FUORI DAL LIBRO capitolo III – Cappa e spada

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FUORI DAL LIBRO foto x cap 3

FUORI DAL LIBRO

Capitolo III– Cappa e spada

(Voce narrante) Iolanda, Martin, Antonio e il Professore si inoltrano nel parco, percorrendo un vialetto illuminato dalla luce della luna che filtra fra gli alberi. Camminano silenziosi e assorti nei propri pensieri.

(Martin, indicando avanti, sulla sinistra) Guardate, c’è qualcun altro. Laggiù oltre quel cespuglio.

(Iolanda) Non vedo nessuno, Martin, il cespuglio mi è nascosto dalle ombre che quel ramo di quercia antica fa calare davanti al mio viso. Forse devo venire più avanti. Aspettatemi, le caviglie mi fanno ancora male e le forze sono poche.

(Professore) Dove è finito? Sono convinto anch’io, come Martin, che ci fosse qualcuno… Antonio, tu l’hai visto?

(Martin) Ecco! C’è proprio qualcuno, e non una sola ombra ma diverse. Mi pare anche di sentire dei rumori. Rumori metallici…

(Voce narrante) Iolanda corre a nascondersi dietro un albero. Non sopporta l’eco di quel rumore di metallo.

(Iolanda) Martin, Professor Knowall, Antonio: vi prego salvatemi. Sono venuti a prendermi di nuovo. Avanzano. Sentite il rumore delle catene? Cercano me, lo so. Vi supplico, aiutatemi.

(Martin) Non posso crederci. Sono spade quelle che luccicano ai raggi di luna. E il rumore viene dal loro incrociarsi. Sarà meglio tornare indietro.

(Antonio) Eccomi Iolanda, dammi la mano, stiamo insieme agli altri, saremo più protetti se rimaniamo uniti.

(Professore) Giusto, giusto, consiglierei prudenza. Rimaniamo in disparte e aspettiamo l’evolversi della situazione. Vorrei capire che succede, le fronde ci impediscono una visione ottimale, ma… Perbacco! Martin, hai ragione, sono spadaccini, stiamo assistendo a un duello in piena regola!

(Voce narrante) Alla luce incerta della luna si distinguono alcune figure impegnate in un combattimento all’arma bianca, in mezzo agli alberi. La tenzone si risolve in fretta, i componenti della fazione sconfitta fuggono rifugiandosi nel folto del bosco, mentre i vincitori urlano contro di loro frasi di minaccia e scherno. Sul luogo del duello rimangono quattro uomini che, dopo aver rinfoderato le spade, si complimentano fra loro del successo ottenuto dandosi vigorose pacche sulle spalle. Nel buio si distinguono le silhouette dei loro corti mantelli e degli strani cappelli che indossano.

Martin e il Professore avanzano un po’, Antonio li segue, tiene per mano Iolanda che cerca di nascondersi dietro alle sue spalle.

La giovane donna appare ora in un atteggiamento insolito, a metà fra lo spavento e la curiosità.

Chi sono quegli uomini misteriosi?

(Professore, sottovoce) Ehm, che dite, ci facciamo vedere? Ora mi sembrano tranquilli, ma fino a un minuto fa combattevano con delle spade vere… D’altra parte, se ci vedono prima loro forse è peggio.

(Martin, incerto) Potrebbero essere attori… In tutti i casi sarà meglio parlare con loro, visto che non c’è modo di nasconderci. Mi sembra che siano voltati proprio da questa parte…

(Professore) E non spingere Martin! Va bene, ci parlo io.

(Voce narrante) I quattro uomini, nell’ombra, si mettono in guardia sentendo le voci. Uno di loro si fa avanti sguainando la spada. Ora la luna rivela il suo aspetto. È un uomo molto robusto con i capelli lunghi e una folta barba ben curata, indossa stivali alti e ha una croce ricamata sulla pettorina. Lo sconosciuto si rivolge al Professore.

(Sconosciuto 1) Poffarbacco! Chi va là? Fatevi avanti felloni!

(Professore, alzando le mani aperte per far vedere che non ha intenzioni bellicose) Calma, calma, signori! Non c’è bisogno di agitarsi, noi siamo qui solo di passaggio, abbiamo notato la vostra, ehm… discussione di poco fa. Stavamo solamente passeggiando in questo bosco in cerca della strada di casa. Ci stavamo chiedendo se voi potevate indicarci la via.

(Sconosciuto 2, più magro del compagno e anche più giovane) Dove sono le vostre spade? A quale guardia appartenete? Non ho mai visto divise come le vostre. (va verso Martin e il Professore, mentre Antonio continua a restare indietro con Iolanda)

(Martin) Non indossiamo divise e non abbiamo armi. Ci siamo solo persi. Sapete dove siamo?

(Voce narrante) Iolanda si stacca dalle spalle di Antonio, avanza con cautela. Si volta verso il Professore.

(Iolanda) Questi due sono anche diversi da voi. Non appartengono al vostro tempo, immagino.

(Sconosciuto 2) Una dama! (Si toglie il cappello piumato e si inchina rivolto verso Iolanda)

(Voce narrante) Di fronte a quel gesto, la giovane sorride, divertita ed incuriosita. I suoi affanni sembrano essere svaniti.

(Iolanda) Chi sei?

(Sconosciuto 2) Mademoiselle, il mio nome è D’Artagnan, moschettiere del Re. e Voi, come vi chiamate? (Poi si volta verso i compagni della giovane e, con tono ben diverso, le chiede) Siete forse in pericolo? Questi tali…

(Iolanda) Il mio nome è Iolanda. Vieni qui, avanza un po’, ti faccio conoscere i miei compagni. Li vedi quei due che ci camminano a fianco e quasi si spintonano? Si fanno chiamare scrittori. Uno è Martin e l’altro è il professor Knowall, che però dice di essere anche un pensatore. Questo amico vicino a me è Antonio: è lui che mi ha spezzato le catene, sai?

(D’Artagnan) Chi vi aveva imprigionata? Richelieu, il maledetto?

(Iolanda) Il maledetto? Chi è?

(Professore) Iolanda, sei un po’ troppo giovane per sapere chi è il Cardinale Richelieu… o forse dovrei dire: un po’ troppo “vecchia”? (Riflettendo a voce alta) Interessante paradosso, ci sarebbe da discuterne a lungo…

(Sconosciuto 1, affrontando con fare minaccioso il Professore) Quindi voi conoscete il perfido Cardinale! Se è vero che io mi chiamo Porthos, Barone du Vallon de Bracieux de Pierrefonds, voi avete tutta l’aria di essere una spia di quell’anima nera!

