Pubblicato in: Libri

Superficie – Olivier Norek * Impressioni di lettura

(Titolo originale “Surface”, Traduzione di Maurizio Ferrara; originale pubblicato nel 2019, edizione digitale italiana da me letta del 2022, Rizzoli)

Un bel giallo, o poliziesco che dir si voglia. In effetti “poliziesco” è un termine adeguato perché la storia ha come protagonista una poliziotta, Noémie Chastain.

Il romanzo si apre con un’azione che vede Noémie condurre la sua squadra (antidroga) nella casa in cui si nasconde un trafficante che le spara un colpo di fucile in pieno viso. La giovane donna si trova così con un lato del volto deturpato da più cicatrici e ha comprensibili difficoltà ad accettarlo; ha comunque il desiderio di tornare quanto prima a lavorare, nonostante che a causa lo shock subito abbia perso – temporaneamente – un po’ di sicurezza e le capiti di dimenticare delle cose. Riceve un valido aiuto dallo psichiatra Melchior mentre il suo superiore e il suo vice (che era anche il suo uomo) ritengono opportuno allontanarla dal suo posto nella polizia parigina.

Noémie viene inviata perciò ad Avalone, un paesino di una regione del sud della Francia, dove potrà stare tranquilla e riprendersi dalla brutta esperienza e ha la missione di verificare se si possa fare a meno del commissariato del luogo, dove solitamente non succede quasi niente di criminale.

Ad Avalone Noémie si ambienta meglio e prima di quanto aveva immaginato e si sente un po’ in colpa perché la sua relazione sul commissariato probabilmente sarà determinante per la sua soppressione. Ma proprio quando sta per tornare a Parigi viene ritrovato un cadavere e lei deve rimanere per occuparsi dell’indagine, che intraprende dapprima controvoglia – perché vorrebbe tornare al suo posto nella squadra antidroga della capitale – poi con sempre maggior impegno. Procedendo con il lavoro, piano piano comincia anche a sentirsi meno in difficoltà per il suo aspetto. Le sue capacità e il suo intuito la conducono alla soluzione, nonostante si tratti di un delitto di parecchi anni prima.

Il personaggio di Noémie mi è piaciuto molto, mi è sembrato molto realistico, con la sua disperazione iniziale nel vedere il viso deturpato da più cicatrici, con i suoi scoppi di rabbia e la sua aggressività dettati dal disagio di essere vista, osservata, studiata, con la sua tenacia e la sua determinazione che la portano a risolvere un caso apparentemente quasi dimenticato.

Mi è piaciuto anche lo psichiatra che l’aiuta a riprendersi psicologicamente, sia quando è in ospedale, sia dopo che è uscita e anche (tramite computer) quando si è trasferita ad Avalone: è spesso un poco ironico e talvolta quasi brutale, e riesce ad avere con Noémie un rapporto per lei costruttivo.

I personaggi sono molti ed è interessante come ciascuno reagisce quando incontra Noémie per la prima volta. Dal canto suo lei dapprima cerca perfino – quando è possibile – di non mostrare il lato sfigurato del viso, poi, con il passare del tempo, affronta l’esame con aggressività, con ironia e infine con una certa indifferenza; certo quando è immersa nelle indagini per l’omicidio ha come obiettivo scoprire la verità e pensa molto meno a cosa la gente possa dire di lei e delle sue cicatrici.

Sinossi

A Parigi nessuno vuole più la capitana Chastain. Laggiù ad Avalone, tutti temono la sua indagine.

Per il direttore della polizia giudiziaria di Parigi la capitana della squadra antidroga Noémie Chastain è diventata un vistoso, scomodo ingombro. Il suo volto sfregiato da un colpo di fucile durante un blitz è un richiamo inquietante ai rischi del mestiere, nocivo per il morale dei colleghi. Così, senza tante cerimonie viene spedita in via provvisoria ad Avalone, nell’Aveyron: sulla carta, un’opportunità per rimettersi in sesto tra colline e campi disseminati di fattorie nella campagna occitana; di fatto, un trasferimento strategico per dare modo e tempo a chi di dovere di inchiodarla a una scrivania, abbastanza lontano dagli sguardi altrui. Nella sonnolenta cittadina, a ridosso di un lago artificiale, il compito di Noémie è valutare la possibile dismissione del commissariato locale, istituzione forse poco utile in quel luogo tranquillo. I giorni si trascinano con la lentezza di un continente alla deriva, fino a quando le acque del lago restituiscono alla superficie un fusto di plastica con dentro un cadavere. Parigi ha tradito Noémie Chastain, e ora, in questa lontana provincia, lei trova la forza e la determinazione di affrontare una nuova indagine fitta di segreti gravi e antichi. Anche se le risposte sembrano svanite nelle pieghe del tempo, irrimediabilmente erose dall’acqua, ormai inghiottite dai profondi silenzi custoditi con ostinazione degli abitanti di Avalone.

