Tabacaria #4 – Álvaro de Campos

Ancora una parte di questa lunga poesia di Pessoa/de Campos, una parte che, come le altre che ho già riportato nel blog, mi piace particolarmente. Parla dei sogni

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di conquistarlo, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone non abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
in segreto ho fatto filosofie che nessun Kant ha mai fatto.
Ma sono, e forse resterò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non era fatto per questo;
sarò sempre soltanto quello che aveva qualità;
sarò sempre quello che si aspettò che gli aprissero la porta in una parete senza porta
e cantò la canzone dell’Infinito in un pollaio,
e sentì la voce di Dio in un pozzo tappato.
Credere in me? No, né in niente.

cover una sola moltitudine 1 ok


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Tabacaria #3 – Álvaro de Campos

Un’altra parte di questa lunga poesia di Pessoa/de Campos, una parte che, come le altre che ho già riportato nel blog, mi piace particolarmente.

Oggi sono vinto, come se sapessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della strada diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
dal dentro della mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell’avvio.
Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e scordato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dirimpetto, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
Ho fallito in tutto.
Poiché non ho fatto nessun proposito, forse tutto era niente.

cover una sola moltitudine 1 ok

 

Negli occhi di chi guarda – Marco Malvaldi * Citazione #2

Non so se troverò il tempo di scrivere le mie impressioni su questo romanzo, che mi è piaciuto molto, non tanto per il giallo in sé (che è comunque originale), quanto, soprattutto, per l’arguzia del narratore (ovvero dello scrittore). Il suo modo di far muovere, parlare e pensare i personaggi è molto vivo e ironico e lo trovo interessante, oltre che divertente.

Riporto a questo proposito una breve digressione (potremmo forse, infatti, definire così le poche frasi che precedono il proseguimento di un’azione – nella fattispecie la ricostruzione delle azioni dei vari personaggi nel momento in cui c’è stato un omicidio) sul silenzio.

È un vero peccato che, in italiano, esista una sola parola che significa silenzio, e che non sia in grado di distinguere tutte le diverse possibilità che portano a tale silenzio, o che descrivano cosa ci aspettiamo da questa assenza di suono che non è mai assenza di significato.

Ci sono silenzi con cui si assente, ci sono silenzi con cui si prende coscienza, e ci sono silenzi insopportabili.

Il collegamento fra la digressione e l’azione è dato da una frase brevissima, che segue “insopportabili.”, senza andare a capo:

Come questo.

cover negli occhi di chi guarda

 

 

Una poesia di Emily Dickinson #4

We never know we go when we are going –
We jest and shut the Door –
Fate – following – behind us bolts it –
And we accost no more –

Non sappiamo di andare quando andiamo.
Noi scherziamo nel chiudere la porta.
Dietro, il Destino mette il catenaccio
E non entriamo più.

(Traduzione di Margherita Guidacci)

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La mano – Henning Mankell * Impressioni di lettura

(titolo originale Handen, traduzione di Laura Cangemi; originale pubblicato nel 2013, in Italia nel 2013)

Una storia breve, contrariamente agli altri romanzi che vedono Wallander come protagonista. Sufficiente comunque a ritrovare un vecchio amico. Cercando la casa dei suoi sogni, una villetta con giardino in cui ospitare un cane e trascorrere la vecchiaia, il commissario si trova a dover indagare su un delitto vecchio decine di anni. Lo farà con la consueta caparbietà e umanità, naturalmente.

Anche se non sono sicura di essere d’accordo con questa affermazione, mi piace com’è scritto questo pensiero di Wallander, che va a parlare con Elin Trulsson, una vecchia signora che potrebbe fornirgli informazioni sul vecchio delitto.

Elin Trulsson era una donna molto anziana, con il viso incartapecorito e la pelle solcata da rughe profonde. Wallander la trovò bellissima, come un vecchio tronco. Non era una reazione nuova per lui. La prima volta l’aveva avuta osservando il volto di suo padre. C’era una bellezza che solo la vecchiaia poteva conferire a un essere umano. Nelle rughe di un viso era scolpita una vita intera.

cover la mano

 

 

Il paradiso sui tetti – poesia di Cesare Pavese

Un’altra poesia di Pavese che mi piace molto. È tratta dalla raccolta Lavorare stanca.

In realtà mi piacciono molto tutte le sue poesie, lette e rilette quando ero adolescente, come tutti i suoi romanzi. Rileggerle adesso, dopo decine di anni, è come ritrovare un vecchio amico, un ritmo e una musicalità mai dimenticati.

Sarà un giorno tranquillo, di luce fredda
come il sole che nasce o che muore, e il vetro
chiuderà l’aria sudicia fuori del cielo.

Ci si sveglia un mattino, una volta per sempre,
nel tepore dell’ultimo sonno: l’ombra
sarà come il tepore. Empirà la stanza
per la grande finestra un cielo più grande.
Dalla scala salita un giorno per sempre
non verranno più voci, né visi morti.

Non sarà necessario lasciare il letto.
Solo l’alba entrerà nella stanza vuota.
Basterà la finestra a vestire ogni cosa
di un chiarore tranquillo, quasi una luce.
Poserò un’ombra scarna sul volto supino.
I ricordi saranno dei grumi d’ombra
appiattati così come vecchia brace
nel camino. Il ricordo sarà la vampa
che ancor ieri mordeva negli occhi spenti.

cover Poesie Pavese