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Ruga dopo ruga – Claudia Graziani – Impressioni di lettura

Il romanzo è uscito nel settembre 2020, in formato cartaceo, per i tipi di Porto Seguro Editore.

Ruga dopo ruga” è davvero un bel romanzo. È una storia di formazione e, soprattutto, una ricerca di se stessi; forse si potrebbe definire – se volessimo dare una definizione, peraltro riduttiva come tutte le definizioni – una fiaba per grandi. Comunque sia, leggendolo ci si emoziona e si rimane intrigati dalla trama. L’ambientazione esotica amplifica il messaggio e lo rende (anche se potrebbe sembrare il contrario) più vicino alle nostre esperienze, forse perché la scelta di collocare la vicenda in un luogo (fisico e non solo) così diverso ha reso il suo significato di più immediata comprensione.

“Ruga dopo ruga” è avvincente: grazie alla scrittura di Claudia Graziani il lettore si trova immerso fino dalla prima pagina nell’atmosfera di Ktabejn, l’isola polinesiana (di fantasia) in cui si svolge la vicenda, con la sua vegetazione, gli animali, le persone che la abitano e il loro modo di vivere. E questo, il modo di vivere degli abitanti di Ktabejn, si può definire come uno dei protagonisti del romanzo, insieme alla giovane Ranjji e alla Natura. Il rispetto della Natura, l’accettazione di sé e degli altri, il sostegno reciproco sono i valori su cui si fonda la società dell’isola e che Ranjji non riesce a fare propri fino in fondo, perché è tormentata da un Dolore, che le impedisce di sentirsi come gli altri e di comunicare davvero con loro.

L’approdo di una nave di colonizzatori inglesi, induce la giovane a riflettere sugli stranieri e su se stessa e questo le consente di iniziare il cammino che la porterà alla consapevolezza di sé. Ranjji è un bel personaggio, in lei ci si immedesima subito perché fra le sue paure, insicurezze, insofferenze ce ne sono alcune che abbiamo provato anche noi e che forse proviamo ancora e ci piace – e forse ci aiuta – vedere come alla fine, lei riesce a superarle.

Il confronto, inevitabile, fra la civiltà dell’isola – naturale e aperta – e quella degli inglesi (più o meno come la nostra attuale), permeata di sovrastrutture inutili e spesso ipocrite, costituisce un ulteriore spunto di riflessione.

Insomma, proprio un romanzo coinvolgente, che parla al cuore del lettore.

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Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey – Mary Anna Shaffer e Barrows Annie * impressioni di lettura

(Titolo originale “The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society”, trad. Giovanna Scocchera ed Eleonora Rinaldi; originale pubblicato nel 2008; edizione italiana da me letta; (digitale) Astoria del 2017)

Non sono un’amante dei romanzi epistolari, spesso li evito, ma questo (che ho acquistato perché pubblicizzato, mi pare, e di sicuro perché in promozione e anche per l’originalità del titolo) mi è piaciuto moltissimo, perché scritto in modo magistrale. Vi sono tanti personaggi che si scambiano lettere e forniscono così al lettore ciascuno il proprio punto di vista su varie vicende, principalmente sull’occupazione tedesca delle isole della Manica, di cui fa parte Guernsey. La corrispondenza ruota intorno a Juliet Ashton: fra lei e il suo editore, che è anche suo amico e fratello della sua migliore amica e poi fra lei e un gruppo di abitanti di Guernsey, le persone che appartengono appunto al club del libro e della torta di bucce di patata. Di lettera in lettera si costruisce la storia dell’occupazione da parte delle truppe tedesche di Guernsey, durata circa cinque anni: una situazione spesso difficile e pericolosa, perché il rischio di essere arrestati e mandati in un campo di concentramento per un fatto da niente era sempre presente.

È una storia vista con gli occhi delle persone che l’hanno vissuta, si potrebbe dire locale, benché, inevitabilmente, fedele riproduzione della storia che si svolgeva contemporaneamente a livello mondiale (microcosmo-macrocosmo, insomma). Ci sono fra gli occupanti tedeschi alcuni con cui è possibile instaurare qualche tipo di rapporto, altri intransigenti e crudeli. Ci sono fra gli isolani quelli disposti a sacrificare la propria vita pur di salvare un’altra persona e quelli pronti a tradire per qualche privilegio o per un po’ di denaro.

