Il magnifico perdente – Sonia Morganti * Impressioni di lettura

Ho letto questo romanzo in versione ebook, ma è disponibile anche in versione cartacea. È pubbblicato da Oakmond Publishing .

Il titolo completo è Il magnifico perdente: Mazzini, l’esule indomito e queste parole costituiscono una perfetta sintesi della figura di Giuseppe Mazzini come esce dalle pagine del libro e come, probabilmente, era.

cove Magnifico Perdente

Il romanzo racconta dei primi anni della vita di Mazzini a Londra, dove si era stabilito per sfuggire alla polizia austriaca. Insieme a lui altri patrioti italiani in esilio.

Fra le difficoltà di sopravvivere, sia alla povertà che alla polizia austriaca che poteva contare su spie e traditori anche in Inghilterra, Mazzini non si arrende mai, continua a portare avanti i suoi ideali, scrivendo articoli per conquistare consensi alla causa italiana, mantenendo una corrispondenza con i patrioti rimasti in Italia o in esilio altrove. E, soprattutto, fonda la scuola gratuita per gli italiani che vivono a Londra, offrendo così speranze a molti suoi connazionali.

Il personaggio o meglio la persona Mazzini che il lettore scopre nelle pagine di Sonia Morganti è di un’umanità e di una rettitudine assolute, un uomo che accetta il sacrificio di vivere lontano dalla patria e dagli affetti più cari e che sopporta queste privazioni con malinconia e dolore ma senza lasciarsi mai abbattere. È così immediato sentirsi vicini a quest’uomo che veste sempre di nero, che suona la chitarra per consolarsi, almeno un poco, dei suoi dispiaceri, che sogna un futuro di uguaglianza per tutti.

Una narrazione molto fluida e personaggi, oltre al protagonista, molto vivi, fra questi Battista, il bambino che costituisce la “scintilla” da cui scaturisce l’idea per la scuola, lord e soprattutto lady Carlyle, i fratelli Bandiera.

Sinossi

Londra, 1837.
Un uomo e un bambino s’incontrano lungo le strade affollate e fumose della città. Entrambi, per motivi diversi, sono stati costretti a lasciare l’Italia e i propri cari, entrambi hanno negli occhi la malinconia degli esuli e il coraggio dei sopravvissuti.
L’uomo è Giuseppe Mazzini.
Quell’incontro, nel giro di pochi anni, porterà alla nascita della scuola italiana gratuita di Hatton Garden che concretizza gli ideali più elevati del nostro Risorgimento.
Il filo della storia s’intreccia con le vite degli esuli italiani, con i loro ricordi e le loro speranze, tra delatori e nuovi amici, sostenitori e traditori, amori senza fine o senza inizio.
Sullo sfondo, un’Inghilterra contraddittoria e un’Italia ancora informe, ma già molto simile alla nostra.
Il romanzo nasce sia dalle suggestioni delle molte lettere di Mazzini, vivida testimonianza del suo sentire profondo e del suo spirito indomito, sia dallo studio dei suoi scritti che ne documentano l’eccezionale modernità di pensiero.


L’autrice

Sonia Morganti è nata in provincia di Latina e attualmente abita a Roma. Si è occupata a lungo di valorizzazione del territorio, ama unire la sua passione per i viaggi, la natura e l’arte, raccontando storie in maniera viva.
Ha pubblicato i romanzi storici Calpurnia, l’ombra di Cesare e Patres, il distopico Far West.

 

 

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Alta è la notte – Claudia Calisti * impressioni di lettura

Nove racconti o, per meglio dire storie, che si intrecciano e incastrano fra loro come in fondo avviene nella vita. La definizione di scatole cinesi cui ci si riferisce nella sinossi è decisamente appropriata.

Storie di sentimenti e storie dalle tinte gialle, dal ritmo incalzante, narrate con un linguaggio incisivo e veloce. Personaggi che potremmo incontrare per strada o avere come vicini di casa.

Una lettura piacevole e intrigante.

cover Calisti alta la notte

 

Sinossi

L’autore crea una storia in modalità scatole cinesi dove ogni episodio può essere letto come indipendente dagli altri ma al tempo stesso vi è legato con un fil rouge sottile che crea tensione e intrecci imprevisti.


In biblioteca #43

Nuovo passaggio in biblioteca, dove, fra le altre cose, ho ripreso “I misteri di Udolpho”, che non avevo finito di leggere.

Poi ho preso ancora autori vittoriani, o comunque dell’Ottocento inglese.

