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Libri sotto l’albero, colloqui con l’autore * Concetta D’Orazio

Nell’ambito dell’iniziativa “Libri sotto l’albero” abbiamo incontrato alcuni autori indipendenti e posto loro alcune domande.

L’intervista che segue è a Concetta D’Orazio, autrice fra l’altro di “La fragranza dell’assenza”, di cui potete leggere per prima cosa la sinossi. Il romanzo è disponibile sia in formato ebook che cartaceo sullo store di amazon.

Cosa contengono quei biglietti che Maria Celeste riceve da insoliti personaggi? Sono lettere, come quelle di una volta, all’interno di buste color panna.
Perché la giovane farmacista ubbidisce in maniera incondizionata a misteriosi comandi, recandosi di volta in volta in posti diversi, facendo incontri così singolari?
Vissuto e presente, in una giostra di attese e di rievocazioni, lungo un sentiero che è di tenerezza ma pure di sofferenza. Su tutto, l’ombra di un amore, di una felicità che ha lasciato il posto all’angoscia dell’abbandono.
Un ricordo che si fa affanno e che sfoga il suo dolore sul fisico della protagonista, impegnata a mantenere un’eccessiva linea esile.
Maria Celeste si aggira intorno alla sua solitudine, con l’unica compagnia di una fragranza: un’emozione che non coinvolge il solo senso olfattivo ma si espande a toccare quelli più nascosti nel suo essere.

cover FragranzaRoberto Bonfanti Ciao Concetta, questo romanzo mi è piaciuto molto, poi posterò la recensione fatta al momento della lettura. In questo estratto introduci uno dei (tanti) temi del libro: il disturbo alimentare della protagonista, legato al suo particolare stato d’animo. È un argomento che ti coinvolge in qualche modo?

Concetta D’Orazio Ciao, Roberto, i disturbi alimentari appartengono soprattutto ai nostri tempi. Personalmente non ho mai avuto coinvolgimenti, in questo senso. Spesso, però, ci troviamo ad ascoltare storie di persone che ne soffrono.

Antonella Sacco Ciao, Concetta. Nel romanzo usi spesso frasi brevi, anche molto brevi: è una scelta stilistica per questa storia, per rappresentare meglio la psicologia della protagonista, che è anche la narratrice?

Concetta D’Orazio Sì, è proprio così. Attraverso questa scelta stilistica mi sembra di trasmettere l’animo inquieto della protagonista.

Antonella Sacco In effetti è vero. E anche le sue incertezze. C’è qualcosa di autobiografico nel personaggio di Maria Celeste? Intendo qualche dettaglio.

Concetta D’Orazio Maria Celeste è una donna che spende molto del suo tempo a riflettere, a pensare: in questo siamo molto simili. Posso dire che ho passato a Maria Celeste questo mio vizio. E mi dispiace per lei, perché la vita sarebbe senza dubbio più piacevole senza perdersi in un continuo rimuginare, spesso fine a se stesso.

Roberto Bonfanti Concetta, come organizzi la stesura dei tuoi libri? Fai scalette, schemi a cui ti attieni in maniera rigorosa o precedi in base alle sensazioni del momento, ti fai guidare dalle tue storie e dai tuoi personaggi senza prevedere dove ti porterà la narrazione? Lo so che è una domanda “difficile” ��, ma è sempre interessante capire la genesi dei romanzi e dei racconti.

Concetta D’Orazio Roberto, non ho un metodo valido per tutto. Per storie come quella di “Nero di memoria” preferisco avere davanti agli occhi la cosiddetta scaletta, accuratamente preparata prima di iniziare a scrivere. “Nero di memoria“, però, parte da una rivisitazione di un momento storico: in questo caso, i dati devono essere precisi. Il racconto inventato per “La fragranza dell’assenza” aveva bisogno di svilupparsi a suo piacimento, verso l’evoluzione e la conclusione della narrazione. Ho lasciato che fosse la storia a trascinarmi e non viceversa.

Antonella Sacco Più in generale, quanto le tue esperienze personali, anche di piccole cose quotidiane, influenzano e ispirano le cose che scrivi?

Concetta D’Orazio Credo che il mio vissuto, in un modo o nell’altro, si proietti inevitabilmente dentro le mie storie. Il più delle volte si tratta di rapidi e fugaci accenni a qualche convinzione, a qualche preferenza, a qualche paura, a qualche passione. Queste “intromissioni” di me stessa nel racconto spesso sono minime, talmente impercettibili che nemmeno me ne accorgo. Solo dopo attenta rilettura riuscirei forse ad individuarle, ma non ho mai avuto tempo ed interesse a cercarle.

Sergio Bertoni Concetta, come avviene alla maggior parte di noi, prima di dedicarci alla scrittura ci piace leggere e anche molto: qual è il tuo libro preferito o i tuoi preferiti? e qual è il tuo genere preferito?
C’è un romanzo che hai trovato talmente noioso o disgustoso da non riuscire neanche a terminarlo?
C’è un libro che non leggeresti assolutamente mai, neanche se ti pagassero?

Concetta D’Orazio Sergio, come si potrebbe scrivere senza leggere? Sebbene per ogni lettura si attivi un indice di gradimento, tuttavia non ho IL libro preferito: tutti i libri, anche quelli brutti, lasciano dentro di noi la scia del loro passaggio. Ti dico che la mia casa è piena di libri e non riuscirei a lasciarne andare nemmeno mezzo, compresi quelli che non mi hanno trasmesso niente. Per quanto riguarda il genere, preferisco la letteratura introspettiva, quella di riflessione ma, a prescindere da ciò, mi piace tutto quello che è scritto bene. Ho trovato sì libri che non sopportavo: mi è accaduto spesso negli ultimi anni e mi sono anche concessa il diritto di chiuderli senza terminarli. Ovviamente non ti dico il titolo, anche perché non lo ricordo: si vede che ho rimosso dalla memoria. Non leggerei saggi di tipo tecnico e matematico, per una mia personale difficoltà a rimanere concentrata su questi argomenti.

Antonella Sacco Concetta, qualche autore prediletto lo avrai… o no?

Concetta D’Orazio Antonella, no, nel senso che, nel corso della vita ho amato leggere questo o quello ma non uno in maniera strettamente preferenziale.

Antonella Sacco Quanto conta e quanto influenza la tua scrittura l’avere una cultura classica? Se ha un’influenza, naturalmente, oltre a quella di averti provvista di una scrittura ineccepibile e non banale.

Concetta D’Orazio Che domanda. Se ti dicessi che non conta, mentirei. Premetto che ti parlo solo ed esclusivamente della mia esperienza personale. Il fatto di avere una cultura classica, in primo luogo, mi rende più sicura nell’utilizzo della lingua italiana, mi proietta inoltre verso una scrittura orientata verso l’introspezione e la riflessione. Le influenze che provengono dagli studi classici sono inevitabili, soprattutto in merito alla scelta degli argomenti, credo. Come potrei non risentire di tutto ciò che fa parte della mia vita?

Antonella Sacco Che cosa fa scoccare la scintilla per una nuova storia? O che cosa lo ha fatto per i libri che hai scritto finora.

Concetta D’Orazio Una storia arriva quando riesci ad ascoltarla. E allora la devi mettere giù. È accaduto così per “La fragranza dell’assenza” e per “Setti giri di donna”. Solo “Nero di memoria” è un libro che è nato da un ragionamento: avevo finalmente preso la decisione di “romanzare” una storia d’amore nata ai tempi della seconda guerra mondiale. Il ragionamento ha segnato solo l’inizio del lavoro, che comunque è stato poi alimentato dall’ispirazione.

Antonella Sacco Stai lavorando a qualcosa di nuovo? E, se sì, a cosa?

Concetta D’Orazio Sì e no. Sì perché ho scritto una buona parte di un racconto nuovo, no perché non riesco ad andare avanti. Sto cercando in tutti modi di sbloccarmi, ho persino stampato su carta quanto ho già messo giù, ma non ho ottenuto alcun risultato. Forse la storia non è ancora pronta.

