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La ribelle dell’est – Sergio Bertoni * Impressioni di lettura

Il romanzo, disponibile su amazon sia in formato ebook che come libro cartaceo, è il terzo della serie “Delitti misteriosi”, storie accomunate dalla presenza di Claudio Marchesini, curioso e intraprendente maestro in pensione, e del suo ex allievo e ora maresciallo capo dei carabinieri Leopoldo Antinori.

In questo romanzo, ambientato ancora una volta a Valdrusina, in Val d’Aosta, il maestro Marchesini, (protagonista indiscusso di “Delitti misteriosi” e di Provaci e sei morto”) non è il personaggio principale. Infatti, al centro della storia c’è Yelena, la ragazza rumena che il lettore ha conosciuto nel precedente romanzo (“Provaci e sei morto”), che, insieme ad Alfonsina, la nipote del boss siciliano Don Saru, e al gruppo della “fratellanza” albanese diretta da Kobaisi, si trova a dover affrontare un nutrito gruppo di criminali colombiani che è sulle tracce di una cospicua partita di droga e che si occupa anche del traffico di organi e del racket della prostituzione, intercettando donne e bambini migranti in mare mentre cercano di raggiungere le coste italiane. Per Yelena c’è anche la possibilità di un amore, sentimento che la spaventa, a causa delle esperienze vissute.

La ribelle dell’est” è una bella storia, con molti personaggi, ben descritti e interessanti. La trama gialla è intrigante e si intreccia in modo coerente e graduale con la vena romantica. Come sempre nei libri di Sergio Bertoni il linguaggio è fluido e la lettura gradevole.

Il romanzo tratta molti temi di grande attualità, dal traffico di organi all’accoglienza dei migranti, dalla tratta delle donne per costringerle alla prostituzione allo spaccio di droga e si potrebbe obiettare che il lieto fine per una storia che parla di mafie e cartelli colombiani e traffici di ogni genere sia poco realistico. Ma almeno quando si legge vedere che la giustizia e la solidarietà alla fine trionfano è confortante e aiuta a sperare che, prima o poi, questo possa accadere anche nella realtà.

Sinossi

Non c’è pace per Yelena, la bellissima ragazza rumena, esperta di arti marziali, che ha attraversato mezza Europa per vendicare lo stupro e l’assassinio della sua adorata sorellina. Spietati criminali appartenenti a un “cartello” colombiano, associato a mafie pugliesi e calabresi sono arrivati in Italia alla ricerca di un enorme quantitativo di droga, che sembra scomparso nel nulla.

È possibile che solo Yelena sappia dove é stato nascosto? Lo spaccio di droga è solo una delle attività della cosca colombiana che si arricchisce anche con il traffico di organi e con la prostituzione, grazie al rapimento di giovani donne e di bambini migranti che tentano di sfuggire dalla guerra e dalle persecuzioni. Contro questi delitti si batte Yelena, coadiuvata dalla “fratellanza” albanese diretta da Kobaisi, e da Don Saru. Non mancano il maestro Marchesini, il maresciallo Antinori, Alfonsina, la contessa Ottaviani, e altri personaggi già presenti nei precedenti volumi della serie.

Agim Sinani il giovane albanese intensamente attratto dall’intrepida ribelle dell’est riuscirà, rischiando la vita, a salvarla dalla prigionia e dalle torture e conquistarla con il suo amore?

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La partita va giocata – Annalisa Scaglione * impressioni di lettura

(Pubblicato da Scatole Parlanti il 24 gennaio 2020.)

C’è un paese, Crescobene, con una squadra di calcio – il San Pantaleo F.C. – che ha buone probabilità di concludere il campionato in testa alla classifica e passare così al professionismo.

C’è però un annuncio improvviso da parte del parroco: il campo di calcio è stato venduto. Presto si scopre che al suo posto l’acquirente intende costruire un parcheggio. I giocatori non ci stanno e nemmeno gli altri abitanti del paese e cercano quindi di capire quali siano i motivi della decisione e se vi sia la possibilità di bloccare la vendita. Qualcuno però sa… e qualcun altro piano piano intuisce che la faccenda ha le radici nel passato, un passato tenuto segreto… e che vede coinvolti, in vario modo, alcuni dei protagonisti.

