Punto di vista – POV #2

Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino

Questo romanzo alterna una narrazione al presente a incipit di possibili romanzi; la narrazione al presente è in seconda persona singolare, Calvino si rivolge al Lettore; i brani dei romanzi sono scritti in prima persona.cover Se una notte
A suo tempo, dopo aver letto le prime pagine di questo libro su un’antologia, ne fui conquistata al punto da comprarlo subito. Mi sembrava che Calvino si rivolgesse proprio a me, quello che aveva scritto somigliava in modo impressionante ai miei pensieri…Come si può non raccogliere l’invito o la sfida dello scrittore che ti dice così?

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa.

L’effetto Susan – Peter Høeg

(titolo originale Effekten cover-effetto-susan-okaf Susan– trad. Bruno Berni – pubblicato nel 2016)
Il romanzo è interamente raccontato in prima persona al presente dalla protagonista, Susan, e al passato quando Susan ricorda eventi passati.

Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen cover Orgoglio e pregiudizio

(titolo originale Pride and prejudice – trad. Giulio Caprin)
Come per i romanzi dell’Ottocento anche questo è scritto in terza persona al passato, da un narratore onnisciente. Riporto qualche riga dalla prima pagina. È subito evidente il tono un po’ ironico.

«Mio caro Bennet» gli disse un giorno la sua signora «hai sentito che Netherfield Park è stato finalmente affittato?»
Il signor Bennet rispose che non lo sapeva.
«Eppure sì» replicò lei «la signora Long è stata qui in questo momento e mi ha detto tutto.»
Il signor Bennet non rispose.

Punto di vista – POV #1

Questo è il primo una serie di articoli in cui riporterò vari esempi di punti di vista (POV = point of view) che ho trovato nei romanzi che ho letto.

Quando cadono gli angeli – Tracy Chevalier

(Titolo originale “Falling Angels”, Traduzione di Luciana Pugliese; originale pubblicato nel 2001, in Italia nel 2002)cover-quando-cadono-gli-angeli

È un romanzo ambientato a Londra dal 1901 al 1910. 
È narrato in prima persona dai vari personaggi, principali e non, in un susseguirsi di capitoli di lunghezze anche molto diverse fra loro (da mezza pagina a sette-otto pagine; perfino uno di neanche una riga). Ogni capitolo ha come “titolo” il nome del personaggio narrante. Il tempo è il presente alternato al passato prossimo.
La protagonista è Kitty Coleman, l’altro personaggio principale è sua figlia Maude, una bambina.



Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

(Titolo originale “The book thief”, traduzione di Gian M. Giughese; originale pubblicato nel 2005, in cover-ladra-di-libri-okItalia nel 2007)

Questo romanzo, su cui ho scritto vari post, ha come narratore la Morte, che quindi parla in prima persona ma è quasi un narratore onniscente. I capitoli sono brevi e interrotti da “intermezzi” in neretto, per lo più informazioni o precisazioni.
Ho apprezzato molto il modo di narrare della Morte, che è un narratore perfino garbato, spesso critico nei confronti del genere umano che la fa lavorare troppo. Ed è molto affezionata a Liesel (la protagonista del romanzo), cosa insolita per lei, che afferma che difficilmente stima le persone.



La gemella silenziosa – S. K. Tremaynecover-gemella-silenziosa-ok

(Titolo originale “The Ice Twins”, Traduzione di Claudia Marseguerra; originale pubblicato nel 2015, in Italia nel 2015)

In questo romanzo si alternano capitoli con punto di vista diverso; complessivamente per circa due terzi la vicenda è raccontata in prima persona da Sarah, la protagonista, al presente; per il resto in terza persona al passato, focalizzata su Angus, il marito di Sarah. Il solo capitolo finale, l’epilogo (sei mesi dopo), è scritto con un punto di vista ancora diverso (prima persona la presente di Angus).


Pet shop – una scena

20161204_163638-blogQuesta che racconto è una scena vera, mi è accaduta in un pomeriggio freddo e ventoso di gennaio .

Entro in un negozio di articoli e cibo per animali; davanti al banco un signore di una certa età, con uno stupendo golden retriver al guinzaglio. Non resisto e carezzo il cane sulla testa, il suo pelo è morbido e caldo sotto le mie dita. Intanto gli dico qualcosa del tipo “Come sei bello.”

Il padrone parla con una delle proprietarie del negozio e non sembra disturbato dal fatto che io faccia complimenti al suo cane. Anzi, poi mi dice che è buonissimo e io rispondo che si vede.

Poi si avvia verso la porta e io chiedo le buste di croccantini per gatti che mi servono. Mentre la proprietaria va a cercarle sugli scaffali, il golden retriver e il padrone tornano indietro e lui (l’uomo, intendo) mi dice: «Ero venuto per fare una battuta a queste spose (le proprietarie). Sul vento e sulla neve. Lo sa perché quando c’è la neve il vento è freddo? Perché passa sulla neve.»

