Compleanno del blog #5

Ci siamo ancora una volta: WordPress mi ha avvisata che questo blog oggi compie ne cinque anni.

Ringrazio le persone che lo stanno seguendo e apprezzando e con cui ho scambi di opinioni.

compleanno 5 blog 2018


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Pyramiden, città fantasma

Qualche sera fa ho visto su uno dei canali RAI un documentario su Pyramiden, una città fantasma, situata nell’isola di Spitsbergen nelle Svalbard, in Norvegia.

Nata ad opera degli svedesi per ospitare gli uomini che lavoravano alla miniera di carbone, passò poi ai russi, che l’abitarono fino al 1998. Da allora solo sei persone vi abitano in pianta stabile, in turni di sei mesi, per garantire una manutenzione degli edifici. L’unico modo per comunicare da Pyramiden con il resto del mondo è per mezzo di telefoni satellitari.

Adesso è una meta turistica, è possibile soggiornare presso un albergo.

Viene chiamata città, ma in effetti è solo un insieme di edifici, fra cui quello che ospitava le famiglie, quello che ospitava gli scapoli, quello che ospitava le donne sole, la palestra con piscina, l’auditorium in cui venivano anche proiettati film e venivano rappresentate opere teatrali, la mensa con l’annessa cucina (in quanto negli appartamenti non c’era cucina: i pasti venivano consumati da tutti gli abitanti insieme nella mensa, appunto); c’erano strumenti per fare musica.

Nelle immagini del documentario, quel luogo mi è sembrato quasi una sorta di mondo alieno, come fosse un pianeta extrasolare simile alla Terra ma molto più desolato; mi ha affascinata anche se l’ho trovato in parte inquietante, probabilmente perché negli edifici sono rimaste molte cose degli abitanti, quasi dovessero tornare da un momento all’altro. Sembra davvero una città di morti, di fantasmi. Oppure quasi un luogo finto, una costruzione per un set cinematografico.

Essendo molto a Nord (oltre il 78o parallelo), il clima è molto freddo e questo contribuisce al mantenere in buone condizioni le varie strutture. Il terreno è brullo, ricoperto di erba che, nelle foto, sembra secca. Ovviamente non ci sono alberi.

Penso che in un luogo così ci si senta davvero soli, di una solitudine quasi assoluta, forse simile a quella che sperimentano gli astronauti nello spazio. Sarebbe un’intrigante ambientazione per una storia…

Non aggiungo foto, per via del copyright, comunque in rete si trovano varie immagini e informazioni (es. su Wikipedia).

 

Una parola evocativa: recondito

Recondito è un vocabolo che trovo molto evocativo. Forse per il suo significato, forse perché una delle mie romanze favorite inizia con “Recondita armonia…” (da Tosca di Puccini).

La parola deriva dal verbo latino recondĕre, ovvero nascondere; il mio Zingarelli riporta i seguenti significati: nascosto, celato, occulto, segreto. (fra parentesi, anche occulto, per me, è un termine evocativo)

Perché mi è venuto in mente di scrivere quanto sopra? Perché ho appena usato questo aggettivo in una storia che sto scrivendo.

 

20170827_112400 recondito

 

 

Scrivere una storia: facile o difficile?

Idee per una storia? Oh, è facile averne.

Una scena, una parola, un personaggio, una cosa che sembra un’altra cosa… sono infiniti gli spunti che suggeriscono una possibile vicenda.

Fin qui, credetemi, è tutto semplice. La fantasia trasforma un granello di sabbia nell’incontro fra due persone, nella ricerca di un tesoro, nella prova di un omicidio. Geniale.

Subito dopo, però, arriva la parte difficile: l’idea deve essere sviluppata, la possibile vicenda popolata di personaggi reali (e non è un ossimoro: i personaggi, anche quelli fantastici, devono essere realistici ovvero reali nel contesto in cui agiscono, ovvero nella storia). E ognuno deve essere coerente con se stesso, e partecipare allo svolgimento della storia, com’era nell’idea di partenza (anche se, ovviamente, strada facendo quell’idea si può modificare – si spera in meglio).