Dopo le prime pagine – il tempo di fare conoscenza con Crescobene e i suoi abitanti – sembra anche al lettore di trovarsi lì, nel paese, fra la canonica e lo spogliatoio del San Pantaleo F.C., a condividere la speranza di poter risolvere in qualche modo il problema che sembra insolubile e a porsi domande sul perché il parroco abbia preso una risoluzione tanto inaspettata quanto sgradita.

Le vicende dei singoli si sviluppano intrecciandosi in modo perfetto con quella che coinvolge tutto il paese: ogni dettaglio, ogni scena, ogni parola ha il suo perché. Tutti – o quasi – i personaggi che compaiono sono parimenti protagonisti e insieme si adoperano per raggiungere l’obiettivo comune – salvare il campo di calcio – mettendosi in gioco in vari modi, ma senza perdere di vista la cosa più importante: la verità e la lealtà sono valori imprescindibili, come lo sono anche l’amicizia e il rispetto.

La vendita del campo può sembrare un evento di poco conto, ma per Crescobene è invece di importanza fondamentale e gli sforzi degli abitanti per impedirla si possono leggere anche come una sorta di metafora.

I personaggi sono molto vivi, realistici e ben caratterizzati psicologicamente. (Sono anche tutti simpatici e interessanti, a mio parere.) La narrazione procede seguendo ora quello ora quel personaggio e risulta molto efficace; ha un ritmo incalzante che rende la lettura avvincente.

Come penso sia chiaro da quanto ho scritto, “La partita va giocata” è un romanzo corale, nel senso più vero e migliore del termine.

È un gran bel romanzo, insomma. E ti lascia dentro un sapore buono. E non ditemi che di questi tempi non c’è bisogno, di qualcosa di buono.

Sinossi (dal libro)

Il San Pantaleo F.C. è l’orgoglio di Crescobene, una squadra di calcio composta unicamente da ragazzi della cittadina e che ruota attorno all’universo dell’omonima parrocchia. Grazie all’alchimia creata dal Mister, assistito da Michelangelo, figlio della perpetua di don Donato, la favola del piccolo club potrebbe sfociare nell’agognata promozione, che condurrebbe al professionismo. La doccia fredda arriva quando il San Pantaleo rischia di non poter più utilizzare il proprio terreno di gioco: il parroco, proprietario del campo, ha deciso di liberarsene a malincuore, per evidenti problemi economici dei conti parrocchiali, cedendolo a una società estera che lo trasformerà in un parcheggio. Fuori dal clamore collettivo e dall’attenzione che la vicenda suscita anche sul piano nazionale, qualcuno comincia a riflettere, a cercare la vera ragione che ha portato don Donato a una scelta tanto impopolare, indagando fra antichi segreti, dubbi inconfessati e colpi di scena.

L’autrice (dal libro)

Annalisa Scaglione è nata nel 1970, ha compiuto studi classici ed è laureata in Giurisprudenza. Vive e lavora in Liguria, dove il romanzo è idealmente ambientato. La partita va giocata è la sua prima pubblicazione.

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L’elmo di Odino: fiore di morte– Marialuisa Moro * Impressioni di lettura

La morte apparentemente naturale di un famoso scrittore non convince l’ispettore di polizia, fresca di promozione e di trasferimento a Drammen, Mina Halvorsen. Seguendo il proprio istinto Mina indaga, nonostante il divieto del suo capo, il commissario Klara Moser. A causa dell’indagine Mina rischia anche di compromettere la propria relazione con Stig, ma la sua tenacia alla fine la condurrà alla soluzione del caso.

È facile immedesimarsi in quella che è sostanzialmente la protagonista, cioè Mina, che, viene mostrata al lettore con tutte le sue insicurezze e contraddizioni, certezze e caparbietà, risultando pertanto molto realistica; anche tutti gli altri personaggi, comunque, sono ben disegnati.

La narrazione è ben condotta e la storia è avvincente e plausibile.

Davvero un buon thriller, come molti altri di questa autrice.

Sinossi

Quinto thriller della serie norvegese.