Pubblicato in: Libri

Una spina nel fianco (Bree Taggert #3) – Melinda Leigh * impressioni di lettura

(titolo originale “Drown Her Sorrows”, 2021; traduzione di Lorenza Braga, edizione italiana digitale del 2022, Amazon Crossing)

Ho letto tutti e tre i romanzi che hanno come protagonista Bree Taggert e mi sono piaciuti tutti. Bree ha avuto un’esperienza terribile nell’infanzia: il padre ha ucciso la madre prima di suicidarsi e lei è riuscita a salvare se stessa, la sorella e il fratello minori nascondendosi; questo ha segnato la sua vita ed è restia ad aprirsi a nuovi affetti. È comunque sempre pronta ad agire in prima persona e a non tralasciare alcuna traccia. Da piccola è stata aggredita da un grosso cane che l’ha quasi uccisa; le sono rimaste cicatrici che ha in parte nascosto con dei tatuaggi e il terrore per i cani. Piano piano, però, riesce a fare amicizia due di essi, giungendo perfino ad adottare uno di questi.

Bree è aiutata nelle sue indagini da un ex poliziotto, Matt Flynn, la cui sorella gestisce un rifugio per animali abbandonati (quasi come l’autrice).

I romanzi mi sono piaciuti per i personaggi, oltre che per le trame gialle; dei tre forse quello che ho apprezzato di più per questo aspetto è proprio il terzo.

Ho visto che in lingua inglese sono usciti anche i volumi 4 e 5 della serie.

Nel seguito la sinossi dei primi tre romanzi pubblicati in italiano e la biografia dell’autrice riportata nell’ebook.

Sinossi

Chi conosceva Holly non sarà mai al sicuro, finché non troveranno l’assassino della ragazza.

Lo sceriffo Bree Taggert scopre il corpo di una giovane donna che galleggia sulle rive dello Scarlet River: un biglietto nell’auto abbandonata fa pensare al suicidio. L’autopsia, però, rivela una storia diversa: Holly Thorpe era già morta, quando è caduta giù dal ponte ed è finita in acqua. Mentre Bree e il suo investigatore Matt Flynn indagano, i segreti della vita privata di Holly vengono a galla e la soluzione dell’omicidio si complica. Holly si è lasciata alle spalle un matrimonio litigioso, un capo che mostrava di essere personalmente coinvolto da lei e un rapporto difficile con Shannon, sua sorella. Ciascuno di loro aveva un motivo per ucciderla. Quando Shannon viene terrorizzata dal macabro scherzo di uno stalker, e il primo sospettato delle indagini muore, le certezze di Bree sono capovolte e lei deve guardare il caso da una nuova angolazione. Ma non c’è tempo: l’assassino colpisce Bree e Matt da vicino. Devono fermarlo prima che sparga il sangue di una persona da loro amata.

L’autrice

Autrice di grande successo secondo le classifiche di Amazon e del Wall Street Journal, Melinda Leigh è un’ex funzionaria di banca. Dopo essersi unita all’associazione Romance Writers of America, ha deciso che scrivere era più divertente di analizzare i rendiconti finanziari. Tra gli altri premi, il romanzo d’esordio di Melinda, She Can Run, è stato nominato come Miglior primo romanzo dall’International Thriller Writers. Dei suoi numerosi libri, Amazon Crossing ha pubblicato Nell’ora del bisogno (2018), Ti do la mia parola e Un omicidio senza cadavere (2022), primo e secondo episodio della serie Bree Taggert. Melinda Leigh è cintura nera secondo dan di kenpo karate, insegna autodifesa alle donne e vive in una casa disordinata con la sua famiglia e un piccolo branco di animali, adottati dai centri di recupero. Per maggiori informazioni, visitate http://www.melindaleigh.com.

Ti do la mia parola (Bree Taggert #1)

Per Bree, detective della omicidi, l’assassinio della sorella diventa un agghiacciante déjà vu.

Per più di venticinque anni, la detective di Philadelphia, Bree Taggert, ha messo da parte gli spaventosi ricordi d’infanzia dell’omicidio-suicidio dei suoi genitori. Quando la sorella minore, Erin, viene uccisa in un crimine che richiama quella tragica notte, in Bree tornano a galla le immagini di testimoni innocenti e un matrimonio burrascoso finito in una sparatoria. C’è solo un’agghiacciante differenza: il marito di Erin, Justin, è scomparso.

Bree sa quanto è esplosivo il confine tra amore e odio, ma le prove contro il suo problematico cognato non quadrano. Facendo squadra con Matt Flynn, un vecchio amico di Justin, ex investigatore e istruttore dell’unità cinofila, Bree giura di scoprire i segreti della vita e della morte della sorella. L’ha promesso anche a Kayla e a Luke, i giovani figli di Erin.

Mentre le indagini proseguono, il pericolo colpisce vicino alla loro casa. La famiglia di Bree è sorpresa ancora da una stretta mortale. E, stavolta, per la detective potrebbe essere fatale.

Un omicidio senza cadavere (Bree Taggert #2)

Alyssa ha visto uccidere la sua amica, però manca un indizio fondamentale: la vittima.

Bree Taggert è chiamata per una sparatoria in un campeggio che rimane chiuso durante l’inverno. Quando arriva, il nuovo sceriffo si trova davanti a un crimine sconcertante. Non c’è assassino, né vittima, né sangue. Nessuno a parte Bree crede all’unica testimone, Alyssa, un’adolescente senzatetto che sostiene di aver visto qualcuno sparare alla sua amica.

Per individuare il killer e rintracciare la ragazza, Bree chiede l’intervento dell’ex agente Matt Flynn e del suo cane poliziotto. Sotto il ghiaccio del Grey Lake, invece, Bree e Matt ritrovano il corpo massacrato di uno studente universitario scomparso… E non è l’unico della serie.

