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Le braci – Sándor Márai * citazione #3

La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera. E come tutti i grandi sentimenti anche questo conteneva una certa dose di pudore e di senso di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri.

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Costanza Arconati: Una protagonista del Risorgimento – Dina Bertoni Jovine – Segnalazione

Segnalo l’uscita di “Costanza Arconati: Una protagonista del Risorgimento”, la storia della marchesa Costanza Arconati, scritto da Dina Bertoni Jovine, revisionato e completato da Giuliano Bertoni e curato da Sergio Bertoni.

Quest’opera è disponibile sia in formato ebook che cartaceo, su amazon.

La migliore presentazione di questo testo e della sua autrice è quanto scrive uno dei curatori, Giuliano Bertoni, nella postfazione:

Quest’opera fu rinvenuta da mio padre fra le carte della sorella Dina nel 1970, anno del suo decesso, e inviata ad un’importante casa editrice che però la restituì senza neppure leggerla, perché ritenuta estranea alla propria linea editoriale. In seguito restò nuovamente dimenticata, fino a una mia recente riscoperta. Il manoscritto era conservato tra le carte di famiglia, insieme con gli autografi di Francesco Jovine, noto scrittore e defunto marito della zia, di cui, con i miei fratelli, sono erede e custode. Non vi è una data. Suppongo che sia stato scritto entro il 1950 perché alla prima pagina c’è l’indirizzo di via Palombini; e l’autrice da quella casa traslocò in quell’anno, dopo la morte del marito Francesco Jovine.

È possibile che la morte del marito e la conseguente, inevitabile, riorganizzazione della propria vita l’abbiano indotta a trascurare questo lavoro che non fu più ripreso, se non forse per attingerne la breve nota biografica inserita nella “Enciclopedia della donna”, da lei curata per gli Editori Riuniti.

Ho letto con emozione ed ammirazione questo saggio, scritto con la fluente penna della donna dotata della cultura più vasta di cui io abbia memoria. Mi è parso quasi di leggere un romanzo; e credo che questa sensazione sarà condivisa da ogni lettore, nonostante il rigore scientifico della narrazione che si avvale di una vasta gamma di riferimenti bibliografici, compresi alcuni carteggi, all’epoca, e forse tuttora, inediti, scoperti fra i documenti dell’epoca risorgimentale conservati nei magazzini di musei romani.

Attraverso la storia personale di Costanza Arconati, “eroina” del Risorgimento italiano, il libro fa rivivere il periodo che va dai moti del ’21 all’unità d’Italia, regalandoci la sensazione di penetrare dentro l’anima dei personaggi che ricordiamo freddamente narrati dai libri di storia.

Non è stato un lavoro da poco recuperare l’intero testo dalle pagine ingiallite, scritte con l’inseparabile “Olivetti Studio 44”. Pagine coperte talora di correzioni e chiose scolorite, scritte con la minutissima calligrafia della zia. Purtroppo, tra i molti, manca qualche riferimento bibliografico, lasciato in bianco nel testo e che non mi è stato possibile recuperare. Certamente l’autrice non aveva ancora finito di “limare” l’opera ma a me è sembrata già più che degna di vedere la luce ed ho rispettato alla lettera il testo apportando solo quegli aggiustamenti che mi sono parsi appartenere solo a dimenticanze o sviste della compilazione.

Ho pure ritenuto necessario inserire in nota la traduzione dei brani di carteggio riportati nell’originale francese nel testo, poiché l’insegnamento scolastico di questa lingua in Italia è andato sempre più scemando con l’andare degli anni. Ho cercato, quando possibile, di conservare i ritmi espressivi del testo originale senza cercare forme interpretative soggettive.

Dopo questa mia fatica, il testo è stato nuovamente oggetto di un’ulteriore revisione critica da parte di mio fratello Sergio che ha provveduto a integrare le note del testo con notizie biografiche utili all’individuazione dei molti personaggi citati nell’opera e in gran parte dimenticati sia dagli storici che, a maggior ragione, dai lettori.

