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Wally G. Fin

Voglio ricordare un amico virtuale, che condivideva con me e altri la passione per la scrittura, proponendo l’articolo a lui dedicato da un altro comune amico virtuale, Roberto Bonfanti.

Ho letto diversi dei libri di Wally; per 911 Il numero della bestia ho pubblicato sul blog un breve commento.

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In biblioteca #45

Oggi ho preso in biblioteca due romanzi di Arto Paasilinna, scrittore finlandese le cui storie sono dense di ironia.

La prima moglie e altre cianfrusaglie – Arto Paasilinna

Le dieci donne del cavaliere – Arto Paasilinna


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Il silenzio della verità – Simona Liubicich * Impressioni di lettura

Patrizia, una giovane donna, felicemente sposata con un medico e con una figlia di cinque anni, torna ad abitare nel paese delle Dolomiti in cui ha vissuto da bambina. Quando aveva dodici anni si è persa insieme all’amica, Elisa, ed è stata ritrovata, sola e senza alcun ricordo di quanto avvenuto, dopo tre giorni.
Appena stabilita nel paese della sua infanzia, però, Patrizia inizia a soffrire di forti mal di testa e ad avere strane visioni collegate a quel passato di cui non ricorda niente. Quando tenta di scoprire dai paesani qualcosa su quanto successo a lei e a Elisa gli abitanti del paese si mostrano reticenti a darle le informazioni che chiede. Anche i suoi genitori, che si sono trasferiti in Versilia, che si recano a trovarla, sono molto reticenti sia in merito alla disgrazia che agli anni che l’hanno preceduta.
Patrizia non si arrende e, sfidando il rischio di essere considerata malata a causa delle sue visioni ma sostenuta dal marito, continua a ricercare la verità su quanto è accaduto fino a che non ci riesce.

Interrompo qui la sintesi della trama per non svelare niente che possa rovinare un’eventuale lettura.

Da quanto ho scritto si può evincere che si tratta di un romanzo thriller, a mio parere ben condotto e avvincente, anche se il finale sostanzialmente non mi ha sorpresa. Come ho già avuto modo di dire, una storia è come un viaggio: non conta solo la meta, ma la strada che si percorre per raggiungerla. A meno che la meta, ovvero il finale, non sia incongruente con il resto, ma non è questo il caso.
L’atmosfera si carica di mistero pagina dopo pagina, con le domande senza risposta di Patrizia e le poche notizie che qua e là riesce a trovare, nonostante tema che la verità possa rivelarle qualcosa di molto spiacevole anche su se stessa.
La protagonista è ben disegnata e così pure gli altri personaggi, primi fra tutti il marito e il commissario.

silenzio verità Liubicich

Sinossi

Italia, Dolomiti 1962-1985.

Un fatto inquietante sconvolge la pigra amenità di un paesino tra le Dolomiti al confine con l’Austria.
Due ragazzine del posto vengono date per disperse; solo una di loro — Patrizia Montaldo — viene ritrovata dopo tre giorni, in stato confusionale e con un’amnesia che durerà ventitré anni, fino a che i fantasmi del passato, forse reali presenze spiritiche, torneranno a chiedere giustizia svelando segreti inconfessabili e una verità sconcertante.

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Piccola favola di Natale – Silvana Sanna * Impressioni di lettura

Una favola davvero, delicata e dolce. Una favola che racconta come sarebbe bello che andassero le cose e come sarebbe bello se Babbo Natale esistesse davvero.

La protagonista, Adelina, è comunque molto realistica, sembra di vederla, alle prese con i suoi problemi quotidiani e con i suoi pensieri.

Dopo le prime pagine mi è stato abbastanza chiaro come si sarebbe svolto il racconto e come sarebbe finito, ma questo non ha tolto niente al piacere della lettura, perché quando una storia è ben narrata come la favola di Silvana Sanna il piacere sta nel leggerla non tanto nello scoprire come va a finire.

 

cover Sanna favola di Natale

Sinossi

Ma siete davvero sicuri che Babbo Natale non esiste? Chiedetelo ad Adelina e il racconto di ciò che le è accaduto proprio nei giorni che precedono la Festa più bella dell’anno magari vi convincerà che le leggende a volte possono diventare realtà. Basta crederci…
Una favola per bambini e ragazzi che piacerà anche agli adulti che ancora amano la magia del Natale.

 

 

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Il castello d’Otranto – Horace Walpole – Impressioni di lettura

(titolo originale The Castle of Otranto (1765); letto nella versione italiana del 2010, trad. Oreste del Buono)

Un romanzo piuttosto breve, di circa 100 pagine. Capostipite del genere gotico.
Parlerò delle mie impressioni a prescindere dall’importanza attribuita al romanzo.

La vicenda si apre con la morte di Corrado, figlio di Manfredo principe di Otranto a cui segue la pretesa di Manfredo di divorziare dalla propria moglie per sposare la giovane Isabella, fidanzata del defunto Corrado. I voleri di Manfredo sono però contrastati da forze sovrannaturali, che si manifestano per la prima volta proprio con l’oggetto che causa la morte di Corrado: “un enorme elmo, cento volte più largo di qualsiasi elmo fabbricato per creatura umana, e ricoperto da una proporzionata quantità di penne nere.”
Ho trovato il romanzo abbastanza avvincente, nel senso che succedono vari eventi a movimentare la storia, mentre il linguaggio e i dialoghi non sono sempre fluidi, si sente che è un testo scritto oltre due secoli fa. Gli elementi magici e sovrannaturali, a mio parere sono in certo senso primitivi, grezzi: del resto essendo il romanzo un capostipite, forse non ci si può aspettare qualcosa di molto compiuto o di più simile al gusto odierno. I personaggi sono sostanzialmente dei cliché e anche piuttosto statici: il principe Manfredo incarna il cattivo, un cattivo che non ha dubbi o tormenti se non quelli derivanti dalle difficoltà di ottenere quello che vuole e anche alla fine, quando si trova a fare i conti con gli errori compiuti, il suo pentimento sembra quasi solo un qualcosa di dovuto. La maggior parte degli altri personaggi sono buoni, ma anch’essi sono poco realistici. A mio parere quelli con una psicologia più articolata sono le due principesse giovani, Isabella e Matilda, nella loro breve rivalità d’amore, e il frate Girolamo, combattuto fra il senso del dovere e della verità e la paura per la sorte del figlio.

In realtà non posso dire che il romanzo non mi sia piaciuto, anche se non mi ha certamente entusiasmata, ci sono elementi interessanti, ma forse non avrei questa impressione se non fosse il capostipite di cui si è detto. Dal punto di vista della storia del romanzo e della letteratura è evidentemente un testo da leggere.
Il testo è preceduto da due prefazioni dell’autore; nella prima Walpole finge di aver trovato la storia stampata “a Napoli, in caratteri gotici, nell’anno 1529” e di averla tradotta dall’italiano; nella seconda svela che l’opera è sua e spiega i motivi che l’hanno spinto a scriverla, ovvero “fondere i due tipi di romanzo: l’antico e il moderno”, cioè fantasia e realismo.

cover Castello Otranto

Breve biografia di Horace Walpole

(tratta dalla “Cronologia della vita e delle opere” di Attilio Brilli che precede l’edizione 2010 del romanzo edizioni BUR)

Horace Walpole nacque a Londra il 24 settembre 1717. studiò a Eton e poi al Trinity College di Cambridge. Fu amico fra gli altri di Thomas Gray, il poeta, con cui compì il grand tour, durante il quale fece un’importante sosta a Firenze.
Fu un collezionista colto e raffinato; acquistò nel 1749 la residenza di Twickenham che trasformò nel corso degli anni in un castello gotico in miniatura. Negli anni 1751-1768 fu membro del parlamento.
Pubblicò nel 1758 Fugitive Pieces in Verses and Prose, con la sua produzione lirica; nel 1762 Anectodes of Painting in England; nel 1765 il romanzo The Castle of Otranto, che diventò un “vero e proprio manifesto protoromantico”.
Negli anni successivi scrisse la tragedia The Mysterious Mother, i racconti Hieroglyphic Tales, la descrizione della sua dimora A Description of Strawberry Hill.
Morì il 2 marzo 1797 a Londra.
Suo il motto: Il mondo è una commedia per coloro che pensano, una tragedia per coloro che sentono.