(Iolanda) Vecchia io?

(Professore, arretrando) Non lo conosco, diciamo che ne ho sentito parlare, ma non ho niente a che fare con lui. (Rivolto a Iolanda) Cara ragazza, non voglio dire che sei vecchia, anzi, sei molto giovane, quello che intendo è che tu non puoi conoscere persone che sono vissute molto dopo l’epoca da cui provieni. Come dicevo si tratta di un paradosso temporale, in questo luogo la linea del tempo come noi la conosciamo non sembra essere valida. Ci sei tu che vivi nel tardo medioevo, poi ci siamo noi tre, uomini del ventunesimo secolo, adesso sono apparsi questi signori che appartengono a un’altra epoca ancora, intermedia fra le nostre. Peraltro la loro effettiva esistenza non è del tutto certa, almeno come persone reali, dovrebbero essere solo dei personaggi di fantasia e…

(Porthos) Di cosa andate vaneggiando? Volete assaggiare il filo della mia spada per valutare se è reale o di fantasia?

(Voce narrante) Intervengono gli altri due sconosciuti, rimasti finora in disparte, per placare l’ira del loro focoso compagno.

(Sconosciuto 3) Lascia a riposo la tua lama, amico mio. Non vedi che quest’uomo è disarmato?

(Antonio) Siamo disarmati, confusi e bisognosi di aiuto, si dice che i Moschettieri siano generosi e dotati di grande senso dell’onore, forse potreste aiutare dei viandanti smarriti, stanchi e affamati?

(Sconosciuto 4) Parole sagge, signore, il combattimento di poc’anzi mi ha messo un certo appetito, e non disdegnerei neanche un boccale di birra fresca. Io sono Olivier de Bragelonne de la Fère, ma tutti mi conoscono come Athos. Voi a che casata appartenete?

(Antonio dopo un attimo di riflessione) Sono Antonio Scossa de Château Genzanò, umile vostro servitore, mastro ebanista e studioso.

(Professore, rivolgendosi allo sconosciuto 3) E quindi voi, tutto vestito di nero… lasciatemi indovinare, siete forse Aramis?

(Sconosciuto 3) René d’Aramis de Vannes, per la precisione. Vedo che la mia fama mi precede…

(Iolanda) Io…sono io, Iolanda. Non saprei cosa altro aggiungere. Lo stomaco brontola anche a me. Potrei cercare fra le erbe, magari trovo qualcosa di adatto per preparare una pozione di ristoro per le nostre forze. Capisco che a questa fame si debba rispondere con cibo robusto ma non so come rimediare. Martin, perché te ne stai in disparte? Tu hai fame?

(Martin) In questa situazione così strana non riesco a pensare al cibo. Vorrei capire dove siamo e perché. Il resto mi interessa poco.

(Porthos) Dove siamo? Dietro il Convento delle Carmelitane Scalze, perbacco.

(Athos) Porthos, temo che ti sbagli. Questo parco è simile, ma non è quello.

(Iolanda) Io invece ci penso alla fame. Sapete da quanto tempo è che sono a digiuno? A dire la verità, non ricordo neppure io quando è stata l’ultima volta che ho mangiato qualcosa. Quelli, prima di legarmi, non si sono preoccupati di darmi del cibo. Poi è arrivato il fuoco e non ho più pensato alla mia fame. Ora però mi sento più tranquilla e vorrei anche ritemprare le forze. Athos, Porthos: chi vi segue?

(Voce narrante) Altri quattro uomini si avvicinano, portando cesti e bagagli vari.

(Porthos) Mousqueton, eccoti qua! Muoviti, che mademoiselle Iolanda ha bisogno dei tuoi servigi, non dubito che riuscirai a mettere insieme qualcosa per rifocillare lei e i suoi compagni, oltre a noi quattro, dico bene Aramis? (Rivolto a Iolanda) è un briccone, come tutti i normanni, il mio Mousqueton, ma in fondo è un bravo ragazzo.

(Voce narrante) Athos fa un semplice gesto con la mano a uno dei nuovi arrivati, il quale, insieme agli altri tre, inizia a tirar fuori dai cesti diverse qualità di vettovaglie.

(Iolanda, agitando le braccia) Antonio, Antonio, vieni! Guarda. Ora sì che possiamo saziare la nostra fame. Porthos, ti rendo grazie. A te e ai tuoi amici.

(Voce narrante) Mentre la ragazza e i suoi compagni si avvicinano ai valletti e ai loro bagagli, accompagnati da Porthos e da D’Artagnan, gli altri due moschettieri restano in disparte, parlottando fra loro.

(Antonio) Mangiare non potrà che farci bene, niente unisce come consumare un pasto assieme, e magari ci renderemo conto se questo che ci appare come un sogno non sia invece una splendida avventura. Non so se vi rendete conto di come mi senta, stiamo per mangiare con i Moschettieri del Re!

(Voce narrante) In poco meno di cinque minuti, viene steso a terra un drappo bianco, simile ad un lenzuolo o ad una tovaglia. Su quella tavola estemporanea vengono appoggiati cibi succulenti, posizionati alla meglio su vassoi di fortuna, quali fogliame secco e pezzi di corteccia.

Antonio non crede ai suoi occhi: selvaggina alla griglia, pane integrale e frutta. Sì, anche mele e pere!

Iolanda sembra aver perso di nuovo la parola. È rimasta immobile davanti a tutta quella abbondanza.

Il Professor Knowall sorride sornione, in cuor suo è contento per quel cibo, ma cerca di non darlo a vedere: ha un ruolo da sostenere.

Martin pare quello più distaccato. Forse la sua smania di tornare alla vita normale gli ha fatto dimenticare persino la fame.

I valletti, intanto, invitano gli astanti a prendere posto intorno a quella mensa.

(Iolanda, rompendo all’improvviso ogni indugio) Amici, cosa aspettiamo?

(Voce narrante) Mentre gli altri fanno onore a quella mensa improvvisata Athos e Aramis, rimasti in disparte, richiamano i loro valletti personali che, dopo aver parlottato brevemente con i due moschettieri, si allontanano inoltrandosi nel folto del bosco.

Il professor Knowall ha notato questa manovra e raggiunge i due uomini.

(Professore) E voi signori, non avete fame? Dove sono andati i vostri servitori?

(Aramis) Questo posto non è sicuro. Sono quasi certo che non siamo più nei pressi di Chantilly, anche se il bosco è simile. Non capisco come siamo arrivati qui, ci eravamo appena riuniti, dopo avere viaggiato ognuno per conto proprio da Parigi, quando improvvisamente è calata una spessa nebbia, appena si è dissolta siamo stati attaccati dalle guardie di Rochefort, lo sgherro del Cardinale, ma siamo riusciti a batterli e sono fuggiti. Abbiamo mandato Grimaud e Bazin, i nostri valletti, sulle loro tracce, temo che stiano preparando una controffensiva.