Ha svolto quindi una pregevole opera di “editor”, anche correggendo le inevitabili sviste e refusi ancora presenti ed eliminando certi arcaismi del testo originale che, dopo oltre settant’anni dalla prima stesura, apparivano duri all’orecchio. Il tutto senza mai alterare il corpo e lo stile della versione manoscritta, e da questo certosino impegno per cui gli sono grato, nasce finalmente la possibilità di rieditare questa pregevole opera in forma cartacea.

Sinossi

Attraverso la storia personale della marchesa Costanza Arconati, “eroina” del Risorgimento italiano, questo libro fa rivivere il periodo che va dai moti del 1821 all’unità d’Italia, regalandoci la sensazione di penetrare dentro l’anima di numerosi personaggi freddamente narrati dai libri di storia e che a stento ricordiamo.

Federico Confalonieri, Vincenzo Monti, Silvio Pellico, Alessandro Manzoni, Giovanni Berchet, Gino Capponi, Claude Fauriel e altri ancora sono soltanto dei nomi, alcuni ben noti e altri molto meno, che ci riportano alla memoria vaghi ricordi del nostro Risorgimento. Un fondamentale periodo storico che svogliatamente studiato, e talvolta ancor peggio insegnato, ha attraversato senza quasi lasciar traccia i nostri verdi anni trascorsi tra i banchi di scuola.

Nonostante il rigore scientifico della narrazione che si avvale di una vasta gamma di riferimenti bibliografici, compresi alcuni carteggi, forse tuttora inediti scoperti fra i documenti dell’epoca risorgimentale e conservati nei magazzini dei musei romani, scorrendo le pagine di questo testo si ha la netta sensazione di leggere un avvincente romanzo.

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2666 – Roberto Bolaño * cenni sulla trama

(titolo originale “2666”, 2004; traduzione di Ilide Carmignani, edizione italiana digitale del 2012)

Ricordo che questo romanzo è composto da 5 parti, che si intitolano rispettivamente: La parte dei critici, La parte di Amalfitano, La parte di Fate, La parte dei delitti, La parte di Arcimboldi.

In questo articolo lascio intanto un cenno alla trama di ciascuna delle cinque parti; i cinque romanzi sono tutto complessi e densi di personaggi, in particolare gli ultimi due, che sono anche più lunghi.

Forse non vi conviene proseguire nella lettura se intendete leggere il libro.

La parte dei critici

Quattro critici letterari di quattro diverse nazionalità diventano profondi ammiratori e conoscitori dello scrittore tedesco Benno von Arcimboldi, personaggio che non riescono a incontrare e che conoscono pochissime persone. Seguono le sue tracce fino in Messico, senza però trovarlo. A Santa Teresa sentono parlare di molti omicidi di donne avvenuto negli ultimi anni. Un mio breve commento lo trovate qui.

La parte di Amalfitano

Amalfitano è un professore che i critici conoscono a Santa Teresa, Messico, dove sono andati in cerca di Arcimboldi (di cui qualcuno ha segnalato la presenza o almeno il passaggio in quella città). Si è trasferito in Messico da Barcellona, insieme alla figlia Rosa; sua moglie, Lola, lo aveva abbandonato per andare a visitare un poeta che viveva in un manicomio quando ancora viveva a Barcellona e Rosa era bambina. Viene raccontata la storia di Lola: le sue visite al poeta, una relazione con un uomo conosciuto al cimitero (dove Lola per qualche tempo vive), infine la visita alla casa del marito per rivedere la figlia dopo sette anni, perché è malata.

A Santa Teresa Amalfitano trova fra i suoi libri un testo di geometria che non ricorda di aver mai preso; lo appende ai fili per i panni in giardino, come aveva fatto Duchamp in una delle sue opere.

