Svegliatevi dormienti -Philip K. Dick * citazione

(titolo originale The Crack in Space, 1966; trad. Simona Fefè (200))

In questo romanzo, ambientato nel 2080, Dick immagina che per la prima volta in USA venga eletto un presidente di colore.

A parte ciò volevo riportare un brano sui sogni, intesi come aspirazioni, che viene pronunciato da un personaggio secondario, quasi alla fine del romanzo.

«Se hai nutrito delle speranze,» spiegò Hadley dopo una pausa «tirare avanti dopo averle perdute diventa difficile. Abbandonare i sogni non è complicato; quella è la parte facile. Qualche volta capita di doverlo fare. Ma dopo…» gesticolò lamentandosi. «… Con che cosa li sostituisci? Con niente. E il vuoto è spaventoso. Immenso. E in un modo o nell’altro assorbe tutto il resto; qualche volta è più grande del mondo intero. E cresce. Si fa infinito. Capisci di che cosa sto parlando?»

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Glitch (Wired Vol. 1) – Mirya * Impressioni di lettura

Una bella storia d’amore, soprattutto.
I protagonisti, adolescenti, riescono a superare ciascuno le proprie paure e i propri pregiudizi e a capire che possono davvero fidarsi l’uno dell’altra, nonostante le differenze tra loro.
Sì, perché in certo modo sono come Giulietta e Romeo, le loro famiglie appartengono a classi diverse e loro stessi, pur essendo entrambi Wired, lo sono in modo diverso.
È molto bello e originale il cammino che percorrono insieme per crescere e far uscire alla luce i sentimento che c’è fra loro.

cover Glitch

L’ambientazione, fantascientifica, può sembrare già vista, e magari lo è: una scuola per ragazzi superdotati; c’è il Male che incombe su tutti loro a anche sul mondo. Ma del resto si è già scritto di tutto, la bravura di un autore – autrice in questo caso – sta nell’esprimere qualcosa di nuovo su un canovaccio già visto, nel raccontare in modo diverso una storia che sembrava di conoscere, ma la conoscevamo diversa, non era così, i personaggi non agivano e non pensavano come Leanne, Caleb e i loro amici.
Ho letto Harry Potter, la saga di Terramare e diversi romanzi young adult in cui ci sono storie simili a questa. Ma l’ho trovata comunque diversa dalle altre, originale e mi è piaciuta. E non ha niente da invidiare alle storie più famose.

Infine, da sottolineare, la bravura dell’autrice con le parole, le frasi. Una scrittura davvero di alto livello e, nello stesso tempo, molto fluida e chiara.

Sinossi

A partire dalla generazione 3.0, gli esseri umani si sono abituati a essere quasi sempre connessi al web, tramite il portale installato nella nuca. Ma alcuni di loro sono davvero sempre connessi, e possono accedere a un’altra realtà virtuale, in cui si trova la loro altra anima.
Considerati pericolosi dal resto dell’umanità, i Wired vivono nascosti e sono educati in scuole nascoste, dove imparano a gestire i loro poteri e i loro Alter.
Leanne non sapeva di essere una Wired impura, finché non ha percepito la sua Alter.
Caleb ha sempre saputo di essere un Wired puro, nato e cresciuto per onorare il DNA della sua famiglia.
Il loro odio dura da più di quattro anni.
Il loro amore è appena iniziato.
E tutto il Mondo Connesso scommette contro di loro.

L’autore

Mirya vive a Ferrara con il marito, il figlio e un gran numero di personaggi immaginari. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani. Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.

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Follia per sette clan – Philip K. Dick * citazione

(titolo originale Clans of the Alphane Moon, 1968; trad. Paolo Prezzavento (2005))

Questo romanzo di Dick mi ricorda Illusione di potere, perché in entrambi c’è un rapporto marito-moglie che non funziona e in cui lei, almeno apparentemetne, è in una posizione di maggior potere rispetto a lui.

A parte ciò volevo riportare la frase seguente, che mi ha colpito e che, probabilmente, in alcuni (o in molti?) casi corrisponde al vero.

«C’è una legge» disse Chuck «che io chiamo la Terza Legge di Rittersdorf sulla Diminuzione delle Rese, che stabilisca che quanto più a lungo svolgi un lavoro, tanto più immagini che abbia sempre minore importanza nell’ordine generale delle cose.»

 

cover Dick follia per 7 clan

 

Almanacco: scrittori nati il 29 ottobre

un grande racconto…

Antonella Sacco

Fredric Brown

(1906 – 1772), scrittore statunitense.
Ho letto di lui solo alcuni racconti di fantascienza, di cui uno “Sentinella” era nell’antologia di italiano della scuola media e per la prima volta l’ho letto proprio lì (di mia iniziativa, non come compito) e non l’ho più dimenticato. Poi l’ho riletto nell’antologia “Le meraviglie del possibile”, qualche anno fa. Trovo che sia uno dei racconti migliori che ho mai letto. Sia come scrittura e costruzione che come messaggio.