Quando altri due giovani spariscono e spuntano nuovi cadaveri, Bree deve scoprire il legame tra gli omicidi. È certa solo di un particolare: sono stati generati dalla furia dell’assassino. E quando anche Alyssa non si trova più, Bree deve correre contro il tempo: la sua testimone potrebbe diventare la prossima vittima.

Pubblicato in: Libri

Le sette morti di Evelyn Hardcastle – Stuart Turton * impressioni di lettura

(titolo originale “The Seven Deaths of Evelyn Hardcastle”, 2018; traduzione di Federica Oddera, edizione italiana digitale del 2019, Neri Pozza Editore)

Premetto che è difficile commentare questo romanzo senza anticipare troppo, cercherò di limitarmi a quanto viene raccontato nella sinossi (del cartaceo).

La storia inizia con un uomo che si risveglia in un bosco, una mattina, sotto la pioggia. Non ricorda niente di sé e non riconosce il suo corpo, né perché si trova in quel luogo. Ha un nome in testa, Anna, ma non sa perché né chi sia la persona con quel nome. Ode dei rumori, che ritiene essere quelli di una fuga seguita da uno sparo, poi un uomo sbucato dal bosco gli porge una bussola e gli consiglia di andare verso est. Lui segue il suggerimento e dopo aver camminato fino a uscire dalla foresta scorge una grande villa che poi scoprirà essere quella della famiglia Hardcastle, Blackheath House. Nella villa sono ospitate molte persone, per celebrare con una festa l’anniversario dell’omicidio di uno dei figli degli Hardcastle, avvenuto diciannove anni prima, quando questi era un bambino di sette anni.

Il protagonista (l’uomo senza memoria) si rende conto pian piano di essere “incarnato” nel corpo di un’altra persona e che si trova a Blackheath House per scoprire l’autore di un altro omicidio, che si svolgerà la sera, quello di un’altra figlia degli Hardcastle, Evelyn, appunto. Durante la sua “indagine” passa dal corpo di un ospite a quello di un altro ed è ostacolato da altri personaggi, che tentano anche di ucciderlo. Deve pertanto cercare di comprendere chi gli mente e di chi invece si può fidare. Tutto questo avviene nell’arco di una giornata, che finisce con l’assassinio di Evelyn, giornata che si ripete di continuo, fino a che il mistero non viene svelato.

La costruzione di questa storia mescola un tema fantastico con elementi del giallo classico e, fino a un certo punto, risulta a mio parere abbastanza convincente, ma cede nella conclusione (cosa che del resto temevo e mi aspettavo) che mi è parsa troppo artificiosa e debole come spiegazione di tutto il contesto. L’intreccio è interessante e anche il “rapporto” fra la personalità del protagonista (Aiden Bishop) e quella della persona che di volta in volta lo ospita; Aiden impara a sfruttare le caratteristiche sia fisiche che mentali delle varie persone in cui si incarna per avere così maggiori possibilità di scoprire chi uccide Evelyn e potersi liberare da quella situazione.

Durante tutta l’”indagine”, Aiden non ricorda niente del suo passato né del perché si trova a villa Hardcastle, anche il suo nome gli viene svelato da un altro personaggio; ricorderà qualcosa – il motivo del suo essere lì – solo alla fine.

Ho letto il romanzo in pochi giorni, volevo capire come l’autore avrebbe risolto il finale, dopo aver creato una vicenda tanto complessa e con notevoli incastri. Purtroppo come ho già scritto la fine mi ha delusa. D’accordo che è una storia fantastica (nel senso di non realistica) e che questo lo si capisce dopo poche pagine (se avessi letto le categorie in cui l’ebook è inserito nello store di amazon forse non avrei letto il romanzo perché una è Fantascienza viaggio nel tempo, argomento che non amo molto), ma la spiegazione del motivo per cui Aiden è a Blackheath House e deve scoprire l’assassino di Evelyn, ancora più di quella del delitto, resta incompiuta, molto vaga e insufficiente, un po’ troppo “coniglio tirato fuori dal cappello”, insomma. Peccato, perché per i primi due terzi e forse più il romanzo è avvincente e originale.

Come si può notare dalla “Sinossi dell’ebook” la mia opinione non è condivisa da molti. (Non è un “mistero da camera chiusa”)

Sinossi dell’ebook

Gosford Park incontra Inception, Agatha Christie e Black Mirror. Un romanzo geniale. Un rompicapo impossibile da risolvere. Una trappola da cui faticherete a liberarvi.

«Il debutto straordinario di Stuart Turton è qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto fino ad ora». Financial Times

«Complesso, affascinante e sconcertante… Un debutto straordinariamente raffinato». The Times

«Questo libro mi ha fatto impazzire. È assolutamente originale e unico. Non riuscivo a togliermelo dalla testa». Sophie Hannah

«Da capogiro… abbagliante come il finale di uno spettacolo di fuochi d’artificio». Guardian

«Preparatevi a impazzire. Una lettura scoppiettante!» Daily Express

«Le sette morti di Evelyn Hardcastle è unico nel suo genere, una lettura brillante. L’ho divorato». Ali Land

«Diabolicamente intelligente. Diverso da qualsiasi cosa abbia mai letto, un trionfo assoluto». A. J. Finn

«Strabiliante e con un cast di personaggi straordinariamente bizzarri, questo è un mistero da “camera chiusa” come nessun altro». Sarah Pinborough

Sinossi del cartaceo

Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House…

Pubblicato in: Libri

Il sanatorio (Detective Elin Warner, #1) – Sarah Pearse * Impressioni di lettura

(titolo originale “The Sanatorium”, 2020; traduzione di Laura Miccoli, edizione italiana digitale del 2021, Newton Compton editori)

Un thriller che, a mio parere, non rispetta le promesse.

