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Sara al tramonto – Maurizio De Giovanni * citazione

(ed. Rizzoli 2018)

Sto leggendo questo romanzo, la cui protagonista, Sara, è davvero particolare. Per ora sembra una storia intrigante

La gente, rifletté Sara resistendo al sonno, si aggrappa. Non fa altro, alla fine. Si aggrappa a una persona, a un animale, a un ricordo. Si aggrappa alle bollette, al mutuo, alle vacanze. Si aggrappa per non affondare, fissando gli occhi su qualcosa di vicino per non dover guardare lontano, dove risiede solo l’abisso.

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello * Citazione #10

Un brano sull’incomunicabilità, ovvero sulla solitudine, come del resto è tutto il romanzo.

Fermarsi per un poco a guardare uno che stia facendo anche la cosa più ovvia e consueta della vita; guardarlo in modo da fargli sorgere il dubbio che a noi non sia chiaro ciò che egli stia facendo e che possa anche non esser chiaro a lui stesso: basta questo perché quella sicurezza s’adombri e vacilli. Nulla turba e sconcerta più di due occhi vani che dimostrino di non vederci, o di non vedere ciò che noi vediamo.

«Perché guardi così?»

E nessuno pensa che tutti dovremmo guardare sempre così, ciascuno con gli occhi pieni dell’orrore della propria solitudine senza scampo.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #12

Una riflessione di Cesare Pavese da “Il mestiere di vivere”, il suo diario.

1940

7 settembre

L’idea centrale di Proust, che le situazioni e le persone mutino continuamente e inafferrabilmente, tanto che ciò che si desiderava, una volta realizzato si scopre insoddisfacente, somiglia all’idea di Croce, che situazioni e persone sono risultati pratici che non danno un contento assoluto ma appena raggiunti si trasformano e negano dialetticamente il loro primo essere.

Differenza enorme: per Proust ciò è incentivo a ritirarsi dalla vita, per Croce a buttarcisi.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #11

Ancora qualche frase, brevissima, da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese.

1940

28 luglio

Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.

14 agosto

Riesce a compiere una certa opera soltanto chi valga di più di quest’opera.

6 settembre

In fatto di amori, non si tollerano che i propri.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #10

Una frase da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, su persona, persone e raccontare. Non sono sicura che le cose stiano proprio così. Più che altro ho molti dubbi, mentre questa di Pavese sembra l’affermazione di una persona convinta.

1940

8 agosto

La vita non è ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia con il proprio destino e si trova la pace.

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Il mestiere di vivere – Cesare Pavese * citazione #9

Alcune frasi da “Il mestiere di vivere”, il diario di Cesare Pavese, su persona, persone e raccontare.

1940

24 giugno

Melodramma” è quando i personaggi parlano per il pathos esterno delle scena, non esistendo come persone ma provvisori e posticci allo scopo di prestare pretesto di commozione.

Le “persone” vanno rispettate anche nel raccontare altrimenti si dà nel melodramma che è in arte quello che l’ambizione o edonismo nella vita.

C’è sì il diritto di “adoperare” i personaggi, ma non a un effetto bensì a una costruzione – come nella vita, non a scopo di sentire, di sperimentare, ma di realizzare un significato.

Ecco, realizzare un significato, questo mi sembra il punto centrale, nella scrittura come nella vita.

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I gatti lo sapranno – poesia di Cesare Pavese

Poesia scritta nell’anno della morte, il 10 aprile (nato il 9 settembre 1908, Cesare Pavese si toglie la vita nella notte fra il 27 e il 28 agosto del 1950). Amo molto il ritmo di queste poesie… l’ho già scritto, lo so.

Ancora cadrà la pioggia

sui tuoi dolci selciati,

una pioggia leggera

come un alito o un passo.

Ancora la brezza e l’alba

fioriranno leggere

come sotto il tuo passo,

quando tu rientrerai.

Tra fiori e davanzali

i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,

ci saranno altre voci.

Sorriderai da sola.

I gatti lo sapranno.

Udrai parole antiche,

parole stanche e vane

come i costumi smessi

delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.

Risponderai parole –

viso di primavera,

farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,

viso di primavera;

e la pioggia leggera,

l’alba color giacinto,

che dilaniano il cuore

di chi più non ti spera,

sono il triste sorriso

che sorridi da sola.

Ci saranno altri giorni,

altre voci e risvegli.

Soffriremo nell’alba,

viso di primavera.