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La zona extramondo – Riccardo Pietrani – Segnalazione

Segnalo il nuovo romanzo di Riccardo Pietrani, genere fantascienza/thriller tecnologico, disponibile su amazon sia in formato ebook che cartaceo. A questo link potete leggere anche l’intervista che gli ho fatto. E, se cercate nel blog il suo nome, potrete leggere le mie impressioni di lettura a diversi dei suoi romanzi.

Questa la sinossi

Stato della Chiesa, 1561
Un capitano di vascello e la sua ciurma, di ritorno da un viaggio nelle Americhe, si sacrificano alle torture dell’Inquisizione pur di tenere nascosto il diario di bordo della spedizione e i suoi sconvolgenti segreti.

USA, dicembre 2012
Kayn Grimm, ex professore di genetica, riceve una telefonata da una misteriosa donna che sostiene di avere informazioni sulla morte del padre, avvenuta molti anni prima in circostanze anomale.

Germania, dicembre 2012
Le vicende di un killer russo, Viktor Zagaev, e del detective sulle sue tracce, Matthias Wichmann, si intrecciano con quelle di una oscura organizzazione alla ricerca di un luogo leggendario che svelerebbe il potenziale nascosto nel DNA umano e il destino dell’intero universo.

LA ZONA EXTRAMONDO cover ebook R Pietrani

Un brano

Richiuse il frigo, prese due bicchieri dalla mensola, ci versò il latte e ne porse uno a Greta. «Adesso dimmi, però, cosa pensi di trovare qui. E come.»

Lei fece un sorso, immersa nella contemplazione del mobilio, lussuoso ma dallo stile superato. «Lo studio di tuo padre c’è ancora, vero?» chiese, appoggiando il bicchiere sul tavolo. «Puoi mostrarmelo?»

«Certo, non c’è problema. Abbiamo rimesso tutto a posto dopo la visita di quegli stronzi, e da allora non ho toccato più nulla.»

Salirono assieme le scale in legno ed entrarono. Lo studio era abbastanza piccolo rispetto alle altre stanze della casa. La parte centrale era occupata dalla scrivania su cui troneggiavano due vecchi computer Commodore 64, circondati da una gran quantità di matite e penne, tutte riposte in ordine negli appositi portaoggetti. Sembrava proprio la postazione di qualcuno che dovesse tornare da un momento all’altro per continuare il lavoro interrotto. Invece, erano passati oltre venticinque anni dall’ultima volta che suo padre ci aveva messo piede.

Greta si guardò intorno, facendo scorrere le dita tra i lunghi filari di volumi ordinati con cura sui ripiani.

«Dal Big Bang ai buchi neri, di Stephen Hawking…»

«Mio padre era pazzo di quel libro. L’ho letto anch’io, anche se…»

Alla ragazza brillarono gli occhi. Sfogliò il libro fino alla quarta di copertina e iniziò a tastare la rilegatura in cerca di rigonfiamenti.

Kayn la guardò perplesso. «Cosa stai facendo?»

Lei non rispose e continuò a esaminare il volume, fino a che non individuò una minuscola piega. Ci infilò un’unghia e iniziò a tirare, portando alla luce un piccolo alloggiamento. Strappò via il velo di carta che lo ricopriva ed estrasse un foglio ripiegato all’apparenza molto antico, custodito in una busta di plastica.

Un’espressione di sincero stupore si disegnò sul viso del professore, che si avvicinò per guardare meglio. «Cosa diamine è? Sembra una pergamena!»

Greta diede un’occhiata sommaria e se lo infilò in tasca. Poi si avvicinò a Kayn. «Ricordi quando ti ho detto che non sapevo mentire?»

«Eh?» balbettò lui inebetito.

Con un gesto fulmineo, Greta estrasse una piccola siringa dalla tasca e gli iniettò un potente narcotico nel collo.

Prima che potesse rendersene pienamente conto, il genetista crollò sul pavimento privo di sensi.

«Mentivo.»

L’autore…
Nato il 12 febbraio 1981 nella provincia milanese, all’età di 3 anni circa subisce un’abduction, durante la quale gli viene installato nel cervello un microimpianto. Il manufatto alieno si attiverà a 17 anni causando l’epilessia e un tumore al cervello, ma gli darà modo di comprendere appieno la delicatissima missione della quale è stato investito. Quando non è intento a ordire la macchinazione che devierà il corso della storia della razza umana, si diletta con la scrittura.