La narrazione è al presente e questo rende la storia molto viva e trovo che la scelta sia stata particolarmente efficace. Purtroppo, per me, questo è il solo aspetto positivo del romanzo che, complessivamente, risulta deludente.

L’ambientazione, un lussuoso hotel letteralmente sperduto sulle Alpi svizzere in una zona a rischio di valanghe, sarebbe suggestiva e alienante quanto basta ma in certo modo non è valorizzata/sfruttata al meglio, salvo che per il fatto che le pessime condizioni meteorologiche impediscono alla polizia svizzera di raggiungere l’hotel e quindi di proteggere gli ospiti e i lavoratori che sono in balia di un assassino misterioso.

La protagonista è una detective inglese temporaneamente in congedo dopo un caso difficile che le ha causato problemi psicologici, Elin, che giunge nell’hotel per festeggiare il fidanzamento del fratello e che si trova coinvolta in prima persona negli eventi delittuosi che avvengono sotto i suoi occhi. Elin quindi indaga, essendo l’unica persona che può farlo, tenendosi parzialmente in contatto telefonico con la polizia svizzera, modificando più volte i suoi sospetti su chi può essere il colpevole. A me pare che non agisca con troppa logica o intuizione da investigatrice, forse i suoi trascorsi, sia familiari sia lavorativi, possono essere una giustificazione sufficiente, ma non l’ho trovata un personaggio convincente.

Anche il finale, certo la cosa più difficile da scrivere, o meglio la motivazione degli omicidi, mi è sembrata deludente (questo me l’aspettavo), per non parlare dell’epilogo che rimanda a un possibile seguito e a qualcosa di non concluso.

Insomma, non mi pare che la fama di cui si parla nella presentazione sulla vetrina di amazon sia così meritata.

Sinossi

Un lussuosissimo hotel ad alta quota sulle alpi svizzere è l’ultimo posto in cui Elin Warner vorrebbe trovarsi. Ma si è presa una pausa dal lavoro di detective, e così, quando riceve di punto in bianco l’invito a festeggiare il fidanzamento del fratello, non ha altra scelta che accettare.

Arrivata nel bel mezzo di una tempesta violentissima, Elin si sente subito nervosa: l’atteggiamento di suo fratello Isaac le sembra strano e c’è qualcosa in quell’hotel, completamente isolato, che le dà i brividi. Forse ha a che vedere con il fatto che prima della ristrutturazione fosse stato un sanatorio abbandonato…

Quando, la mattina dopo, gli invitati scoprono che Laure, la promessa sposa, è scomparsa senza lasciare traccia, il disagio di Elin cresce, mettendola davanti a domande che non avrebbe mai voluto porsi. Suo fratello ha qualcosa a che fare con la sparizione della fidanzata?

La neve caduta blocca l’accesso all’hotel e il panico comincia a diffondersi tra gli ospiti. Nessuno si è ancora reso conto che un’altra donna è scomparsa. Ed è l’unica che avrebbe potuto avvertirli del pericolo…

Pubblicato in: Libri

Ruga dopo ruga – Claudia Graziani – Impressioni di lettura

Il romanzo è uscito nel settembre 2020, in formato cartaceo, per i tipi di Porto Seguro Editore.

Ruga dopo ruga” è davvero un bel romanzo. È una storia di formazione e, soprattutto, una ricerca di se stessi; forse si potrebbe definire – se volessimo dare una definizione, peraltro riduttiva come tutte le definizioni – una fiaba per grandi. Comunque sia, leggendolo ci si emoziona e si rimane intrigati dalla trama. L’ambientazione esotica amplifica il messaggio e lo rende (anche se potrebbe sembrare il contrario) più vicino alle nostre esperienze, forse perché la scelta di collocare la vicenda in un luogo (fisico e non solo) così diverso ha reso il suo significato di più immediata comprensione.

“Ruga dopo ruga” è avvincente: grazie alla scrittura di Claudia Graziani il lettore si trova immerso fino dalla prima pagina nell’atmosfera di Ktabejn, l’isola polinesiana (di fantasia) in cui si svolge la vicenda, con la sua vegetazione, gli animali, le persone che la abitano e il loro modo di vivere. E questo, il modo di vivere degli abitanti di Ktabejn, si può definire come uno dei protagonisti del romanzo, insieme alla giovane Ranjji e alla Natura. Il rispetto della Natura, l’accettazione di sé e degli altri, il sostegno reciproco sono i valori su cui si fonda la società dell’isola e che Ranjji non riesce a fare propri fino in fondo, perché è tormentata da un Dolore, che le impedisce di sentirsi come gli altri e di comunicare davvero con loro.

L’approdo di una nave di colonizzatori inglesi, induce la giovane a riflettere sugli stranieri e su se stessa e questo le consente di iniziare il cammino che la porterà alla consapevolezza di sé. Ranjji è un bel personaggio, in lei ci si immedesima subito perché fra le sue paure, insicurezze, insofferenze ce ne sono alcune che abbiamo provato anche noi e che forse proviamo ancora e ci piace – e forse ci aiuta – vedere come alla fine, lei riesce a superarle.