La narrazione è condotta con mano lieve anche nei momenti più drammatici. Alle vicende degli anni di guerra si alterna il racconto che Juliet fa, talvolta anche con un certo humour, del suo lavoro e dei suoi movimenti agli amici (sostanzialmente il suo editore e la sorella di lui), dapprima da Londra e poi proprio da Guernsey.

Sono consapevole di non aver saputo rendere giustizia a questo romanzo con le mie parole, per cui concludo consigliandone la lettura.

Sinossi

Coraggio, amicizia, resistenza al nazismo, amore per i libri raccontati nella cornice di una storia d’amore.

È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto — e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita.

Da Wikipedia

Guernsey, ufficialmente Baliato di Guernsey (in inglese Bailiwick of Guernsey; in francese Bailliage de Guernesey; in guernesiais Bailliage dé Guernési) è una dipendenza della Corona britannica, costituita dall’omonima isola e da altre più piccole, tutte situate nel canale della Manica, di fronte alle coste nordoccidentali della Francia.

La dipendenza dalla Corona Britannica non comporta appartenenza al Regno Unito, infatti è dotata di governo autonomo; il suo capo di Stato de iure è il sovrano del Regno Unito, che però vi esercita il potere in quanto Duca di Normandia, e non come sovrano del Regno Unito; suo delegato è un tenente governatore, che è il capo di Stato de facto; il potere esecutivo è invece esercitato dal governo di Guernsey, presieduto dal balivo, che è in pratica il primo ministro del Paese.

Per quanto riguarda i rapporti internazionali Guernsey è rappresentata dal Regno Unito.

Nel 1940 vi fu l’occupazione tedesca delle isole del Canale, che si protrasse per la maggior parte della seconda guerra mondiale. Poco prima dell’occupazione, molti bambini furono evacuati in Inghilterra, presso parenti o estranei. Durante l’occupazione alcuni civili furono deportati nel Lager Lindele, campo di concentramento a sud della Germania, vicino a Biberach an der Riß. Tra questi, vi fu Sir Ambrose Sherwill, che più tardi divenne Balivo di Guernsey. Tre civili di fede ebraica furono invece deportati ad Auschwitz, senza fare più ritorno.

Ad Alderney fu costruito un campo di concentramento, principalmente per abitanti dell’est europeo, l’unico costruito su terra britannica. Tuttora è ricordato da un memoriale noto col nome di Alderney, in francese Aurigny.

Guernsey fu pesantemente fortificata durante la seconda guerra mondiale, le cui tracce sono tuttora visibili. Essa e le isole vicine furono gli ultimi territori occupati dalle truppe tedesche ad arrendersi il 16 maggio 1945.

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La spiaggia degli affogati – Domingo Villar * impressioni di lettura

(Titolo originale “La playa de los ahogados”, trad. Simone Cattaneo; originale pubblicato nel 2009; edizione italiana da me letta; (digitale) Ponte alle Grazie del 2021)

La spiaggia degli affogatiè un romanzo giallo ambientato in Galizia, più precisamente nella regione di Vigo; è il secondo pubblicato da Domingo Villar, e ha nuovamente come protagonista l’ispettore Leo Caldas.

La vittima è un pescatore; forse si è suicidato, più probabilmente è stato ucciso. L’indagine si rivela lunga e difficile, soprattutto per la reticenza di alcuni personaggi. Pare che la morte sia collegata a un naufragio avvenuto da oltre dieci anni… per la trama vi rimando alla sinossi.

Il modo di narrare di Villar è piuttosto lento, soprattutto nella prima metà del libro, che è quella in cui le indagini sembrano non procedere per niente. Nella seconda parte ci si avvicina alla verità e la sensazione di lentezza diminuisce.