Ecco l’elenco:

Via dalla pazza folla – Thomas Hardy

Phineas Finn – Anthony Trollope

L’arte dell’impertinenza – Oscar Wilde

Il castello di Otranto – Horace Walpole

I misteri di Udolpho – Ann Radcliffe

 

Il ritratto di Mr. W.H. – Oscar Wilde * citazione #4

(titolo originale The portrait of Mr. W. H. ed. 1958; tard. Daniele Niedda, 1992)

Qualche altra riflessione dal romanzo di Oscar Wilde, dapprima sull’Arte e la possibilità di ognuno di noi di conoscere se stesso.

cover ritratto di wh

L’Arte, neppure quella di più vasti propositi e più ampie vedute, non potrà mai mostrarci il mondo esterno. Tutto ciò che ci rivela è la nostra anima, l’unico mondo di cui abbiamo una qualche conoscenza. Anche se poi proprio l’anima, l’anima di ognuno di noi, è per ognuno di noi un mistero. Si cela nel buio a rimuginare e la coscienza non sa dire nulla del suo lavorio. La coscienza, infatti, è del tutto inadeguata a spiegare il contenuto della personalità. L’Arte, e soltanto l’Arte, ci rivela a noi stessi.

E più avanti

È incredibile quanto poco sappiamo di noi stessi e come la nostra più intima personalità ci resti nascosta!

Alla fine del romanzo il protagonista, dopo aver amato e cercato di dimostrare una teoria letteraria (il soggetto ispiratore dei sonetti di Shakespeare sarebbe stato un giovane attore, bellissimo e di grande talento) descrive le sue conclusioni e quelle che reputa prove in una lettera all’amico che per primo gliela aveva fatta conoscere e, dopo la stesura della missiva, scope che all’improvviso non ci crede più e non prova più interesse per la cosa. Ecco le parole di Wilde:

Mi sembrava di aver perso la capacità di credere nella teoria di Willie Hughes: era come se qualcosa mi avesse abbandonato lasciandomi indifferente all’intera vicenda. Ma cos’era successo? Difficile a dirsi. Magari, avendo trovato espressione perfetta a una passione, avevo finito per esaurire la passione stessa. Le forze emotive, come quelle fisiche, hanno i loro limiti.

 

 

 

Il ritratto di Mr. W.H. – Oscar Wilde * citazione #3

(titolo originale The portrait of Mr. W. H. ed. 1958; tard. Daniele Niedda, 1992)

Nel romanzo si tratta dell’ipotesi che un giovane e bellissimo attore (Mr W.H. Appunto) avrebbe ispirato i Sonetti di Shakespeare (all’epoca le donne non recitavano e le parti femminili erano interpretate da giovani).

cover ritratto di wh

Qui sotto alcune frasi che descrivono l’arte dell’attore, concetti che trovo estremamente intriganti:

Ricordo che due sonetti mi colpirono in particolar modo. Nel primo, il 53, Shakespeare si congratula con Willie Hughes per la sua versatilità di attore, quella capacità che, si sa, gli consentiva di interpretare un’ampia gamma di ruoli, da Rosalinda a Giulietta, e da Beatrice a Ofelia:

Qual è la tua sostanza, di cosa sei fatto,
che milioni di strane ombre ti fanno scorta?
Perché ognuno ha, in quanto uno, un’ombra
e tu, sebbene uno, puoi gettare qualsiasi ombra.

Versi incomprensibili se non fossero indirizzati a un attore. La parola “ombra” aveva infatti ai tempi di Shakespeare un significato tecnico legato alla scena. «I migliori attori non son che ombre» dice Teseo degli attori nel Sogno di una notte di mezza estate.

La vita non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo

grida Macbeth nel momento della disperazione; di simili allusioni è ricca tutta le letteratura del tempo.

 

 

 

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Il ritratto di Mr. W.H. – Oscar Wilde * citazione #2

Proseguendo nella lettura di questo breve romanzo, in cui si parla dei Sonetti di Shakespeare, mi ha colpito questo breve scambio di battute, fra l’io narrante e il suo amico Erskine:

«Mio caro amico, – disse, – accetta il mio consiglio: non sprecare il tuo tempo sui Sonetti. Parlo molto seriamente. Dopo tutto, cosa ci dicono su Shakespeare se non che era schiavo della bellezza?»
«Ebbene, è proprio questa la condizione dell’artista!» replicai.

cover ritratto di wh

Più avanti, invece, una riflessione sulla memoria e sui ricordi, che trovo molto condivisibile.

(Erskine) Accennò un sorriso, ma c’era una nota di acuta tristezza nella sua voce che ricordo ancor oggi, come si ricorda il suono ammaliante di un violino, il tocco della mano di una donna. I grandi eventi della vita lasciano spesso indifferenti; attraversano la coscienza senza restarvi e, quando ci si pensa, diventano irreali. Anche i fiori scarlatti della passione par che crescano nello stesso campo dei papaveri dell’oblio. Rifiutiamo il peso del loro ricordo e abbiamo i nostri antidoti. Ma le piccole cose, quelle di nessun conto, restano con noi. In qualche piccolissima cellula eburnea il cervello custodisce le più delicate e fuggevoli impressioni.

Questo brano esprime in modo molto poetico qualcosa di simile al concetto “si ricordano gli attimi, non i giorni”. Trovo che sia molto vero: istanti, sensazioni fuggevoli si imprimono nella memoria in modo indelebile, mentre spesso di avvenimenti anche importanti conserviamo solo sfumate impressioni.