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Il grande contagio – Charles Eric Maine * impressioni di lettura

(Titolo originale “The Darkest of Nights”, Traduzione di Andreina Negretti; originale pubblicato nel 1962; edizione italiana del 2009)

La dottoressa Pauline Brant lavora a Tokyo, nella sede dell’Organizzazione Internazionale Ricerche Virus. Il virus Hueste, letale e potente, si sta diffondendo da pochi mesi fra le popolazioni del pianeta, con una rapidità drammatica. Gli scienziati di tutto il mondo sono alla ricerca di un vaccino ma se anche questo verrà trovato, di certo non sarà abbastanza presto per evitare la morte di milioni di persone.
Pauline rientra a Londra, dove vive Clive, il marito, giornalista ed ex inviato. Quando i due si rivedono lui le chiede il divorzio, perché intende sposare la figlia di un magnate della TV americana. In realtà il matrimonio fra i due è finito, ma Pauline esita prima di acconsentire al divorziare. Va ad abitare in albergo invece che in casa con Clive e nei giorni successivi offre la sua attività di medico alla sede londinese dell’O.I.R.V., trovandosi così nuovamente impegnata a operare contro il virus Hueste.
Clive, dopo un breve giro in oriente per capire la portata dell’epidemia, cosa impossibile a causa della censura in vigore nei vari paesi, raggiunge la fidanzata a New York e prende accordi con lei e il padre per il lavoro che svolgeranno insieme, una sorta di documentario per la TV. Infine torna a Londra.

Il diffondersi dell’epidemia fa sì che nei vari stati si costruiscano rifugi in cui far vivere in isolamento e quindi protette le persone più importanti, ovvero i vertici politici e finanziari nonché i medici e gli scienziati. Pauline, nonostante un’incertezza iniziale, accetta di scendere in uno di tali rifugi per proseguire il suo lavoro di medico, mentre Clive, raggiunto dalla fidanzata, inizia con lei a raccogliere filmati e testimonianze di quanto avviene.
Ben presto gruppi di persone escluse dai rifugi salvavita si ribellano alle autorità e si scatena, com’era prevedibile, una guerra civile.
Il romanzo segue prevalentemente le vicende di Clive, uomo ambizioso e opportunista, anche cinico, ma non privo di un proprio sistema di valori; un personaggio umano e complesso, a mio parere. Verso la fine del libro, prima di operare una scelta molto rischiosa, così Maine ci descrive il suo pensiero:

Era uno di quei punti di svolta della vita in cui era necessario prendere decisioni rapide, fulminee, per il meglio o per il peggio, quai che fossero le conseguenze. Rifletté profondamente per cinque secondi e poi prese la sua.

Maine mostra quello che potrebbe avvenire delle nostre società in una situazione estrema come quella causata dal virus Huesta, in cui le autorità si arrogano il diritto di scegliere chi può sopravvivere e la popolazione ovviamente non intende accettare passivamente il proprio destino; l’autore descrive in modo realistico il comportamento di alcune persone: Clive, Pauline, altri dottori dell’O.I.R.V., alcuni ribelli.
E realistica è, secondo me, la raffigurazione dei cambiamenti, per lo più violenti, causati dall’epidemia nelle varie nazioni: nonostante l’incombere della minaccia mortale rappresentata dal virus, l’uomo non riesce a instaurare con i suoi simili una collaborazione per lottare contro il pericolo comune, ma si affida ad atti di forza per sopravvivere e/o per approfittare dell’occasione per rovesciare lo status quo. Sono abbastanza sicura che, in circostanze analoghe, le cose si svolgerebbero più o meno nel modo immaginato da Maine.

Piccola sincronicità a margine: il libro che ho letto prima di questo era di Stephen King, nato nel Maine: l’autore de “Il grande contagio” ha per cognome, sia pure dello pseudonimo, Maine…

cover il grande contagio Maine

L’autore

Charles Eric Maine è lo pseudonimo dello scrittore David McIlwain, nato a Liverpool il 21 gennaio 1921 e scomparso a Londra il 30 novembre 1981. Ha lavorato per radio e TV inglesi sia come tecnico che come autore e ha pubblicato numerosi romanzi, firmando alcuni polizieschi con il nome di Richard Rayner e di Robert Wade.