Antonella Sacco Speriamo che queste chiacchierate ti aiutino a ripartire, allora. A volte succede che parlando di scrittura ci vengano in mente nuove possibilità. In mente in senso lato, penso che sia soprattutto il nostro subconscio a fornirci gli spunti per scrivere.

Concetta D’Orazio Lo credo anch’io, d’altronde “l’appetito vien mangiando”!

Camillo Carrea Preferisci curare la trama dei tuoi racconti, oppure preferisci approfondire l’aspetto psicologico dei tuoi personaggi?

Concetta D’Orazio Di solito seguo i personaggi ed essi si avventurano per strani sentieri, fanno di testa loro. E così mi ritrovo che, a furia di osservarli, ho già pronta la trama o buona parte di essa. Il guaio è che a volte i personaggi si fermano e non vogliono proprio ripartire. Così si blocca tutto. E mi blocco anch’io.

Nel seguito potete leggere le recensioni fatte al romanzoLa fragranza dell’assenza

Antonella Sacco * Un racconto in prima persona per una lettura che scivola via leggera. Ma è una leggerezza apparente, dovuta alla cura con cui l’autrice scrive e fa parlare la protagonista di sé e delle sue incertezze e paure.
Seguiamo con interesse e partecipazione Maria Celeste – il nome richiama la leggerezza a cui la donna aspira – nel suo vivere quotidiano in cui la solitudine la fa da padrona e la induce a sacrificare il suo corpo. Poi, dal momento in cui inattesi messaggi, che le propongono strani appuntamenti in luoghi sempre diversi, irrompono nel suo tran-tran, diventiamo anche curiosi, come lei, di sapere chi e perché li sta inviando, e, anche se forse potremmo sospettarlo, non ne abbiamo certezza fino alle ultime pagine.
Un romanzo davvero ben scritto, con uno stile personale e grande proprietà di linguaggio.

Roberto Bonfanti * Maria Celeste lavora in una farmacia ed ha un rapporto conflittuale con colleghi e titolare, vive con una coinquilina pasticciona e si trova impelagata in una relazione in cui non crede molto, con un uomo che le dà poco ma che vorrebbe troppo. Una donna come tante, tormentata dalla sgradita immagine mentale che ha di se stessa e consumata dal ricordo e dall’assenza di qualcuno che, solo lui, la rendeva completa. Un’assenza talmente forte da assumere anche un odore, una fragranza, appunto.
La sua singolare ancora di salvezza, mentre il suo mondo cambia e si disgrega a poco a poco, è una specie di “caccia al tesoro” che le fornisce indizi, sotto forma di lettere consegnate a mano da sconosciuti, alla quale si aggrappa per ritrovare se stessa e la felicità di un tempo.
Un romanzo ben lontano dagli stereotipi e dai cliché del romance contemporaneo, fatto di riflessioni profonde sulla solitudine, sulla vita e sull’amore, di gustosi siparietti di quotidianità e di relazioni con gli altri. La scrittura leggera e intensa allo stesso tempo di un’autrice che non vi deluderà.

Sergio Bertoni * Un romanzo molto complesso. Protagonista è Maria Celeste che dietro l’apparenza semplice di una giovane donna scontenta della propria vita, perennemente in contrasto con se stessa, e afflitta da una sindrome anoressica della quale non si rende conto, nasconde il mistero della causa primaria del suo conflitto interiore.
Insoddisfacente e solo epidermico è il suo rapporto con un uomo superficiale ed egocentrico, verso il quale tra l’altro non riesce a nutrire alcun sentimento particolarmente intenso.
Problematico anche il suo rapporto sia con la farmacista presso cui lavora sia con i colleghi e i parenti. Un’esistenza sospesa in un limbo che il lettore non riesce a penetrare. Un limbo dominato dalla misteriosa sparizione di un qualcuno del quale è rimasto solo un vago ricordo quasi solo olfattivo e che, tuttavia, sembra essere la reale causa di tutto. Il senso di straniamento, che pervade il lettore, si accresce con la comparsa di misteriosi messaggi consegnati da enigmatici personaggi. Da qui ha origine una specie di “caccia al tesoro” della quale non si comprende il significato e che incuriosisce e avvince chi legge.
In definitiva, un eccellente romanzo dallo stile personalissimo, molto articolato e affascinante, assai diverso nella trama e nel tessuto semantico dalla gran parte delle letture cui siamo abituati. Un’aura di mistero sovrasta l’intera vicenda che assume quasi le caratteristiche di un “giallo” e che infatti solo alla fine rivela il suo segreto.

Consideriamo queste chiacchierate non concluse, chiunque voglia commentare, fare una domanda, intervenire in qualche modo, è benvenuto.

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Libri sotto l’albero, Colloqui con l’autore * Roberto Bonfanti

Nell’ambito dell’iniziativa “Libri sotto l’albero” abbiamo incontrato alcuni autori indipendenti e posto loro alcune domande.

L’intervista che segue è a Roberto Bonfanti, autore fra l’altro di “Il primo a tornare fu il cane”, di cui potete leggere per prima cosa la

sinossi

“Roberto Bonfanti sa scrivere in modo da tenere desta l’attenzione pagina dopo pagina. In questi racconti trasporta il lettore su una linea di confine incerta: tra vita e morte nella storia intitolata come la raccolta, tra antiche superstizioni e moderni populismi in “La strega”, tra sobrietà e cupidigia ne “L’uomo del banco dei pegni”. I brevissimi “2037” e “Le nostre passeggiate notturne” sono più dei divertissment che però hanno ugualmente lo scopo di spiazzare il lettore.
Una narrativa di intrattenimento che non intende proporre dialoghi sui massimi sistemi, ma solo farsi onestamente leggere e, tra le righe, fornire anche qualche spunto di riflessione sulla vita quotidiana e sulla società contemporanea.”
(sdvp – Acquisto certificato)

Racconti ben scritti, assolutamente intriganti e avvincenti; con un mix di ironia, occhio critico sul mondo che ci circonda, e, alcuni, una deriva surreale.
Hanno un finale “che spiazza” in più di un caso, come è nei migliori racconti. Quindi che altro dire? È una lettura che consiglio.
(Ant – ebook letto con abbonamento kindle unlimited)

Era in quei momenti solitari, nei quali tentavo disperatamente di aggrapparmi alle certezze, ai dati di fatto, che la mia razionalità era messa a dura prova.”
Cinque racconti, non sto neanche a dire di cosa parlano, si fa prima a leggerli.

cover primo a tornare il cane

Intervista

Concetta D’Orazio: Roberto, ho letto e recensito la tua raccolta che, come sai, mi intrigò molto. Non riuscii a staccarmi dal libro prima di aver terminato. Ti rinnovo i complimenti. Voglio iniziare l’intervista con il chiederti: quando scrivi, hai già l’abbozzo della storia pressoché completo nella testa? Oppure il racconto ti si delinea davanti agli occhi a poco a poco, sotto la spinta della penna?

Roberto Bonfanti: Ciao Concetta, di solito parto da un’idea, un abbozzo, una semplice immagine, poi la storia si delinea e si integra a mano a mano che scrivo, spesso portandomi da un’altra parte rispetto all’intenzione iniziale. Altre volte cerco di seguire uno schema più rigido, cercando di rimanere fedele a uno schema predefinito, ma è molto più raro.

Concetta D’Orazio: Dunque non hai un metodo preciso: è la storia stessa che ti dice se devi “seguirla” oppure se devi “programmarla a priori”. 😉

Roberto Bonfanti: Esatto, non so se è un metodo ortodosso, ma non saprei fare altrimenti.

Antonella Sacco: Ciao, Roberto. Anch’io ho letto e apprezzato i tuoi racconti quando è uscito l’ebook. La mia prima domanda, anche se banale: preferisci scrivere racconti o romanzi? Oppure ti trovi bene in entrambi i casi? E perché?

Roberto Bonfanti: Sono uno scribacchino “pigro”, quindi mi trovo meglio con i racconti che con i romanzi, e questione di lunghezza del testo ��. In realtà penso che il racconto sia quasi più difficile di una narrazione lunga, bisogna avere il dono della sintesi, rimanere concentrati su un particolare, una scheggia narrativa, senza divagare troppo dal cuore del racconto, cosa che, invece, è quasi fisiologica in un romanzo.

