Liebster Award 2017

Ecco, dopo diverso tempo, un nuovo Liebster Award. (Per i pochi che ancora non lo sanno, si tratta di un riconoscimento virtuale per blog, un segno di apprezzamento accompagnato da undici domande a cui i premiati devono (facciamo possono…) rispondere).

Ringrazio per la nomina il blog Animadicarta che non conoscevo e che ho trovato molto interessante.


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Ecco le mie risposte

1. Qual è stato il posto più strano in cui hai scritto? → Non mi sembra di averlo fatto in posti particolarmente strani, anche se l’ho fatto/lo faccio in molte situazioni di attesa. Comunque diciamo in bagno e in auto (ferma, durante un’attesa).

2. Qual è il tuo peggior difetto come scrittore? → Forse in alcuni casi sono troppo sintetica.

3. E il tuo maggior pregio? (niente modestie, su) → Cerco di scrivere in un italiano corretto (all’occorrenza con supporto di grammatica e vocabolari).

4. Qual è l’aspetto della scrittura che più odi? → Non mi pare che ce ne siano.

5. E quello che più ami? → Le scoperte che faccio scrivendo. Non sempre so cosa sto per scrivere, le parole, le frasi vengono fuori dalla penna o dalla tastiera senza che siano state prima pensate.

6. Qual è la scena più difficile che hai scritto finora? → Gli approcci fra una lei e un lui.

7. Qual è il genere che non scriveresti mai, neanche sotto tortura? → Erotico.

8. Qual è il genere di romanzo che scriveresti, se ben pagato e sotto pseudonimo? → Sto sperimentando vari generi perché sono curiosa sia come lettrice che come autrice, quindi a parte l’erotico di cui sopra non ci sono generi che non scriverei. Ma non è detto che saprei farlo in modo soddisfacente, ovviamente.

9. Qual è il genere che vorresti scrivere, ma che sai non scriverai mai? → Vedi risposta precedente.

10. Qual è stato il testo più strano che hai scritto finora? → Forse un racconto lungo ironico e vagamente surreale che parla di uno scrittore di best seller (“Il prossimo best seller”, appunto).

11. Un tuo personaggio che hai odiato? → Non mi pare di averne odiato nessuno.

I blog che nomino

Lo scopo del Liebster è quello di far conoscere i blog, quindi nomino qui sotto alcuni blog. Ovviamente non ci sono obblighi di risposta…

Daniela e dintorni di Daniela Domenici

G di Giorgia di Giorgia Golfetto

Libricity group

Queste pagine di Concetta D’Orazio

Azzurropillin di Silvia Pillin

Chiacchiere e distintivo di Roberto Bonfanti

 
E, comunque, tutti sono i benvenuti per rispondere, in fondo il Liebster serve anche per conoscerci meglio.

 

Ed ecco le mie domande – ripropongo quelle fatte a me, perché le ho trovate interessanti e divertenti, tanto i destinatari scrivono tutti…

  1.    Qual è stato il posto più strano in cui hai scritto?

    2. Qual è il tuo peggior difetto come scrittore?

    3. E il tuo maggior pregio? (niente modestie, su)

    4. Qual è l’aspetto della scrittura che più odi?

    5. E quello che più ami?

    6. Qual è la scena più difficile che hai scritto finora?

    7. Qual è il genere che non scriveresti mai, neanche sotto tortura?

    8. Qual è il genere di romanzo che scriveresti, se ben pagato e sotto pseudonimo?

    9. Qual è il genere che vorresti scrivere, ma che sai non scriverai mai?

    10. Qual è stato il testo più strano che hai scritto finora?

    11. Un tuo personaggio che hai odiato?

 

 

 

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Una parola difficile: enantiodromia

Incuriosita da alcuni post e commenti letti su Facebook (in un gruppo in cui si parla di libri) ho preso due saggi in biblioteca e ho iniziato a leggerne uno: Change – Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Nel secondo capitolo, in cui continua a parlare di cambiamenti, introduce il concetto di enantiodromia. Riporto il brano in cui viene spiegato il significato di questo termine.