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Abrakadabra – Storia dell’avvenire – Antonio Ghislanzoni * impressioni di lettura #1

Antonio Ghislanzoni nacque a Lecco nel 1824 e morì a Caprino Bergamasco nel 1893.
Sfuggito agli studi in seminario da giovane cantò come baritono per poi dedicarsi alla scrittura sia come romanziere che come autore di libretti d’opera che come redattore di vari giornali anche umoristici.
Fra gli oltre 60 libretti d’opera di cui è stato autore il più famoso è quello per “Aida” di Giuseppe Verdi.

Il romanzo “Abrakadabra – storia dell’avvenire”, pubblicato nel 1884, è definito di fantascienza, per la precisione fantascienza umoristica, e l’ho letto, qualche anno fa, mossa dalla curiosità di scoprire quale tipo di futuro si immaginava un intellettuale nel 1884.

La lettura non è molto fluida, la scrittura è ottocentesca, ma ho trovato delle idee interessanti e/o curiose.
Nel seguito la prima parte delle mie impressioni di lettura, i testi in corsivo sono citazioni dal romanzo.

Il romanzo in realtà è una storia nella storia, o meglio viene introdotto da una sorta di cornice che ne rappresenta circa un’ottava parte.

Abrakadabra è un eccentrico personaggio, un uomo di cinquant’anni, magro, sparuto… ricco e di cuore che si trasferisce in un paesino, dove conquista il curato, il sindaco e il farmacista inviando a ciascuno di loro un biglietto da 500 franchi.
I tre diventano suoi visitatori assidui e lui ascolta le loro discussioni sulla politica e la religione, senza intervenire mai.
Il curato rappresenta la forza reazionaria, il sindaco il liberale moderato e il farmacista il progressista, l’utopista rivoluzionario.

Una sera, dopo che i suoi ospiti hanno esposto ciascuno le proprie idee, Abrakadabra dice di essere vicino a trovare la luce e, dopo lunghe riflessioni solitarie, la sera successiva invita a cena i tre e parla loro delle conclusioni a cui è giunto, affermando che L’istoria del passato e del presente sono una conseguenza logica dell’istinto umano che non può mutarsi. Studiate in voi stessi le leggi di questo istinto e avrete la istoria dell’avvenire. Infine inizia a narrare la sua storia, che è il vero e proprio romanzo di fantascienza, e da questo punto in poi né lui negli altri personaggi incontrati fino qui compaiono più.(almeno nella versione in ebook che ho letto).

Colpisce subito l’inizio della storia (ovvero del settimo capitolo): A quell’epoca – parlo del 1977 – l’Unione Europea era un fatto compiuto.

Nei capitoli dal settimo al nono viene descritta la situazione politica e sociale, le cui caratteristiche principali sono le seguenti:

  • Si è formata gradualmente l’Unione Europea, ma di essa non fa parte la Gran Bretagna, perché si è capovolta ed è stata sommersa dall’oceano.

  • Sentendo l’esigenza di una lingua comune si tenta di crearne una, ma l’esperienza fallisce e infine viene assunto il francese come lingua cosmica.

  • Roma viene distrutta e la capitale d’Italia diviene Napoli.

  • Viene istituita la coscrizione agraria al posto di quella militare, perché l’agricoltura è una necessità dell’esistenza umana e solo gli eletti dell’intelligenza sono dispensati dal prestare servizio come agricoltori, servizio che viene svolto da tutti gli altri dai venti ai venticinque anni d’età.

 

cover Abrakadabra

 

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Svegliatevi dormienti -Philip K. Dick * citazione

(titolo originale The Crack in Space, 1966; trad. Simona Fefè (200))

In questo romanzo, ambientato nel 2080, Dick immagina che per la prima volta in USA venga eletto un presidente di colore.

A parte ciò volevo riportare un brano sui sogni, intesi come aspirazioni, che viene pronunciato da un personaggio secondario, quasi alla fine del romanzo.