Antonella Sacco: Vero, dicono tutti che il racconto sia più difficile. Io però penso che la scelta dipenda soprattutto da cosa si vuole comunicare. Tu sei d’accordo?

Roberto Bonfanti: Sì, certo. Come dicevo, il racconto isola un frammento, quindi è adatto per una storia ben delimitata come tempi e spazi, o comunque che appartiene a un’unità narrativa circoscritta. Il respiro ampio del romanzo si presta a una narrazione ben più articolata. A questo proposito, in Italia adesso il racconto è un po’ snobbato, o perlomeno sottovalutato rispetto al romanzo, eppure abbiamo una lunga tradizione di autori che ne hanno scritti di altissimo livello, pensiamo a Buzzati, Calvino, Pirandello, Gadda ecc. Io personalmente amo molto le antologie, sono una parte rilevante delle mie letture.

Antonella Sacco: Sì, abbiamo dei narratori di racconti fantastici. A parte Gadda gli altri tre che hai nominato sono anche nel mio Pantheon…

Antonella Sacco: Quanto “conta” l’ironia nelle tue storie? In diversi racconti di questa raccolta e in quelli di altre è presente una vena ironica (cosa che peraltro apprezzo molto).

Concetta D’Orazio: Anch’io apprezzo molto questa caratteristica propria della scrittura di Roberto.

Roberto Bonfanti: Molto, mi piace l’ironia, il sarcasmo, il surreale, tutto ciò che scardina la “seriosità” (non la serietà), delle vicende umane e del loro racconto.

Concetta D’Orazio: Roberto, quanto tempo dedichi alla revisione dei testi e come la organizzi?

Roberto Bonfanti: Ecco, anche qui sono poco organizzato. Quel che è certo che ho imparato a mie spese quanto conti una rigorosa revisione, oggi potrei non smettere mai, a ogni rilettura vorrei cambiare qualcosa. Di solito faccio passare un po’ di tempo dalla prima stesura e poi procedo a rivederla, rivederla, rivederla… A un certo punto mi impongo uno stop e considero definitivo il testo. E qualche refuso e imprecisione rimane comunque, cose che modifico in un’ulteriore revisione e così via.

Concetta D’Orazio: In questo momento in cosa sei impegnato? Scrivi?

Roberto Bonfanti: Qualche racconto, ma vado a rilento. Come dicevo, sono uno scribacchino pigro. Ho un romanzo in stand-by da non so più quanto tempo.

Antonella Sacco: Un romanzo che sto aspettando da un SACCO di tempo…

Concetta D’Orazio: Come ti capisco.

Antonella Sacco: Parlando di cover: quella di questa raccolta è molto intrigante a parer mio. Di solito come ti regoli, hai un’idea in mente e cerchi un’immagine adatta a realizzarla o viceversa cerchi delle immagini e poi le “intoni” al libro?

Roberto Bonfanti: Sì, di solito cerco un’immagine ad hoc, poi la modifico sempre con un programma di grafica. Sono un autodidatta e ho trovato interessanti alcuni articoli sulla composizione delle cover, sui font da utilizzare, le proporzioni fra titolo e nome autore ecc. Naturalmente scelgo un’immagine right free, ci sono molti siti che ne forniscono.

Antonella Sacco: Roberto, altra domanda. Fra i tuoi racconti ve ne sono anche di surreali, genere che trovo intrigante. Tu preferisci scriverne di realistici o di surreali/fantastici? E riguardo alle tue letture in proposito?

Roberto Bonfanti: Dipende, a seconda dell’ispirazione. Come dicevo in una risposta precedente mi succede che mentre vado avanti nello scrivere la storia viri in quella direzione. Di sicuro è un’influenza delle mie letture, uno degli autori che mi piacciono molto è Bulgakov, vero maestro della letteratura surreale, come pure molti scrittori sudamericani, che spesso inseriscono elementi di realismo magico nella loro scrittura. Senza dimenticare Kafka, la Kristóf e i già citati Calvino e Buzzati. E tanti altri, naturalmente.

Concetta D’Orazio: Roberto, c’è un personaggio dei tuoi racconti a cui ti senti più legato?

Roberto Bonfanti: In questa raccolta forse al personaggio del racconto “La strega”, di recente ho scritto una storia che è una specie di prequel, dove immagino un po’ la sua vita precedente, di quando era giovane. In generale, nella mia produzione, a Claudio, il protagonista dei miei due romanzi “La vita è dura nei dettagli” e “Cose che si rompono”.

Concetta D’Orazio: E, al contrario, esiste un tuo personaggio che non sopporti?

Roberto Bonfanti: Bella domanda, Concetta. No, devo dire che anche per i personaggi per i quali ho disegnato un ruolo negativo provo una certa comprensione e, in qualche modo, affetto. Di solito, anche nelle mie letture, apprezzo le caratterizzazioni di figure che non siano solo bianche o nere, positive o negative, ma che presentino molte sfaccettature.

Concetta D’Orazio: Bella risposta.

Antonella Sacco: In questa raccolta di racconti c’è anche qualcosa di autobiografico, anche se “mascherato”?

Roberto Bonfanti: In questi racconti non molto, ho cercato di sfruttare la possibilità che dà la scrittura, quello di immaginare situazioni ed esistenze anche lontane dalla mia esperienza di vita.

Antonella Sacco: Mi sembra giusto 🙂 Immaginare è un modo “diverso” per fare esperienze.

Concetta D’Orazio: Roberto, quanto ritieni che sia utile, ai fini della promozione di un autore, partecipare attivamente alle varie attività o alle diverse discussioni all’interno dei gruppi dedicati alla lettura e alla scrittura?

Roberto Bonfanti: Secondo me è utile, almeno come scambio d’idee, opinioni sui meccanismi della scrittura, consigli sui metodi di promozione ecc. Una specie di “corso d’aggiornamento” per scrittori indipendenti. Ai fini della promozione vera e propria non molto, penso. I gruppi di facebook che si occupano di letteratura sono fondamentalmente di due tipi: quelli composti prevalentemente da scrittori e quelli formati da lettori. Nei primi ci rivolgiamo a “colleghi”, alcuni collaborativi, altri meno, ma tutti interessati più a fare promozione che a subirla. Nei secondi proporre, o anche solo parlare del proprio libro è considerato alla stregua di un sacrilegio.

Recensioni

Nel seguito potete leggere le recensioni dagli aderenti all’iniziativa Libri sotto l’albero fatte alla raccoltaIl primo a tornare fu il cane

Sergio Bertoni: Quando, il 4 ottobre 2017, ho acquistato questa pregevole raccolta di racconti di Roberto Bonfanti sapevo già che non sarei rimasto deluso: è un autore del quale credo di aver letto ogni libro e che mi è sempre piaciuto. Una scrittura nitida e scorrevole che coinvolge e, quasi senza rendersene conto, si è portati a continuare a leggere, con l’ansia di scoprire il finale che, quasi sempre, conserva una inattesa sorpresa. Spesso ho avuto modo di recensire con piacere diversi autori indipendenti le cui opere non hanno nulla da invidiare a quelle dei ben più noti e pubblicizzati scrittori pubblicati dalle blasonate case editrici, lo avrei fatto anche con questa deliziosa raccolta se non ne fossi stato impedito dagli stupidi e spesso incomprensibili algoritmi di Amazon, che mi segnalano: “Siamo spiacenti, non sei idoneo a recensire questo prodotto. Per ulteriori informazioni, si prega di fare riferimento al nostro Guida comunitaria.”

Concetta D’Orazio: “Il primo a tornare fu il cane” è una raccolta di racconti che conferma l’abilità dell’autore a mantenere costante l’attenzione del lettore e ad alimentare la sua curiosità. Il finale è sempre una gran sorpresa, utilizzato anche per stimolare la riflessione su particolari credenze o convinzioni popolari, già anticipate nel corso della narrazione.
Ho letto senza interruzione le storie contenute in questo e-Book, non sapendomene distaccare prima di aver finito.
Roberto Bonfanti sa bene come utilizzare un linguaggio piano e lineare ma che sappia ben comunicare l’intensità delle vicende vissute dai vari personaggi.
Lettura consigliata.