Fra le altre cose, a un certo punto inizia a sentire una “voce” e dopo aver cercato di sfuggirle per più giorni, accetta di ascoltarla e parlarci. Forse è la voce di suo padre.

La parte di Fate

Oscar Fate (in realtà si chiama Quincy Williams) è un giornalista americano di colore. La sua parte inizia con la morte della madre e con un viaggio che fa a Detroit come inviato della rivista per cui lavora per parlare con Barry Seaman, ex pantera nera di cui ci viene raccontata una parte della vita (è stato in prigione; poi ha scritto un libro di ricette sulle costolette di maiale) e che va a fare una conferenza su paura, denaro, cibo, stelle, utilità.

Fate viene poi incaricato di andare a Santa Teresa, Messico, per scrivere un articolo sull’incontro di pugilato fra un pugile americano (Count Pickett) e uno messicano (Merolino Fernandez). Dopo un volo fino a Tuckson va in auto fino a Santa Teresa, attraversando il deserto.

Conosce diverse persone fra cui vari altri giornalisti sportivi sia americani sia messicani e con questi anche il pugile Merolino Fernandez. Quando viene a sapere che in città sono state uccise circa duecento donne, forse da uno stesso assassino, chiede al suo capo se dopo l’incontro di boxe può rimanere per indagare e scrivere un pezzo su questa vicenda ma il capo gli dice che l’argomento non è interessante e che il soggiorno costa troppo. Fate incontra anche una giornalista messicana, giovane, che deve intervistare il principale indiziato, un uomo arrestato per gli omicidi, e poi anche Rosa Amalfitano. Dopo l’incontro il giornalista resta con un gruppo di messicani che ha conosciuto, fra cui Rosa; quando accompagna a casa la ragazza, Amalfitano gli chiede di portarla in USA con sé e farle prendere un aereo per Barcellona. Fate parte quindi con Rosa e con la giornalista, dopo essere stato con lei a fare l’intervista in carcere.

La parte dei delitti

Questa parte si svolge a Santa Teresa e racconta delle donne uccise in questa città.

I personaggi sono molti e di molti viene raccontata una parte della vita, a volte breve a volte anche piuttosto lunga. Oltre alle vittime e ai sospettati dei delitti, vi sono investigatori e giornalisti; fra gli altri: Sergio Gonzales, giornalista culturale; Juan de Dios Martinez. l’agente della polizia giudiziaria che segue alcuni dei casi di omicidio; Elvira Campos, la direttrice del manicomio; Harry Magenta, uno sceriffo americano che va a Santa Teresa a indagare; Florita Almada, una curandera che ha delle visioni sulle donne uccise; Kessler, un anziano ex detective USA che ha anche scritto un libro ed è stato consulente x film su serial killer; Lalo Cura, un sedicenne assunto come guardia del corpo della moglie di un narcotrafficante che poi diventa un poliziotto.

Tutta la parte è un susseguirsi del racconto dei ritrovamenti dei cadaveri delle donne e bambine, in ordine cronologico, inframmezzato dalle indagini e dai racconti che riguardano i personaggi coinvolti.

Un uomo viene accusato di alcuni dei delitti e viene messo in prigione, in attesa del processo; è un tedesco con cittadinanza degli Stati Uniti, Klaus Haas, proprietario di alcuni negozi di computer; di lui vengono raccontate soprattutto le vicende in carcere.

Tutta questa parte è una sorta di affresco delle condizioni di Santa Teresa (e del Messico, suppongo), in cui fra le altre cose c’è un’enorme corruzione, la polizia è impotente (quando non corrotta, ovviamente) e così pure la stampa.

In questa parte i dialoghi non sono introdotti dai consueti simboli, come accade nei romanzi di Saramago.

La parte di Arcimboldi

La parte narra la storia di Hans Reiter, iniziando da suo padre, che perde una gamba nella guerra del 15-18 e con sua madre, guercia. Hans ama il mare e l’acqua; ha una sorella di circa dieci anni più giovane, Lotte. Hans frequenta la scuola fino a undici-dodici anni, poi inizia a fare dei lavori semplici; quando è più grande viene richiamato alle armi e con l’esercito si muove per l’Europa (fra le altre cose trascorre mesi alla linea Maginot e poi in Polonia).