I capitoli in cui è diviso il romanzo sono brevi, di poche pagine, mi pare che nessuno arrivi a dieci. Hanno come titolo una parola che ha rilevanza nel testo che la segue. Della parola, però, vengono date tutte (o molte) definizioni, come su un vocabolario, e questo, a mio parere, rende la lettura frammentata: quando si finisce un capitolo, prima di poter continuare con la vicenda, ci si imbatte in alcune righe che con la storia c’entrano solo perché la parola del titolo in qualche modo rappresenta le pagine successive. Avrei potuto saltarle, naturalmente, queste righe, ma non l’ho fatto perché se l’autore ce le aveva messe era ovvio che volesse farle leggere.

La lentezza non mi ha disturbata più che tanto, le definizioni invece, le ho trovate un poco fastidiose. A parte ciò la storia e l’ambientazione sono interessanti e i protagonisti realistici. Non ci sono rivelazioni dell’ultimo momento, tutte le informazioni si vengono a conoscere in modo graduale, via via che l’ispettore Caldas le ottiene.

Il protagonista, l’ispettore Caldas, appunto, è un uomo piuttosto solitario, dedito al suo lavoro; rimpiange Ada, forse una moglie da cui è separato (magari nel primo romanzo della serie questa situazione era stata spiegata); ha un padre, vedovo, che si è dedicato da anni con passione e successo a coltivare viti e a produrre vino e uno zio paterno malato, che è ricoverato in ospedale e che lui non va a trovare quanto vorrebbe (o sente che dovrebbe), a causa del lavoro. Partecipa a una trasmissione radiofonica – che gli ha portato una certa fama – in cui risponde alle domande dei cittadini, domande che sono quasi sempre solo proteste che lui inoltra al comando dei vigili urbani alla fine di ogni puntata. Ha per assistente un muscoloso aragonese, che sarebbe sempre pronto a usare le maniere forti, sia con le porte che non si aprono sia con le persone che non rispondono alle domande e che perciò Caldas deve spesso tenere a freno.

I personaggi, sia quelli che ruotano intorno all’ispettore, sia quelli coinvolti nel fatto di sangue, sono credibili e coerenti, ben disegnati.

Ultimo ma non ultimo elemento interessante è il mare (anche se Caldas soffre il mal di mare): è decisamente un protagonista, vuoi perché la vittima è un pescatore vuoi perché le persone che lo conoscevano sono tutte pescatori o comunque abitano nello stesso suo villaggio di pescatori, vuoi perché la vicenda sembra intrecciata a quella di un vecchio naufragio… Il mare può nascondere, può mostrare, può uccidere, può appassionare.

Annotazione a margine

La fascetta con cui sono legate le mani del pescatore annegato è verde e non ha un marchio o altro che possa far risalire al fabbricante. L’aiutante di Caldas dice allora: «Sarà cinese… ormai tutto è cinese.» Questa osservazione mi ha colpita, perché è quanto mi capita sia di dire spesso sia di sentir dire.

La sinossi (da amazon)

Un mattino di ottobre, sulla spiaggia di Panxón, a sud di Vigo, il mare restituisce il corpo di un pescatore annegato. Non si tratta di una disgrazia: l’uomo ha le mani legate con una fascetta. Potrebbe sembrare un suicidio, anche perché il Biondo era incline alla depressione e aveva un passato da tossicodipendente. O forse dovrebbe sembrare un suicidio, come sospetta l’ispettore Caldas. Forse la causa della morte è da cercare nei misteri che ancora avvolgono un altro naufragio, vecchio di dieci anni. Forse davvero, come sostiene qualcuno nel paese, un fantasma si aggira in cerca di vendetta… Torna l’ispettore Leo Caldas, e con lui tornano i suoi comprimari: i colleghi del commissariato — a cominciare dal fido ma impetuoso aiutante aragonese Estévez —, il padre ritiratosi fra le sue vigne, l’insopportabile conduttore radiofonico Losada, i «filosofi» della taverna di Eligio. Torna, soprattutto, la Galizia di Domingo Villar, autentica coprotagonista: sole bruciante e nebbie, piogge improvvise, marinai taciturni, bar, osterie e quell’oceano che la isola e la unisce al resto del mondo. La spiaggia degli affogati è il romanzo che ha confermato il talento di un grande autore. Nella costruzione della trama come nella caratterizzazione dei personaggi e dell’ambientazione, nel mirabile uso del dialogo e nella straordinaria capacità di gestire il ritmo della narrazione, Villar è un autentico maestro del noir moderno.