(Athos) Io non credo che avranno voglia di farsi vivi tanto presto, hanno assaggiato il filo delle nostre lame e correranno con la coda tra le gambe per un bel pezzo prima di pensare a rifarsi.

(Porthos) Athos, Aramis! Cosa fate ancora là? Venite a mangiare insieme a noi e a questi nuovi amici. (Poi, rivolto a Iolanda e agli altri) Perché indossate abiti così strani? E portate capelli così corti?

(Iolanda) Avevo lunghi capelli biondi. Mi piaceva lisciarli alla sera, prima di stendermi sul giaciglio. Erano davvero belli, sapete? Poi…(la ragazza si piega su stessa, intonando un pianto senza consolazione).

(D’Artagnan, premuroso) Mademoiselle, non piangete. Chiunque siano i vostri nemici dovranno vedersela con me e i miei compagni. E sono davvero in pochi coloro che possono raccontare di aver duellato con noi…

(Antonio) La nostra amica ha sofferto molto a causa di ecclesiastici tutt’altro che animati da spirito cristiano. Veniamo da posti molto lontani tra loro e ci siamo incontrati per caso, o forse per destino. Ora non abbiamo una meta precisa, volevamo uscire da questo bosco.

(Martin) Dunque, se ho ben capito, nemmeno voi sapete dove siamo… (poi più piano, rivolto solo al Professor Knowall) Non riesco a capire come possiamo trovarci veramente davanti ai moschettieri. Credevo… (Si interrompe e scuote il capo). Niente.

(Professore) Martin, capisco le tue perplessità ma, in fondo, non abbiamo già accettato la presenza fra di noi di una ragazza che viene dal medioevo? Non vedo che differenza possano fare quattro guardie del Re di Francia. Anche se, in effetti, loro sono dei personaggi partoriti dalla fantasia di uno scrittore, o forse i moschettieri sono esistiti veramente e questi sono i soldati a cui Dumas si è ispirato… Con questo non voglio dire che la situazione non sia strana comunque, tutt’altro.

(Porthos, addentando una coscia di pernice) Messere Knowall, voi siete un uomo di lettere, vero? È per questo che parlate in maniera così strana? Venite qua, prendete un boccale di questo ottimo borgogna, magari vi schiarirà le idee. Dal nome mi sembrate inglese, non credo che nella vostra isola nebbiosa si trovi facilmente un nettare così prelibato.

(Professore, sorridendo) In realtà sono nato in Nuova Zelanda, una terra che nella vostra epoca non è ancora stata… ehm, lasciamo perdere. Certo, signor Porthos, assaggio volentieri un po’ di vino.

(Iolanda) No, no, non piango più. Questo cibo è molto buono e voi siete tutte brave persone. Certo, non capisco niente di quello che dite ma non mi importa. Non so quali domande vi assillano e non comprendo perché volete andare via da qui. Io sto così bene!

(Martin) Non ti preoccupare, dubito che riusciremo ad andare via da qui.

(Professore, rivolto a D’Artagnan) Messere, se non sono troppo indiscreto, posso chiedervi per quale motivo le guardie del Cardinale vi stanno dando la caccia?

(D’Ardagnan, sulla difensiva) Signor Knowall, la nostra missione è segreta. Posso solo dirvi che ne va dell’onore della Regina di Francia. Vi prego di non chiedermi altro.

(Professore) Non insisto, perdonate la mia curiosità.

(Voce narrante) Il gruppo riprende a mangiare e a bere, accantonando per un poco gli interrogativi e le ipotesi. Mentre il Professore propone un brindisi per festeggiare l’incontro e la merenda consumata insieme, una figura sbuca in lontananza e si avvicina correndo.

(D’artagnan) Athos, guardate, Grimaud.

(Aramis) Deve avere notizie sugli sgherri del cardinale.

(Voce narrante) Intanto il servitore ha raggiunto i commensali e riprende fiato.

(Athos) Allora, Grimaud, cosa ci dite?

(Grimaud) Le guardie hanno incontrato un altro drappello e stanno tornando verso questo bosco.

(Aramis) E Bazin?

(Grimaud) È rimasto indietro per controllare i movimenti delle guardie.

(Athos) Quanto sono lontane?

(Grimaud) Pochi minuti.

(Voce narrante) Il professore, Martin e Antonio si scambiano uno sguardo preoccupato. Iolanda li osserva, allarmata, anche se non le è ben chiaro cosa deve temere.

(Iolanda) Professore, Martin, Antonio: ditemi, siamo forse in pericolo?

(Professore) Cara Iolanda, credo che sia arrivato per noi il momento di allontanarci. Questi signori sono uomini d’arme, penso che non sia il caso di trovarci coinvolti in una lotta, siamo disarmati e inesperti, non saremmo di nessun aiuto, anzi, potremmo rappresentare un intralcio per i valorosi moschettieri.

(Iolanda) Mi dispiace, stavo bene in loro compagnia. Abbiamo pure rifocillato lo stomaco. E, ditemi, amici, dove ci dirigeremo?

(Antonio) Be’ visto che le guardie del Cardinale stanno arrivando da quella parte, direi di svignarcela in direzione contraria.

(Athos) Avete ragione, dovete mettervi al sicuro e portare lontano mademoiselle Iolanda. Forse due dei nostri valletti potrebbero accompagnarvi.

(Bazin, sbucando di corsa dalla boscaglia) Padron Aramis! Rochefort e le sue guardie stanno arrivando!

(Aramis, sguainando la spada) Troveranno pane per i loro denti! Presto, Martin, Antonio, Professore, mettete in salvo la donzella, allontanatevi da qui, se volete che Mosqueton o un altro dei nostri servitori vi accompagni per proteggervi…

(Professore) No, grazie, nobili signori, voi avete un compito importante da compiere, avrete bisogno di tutto il supporto che i vostri aiutanti potranno darvi. Ce la caveremo da soli. Noi non abbiamo niente da temere da quei soldati, se non ci troveranno qui non sapranno neanche della nostra esistenza. È stato un onore e un piacere incontrarvi, vi siamo debitori, ma non sapremmo come aiutarvi, è meglio se ce ne andiamo.

(Porthos) E allora fuggite. Moschettieri del Re! Tutti per uno…

(Gli altri moschettieri, in coro, incrociando le spade) …e uno per tutti!