Il confronto, inevitabile, fra la civiltà dell’isola – naturale e aperta – e quella degli inglesi (più o meno come la nostra attuale), permeata di sovrastrutture inutili e spesso ipocrite, costituisce un ulteriore spunto di riflessione.

Insomma, proprio un romanzo coinvolgente, che parla al cuore del lettore.

Pubblicato in: Libri

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey – Mary Anna Shaffer e Barrows Annie * impressioni di lettura

(Titolo originale “The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society”, trad. Giovanna Scocchera ed Eleonora Rinaldi; originale pubblicato nel 2008; edizione italiana da me letta; (digitale) Astoria del 2017)

Non sono un’amante dei romanzi epistolari, spesso li evito, ma questo (che ho acquistato perché pubblicizzato, mi pare, e di sicuro perché in promozione e anche per l’originalità del titolo) mi è piaciuto moltissimo, perché scritto in modo magistrale. Vi sono tanti personaggi che si scambiano lettere e forniscono così al lettore ciascuno il proprio punto di vista su varie vicende, principalmente sull’occupazione tedesca delle isole della Manica, di cui fa parte Guernsey. La corrispondenza ruota intorno a Juliet Ashton: fra lei e il suo editore, che è anche suo amico e fratello della sua migliore amica e poi fra lei e un gruppo di abitanti di Guernsey, le persone che appartengono appunto al club del libro e della torta di bucce di patata. Di lettera in lettera si costruisce la storia dell’occupazione da parte delle truppe tedesche di Guernsey, durata circa cinque anni: una situazione spesso difficile e pericolosa, perché il rischio di essere arrestati e mandati in un campo di concentramento per un fatto da niente era sempre presente.

È una storia vista con gli occhi delle persone che l’hanno vissuta, si potrebbe dire locale, benché, inevitabilmente, fedele riproduzione della storia che si svolgeva contemporaneamente a livello mondiale (microcosmo-macrocosmo, insomma). Ci sono fra gli occupanti tedeschi alcuni con cui è possibile instaurare qualche tipo di rapporto, altri intransigenti e crudeli. Ci sono fra gli isolani quelli disposti a sacrificare la propria vita pur di salvare un’altra persona e quelli pronti a tradire per qualche privilegio o per un po’ di denaro.

La narrazione è condotta con mano lieve anche nei momenti più drammatici. Alle vicende degli anni di guerra si alterna il racconto che Juliet fa, talvolta anche con un certo humour, del suo lavoro e dei suoi movimenti agli amici (sostanzialmente il suo editore e la sorella di lui), dapprima da Londra e poi proprio da Guernsey.

Sono consapevole di non aver saputo rendere giustizia a questo romanzo con le mie parole, per cui concludo consigliandone la lettura.

Sinossi

Coraggio, amicizia, resistenza al nazismo, amore per i libri raccontati nella cornice di una storia d’amore.

È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto — e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita.

Da Wikipedia

Guernsey, ufficialmente Baliato di Guernsey (in inglese Bailiwick of Guernsey; in francese Bailliage de Guernesey; in guernesiais Bailliage dé Guernési) è una dipendenza della Corona britannica, costituita dall’omonima isola e da altre più piccole, tutte situate nel canale della Manica, di fronte alle coste nordoccidentali della Francia.

La dipendenza dalla Corona Britannica non comporta appartenenza al Regno Unito, infatti è dotata di governo autonomo; il suo capo di Stato de iure è il sovrano del Regno Unito, che però vi esercita il potere in quanto Duca di Normandia, e non come sovrano del Regno Unito; suo delegato è un tenente governatore, che è il capo di Stato de facto; il potere esecutivo è invece esercitato dal governo di Guernsey, presieduto dal balivo, che è in pratica il primo ministro del Paese.

Per quanto riguarda i rapporti internazionali Guernsey è rappresentata dal Regno Unito.

Nel 1940 vi fu l’occupazione tedesca delle isole del Canale, che si protrasse per la maggior parte della seconda guerra mondiale. Poco prima dell’occupazione, molti bambini furono evacuati in Inghilterra, presso parenti o estranei. Durante l’occupazione alcuni civili furono deportati nel Lager Lindele, campo di concentramento a sud della Germania, vicino a Biberach an der Riß. Tra questi, vi fu Sir Ambrose Sherwill, che più tardi divenne Balivo di Guernsey. Tre civili di fede ebraica furono invece deportati ad Auschwitz, senza fare più ritorno.

Ad Alderney fu costruito un campo di concentramento, principalmente per abitanti dell’est europeo, l’unico costruito su terra britannica. Tuttora è ricordato da un memoriale noto col nome di Alderney, in francese Aurigny.

Guernsey fu pesantemente fortificata durante la seconda guerra mondiale, le cui tracce sono tuttora visibili. Essa e le isole vicine furono gli ultimi territori occupati dalle truppe tedesche ad arrendersi il 16 maggio 1945.

Pubblicato in: Libri

La spiaggia degli affogati – Domingo Villar * impressioni di lettura

(Titolo originale “La playa de los ahogados”, trad. Simone Cattaneo; originale pubblicato nel 2009; edizione italiana da me letta; (digitale) Ponte alle Grazie del 2021)

La spiaggia degli affogatiè un romanzo giallo ambientato in Galizia, più precisamente nella regione di Vigo; è il secondo pubblicato da Domingo Villar, e ha nuovamente come protagonista l’ispettore Leo Caldas.

