entusiasmanti dedicati ai lettori dagli otto anni ai novantanove anni.

Quali sono i personaggi che ti piacerebbe di più ospitare nella tua collana (oltre a quelli che già ci sono, naturalmente)?

Penso per esempio a Pietro Mennea, il più grande atleta italiano di tutti i tempi. Gioacchino Rossini, goloso musicista talentuoso, ironico, arguto, elegante. Isadora Duncan, celebre danzatrice e madre della danza moderna. Questi sono alcuni dei personaggi che la casa editrice David and Matthaus stamperà prossimamente nella collana I Gufi. Ne aspetto molti altri. Ci sono molte storie di vite interessanti da narrare, vanno solo scoperte e portate in luce. Personalmente preferisco i personaggi più vicini a noi, al nostro modo di comunicare, di pensare, ma se arriveranno storie ben scritte di personaggi più lontani nel tempo sarò pronta ad accoglierle con entusiasmo.

Molte grazie, Sara. Un grosso in bocca al lupo per la collana e per i tuoi libri.

 

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IMPOSSIBILE, un racconto

ImmagineCredevo che non avrei mai smesso di cadere. Ho continuato a precipitare per un tempo lunghissimo, come in un incubo. Poi, finalmente, l’impatto. Per fortuna braccia e gambe sembrano ancora intere. Solo la caviglia sinistra mi duole, e sta gonfiando. Dev’essere una slogatura. Allento lo scarpone sperando in un po’ di sollievo.  Mi guardo intorno, ma il mio orizzonte è molto limitato. In alto le linee spezzate che formano la bocca di questo profondo crepaccio rivelano solo un’angusta fettina di cielo. Intorno a me i riflessi azzurrini delle pareti di ghiaccio che mi circondano e mi costringono in una posizione scomoda. Non tento neppure di alzarmi in piedi, è inutile che sforzi la caviglia: arrampicarsi su questi muri lisci senza ramponi e piccozza è impensabile.

La natura qui è incontaminata, perfetta. Bellissima. Spietata.

Non posso fare altro che aspettare. Magari prima di buio passerà qualcuno. Comunque stasera in albergo si accorgeranno della mia assenza. Chiameranno il soccorso alpino e verranno a cercarmi. Diranno che sono stato un imprudente, mi pare già di sentirli: la stagione è troppo inoltrata e la zona infida per avventurarsi con gli sci lungo itinerari inconsueti come questo. E da soli, poi. È vero, hanno tutti ragione. Ma è proprio perché questi luoghi sono semideserti che amo percorrerli. Le piste, invece, quelle conosciute e frequentate, mi fanno sentire esattamente come mi sento in mezzo al traffico metropolitano: una formica impazzita, traboccante astio e in competizione con tutti. Trascorrere qualche giorno in questa solitudine mi aiuta ad affrontare per un altro anno il caos cittadino e lo stress del lavoro. La mia vita da formica, insomma.

Fra qualche giorno questo incidente diverrà un aneddoto da raccontare agli amici. A mia moglie ne accennerò appena: si preoccupa sempre in occasione delle mie gite, non voglio accrescere la sua ansia. Le ho spiegato che non corro alcun vero pericolo. Ma non l’ho convinta. Non mi crede.

Eppure è così.

Anche adesso, come tutte le volte che mi trovo in una situazione dalla quale sembra impossibile potersela cavare, avverto in bocca il sapore di una pasta e fagioli di tanti anni fa, quella che non potei finire perché mio padre mi tirò via per un braccio dalla tavola. Stava suonando l’allarme. Mia madre e mia sorella erano già scappate al rifugio. Io ingoiavo un cucchiaio dietro l’altro, non volevo lasciarla nel piatto, la pasta e fagioli. Era così buona, quella sera. La più buona che abbia mai assaggiato.

Fa freddo qui. è difficile muoversi per scaldarsi un po’ in questa stretta fessura, e poi la caviglia mi fa male. La luce va lentamente diminuendo, l’ombra delle montagne intorno ha coperto la tana inospitale che mi tiene prigioniero.