Antonella Sacco: Si tratta di una raccolta di cinque racconti, tutti ben scritti, assolutamente intriganti e avvincenti; con un mix di ironia e di occhio critico sul mondo che ci circonda.
Il primo, che dà il titolo alla raccolta ed è il più lungo ha una deriva surreale, come, in parte, anche il secondo; “La strega” e “2037” ironizzano, con più amarezza il primo, con un certo divertimento il secondo, sulla società odierna. Infine, l’ultimo racconto è un po’ come un dessert alla fine del pasto, perché lascia il lettore con un’immagine di tenerezza negli occhi.
Tutte le storie, comunque, hanno un finale “che spiazza”, come è nei migliori racconti.

Consideriamo queste chiacchierate non concluse, chiunque voglia commentare, fare una domanda, intervenire in qualche modo, è benvenuto.

Pubblicato in: Interviste self, Libri

Libri sotto l’albero

Un’occasione per conoscere qualche autore indie e le sue opere.

Dal 18 al 23 dicembre ogni giorno, su facebook, un incontro con un autore, con interviste, domande, discussioni sui suoi libri.

Calendario:
18 dicembre – Antonella Sacco
19 dicembre – Roberto Bonfanti
20 dicembre – Maria Concetta Di Stefano
21 dicembre – Bianca Deprado
22 dicembre – Sergio Bertoni
23 dicembre – Concetta D’Orazio
24 dicembre – Camillo Carrea.

Non mancate, vi aspettiamo qui.

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Pubblicato in: Da altri Blog, Interviste self

Intervista allo scrittore Roberto Bonfanti

Intervista di Marco Freccero a un autore che stimo molto

Pubblicato il 4 marzo 2019

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Tornano le interviste agli scrittori (dopo una pausa un bel po’ lunga). Questa volta è il turno di Roberto Bonfanti, “Self Publisher Writer”. Un’occasione per conoscere da vicino un autore indipendente e la sua opera.

Buona lettura.

(Prima di continuare: perché non ti iscrivi alla mia newsletter?).

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Arduhinus – Grazia Maria Francese – Tra storia e fantasia

Sesta tappa per il Blog Tour di Arduhinus

blog definitivo Arduhinus

Ho letto e apprezzato molto questo romanzo storico, sia per la scrittura che per la trama e il modo di proporla. Benché le vicende narrate riguardino sostanzialmente fatti storici e quindi realmente avvenuti, l’autrice è riuscita a raccontarli in modo avvincente, rendendo il testo, oltre che interessante, molto godibile. Per quanto non ci possa essere sorpresa nel leggere di eventi di cui si conosce l’esito, ho provato spesso la curiosità di scoprire “cosa sarebbe successo dopo”. Di certo ho fatto il tifo per Arduino nella sua lotta contro lo strapotere della chiesa e dell’imperatore, e per Isolde, una figura di donna davvero notevole, che rimane impressa nella memoria per la sua coerenza e per il suo coraggio. affascinante
I personaggi, reali o di fantasia che siano, sono molto ben descritti, molto umani e assolutamente credibili.

In occasione del Blog Tour ho avuto la possibilità di porre alcune domande a Grazia Maria Francese e così di soddisfare alcune mie curiosità in merito a questo romanzo.

un diploma di Arduino

  1. La scelta di usare il tempo presente mi sembra piuttosto originale per uno storico (non che io ne legga tantissimi), ma è molto coinvolgente e quindi l’ho trovata buona. La tua motivazione quale è stata?

Il romanzo storico è un genere che alcuni lettori trovano pesante, perché magari è ambientato in epoche che non conoscono. Usare i verbi al presente dà un senso d’immediatezza, come se ci si trovasse immersi in quella realtà. L’idea mi è stata ispirata dai romanzi di Hilary Mantel. Quando stavo ultimando il mio “Roh Saehlo”, un libro decisamente corposo, mi è capitato di leggere “Wolf Hall”: fin dalle prime pagine è stata una folgorazione. Così! È così che voglio scrivere! E mi è toccato ricominciare da capo, cambiando tempo a tutti i verbi di 550 pagine… ancora adesso non so se ringraziare Hilary oppure odiarla, ma poi ho sempre fatto così e mi trovo bene.

  1. In fondo al romanzo c’è un utile e soprattutto interessante (per chi non è ferrato nei dettagli storici) dei personaggi, con l’indicazione se di fantasia o meno. Naturalmente l’ho scorso ma mi piacerebbe sapere qualcosa di più su come hai gestito l’interazione dei personaggi di fantasia con quelli storici. Ad esempio se ispirandoti a personaggi reali (uno o più di uno per crearne uno di fantasia), se per coprire lacune nelle informazioni steriche, se per il piacere di farlo…

L’intreccio tra vicende storiche, basate su uno studio che l’autore non può fare con superficialità (o scriverebbe un fantasy…) e personaggi nati dalla fantasia, è il punto chiave del romanzo storico. La cronologia di un’epoca presenta re, imperatori, vescovi, abati: di rado si occupa della gente comune, quella con cui il lettore riesce a identificarsi. Creare personaggi di fantasia storicamente attendibili e che sappiano farsi amare, immaginarsi come possano interagire con quelli realmente esistiti: è questo l’ingrediente magico, e solo quando affiora io posso cominciare a scrivere. Nel caso di Arduino, il nucleo di cristallizzazione della storia è stato il personaggio di Isolda.

stemma della Casa Reale di Ivrea

  1. In modo abbastanza prevedibile, credo, mi è piaciuto molto il personaggio di Isolde. Le domande di cui sopra le ripeto riferite a lei e basta.

Un amico che a sua volta scrive romanzi storici, Andrea Ravel, mi ha fatto notare che i personaggi chiave delle mie storie sono sempre donne. Temo sia inevitabile: trovo difficile identificarmi con personaggi maschili. Accanto ad Arduino, forte e impetuoso come una fiamma, volevo una donna un po’ introversa, lunare più che solare, segnata dalla tristezza.

Isolda è un personaggio di fantasia, ma non del tutto privo di fondamento storico. Secondo la Casa Reale di Ivrea (gli attuali discendenti di Arduino) il re dopo la morte della prima moglie si sarebbe risposato con una principessa borgognona di nome Blancha, della quale però non si sa nulla. Per questo ho fatto in modo che la gente del Canavese chiami Isolda “la Reina Blancha”.

  1. Perché la scelta di scrivere romanzi storici?

Mi piace viaggiare, vedere come la gente vive in altri paesi. Gli ingredienti della quotidianità e i bisogni degli esseri umani sono sempre gli stessi, mentre le risposte possono essere infinite: conoscere quella di altre culture permette di fare una sorta di “triangolazione” rispetto alla nostra, che genera una grande apertura mentale. Ma adesso che la globalizzazione appiattisce tutto, trovo più affascinante viaggiare nel tempo. A forza di studiare un’epoca e di immergersi nella sua aura, credo che sia possibile stabilire effettivamente un contatto con chi ci viveva.

Dôgen Zenji, un monaco giapponese del XIII secolo, afferma che lo scorrere del tempo non va solo dal passato al presente al futuro, ma anche in senso inverso. Mi piace credere che Arduino, Isolda e tutti gli altri, in qualche modo possano sentire che qualcuno li pensa.

documentario su Arduino Sans despartir di Andry Verga

  1. E perché scegliere Arduinhus?

L’epoca attorno all’anno Mille è piena di voltagabbana: gente disposta a cambiare bandiera cento volte pur di trovarsi dalla parte di chi in quel momento è più forte. Arduino è diverso. Di certo non un santo: avrà avuto molti difetti e commesso degli errori, eppure mantiene una propria coerenza. Se deve governare la sua marka non è disposto a subire le interferenze dei vescovi, e una volta presa questa decisione tira diritto, costi quello che costi. Credo che questa sia una grande lezione.

Uno dei miei autori preferiti, Mino Milani, nella sua autobiografia scrive che i personaggi dei romanzi di avventura possono diventare per il lettore modelli di comportamento. Il coraggio di essere se stessi, di fare ciò che davvero si vuole fare, è una grande virtù. Non ha nulla a che vedere con le strategie “vincenti” (quanto odio questa parola!) ma se anche alla fine si è sconfitti, come succede ad Arduino, questo coraggio lascia una traccia per chi viene dopo.

