Buon 2019

BUON 2019


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I post più visti del 2018

Fine dell’anno, tempo di bilanci.

Nell’immagine sotto i post più visitati del mio blog durante l’anno che sta finendo. I dati sono molto simili a quelli dell’anno scorso.

Come avevo già notato nel corso dell’anno, oltre alla pagina Home, c’è un argomento che supera tutti: Ray Bradbury. Continua a stupirmi, anche se si tratta di un grande scrittore.

L’altro argomento gettonato è quello sul funzionamento di Kindle Unlimited, ma questo lo trovo più ovvio.

Mi fa piacere che siano in classifica anche Buzzati, Svevo, Asimov, Pirandello e un film che ho amato molto, La prima notte di quiete di Zurlini.

post più letti 2018 27-12-18

Una parola simpatica: arzigogolare

Arzigogolare (e il suo participio passato arzigogolato) è un vocabolo abbastanza consueto, almeno nel parlare toscano. Gli dedico un breve post perché stamani mi è venuto in mente a proposito della trama di un romanzo che stavo leggendo.
Il termine arzigogolare richiama, con quel doppio go un avvolgersi su se stessi, un contorcersi e, naturalmente, non ha niente a che vedere con googolare, neologismo bruttino, a mio parere.

I vari dizionari riportano per questo verbo le seguenti definizioni:

Ingegnarsi, sforzarsi con la mente per trovare un espediente; sottilizzare e almanaccare (Zingarelli)
Fantasticare, perdersi in elucubrazioni inutili; congetturare in modo contorto, senza fondamento (Treccani)
Fantasticare, almanaccare; cavillare (Olivetti).

Per quanto mi riguarda l’ho sempre usato più che altro con il significato di “ricamare su” (in senso figurato, ovviamente), quindi almanaccare.

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Pyramiden, città fantasma

Qualche sera fa ho visto su uno dei canali RAI un documentario su Pyramiden, una città fantasma, situata nell’isola di Spitsbergen nelle Svalbard, in Norvegia.

Nata ad opera degli svedesi per ospitare gli uomini che lavoravano alla miniera di carbone, passò poi ai russi, che l’abitarono fino al 1998. Da allora solo sei persone vi abitano in pianta stabile, in turni di sei mesi, per garantire una manutenzione degli edifici. L’unico modo per comunicare da Pyramiden con il resto del mondo è per mezzo di telefoni satellitari.

Adesso è una meta turistica, è possibile soggiornare presso un albergo.

Viene chiamata città, ma in effetti è solo un insieme di edifici, fra cui quello che ospitava le famiglie, quello che ospitava gli scapoli, quello che ospitava le donne sole, la palestra con piscina, l’auditorium in cui venivano anche proiettati film e venivano rappresentate opere teatrali, la mensa con l’annessa cucina (in quanto negli appartamenti non c’era cucina: i pasti venivano consumati da tutti gli abitanti insieme nella mensa, appunto); c’erano strumenti per fare musica.

Nelle immagini del documentario, quel luogo mi è sembrato quasi una sorta di mondo alieno, come fosse un pianeta extrasolare simile alla Terra ma molto più desolato; mi ha affascinata anche se l’ho trovato in parte inquietante, probabilmente perché negli edifici sono rimaste molte cose degli abitanti, quasi dovessero tornare da un momento all’altro. Sembra davvero una città di morti, di fantasmi. Oppure quasi un luogo finto, una costruzione per un set cinematografico.

Essendo molto a Nord (oltre il 78o parallelo), il clima è molto freddo e questo contribuisce al mantenere in buone condizioni le varie strutture. Il terreno è brullo, ricoperto di erba che, nelle foto, sembra secca. Ovviamente non ci sono alberi.

Penso che in un luogo così ci si senta davvero soli, di una solitudine quasi assoluta, forse simile a quella che sperimentano gli astronauti nello spazio. Sarebbe un’intrigante ambientazione per una storia…

Non aggiungo foto, per via del copyright, comunque in rete si trovano varie immagini e informazioni (es. su Wikipedia).

 

Una parola evocativa: recondito

Recondito è un vocabolo che trovo molto evocativo. Forse per il suo significato, forse perché una delle mie romanze favorite inizia con “Recondita armonia…” (da Tosca di Puccini).

La parola deriva dal verbo latino recondĕre, ovvero nascondere; il mio Zingarelli riporta i seguenti significati: nascosto, celato, occulto, segreto. (fra parentesi, anche occulto, per me, è un termine evocativo)

Perché mi è venuto in mente di scrivere quanto sopra? Perché ho appena usato questo aggettivo in una storia che sto scrivendo.

 

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Scrivere una storia: facile o difficile?

Idee per una storia? Oh, è facile averne.

Una scena, una parola, un personaggio, una cosa che sembra un’altra cosa… sono infiniti gli spunti che suggeriscono una possibile vicenda.

Fin qui, credetemi, è tutto semplice. La fantasia trasforma un granello di sabbia nell’incontro fra due persone, nella ricerca di un tesoro, nella prova di un omicidio. Geniale.

Subito dopo, però, arriva la parte difficile: l’idea deve essere sviluppata, la possibile vicenda popolata di personaggi reali (e non è un ossimoro: i personaggi, anche quelli fantastici, devono essere realistici ovvero reali nel contesto in cui agiscono, ovvero nella storia). E ognuno deve essere coerente con se stesso, e partecipare allo svolgimento della storia, com’era nell’idea di partenza (anche se, ovviamente, strada facendo quell’idea si può modificare – si spera in meglio).

Prendiamo ad esempio un plot classico dei rosa: un lui e una lei che si incontrano, subito si detestano ma in realtà si piacciono, ma lo scoprono o ammettono solo alla fine del romanzo. È facile scrivere una storia così? Non quanto – forse – sembra. Almeno se la si vuole rendere coerente. Ancora più complicato se la si vuole originale.
Limitiamoci per ora alla coerenza: perché lui e lei all’inizio si odiano? Ci vuole un motivo valido e plausibile, possibile nell’ambiente e nell’epoca in cui si svolge la vicenda. E perché l’odio si trasforma in amore? Oppure, perché alla fine i protagonisti decidono di ascoltare la voce dell’amore invece che quella dell’odio?
Il cambiamento per essere credibile deve essere graduale oppure conseguente a un avvenimento che può suscitarlo anche all’improvviso. In un susseguirsi di piccoli eventi i due si conoscono meglio, vengono svelati segreti e/o dettagli sulla loro vita e quindi imparano ad apprezzarsi e/o a giustificarsi a vicenda oppure lo svelarsi di un mistero capovolge le prospettive e fa sì che i due possano amarsi senza più problemi.
Il tutto deve essere coerente con i personaggi, su come sono descritti e mostrati dall’inizio; ciascuno dei personaggi deve affrontare gli eventi com’è logico che sia per una persona con il suo carattere, con le sue abitudini, cultura eccetera. Anche i personaggi ala fine saranno diversi da com’erano all’inizio, almeno in parte, certo, ma la loro evoluzione – o involuzione, in alcuni casi – dev’essere motivata.

In sintesi si potrebbe dire che è la storia non è altro che il percorso dall’incipit all’epilogo, in cui i protagonisti, dopo aver vissuto una serie di vicende, saranno cambiati. Perché così è anche nella vita, nel fiume non scorre mai la stessa acqua anche se sembra che sia così, Eraclito docet. Ma fra una goccia e l’altra non ci sono interruzioni, non ci sono salti, il flusso è continuo e così dev’essere anche in una buona trama.

Per questo, a mio parere, è facile avere idee accattivanti e interessanti, mentre non lo è affatto svilupparle fino a scrivere un’intera storia. Per farlo occorrono volontà, disciplina e impegno.

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