Viene ferito e, durante la convalescenza che trascorre in un villaggio, trova in un’isba il diario di un ebreo, Boris Ansky, e lo legge più e più volte. Verso la fine della guerra Hans viene fatto prigioniero dagli americani, come altri soldati tedeschi; nel campo dove viene detenuto conosce un certo Sommer ex sindaco di una cittadina che gli racconta di aver fatto sopprimere circa 400 ebrei e lo uccide, senza essere scoperto.

Finita la guerra si stabilisce a Colonia dove lavora come buttafuori in un bar. Ritrova una ragazza conosciuta tempo prima, Ingeborg, e si mette con lei. Scrive un romanzo che firma come Benno von Arcimboldi (riferimento espresso al pittore italiano del Seicento) e lo manda a vari editori.

Un editore di Amburgo, Bubis (quello citato nella Parte dei Critici), che ha settant’anni anni ed è sposato con una trentenne, la baronessa Von Zumpe, una donna che Hans-Benno ha conosciuto quando era ragazzo. decide di pubblicarlo. Hans va ad Amburgo per firmare il contratto e Bubis capisce che Benno non è il suo nome ma lui non gli svela quello vero.

Ingeborg ha la tbc e dopo qualche anno muore; Arcimboldi va a Venezia e lavora come giardiniere pur continuando a scrivere e a pubblicare. È un solitario, che non guarda la tv né rilascia interviste; evita le persone.

L’editore muore e la casa editrice viene gestita dalla sua vedova, la baronessa.

Di quando in quando lei e Benno si rivedono e mantengono comunque una corrispondenza.

A questo punto viene raccontata la storia di Lotte Reiter (la sorella di Hans-Arcimboldi): bambina (molto unita al fratello maggiore), adolescente, donna; Lotte sposa Werner Haas e da lui ha un figlio, Klaus, che somiglia a Hans. Klaus è un po’ scapestrato e da adulto (sui vent’anni) va vivere a New York) e dà pochissime notizie di sé alla famiglia. Lotte ha un incubo ricorrente sulla casa americana del figlio. Muore Werner.

Nel 1995 Lotte riceve un telegramma da Santa Teresa (Messico) dall’avvocata di Klaus che è in carcere accusato dell’uccisione di alcune donne. Inizia per Lotte un susseguirsi di viaggi in Messico per andare a trovare Klaus. Nel 2001, prima di partire per il Messico, all’aeroporto di Francoforte, compra per caso un libro di Arcimboldi e scopre che il romanzo narra la sua infanzia (con Hans e la famiglia). Ne racconta a Klaus e gli lascia il libro; telefona all’editrice di Benno e parla con la baronessa spiegandogli di essere la sorella dello scrittore. Quando Lotte torna in Germania, Hans va a farle vistita e lei gli chiede di occuparsi di Klaus (quando lei non ci sarà più).

Il giorno dopo Hans va ad Amburgo per prendere un volo diretto per il Messico; si ferma a un bar e parla con il discendente del creatore in un gelato.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #2

Frase da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, che riguarda la scrittura.

1938

24 ottobre

Bisogna raccontare sapendo che i personaggi hanno un dato carattere, sapendo che le cose avvengono secondo determinate leggi; ma il point del nostro racconto non devono essere né quei caratteri né quelle leggi.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #1

Frasi da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, che trovo significative (relativamente alla storia dello scrittore o perché condivido il concetto espresso o che mi hanno colpita in qualche senso). Edizione del 1968. Questo scrittore è stato uno dei miei preferiti durante l’adolescenza e gli anni successivi. Uso il passato perché è trascorso molto tempo da quando ho letto i suoi libri.