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Intervista a Riccardo Pietrani

Oggi pubblico l’intervista fatta a un altro bravo autore self, Riccardo Pietrani, autore di vari romanzi di Fantascienza, l’ultimo dei quali, La caccia, è appena uscito in versione ebook amazon.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo e da quanto tempo?

In linea generale ho sempre avuto la necessità di esprimermi in qualche modo, di dare sfogo alla cosiddetta “vena artistica”, se vogliamo chiamarla tale. Il disegno prima e in particolare i graffiti poi hanno soddisfatto in pieno questo mio desiderio viscerale per tanti anni. Però la vita evolve, si cresce, l’età porta con sé responsabilità di vario tipo, e se la spinta in una determinata direzione va a cozzare contro di esse arriva un momento in cui bisogna porre la parola fine. Così è stato con il mio cammino nel writing. D’altra parte la succitata “vena” non poteva frenarsi, e da qualche parte doveva pur sfociare. Ho sempre letto moltissimo, a periodi alterni magari, ma con una media decisamente alta, e avevo anche provato ad abbozzare qualche pagina intorno ai 19-20 anni, ma è rimasta lì, su un quaderno a righe che conservo ancora come un cimelio. Verso i 25-26 anni, quando il mio percorso nei graffiti è giunto al termine, è riesplosa la voglia di narrare una storia, di mettere su carta la mia fantasia.

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  1. Perché la scelta di scrivere fantascienza? Cosa ti consente di esprimere/condividere con i lettori? Da cosa prendi spunto per le tue storie?

All’epoca, all’inizio della mia avventura di autore, oltre alla narrativa, leggevo moltissimi saggi di para-Archeologia, ufologia e misteri in genere, assieme ad articoli di fisica e astrofisica. Ancora non c’erano i social, quindi l’inquinamento di “bufalari” e “complottisti” era molto limitato. Ho sempre trovato la fantasia indissolubile dalla scienza, ho sempre cercato quel riferimento anche microscopico in ogni leggenda, credenza, mito. La fantascienza è la branca del fantastico che più mi permette di dare sfogo ai miei viaggi, a ipotesi e supposizioni basate su questi elementi, con un approccio per quanto possibile scientifico e verosimile. Quindi, per quanto voglia che le mie opere siano puro intrattenimento, non mi dispiacerebbe sapere che un lettore si sia andato a cercare l’avvenimento X o il dato Y riferito a storie di sua conoscenza, ma su cui magari non aveva mai indagato o prestato attenzione. Visto il lavoro di documentazione che faccio ad ogni mia opera, poi, sarebbe un bel riconoscimento 

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Metto quasi sempre qualche dettaglio, cose di poco conto per lo più. La stragrande maggioranza dei lettori non se ne accorgerà nemmeno, ma è divertente la reazione di alcuni amici che mi conoscono bene 

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Il mio più grande, sconfinato, e penso irrisolvibile problema penso sia l’incostanza. Posso scrivere 5000 parole in un giorno e scriverne 0 in un mese. Per quanto abbia le idee sempre chiare in testa sulla storia, sulle meccaniche, sui personaggi, semplicemente succede che molti giorni mi metta a fare altre cose e non riesca proprio ad aprire word. Una sorta di repulsione, un amore-odio alla poeta maledetto, solo che c’è ben poco di poetico in una produzione rarefatta: mentre è ovvio che la qualità sia il metro di giudizio primario, anche essere prolifici è molto importante, non fosse altro per una questione di branding sui social e altrove, di algoritmi dei vari store, e, non ultimo, di mero guadagno.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Ciò che mi piace di più è senza dubbio imbastire l’intreccio, visto che spesso e volentieri le mie storie sono abbastanza complesse. Adoro creare una struttura ad apertura progressiva ed esponenziale, che partendo da vicende apparentemente minimali e scollegate si dipana in qualcosa di sempre più grande e omnicomprensivo.

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  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