(Voce narrante) Il Professore, Martin, Iolanda e Antonio cominciano ad allontanarsi, quest’ultimo, però, fatti pochi passi si volta e grida all’indirizzo dei moschettieri.

(Antonio) Amici, ricordate, non fidatevi delle belle ragazze bionde!

(Professore) In effetti, se non ricordo male, nel libro Athos dice più o meno: “Mio caro, io diffido delle donne; che volete, ho le mie buone ragioni, specialmente delle donne bionde. Perché Milady è bionda, così mi avete detto?” E visto che un tempo lei era stata sua moglie ha tutte le ragioni di…

(Martin) Cosa glielo dici a fare? Non credo si possa cambiare la loro storia.

(Iolanda) Storia? Di cosa parlate? Martin, Professore: conoscevate già queste persone?

(Martin) Non esattamente. Nel senso che non si può parlare proprio di conoscenza. Ad ogni modo credo che sarebbe meglio rimandare il discorso a quando saremo più lontani e intanto allungare il passo.

(Iolanda) Mi dispiace lasciare quelle persone ma mi rimetto alla vostra volontà, amici. Siete voi quelli che ho deciso di seguire e con voi voglio venire.

(Antonio) Andiamo, sono certo che se la caveranno benissimo da soli. Sono Moschettieri del Re signori miei, Moschettieri del Re!

(Voce narrante) Detto questo Antonio senza altro indugio riprende il cammino. Iolanda lo segue prima titubante, per poi accelerare il passo mentre dietro di lei si accodano Martin e il Professore, che camminando continuano a voce bassa la discussione. Nel frattempo comincia a calare nuovamente la nebbia…

(continua nel capitolo IV)

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FUORI DAL LIBRO Capitolo II – Le storie

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fuori dal libro cap II 

(Martin) Chiamatemi Martin, Martin Juppiter. Non è il mio vero nome, ma tanto, qui, di vero cosa c’è?

(Iolanda) Martin Juppiter, temo non ci sia nulla di vero qui, hai ragione, noi siamo menzogne calate in questo parco immaginario.

Tu da dove vieni? Come era la tua vita prima di arrivare qui?

(Martin) La mia vita era normale. Cioè non proprio. Stavo bene, la gente comprava i miei libri, c’era Juliette… Accidenti, ma perché sto usando il passato? Questa specie di incubo mi sta facendo impazzire. La mia vita c’è ancora, basta che mi svegli, basta che questa cosa finisca. Lo sentite anche voi, no? Che è solo una sorta di sogno.

(Iolanda) Martin Juppiter, non credo che questo sia un sogno. Ci troviamo in una realtà diversa, certo, ma è pur sempre una realtà. Non ti angosciare, fatti coraggio.

(Antonio) Neanche io penso che sia solo un sogno, anche se tutto è molto strano. Per dire, voi per caso avete appetito?

(Martin) Come potete pensare a una cosa del genere adesso?

(Antonio) Be’, io comincio a sentire un filino di fame. E questo non sembra deporre a favore dell’ipotesi del sogno. Succede solo a me?

(Iolanda) Ora che mi avete liberato dalle catene che mi opprimevano, sento di essere tornata di nuovo alla vita. Antonio, anch’io ho fame, ma cosa potremmo mangiare qui?

(Martin, allargando le braccia) Non vi capisco. siamo in un sogno, o, peggio, in un incubo, se non addirittura in una realtà diversa dalla nostra e voi avete fame? A me si è chiuso lo stomaco.

(Iolanda) Martin, non conosco la tua realtà, così come non capisco quella di ognuno di voi. Il vostro abbigliamento è strano, anche il modo di esprimervi. Il vostro linguaggio è diverso dal mio. Eppure lo comprendo. Cosa ci sta succedendo? E tu, Martin, vuoi provare a spiegarmi a quale realtà appartieni? Cosa fai nella vita? Anche a te piace andare nel bosco a raccogliere bacche per ricavarne tisane? Oppure fai un altro mestiere?

(Martin) Senta signorina, cioè, senti Iolanda, cosa intendi con questi discorsi? Mi sembra che se qui c’è qualcuno di strano quella sei tu, e non tanto per i vestiti.

(Iolanda) Non lo so cosa vuoi dirmi, Martin, mi sento così confusa. Tra voi sono io la persona diversa ma non riesco a rendermi conto di niente. A te non piace andare in giro per i campi a raccogliere le erbe? Fai qualche altro lavoro? Modelli il legno?

(Martin) A raccogliere le erbe? Quando ero bambino mi ha portato mio nonno, una volta. Ma sono caduto in mezzo all’ortica e non ci sono andato più. (Sbuffa) E certo che faccio un altro lavoro. Scrivo. Libri. Perché mi guardi così? (Si volta verso il prof e Antonio a cercare comprensione, poi torna a guardare Iolanda). Libri: sai cosa sono, no?

(Professore) Aspetta Martin, la signorina Iolanda è turbata, credo che i nostri discorsi le siano poco chiari.

(Voce narrante) La giovane rimane immobile. Lo sguardo perso, come se fosse alla ricerca di qualcosa di indefinito.

(Martin, rivolgendosi al prof e accennando con il capo a Iolanda) Non si sarà mica… insomma non sarà sotto l’effetto di qualche roba?

(Antonio) A me pare solo molto confusa. D’altra parte, se questo non è un sogno, o un’allucinazione, se voi siete reali, allora qualcosa di molto strano ci è accaduto. Io sono molto razionale, devo trovare sempre una ragione e un motivo per tutto, vogliamo provare a capire insieme?

Per cominciare potremmo confrontare le nostre esperienze, da dove veniamo, come è il mondo che conosciamo, così tanto per capire se condividiamo almeno le stesse esperienze generali…

(Professore) Hai ragione, Antonio. Vuoi cominciare tu, Martin?

(Martin) Vengo dalla città di ***, dove sono nato e ho sempre vissuto. Ero nel mio studio, ve l’ho detto, e all’improvviso è sparito tutto, mi sono trovato in un parco, ma non il solito parco con a fianco la solita strada: intorno a me non c’erano che erba e alberi. Mi sono inoltrato lì, del resto ERO lì, che altro potevo fare? Subito dopo ho incontrato il professore e insieme siamo arrivati qui. Per quanto riguarda le mie esperienze ecco: dopo la laurea ho iniziato a pubblicare dei racconti e anche dei romanzi, ma intanto lavoravo, prima come postino e poi come responsabile del reparto romanzi di avventura della libreria Oltrebook; quando un mio libro ha avuto un discreto successo e mi ha fatto guadagnare abbastanza da lasciare l’impiego ho iniziato a dedicarmi solo alla scrittura. Tutto qui. Non c’è mai stato niente di strano nella mia vita, fino ad oggi.