1938

29 settembre

Soffrire è sempre colpa nostra.

5 ottobre

L’offesa più atroce che si può fare a un uomo è negargli che soffra.

Come non si pensa al dolore degli altri, si può non pensare al proprio.

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2666 – Roberto Bolaño * Impressioni di lettura #1

(titolo originale “2666”, 2004; traduzione di Ilide Carmignani, edizione italiana digitale del 2012)

Questo romanzo è composto da 5 parti, che si intitolano rispettivamente: La parte dei critici, La parte di Amalfitano, La parte di Fate, La parte dei delitti, La parte di Arcimboldi.

Al momento ho finito “La parte dei critici” e, in effetti, i protagonisti sono quattro critici letterari: Pelletier, Espinoza, Liz Norton e Morini, rispettivamente un francese, uno spagnolo, un’inglese e un italiano. I quattro sono accomunati dalla passione e l’interesse per uno scrittore tedesco, Benno von Arcimboldi di cui diventano i principali conoscitori. Si tratta di un interesse profondo, quasi maniacale, forse dovuto anche al fatto che lo scrittore pare scomparso, da anni nessuno lo ha più visto e le tracce di lui sono pochissime, confuse e probabilmente illusoria.

La vicenda narrata ruota intorno a questa passione e alla ricerca dello scrittore ma anche ai rapporti fra i quattro, che sono molto profondi nonostante vivano in nazioni diverse; l’unica donna, Liz Norton, ha – forse – anche il ruolo di collante del gruppo, non per nulla diviene l’amante di tutti e tre gli amici.

2666 – le parti che ho letto, ovviamente – mi è piaciuto moltissimo, la scrittura è ironica, vi traspare cultura ma non è pedante; l’autore riesce a rendere credibile, ovvio e naturale qualunque evento, dettaglio o altro di cui scrive; ogni azione compiuta o parola detta dai protagonisti o dagli altri personaggi suona naturale, anche quando potrebbe apparire insolita.

Conoscevo di nome questo scrittore ma non avevo mai letto niente di suo; qualche giorno fa un post su Facebook mi ha incuriosita: come in altri casi di scrittori considerati grandi (ad esempio Saramago) qualcuno decantava la genialità e qualcun altro l’illeggibilità, la noia. Ho pertanto deciso di farmi una mia opinione e sono contenta di aver intrapreso questa lettura. Sono abbastanza sicura che anche le quattro parti che mi mancano non mi deluderanno.

Non ho ancora scoperto il perché del titolo, non ho cercato commenti in rete perché non voglio essere influenzata, ho solo scorso la biografia di Bolaño tanto per avere un’idea.

Al momento sto leggendo “La parte dei delitti” e, in effetti, un lungo elenco di omicidi, commessi in Messico, a Santa Teresa, di donne e bambine (la maggior parte anche stuprate e picchiate) sembra essere l’elemento che accomuna la quattro parte.

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I cani di strada non ballano – Arturo Perez-Reverte * impressioni di lettura

(titolo originale “Lo perros duros no bailan”, 2018; traduzione di Bruno Arpaia)

Un romanzo breve in cui i personaggi sono tutti cani. Cani di strada, per lo più. Il protagonista è Nero, che per due anni ha combattuto contro altri cani in quello che chiama Scannatoio ed è poi diventato guardino del magazzino dello stesso padrone che lo aveva fatto combattere. Nero racconta in prima persona, ecco qualcosa di ciò che dice di sé:

Sono nato meticcio, incrocio fra un mastino spagnolo e un fila brasileiro.

Non a caso per due anni mi sono guadagnato da vivere con quelli che chiamano combattimenti di cani, sapete di cosa parlo: un cerchio – lo Scannatoio, in gergo cagnesco –, un mucchio di umani sudati e vociferanti che scommettono denaro e due lottatori dagli occhi febbrili che si affrontano a morsi. All’ultimo sangue. E cose del genere non accadono e poi si dimenticano facilmente.