La vittima è un pescatore; forse si è suicidato, più probabilmente è stato ucciso. L’indagine si rivela lunga e difficile, soprattutto per la reticenza di alcuni personaggi. Pare che la morte sia collegata a un naufragio avvenuto da oltre dieci anni… per la trama vi rimando alla sinossi.

Il modo di narrare di Villar è piuttosto lento, soprattutto nella prima metà del libro, che è quella in cui le indagini sembrano non procedere per niente. Nella seconda parte ci si avvicina alla verità e la sensazione di lentezza diminuisce.

I capitoli in cui è diviso il romanzo sono brevi, di poche pagine, mi pare che nessuno arrivi a dieci. Hanno come titolo una parola che ha rilevanza nel testo che la segue. Della parola, però, vengono date tutte (o molte) definizioni, come su un vocabolario, e questo, a mio parere, rende la lettura frammentata: quando si finisce un capitolo, prima di poter continuare con la vicenda, ci si imbatte in alcune righe che con la storia c’entrano solo perché la parola del titolo in qualche modo rappresenta le pagine successive. Avrei potuto saltarle, naturalmente, queste righe, ma non l’ho fatto perché se l’autore ce le aveva messe era ovvio che volesse farle leggere.

La lentezza non mi ha disturbata più che tanto, le definizioni invece, le ho trovate un poco fastidiose. A parte ciò la storia e l’ambientazione sono interessanti e i protagonisti realistici. Non ci sono rivelazioni dell’ultimo momento, tutte le informazioni si vengono a conoscere in modo graduale, via via che l’ispettore Caldas le ottiene.

Il protagonista, l’ispettore Caldas, appunto, è un uomo piuttosto solitario, dedito al suo lavoro; rimpiange Ada, forse una moglie da cui è separato (magari nel primo romanzo della serie questa situazione era stata spiegata); ha un padre, vedovo, che si è dedicato da anni con passione e successo a coltivare viti e a produrre vino e uno zio paterno malato, che è ricoverato in ospedale e che lui non va a trovare quanto vorrebbe (o sente che dovrebbe), a causa del lavoro. Partecipa a una trasmissione radiofonica – che gli ha portato una certa fama – in cui risponde alle domande dei cittadini, domande che sono quasi sempre solo proteste che lui inoltra al comando dei vigili urbani alla fine di ogni puntata. Ha per assistente un muscoloso aragonese, che sarebbe sempre pronto a usare le maniere forti, sia con le porte che non si aprono sia con le persone che non rispondono alle domande e che perciò Caldas deve spesso tenere a freno.

I personaggi, sia quelli che ruotano intorno all’ispettore, sia quelli coinvolti nel fatto di sangue, sono credibili e coerenti, ben disegnati.

Ultimo ma non ultimo elemento interessante è il mare (anche se Caldas soffre il mal di mare): è decisamente un protagonista, vuoi perché la vittima è un pescatore vuoi perché le persone che lo conoscevano sono tutte pescatori o comunque abitano nello stesso suo villaggio di pescatori, vuoi perché la vicenda sembra intrecciata a quella di un vecchio naufragio… Il mare può nascondere, può mostrare, può uccidere, può appassionare.

Annotazione a margine

La fascetta con cui sono legate le mani del pescatore annegato è verde e non ha un marchio o altro che possa far risalire al fabbricante. L’aiutante di Caldas dice allora: «Sarà cinese… ormai tutto è cinese.» Questa osservazione mi ha colpita, perché è quanto mi capita sia di dire spesso sia di sentir dire.

La sinossi (da amazon)

Un mattino di ottobre, sulla spiaggia di Panxón, a sud di Vigo, il mare restituisce il corpo di un pescatore annegato. Non si tratta di una disgrazia: l’uomo ha le mani legate con una fascetta. Potrebbe sembrare un suicidio, anche perché il Biondo era incline alla depressione e aveva un passato da tossicodipendente. O forse dovrebbe sembrare un suicidio, come sospetta l’ispettore Caldas. Forse la causa della morte è da cercare nei misteri che ancora avvolgono un altro naufragio, vecchio di dieci anni. Forse davvero, come sostiene qualcuno nel paese, un fantasma si aggira in cerca di vendetta… Torna l’ispettore Leo Caldas, e con lui tornano i suoi comprimari: i colleghi del commissariato — a cominciare dal fido ma impetuoso aiutante aragonese Estévez —, il padre ritiratosi fra le sue vigne, l’insopportabile conduttore radiofonico Losada, i «filosofi» della taverna di Eligio. Torna, soprattutto, la Galizia di Domingo Villar, autentica coprotagonista: sole bruciante e nebbie, piogge improvvise, marinai taciturni, bar, osterie e quell’oceano che la isola e la unisce al resto del mondo. La spiaggia degli affogati è il romanzo che ha confermato il talento di un grande autore. Nella costruzione della trama come nella caratterizzazione dei personaggi e dell’ambientazione, nel mirabile uso del dialogo e nella straordinaria capacità di gestire il ritmo della narrazione, Villar è un autentico maestro del noir moderno.