La sinossi

Alla fine del decimo secolo l’Italia è cosparsa di rovine. Bande di Saraceni, Ungari, Norreni l’hanno devastata e i discendenti di Carlo Magno si sono dimostrati deboli, incapaci di respingerne le scorrerie. La popolazione per sopravvivere è costretta a rifugiarsi in bastide e castelli, sotto la protezione dei signori feudali.cover Arduhinus
La situazione di disordine del Regno Italico ha attirato le mire dei sovrani Sassoni, che si sono impadroniti del titolo imperiale. Quando i Sacri Romani Imperatori calano verso Roma per farsi incoronare dal Papa, i loro eserciti si lasciano dietro una scia di saccheggi e soprusi che colpiscono ugualmente contadini e abitanti delle città.
Molti tra i nobili, di origine longobarda o franca, tentano di ribellarsi a quella che sta diventando una dominazione straniera imposta con la forza e spesso sostenuta dai Pontefici romani. Tra loro manca, però, qualcuno capace di unire le forze di grandi feudatari e piccola nobiltà contro lo strapotere dei Sassoni, rivendicando la corona del Regno Italico.
A Plumbia, un castello sul fiume Ticino, nasce nel 955 il secondo figlio del conte Daido. Sul volgere dell’anno Mille, nelle cronache compare sempre più spesso il nome di quest’uomo: Arduhinus.

 

 

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Intervista a Sergio Bertoni

Dopo diversi mesi pubblico una nuova intervista a un bravo autore self, Sergio Bertoni. I suoi scritti sono pubblicati sia in formato ebook che cartaceo sullo store di amazon. Oltre a testi di narrativa, Sergio ha pubblicato anche un interessantissimo saggio su Candida: La crisi delle certezze e dei canoni comportamentali in: “CANDIDA” di George Bernard Shaw, che analizza in modo approfondito quest’opera di Shaw e che ho apprezzato molto.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Sembra una domanda facile, ma non lo è. Quando ero ragazzo avevo molta fantasia, mi piaceva disegnare e creare delle storie a fumetti per divertire i miei fratelli più piccoli, e mi piaceva scrivere racconti fantastici, poesie, novelle, ed anche poemi eroi-comici. Tutte cose ormai perse, scomparse nei meandri del tempo. Ricordo che a scuola il mio giorno più sereno e tranquillo era quello del compito di italiano. Sviluppare un tema, creare una storia, non era per me alcun problema. La letteratura è sempre stata la mia passione, anche quando andavo a scuola divoravo, non appena comprate, quelle bellissime antologie che si pubblicavano allora. Ho adorato l’Iliade, nella traduzione di Monti, e ne ricordo ancora interi brani a memoria. Al liceo scrissi un poemetto in endecasillabi sulla caduta dell’Olimpo e la morte degli Dei e lo pubblicai sul giornalino scolastico.
Nel corso degli anni iniziai alcune sporadiche collaborazioni con giornali e riviste, inviando brevi racconti, spesso surreali e fantastici, frequentemente pubblicati da giornali come “La Domenica del Corriere” o “Il Travasetto” che era un giornale umoristico aperto alla collaborazione dei dilettanti. Qualche racconto di fantascienza mi fu anche pubblicato in un volume della serie “I Romanzi di Urania”. Che cosa mi spingesse a farlo e quale fosse la molla non saprei dirlo: forse la soddisfazione di vedere il mio nome stampato da qualche parte, o forse il desiderio di comunicare e di aprirmi al mondo, nonostante il mio carattere piuttosto chiuso e schivo.cover Paride Passacantando SB

  1. Perché la scelta di scrivere spesso storie ambientate nel passato (più o meno lontano)?

Perché, secondo me, la principale caratteristica del genere umano è la memoria. E della memoria fa parte, inscindibile e formativa, la conoscenza di ciò che siamo e di ciò che fummo, sia quando fa parte del proprio vissuto, sia quando si arricchisce degli infiniti eventi del nostro passato che hanno contribuito a formare il nostro presente.

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Talvolta dalla vita vera, da episodi ed esperienze realmente vissute, cercando, ovviamente, di condire il tutto anche con elementi di cui sono venuto a conoscenza attraverso i racconti di altre persone. Lo scopo è quello di far conoscere, ai miei giovani lettori, come si viveva e quali problemi si era costretti ad affrontare quotidianamente nel corso di eventi che, ormai, fanno solo parte, e non sempre, di ciò che si legge nei libri di storia o in alcuni racconti autobiografici.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…

Credo che la cosa più difficile sia l’inizio, dar vita ad una nuova vicenda, a qualcosa che possa interessare e incuriosire. Di solito inizio a scrivere di getto senza avere una scaletta e, talvolta, senza neppure sapere che cosa faranno i miei personaggi che, spesso, è come se prendessero vita e si muovessero ed agissero di loro volontà.
La seconda cosa più difficile è la revisione. Il testo, riletto a distanza di tempo, non mi soddisfa mai, e passo giornate intere a rivedere, correggere, modificare ed ampliare.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Forse il momento iniziale, quello in cui ritengo che il mio lavoro sia finito e provvedo a pubblicarlo in e-book o in brossura. Entusiasmo che talvolta scende sotto terra quando mi capita di leggere recensioni molto negative. o quando mi rendo conto che il lavoro è tutt’altro che perfetto, e che necessita di essere completamente rivisto e rifatto.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare o condividere con i tuoi lettori?

Bella domanda! Forse, in quest’epoca così problematica, un po’ di serenità o di fiducia? Purtroppo pochissimi traggono frutto dalle esperienze altrui; la storia insegnerebbe moltissimo se le persone fossero disponibili a imparare. Ai giovani raccomanderei di non scoraggiarsi, di non cedere mai, di essere creativi e di sforzarsi a diventare imprenditori di se stessi. Di cogliere al volo ogni opportunità che, anche se inferiore alle loro aspettative, non potrà che arricchire la loro esperienza e rafforzare il loro carattere. Credo che la mia maggiore soddisfazione sia quando riesco a regalare al lettore un sorriso, oppure qualche ora di svago. Cerco sempre di non avere intendimenti prevalentemente didascalici, sperando comunque di essere riuscito a trasmettere curiosità e interesse sugli argomenti trattati.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Non credo di avere un libro preferito, sono onnivoro, leggo di tutto, purché si tratti di narrativa o storia. Mi attira anche la fantascienza, la fantasy e il paranormale, ho adorato il ciclo di libri di Asimov, ma fin da bambino sono passato dai libri del dimenticato Luciano Zuccoli, al “Decamerone”, alle “Mille e una notte”, ai libri di Merežkovskij: “La morte degli dei”, e “La resurrezione degli dei”, senza dimenticare Tolstòj, Márquez, Poe, King e centinaia di altri autori. Ovviamente non trascuro il genere poliziesco, i cosiddetti “gialli”, e ho trovato molto interessante l’ultimo che ho letto: “La condanna del sangue”, dell’ormai non più esordiente autore napoletano Maurizio De Giovanni. Purtroppo, per mia vergogna, il libro che non sono mai riuscito a terminare è considerato il più importante della letteratura del 20° secolo: “l’Ulisse” di J. Joyce. Ecco, questo non è il mio genere, l’ho trovato molto difficile, e forse non finirò di leggerlo mai.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Non saprei, probabilmente comincio a sentirmi troppo vecchio e stanco. Ho da poco pubblicato il mio ultimo lavoro: “L’intruso” che, fortunatamente, ha ricevuto delle ottime recensioni e che spero possa, in futuro, conseguire una maggiore diffusione. Le problematiche trattate che vanno dai difficili rapporti, che talvolta si instaurano tra genitori e figli, alle poco conosciute vicende e problematiche di vita vissuta, durante l’ultima guerra mondiale, credo possano indurre parecchie persone ad avere qualche serio motivo di riflessione.