La classica risposta è “leggo di tutto”, ma la realtà è che leggevo di tutto prima di iniziare a scrivere. Dopo, salvo sporadiche eccezioni, ho iniziato a leggere solo ciò che ha contaminazioni fantascientifiche, anche in minima parte, per quanto riguarda la narrativa. Potrei quindi citarti Dick, Ballard, Matheson ma anche Cooper, Crichton, Rollins… indubbiamente la mia lettura preferita, finora, rimane “Incontro con Rama” di Clarke. Leggo poi, a fini di analisi e documentazione, molti scritti di diversi autori che propugnano teorie “alternative” su vari argomenti (mantenendo, com’è ovvio o come dovrebbe essere, un approccio molto scettico), come Graham Hancock, Rand Flem Ath, Mauro Biglino.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Sì, in tutto e per tutto. Il problema per un autore indie, dal mio punto di vista, non è tanto essere snobbati da un presunto “circuito ufficiale” fatto di blogger, giornalisti e agenti letterari con la puzza sotto al naso, ma da una serie di lettori che bolla un autopubblicato come un “rifiuto” dell’editoria, e non come una libera scelta. Costantemente, incessantemente, poi, i succitati blogger e giornalisti pubblicano articoli a rinforzo di questa tesi: d’altronde basta tenere sempre presente che la loro è un’analisi di parte, interessata, poiché tutti quelli che vanno per la loro strada non passano attraverso loro e i loro portafogli/diritti/royalties ecc. In quest’ottica “l’unione fa la forza” è quanto mai azzeccato, anche se spesso molti self publisher preferiscono scannarsi l’un l’altro mossi dall’invidia, dal sospetto, dai fraintendimenti.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Senza dubbio ho intenzione di darmi una mossa e recuperare un po’ di tempo perduto, visto che La Caccia è uscito il 22 settembre 2016 e l’ultima pubblicazione precedente era del 5 dicembre 2014. Terminerò quindi la saga del Progetto Abduction con altri due capitoli, che conto di far uscire a cadenza di tre-quattro mesi al massimo, e ho già pronto al 50% un romanzo autoconclusivo che si basa sulla leggenda urbana del Satellite Black Knight.

Grazie Riccardo per averci raccontato di te e del tuo rapporto con la lettura e la scrittura. Concordo con te (pur essendo una lettrice praticamente onnivora) sul fatto che la fantascienza offra grandi spazi per la curiosità e la fantasia e consenta (ancora) di indagare in modo avvincente sul mondo in cui viviamo, sulle sue contraddizioni e sui suoi misteri.

Auguri per i tuoi romanzi.

 

 

La caccia, Riccardo Pietrani * Impressioni di lettura

Questo romanzo breve di fantascienza, pur essendo il secondo episodio della saga Progetto Abduction, a mio parere è sufficientemente indipendente e può essere letto anche senza (o prima di) aver letto Missing Time. Infatti, pur trattando lo stesso argomento, narra la vicenda di personaggi diversi, Enrico e la sua fidanzata, Marzia, che, come i protagonisti di Missing Time, si trovano ad avere a che fare con il fenomeno dell’abduction (il rapimento da parte di alieni).
La storia è originale e ben condotta; i protagonisti ben disegnati e realistici, tanto che potrebbero essere i colleghi di lavoro o i vicini di casa.
La lettura è intrigante e tiene accesa la curiosità, che però non viene completamente soddisfatta perché il mistero sulle abduction non viene ancora svelato. I fili di questo interessante romanzo verranno quindi tirati in un prossimo sequel.

Il formato è ebook kindle e si può acquistare sullo store Amazon.

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Questa la sinossi
Enrico è al settimo cielo. Il tumore al cervello che gli era stato diagnosticato e per il quale avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico sembra inspiegabilmente scomparso.
Tornato a casa, viene contattato da un suo vecchio compagno delle scuole medie, Antonio Mandara, che stranamente è al corrente del suo stato di salute. Enrico scoprirà che un intero gruppo di persone è venuto a sapere delle sue condizioni… e che la risposta al mistero potrebbe risiedere in ciò che è accaduto due settimane prima, quando nel suo quartiere è stato avvistato qualcosa di indecifrabile.

La cover è opera di Mala Spina.

La caccia, Riccardo Pietrani * Presentazione

È uscito oggi, 22 settembre 2016, il romanzo di fantascienza La caccia, secondo episodio della saga Progetto Abduction, un romanzo di fantascienza scritto da Riccardo Pietrani, un autore di cui ho apprezzato le precedenti pubblicazioni.

Il formato è ebook kindle e si può acquistare sullo store Amazon.

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Questa la sinossi

Enrico è al settimo cielo. Il tumore al cervello che gli era stato diagnosticato e per il quale avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico sembra inspiegabilmente scomparso.
Tornato a casa, viene contattato da un suo vecchio compagno delle scuole medie, Antonio Mandara, che stranamente è al corrente del suo stato di salute. Enrico scoprirà che un intero gruppo di persone è venuto a sapere delle sue condizioni… e che la risposta al mistero potrebbe risiedere in ciò che è accaduto due settimane prima, quando nel suo quartiere è stato avvistato qualcosa di indecifrabile.

La cover è opera di Mala Spina.

 

Riporto anche la sinossi del primo episodio, dal titolo Missing time.

La nostra mente non è in grado di concepire la quarta dimensione, il tempo: ci limitiamo a suddividerlo tramite un’unità di misura convenzionale. Senza questo parametro per noi il tempo non esiste, e i giorni si susseguono scanditi solamente dall’alternanza fra la luce e le tenebre.
Per questo motivo molta gente non si accorge della sparizione di intere porzioni di tempo dalle proprie vite. Possono essere pochi minuti, o addirittura pochi secondi, per i nostri orologi. Può accadere a chiunque, in ogni momento.
Anche mentre stai leggendo queste righe.
E non è un fenomeno naturale.

A questo link si possono leggere le mie impressioni di lettura su Missing time.