L’autore (dal libro e da wikipedia)

Domingo Villar (nato nel 1971 a Vigo, in Galizia) è uno scrittore di gialli spagnolo. Ha pubblicato due romanzi con l’ispettore Leo Caldas, un detective galiziano, e Rafael Estévez, il suo assistente aragonese (di Saragozza). Entrambi i romanzi sono stati pubblicati prima in galiziano e poi tradotti in spagnolo dall’autore stesso. Da “La spiaggia degli affogati” è stato tratto un film diretto da Gerardo Herrera.

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La Nazione delle Piante – Stefano Mancuso * impressioni di lettura

Questo breve saggio è stato pubblicato nel 2019 da Edizioni Laterza sia in versione cartacea che digitale.

L’autore, prendendo spunto dalle caratteristiche delle piante evidenzia le fragilità degli organismi animali e gli errori commessi dalle società, soprattutto moderne.

Ipotizzando una Costituzione della Nazione delle Piante, Mancuso ricorda come i comportamenti umani, in particolare quelli degli ultimi decenni, stiano letteralmente consumando la Terra, esaurendo le risorse non rinnovabili e causando un’estinzione di massa di innumerevoli specie viventi. Una nuova estinzione di massa, sì, come quella che causò la scomparsa – fra gli altri – dei dinosauri; solo che questa volta è l’uomo, con la sua “intelligenza superiore” a determinarla. Il tasso di estinzione delle specie viventi attuale è di molte volte superiore a quello che si stima essere stato prima della comparsa dell’uomo e i modelli matematici ipotizzano un suo ulteriore forte aumento. L’autore definisce questi numeri come quelli di un’apocalisse.

Portando l’attenzione del lettore sulle differenze fra le piante e gli animali, Mancuso afferma che il regno vegetale è erroneamente considerato meno evoluto di quello animale e, descrivendo alcune caratteristiche di entrambi, motiva questa sua affermazione.

Gli organismi animali hanno un’organizzazione (chiedo scusa per il gioco di parole) gerarchica e centralizzata (cervello comanda gli altri organi) e con le funzioni concentrate nei vari organi (occhi, orecchie, polmoni ecc) mentre le piante hanno un’organizzazione decentrata, distribuita: tante foglie, tante radici. Questo consente alle piante di essere indipendenti dal funzionamento di un singolo organo, perché di ciascuno hanno moltissime repliche. La struttura dell’organismo animale viene riprodotta anche a livello sociale e anche in questo caso presenta gli stessi problemi (ad esempio se viene a mancare il capo viene compromesso il funzionamento dell’intera struttura); inoltre si hanno anche altri inconvenienti, come il proliferare della burocrazia e ritardi e incomprensioni nelle comunicazioni.

Le piante sono maestre della cooperazione. Probabilmente a causa del fatto che gli organismi vegetali trascorrono tutta la loro vita nello stesso luogo in cui nascono, hanno sviluppato moltissime le simbiosi fra loro. (Un altro aspetto che l’uomo dovrebbe prendere a esempio.)

Insomma “La Nazione delle Pianteè un piccolo libro denso di idee e di moniti, scritto con un linguaggio chiaro e preciso, basato su dati scientifici. Secondo me testi come questo dovrebbero essere letti – e magari commentati – in tutte le scuole superiori.

L’autore

Stefano Mancuso, nipote dello scrittore Michele Mancuso, afferma di essersi particolarmente interessato alle piante solo in età adulta, all’università, durante gli studi.

Dal 2001 è professore all’Università di Firenze e nel 2005 ha fondato il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, destinato agli studi sul comportamento delle piante. Nel 2010 ha tenuto una conferenza a Oxford su come le radici vanno, nel terreno, alla ricerca di spazio colonizzabile, acqua e nutrienti. Nel 2012, nel progetto Plantoïd, ha preso parte alla creazione di un robot bio-ispirato (imitando alcune capacità delle radici), robot che potrebbe ad esempio esplorare un terreno difficilmente accessibile o contaminato da un incidente nucleare o da un attacco batteriologico.