  1. Da quanto tempo scrivi?

Trascurando le fasi sperimentali di cui ho parlato prima, credo che i miei primi romanzi e racconti risalgano ad una quindicina di anni fa.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?
    La ritengo assolutamente indispensabile. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con persone appassionate alla scrittura, dotate di grandissima cultura ed esperienza. La collaborazione e lo scambio di consigli, suggerimenti, risoluzione di problemi di carattere specifico, o generale, sono stati elementi fondamentali, graditissimi e picover Intruso SBacevoli.

  2. Leggere e scrivere: trovi che siano attività o, meglio, passioni connesse oppure per te sono interessi nettamente separati?

Si può leggere senza aver scritto nulla, ma non si può scrivere senza aver avuto la passione della lettura, e senza aver avuto il piacere di nutrire le proprie capacità con la lettura di almeno qualche centinaio di libri.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Meno male che mi si chiede la domanda ma non necessariamente la risposta. A costo di essere macabro, ma sincero, dirò che alla mia età ci si chiede quando e come avverrà il fatidico momento finale, e che cosa potrebbe esserci dopo (ammesso che ci sia). Ovviamente nessuno lo può dire, anche se forse può essere di qualche conforto la legge scientifica di Lavoisier che nulla si crea e nulla si distrugge. Tutto si trasforma. Si, ma in che cosa? Resta il più grande mistero, o la più grande speranza, che affligge, o che si sforza di confortare l’umanità.

 

 

Pubblicato in: Interviste self, Libri

Intervista a Noemi Gastaldi

Ecco un’altra intervista a una brava autrice self, Noemi Gastaldi, autrice di una trilogia fantasy, di alcuni spin-off della stessa e di un romanzo erotico. Ad eccezioni di quest’ultimo i suoi scritti sono tutti pubblicati come ebook self sullo store di amazon. Trovo la scrittura di Noemi originale e raffinata, come pure le sue storie.

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Qui accanto la cover e il link all’ebook contenente la Trilogia “Oltre i confini”, una saga fantasy davvero originale, ambientata in parte in Italia, soprattutto a Torino, e in parte nel mondo fantastico Oltre i confini.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Bella domanda. Scrivere, per me, è sempre stato un modo per liberarmi dai troppi pensieri. Mettere su carta ciò che ho in testa serve a liberare la suddetta. Sì: sono una testa vuota per scelta.

  1. I tuoi romanzi e racconti sono tutti fantasy, ad eccezione di un erotico (l’unico tuo testo che non ho ancora letto). Perché hai scelto questo genere, cosa ha per te di diverso/di più degli altri?

Il fantasy è libertà… libertà di dire che esiste qualcosa che va oltre la materia e il quotidiano, e di parlarne senza perdersi in inutili dimostrazioni dell’indimostrabile

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Da tutto. Dalle emozioni e dai sogni, da ciò che vedo e ho voglia di interiorizzare e ributtare fuori.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Abbastanza, in effetti. Ma mai tutto… Ogni personaggio nasce da qualcosa che mi riguarda da vicino, ma poi prende vita e va avanti da sé. A volte parlo dei miei libri come se fossero figli ed è principalmente per questo, per come escono da me se vanno per conto proprio.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Uh… non saprei. Tutto e niente. A volte per passare dalla scaletta alla stesura impiego dei mesi, poi quando la cosa prende il via sembra che la storia sia sempre stata lì, già scritta. Altre volte se devo chiudere ho l’impressione che lo spazio non basti, ma alla fine anche quello finisce per risolversi. Nel complesso mi ritengo una scrittrice insicura che se ne frega delle insicurezze. Anche nella revisione: butterei sempre via tutto, non è mai come lo avevo immaginato, ma per fortuna so decidermi a delegare tutto a lettori-beta e collaboratori… prima di impazzire!

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

A dire la verità, l’unica cosa che mi rende entusiasta è vedere i miei libri finiti, fruibili dai lettori, letti, chiacchierati e recensiti. Per il resto, come accennavo, la scrittura per me non è entusiasmo ma liberazione…

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Riconosco due frasi diverse. Quando ho pubblicato il mio primissimo libro (quello erotico che non hai letto 😛 ) mi ero proposta di essere quasi una reporter, di divulgare ciò che vedevo e trasmettere sostanzialmente una sospensione del giudizio di fronte a quelli che sono i fatti narrati.
Poi qualcosa è cambiato, e quando ho iniziato a scrivere fantasy ho invece iniziato a desiderare l’opposto, cioè di portare i lettori nel mio mondo, nei miei sogni e nelle mie emozioni. Tramite il fantasy si può dire davvero di tutto… si gioca, e si porta fuori il proprio interno.
Quello che è cambiato in me, è soprattutto l’aver intrapreso con serietà un percorso esoterico (chi è curioso e vuole approfondire può cercare “Peste di Granfie”). In pratica, al sempre presente desiderio di raccontare la realtà e svuotarmene quando essa mi riempie la testa di pensieri, si è aggiunta la volontà di dire quale è effettivamente il mio modo di vedere le cose, anche (e soprattutto) toccando argomenti come la spiritualità e l’esoterismo… che per me sono ormai non estrinsecabili dalla realtà suddetta, cosa che però non vale per tutti.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Amo leggere di tutto. Mi attraggono quei libri da cui non so cosa aspettarmi, indipendentemente dal genere, per me la curiosità è la molla che fa scattare il desiderio di leggere.

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da quando ho imparato a farlo

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Mi piace! In tutte le cose, come si migliora se non ci si confronta? E poi viviamo in uno strano mondo in cui tutti ci aspetteremmo di trovare molti lettori e pochi scrittori, ma poi scopriamo che la maggior parte dei lettori scrive anche. Evitare i colleghi vorrebbe dire evitare anche buona parte dei propri lettori xD

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Sto continuando con i miei viaggi oltre i confini e le relative cronache 😀
La prima novità (uscirà forse dopo Natale o in primavera) sarà una raccolta di racconti a incastro. Ogni racconto è uno spinoff della trilogia “Oltre i confini – saga dell’immateriale”, parliamo quindi di Casamatta, Male Dire, Il coltello, e un inedito… Insieme questi racconti dipingono un quadro più ampio, una solta di prequel della trilogia, e la protagonista assoluta sarà Lily la fantasmina … prima di diventare tale.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

No, guarda, va bene così 😀 si è fatta una certa ora e l’unico mio desiderio è di non aver scritto scempiaggini

Grazie Noemi e buon proseguimento per la tua scrittura.

 

Pubblicato in: Interviste self

Intervista a Roberto Bonfanti

Oggi pubblico l’intervista fatta a un altro bravo autore self, Roberto Bonfanti, autore di alcuni romanzi e raccolte di racconti, tutti pubblicati come ebook self sullo store di amazon. Ho un particolare feeling con la scrittura, spesso velata di ironia, di Roberto, forse perché siamo entrambi toscani.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Domanda difficile. Credo che scrivere sia la forma di comunicazione per eccellenza, il modo di esprimere i propri pensieri con una costruzione complessa e articolata. Inoltre mi piace immaginare e dar voce a qualcuno “altro da me”, forse per lo stesso motivo per il quale amo leggere: vivere più esistenze rispetto alla mia, della quale non mi posso lamentare, ma che è pur sempre una sola.

  1. I tuoi scritti appartengono a generi diversi; ti trovi a tuo agio in tutti o ci sono dei temi e dei contesti che senti più affini e, quindi, dei quali preferisci scrivere?

La narrativa contemporanea, termine che racchiude tutto e niente, è il genere nel quale mi trovo più a mio agio. Nei miei scritti ci sono spesso riflessioni sulla vita, sul quotidiano, affidate ai miei personaggi, che sono uomini e donne comuni, con le loro gioie e i loro piccoli e grandi drammi. Mi piace mettere alla prova questa “normalità” calandola in situazioni che, invece, non lo sono affatto.

cover La vita è dura nei dettagli

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Dipende, a volte da una parola, da una conversazione ascoltata per caso, da un fatto o una notizia di cronaca, in generale dal mondo che mi circonda. Poi magari lo spunto iniziale diventa secondario e le parole vanno in tutt’altra direzione. Spesso il titolo mi viene in mente prima della storia e del suo sviluppo.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

C’è il mio riflesso, che cerco di nascondere il più possibile, qualche volta ci riesco bene, altre volte continua, capricciosamente, a fare capolino qua e là nel racconto.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

L’inizio, la fine, la revisione… e tutto quello che c’è in mezzo. Seriamente, penso che scrivere non sia mai facile; ci sono i momenti in cui le parole scorrono fluide dai miei pensieri al foglio di carta, pardon, alla pagina di word, ma anche in quelle occasioni felici trovo che lo sforzo di rendere, al meglio delle mie possibilità, la mia scrittura convincente, be’, quello non  mi abbandona mai. Non parliamo poi di quando vengo assalito dal blocco dello scrittore!