Ho raccontato questo piccolo episodio per la frase (di cui ricordo bene solo la prima parte) detta dal padrone del cane, per quell’espressione “queste spose”, che, direi, decisamente toscana e fiorentina, che mi ha come riportata indietro nel tempo e ha anche un legame con il testo di Collodi che il blog Territori del ‘900 sta pubblicando a puntate e che sto leggendo con grande gusto e interesse e, perché no, anche con un senso di appartenenza.

 

 

Trend di incremento nel numero degli ebook pubblicati (al 29 Dicembre 2016)

Ecco la rilevazione dei numeri al 29 Dicembre 2016. Il confronto è effettuato con la mia precedente rilevazione, del 30 Giugno 2016.

Dal confronto del numero degli ebook in vendita sullo store amazon.it fra queste due date si rileva che il numero degli ebook in lingua italiana è aumentato, complessivamente, di una percentuale del 9,25%, mentre l’incremento degli ebook in lingue straniere è cresciuto solo del 7,10%.

Fra le categorie (di narrativa) in cui l’aumento è più rilevante ci sono: Romanzi rosa, Fumetti e manga e Fantascienza-Fantasy-Horror.

Anche stavolta ho rilevato il numero degli ebook per le consuete “sotto categorie”: Letteratura e narrativa; Libri per bambini e ragazzi; Fantascienza, Horror e fantasy. Ricordo che, per effetto dell’inserimento di un ebook in più categorie, la somma degli ebook di una sotto categoria è maggiore del numero degli ebook della categoria.

Ho aggiunto alle consuete tabelle quella che riporta la suddivisione per lingua del numero degli ebook in lingua straniera.

ebook-29-12-16-tutti

ebook-29-12-16-fantasy

ebook-29-12-16-narrativa

ebook-29-12-16-ragazzi

ebook-29-12-16-lingue


Comunicazione di servizio: ebook gratis

Domani 23 Dicembre dopo le ore 9 e circa fino alle 9 del 24, sarà possibile scaricare gratuitamente il mio ebook “La grande menzogna”; si tratta di un noir non convenzionale, una storia nella storia. Parla di scrittori e scrittura ma anche di amore e di desiderio di successo.

Si può trovare a questo link.

la grande menzogna

 

Il quesito – racconto

Quando arrivò il giorno stabilito tutti erano ansiosi di sapere cosa avrebbe deciso il Consiglio dei Saggi riunito appositamente in assemblea per risolvere il complicato quesito.

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Per l’occasione fu istituita una festa nazionale, in modo che tutti, dagli studenti ai lavoratori di qualunque settore, potessero assistere in diretta alla riunione trasmessa dalla televisione a canali unificati.

Finalmente, verso le nove di mattina, i primi partecipanti iniziarono a prendere posto nella grande sala. Diverse telecamere inquadravano i saggi via via che arrivavano.

La prima difficoltà sorse quando alle dieci il Presidente decise di dare il via alla discussione: un vecchio dalla prima fila sosteneva che mancassero tre membri del Consiglio mentre un altro prese a dire che ne mancavano cinque e altre voci si levarono a rivendicare assenze diverse.

Per fortuna il Segretario ebbe una delle sue idee geniali, non per niente era il Segretario del Consiglio da molti anni. Propose cioè di procedere a un appello nominativo per individuare se davvero mancasse qualcuno e di chi si trattasse. Il suggerimento venne accolto e il Presidente stesso prese a leggere i nomi, mentre il Segretario si assunse l’onere di annotare gli eventuali assenti. Nuovamente la fortuna fu benevola: risultò mancare solo un avente diritto al voto, così non fu necessario effettuare complicati conteggi per stabilire il numero degli assenti e l’assemblea risultò regolarmente costituita.

La discussione ebbe inizio. Il Presidente ricordò quale fosse il quesito su cui avrebbero dovuto dibattere, quesito su cui i presenti avevano avuto modo di documentarsi e studiare per diverse settimane in preparazione della riunione e che campeggiava in un megaschermo dietro le spalle del Presidente e del Segretario. Dopo quella breve introduzione il Segretario prese nota delle mani che si alzavano per prenotare un intervento, poi dette la parola al primo dell’elenco.

Era un giovane impetuoso a cui le parole uscivano dal cuore: «I segni fra le cifre sono antichi simboli paleocristiani, che rappresentavano il male. Quindi la risposta al quesito non può essere che zero

Si levò qualche mormorio di disapprovazione, subito sedato da un gesto del Segretario, che dette la parola al secondo saggio della lista.

Si trattava di una donna attraente, dai lunghi capelli corvini e lo sguardo fiero, che, in tono deciso, come se non potesse esistere altra risposta, affermò: «Quattro

Il segretario segnava accanto ad ogni nome la corrispondente risposta e, dopo aver scritto “4” chiamò a parlare il successivo avente diritto.

