La Bottega dei sogni (Dreams) – Mariangela Camocardi * impressioni di lettura

L’amicizia è un tema che mi attira sempre molto, sia come lettrice che come autrice, e questo romanzo è in buona misura la storia di un’amicizia fra donne, anche se ad essa si intrecciano altre vicende: amori vecchi e nuovi, delusioni subite, ricordi dell’adolescenza.

cover bottega sogni

Ho trovato personaggi e situazioni normali, nel senso positivo del termine, ovvero credibili e possibili: persone che si potrebbero incontrare ogni giorno entrando in un negozio, magari in una libreria.

Perché, certo, uno dei personaggi principali è la libreria (la Bottega dei sogni, appunto) in cui le protagoniste trascorrevano molto tempo quando erano ragazzine insieme alla proprietaria, che l’ha lasciata loro in eredità. E questa eredità, che giunge quando le tre amiche attraversano un periodo non molto felice della vita, opera su di loro una sorta di magia, facendo ritrovare loro l’amicizia di tanti anni prima e trasformandole, rendendole disponibili a nuovi rapporti.

L’amore per i libri e la lettura, che traspaiono quasi da ogni pagina, aggiungono a questo romanzo un fascino non da poco, per una che, come me, ama leggere.

Sinossi

Uno chef sciupafemmine e i suoi piatti afrodisiaci. Un poliziotto che ama il tango e che scatena desideri proibiti in ogni donna che lo vede ballare. Uno stalker che vuole vendicarsi della ex che gli ha detto addio. E Ross, Nora e Penny, amiche che si ritrovano dopo anni davanti alla polverosa vetrina di una bottega di libri appena ereditata. La vita si diverte a intrecciarne i destini, mischiando amore, rivalità, vecchi risentimenti, odio e passione; Passione che travolge i sensi, oltre a quella per i libri…

 

 

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Il leone di Roma – Adele Vieri Castellano * impressioni di lettura

Un romanzo storico, ambientato all’epoca dell’antica Roma, quando era imperatore Claudio.

cover Leone RomaHo apprezzato molto questa storia; più di tutto, mi è piaciuta la protagonista, Ottavia. Perché è una donna intelligente e colta, ed è riuscita ad esserlo e a soddisfare la sua curiosità di sapere e di imparare nonostante che, in quel periodo storico (come in quasi tutti), le due cose, ovvero essere donna e avere cultura, soprattutto scientifica, e intelligenza, fossero praticamente incompatibili. Ottavia, pure se giovane, difende il suo diritto ad accedere alla conoscenza e ad avere opinioni. E questo è per me bello da leggere, anche se si tratta di un romanzo e quindi di fantasia.
E mi è piaciuto anche il protagonista maschile, Massimo, con il suo alto senso dell’onore e della giustizia; all’inizio si limita a tollerare Ottavia quale moglie impostagli dal padre, poi con il passare del tempo, conoscendola, apprezza proprio quel suo essere diversa da una qualunque matrona romana, il suo preferire un testo da leggere anziché un gioiello. Tra lui e la moglie si instaura un’intesa che è anche mentale, non solo fisica, e questo è un altro aspetto del romanzo che mi è piaciuto.

La trama è avvincente e ben calata nel contesto storico; i personaggi, sia i due protagonisti che gli altri, sono ben delineati e credibili; i momenti di azione si alternano a quelli di riflessione e di intimità. Infine, una menzione per un altro protagonista, forse il più originale, e di certo non il meno importante: il leone Antares.

Insomma, se non si fosse capito, questo romanzo mi è piaciuto molto. È il primo che ho letto di questa autrice.

 

Sinossi

Roma, 50 d.C. Massimo Valerio Messalla è nobile di nascita, colto per educazione e guerriero per scelta, ma la sua libertà sta per finire: il padre gli impone di sposarsi, per garantire una discendenza alla stirpe dei Valeri.
Ottavia Lenate è una giovane inquieta e curiosa, appassionata di scienza e astronomia, che desidera la conoscenza, non un marito, specie non uno ruvido e affascinante come Messalla, l’uomo a cui scopre di essere destinata.
Massimo e Ottavia si trovano così forzati in un’unione decisa da altri, finché il Fato non li porterà ad Alessandria d’Egitto. In quella terra arida, sterile come l’anima di Messalla e ricca di tesori nascosti come lo spirito di Ottavia, una terribile minaccia in arrivo dal passato metterà a rischio tutto ciò che Massimo, il leone di Roma, ama e vuole proteggere…

 

 

Libricity Group e la sua community

Nel blog Libricity Group, al quale collaboro anch’io insieme ad altri autori che stimo, c’è adesso la possibilità di entrare a far parte della community: un luogo virtuale in cui lettori e autori possono incontrarsi, scambiarsi opinioni e consigli.

Questo è l’inizio dell’articolo:

Stiamo creando una nuova community per gli amanti della lettura.
Il nostro obiettivo? Creare un ponte tra autori, lettori, editori e tutte le figure che costellano il mondo del libro.

e questo è il link all’intero articolo e al blog. Da questo link è anche possibile, volendo, iscriversi al blog e alla community:

https://libricitygroup.com/2017/10/07/libricity-group-si-rinnova/

 

 

L’ultimo scalo del tramp steamer – Álvaro Mutis – Impressioni di lettura

(titolo originale La última escala del tramp steamer, 1988; letto nell’edizione 1999, trad. Gabriella Bonetti)

Un romanzo breve, una storia d’amore delicata e di cui si sa, fino dall’inizio, che non sarà “per sempre”. La trama è cadenzata sugli spostamenti di un vecchio tramp steamer, un’imbarcazione così descritta:

Con questa espressione (tramp steamer), come è noto, si definiscono i mercantili di piccolo tonnellaggio, che non appartengono a nessuna grande compagnia di navigazione e che viaggiano di porto in porto cercando carichi occasionali da trasportare.