Tobias Holden, noto scrittore di gialli storici, viene trovato morto nella sua villa. Il medico legale liquida il caso come morte naturale: infarto miocardico. Mina Halvorsen, da pochi mesi trasferita suo malgrado a Drammen, come ispettore di polizia, non è affatto convinta. Assillata da alcuni dettagli della scena, decide, come al solito, di indagare per conto suo, mettendo in gioco carriera e vita privata.

Il mistero si infittisce con altri “strani” decessi.

Cosa si cela dietro l’immagine di facciata di uno scrittore di fama?

Altri articoli sui romanzi di Marialuisa Moro

segnalazioni

L’elmo di odino: fiore di morte

Occhio per occhio

Delitti artici

Il pozzo di Alesund

Il professore

Un amante fantasma

Dark America

Il buio in rete

Un piccolo scambio

recensioni

Un piccolo scambio

Tarocchi – giallo lombardo bavarese

Intervista a Maria Luisa Moro

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello * Citazione #10

Un brano sull’incomunicabilità, ovvero sulla solitudine, come del resto è tutto il romanzo.

Fermarsi per un poco a guardare uno che stia facendo anche la cosa più ovvia e consueta della vita; guardarlo in modo da fargli sorgere il dubbio che a noi non sia chiaro ciò che egli stia facendo e che possa anche non esser chiaro a lui stesso: basta questo perché quella sicurezza s’adombri e vacilli. Nulla turba e sconcerta più di due occhi vani che dimostrino di non vederci, o di non vedere ciò che noi vediamo.

«Perché guardi così?»

E nessuno pensa che tutti dovremmo guardare sempre così, ciascuno con gli occhi pieni dell’orrore della propria solitudine senza scampo.

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I delitti della gazza ladra – Anthony Horowitz * impressioni di lettura

(Titolo originale “Magpie Murders”, trad. Francesca Campisi; originale pubblicato nel 2016; edizione italiana da me letta Rizzoli del 2021)

Se vi piacciono i romanzi che parlano di scrittori e in particolare i “romanzi nei romanzi” vi potrebbe piacere “I delitti della gazza ladra di Anthony Horowitz. Io l’ho trovato intrigante e a tratti anche divertente, ad esempio quando viene descritto il modo in cui lo scrittore protagonista (o co-protagonista per meglio dire) sceglie i nomi dei suoi personaggi, le ambientazioni e a chi si ispira per i personaggi stessi.

La trama in breve

Susan Ryeland lavora come editor in una casa editrice che ha pubblicato fra le altre cose i gialli di Alan Conway, tutti best seller, ambienatati negli anni Cinquanta e che hanno come protagonista un investigatore tedesco, Atticus Pünd, sopravvissuto ai campi di concentramento, che abita in Inghilterra. Susan si immerge nella lettura dell’ultimo dattiloscritto che Conway ha consegnato all’editore e lo legge fino alla fine (e noi con lei). Un momento… non proprio fino alla fine: manca l’ultimo capitolo, quello in cui si svela l’assassino. Al rientro in ufficio Susan chiede al suo capo (l’editore) se le ha fatto avere una copia incompleta ma lui le dice di essere rimasto altrettanto male nello scoprire che manca l’ultimo capitolo.

Non hanno nemmeno il tempo di contattare l’autore che viene diffusa la notizia che Conway è morto suicida.

Così Susan inizia a cercare il capitolo mancante ma presto la sua ricerca diventa un’altra: capire se davvero Conway si è suicidato o no…

Qui mi fermo, ovviamente, per non rivelare troppo.

Metà del libro è dedicata al romanzo di Alan Conway, dal titolo “Appuntamento con la morte”, scritto in terza persona, e l’altra metà alle ricerche di Susan e – un poco – alla sua vita privata, scritto in prima persona dalla stessa Susan.

Il romanzo è quello che si può definire un giallo classico, le indagini procedono con i detective che parlano con le persone e visitano i luoghi, anche l’ambientazione è quella di molti gialli di Agatha Christie (Alan Conway possiede l’intera collezione dei gialli di questa scrittrice, infatti…).

Riporto nel seguito due citazioni, che espongono pensieri che condivido.