Nel 2013 ha pubblicato “Verde brillante: Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale”, scritto assieme ad Alessandra Viola. Nel 2014, all’Università di Firenze, ha creato una start-up specializzata sulla biomimesi delle piante (tecnologia che imita determinate capacità delle piante) e una serra galleggiante autonoma che nel 2016 ha prospettato al governo cileno.

(fonte Wikipedia)

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Immunità di gregge – Marco Bonafede * impressioni di lettura

Immunità di gregge” è un fumetto che non racconta una storia ma spiega a cosa serve vaccinarsi (contro il covid in questo caso, ma il discorso vale anche contro eventuali altre malattie).

Il compito di illustrare l’utilità del vaccino è affidato al dottor Salk, lo scopritore del vaccino contro la poliomielite; questi incontra vari personaggi con i quali discute sulla necessità di vaccinarsi per proteggere se stessi e gli altri. Sottolinea il fatto che al giorno d’oggi i virus viaggiano molto velocemente grazie agli aerei e anche quanto i social siano diffusori di notizie false e fomentatori d’odio.

Il dottor Salk si esprime con chiarezza e semplicità e questo rende il fumetto adatto anche a una lettura condivisa con dei bambini.

I disegni sono molto gradevoli, come anche – a mio parere – la copertina.

Immunità di gregge” è disponibile su amazon sia come ebook che in formato cartaceo.

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Stella Nera – Marco Freccero * impressioni di lettura

In questo articolo vi parlo dei primi due libri della serie “Stella nera”, cioè Le luci dell’Occidente”, uscito alla fine del 2020, e “La promessa”, uscito alla fine del 2021. L’autore pubblicherà il terzo e ultimo fra circa un anno, alla fine del 2022 o agli inizi del 2023.

In realtà si tratta delle tre parti di un unico romanzo, ambientato negli anni Ottanta a Savona, che narra principalmente le vicende di alcuni giovani obiettori di coscienza che prestano il servizio civile presso la Caritas, occupandosi del doposcuola per ragazze e ragazzi che vivono in situazioni difficili e che pertanto hanno bisogno di aiuto, e di due anziani, che abitano nello stesso palazzo di una donna straniera, tedesca o forse ungherese. Presto si scopre che in qualche modo sia donna che i tre giovani hanno a che fare con un piccolo quadro del Bernini, un ‘opera di grande bellezza, scomparsa dai tempi della guerra.

Ne “Le luci dell’Occidente” la storia prende l’avvio con la morte (naturale) della donna, una solitaria per niente cordiale con i vicini; solo Leonardo Perrone, che abita sul suo stesso pianerottolo, andava a trovarla per offrirle qualche piccolo aiuto, come gli era stato chiesto di fare dal canonico della cattedrale. È proprio Leonardo a scoprire che la donna è morta, quando entra per vedere come sta; approfittando della situazione – la donna non riceveva molte visite e quindi probabilmente non aveva parenti – l’uomo si appropria di alcuni oggetti e di un po’ di denaro, prima di chiamare l’ambulanza e il medico.

Il furto si rivelerà molto meno insignificante di quanto Leonardo aveva creduto e gli procurerà molti guai, perché la donna celava segreti legati ai nazisti che interessano a misteriosi e pericolosi personaggi. Fra questi segreti il più importante sembra essere il luogo dov’è nascosto il quadro del Bernini, opera sulla cui vicenda – forse leggenda – una professoressa di storia dell’arte sta scrivendo un libro.

La storia del quadro scomparso è anche una sorta di filo conduttore intorno a cui si svolgono le vicende, quotidiane e non, dei giovani obiettori (i rapporti con i ragazzi del doposcuola e con i loro insegnanti, le visite alla professoressa di storia dell’arte) e dei due anziani vicini della donna tedesca (l’amicizia che li lega, le conseguenze del furto per Leonardo).