Prendiamo ad esempio un plot classico dei rosa: un lui e una lei che si incontrano, subito si detestano ma in realtà si piacciono, ma lo scoprono o ammettono solo alla fine del romanzo. È facile scrivere una storia così? Non quanto – forse – sembra. Almeno se la si vuole rendere coerente. Ancora più complicato se la si vuole originale.
Limitiamoci per ora alla coerenza: perché lui e lei all’inizio si odiano? Ci vuole un motivo valido e plausibile, possibile nell’ambiente e nell’epoca in cui si svolge la vicenda. E perché l’odio si trasforma in amore? Oppure, perché alla fine i protagonisti decidono di ascoltare la voce dell’amore invece che quella dell’odio?
Il cambiamento per essere credibile deve essere graduale oppure conseguente a un avvenimento che può suscitarlo anche all’improvviso. In un susseguirsi di piccoli eventi i due si conoscono meglio, vengono svelati segreti e/o dettagli sulla loro vita e quindi imparano ad apprezzarsi e/o a giustificarsi a vicenda oppure lo svelarsi di un mistero capovolge le prospettive e fa sì che i due possano amarsi senza più problemi.
Il tutto deve essere coerente con i personaggi, su come sono descritti e mostrati dall’inizio; ciascuno dei personaggi deve affrontare gli eventi com’è logico che sia per una persona con il suo carattere, con le sue abitudini, cultura eccetera. Anche i personaggi ala fine saranno diversi da com’erano all’inizio, almeno in parte, certo, ma la loro evoluzione – o involuzione, in alcuni casi – dev’essere motivata.

In sintesi si potrebbe dire che è la storia non è altro che il percorso dall’incipit all’epilogo, in cui i protagonisti, dopo aver vissuto una serie di vicende, saranno cambiati. Perché così è anche nella vita, nel fiume non scorre mai la stessa acqua anche se sembra che sia così, Eraclito docet. Ma fra una goccia e l’altra non ci sono interruzioni, non ci sono salti, il flusso è continuo e così dev’essere anche in una buona trama.

Per questo, a mio parere, è facile avere idee accattivanti e interessanti, mentre non lo è affatto svilupparle fino a scrivere un’intera storia. Per farlo occorrono volontà, disciplina e impegno.

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Nascita di una nazione – mostra

Mostra a Palazzo Strozzi, Firenze, dal 16 marzo al 22 luglio 2018.

Il titolo per esteso della mostra è Nascita di una nazione – tra Guttuso, Fontana e Schifano

ovvero

Dawn of a nation –  from Guttuso to Fontana and Schifano20180619_165747 Angeli bl(Turcato – Comizio – 1950)

Arte italiana dagli anni Cinquanta fino ai Settanta, opere con particolare riferimento alla politica, alla società e alle loro contraddizioni.

La mostra mi è sembrata suggestiva e interessante, molto di atmosfera. Un bel contrasto fra la stanza con le opere di Burri e Fontana e quella con i monocromi bianchi di vari artisti.

Le foto sono fatte con lo smartphone, ma rendono comunque l’idea, a mio parere.

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(Alberto Burri)

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(Emilio Vedova)

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(Tano Festa)

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(le tre opere lungo la parete sono di Fausto Melotti)

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(Mario Schifano)

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(Franco Angeli – Stelle)

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(Luciano Fabro – L’italia – 1968)

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(Alighiero Boetti)

 

 

Amazon Prime Reading e Kindle Unlimited

Da qualche giorno è attivo anche in Italia un nuovo servizio per clienti Prime di Amazon, Prime Reading, che consente di scaricare gratuitamente ebook (a scelta fra un numero limitato).

prime reading

Per chi non lo sapesse Prime è un servizio di Amazon nato come forma di abbonamento per avere la spedizione veloce dei prodotti acquistati a un prezzo più conveniente.
Da circa un mese il costo annuale di Prime è raddoppiato perché offre agli abbonati molto più di un servizio di spedizione celere: fra le altre cose consente di vedere serie TV, avere sconti, avere spazi di archiviazione.
Io, però, non voglio pubblicizzare Prime né descrivere questo servizio, se non per la parte nuova nuova che è Prime Reading, e voglio confrontare, per quanto posso, questo abbonamento con quello Kindle Unlimited, sia dal punto di vista dei lettori che di quello degli autori.