La prima, dal romanzo di Conway, riferito ad Atticus Pünd:

Ma se una cosa aveva imparato dalla vita, era proprio la futilità del fare programmi in anticipo. La vita seguiva un piano tutto suo.

La seconda è una riflessione di Susan

Ho sempre adorato i gialli. Non solo per mestiere. Li divoro per piacere personale, ne faccio delle vere e proprie scorpacciate. Avrete senz’altro provato la sensazione di quando fuori piove, dentro casa c’è un bel tepore e letteralmente ci si perde in un libro. Continui a leggere e man mano senti le pagine scorrere tra le dita, finché d’un tratto quelle che mancano sono meno di quelle che hai letto e allora vorresti rallentare, invece prosegui a perdifiato verso una conclusione che hai quasi paura di scoprire. È questo l’eccezionale potere dei gialli che, a mio parere, occupano un posto speciale nel panorama generale della narrativa, perché tra tutti i personaggi il detective instaura una relazione particolare, per non dire unica, con il lettore.

I gialli ruotano attorno alla verità: né più né meno. In un mondo pieno di incertezze, non proviamo forse una naturale soddisfazione nel voltare l’ultima pagina sapendo che tutti i puntini sono stati messi sulle I? Le trame ricalcano la nostra esperienza del mondo. Siamo circondati da tensioni e ambiguità e trascorriamo metà dell’esistenza a tentare di risolverle, assaporando forse soltanto sul letto di morte il momento in cui tutto acquista un senso. Il piacere che in fondo regalano tutti i romanzi gialli. La ragione della loro esistenza. Ecco perché Appuntamento con la morte mi aveva irritato tanto, accidenti.

È il primo romanzo che leggo di Horowitz; l’ho trovato girellando su amazon e l’ho scelto perché mi aveva incuriosita la sinossi.

(A me questo genere di romanzi, della serie “il libro nel libro” piacciono molto, tant’è che ne ho scritto uno anch’io: “La grande menzogna”.)

Sinossi

Niente riesce a battere un buon giallo: con il più classico dei detective narcisisti, gli indizi ben disseminati nella trama, le false piste, i colpi di scena e, da ultimo, ogni tassello che si incastra nel posto giusto. Susan Ryeland, editor di una piccola casa editrice, ne trova immancabilmente conferma nei libri di Alan Conway che hanno come protagonista Atticus Pünd, infallibile investigatore per metà greco e per metà tedesco. Ora l’ultimo manoscritto di Conway è finalmente tra le sue mani, e Susan non vede l’ora di calarsi nei panni dell’investigatore per dare la caccia a un assassino che compie le sue efferatezze in un sonnolento paesino della campagna inglese degli anni Cinquanta. Ma stavolta, il nuovo romanzo dell’autore bestseller è destinato a cambiarle la vita. Perché oltre i cadaveri e la lista dei sospettati, dissimulata tra le pagine, Susan legge un’altra, incredibile vicenda – reale, questa volta – che intreccia la sua storia a quelle di Atticus Pünd e dello stesso Alan Conway, una vicenda che ribolle di gelosie, avidità e ambizioni sfrenate.

Ipnotico giallo al quadrato, labirintica storia nella storia, I delitti della gazza ladra immerge personaggi degni dei migliori classici del crime in un thriller moderno ad alto tasso di suspense. In cui anche tu, lettore, ti sentirai chiamato a individuare il colpevole.

L’autore (dal libro)

Anthony Horowitz, tra gli scrittori più prolifici ed eclettici del Regno Unito, ha firmato romanzi, serie tv, film e opere teatrali, ed è noto per la serie bestseller Alex Rider, di cui ha seguito anche l’adattamento cinematografico. Per la televisione ha prodotto, tra le altre, la prima stagione dell’Ispettore Barnaby. Nel 2014 ha ricevuto il titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero britannico per meriti in campo letterario. I delitti della gazza ladra ha riscosso grande successo in UK e nel resto del mondo ed è il primo volume della serie con protagonisti Susan Ryeland e Atticus Pünd.