Nella seconda parte (“La promessa”) la situazione si evolve un poco, soprattutto per quanto riguarda le vicende personali dei giovani, che vivono anche problemi d’amore, e degli anziani vicini della donna defunta, come i problemi del più vecchio con i figli che vivono in Sicilia. I caratteri dei protagonisti vengono ulteriormente approfonditi, come pure le loro motivazioni e aspirazioni. Il mistero che riguarda il quadro scomparso assume toni sempre più cupi e appaiono sulla scena personaggi molto inquietanti.

In effetti l’aggettivo inquietante descrive l’intero romanzo, perché, come scrive l’autore nella sinossi, sembra proprio che i totalitarismi del XX secolo non siano morti ma abbiano solo cambiato pelle. Certo, a fare da contrappeso, ci sono gli ideali dei tre giovani che prestano il servizio civile, ma il male ha tante forme sotto cui manifestarsi e non tutte (anzi, forse la maggior parte) facilmente riconoscibili.

Nel seguito qualche citazione, brani che mi hanno colpita e su cui vale la pena riflettere (i primi due da “Le luci dell’Occidente”, gli altri due da “La promessa”).

Filippo proseguì: «Nessuno ormai si fa più questa domanda: “Come salvare”. È un affare troppo grosso e il mondo non sa che farsene di una domanda del genere. Chiedigli come fare i soldi, come diventare famoso, e te lo spiegherà. Ma non infastidirlo con una questione del genere. Perché gli ricorda l’unica cosa che sa fare bene: creare ingiustizie».

La donna disse: «Parlavo del lavoro, sì. Un tempo il lavoro aveva valore in sé, e si aveva rispetto e amore per quello che si otteneva. Ai giorni nostri conta che cosa posso guadagnare da questo, quanto posso ricavare da quello. Il lavoro che facevano i nostri padri, e nonni: c’era orgoglio per quello che si realizzava, e ci si metteva tutta la cura necessaria. Era opera delle proprie mani, e ciascuno aveva la consapevolezza di costruire qualcosa prezioso più dell’oro. Perché lì ci finiva il proprio onore, il proprio passato, la propria tradizione. Il denaro non c’entrava nulla, non lo si faceva così bene per il denaro. Ma perché così si doveva fare, e basta. …»

«Non è un fallimento a decretare la fine di tutto. Ma la rassegnazione».

«… Perché quando tu hai accesso alla testa della gente, presto conquisti la loro anima, e fai fare loro quello che vuoi. …»

In conclusione “Stella Nera” è davvero un buon romanzo. Freccero ha qualcosa da dire, lo dice e sa come dirlo, creando al contempo una trama avvincente con personaggi molto realistici e ben disegnati. Aspetto con pazienza ma con curiosità la terza parte, sicura che non ne sarò delusa.

Il romanzo è disponibile sia in formato digitale che cartaceo sui vari store.

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La ribelle dell’est – Sergio Bertoni * Impressioni di lettura

Il romanzo, disponibile su amazon sia in formato ebook che come libro cartaceo, è il terzo della serie “Delitti misteriosi”, storie accomunate dalla presenza di Claudio Marchesini, curioso e intraprendente maestro in pensione, e del suo ex allievo e ora maresciallo capo dei carabinieri Leopoldo Antinori.

In questo romanzo, ambientato ancora una volta a Valdrusina, in Val d’Aosta, il maestro Marchesini, (protagonista indiscusso di “Delitti misteriosi” e di Provaci e sei morto”) non è il personaggio principale. Infatti, al centro della storia c’è Yelena, la ragazza rumena che il lettore ha conosciuto nel precedente romanzo (“Provaci e sei morto”), che, insieme ad Alfonsina, la nipote del boss siciliano Don Saru, e al gruppo della “fratellanza” albanese diretta da Kobaisi, si trova a dover affrontare un nutrito gruppo di criminali colombiani che è sulle tracce di una cospicua partita di droga e che si occupa anche del traffico di organi e del racket della prostituzione, intercettando donne e bambini migranti in mare mentre cercano di raggiungere le coste italiane. Per Yelena c’è anche la possibilità di un amore, sentimento che la spaventa, a causa delle esperienze vissute.

La ribelle dell’est” è una bella storia, con molti personaggi, ben descritti e interessanti. La trama gialla è intrigante e si intreccia in modo coerente e graduale con la vena romantica. Come sempre nei libri di Sergio Bertoni il linguaggio è fluido e la lettura gradevole.