Nero e altri cani, fra cui Agilulfo, un segugio magro, filosofo e colto, si incontrano all’Abbeveratoio di Margot, un canale di scolo in cui sversa una distilleria di anice, che Margot, una bovara delle Fiandre, tiene pulito e protetto dai gatti.

La storia si apre all’Abbeveratoio, dove Nero scambia due chiacchiere con Agilulfo e con Margot e dalla seconda pagina scopriamo quale sarà la trama: un altro cane, Teo, l’amico di Nero, è scomparso da alcuni giorni insieme a Boris il Bello e nessuno sa dove sia finito.

Un po’ di tempo prima l’amicizia fra Nero e Teo si era incrinata a causa di una femmina, Didone, che piaceva a tutti e due e aveva scelto Teo. Nonostante questo Nero decide di indagare e, domandando qua e là, segue le tracce di Teo e di Boris, scoprendo che quasi certamente sono stati catturati dagli uomini che organizzano i combattimenti fra cani. Per essere sicuro che le cose stiano così c’è solo un modo: farsi catturare da quegli stessi uomini. Così Nero torna ad essere per un po’ di nuovo un cane che combatte e questo lo costringe a uccidere ancora ma gli consente anche di ritrovare Teo…

Nero è un vero e proprio eroe, a mio parere, una sorta di Philip Marlowe, altrettanto disincantato e nello stesso tempo idealista. Non è perfetto, ha dovuto uccidere per sopravvivere, ma al momento in cui sente che l’amico è in pericolo rischia la vita per trovarlo e salvarlo, perché

Un cane non è altro che una lealtà in cerca di una causa.

Sfidando la sorte accetta di tornare al mondo da cui era uscito vivo – come a pochi succede – e si ritrova così a lottare contro i suoi simili, in allenamento e nel combattimento vero e proprio.

La cosa peggiore, nello Scannatoio come nella vita, non è il combattimento. È l’attesa.

Insomma, Nero fa quello che va fatto, una volta presa la decisione di cercare Teo non ha dubbi né incertezze, non si chiede quanto potrebbe costargli.

Intorno al protagonista molti personaggi, da Susa, la puttanella del Varco del Topo a Tequila, la capobanda dei cani trafficanti di ossi e resti di macelleria, da Helmut e i suoi compari neo-nazisti al bassotto Mortimer che

Andava subito al sodo. Ti si piantava davanti con le sue zampe corte, la coda tesa e gli occhi tranquilli, e ti spiattellava in faccia la verità senza battere ciglio. Era un cane a bruciapelo. Zero in diplomazia canina.

Sinossi

È per via dell’anice sversato nel fiume dalla distilleria che i cani del quartiere si riuniscono, di sera, all’Abbeveratoio di Margot. Oggi, tra un sorso e l’altro, serpeggia nell’aria la preoccupazione. Da parecchi giorni due di loro mancano all’appello: il ridgeback rhodesiano di nome Teo e il levriero russo Boris, detto Il Bello. Gli altri, i loro compagni, hanno intuito che la scomparsa nasconde qualcosa di sinistro e sono all’erta. E uno di loro, un meticcio con lo sguardo segnato dal sangue e dalla fatalità, un ex lottatore sopravvissuto a due anni di combattimenti feroci in un capannone di periferia, decide di cercarli. Il suo nome è Nero. Ha l’anima rappezzata e gli occhi da vecchio, cicatrici sul muso e nella memoria, ma da solo intraprende il viaggio, la sua nuova ricognizione nelle cattiverie della vita.

È indimenticabile questa storia nera che Pérez-Reverte inventa. Una compagnia di personaggi duri e beffardi, sui quali si staglia un meticcio coraggioso e solitario che si muove in un mondo diverso da quello degli umani, dentro il quale valgono soltanto le migliori regole della lealtà e dell’appartenenza. Un mondo che a volte ha clemenza per gli innocenti, e una giustizia per chi è colpevole.

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