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Racconti del deserto – Ercole de Angelis * impressioni di lettura

Raccoglie storie, Rha’el, dagli uomini che si fermano nella sua casa. E alcune le racconta, al lettore che desidera conoscerle. E lo fa con semplicità, sincerità e amore, perché lei è così: sincera, disposta a dare amore e comprensione – ma non a coloro che considera vermi (“quelli li riconosco dallo sguardo”). Nella sua casa si fermano persone di ogni estrazione sociale, perfino un re, e Jeshua il profeta, ma Rha’el non fa distinzioni.

Passano per il deserto e si dissetano della mia acqua, piccoli e grandi uomini: guerrieri, mercanti, fuggiaschi, ladri, sacerdoti. Vengono anche dal villaggio, di nascosto. Portano cibo, denaro, ma, soprattutto, storie da confessare, in silenzio, al buio. Storie che solo una puttana come me può comprendere.

Un susseguirsi di storie che sono anche la storia di Rha’el, avvincente e capace di suscitare emozioni nel lettore. Scritto con un linguaggio vivo, questo romanzo (perché tale è nonostante la parola “racconti” del titolo) è una sorta di metafora della vita, con la sua poesia e la sua crudezza.

Ed è impossibile non innamorarsi di Rha’el…

Sinossi

Ai margini del deserto, un donna, una casa, un pozzo d’acqua fresca, diventano un luogo di pellegrinaggio dove placare ogni sete, un viaggio nell’animo umano in una Palestina senza tempo. Rha’el è la protagonista, una prostituta dagli occhi verdi come il mare del libano, racconta la sua vita, i suoi incontri, i suoi sentimenti, i suoi amori, la sua innocenza primordiale; è come la nostra amata terra: vergine violata, madre, amante; accoglie tutti: buoni e cattivi.

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Di qui qualche anno – Francesco Zampa – impressioni di lettura

L’autore si affida a un romanzo distopico dalle tinte cupe del noir per trattare un tema che è purtroppo sempre di grande attualità, la violenza di genere.

La storia è ambientata in un tempo che potrebbe essere il presente o un futuro molto prossimo e descrive una situazione altamente drammatica: le donne vengono decimate da una misteriosa malattia e molte delle superstiti non sono più fertili. Questo significa che l’umanità intera è a rischio di estinzione ma nemmeno una prospettiva così grave impedisce comportamenti violenti e dispotici di una parte degli appartenenti al sesso maschile nei confronti delle poche donne sopravvissute.

La ricerca da parte del protagonista, il detective Kenneth Eckart, di una ragazza scomparsa non può che causare ulteriori violenze e problemi da parte di chi vorrebbe rintracciarla per averla per sé. Nella sua indagine il detective non può contare altro che su se stesso ma non si arrende, anche perché nella vicenda è coinvolta sua moglie Leyla, che lui ama molto.

Il romanzo si articola in un alternarsi di parti narrate in terza persona con altre in cui è il protagonista, cioè Eckart, l’io narrante. Questo consente di seguire la storia da più punti di vista.

Il personaggio di Eckart mi ha ricordato Philip Marlowe (di Raymond Chandler), per il suo ostinarsi a seguire tracce, indizi e intuizioni anche quando sa o prevede che farlo gli porterà soprattutto guai, senza piegarsi a compromessi e rimando fedele ai propri valori.

Sinossi

In un presente indefinito, un male misterioso fa strage di donne fertili e una mutazione spontanea preserva le superstiti con la sterilità. Molti uomini cadono nella disperazione, vittime collaterali, mentre si scatena una guerra silenziosa per il possesso della ambite prede rimaste, sullo sfondo di una società ancora organizzata ma sull’orlo del caos.
Il detective Eckart è abituato agli incarichi di mariti traditi e non ha avuto troppe difficoltà a modificare le sue prestazioni professionali sull’onda del mutato ordine sociale.
Per scrupolo, ha anche messo al sicuro sua moglie Leyla in un programma protezione, con il patto indissolubile di perdere ogni contatto.
Quando il commissario Branagh cerca sia Leyla che Rivka, una ragazza ebrea scomparsa, Eckart non può fare a meno di andare a cercare dove non dovrebbe, incrociando la sua strada con quella dei molti altri che vorrebbero impadronirsi della ragazza.