 

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I cannibali di Mao – Marco Lupis * impressioni di lettura

I cannibali di Mao” è un reportage sulla Cina, un testo di storia recente e di attualità, ma spesso, durante la lettura, mi è sembrato quasi un romanzo distopico, perché molti dei fatti che Lupis racconta sono davvero inquietanti. Ci mostra che un futuro immaginato nei classici di fantascienza più pessimisti è già divenuto realtà, almeno in quella vasta pare dell’Oriente.

cover cannobali Mao

E, tanto per cominciare, se qualcuno pensa che il titolo sia una metafora è in errore: nella Cina di Mao si praticava il cannibalismo, spesso di stato, come rappresaglia e punizione dei dissidenti politici, talvolta a causa della fame.

Da quei tempi, del resto così vicini all’oggi, Lupis ci conduce in un viaggio attraverso i luoghi e gli anni, sottolineando gli eventi più importanti. I racconti giornalistici sono tenuti insieme da una sorta di cornice letteraria, in cui la narrazione diviene autobiografica, e questo rende l’intero libro più una vicenda vissuta che non una raccolta di pezzi giornalistici, conferendogli un senso ancora maggiore di realtà e suscitando empatia. Per quanto giornalista straniero, ha vissuto gli eventi di cui narra o ne ha incontrato i protagonisti e questa partecipazione contraddistingue ogni capitolo, vorrei dire ogni parola.

Testimone malinconico di una Hong Kong quasi ormai totalmente cambiata rispetto agli anni precedenti il 1997 (anno in cui è passata sotto la Cina), Lupis descrive la potenza attuale della repubblica cinese e le sue capacità di controllo, da quello economico (“Soft Power – Potere soffice, ovvero «la capacità di convincere gli altri a desiderare i risultati desiderati e la capacità di raggiungere i propri obiettivi attraverso l’attrazione piuttosto che la coercizione») a quello esercitato grazie alle nuove tecnologie, ad esempio con l’uso di droni “ in tutto e per tutto uguali a uccelli veri,” che “dotati di telecamere ad altissima definizione, localizzatore gps satellitare e collegati al sistema globale di riconoscimento facciale a terra, sono in grado di riconoscere e indentificare un individuo ricercato – e magari qualche temutissima spia occidentale – in pochi secondi. Mentre volano”.

E la conclusione non è ottimistica, a mio parere: “Ma una cosa sembra certa e cioè che – a meno di inediti e ad oggi assolutamente imprevedibili sconvolgimenti geopolitici globali –, presto o tardi, verremo anche noi «assimilati» e diventeremo tutti «comunisti» cinesi.

Un libro di un’attualità totale, che aiuta a comprendere il sempre maggiore potere della Cina nella politica e soprattutto nell’economia mondiale. Un libro sconcertante, almeno per me, perché mostra come molti dei miei timori per il futuro siano già divenuti realtà. Ma anche un racconto molto sentito e molto vivo, che lascia il segno.

Lupis propone anche immagini più gradevoli del “suo” Oriente, ma gli aspetti negativi e la mancanza di libertà che contraddistingue la repubblica cinese (e non solo) hanno colpito maggiormente la mia attenzione.

Del resto, la Cina ha ormai portato a inquietanti livelli di sofisticazione la tecnologia di riconoscimento facciale, mettendo a punto un sistema – basato su un database formato da quasi un miliardo e trecento milioni di immagini – che consente l’identificazione di un volto in pochi secondi e con una precisione nei risultati superiore al 90 per cento. Secondo il «New York Times», attualmente in Cina ci sarebbero oltre 200 milioni di telecamere sparse sul territorio, tutte interconnesse e in grado di funzionare con questo software. Non ci sono luoghi vietati alle telecamere in Cina, compresi i bagni pubblici nei grandi magazzini e i centri massaggi… Così in alcune toilette di Pechino esistono telecamere che, basandosi sulla tecnologia di analisi delle espressioni facciali, limitano o aumentano la quantità di carta igienica fornita dall’apposito dispenser: anche lui controllato via software, ovviamente.

E anche se trovo anacronistico il concetto, non posso che temere il significato della filosofia che lo ispira:

Ma guardando senza preconcetti, quasi ovunque, nel panorama cinese del XXI secolo, a volte sottilmente celato, a volte sfacciatamente esposto, il partito dominante svolge un ruolo dominante. I leader comunisti cinesi sono visti – e vedono sé stessi – come leader eletti (nel senso di “scelti dal cielo”, non certo attraverso elezioni democratiche) la cui autorità è loro data dal governare una nazione eletta, abitata da un popolo eletto, per portarla in quell’età dell’oro e della prosperità, conosciuta in Cina come shengshi. Mentre le fortune della Cina crescono, in sincronia crescono anche quelle del Partito comunista, che ormai è diventata la più potente organizzazione del mondo.