L’autore (dal libro e da wikipedia)

Domingo Villar (nato nel 1971 a Vigo, in Galizia) è uno scrittore di gialli spagnolo. Ha pubblicato due romanzi con l’ispettore Leo Caldas, un detective galiziano, e Rafael Estévez, il suo assistente aragonese (di Saragozza). Entrambi i romanzi sono stati pubblicati prima in galiziano e poi tradotti in spagnolo dall’autore stesso. Da “La spiaggia degli affogati” è stato tratto un film diretto da Gerardo Herrera.

Pubblicato in: Libri

La Nazione delle Piante – Stefano Mancuso * impressioni di lettura

Questo breve saggio è stato pubblicato nel 2019 da Edizioni Laterza sia in versione cartacea che digitale.

L’autore, prendendo spunto dalle caratteristiche delle piante evidenzia le fragilità degli organismi animali e gli errori commessi dalle società, soprattutto moderne.

Ipotizzando una Costituzione della Nazione delle Piante, Mancuso ricorda come i comportamenti umani, in particolare quelli degli ultimi decenni, stiano letteralmente consumando la Terra, esaurendo le risorse non rinnovabili e causando un’estinzione di massa di innumerevoli specie viventi. Una nuova estinzione di massa, sì, come quella che causò la scomparsa – fra gli altri – dei dinosauri; solo che questa volta è l’uomo, con la sua “intelligenza superiore” a determinarla. Il tasso di estinzione delle specie viventi attuale è di molte volte superiore a quello che si stima essere stato prima della comparsa dell’uomo e i modelli matematici ipotizzano un suo ulteriore forte aumento. L’autore definisce questi numeri come quelli di un’apocalisse.

Portando l’attenzione del lettore sulle differenze fra le piante e gli animali, Mancuso afferma che il regno vegetale è erroneamente considerato meno evoluto di quello animale e, descrivendo alcune caratteristiche di entrambi, motiva questa sua affermazione.

Gli organismi animali hanno un’organizzazione (chiedo scusa per il gioco di parole) gerarchica e centralizzata (cervello comanda gli altri organi) e con le funzioni concentrate nei vari organi (occhi, orecchie, polmoni ecc) mentre le piante hanno un’organizzazione decentrata, distribuita: tante foglie, tante radici. Questo consente alle piante di essere indipendenti dal funzionamento di un singolo organo, perché di ciascuno hanno moltissime repliche. La struttura dell’organismo animale viene riprodotta anche a livello sociale e anche in questo caso presenta gli stessi problemi (ad esempio se viene a mancare il capo viene compromesso il funzionamento dell’intera struttura); inoltre si hanno anche altri inconvenienti, come il proliferare della burocrazia e ritardi e incomprensioni nelle comunicazioni.

Le piante sono maestre della cooperazione. Probabilmente a causa del fatto che gli organismi vegetali trascorrono tutta la loro vita nello stesso luogo in cui nascono, hanno sviluppato moltissime le simbiosi fra loro. (Un altro aspetto che l’uomo dovrebbe prendere a esempio.)

Insomma “La Nazione delle Pianteè un piccolo libro denso di idee e di moniti, scritto con un linguaggio chiaro e preciso, basato su dati scientifici. Secondo me testi come questo dovrebbero essere letti – e magari commentati – in tutte le scuole superiori.

L’autore

Stefano Mancuso, nipote dello scrittore Michele Mancuso, afferma di essersi particolarmente interessato alle piante solo in età adulta, all’università, durante gli studi.

Dal 2001 è professore all’Università di Firenze e nel 2005 ha fondato il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, destinato agli studi sul comportamento delle piante. Nel 2010 ha tenuto una conferenza a Oxford su come le radici vanno, nel terreno, alla ricerca di spazio colonizzabile, acqua e nutrienti. Nel 2012, nel progetto Plantoïd, ha preso parte alla creazione di un robot bio-ispirato (imitando alcune capacità delle radici), robot che potrebbe ad esempio esplorare un terreno difficilmente accessibile o contaminato da un incidente nucleare o da un attacco batteriologico.

Nel 2013 ha pubblicato “Verde brillante: Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale”, scritto assieme ad Alessandra Viola. Nel 2014, all’Università di Firenze, ha creato una start-up specializzata sulla biomimesi delle piante (tecnologia che imita determinate capacità delle piante) e una serra galleggiante autonoma che nel 2016 ha prospettato al governo cileno.

(fonte Wikipedia)

Pubblicato in: Libri

Immunità di gregge – Marco Bonafede * impressioni di lettura

Immunità di gregge” è un fumetto che non racconta una storia ma spiega a cosa serve vaccinarsi (contro il covid in questo caso, ma il discorso vale anche contro eventuali altre malattie).

Il compito di illustrare l’utilità del vaccino è affidato al dottor Salk, lo scopritore del vaccino contro la poliomielite; questi incontra vari personaggi con i quali discute sulla necessità di vaccinarsi per proteggere se stessi e gli altri. Sottolinea il fatto che al giorno d’oggi i virus viaggiano molto velocemente grazie agli aerei e anche quanto i social siano diffusori di notizie false e fomentatori d’odio.

Il dottor Salk si esprime con chiarezza e semplicità e questo rende il fumetto adatto anche a una lettura condivisa con dei bambini.

I disegni sono molto gradevoli, come anche – a mio parere – la copertina.

Immunità di gregge” è disponibile su amazon sia come ebook che in formato cartaceo.