(Professore) Quindi anche tu sei uno scrittore… E cosa scrivi, Martin?

(Martin) Romanzi di avventure, mistery. A volte sono in mostra nelle vetrine delle librerie. Almeno lo erano fino a qualche tempo fa.

(Professore) Romanzi, capisco… Una volta che questa storia sarà finita, avrai un buono spunto per un nuovo libro.

(Voce narrante) La giovane Iolanda è rimasta in silenzio, gli occhi fermi sul viso dei suoi compagni che continuano a parlare. Li ascolta, ma quei discorsi sono incomprensibili per lei. Quella realtà le è ancora più ostile di quanto non lo sia per gli altri tre.

(Iolanda) Perché parlate così? Che significato hanno le vostre parole? Mistery, romanzi, postino? Questo mio sogno mi sta diventando intollerante davvero.

Perché io sto sognando, non ci sono dubbi.

(Martin, sospirando) Abbiamo stabilito che non è un sogno. (Borbotta fra sé) Forse. O forse no.

(Antonio) Raccontaci di te Iolanda, da dove vieni, cosa fai nella vita, quanti anni hai, forse capiremo il motivo per cui ti sembriamo tanto strani.

(Iolanda) Cosa potrei dirvi di me? Sono una ragazza semplice, mi piace correre nei campi, attraversare i boschi. Lì trovo sempre le mie erbe, quelle che la vecchia mi ha insegnato a separare dalle altre, per preparare i medicamenti. La mia vita era felice. Poi, all’improvviso, sono venuti da me. Non li conoscevo. Mi hanno legata e portata lontano. Mi hanno spinto dentro. Non riesco a ricordare tutto ciò che ho subìto a causa di quelli di cui neppure io conosco il nome. So soltanto che sono stati crudeli con me. I miei capelli… Vedete? Me li hanno tagliati.

(Voce narrante) La giovane si piega sulle ginocchia, inizia a singhiozzare. Con le mani si strofina la testa, come se volesse ritrovare i capelli lunghi di un tempo.

(Professore) Povera ragazza… Visto? Che vi dicevo? Mi sembra evidente che la nostra Iolanda non appartenga al nostro tempo. Ci troviamo in questa strana situazione, noi tre fuori dal nostro contesto, lei addirittura fuori dal suo tempo. Per quanto bizzarro ci possa sembrare, lo dobbiamo accettare, prima lo faremo e prima saremo in grado di capire come uscire da qui, o almeno come comportarci. Forza, Iolanda, calmati adesso, nessuno di noi ti farà del male, e i tuoi capelli ricresceranno. Anzi (parlando fra se), forse c’è un modo per capire da dove, o meglio, da “quando” vieni. (Rivolto a Iolanda) Ti ricordi chi è il pontefice? Sai il nome del Papa che vive a Roma?

(Iolanda) Brunilde mi parlò del pontefice, Bonifazio VIII. La vecchia parlava poco, mi dava solo notizie vere ed importanti. Mi disse del papa, lo ricordo bene.

(Professore) Bonifazio, o Bonifacio VIII… Se non ricordo male è stato uno dei Papi più influenti del medioevo, del 1200 o 1300, credo… quindi, come sospettavo, la nostra signorina Iolanda è un po’ più lontana da casa di tutti noi. Ora capisco meglio anche le sue allusioni alle erbe curative e agli uomini che le volevano fare del male. (rivolgendosi sottovoce agli altri) Mi sa che la ragazza è stata sospettata di stregoneria…

(Martin) Medioevo! La situazione è davvero preoccupante, ancora più di quello che sembrava. Si sono confusi anche i tempi, oltre che i luoghi…

(Iolanda) Io non lo so chi siete, vi prego lasciatemi capire. (sospira e piange)

(Professore) Su, su, Iolanda, non abbatterti! Non ti preoccupare, ci capiamo poco noi in questa situazione, figurati tu. Antonio, tu che ci racconti di te? Mi sembri un uomo dei nostri tempi, vero?

(Antonio) Be’, guardando come siamo vestiti direi di sì, anche se la presenza di Iolanda che sembra provenire da tutt’altra epoca ci potrebbe far supporre che anche noi, per quanto più vicini, potremmo non essere del tutto contemporanei. Basterebbe però che ognuno di noi dicesse che giorno ritenga sia quello di oggi per poterci confrontare con precisione. Tuttavia c’è un piccolo problema, per quanto mi sforzi, io non riesco assolutamente a ricordarlo.

(Iolanda) Io non so dirlo, mi dispiace, ma che importanza ha? L’epoca in cui siamo finiti è senza tempo, senza risposta, né significato. Prima ero confusa ma ora sto cercando di riprendere le forze e la lucidità. Tutto sommato, io adesso sto meglio, sono finalmente libera dalle catene e non vedo più quelle fiamme che fino a poco tempo fa sembravano così vicine. Voi avete idea di cosa possa significare sentire l’aria intorno che si fa via via più calda? L’atmosfera che diventa asfissiante?

(Antonio) Forse Iolanda ha ragione quando dice che questo è un luogo senza tempo, tuttavia io non penso che quanto ci accade sia senza significato. Ho la sensazione di essere qui per un motivo, eppure più mi sforzo di svelare questo mistero, più sembro allontanarmi dalla soluzione…

(Professore) Magari sarebbe meglio accettare questa situazione senza farsi troppe domande sulla natura di questo posto, almeno per il momento. Se c’è un motivo importante per il quale noi, e proprio noi, ci siamo ritrovati qui, forse dipende dalla nostra natura… Iolanda è una ragazza di un altro tempo, esperta di erbe e di pozioni curative, Martin è uno scrittore, come me in fondo. Sono anch’io un letterato, ho pubblicato saggi e romanzi e tengo conferenze sulla scrittura e sull’arte. Che cosa ci accomuna? Tu, Antonio, sei un falegname, giusto? C’è qualcos’altro che ci vuoi raccontare di te? Tanto per capire i legami che ci uniscono…

(Antonio) Oh be’ proprio un falegname forse è troppo, lo faccio per divertimento, non come un vero lavoro, da quando sono andato in pensione. Mi piace lavorare il legno, è una materia viva, quasi ti parla, non puoi semplicemente piegarla alla tua volontà, devi studiarlo, capirlo e solo dopo puoi cominciare a tagliare, piallare, dipingere. Forse hai ragione credo di essere diventato un falegname…

(Iolanda) Antonio, come sei arrivato qui? Mi sembra di conoscerti ma non riesco a ricordare dove e quando ti ho incontrato. Forse, in realtà, non ci siamo mai visti ma ci sentiamo vicini per altri motivi? Che strano destino il nostro.