Il blog di Francesco Zampa: http://ilmaresciallomaggio.blogspot.it

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Greyhound – C.S. Forester * impressioni di lettura

(titolo originale The Good Shepherd, 1955; ripubblicato nel 2019; trad. Nello Giugliano (2020), Newton Compton editori s.r.l)

Un romanzo di guerra e di mare. E di un solo uomo, sostanzialmente: il comandante George Krause della marina militare statunitense, che ha ai suoi ordini quattro navi da guerra alleate incaricate di proteggere un convoglio di trentasette navi mercantili dirette in Inghilterra per portare rifornimenti. Il convoglio deve passare dall’Atlantico del nord, pattugliato dai sottomarini tedeschi, gli U-Boot, pertanto la missione di Krause è difficile e quasi impossibile.

La vicenda narrata è riferita a due sole giornate, in cui il comandante rimane sempre sveglio a dirigere le operazioni della sua nave e delle altre.

Il libro è diviso in tre capitoli, ma in realtà il primo e il terzo sono più una specie di prologo ed epilogo, tutta la storia è narrata nel secondo, suddiviso – se così si può dire – in parti di quattro ore ciascuna, da Mercoledì. Turno del mattino: 08:00-12:00 a Venerdì. Turno del mattino: 08:00-12:00.

Krause è un uomo religioso, severo ed esigente con se stesso, poco empatico e poco cordiale. Ciò nonostante prende ogni sua decisione riflettendo anche su come questa potrà influire sui suoi sottoposti e sugli equipaggi per limitare al minimo le sensazioni negative che questi potrebbero provare. Questo non significa che non operi le scelte che ritiene più adeguate, solo che cerca di immaginare ogni possibile conseguenza prima di procedere. La sua esperienza lo aiuta nel valutare in pochissimi secondi le situazioni e nel dare i comandi necessari senza indugiare in lunghe riflessioni.

Il suo senso del dovere lo tiene nella plancia di comando per oltre quarantotto ore, praticamente ininterrotte – salvo qualche veloce rientro in cabina per necessità indifferibili – (è in plancia che mangia qualcosa due o tre volte in due giorni e due notti).

Questo l’incipit del secondo capitolo:

Mercoledì. Turno del mattino: 08:00-12:00

C’erano quasi duemila uomini in quella flotta; ce n’erano più di ottocento a bordo delle quattro navi da guerra che la scortavano. Volendo attribuire valori numerici a concetti in realtà non ben misurabili, tremila vite umane, nonché merci e beni per cinquanta milioni di dollari, dipendevano dall’operato del comandante George Krause della marina militare statunitense, quarantadue anni di età, un metro e ottanta di altezza, settanta chili di peso, carnagione né troppo chiara né troppo scura, occhi grigi; e non aveva solo l’incarico di proteggere il convoglio, era anche l’ufficiale in comando della Keeling, il cacciatorpediniere classe Mahan, millecinquecento tonnellate di dislocamento, entrata in servizio nel 1938.

Krause parla con i comandanti delle altre tre nevi da guerra tramite il TBS:

Krause balzò al radiotelefono, conosciuto anche con l’acronimo TBS, Talk Between Ships, perché serviva appunto a mettere in comunicazione tra loro le varie navi della flotta.

Le quattro navi di scorta e i rispettivi nomi in codice per il TBS sono:

il cacciatorpediniere Americano Keeling → George
il cacciatorpediniere polacco Viktor → Eagle
la corvetta inglese James → Harry
la corvetta canadese Dodge → Dicky.

Durante il viaggio vengono ingaggiate varie battaglie fra le navi di scorta e gli U-Boot, il romanzo praticamente descrive minuto per minuto i momenti salienti degli scontri e degli inseguimenti. La narrazione è un susseguirsi di rilevazioni tramite radar e sonar, di indicazioni della rotta da seguire, di concertazioni tramite TBS fra due o più navi… leggendo sembra un po’ di essere in plancia accanto a Krause. Questo risulta un po’ monotono, per quanto si tratti di un racconto realistico. L’aspetto a mio parere più interessante, a meno che uno non sia un patito di battaglie descritte con molti particolari, è la figura del protagonista. Un uomo solo al comando, davvero, perché questo è Krause, che dà ordini e opera scelte senza esitazioni perché questa è la sua responsabilità.