«Se hai nutrito delle speranze,» spiegò Hadley dopo una pausa «tirare avanti dopo averle perdute diventa difficile. Abbandonare i sogni non è complicato; quella è la parte facile. Qualche volta capita di doverlo fare. Ma dopo…» gesticolò lamentandosi. «… Con che cosa li sostituisci? Con niente. E il vuoto è spaventoso. Immenso. E in un modo o nell’altro assorbe tutto il resto; qualche volta è più grande del mondo intero. E cresce. Si fa infinito. Capisci di che cosa sto parlando?»

cover Svegliatevi dormienti_0002

 

 

 

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Glitch (Wired Vol. 1) – Mirya * Impressioni di lettura

Una bella storia d’amore, soprattutto.
I protagonisti, adolescenti, riescono a superare ciascuno le proprie paure e i propri pregiudizi e a capire che possono davvero fidarsi l’uno dell’altra, nonostante le differenze tra loro.
Sì, perché in certo modo sono come Giulietta e Romeo, le loro famiglie appartengono a classi diverse e loro stessi, pur essendo entrambi Wired, lo sono in modo diverso.
È molto bello e originale il cammino che percorrono insieme per crescere e far uscire alla luce i sentimento che c’è fra loro.

cover Glitch

L’ambientazione, fantascientifica, può sembrare già vista, e magari lo è: una scuola per ragazzi superdotati; c’è il Male che incombe su tutti loro a anche sul mondo. Ma del resto si è già scritto di tutto, la bravura di un autore – autrice in questo caso – sta nell’esprimere qualcosa di nuovo su un canovaccio già visto, nel raccontare in modo diverso una storia che sembrava di conoscere, ma la conoscevamo diversa, non era così, i personaggi non agivano e non pensavano come Leanne, Caleb e i loro amici.
Ho letto Harry Potter, la saga di Terramare e diversi romanzi young adult in cui ci sono storie simili a questa. Ma l’ho trovata comunque diversa dalle altre, originale e mi è piaciuta. E non ha niente da invidiare alle storie più famose.

Infine, da sottolineare, la bravura dell’autrice con le parole, le frasi. Una scrittura davvero di alto livello e, nello stesso tempo, molto fluida e chiara.

Sinossi

A partire dalla generazione 3.0, gli esseri umani si sono abituati a essere quasi sempre connessi al web, tramite il portale installato nella nuca. Ma alcuni di loro sono davvero sempre connessi, e possono accedere a un’altra realtà virtuale, in cui si trova la loro altra anima.
Considerati pericolosi dal resto dell’umanità, i Wired vivono nascosti e sono educati in scuole nascoste, dove imparano a gestire i loro poteri e i loro Alter.
Leanne non sapeva di essere una Wired impura, finché non ha percepito la sua Alter.
Caleb ha sempre saputo di essere un Wired puro, nato e cresciuto per onorare il DNA della sua famiglia.
Il loro odio dura da più di quattro anni.
Il loro amore è appena iniziato.
E tutto il Mondo Connesso scommette contro di loro.

L’autore

Mirya vive a Ferrara con il marito, il figlio e un gran numero di personaggi immaginari. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani. Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.

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Follia per sette clan – Philip K. Dick * citazione

(titolo originale Clans of the Alphane Moon, 1968; trad. Paolo Prezzavento (2005))

Questo romanzo di Dick mi ricorda Illusione di potere, perché in entrambi c’è un rapporto marito-moglie che non funziona e in cui lei, almeno apparentemetne, è in una posizione di maggior potere rispetto a lui.

A parte ciò volevo riportare la frase seguente, che mi ha colpito e che, probabilmente, in alcuni (o in molti?) casi corrisponde al vero.

«C’è una legge» disse Chuck «che io chiamo la Terza Legge di Rittersdorf sulla Diminuzione delle Rese, che stabilisca che quanto più a lungo svolgi un lavoro, tanto più immagini che abbia sempre minore importanza nell’ordine generale delle cose.»

 

cover Dick follia per 7 clan

 

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Almanacco: scrittori nati il 29 ottobre

un grande racconto…

Antonella Sacco

Fredric Brown

(1906 – 1772), scrittore statunitense.
Ho letto di lui solo alcuni racconti di fantascienza, di cui uno “Sentinella” era nell’antologia di italiano della scuola media e per la prima volta l’ho letto proprio lì (di mia iniziativa, non come compito) e non l’ho più dimenticato. Poi l’ho riletto nell’antologia “Le meraviglie del possibile”, qualche anno fa. Trovo che sia uno dei racconti migliori che ho mai letto. Sia come scrittura e costruzione che come messaggio.

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