Questi era un anziano e distinto signore, che ispirava tenerezza; la sua voce era dolce mentre quasi cantilenando forniva la sua opinione: «Il cerchio è un’entità magica, miei esimi colleghi. Vorrei ricordare a tutti che in molte culture identifica il Sole e quindi la vita: quindi conta solo ciò che è racchiuso nel cerchio. Il risultato pertanto non può essere che dieci

Il Segretario scrisse. Continuò a chiamare e scrivere, mentre gli animi si scaldavano e qualcuno parlava anche quando non era il suo turno per dare torto al collega. Il Presidente fu costretto più volte a richiamare gli astanti all’ordine, ricordando l’importanza della riunione.

Nella nostra cronaca riportiamo solo alcuni dei successivi interventi, quelli a nostro giudizio più rilevanti e colti.

Un’elegante signora di mezza età proclamò con sufficienza: «Sappiamo da sempre che la “x” significa pareggio. Quindi il risultato non può essere che uno

Un giovanotto dagli abiti in disordine, i capelli spettinati e lo sguardo rivolto verso il punto all’infinito mormorò: «Tre perché lo zero annulla quanto sta fra parentesi.» Il Segretario dovette chiedergli di ripetere perché aveva parlato a voce troppo bassa.

Un’arzilla vecchietta, quasi sghignazzando, esclamò: «Anche il mio gatto sa che la risposta è tredici

Il Presidente la rimproverò perché citare il gatto era una mancanza di riguardo verso il Consiglio. Lei continuò a sghignazzare, dandosi di gomito con il suo vicino, un altrettanto vivace vecchietto, che indossava una tuta da jogging e scarpe da ginnastica.

Quando fu la volta di una coppia di adolescenti i due pronunciarono una frase per uno tenendosi per mano e guardandosi negli occhi: «Vanno considerati tutti» disse lei. «Quindi il risultato è quindici» concluse lui.

Un quarantenne in giacca e cravatta confermò: «Quindici

Il tipo che gli sedeva accanto invece ripropose: «Zero

Per ultimi si espressero il Segretario: «Quattro» e il Presidente: «Uno».

Alla fine il Segretario fece nuovamente l’appello, pronunciando oltre al nome la risposta fornita per verificare di non aver annotato un numero sbagliato. Risultò che doveva dire la sua soltanto il più vecchio dei convenuti che borbottò qualcosa udita solo dal vicino, che l’interpretò come «dodici» e si affrettò a ripeterlo con voce stentorea, coprendo le proteste del vecchio che ripeteva di aver detto, invece, «tredici.»

Il Presidente dichiarò conclusa la discussione e incaricò il segretario di riferire quale soluzione fosse stata data al quesito. Il Segretario, che aveva anche predisposto un elenco delle soluzioni proposte con accanto un segno per ogni voto, individuò facilmente quale fosse la fila di segni più lunga, e quindi la risposta corrispondente:

«Il Consiglio dei Saggi, riunito in assemblea plenaria in data … per decidere la soluzione del quesito

1 + 1 x 1 + (10 + 1 x 0) + 1

ha deliberato la seguente risposta: quattro

Si può capire come fosse soddisfatto, visto che “4” era anche la sua ipotesi.

Il presidente, benché scontento e persuaso che il risultato corretto fosse uno, ratificò la delibera; furono apportate le firme necessarie e la riunione si sciolse.

Se la telecamera avesse indugiato sui più lenti a lasciare la sala, avrebbe inquadrato il vecchio che aveva parlato dopo il secondo appello piangere disperato ripetendo «Non è possibile! Non è possibile!» e poi «Tredici… tredici…», incurante del conforto che cercavano di offrirgli la donna che aveva citato il gatto e l’uomo in tenuta da trekking.

 

Show don’t tell by Mario Pacchiarotti

Interessante riflessione di Mario Pacchiarotti sulla scrittura, in particolare su

show don’t tell

http://paginesporche.it/2016/12/06/show-dont-tell-ma-anche-no/

Questo è il commento che ho lasciato nel blog di Mario:

Proprio oggi ho letto una discussione su FB a proposito dello show don’t tell, iniziata da una traduttrice (mi pare) dall’inglese. I pareri erano diversi ma direi che prevalesse l’idea di non esagerare, comunque, con questa “tecnica”; inoltre veniva ribadito che si tratta di un modo di scrivere “quasi obbligatorio” per i romanzi di genere. Veniva anche detto che fuori dall’Italia (se ho ben capito) si fa meno attenzione a quanto si mostri piuttosto che narrare.
Le mie incertezze nel riportare il succo della discussione sono dovute al fatto che l’ho letta stamani e in fretta…
Per quanto mi riguarda sostanzialmente scrivo come mi viene e di solito non mi chiedo se ho raccontato o mostrato anche se, a volte, nelle riletture passo da narrare a mostrare in qualche scena.
Anche su un mio romanzo una persona (che stava frequentando un corso di editing) mi ha fatto lo stesso appunto, mentre un’altra ha detto il contrario…
In conclusione credo che si debba tenere fede a un proprio modo e che quello che conta sia che ciò che abbiamo scritto renda le sensazioni, le emozioni ecc che vogliamo comunicare. Un equilibrio fra show e tell, che però non sia frutto di forzature, potrebbe essere la soluzione ottimale, anche in dipendenza dal tipo di storia.