Per i lettori

Gli ebook disponibili con l’abbonamento Prime Reading sono, al momento, qualche centinaio, quelli disponibili con Kindle Unlimited (nel seguito KU, per brevità) sono decine di migliaia. Gli ebook disponibili con Prime sono tutti anche disponibili con KU.
Il costo di Prime è di circa 40 euro all’anno, quello di KU di 9,99 al mese.
Chi ha l’abbonamento Prime e anche KU non ha nessun vantaggio da Prime Reading, continua a scaricare gli ebook grazie a KU (me lo ha confermato l’assistenza).
Chi ha Prime per altri motivi, dalla fine di maggio 2018, può scaricare gratis gli ebook disponibili con questo servizio.

Per gli autori

Facciamo un’ulteriore distinzione: autori con ebook selezionati per Prime Reading e gli altri.

Premesso che non rientro nel primo gruppo, so comunque che gli autori con ebook scaricabili con Prime Reading hanno dato il loro consenso ad Amazon che ha corrisposto loro un importo forfettario come compenso. Per gli scarichi che i clienti Prime faranno dei loro ebook non percepiranno altri compensi però gli scarichi contribuiscono a far salire gli ebook nella classifica delle vendite.
Quindi che vantaggio hanno, oltre alla cifra forfettaria ricevuta? La possibilità di vedere salire in classifica un loro ebook con l’eventuale effetto di trascinamento sia per acquisti di quell’ebook sia per acquisti o scarichi con KU di altri loro ebook.
In questi primi giorni di Prime Reading (gioco di parole, sorry) la classifica generale e quelle dei vari generi sono state invase nei primi posti da ebook Prime. Come si evolverà la cosa nelle prossime settimane dobbiamo vederlo. In parte, penso, l’effetto novità diminuirà, come per tutte le novità, in parte, supponendo che gli utenti Prime siano molti, continuerà a influenzare le classifiche.
Non essendo un autore selezionato non so se e quanto siano cambiati e cambieranno i dati di vendita extra Prime (per gli autori con ebook Prime).

Gli autori che non hanno ebook in Prime Reading hanno assistito alla rivoluzione improvvisa della classifica e, probabilmente, almeno alcuni, hanno visto calare le loro vendite e, soprattutto, gli scarichi con KU.
Se molti utenti KU sono anche Prime può darsi che abbandonino KU, almeno per un po’, per approfittare delle letture che possono fare gratis tramite Prime Reading, portando così un ulteriore calo negli scarichi KU. Se questo non avverrà, probabilmente, non ci saranno grossi sconvolgimenti, soprattutto passati i primi tempi. C’è infatti da considerare che chi ha l’abbonamento Ku è un lettore forte (altrimenti l’abbonamento non gli converrebbe), mentre gli ebook in Prime sono meno di 1000.

In conclusione… staremo a vedere.
Questo articolo non è una critica ma solo un insieme di constatazioni e considerazioni.

Voi che ne pensate? Siete Prime, KU o autonomi?

 

 

Carmen – Bizet, Meilhac e Halévy

Questa sera sono stata a vedere Carmen. Nuovamente al cinema, dove è stata trasmessa in diretta la rappresentazione della Royal Opera House che si teneva a Londra al Covent Garden, come per Tosca.

Una rappresentazione non convenzionale, che però, a parte qualcosa, mi è piaciuta. Molto sensuale, soprattutto la prima parte. Carmen è, poi, un personaggio fantastico, una donna davvero speciale e libera.

Sulla scena c’è sempre e solo una grande scalinata, che si muove avanti e indietro, all’occorrenza. I costumi sono del periodo intorno al 1930, in Argentina.

Qualche idea ve la potete fare, forse, dalle foto che riporto qui sotto. La scena era sempre piuttosto buia e gli scatti fatti allo schermo cinematografico non sono davvero un gran che…

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Qui sotto gli interpreti principali e la locandina dal sito della Nexo, dove si possono leggere molte altre informazioni sulla rappresentazione.

Regista Berrie Kosky
Direttore d’orchestra Jakub Hrůša
Carmen Anna Goryachova
Don José Francesco Meli
Micaëla Kristina Mkhitaryan
Escamillo Kostas Smoriginas
Chorus Royal Opera Chorus
Concert Master Sergey Levitin
Orchestra of the Royal Opera Houselocandina NEXO Carmen