Il romanzo tratta molti temi di grande attualità, dal traffico di organi all’accoglienza dei migranti, dalla tratta delle donne per costringerle alla prostituzione allo spaccio di droga e si potrebbe obiettare che il lieto fine per una storia che parla di mafie e cartelli colombiani e traffici di ogni genere sia poco realistico. Ma almeno quando si legge vedere che la giustizia e la solidarietà alla fine trionfano è confortante e aiuta a sperare che, prima o poi, questo possa accadere anche nella realtà.

Sinossi

Non c’è pace per Yelena, la bellissima ragazza rumena, esperta di arti marziali, che ha attraversato mezza Europa per vendicare lo stupro e l’assassinio della sua adorata sorellina. Spietati criminali appartenenti a un “cartello” colombiano, associato a mafie pugliesi e calabresi sono arrivati in Italia alla ricerca di un enorme quantitativo di droga, che sembra scomparso nel nulla.

È possibile che solo Yelena sappia dove é stato nascosto? Lo spaccio di droga è solo una delle attività della cosca colombiana che si arricchisce anche con il traffico di organi e con la prostituzione, grazie al rapimento di giovani donne e di bambini migranti che tentano di sfuggire dalla guerra e dalle persecuzioni. Contro questi delitti si batte Yelena, coadiuvata dalla “fratellanza” albanese diretta da Kobaisi, e da Don Saru. Non mancano il maestro Marchesini, il maresciallo Antinori, Alfonsina, la contessa Ottaviani, e altri personaggi già presenti nei precedenti volumi della serie.

Agim Sinani il giovane albanese intensamente attratto dall’intrepida ribelle dell’est riuscirà, rischiando la vita, a salvarla dalla prigionia e dalle torture e conquistarla con il suo amore?

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La partita va giocata – Annalisa Scaglione * impressioni di lettura

(Pubblicato da Scatole Parlanti il 24 gennaio 2020.)

C’è un paese, Crescobene, con una squadra di calcio – il San Pantaleo F.C. – che ha buone probabilità di concludere il campionato in testa alla classifica e passare così al professionismo.

C’è però un annuncio improvviso da parte del parroco: il campo di calcio è stato venduto. Presto si scopre che al suo posto l’acquirente intende costruire un parcheggio. I giocatori non ci stanno e nemmeno gli altri abitanti del paese e cercano quindi di capire quali siano i motivi della decisione e se vi sia la possibilità di bloccare la vendita. Qualcuno però sa… e qualcun altro piano piano intuisce che la faccenda ha le radici nel passato, un passato tenuto segreto… e che vede coinvolti, in vario modo, alcuni dei protagonisti.

Dopo le prime pagine – il tempo di fare conoscenza con Crescobene e i suoi abitanti – sembra anche al lettore di trovarsi lì, nel paese, fra la canonica e lo spogliatoio del San Pantaleo F.C., a condividere la speranza di poter risolvere in qualche modo il problema che sembra insolubile e a porsi domande sul perché il parroco abbia preso una risoluzione tanto inaspettata quanto sgradita.

Le vicende dei singoli si sviluppano intrecciandosi in modo perfetto con quella che coinvolge tutto il paese: ogni dettaglio, ogni scena, ogni parola ha il suo perché. Tutti – o quasi – i personaggi che compaiono sono parimenti protagonisti e insieme si adoperano per raggiungere l’obiettivo comune – salvare il campo di calcio – mettendosi in gioco in vari modi, ma senza perdere di vista la cosa più importante: la verità e la lealtà sono valori imprescindibili, come lo sono anche l’amicizia e il rispetto.

La vendita del campo può sembrare un evento di poco conto, ma per Crescobene è invece di importanza fondamentale e gli sforzi degli abitanti per impedirla si possono leggere anche come una sorta di metafora.

I personaggi sono molto vivi, realistici e ben caratterizzati psicologicamente. (Sono anche tutti simpatici e interessanti, a mio parere.) La narrazione procede seguendo ora quello ora quel personaggio e risulta molto efficace; ha un ritmo incalzante che rende la lettura avvincente.

