Ray Bradbury – L’estate incantata

Uno degli articoli più visualizzati…

Antonella Sacco

Un romanzo che è quasi un insieme di racconti tessuti insieme in un arazzo in cui lo sfondo è l’estate 1928 e i fili principali sono i due fratelli Spaulding: Douglas (12 anni) e Tom (10 anni).

L’estate ha i suoi riti, le azioni che si ripetono ogni anno, come i picnic; ma vi sono anche le Rivelazioni, gli eventi che accadono per la prima volta o al cui significato si fa caso per la prima volta e quindi sono delle scoperte. Douglas decide di scrivere in un quaderno gli eventi dell’uno e dell’altro tipo e una delle prime Rivelazioni che annota è “La ragione per cui i bambini e gli adulti litigano sempre, è che appartengono a razze diverse.” (p. 37)

I due fratelli attraversano l’estate 1928 insieme agli altri abitanti della cittadina di Green Town, Illinois: ognuno di loro ha la sua storia, piena di…

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Sentirsi giovani significa invecchiare cerebralmente più lentamente

ORME SVELATE

Risultati immagini per old young saatchi art Old and Young (Yuri Vasiliev)

Mentre tutti invecchiano, non tutti sentono la loro età. Uno studio recente rivela che tali sentimenti, chiamati età soggettiva, possono riflettere l’invecchiamento cerebrale. Utilizzando le scansioni cerebrali con risonanza magnetica, i ricercatori hanno scoperto che le persone anziane che si sentono più giovani della loro età mostrano meno segni di invecchiamento cerebrale, rispetto a coloro che sentono la loro età o più vecchia della loro età. Pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience, questo studio è il primo a trovare un legame tra età soggettiva e invecchiamento cerebrale. I risultati suggeriscono che le persone anziane che si sentono più grandi della loro età dovrebbero prendere in considerazione la cura per la loro salute del cervello. Tendiamo a pensare all’invecchiamento come a un processo fisso, in cui i nostri corpi e le nostre menti cambiano costantemente. Tuttavia, gli anni che passano influenzano tutti in modo diverso. Quanti…

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«Non sono femminista» — Rosapercaso

«Non sono femminista.» Lo leggo e lo sento dire sempre più spesso e ogni volta mi fa un effetto strano, come se mi avessero appena detto: «Non sono contro il razzismo/contro lo sterminio dei cuccioli di foca/contro lo sfruttamento minorile/contro il ketchup nel ragù». Non dico che non sia legittimo, ma non è neanche una […]

via «Non sono femminista» — Rosapercaso

Spin-off di La grande menzogna – Sara #6

Crescere ancora

Adesso ho anche una mezza sorella, figlia di mio padre e della sua seconda moglie.

Così i miei genitori hanno entrambi una nuova famiglia e io non faccio parte di nessuna delle due. Hanno anche smesso di considerarmi strana. In pratica hanno smesso di considerarmi. Ma ormai a me va bene così.

In palestra vorrebbero che facessi le gare, il maestro dice che me la cavo bene. Forse proverò, almeno una volta. Forse così mi sentirò parte di qualcosa, chissà.

Grande menzogna SPIN OFF SARA 2 azzurro

Quest’anno mi aspetta l’esame di maturità, sono contenta di finire il liceo e impaziente di iniziare l’università. Ho già deciso la facoltà a cui iscrivermi. Per la verità credo di averla scelta molti anni fa, quando ho letto in un libro che la materia è fatta di atomi, che a loro volta sono costituiti da elettroni, protoni e neutroni, formati da altre particelle più piccole: ho trovato tutto questo terribilmente affascinante, come le bambole russe che stanno una dentro l’altra: la materia come una matrioska, insomma.

Ieri Tommaso, uno dei ragazzi che frequentano la palestra, mi ha chiesto cosa pensavo di studiare all’università e quando gliel’ho detto ha commentato che secondo lui ho proprio l’aria da scienziata. Non ho capito se intendeva prendermi in giro. Per tutta la sera mi sono domandata che aria hanno le scienziate, se sono brutte e poco femminili, o se non sanno civettare e sono introverse. Oppure se hanno altre strane caratteristiche che consentono agli altri, alle persone normali, cioè, di riconoscerle. Mi sono guardata allo specchio e mi sono ripetuta “sei una scienziata, sei una scienziata”, fino a che quelle tre parole sono diventate una sequenza di sillabe senza significato, un lungo suono indistinto. Allora mi sono messa a ridere.

 

E adesso? ( vorrei che fosse un racconto)

A parte il fatto che le schede oggi erano due, una gialla e una rosa… temo che non sia cambiato molto… anzi.

Mi domando se abbia senso sperare ancora che, invece, qualcosa possa migliorare…

Antonella Sacco

Elezioni – elezioni – elezioni…

Domani si vota, a ciascuno saranno consegnate tre schede, una giallo paglierino, una rosa antico e una azzurro pervinca, che qualche insensibile alla TV ha definito celeste. Ogni scheda riporta un’interminabile lista di simboli, e righe per scrivere i nomi dei candidati prescelti, massimo tre sulla scheda rosa, massimo quattro su quella gialla e uno solo su quella azzurra: ormai votare è diventato quasi più difficile che compilare la dichiarazione dei redditi, e scusate se è poco.

Adesso esco, vado al seggio, a compiere il mio dovere: ho studiato con cura le liste e so come manifestare la mia volontà di elettore (per la verità vorrei esprime ben altro, ma allora le mie schede verrebbero annullate… devo usare per forza il linguaggio imposto, per far contare – sia pure poco – la mia voce).

Sono passate quasi dieci ore, e i seggi sono chiusi già…

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Beppe Fenoglio, Una questione privata

tornato in mente via FB

Antonella Sacco

Questo breve romanzo di Beppe Fenoglio mi ha riportata indietro nel tempo, a quando, poco più che adolescente, ho letto altre sue opere, fra cui “Il partigiano Johnny” e “I ventitré giorni della città di Alba”. Il tuffo nel passato è stato doppio, perché oltre a ricordare la me di allora, ho ritrovato una scrittura e dei temi che nei romanzi di adesso (e sì che sono trascorse solo alcune decine di anni dal 1963, anno di pubblicazione, postuma, di “Una questione privata”) non ci sono.

Forse è una scrittura meno moderna o forse solo più colta e più poetica. Spiego cosa intendo con un esempio, una parte della descrizione del protagonista:

Milton era un brutto: alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A ventidue anni, già aveva ai lati della bocca due forti…

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