(Antonio) Per me è tutto confuso. Anche io sono certo di averti già incontrato, appena ti ho visto mi è venuto alla mente un ricordo di noi due persi in questa nebbia. E infatti l’ho detto, è la seconda volta che ti incontro, e conoscevo anche il nome. Ma ora in questo parco la nebbia si è almeno un po’ diradata, mentre quella nella mia mente sembra infittirsi. Anche i ricordi, anche i ricordi si intrecciano. Sono un falegname, lo so, ricordo gli strumenti e il profumo del legno, ma altri ricordi confusi vengono a galla, che non so neanche se siano i miei.

(Iolanda) In questo momento non credo abbia importanza riuscire a capire dove ci siamo già conosciuti, Antonio. Ora abbiamo bisogno tutti di trovare il modo di uscire da qui. Non lo pensate anche voi, Martin e Professore?

(Martin) Uscire di qui? Certo, la sola cosa che conta è tornare. Tornare… perché mi suona strano usare questa parola? Forse perché io non sono andato da nessuna parte. Mi sono trovato qui e non so cos’è questo qui e perciò che significato assume la parola “tornare” in questo contesto?

(Professore) Ma rimpiangete tutti così tanto la vita, la situazione in cui vi trovavate? Iolanda, per esempio, non credo, mi sa che sia più tranquilla e sicura qui, o sbaglio? E tu, Martin, a quali impegni inderogabili sei costretto a rinunciare rimanendo qui? Io penso che dovremmo vivere questo evento come un’esperienza nuova e insolita, forse un’occasione per vivere un’avventura inaspettata e, tutto sommato, non proprio sgradevole. Intanto ci siamo incontrati, e questo mi sembra già una cosa positiva. Conoscere persone nuove ed estranee al nostro solito ambito io lo considero importante.

(Iolanda) Io sono tranquilla adesso. Mi sento fra persone che non vogliono farmi del male, che non mi accusano, non mi legano e non accendono fuochi intorno a me.

(Antonio) Professore non avevo pensato alla cosa da questo punto di vista. Abbiamo la possibilità di vivere una situazione eccezionale in un mondo di cui non sappiamo nulla. E se invece di preoccuparci di tornare lo esplorassimo? Magari troviamo anche qualcosa da mettere sotto i denti…

(Professore) Hai ragione, Antonio, siamo stati qui fermi anche troppo a lungo. Ci sono molti sentieri in questo parco, scegliamone uno e incamminiamoci, ovunque ci porterà sarà sempre meglio che rimanere ad aspettare chissà che cosa. E, devo confessare, che anch’io inizio a sentire un certo languorino…

(Martin, rassegnato ma nello stesso tempo determinato, più di quanto non lo sia stato fino a quel momento) D’accordo. Anche perché mi sto convincendo che “tornare” sia impossibile: non è per nostra volontà che ci troviamo qui e non sarà per nostra volontà che potremo andarcene. Perciò anch’io credo con non ci resti altro da fare che cercare di conoscere meglio questo luogo.

(continua nel capitolo III)

FUORI DAL LIBRO Capitolo I – Personaggi smarriti

FUORI DAL LIBRO

Capitolo I – Personaggi smarriti

Un parco, forse un giardino, avvolto nella nebbia, figure che vagano incerte…

(Iolanda) Le vedo. Le ombre si allungano davanti a me. Ne scorgo una: pare uscire dalla nebbia. Adesso che fa? Si incammina verso il parco?

Riconosco quella figura. Sì, è Antonio. Provo a chiamarlo. La mia voce non riesce ad allungarsi fino a lui. Se ne sta su quella panchina. Un’anima sperduta e frastornata. Lo raggiungo. Mi muovo a fatica con queste catene alle caviglie: non mi permettono di camminare in fretta.

(Antonio) Di nuovo. Un attimo fa leggevo sulla panca, e ora sono qui, in questo parco perso nella nebbia, seduto su una panchina. Non è la prima volta che mi accade, ma è un sogno, un’allucinazione, pazzia, o devo credere nell’irreale e pensare che questo mi stia accadendo davvero?

(Iolanda) Antonio, ti ho visto da lontano. Cosa ci fai tutto solo in questo parco?

(Antonio) Iolanda! Anche tu di nuovo qui, sembra che i nostri destini siano collegati, almeno in questo sogno. Mi chiedevo se tutto ciò stia davvero accadendo, non saprei cosa credere, e mi sento perso in una situazione così irreale, che non posso spiegare razionalmente.

(Iolanda) Antonio, caro amico, ho le tue stesse sensazioni. Nemmeno io so spiegarmi cosa ci stia accadendo.

(Antonio) Forse in un sogno, o forse questo luogo è solo l’invenzione di qualche divinità sfaccendata… Ma se fosse così, perché proprio noi tra miliardi di persone?

(Voce narrante) Sul sentiero emergono dalla nebbia due figure…

(Iolanda) Non so, Antonio, ma pare che non siamo soli. Li vedi quei due? Stanno percorrendo la stradina, si dirigono verso di noi. Non li distinguo bene.

(Professore) Salve, buonasera, signore, signorina… Permettete che mi presenti, sono il Professor Knowall, Leonard Knowall. Stavo andando in biblioteca quando, prendendo questa scorciatoia che attraversa il giardino pubblico, mi sono perso, buffo, eh! Poi ho trovato questo giovanotto, sembra che anche lui abbia smarrito la strada, sapete per caso dov’è l’uscita?

(Iolanda) Mi dispiace, non sappiamo dove sia l’uscita. Anche noi ci troviamo qui per caso. Non capisco le tue parole.

(Professore) Vabbe’, non ha importanza… Piuttosto, cosa sono quelle catene che le imprigionano le caviglie e i polsi?

(Iolanda) Le mie catene, mi fanno male, mi stringono. Riesco a malapena a camminare, tenendo i piedi l’uno vicino all’altro. Me le hanno messe, non so perché. Dicono che ho peccato ma io non so cosa sia un peccato né credo di averne mai commesso.

(Professore) Non credo che tu sia qui per qualche peccato che avresti commesso! Davvero non sai cos’è una biblioteca? Ma… allora è chiaro solo a me? Forse è meglio che non dica altro, per il momento… Intanto cerchiamo di capire cosa ci facciamo qui.