Pubblicato in: Libri

Stella Nera – Marco Freccero * impressioni di lettura

In questo articolo vi parlo dei primi due libri della serie “Stella nera”, cioè Le luci dell’Occidente”, uscito alla fine del 2020, e “La promessa”, uscito alla fine del 2021. L’autore pubblicherà il terzo e ultimo fra circa un anno, alla fine del 2022 o agli inizi del 2023.

In realtà si tratta delle tre parti di un unico romanzo, ambientato negli anni Ottanta a Savona, che narra principalmente le vicende di alcuni giovani obiettori di coscienza che prestano il servizio civile presso la Caritas, occupandosi del doposcuola per ragazze e ragazzi che vivono in situazioni difficili e che pertanto hanno bisogno di aiuto, e di due anziani, che abitano nello stesso palazzo di una donna straniera, tedesca o forse ungherese. Presto si scopre che in qualche modo sia donna che i tre giovani hanno a che fare con un piccolo quadro del Bernini, un ‘opera di grande bellezza, scomparsa dai tempi della guerra.

Ne “Le luci dell’Occidente” la storia prende l’avvio con la morte (naturale) della donna, una solitaria per niente cordiale con i vicini; solo Leonardo Perrone, che abita sul suo stesso pianerottolo, andava a trovarla per offrirle qualche piccolo aiuto, come gli era stato chiesto di fare dal canonico della cattedrale. È proprio Leonardo a scoprire che la donna è morta, quando entra per vedere come sta; approfittando della situazione – la donna non riceveva molte visite e quindi probabilmente non aveva parenti – l’uomo si appropria di alcuni oggetti e di un po’ di denaro, prima di chiamare l’ambulanza e il medico.

Il furto si rivelerà molto meno insignificante di quanto Leonardo aveva creduto e gli procurerà molti guai, perché la donna celava segreti legati ai nazisti che interessano a misteriosi e pericolosi personaggi. Fra questi segreti il più importante sembra essere il luogo dov’è nascosto il quadro del Bernini, opera sulla cui vicenda – forse leggenda – una professoressa di storia dell’arte sta scrivendo un libro.

La storia del quadro scomparso è anche una sorta di filo conduttore intorno a cui si svolgono le vicende, quotidiane e non, dei giovani obiettori (i rapporti con i ragazzi del doposcuola e con i loro insegnanti, le visite alla professoressa di storia dell’arte) e dei due anziani vicini della donna tedesca (l’amicizia che li lega, le conseguenze del furto per Leonardo).

Nella seconda parte (“La promessa”) la situazione si evolve un poco, soprattutto per quanto riguarda le vicende personali dei giovani, che vivono anche problemi d’amore, e degli anziani vicini della donna defunta, come i problemi del più vecchio con i figli che vivono in Sicilia. I caratteri dei protagonisti vengono ulteriormente approfonditi, come pure le loro motivazioni e aspirazioni. Il mistero che riguarda il quadro scomparso assume toni sempre più cupi e appaiono sulla scena personaggi molto inquietanti.

In effetti l’aggettivo inquietante descrive l’intero romanzo, perché, come scrive l’autore nella sinossi, sembra proprio che i totalitarismi del XX secolo non siano morti ma abbiano solo cambiato pelle. Certo, a fare da contrappeso, ci sono gli ideali dei tre giovani che prestano il servizio civile, ma il male ha tante forme sotto cui manifestarsi e non tutte (anzi, forse la maggior parte) facilmente riconoscibili.

Nel seguito qualche citazione, brani che mi hanno colpita e su cui vale la pena riflettere (i primi due da “Le luci dell’Occidente”, gli altri due da “La promessa”).

Filippo proseguì: «Nessuno ormai si fa più questa domanda: “Come salvare”. È un affare troppo grosso e il mondo non sa che farsene di una domanda del genere. Chiedigli come fare i soldi, come diventare famoso, e te lo spiegherà. Ma non infastidirlo con una questione del genere. Perché gli ricorda l’unica cosa che sa fare bene: creare ingiustizie».

La donna disse: «Parlavo del lavoro, sì. Un tempo il lavoro aveva valore in sé, e si aveva rispetto e amore per quello che si otteneva. Ai giorni nostri conta che cosa posso guadagnare da questo, quanto posso ricavare da quello. Il lavoro che facevano i nostri padri, e nonni: c’era orgoglio per quello che si realizzava, e ci si metteva tutta la cura necessaria. Era opera delle proprie mani, e ciascuno aveva la consapevolezza di costruire qualcosa prezioso più dell’oro. Perché lì ci finiva il proprio onore, il proprio passato, la propria tradizione. Il denaro non c’entrava nulla, non lo si faceva così bene per il denaro. Ma perché così si doveva fare, e basta. …»

«Non è un fallimento a decretare la fine di tutto. Ma la rassegnazione».

«… Perché quando tu hai accesso alla testa della gente, presto conquisti la loro anima, e fai fare loro quello che vuoi. …»

In conclusione “Stella Nera” è davvero un buon romanzo. Freccero ha qualcosa da dire, lo dice e sa come dirlo, creando al contempo una trama avvincente con personaggi molto realistici e ben disegnati. Aspetto con pazienza ma con curiosità la terza parte, sicura che non ne sarò delusa.

Il romanzo è disponibile sia in formato digitale che cartaceo sui vari store.