Questa strana interdipendenza degli opposti era già nota a Eraclito, il grande filosofo del cambiamento, che la definì enantiodromia. Il concetto fu ripreso da C. G. Jung che vide in esso un meccanismo psichico di fondamentale importanza: “Ogni estremo psicologico contiene celato in sé il suo opposto o sta in qualche modo in rapporto intimo ed essenziale con questo. (…) Non esiste usanza venerabile che, dandosi il caso, non si converta nel suo contrario, e quanto più estrema è una posizione, tanto iù facilmente vi è sa attendersi un’enantiodromia, la sua conversione nell’opposto”. (C. G. Jung, La libido. Simboli e trasformazioni)

Questo concetto si ritrova in quello che le filosofie orientali chiamano Yin e Yang.

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(immagine tratta da Pixabay.com)

 

 

Scrivere zen – Natalie Goldberg #4

(Titolo originale “Writing down the bones”, Traduzione di Bernardo Draghi; originale pubblicato nel 1986; edizione italiana da me letta del 1987)

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Un altro concetto interessante e condivisibile, almeno per me, è quello descritto nel capitolo “Problemi con il revisore”. La Goldberg considera lo scrittore come diviso in due figure: il creatore e il revisore. E afferma che i due ruoli devono essere distinti e lavorare separatamente, altrimenti il revisore potrebbe bloccare la creatività.

Ecco le sue parole:

Quando ci si dedica allo scrivere, è importante tenere il creatore separato dal revisore, cioè dal censore interno, così che il creatore goda di ampio spazio per respirare, esplorare ed esprimersi. Se il revisore comincia a scocciare sul serio, e ci si trova in difficoltà a distinguerlo dalla propria voce creativa, ogni volta che è necessario sedetevi e scrivete quello che vi sta dicendo; concedetegli di esprimersi pienamente. “Sei una stupida, chi ti ha detto che sai scrivere, che cosa sono queste schifezze…”

Meglio lo si impara a conoscere, questo revisore, e più facile diventa ignorarlo. … Non rafforziamone il potere ascoltando le sue parole vuote.

In effetti, se stiamo scrivendo la prima stesura di una storia e quindi siamo nella fase più creativa, giudicare quello che si scrive mentre lo si scrive può essere bloccante. E fermarsi per criticare ciò che si scrive prima di averlo finito può anche impedirci di finirlo. Invece, una volta arrivati in fondo alla storia, avremo modo di apprezzare e utilizzare il nostro senso critico: anzi, sarà necessario affidarsi a lui per correggere e modificare tutto quello che non funziona.

 

Scrivere zen – Natalie Goldberg #3

(Titolo originale “Writing down the bones”, Traduzione di Bernardo Draghi; originale pubblicato nel 1986; edizione italiana da me letta del 1987)

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Un capitolo del libro si intitola “Scrivere ovunque”: come si intuisce facilmente suggerisce che è possibile scrivere ovunque e in qualunque situazione, per difficile che possa sembrare.

Trovo che sia vero, almeno in parte, per me. Ho imparato a scrivere in molte situazioni “di attesa” e nonostante la confusione. Certo non potrei revisionare un testo, in quella fase ho bisogno di calma e di un minimo di comodità, ma riesco a buttare giù parole e pagine, anche se poi, le correggerò, magari pesantemente. È comunque bello poterlo fare, è un modo per restare in contatto con l’idea e la storia a cui sto lavorando. O, a volte, per iniziare qualcosa di nuovo.

Ecco quella che, a mio parere, è la parte centrale del capitolo:

Tira fuori un altro taccuino, prendi un’altra penna, e scrivi, scrivi, scrivi. Al centro del mondo, basta fare un solo passo positivo. Al centro del caos, basta fare un solo atto definitivo. Scrivi e basta. Si’ di sì, resta viva, sii desta. Scrivi e basta. Scrivi. Scrivi.