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Quando riesco a scrivere un passo che mi sembra ben riuscito mi sento gratificato. Poi, magari, il giorno dopo lo rileggo, non mi sembra più così buono, lo modifico finché non mi appaga. Questa alternanza di entusiasmo e scetticismo che, forse, è il mio approccio comune a tutto quello che faccio.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Spero di riuscire ad entrare in empatia con il lettore, di esporre ciò che voglio raccontare come un possibile punto di vista capace di far riflettere, sorprendere, emozionare, all’occorrenza divertire.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Sono cresciuto leggendo di tutto, molti classici, tanta fantascienza (non mi perdevo mai un numero di Urania), genere che peraltro non ho mai affrontato come autore, forse perché mi manca quella capacità visionaria che mi affascinava tanto nei romanzi che leggevo da ragazzo. Anche ora sono un lettore onnivoro, ma se devo citare qualche autore in particolare direi che, in ordine sparso, i miei preferiti sono: Calvino, Bulgakov, Ballard, Palahniuk, Dostoevskij, Benni, Kafka, Bukowski, Eco…

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da tanto tempo, ma in maniera molto discontinua. Solo negli ultimi anni sono riuscito a dare forma più concreta ai miei scritti, e così sono nati i racconti, i romanzi.cover-rb-cose-che-si-rompono

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

La trovo molto interessante, forse più negli aspetti comunicativi che nella scrittura vera e propria. L’era dei social network mi ha fatto scoprire un universo variegato e multiforme di letteratura indipendente. Ho frequenti contatti e scambi di opinioni con altri autori, con i quali intrattengo, quasi sempre, un ottimo rapporto. Ho anche dedicato un blog a questo mondo.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Avere più tempo da dedicargli, scrivere meglio, leggere tanto, portare a termine cose iniziate e passare oltre.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Non abbiamo parlato di motociclette, sarà per un’altra volta!

 

Grazie Roberto per averci raccontato di te e del tuo rapporto con la lettura e la scrittura.

Auguri per i tuoi romanzi e racconti. Spero di leggere presto un tuo nuovo ebook.

Pubblicato in: Fantascienza, Interviste self

Intervista a Riccardo Pietrani

Oggi pubblico l’intervista fatta a un altro bravo autore self, Riccardo Pietrani, autore di vari romanzi di Fantascienza, l’ultimo dei quali, La caccia, è appena uscito in versione ebook amazon.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo e da quanto tempo?

In linea generale ho sempre avuto la necessità di esprimermi in qualche modo, di dare sfogo alla cosiddetta “vena artistica”, se vogliamo chiamarla tale. Il disegno prima e in particolare i graffiti poi hanno soddisfatto in pieno questo mio desiderio viscerale per tanti anni. Però la vita evolve, si cresce, l’età porta con sé responsabilità di vario tipo, e se la spinta in una determinata direzione va a cozzare contro di esse arriva un momento in cui bisogna porre la parola fine. Così è stato con il mio cammino nel writing. D’altra parte la succitata “vena” non poteva frenarsi, e da qualche parte doveva pur sfociare. Ho sempre letto moltissimo, a periodi alterni magari, ma con una media decisamente alta, e avevo anche provato ad abbozzare qualche pagina intorno ai 19-20 anni, ma è rimasta lì, su un quaderno a righe che conservo ancora come un cimelio. Verso i 25-26 anni, quando il mio percorso nei graffiti è giunto al termine, è riesplosa la voglia di narrare una storia, di mettere su carta la mia fantasia.

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  1. Perché la scelta di scrivere fantascienza? Cosa ti consente di esprimere/condividere con i lettori? Da cosa prendi spunto per le tue storie?

All’epoca, all’inizio della mia avventura di autore, oltre alla narrativa, leggevo moltissimi saggi di para-Archeologia, ufologia e misteri in genere, assieme ad articoli di fisica e astrofisica. Ancora non c’erano i social, quindi l’inquinamento di “bufalari” e “complottisti” era molto limitato. Ho sempre trovato la fantasia indissolubile dalla scienza, ho sempre cercato quel riferimento anche microscopico in ogni leggenda, credenza, mito. La fantascienza è la branca del fantastico che più mi permette di dare sfogo ai miei viaggi, a ipotesi e supposizioni basate su questi elementi, con un approccio per quanto possibile scientifico e verosimile. Quindi, per quanto voglia che le mie opere siano puro intrattenimento, non mi dispiacerebbe sapere che un lettore si sia andato a cercare l’avvenimento X o il dato Y riferito a storie di sua conoscenza, ma su cui magari non aveva mai indagato o prestato attenzione. Visto il lavoro di documentazione che faccio ad ogni mia opera, poi, sarebbe un bel riconoscimento 

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Metto quasi sempre qualche dettaglio, cose di poco conto per lo più. La stragrande maggioranza dei lettori non se ne accorgerà nemmeno, ma è divertente la reazione di alcuni amici che mi conoscono bene 

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Il mio più grande, sconfinato, e penso irrisolvibile problema penso sia l’incostanza. Posso scrivere 5000 parole in un giorno e scriverne 0 in un mese. Per quanto abbia le idee sempre chiare in testa sulla storia, sulle meccaniche, sui personaggi, semplicemente succede che molti giorni mi metta a fare altre cose e non riesca proprio ad aprire word. Una sorta di repulsione, un amore-odio alla poeta maledetto, solo che c’è ben poco di poetico in una produzione rarefatta: mentre è ovvio che la qualità sia il metro di giudizio primario, anche essere prolifici è molto importante, non fosse altro per una questione di branding sui social e altrove, di algoritmi dei vari store, e, non ultimo, di mero guadagno.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Ciò che mi piace di più è senza dubbio imbastire l’intreccio, visto che spesso e volentieri le mie storie sono abbastanza complesse. Adoro creare una struttura ad apertura progressiva ed esponenziale, che partendo da vicende apparentemente minimali e scollegate si dipana in qualcosa di sempre più grande e omnicomprensivo.

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  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

La classica risposta è “leggo di tutto”, ma la realtà è che leggevo di tutto prima di iniziare a scrivere. Dopo, salvo sporadiche eccezioni, ho iniziato a leggere solo ciò che ha contaminazioni fantascientifiche, anche in minima parte, per quanto riguarda la narrativa. Potrei quindi citarti Dick, Ballard, Matheson ma anche Cooper, Crichton, Rollins… indubbiamente la mia lettura preferita, finora, rimane “Incontro con Rama” di Clarke. Leggo poi, a fini di analisi e documentazione, molti scritti di diversi autori che propugnano teorie “alternative” su vari argomenti (mantenendo, com’è ovvio o come dovrebbe essere, un approccio molto scettico), come Graham Hancock, Rand Flem Ath, Mauro Biglino.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Sì, in tutto e per tutto. Il problema per un autore indie, dal mio punto di vista, non è tanto essere snobbati da un presunto “circuito ufficiale” fatto di blogger, giornalisti e agenti letterari con la puzza sotto al naso, ma da una serie di lettori che bolla un autopubblicato come un “rifiuto” dell’editoria, e non come una libera scelta. Costantemente, incessantemente, poi, i succitati blogger e giornalisti pubblicano articoli a rinforzo di questa tesi: d’altronde basta tenere sempre presente che la loro è un’analisi di parte, interessata, poiché tutti quelli che vanno per la loro strada non passano attraverso loro e i loro portafogli/diritti/royalties ecc. In quest’ottica “l’unione fa la forza” è quanto mai azzeccato, anche se spesso molti self publisher preferiscono scannarsi l’un l’altro mossi dall’invidia, dal sospetto, dai fraintendimenti.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Senza dubbio ho intenzione di darmi una mossa e recuperare un po’ di tempo perduto, visto che La Caccia è uscito il 22 settembre 2016 e l’ultima pubblicazione precedente era del 5 dicembre 2014. Terminerò quindi la saga del Progetto Abduction con altri due capitoli, che conto di far uscire a cadenza di tre-quattro mesi al massimo, e ho già pronto al 50% un romanzo autoconclusivo che si basa sulla leggenda urbana del Satellite Black Knight.