Un libro imprescindibile, per farsi un’idea della Cina attuale e, forse, futura.

Di Marco Lupis ho letto un altro interessante volume, “Il male inutile. Dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali le testimonianze di un reporter di guerra”.

Edito da Rubbettino Editore, il libro è disponibile sia in formato cartaceo che in ebook..

 

L’autore

Giornalista, fotoreporter e scrittore, Marco Lupis è stato corrispondente e inviato speciale dall’Estremo Oriente e soprattutto da Hong Kong, per le maggiori testate giornalistiche italiane (Panorama, Il Tempo, Corriere della Sera, L’Espresso e la Repubblica) e per la RAI (Mixer, Format, TG1 e TG2).


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Il magnifico perdente – Sonia Morganti * Impressioni di lettura

Ho letto questo romanzo in versione ebook, ma è disponibile anche in versione cartacea. È pubbblicato da Oakmond Publishing .

Il titolo completo è Il magnifico perdente: Mazzini, l’esule indomito e queste parole costituiscono una perfetta sintesi della figura di Giuseppe Mazzini come esce dalle pagine del libro e come, probabilmente, era.

cove Magnifico Perdente

Il romanzo racconta dei primi anni della vita di Mazzini a Londra, dove si era stabilito per sfuggire alla polizia austriaca. Insieme a lui altri patrioti italiani in esilio.

Fra le difficoltà di sopravvivere, sia alla povertà che alla polizia austriaca che poteva contare su spie e traditori anche in Inghilterra, Mazzini non si arrende mai, continua a portare avanti i suoi ideali, scrivendo articoli per conquistare consensi alla causa italiana, mantenendo una corrispondenza con i patrioti rimasti in Italia o in esilio altrove. E, soprattutto, fonda la scuola gratuita per gli italiani che vivono a Londra, offrendo così speranze a molti suoi connazionali.

Il personaggio o meglio la persona Mazzini che il lettore scopre nelle pagine di Sonia Morganti è di un’umanità e di una rettitudine assolute, un uomo che accetta il sacrificio di vivere lontano dalla patria e dagli affetti più cari e che sopporta queste privazioni con malinconia e dolore ma senza lasciarsi mai abbattere. È così immediato sentirsi vicini a quest’uomo che veste sempre di nero, che suona la chitarra per consolarsi, almeno un poco, dei suoi dispiaceri, che sogna un futuro di uguaglianza per tutti.

Una narrazione molto fluida e personaggi, oltre al protagonista, molto vivi, fra questi Battista, il bambino che costituisce la “scintilla” da cui scaturisce l’idea per la scuola, lord e soprattutto lady Carlyle, i fratelli Bandiera.

Sinossi

Londra, 1837.
Un uomo e un bambino s’incontrano lungo le strade affollate e fumose della città. Entrambi, per motivi diversi, sono stati costretti a lasciare l’Italia e i propri cari, entrambi hanno negli occhi la malinconia degli esuli e il coraggio dei sopravvissuti.
L’uomo è Giuseppe Mazzini.
Quell’incontro, nel giro di pochi anni, porterà alla nascita della scuola italiana gratuita di Hatton Garden che concretizza gli ideali più elevati del nostro Risorgimento.
Il filo della storia s’intreccia con le vite degli esuli italiani, con i loro ricordi e le loro speranze, tra delatori e nuovi amici, sostenitori e traditori, amori senza fine o senza inizio.
Sullo sfondo, un’Inghilterra contraddittoria e un’Italia ancora informe, ma già molto simile alla nostra.
Il romanzo nasce sia dalle suggestioni delle molte lettere di Mazzini, vivida testimonianza del suo sentire profondo e del suo spirito indomito, sia dallo studio dei suoi scritti che ne documentano l’eccezionale modernità di pensiero.


L’autrice

Sonia Morganti è nata in provincia di Latina e attualmente abita a Roma. Si è occupata a lungo di valorizzazione del territorio, ama unire la sua passione per i viaggi, la natura e l’arte, raccontando storie in maniera viva.
Ha pubblicato i romanzi storici Calpurnia, l’ombra di Cesare e Patres, il distopico Far West.