Allora, invece, faceva caldo. Forse per via dei nostri corpi ammassati: come al solito in quella vecchia cantina si erano riparate quasi tutte le famiglie che abitavano nella strada. Noi arrivammo fra gli ultimi, e già l’aria era tiepida e densa di odori. Il più forte era quello della paura.

Mentre continuavo a rimpiangere la mia scodella piena e sbocconcellavo una fetta di pane afferrato prima che mio padre mi portasse via, il soffitto prese a franare sulle sulle nostre teste e un rumore insopportabile ci avvolse. Grida e invocazioni si alzarono intorno a me, mentre i calcinacci ci piovevano addosso. Una bomba ci aveva dunque colpiti, pensai: era la fine. Saremmo morti tutti. Mi tappai le orecchie con le mani per non sentire, e vidi che mia sorella aveva fatto altrettanto. Ma non ci fu alcuna esplosione: anzi, lì dentro il rumore diminuì, mentre la polvere ci accecava nonostante ormai non si staccassero che pochi frammenti di intonaco dai muri. Nessuno di noi era rimasto ferito, ma tossivamo tutti, l’aria era divenuta irrespirabile. Il rifugio era semidistrutto. Una parete e un angolo del soffitto erano crollati. Ci ammucchiammo tutti nella parte rimasta in piedi e aspettammo.

L’aria che respiro è pura e frizzante. Sto cercando di non lasciarmi andare e di aiutare in ogni modo il mio sangue a circolare, battendo le mani, e massaggiando le parti del corpo dove riesco ad arrivare. Il dolore alla caviglia mi tormenta. Comunque è solo questione di tempo: presto qualcuno si affaccerà dalla sommità del crepaccio e mi chiederà: “Come va? Qualcosa di rotto?”.

Questa prigionia mi fa tornare alla mente i libri che divoravo da ragazzo, in cui gli eroi superavano prove e difficoltà di ogni genere e i cattivi soccombevano sempre. Quei cavalieri popolavano la mia fantasia, ed ero con loro quando fuggivano dalle segrete in cui il nemico li aveva gettati, quando si battevano in duello per salvare la fanciulla del cuore o l’amico ferito, quando cavalcavano. Li ammiravo con tutto me stesso, e sognavo di diventare come loro. Invece sono un funzionario di banca a pochi anni dalla pensione, e loro un lontano ricordo che questa assurda situazione, chissà perché, ha evocato.

Aspettammo dunque lì dentro fino a quando la sirena annunciò il cessato allarme; allora uscimmo all’aperto, dopo aver liberato la porta dalle macerie che la bloccavano. Davanti ai nostri occhi, fra mattoni, cocci, mobili in pezzi e stracci colorati che una volta erano stati abiti, vicino a un comodino capovolto ma quasi intatto, una bomba inesplosa puntava il suo muso metallico e appuntito verso il cielo. Mio padre disse “Non era la nostra ora”; mia madre e mia sorella si segnarono, guardando intimorite l’ordigno; io lo osservai con molta attenzione. Era il primo che vedevo integro, fino ad allora mi ero imbattuto solo in qualche frammento, quando con gli altri ragazzi del quartiere partecipavo a spedizioni fra le rovine. Dapprima fu una delusione: il suo aspetto era così poco minaccioso, come credere alla potenza distruttrice di un oggetto tanto insignificante? Qualcosa però mi induceva a non staccare gli occhi da quella bomba, mi aveva quasi incantato: forse il contrasto fra il suo aspetto e il suo potere, o il fatto che quel potere, per una volta, non lo aveva messo in atto, e ci aveva risparmiato la vita. A un tratto compresi che essa mi porgeva un messaggio molto importante: la morte, che quella sera mi aveva sfiorato senza però colpirmi, avrebbe potuto accostarsi a me più e più volte, ma non mi avrebbe mai preso di sorpresa. Sarebbe venuta a me solo quando io fossi stato pronto per lei.

E così è stato. Mi è passata spesso vicino, ma senza chiedermi di seguirla. Sa che non lo farò. Non fino a che non mi capiterà, un giorno, di finire quel piatto di pasta e fagioli.

(scritto nel dicembre 1994)