(Martin) Temo che sia chiaro solo a lei, professore. Per me non lo è per niente. Adesso vorrei tornare a casa ma non ho idea della direzione da prendere. Mi scusi signora, e anche lei: non dico per voi, è solo che sono stanco. A proposito, il mio nome è Martin Iuppiter. Forse lo avete sentito, sono uno scrittore.

(Antonio) Salve Professore, salve Martin, io sono Antonio Scossa, faccio il falegname, o forse dovrei dire che sono pensionato e lavoro il legno per passare il tempo. Questa è la seconda volta che incontro Iolanda in questo posto dove ci ritroviamo trasportati senza preavviso, così come d’improvviso siamo ritornati nel nostro mondo. Per voi è la prima volta?

(Iolanda) Martin, anche tu in questo parco. Come ci sei arrivato?

(Martin) Non so, all’improvviso ero sotto un grande tiglio, e il professore era accanto a me. Non ricordo cosa stavo facendo prima, ma ero di certo nel mio studio. E adesso devo andarmene, il lavoro mi aspetta. Nessuno di voi sa come possiamo uscire di qua?

(Iolanda) Che strane vesti avete addosso!

(Professore) Se i nostri abiti le sembrano così strani che dovremmo dire noi dei suoi? Signorina, lei è un’attrice, per caso?

(Iolanda) Attrice? Che significato ha questa parola?

(Martin) Non mi sembra il momento di scherzare, signorina. Teatro o cinema?

(Iolanda) Teatro? Cinema? Non capisco.

(Professore) Martin, mio giovane collega – Sì, anch’io sono uno scrittore – penso che la signorina Iolanda sia più confusa di noi in questa situazione. In confidenza, comincio a sospettare che venga veramente da molto lontano… Ma dov’è Antonio? Era qui fino a poco fa.

(Martin) Da lontano? Ma se non sappiamo neppure dove siamo…

(Professore) Intendevo lontano dalla nostra società, dall’epoca alla quale, è evidente, noi altri tre apparteniamo.

(Martin) Un viaggio nel tempo? Anche lei ha voglia di scherzare? Ma le sembra possibile?

(Iolanda) Le caviglie mi fanno male. Queste catene stringono. Aiutatemi, vi prego.

(Antonio) Eccomi Iolanda, cercavo una pietra adatta per provare a spezzare la catena, ma poi mi è venuto in mente che ho in tasca un attrezzo forse adatto, se l’acciaio delle catene non è troppo resistente.

(Voce Narrante) Antonio estrae una piccola tronchese e si china sulle catene cominciando a lavorarci.

(Antonio) Incredibile, sono di ferro dolce, neppure troppo irrobustito, riesco a tagliarlo facilmente. Non avevo mai visto catene così malleabili. Ecco fatto, ora togliamo anche quelle ai polsi.

(Voce narrante) Iolanda è finalmente libera. Si massaggia i polsi, poi scende fino alle caviglie. I tre compagni di sventura sono fermi davanti a lei, ad osservarla.

(Iolanda) Perché mi guardate?

(Martin) Un momento… sono catene vere, pesano! E allora questi segni sul viso e sulle braccia… è sangue? Come si sente, signorina? Forse dovremmo cercare un ospedale.

(Professore) Credo che le sue ferite siano più profonde, meno visibili di quelle esterne… Iolanda, cosa ricorda di quello che le è successo prima di arrivare qui?

(Iolanda) Sono venuti a prendermi. Io non capivo. Mi hanno portato via. Via da casa, via dalla famiglia. Hanno legato le mie mani e i miei piedi.

(Professore) Chi le ha fatto questo? Chi erano questi uomini?

(Iolanda) Non lo so. Avrei voluto soltanto godere dell’esistenza e dei colori delle mie emozioni, come fanno tutte le persone. Loro sono venuti, mi hanno preso, con forza, con cattiveria.

(Martin) Come ha fatto allora a fuggire da questi uomini e a venire qui, nonostante quelle catene?

(Professore) Credo che le sia successo quello che è capitato a tutti noi, si è trovata in questo luogo, non ha scelto di lasciare il suo mondo. Del resto anche lei, Martin, non è venuto qui di sua spontanea volontà, vero?

(Martin) Venuto? No, certo. Ero nel mio studio, ho aperto la porta e davanti a me c’era questo parco. Ho fatto un passo indietro, ma lo studio era scomparso e dopo un momento ho visto lei, professore. Come in un incubo… Incubo, certo. Stiamo solo facendo un brutto sogno! Anzi: sto facendo un brutto sogno.

(Antonio) Solo quando ti svegli puoi dire di aver sognato.

(Iolanda) Io non ho fatto scelte, sto soltanto subendo le conseguenze di un destino che ora mi è sconosciuto. Anche voi siete nell’incertezza, proprio come me.

(Antonio) Ma di questi tempi nessuno incatena più le persone, come è possibile una cosa del genere?

(Professore) Sì, Antonio, ha ragione, in questa nostra epoca le catene non sono più fatte di metallo, sono intangibili, ma non per questo meno forti, anzi… Come avevo già accennato prima, penso che la nostra giovane amica non sia esattamente una nostra contemporanea. Lo so che avrete difficoltà ad accettarlo, ma sono ormai convinto che Iolanda appartenga a un’epoca meno civilizzata della nostra, un’epoca in cui le catene erano più materiali e meno simboliche e, come abbiamo visto, facilmente rimovibili.

(Martin) Insomma, lei è davvero convinto che la signorina abbia viaggiato nel tempo? Non riesco a crederci.

(Professore) Caro Martin, converrà con me che non ci troviamo in una situazione ordinaria. Le risulta così difficile accettare che, come noi abbiamo viaggiato nello spazio, perché è ormai chiaro che non siamo nel giardino pubblico della nostra abitale città, Iolanda potrebbe aver compiuto un viaggio di altro tipo? A giudicare dalle sue vesti e dalle catene che la imprigionavano credo che la signorina provenga da uno dei periodi più oscuri della nostra storia. Ma proviamo a scoprirlo chiedendole direttamente alcuni dettagli che potrebbero risolvere i nostri dubbi.

(Antonio) Iolanda, cara, dammi la mano, vieni a sederti. Non vedete che è sconvolta, lasciamola riprendere, non torturiamola con i nostri ragionamenti, è evidente che fa fatica anche a capire di cosa stiamo parlando.

(Iolanda) Vi rendo grazie, signori. Dove mi trovo adesso? Cosa mi è accaduto prima di arrivare qui? Ricordo solo paura e dolore.

(Voce Narrante) Martin appare insofferente e nervoso, si allontana dagli altri poi torna ad avvicinarsi di nuovo.

(Martin) Perché non cerchiamo di tornare a casa? Non dovremo restare qui per sempre, no?