Grazie Riccardo per averci raccontato di te e del tuo rapporto con la lettura e la scrittura. Concordo con te (pur essendo una lettrice praticamente onnivora) sul fatto che la fantascienza offra grandi spazi per la curiosità e la fantasia e consenta (ancora) di indagare in modo avvincente sul mondo in cui viviamo, sulle sue contraddizioni e sui suoi misteri.

Auguri per i tuoi romanzi.

 

 

Pubblicato in: Interviste self

Intervista a Concetta D’Orazio

Ecco una nuova intervista self.

Concetta D’Orazio, raffinata autrice, ha risposto alle mie domande e nel seguito potete leggere le sue risposte, che trovo molto interessanti e personali. Concetta tiene da diversi anni un blog in cui parla fra l’altro di scrittura, di Abruzzo (la sua terra); vi consiglio di visitarlo perché i suoi articoli sono originali e scritti in un italiano impeccabile. Questo il link: questepagine.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Ho sempre enorme difficoltà a elaborare risposte di questo tipo. Il motivo è molto semplice: non esiste una molla che mi spinge a scrivere, o meglio, essa non è sempre la stessa. Il bisogno di calare sul foglio sensazioni, ricordi, storie che sento nell’intimo non è mai uguale. Negli anni mi è capitato di mettermi a scrivere in momenti di particolare tristezza o anche nel corso di periodi per me molto felici. A volte la scrittura si è rivelata importante per superare situazioni difficili, a volte è stata compagna di momenti di tranquillità.
Spero che un giorno riuscirò a comprendere qual è lo sprone allo scrivere. E se anche non dovessi scoprirlo, me ne farò una ragione.

  1. Mi sembra che per te siano molto importanti la lingua, la correttezza della scrittura, la precisione delle parole utilizzate nei tuoi testi: quanto lo sono rispetto alla trama e ai personaggi? E, per te, quanto sono legati fra loro questi tre elementi?

Una buona scrittura deve saper trasmettere emozioni, tempi, attese, azioni. Mi pare naturale che, al fine di ottenere questo risultato, l’impegno di chi scrive debba concentrarsi sulla resa linguistica adatta e corretta, finalizzata alla comprensione della storia. In diverse parole: l’errore di lingua finisce per penalizzare la stessa storia e per rendere incomprensibile lo svolgimento della trama.
L’utilizzo del linguaggio, naturalmente, deve essere anche adattato alle caratteristiche dei diversi personaggi e alla ricostruzione scenica: un’ambientazione raffinata non può prescindere da una dizione elegante, così come una cornice ti tipo popolare ha bisogno di una parlata modesta.
La correttezza grammaticale e sintattica, la scelta del registro linguistico sono, dunque, in proporzione e in sintonia con trama e personaggi.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Quando una storia prende forma, sotto le mie mani, mi pare naturale ed istintivo lasciare una impronta nella narrazione.
Non saprei scrivere in maniera assolutamente oggettiva e distaccata. L’elemento autobiografico non si esplicita per forza (quasi mai) in un episodio veramente accadutomi o nell’inserimento di un personaggio che davvero mi appartiene.
La mia vita è composta di emozioni, colori preferiti, paesaggi che prediligo, comportamenti che detesto: sono queste le componenti personali che lascio cadere in quel che sto scrivendo.
Il discorso, se vogliamo, si fa un po’ diverso per quel che riguarda Nero di memoria, il romanzo che trae spunto dai racconti che i miei nonni riferivano al tempo di guerra: l’idea ha preso forma dai ricordi ma poi è stata elaborata in maniera molto libera e lontana dal verosimile accaduto ai miei famigliari.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Sono sincera, quando sono impegnata nella scrittura di un romanzo, l’ascolto della storia da narrare non sempre mi riesce semplice e chiaro. La scrittura, dunque, incontra spesso molte difficoltà causate dal fatto che non riesco ad intendere con chiarezza quello che i personaggi che mi parlano dentro hanno da mostrarmi e da farmi registrare.
Generalmente l’inizio è quasi sempre abbastanza chiaro: deve esserlo, altrimenti la storia non parte. E questo quei furbi dei miei personaggi lo sanno: mi parlano in maniera diretta, incalzando l’inizio del racconto. In taluni casi, tuttavia, si prendono gioco di me e mi mescolano le carte in centro. Ecco, diciamo che la parte che mi risulta più difficile da narrare si trova spesso nel mezzo della storia!
La revisione, pur essendo un po’ noiosa, è invece il momento in cui procedo più spedita.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Una volta che ho deciso la direzione a dare alla trama, inizia per me il momento più entusiasmante della scrittura: sviluppare la storia, giocando con le parole: le scelgo giuste, le calibro, le arrotondo e le abbellisco.
La versatilità della parola scritta si rivela ogni volta un gioco molto elettrizzante. Mi diventa così difficile staccarmi dal foglio, dal momento che voglio e cerco la compiutezza del messaggio, che possa presentare e far comprendere le linee evolutive della storia.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Quando mi accingo a scrivere non penso mai al fatto di voler comunicare qualcosa. Non credo di avere messaggi importanti o ideali così magnanimi da condividere. La scrittura, l’ho già detto, per me è momento di sfogo e io sono e resto la prima persona cui le mie frasi e i miei racconti sono rivolti.
Al limite posso dire che mi piace mettere in pubblico il mio sfogo, ma non ho nessuna presunzione di voler trasmettere qualcosa.
Devo tirare fuori quello che mi balla dentro e questo mi basta. Lascio ad altri, più bravi di me, il sacro furore dello scrittore.
E poi, me lo chiedo, te lo chiedo: davvero ho dei lettori?

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

La collaborazione con altri colleghi è per me stimolo a perfezionarmi. La crescita professionale degli altri si rivela, oltre che grande soddisfazione, anche un’esortazione a mettermi alla prova e tentare di avanzare anch’io.
A questo aggiungo che sono sicura che, in ogni campo del sapere e della scienza, la collaborazione positiva permette di unire le forze (esperienze, conoscenze, attitudini) per ottenere un qualsivoglia prodotto sempre perfetto.
Non posso dire di sentirmi sempre in sintonia con tutti. Con gli anni ho imparato a selezionare (che brutto verbo!) le persone con cui penso di avere affinità di redazione o comunque di pensiero. Mi piace, perciò, concentrarmi su questo tipo di relazione prima di tutto di amicizia, dopo di stesura e composizione.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Potresti chiedermi quanta parte del mio tempo è dedicata alla scrittura. Io potrei risponderti che, contrariamente alle mie previsioni, con l’avanzare degli anni, il tempo da riservare alla mia passione è sempre più limitato.
Ogni volta che faccio qualche progetto in merito, sono costretta a ridimensionare lo spazio, in termini temporali, che posso dedicare ai miei pensieri di scrittura. Gli impegni della vita quotidiana sono sempre in aumento e così, ogni volta, sono costretta a rivedere le mie priorità, revisionare le mie pianificazioni e semmai cancellare qualche progetto.
Non mi perdo d’animo, però! Sono fiduciosa e spero di poterti rispondere con più soddisfazione, quando in futuro mi farai nuovamente questa domanda che ora non mi hai fatto. Scherzo!

Ti ringrazio per aver pensato a me per questa intervista.

Io ringrazio te per le risposte e per il tempo che ci hai dedicato.

Fra i vari ebook pubblicati sullo storie di amazon da Concetta D’Orazio vi propongo i due romanzi “Nero di memoria” e “La fragranza dell’assenza”. È superfluo dire che li consiglio entrambi.

cover Nero    cover Fragranza