GDPR?

Nell’attesa di capire come dovrei modificare il blog lo classifico come “privato”.

A presto.

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«Non sono femminista» — Rosapercaso

«Non sono femminista.» Lo leggo e lo sento dire sempre più spesso e ogni volta mi fa un effetto strano, come se mi avessero appena detto: «Non sono contro il razzismo/contro lo sterminio dei cuccioli di foca/contro lo sfruttamento minorile/contro il ketchup nel ragù». Non dico che non sia legittimo, ma non è neanche una […]

via «Non sono femminista» — Rosapercaso

Spin-off di La grande menzogna – Sara #6

Crescere ancora

Adesso ho anche una mezza sorella, figlia di mio padre e della sua seconda moglie.

Così i miei genitori hanno entrambi una nuova famiglia e io non faccio parte di nessuna delle due. Hanno anche smesso di considerarmi strana. In pratica hanno smesso di considerarmi. Ma ormai a me va bene così.

In palestra vorrebbero che facessi le gare, il maestro dice che me la cavo bene. Forse proverò, almeno una volta. Forse così mi sentirò parte di qualcosa, chissà.

Grande menzogna SPIN OFF SARA 2 azzurro

Quest’anno mi aspetta l’esame di maturità, sono contenta di finire il liceo e impaziente di iniziare l’università. Ho già deciso la facoltà a cui iscrivermi. Per la verità credo di averla scelta molti anni fa, quando ho letto in un libro che la materia è fatta di atomi, che a loro volta sono costituiti da elettroni, protoni e neutroni, formati da altre particelle più piccole: ho trovato tutto questo terribilmente affascinante, come le bambole russe che stanno una dentro l’altra: la materia come una matrioska, insomma.

Ieri Tommaso, uno dei ragazzi che frequentano la palestra, mi ha chiesto cosa pensavo di studiare all’università e quando gliel’ho detto ha commentato che secondo lui ho proprio l’aria da scienziata. Non ho capito se intendeva prendermi in giro. Per tutta la sera mi sono domandata che aria hanno le scienziate, se sono brutte e poco femminili, o se non sanno civettare e sono introverse. Oppure se hanno altre strane caratteristiche che consentono agli altri, alle persone normali, cioè, di riconoscerle. Mi sono guardata allo specchio e mi sono ripetuta “sei una scienziata, sei una scienziata”, fino a che quelle tre parole sono diventate una sequenza di sillabe senza significato, un lungo suono indistinto. Allora mi sono messa a ridere.

 

E adesso? ( vorrei che fosse un racconto)

A parte il fatto che le schede oggi erano due, una gialla e una rosa… temo che non sia cambiato molto… anzi.

Mi domando se abbia senso sperare ancora che, invece, qualcosa possa migliorare…

Antonella Sacco

Elezioni – elezioni – elezioni…

Domani si vota, a ciascuno saranno consegnate tre schede, una giallo paglierino, una rosa antico e una azzurro pervinca, che qualche insensibile alla TV ha definito celeste. Ogni scheda riporta un’interminabile lista di simboli, e righe per scrivere i nomi dei candidati prescelti, massimo tre sulla scheda rosa, massimo quattro su quella gialla e uno solo su quella azzurra: ormai votare è diventato quasi più difficile che compilare la dichiarazione dei redditi, e scusate se è poco.

Adesso esco, vado al seggio, a compiere il mio dovere: ho studiato con cura le liste e so come manifestare la mia volontà di elettore (per la verità vorrei esprime ben altro, ma allora le mie schede verrebbero annullate… devo usare per forza il linguaggio imposto, per far contare – sia pure poco – la mia voce).

Sono passate quasi dieci ore, e i seggi sono chiusi già…

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Beppe Fenoglio, Una questione privata

tornato in mente via FB

Antonella Sacco

Questo breve romanzo di Beppe Fenoglio mi ha riportata indietro nel tempo, a quando, poco più che adolescente, ho letto altre sue opere, fra cui “Il partigiano Johnny” e “I ventitré giorni della città di Alba”. Il tuffo nel passato è stato doppio, perché oltre a ricordare la me di allora, ho ritrovato una scrittura e dei temi che nei romanzi di adesso (e sì che sono trascorse solo alcune decine di anni dal 1963, anno di pubblicazione, postuma, di “Una questione privata”) non ci sono.

Forse è una scrittura meno moderna o forse solo più colta e più poetica. Spiego cosa intendo con un esempio, una parte della descrizione del protagonista:

Milton era un brutto: alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A ventidue anni, già aveva ai lati della bocca due forti…

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Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa #29

L’uomo non deve potersi guardare in volto, perché è la cosa più terribile che esista. La Natura gli ha dato il dono di non potersi vedere, come gli ha dato il dono di non poter fissare i suoi stessi occhi.

L’inventore dello specchio ha avvelenato l’animo umano.

20171025_114646 Pessoa29

 

Three short stories with death – ebook

Con una buona dose di incoscienza, qualche anno fa, ho pubblicato anche la versione inglese di Tre brevi storie con delitto. Mentre la versione italiana della raccolta si è arricchita e comprende dodici racconti, quella in inglese comprende solo i tre originari.

cover Three short stories 2017

In this ebook I collected three of my short stories about death.

I preferred to translate my stories by myself in order to try to express in my own words the meaning of my stories originally written in Italian. Probably the language is not perfect.