Come penso sia chiaro da quanto ho scritto, “La partita va giocata” è un romanzo corale, nel senso più vero e migliore del termine.

È un gran bel romanzo, insomma. E ti lascia dentro un sapore buono. E non ditemi che di questi tempi non c’è bisogno, di qualcosa di buono.

Sinossi (dal libro)

Il San Pantaleo F.C. è l’orgoglio di Crescobene, una squadra di calcio composta unicamente da ragazzi della cittadina e che ruota attorno all’universo dell’omonima parrocchia. Grazie all’alchimia creata dal Mister, assistito da Michelangelo, figlio della perpetua di don Donato, la favola del piccolo club potrebbe sfociare nell’agognata promozione, che condurrebbe al professionismo. La doccia fredda arriva quando il San Pantaleo rischia di non poter più utilizzare il proprio terreno di gioco: il parroco, proprietario del campo, ha deciso di liberarsene a malincuore, per evidenti problemi economici dei conti parrocchiali, cedendolo a una società estera che lo trasformerà in un parcheggio. Fuori dal clamore collettivo e dall’attenzione che la vicenda suscita anche sul piano nazionale, qualcuno comincia a riflettere, a cercare la vera ragione che ha portato don Donato a una scelta tanto impopolare, indagando fra antichi segreti, dubbi inconfessati e colpi di scena.

L’autrice (dal libro)

Annalisa Scaglione è nata nel 1970, ha compiuto studi classici ed è laureata in Giurisprudenza. Vive e lavora in Liguria, dove il romanzo è idealmente ambientato. La partita va giocata è la sua prima pubblicazione.

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L’elmo di Odino: fiore di morte– Marialuisa Moro * Impressioni di lettura

La morte apparentemente naturale di un famoso scrittore non convince l’ispettore di polizia, fresca di promozione e di trasferimento a Drammen, Mina Halvorsen. Seguendo il proprio istinto Mina indaga, nonostante il divieto del suo capo, il commissario Klara Moser. A causa dell’indagine Mina rischia anche di compromettere la propria relazione con Stig, ma la sua tenacia alla fine la condurrà alla soluzione del caso.

È facile immedesimarsi in quella che è sostanzialmente la protagonista, cioè Mina, che, viene mostrata al lettore con tutte le sue insicurezze e contraddizioni, certezze e caparbietà, risultando pertanto molto realistica; anche tutti gli altri personaggi, comunque, sono ben disegnati.

La narrazione è ben condotta e la storia è avvincente e plausibile.

Davvero un buon thriller, come molti altri di questa autrice.

Sinossi

Quinto thriller della serie norvegese.

Tobias Holden, noto scrittore di gialli storici, viene trovato morto nella sua villa. Il medico legale liquida il caso come morte naturale: infarto miocardico. Mina Halvorsen, da pochi mesi trasferita suo malgrado a Drammen, come ispettore di polizia, non è affatto convinta. Assillata da alcuni dettagli della scena, decide, come al solito, di indagare per conto suo, mettendo in gioco carriera e vita privata.

Il mistero si infittisce con altri “strani” decessi.

Cosa si cela dietro l’immagine di facciata di uno scrittore di fama?

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segnalazioni

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recensioni

Un piccolo scambio

Tarocchi – giallo lombardo bavarese

Intervista a Maria Luisa Moro

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello * Citazione #10

Un brano sull’incomunicabilità, ovvero sulla solitudine, come del resto è tutto il romanzo.

Fermarsi per un poco a guardare uno che stia facendo anche la cosa più ovvia e consueta della vita; guardarlo in modo da fargli sorgere il dubbio che a noi non sia chiaro ciò che egli stia facendo e che possa anche non esser chiaro a lui stesso: basta questo perché quella sicurezza s’adombri e vacilli. Nulla turba e sconcerta più di due occhi vani che dimostrino di non vederci, o di non vedere ciò che noi vediamo.

«Perché guardi così?»

E nessuno pensa che tutti dovremmo guardare sempre così, ciascuno con gli occhi pieni dell’orrore della propria solitudine senza scampo.