(Professore) Martin, lei sembra molto impaziente di tornare a casa, qualunque significato vogliamo dare alla parola “casa” nella nostra condizione… Ha per caso delle questioni impellenti che deve affrontare?

(Martin) Lavorare. Devo lavorare. Uno come me non può permettersi di perdere tempo.

(Iolanda) Non c’è una via di uscita. Lo sento.

(Martin) Ci deve essere, invece. Siamo arrivati qui, no? E allora potremo anche tornare dove eravamo… a meno che…

(Professore) Non vorrei essere pessimista, ma come è evidente che non siamo qui per nostra volontà, credo che dovremo rimanere in questo luogo per tutto il tempo che sarà necessario. Non chiedetemi se c’è un disegno superiore in tutto questo, io sono agnostico e materialista, ma so adattarmi alle situazioni che non posso controllare.

(Martin) Insomma, professore. Secondo lei non è un incubo, però dobbiamo rimanere qui. Crede forse che siamo… morti?

(Antonio) Non credo proprio, se fossimo morti non potremmo stare qui a parlare tra noi. Però anche senza uscita, da questo posto si può andare e venire, io e Iolanda lo abbiamo già fatto, solo non saprei dire come, è semplicemente accaduto.

(Professore) …come dicevo prima, non possiamo andare e venire da qui a nostro piacimento, dobbiamo semplicemente aspettare che succeda. Visto che probabilmente dovremo passare del tempo qui, che ne dite di conoscerci meglio? Magari ci aiuterà a capire il motivo perché ci troviamo qui e se ci sono delle affinità che ci uniscono.

(Iolanda) Mi appoggio su questa pietra. Riposo un po’. Voi iniziate pure a raccontare le vostre storie.

(continua nel capitolo II)

Il nostro esperimento di scrittura a più mani

 

Questo articolo esce contemporaneamente su quattro blog: Queste pagine, Ant Sacco, Chiacchiere e distintivo e Pagine sporche.

Siamo quattro autori indie di ebook e abbiamo pensato di intraprendere un esperimento: dare voce ad alcuni dei nostri personaggi e farli incontrare in un territorio immaginario, più immaginario di quello per cui sono nati, ovvero le nostre storie.

Abbiamo fatto incontrare i nostri personaggi in un parco virtuale, senza averli avvisati prima. Una bella sorpresa, ma ci sembra che stiano reagendo bene, almeno alcuni… Si sono trovati lì, ora hanno bisogno di comprendere in quale strana situazione siano capitati. I personaggi naturalmente li abbiamo scelti fra quelli dei nostri ebook:

Iolanda è la donna vissuta in epoca medievale di “Sette giri di donna,  di Concetta D’Orazio;

Martin è lo scrittore protagonista di “Il prossimo best seller”, di Antonella Sacco;

Il Professore viene dal saggio sui generis La conferenza mediatica del Professor Leonard Knowall”, di Roberto Bonfanti;

Antonio è il personaggio principale del “Papa Nuovo” uno dei racconti contenuti inMadre Terra”, di Mario Pacchiarotti.

7 donne x post RB

La povera Iolanda è la più confusa, lei arriva da un’epoca molto lontana, ed è quella che pare avere più problemi di tutti, in senso pratico: oltre a non comprendere bene le espressioni dei suoi compagni è costretta a sopportare un peso fisico reale: ha le caviglie ed i polsi stretti da pesanti catene che, pur permettendole di muoversi, la costringono a compiere passi lenti e faticosi.

Gli altri personaggi notano la diversità e lo stato di prostrazione di questa ragazza. Vorrebbero fare qualcosa per lei. Antonio ha con sé una tronchese e riesce a liberarla da quel gravame. La giovane, tuttavia, si sente ancora oppressa: ha l’anima incatenata. Qualcuno, in un’esistenza precedente, o comunque diversa, l’ha accusata di aver commesso gravi peccati. Iolanda, per quanti sforzi faccia, non riesce a comprendere quali possano essere le colpe di cui si è macchiata. copertina definitiva  Il prossimo best seller

Martin, che in quanto scrittore dovrebbe e potrebbe essere il più adattabile di tutti perché ricco di fantasia e immaginazione sembra invece essere il più impaziente di tornare alla sua quotidianità. In realtà si capisce che  ha paura, anche se nemmeno lui sa bene di cosa. Del resto quasi sempre il sentimento della paura è legato a ciò che non si conosce, che non si sa. Affrontare un pericolo noto è relativamente semplice, in confronto a fronteggiare qualcosa che non si comprende.

Il professor Leonard Knowall è una sorta di maître à penser, un auto-proclamato guru e scrittore, un po’ narcisista e logorroico, dalla battuta pronta e, forse, quello più consapevole della propria natura di personaggio letterario. Si dimostra sin da subito piuttosto fatalista e non troppo a disagio nella situazione, professore x blogda vero uomo di mondo quale pensa di essere. Non è uomo d’azione, ma piuttosto propenso a prendere le cose con filosofia.

Antonio è una persona semplice, ma al tempo stesso abituata a trovare sempre una soluzione a qualsiasi problema. Per questo rimane abbastanza silenzioso, rimuginando su quanto gli sta accadendo. Questa volta però è alquanto improbabile che possa trovare il bandolo della matassa. Vedremo come si comporterà quando si renderà conto di non essere in grado, almeno stavolta, di gestire razionalmente il corso degli avvenimenti.  madre terra x blog

I nostri personaggi, dunque, si ritrovano in una situazione insolita, in un tempo indeterminato, a risolvere strane situazioni. Non possono modificare questa nuova realtà né possono abbandonarla a loro piacimento.

La loro è una costrizione di scena e di trama.

Così ha inizio il nostro esperimento che consiste in una scrittura estemporanea a più mani, o meglio a più tastiere. Come ogni prova che si rispetti, non conosciamo gli esiti cui questo “gioco” porterà né sappiamo a priori come la situazione evolverà.

Ci immedesimiamo ancora una volta nei nostri personaggi per scoprire quali sarebbero le loro reazioni ed azioni su questo inatteso palcoscenico.

Chi è interessato agli sviluppi di questo esperimento letterario ci potrà seguire sui nostri rispettivi diari di facebook, dove pubblicheremo dei capitoli sotto forma di post e commenti, preceduti dal nome del personaggio.

Se i risultati ci piaceranno potremo anche scrivere qualche articolo sui nostri blog. Insomma non potrete fare a meno di rimanere coinvolti in questa assurda ma simpatica idea.

Concetta D’Orazio

Antonella Sacco

Roberto Bonfanti

Mario Pacchiarotti