In fin dei conti la perfezione non esiste. Se si vuol scrivere, bisogna tagliar corto e scrivere. Non esistono atmosfere perfette, quaderni perfetti, penne o scrivanie perfette. Perciò bisogna addestrarsi a essere flessibili.

Aggiungo anche che, per quanto mi riguarda, cerco di scrivere anche quando sento che quello che metto nero su bianco non mi piace. Lo butterò, lo cambierò. Ma intanto resto ancorata alla storia e alla scrittura.

 

Scrivere zen – Natalie Goldberg #2

(Titolo originale “Writing down the bones”, Traduzione di Bernardo Draghi; originale pubblicato nel 1986; edizione italiana da me letta del 1987)

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Fra gli altri suggerimenti Natalie Goldberg consiglia di non arrendersi, di non lasciarsi scoraggiare dagli insuccessi. Questo è vero per la scrittura, ma ovviamente lo è per ogni cosa a cui si tiene veramente.

Ma non dobbiamo ascoltare i nostri dubbi. Non ci portano che sofferenza e depressione.

A volte, aggiungo, i dubbi sono la voce, o, almeno, i sostenitori della pigrizia. Perché perseguire uno scopo, assecondare una passione è anche molto faticoso e richiede molta volontà. È più facile rinunciare, se le cose non vanno subito come si vorrebbe. Ma rinunciare non vale…

 

Scrivere zen – Natalie Goldberg #1

(Titolo originale “Writing down the bones”, Traduzione di Bernardo Draghi; originale pubblicato nel 1986; edizione italiana da me letta del 1987)fiore di sanseviera x blog

 

Diversi anni fa qualcuno mi consigliò questo libro sulla scrittura creativa. L’ho letto e riletto più volte, trovando sempre qualche stimolo nuovo, qualche incoraggiamento.

Ho pensato di riportare alcune delle frasi che ho sottolineato durante queste mie letture. Oggi vi propongo la prima.

Il lavoro dello scrittore consiste nel dar vita al banale, nel ridestare il lettore all’eccezionalità dell’esistente.

Questa affermazione esprime, a mio parere, qualcosa di analogo al concetto secondo cui le storie sono tutte simili, sono il modo e lo stile di raccontarle a renderle diverse.

 

 

 

Punto di vista – POV #2

Se una notte d’inverno un viaggiatore – Italo Calvino

Questo romanzo alterna una narrazione al presente a incipit di possibili romanzi; la narrazione al presente è in seconda persona singolare, Calvino si rivolge al Lettore; i brani dei romanzi sono scritti in prima persona.cover Se una notte
A suo tempo, dopo aver letto le prime pagine di questo libro su un’antologia, ne fui conquistata al punto da comprarlo subito. Mi sembrava che Calvino si rivolgesse proprio a me, quello che aveva scritto somigliava in modo impressionante ai miei pensieri…Come si può non raccogliere l’invito o la sfida dello scrittore che ti dice così?

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa.

L’effetto Susan – Peter Høeg

(titolo originale Effekten cover-effetto-susan-okaf Susan– trad. Bruno Berni – pubblicato nel 2016)
Il romanzo è interamente raccontato in prima persona al presente dalla protagonista, Susan, e al passato quando Susan ricorda eventi passati.

Orgoglio e pregiudizio – Jane Austen cover Orgoglio e pregiudizio

(titolo originale Pride and prejudice – trad. Giulio Caprin)
Come per i romanzi dell’Ottocento anche questo è scritto in terza persona al passato, da un narratore onnisciente. Riporto qualche riga dalla prima pagina. È subito evidente il tono un po’ ironico.

«Mio caro Bennet» gli disse un giorno la sua signora «hai sentito che Netherfield Park è stato finalmente affittato?»
Il signor Bennet rispose che non lo sapeva.
«Eppure sì» replicò lei «la signora Long è stata qui in questo momento e mi ha detto tutto.»
Il signor Bennet non rispose.