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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #13

Ancora qualche frase, brevissima, da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese. Non necessariamente sono d’accordo con le sue affermazioni, le riporto come suoi pensieri.

1940

12 settembre

La vita pratica si svolge nel presente, la contemplativa nel passato. Azione e memoria.

12 ottobre

L’amore ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno di fronte all’altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.

15 ottobre

Le cose si ottengono quando non si desiderano più.

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Sara al tramonto – Maurizio De Giovanni * citazione

(ed. Rizzoli 2018)

Sto leggendo questo romanzo, la cui protagonista, Sara, è davvero particolare. Per ora sembra una storia intrigante

La gente, rifletté Sara resistendo al sonno, si aggrappa. Non fa altro, alla fine. Si aggrappa a una persona, a un animale, a un ricordo. Si aggrappa alle bollette, al mutuo, alle vacanze. Si aggrappa per non affondare, fissando gli occhi su qualcosa di vicino per non dover guardare lontano, dove risiede solo l’abisso.

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello * Citazione #10

Un brano sull’incomunicabilità, ovvero sulla solitudine, come del resto è tutto il romanzo.

Fermarsi per un poco a guardare uno che stia facendo anche la cosa più ovvia e consueta della vita; guardarlo in modo da fargli sorgere il dubbio che a noi non sia chiaro ciò che egli stia facendo e che possa anche non esser chiaro a lui stesso: basta questo perché quella sicurezza s’adombri e vacilli. Nulla turba e sconcerta più di due occhi vani che dimostrino di non vederci, o di non vedere ciò che noi vediamo.

«Perché guardi così?»

E nessuno pensa che tutti dovremmo guardare sempre così, ciascuno con gli occhi pieni dell’orrore della propria solitudine senza scampo.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #12

Una riflessione di Cesare Pavese da “Il mestiere di vivere”, il suo diario.

1940

7 settembre

L’idea centrale di Proust, che le situazioni e le persone mutino continuamente e inafferrabilmente, tanto che ciò che si desiderava, una volta realizzato si scopre insoddisfacente, somiglia all’idea di Croce, che situazioni e persone sono risultati pratici che non danno un contento assoluto ma appena raggiunti si trasformano e negano dialetticamente il loro primo essere.

Differenza enorme: per Proust ciò è incentivo a ritirarsi dalla vita, per Croce a buttarcisi.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #11

Ancora qualche frase, brevissima, da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese.

1940

28 luglio

Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.

14 agosto

Riesce a compiere una certa opera soltanto chi valga di più di quest’opera.

6 settembre

In fatto di amori, non si tollerano che i propri.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #10

Una frase da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, su persona, persone e raccontare. Non sono sicura che le cose stiano proprio così. Più che altro ho molti dubbi, mentre questa di Pavese sembra l’affermazione di una persona convinta.

1940

8 agosto

La vita non è ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia con il proprio destino e si trova la pace.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #9

Alcune frasi da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, su persona, persone e raccontare.

1940

24 giugno

Melodramma” è quando i personaggi parlano per il pathos esterno delle scena, non esistendo come persone ma provvisori e posticci allo scopo di prestare pretesto di commozione.

Le “persone” vanno rispettate anche nel raccontare altrimenti si dà nel melodramma che è in arte quello che l’ambizione o edonismo nella vita.

C’è sì il diritto di “adoperare” i personaggi, ma non a un effetto bensì a una costruzione – come nella vita, non a scopo di sentire, di sperimentare, ma di realizzare un significato.

Ecco, realizzare un significato, questo mi sembra il punto centrale, nella scrittura come nella vita.

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I gatti lo sapranno – poesia di Cesare Pavese

Poesia scritta nell’anno della morte, il 10 aprile (nato il 9 settembre 1908, Cesare Pavese si toglie la vita nella notte fra il 27 e il 28 agosto del 1950). Amo molto il ritmo di queste poesie… l’ho già scritto, lo so.

Ancora cadrà la pioggia

sui tuoi dolci selciati,

una pioggia leggera

come un alito o un passo.

Ancora la brezza e l’alba

fioriranno leggere

come sotto il tuo passo,

quando tu rientrerai.

Tra fiori e davanzali

i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,

ci saranno altre voci.

Sorriderai da sola.

I gatti lo sapranno.

Udrai parole antiche,

parole stanche e vane

come i costumi smessi

delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.

Risponderai parole –

viso di primavera,

farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,

viso di primavera;

e la pioggia leggera,

l’alba color giacinto,

che dilaniano il cuore

di chi più non ti spera,

sono il triste sorriso

che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,

altre voci e risvegli.

Soffriremo nell’alba,

viso di primavera.