Adesso era necessario schierare nel migliore dei modi le restanti due navi da guerra, la Keeling e la canadese Dodge, a tribordo dell’anca; doveva provare, con due imbarcazioni, a schermarne trentasette. Il convoglio copriva più di quattro miglia quadrate di superficie marittima, un bersaglio immenso anche per un siluro sparato “alla cieca”, siluro che poteva partire comodamente da qualsiasi punto in un semicerchio di circa quarantacinque miglia. Il miglior modo per tenere sotto controllo un’area tanto vasta con due navi non poteva che essere un mero compromesso, ma bisognava ancora metterlo in atto. Krause tornò a parlare nel telefono.

Sinossi

Un grande romanzo storico 
1942.
Gli Stati Uniti sono appena entrati in guerra. Il Comandante Ernest Krause ha ricevuto l’incarico di portare a termine una missione ad altissimo rischio: guidare il convoglio Greyhound, formato da trentasette navi mercantili, lungo la rotta che passa tra i mari ghiacciati del Nord Atlantico, infestato dai micidiali U-boot, i sottomarini della flotta nazista. L’obiettivo è quello di portare agli alleati inglesi preziosi rifornimenti, indispensabili per resistere agli attacchi tedeschi. Ma il Comandante sa che raggiungere l’obiettivo è quasi impossibile: i sommergibili tedeschi sono superiori in potenza e in numero: Krause ha solo 48 ore di tempo per completare quella che sembra una missione destinata a fallire. A meno che…
Da questo romanzo il film Greyhound, diretto da Aaron Schneider con Tom Hanks

l’autore

Cecil Scott Forester, pseudonimo di Cecil Louis Troughton Smith (Il Cairo, 27 agosto 1899 – Fullerton, 2 aprile 1966), è stato uno scrittore inglese.

I suoi lavori più noti sono gli undici libri della serie dedicata a Horatio Hornblower, riguardanti le azioni belliche navali durante l’epoca napoleonica, e “La Regina d’Africa (1935), da cui fu tratto un film, realizzato nel 1951 da John Huston, e che ebbe come protagonisti Humphrey Bogart e Katharine Hepburn. (da Wikipedia)

Anni fa ho letto “La Regina d’Africa” e ho visto più volte l’omonimo film in tivù.

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Destinazione Amazon Ads – Michele Amitrani * impressioni di lettura

Un saggio? Una raccolta di consigli? Il resoconto di un’esperienza? “Destinazione Amazon Ads è tutto questo e anche di più. In modo semplice l’autore fornisce informazioni e suggerimenti su come utilizzare le Amazon Advertising – cioè la pubblicità a pagamento -, attingendo alle proprie esperienze dirette.

Michele Amitrani spiega che non esiste un modo infallibile per aumentare le vendite dei propri ebook a dismisura, e perciò offre una serie di spunti per effettuare i tentativi che potrebbero essere più efficienti e meno costosi e analizzare i risultati allo scopo di “aggiustare il tiro”. E lo fa con un tono spesso venato di autoironia e con chiarezza.

Sinossi

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Su romanzi regency e dintorni

Di seguito i link agli articoli del blog riferiti a segnalazioni o commenti a romanzi ambientati nel periodo Regency o poco prima.

Un libertino per marito – Ella S. Bennet

Il patto di Alicya – Ella S. Bennet

Un marito per Martha – Ella S. Bennet

Claire – Ella S. Bennet

La dama in verde – Antonia Romagnoli

Regency & Victorian: In viaggio fra usi e costumi dell’800 inglese – Antonia Romagnoli

Un’estate da ricordare – Mary Balogh

Due romanzi di Georgette Heyer

La pedina scambiata – Georgette Heyer

Belinda e il duca – Georgette Heyer

Il destino in una stellaMiriam Formenti

Amabile canaglia – Miriam Formenti

Un matrimonio d’affari – Tessa Dare

La sorella sbagliata – Christine Merrill