Un evento memorabile – Estratto

Di questi tempi mi pare più attuale che mai parlare di Pace e di ideali. Lo faccio in modo semplice, citando un brano del mio romanzo per ragazzi “Un evento memorabile.
La protagonista, la dodicenne Francesca, partecipa con la madre e alcuni compagni di classe alla marcia della Pace, a Firenze, alla quale interviene Tiziano Terzani, che parla agli intervenuti in piazza Santo Spirito. Nel breve brano sottostante, che è quello finale del libro, le riflessioni di Francesca e il suo sogno.

Non appena capisco chi è Tiziano Terzani decido che mi piace, prima ancora che parli. È vestito di bianco, e bianchi sono i capelli lunghi e la barba: i colori dell’arcobaleno riuniti insieme a formare la luce…
Anche lui dice cose tutti dovrebbero condividere, le stesse che penso io, le stesse che ho letto sulla Dichiarazione dei Diritti Umani.
È forte.” Sussurro a Claudia.
Davvero, molto.”
Alla frase Se la pace non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte io e lei ci stringiamo la mano.


Nel letto come in una cuccia, io e Poldo, insieme al caldo. Lo gratto piano sulla testa fra gli orecchi e lui mi risponde con un sommesso ronron.
È stato bello, sai?” gli dico. “C’erano anche dei cani, alcuni con un fazzoletto arcobaleno intorno al collo.”
Lui si acciambella contro il mio fianco, le mie carezze si fanno più lente, sento gli occhi che mi si chiudono.
Passa il tempo, un tempo che non so valutare: sono fra tante persone, una folla silenziosa di visi che non conosco. La folla si allarga fino a lasciare uno spazio libero in mezzo dove resto io con Claudia Sara Samuele Alberto i nostri genitori la Parino la Bernardoni e un uomo vestito di bianco, come Tiziano Terzani. Allarga le braccia e prende per mano i due che ha più vicini, cioè la mamma e Sara, e allora tutti noi in mezzo ci prendiamo per mano e iniziamo a muoverci in un girotondo e via via che ci muoviamo persone dalla folla vengono a unirsi a noi. Un girotondo sempre più grande in un silenzio perfetto.

copertina Evento Memorabile


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William Goode – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

A tutti nel villaggio pareva, senza dubbio,
ch’io andassi qua e là, senza scopo.
Ma qui accanto al fiume si possono vedere al tramonto
i pipistrelli dalle morbide ali svolazzare a zig zag –
devon volare così per acchiappare il cibo.
E se avete mai perduto il cammino di notte
nel profondo del bosco accanto al guado di Miller,
e infilato più strade,
dovunque la luce della Via Lattea scintillasse,
tentando di trovare il sentiero,
capireste che io cercavo la via
con lo zelo più serio, e che tutto il mio errare
era un errare a questo scopo.

cover Spoon River

 

 

Tabacaria #4 – Álvaro de Campos

Ancora una parte di questa lunga poesia di Pessoa/de Campos, una parte che, come le altre che ho già riportato nel blog, mi piace particolarmente. Parla dei sogni

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di conquistarlo, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone non abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
in segreto ho fatto filosofie che nessun Kant ha mai fatto.
Ma sono, e forse resterò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non era fatto per questo;
sarò sempre soltanto quello che aveva qualità;
sarò sempre quello che si aspettò che gli aprissero la porta in una parete senza porta
e cantò la canzone dell’Infinito in un pollaio,
e sentì la voce di Dio in un pozzo tappato.
Credere in me? No, né in niente.

cover una sola moltitudine 1 ok


Tabacaria #3 – Álvaro de Campos

Un’altra parte di questa lunga poesia di Pessoa/de Campos, una parte che, come le altre che ho già riportato nel blog, mi piace particolarmente.

Oggi sono vinto, come se sapessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della strada diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
dal dentro della mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell’avvio.
Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e scordato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dirimpetto, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
Ho fallito in tutto.
Poiché non ho fatto nessun proposito, forse tutto era niente.

cover una sola moltitudine 1 ok

 

Negli occhi di chi guarda – Marco Malvaldi * Citazione #2

Non so se troverò il tempo di scrivere le mie impressioni su questo romanzo, che mi è piaciuto molto, non tanto per il giallo in sé (che è comunque originale), quanto, soprattutto, per l’arguzia del narratore (ovvero dello scrittore). Il suo modo di far muovere, parlare e pensare i personaggi è molto vivo e ironico e lo trovo interessante, oltre che divertente.

Riporto a questo proposito una breve digressione (potremmo forse, infatti, definire così le poche frasi che precedono il proseguimento di un’azione – nella fattispecie la ricostruzione delle azioni dei vari personaggi nel momento in cui c’è stato un omicidio) sul silenzio.

È un vero peccato che, in italiano, esista una sola parola che significa silenzio, e che non sia in grado di distinguere tutte le diverse possibilità che portano a tale silenzio, o che descrivano cosa ci aspettiamo da questa assenza di suono che non è mai assenza di significato.

Ci sono silenzi con cui si assente, ci sono silenzi con cui si prende coscienza, e ci sono silenzi insopportabili.

Il collegamento fra la digressione e l’azione è dato da una frase brevissima, che segue “insopportabili.”, senza andare a capo:

Come questo.

cover negli occhi di chi guarda

 

 

Una poesia di Emily Dickinson #4

We never know we go when we are going –
We jest and shut the Door –
Fate – following – behind us bolts it –
And we accost no more –

Non sappiamo di andare quando andiamo.
Noi scherziamo nel chiudere la porta.
Dietro, il Destino mette il catenaccio
E non entriamo più.

(Traduzione di Margherita Guidacci)

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