La narrazione è in prima persona, ma il personaggio che racconta non è il protagonista della storia, o, almeno, dichiara fino dall’inizio di di non esserlo e di accingersi a narrare la vicenda amorosa di un altro che l’ha confidata a lui.

cover Mutis Tramp steamer

In qualche modo questo romanzo breve mi ha ricordato i testi di Conrad. Ma forse è solo perché parla un poco di mare e imbarcazioni e perché utilizza l’espediente letterario di un personaggio che racconta la storia di un altro personaggio.

Devo dire però che il romanzo non mi ha appassionata.

Riporto qui sotto due citazioni, una che afferma qualcosa che non condivido e l’altra perché la trovo bella. Entrambe sono riferite dal narratore all’occasionale compagno di viaggio che gli racconta la sua storia d’amore.

Lo disse senza tristezza, senza nemmeno la rassegnazione dei vinti: aveva il tono impersonale di chi spiega da una cattedra un processo chimico.

Ecco, sono sicura che un processo chimico venga spiegato con passione da chiunque trovi la chimica affascinante: forse non da tutti gli insegnanti ma da molti. Questa frase mi pare che esprima il solito cliché secondo cui le materie scientifiche non sono in grado di suscitare emozioni, per me niente di più falso.

L’altra citazione si commenta da sé, a mio parere e non aggiungo altro.

Definire «amore» un fenomeno così totale avrebbe significato cadere in una semplificazione di inaudita superficialità. Quando si pronuncia la parola «amore», le carte sono quasi sempre truccate. In lui si era risvegliato qualcosa che andava oltre le parole.

 

 

Il primo a tornare fu il cane – Roberto Bonfanti * impressioni di lettura

Si tratta di una raccolta di cinque racconti, tutti ben scritti, assolutamente intriganti e avvincenti; con un mix di ironia e di occhio critico sul mondo che ci circonda.

Il primo, che dà il titolo alla raccolta ed è il più lungo ha una deriva surreale, come, in parte, anche il secondo; “La strega” e “2037” ironizzano, con più amarezza il primo, con un certo divertimento il secondo, sulla società odierna. Infine, l’ultimo racconto è un po’ come un dessert alla fine del pasto, perché lascia il lettore con un’immagine di tenerezza negli occhi.

Tutte le storie, comunque, hanno un finale “che spiazza”, come è nei migliori racconti.

cover primo a tornare il cane

 

I titoli:

IL PRIMO A TORNARE FU IL CANE

L’UOMO DEL BANCO DEI PEGNI

LA STREGA

2037

LE NOSTRE PASSEGGIATE NOTTURNE

 

La sinossi e altre informazioni sull’autore le trovate qui.

 

 

 

Stoner – John Edward Williams * impressioni di lettura

(titolo originale Stoner, 1965; letto nell’edizione 2012, trad. Stefano Tummolini)

Ho preso in mano questo romanzo più volte, perché consigliatomi da varie persone, ma lo ho sempre posato, mai convinta alla lettura dalla quarta di copertina.
Pochi giorni fa l’ho trovato in versione ebook e in abbonamento Kindle Unlimited, così l’ho scaricato e iniziato.
Ecco: bisogna iniziare a leggerlo, questo libro, saltando la quarta di copertina e magari anche la copertina stessa. Se farete così vi prenderà fino dalle prime pagine e vi sorprenderete di questo, che una storia così normale, una storia come tante, vi tenga incollati alle pagine.
Almeno, a me ha fatto questo effetto.

cover STONER

Stoner è una persona qualunque, piuttosto sfortunata e, forse, debole. Però è nello stesso tempo un personaggio eroico, a suo modo.
Certo è che Stoner ha una passione, che è la letteratura: se ne innamora mentre segue una lezione e questo amore dura tutta la vita.  Diviene così un insegnante di letteratura, nella stessa università in cui si laurea. Altrettanto certo è che Stoner ha delle difficoltà a gestire i rapporti con le persone, in parte li subisce, in parte li sfugge.
Comunque sia, al di là della vicenda, che è la storia di una vita qualunque, è il modo di raccontarla che rende questo libro speciale, a mio parere.
Nel corso della vicenda Stoner si pone domande sul senso della vita e il romanzo si può leggere, in parte, come una riflessione su questo tema.

Nel libro c’è una postfazione di Peter Cameron, di cui riporto alcune righe che spiegano meglio di come ho fatto io quale sia il maggior pregio di questo romanzo:

 

La maggior parte degli scrittori, buttato giù il primo paragrafo del romanzo, avrebbero rinunciato. A che scopo continuare? In quelle prime righe trapela l’intera vita di William Stoner, una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato; mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita; per quasi quarant’anni è infelicemente sposato alla stessa donna; ha sporadici contatti con l’amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo; per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante.

E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria.

E, infine, questo è l’incipit del romanzo:

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo.