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Una parola attuale: zoonosi

Non conoscevo il significato di questo vocabolo, o non lo ricordavo.

Il covid che ci sta assediando in questi mesi è una zoonosi.

Ecco come la descrive David Quammen all’inizio del suo saggio “Spillover”.

Si definisce zoonosi ogni infezione animale trasmissibile agli esseri umani. Ne esistono molte più di quanto si potrebbe pensare. L’AIDS ne è un esempio. Le varie versioni dell’influenza pure. Guardandole da lontano, tutte insieme, queste malattie sembrano confermare l’antica verità darwiniana (la più sinistra fra quelle da lui enunciate, ben nota eppure sistematicamente dimenticata): siamo davvero una specie animale, legata in modo indissolubile alle altre, nelle nostre origini, nella nostra evoluzione, in salute e in malattia.

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Il cavallo, non il principe…

Ho ritrovato questa vecchia riflessione, a proposito delle favole e storie rosa… la condivido ancora… 🙂

Penso che del principe azzurro che giunge a cavallo si sogni più il cavallo del principe, perché ci può portare lontano, altrove

Più che il principe azzurro su un cavallo bianco è desiderabile il cavallo, perché è quello grazie a cui si può andare lontano, altrove.

Non vogliamo essere “portate”, quello che vogliamo è “andare”.

Ma quale principe azzurro!? Voglio il cavallo per galoppare lontano.

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Quando andavo al cinema…

Mi capita talvolta di leggere libri che fanno parte di una serie senza tener conto di questo fatto, cioè come se si trattasse di storie indipendenti, e quindi iniziando da un romanzo a caso, non dal primo.

Naturalmente quando si tratta di storie ben scritte e serie ben costruite non è un problema, si capisce bene tutto, al massimo non risultano subito chiari certi dettagli, ma si possono comunque intuire o immaginare. Questo mi è successo anni fa con la saga di Harry Potter e più di recente con la trilogia di Maria Masella che ha come protagonisti gli investigatori Teresa Maritano e Marco Ardini.

Nel primo caso ho iniziato dal terzo romanzo, all’epoca il più recente pubblicato, perché era l’unico disponibile in biblioteca ed ero curiosa di capire perché le vicende del maghetto (termine orribile a mio parere, che mi aveva fatto pensare a tutt’altro tipo si storie) avessero tanto successo. Il romanzo mi è piaciuto ed è di tutta la serie il mio preferito, sarà che ho amato molto il personaggio di Sirius Black. Dopo ho letto diligentemente i volumi uno e due e poi atteso con impazienza la pubblicazione dei successivi, che ho acquistato; il settimo l’ho addirittura in inglese perché non volevo aspettare per sapere come finiva la saga…

Per quanto riguarda i romanzi di Maria Masella ho iniziato dal secondo, poi sono passata al primo e infine al terzo che, forse, è quello che si gusterebbe un po’ meno senza aver letto i precedenti. Non so dire quale dei tre mi sia piaciuto di più, direi che li ho apprezzati tutti nello stesso modo, i due protagonisti sono, a mio parere, molto interessanti e complessi.

Ma tutto questo cosa c’entra con il titolo dell’articolo?

Pensando a queste serie e al mio modo di avvicinarle non sempre rigoroso, mi sono tornati in mente i vecchi tempi – e dico vecchi perché lo sono davvero di decine di anni – quando andare al cinema era un modo di passare il tempo che prescindeva dagli orari. Innanzi tutto si entrava a spettacolo iniziato, al massimo ci si limitava a chiedere alla maschera da quanto era cominciato, giusto per avere un’idea, e questo anche se si trattava di un giallo. Quando via via le persone se ne andavano, spesso durante la proiezione non solo alla fine, se era necessario e possibile si cambiava posto prendendone uno migliore che si era liberato. E se la pellicola ci era piaciuta si rimaneva a rivederla anche per tutta un’altra volta o, almeno, quanto più possibile. Questo, soprattutto a ripensarci, dava una grande sensazione di libertà e anche di magia: entravi dentro la sala ed eri in un mondo diverso… Si poteva anche fumare e benché ora non potrei tollerarlo allora era un altro (sia pure illusorio) pezzetto di libertà. Adesso ci sono i posti numerati e la possibilità di prenotarli: è tutto senz’altro più comodo ma molto meno poetico.

Forse allora il cinema era ancora qualcosa di nuovo e magico perché la televisione c’era ma non a colori (le trasmissioni televisive a colori della RAI iniziarono ufficialmente nel febbraio 1977 – fonte Wikipedia) e si vedevano solo due canali RAI. Non eravamo sommersi di serie televisive e film e anche gli sceneggiati trasmessi in tivù avevano un poco di magia, certo molto meno di quella dei film visti sul grande schermo ma più delle serie televisive odierne, per quanto prodotte con modalità tecnicamente molto più avanzate.

Nostalgia? Forse. Ma soprattutto memoria, memoria di sensazioni provate. Memoria di una forma di libertà.

(Naturalmente credo che anche adesso potrei entrare in un cine a film iniziato e rivederlo anche due volte, ma sarebbe una cosa insolita e non la normalità: è questa la differenza)

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Sopra: cartolina ricevuta all’ingresso di un cinema prima della proiezione de La prima notte di quiete, uno dei miei film preferiti che ho visto innumerevoli volte.

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Una parola attuale: epidemia

 

Un’occhiata al vocabolario, per conoscere meglio l’origine della parola che in questo periodo “ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda” (citando Pavese “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”).

Vocabolario Zingarelli 1961

diffuso nel popolo – Malattia che colpisce nel medesimo tempo, di durata più o meno lunga, gli abitanti di una città o di una regione.

Prontuario etimologico Migliorini – Duro 1964

Dal latino medievale epidemia, greco έπιδεμίς derivato di δημος: popolo, regione.

Treccani online

Manifestazione collettiva d’una malattia (colera, influenza ecc.), che rapidamente si diffonde fino a colpire un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto in dipendenza da vari fattori, si sviluppa con andamento variabile e si estingue dopo una durata anche variabile.

Dizionario di Italiano Sabatini Coletti (Corriere della sera) online

Presenza in una regione di molti casi di una malattia contagiosa: e. di tifo.

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Recensori amazon, una riflessione

Ieri ho inviato quattro recensioni ad altrettanti libri sullo store di amazon.

Prima di farlo la mia posizione come recensore era #21.000, con 204 recensioni e 244 “voti utili”.

Amazon in pochi minuti ha approvato due delle recensioni e la situazione è diventata:

posizione #21.000, recensioni 206, voti utili 244.

Stamani, dopo nemmeno 12 ore, ho visto che amazon non ha ancora approvato le altre due recensioni (chissà quali sono i criteri con cui ne approva alcune in fretta e altre dopo giorni…) ma la situazione è cambiata abbastanza:

posizione #22.198, recensioni 206, voti utili 244.

Possibile che 244 voti utili su 206 recensioni invece che su 204 facciano “scendere” di 1198 posizioni nella classifica di recensori? Oppure da stanotte ad adesso sono state pubblicate tante recensioni da causare una simile “discesa”? Può darsi, certo, soprattutto se la classifica è mondiale. O forse anche se è solo nazionale? Forse le posizioni “basse” cambiano molto in fretta?

Non che la cosa mi interessi più che tanto, ma mi incuriosiscono gli algoritmi che hanno a che fare con i numeri.

Profilo amazon pubblico ANT recensore al 13-1-20

 

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I post più visti del 2019

Inizio dell’anno, tempo di bilanci.

Nell’immagine sotto i post più visitati del mio blog durante l’anno appena finito. I dati sono molto simili a quelli dell’anno scorso.

Come avevo già notato nel corso dell’anno, oltre alla pagina Home, c’è un argomento che supera tutti: Ray Bradbury. Continua a stupirmi, anche se si tratta di un grande scrittore.

L’altro argomento gettonato è quello sul funzionamento di Kindle Unlimited e di Amazon Prime, ma questo lo trovo più ovvio.

In classifica anche Buzzati, Svevo, Sartre, Pirandello, Edgar Lee Masters; un film che ho amato molto, La prima notte di quiete di Zurlini; e poi citazioni da un librino di “ricordi di scuola”: Fiori di banco e una parola difficile: enantiodromia.

post più letti 2019 bis