La signora George Reece – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Io vorrei dire a questa generazione:
di imparare a memoria qualche verso di verità o di bellezza.
Potrebbe servirvi nella vita.
Mio marito non ebbe niente a che fare
con il fallimento della banca: era soltanto cassiere.
Il crac fu dovuto al presidente, Thomas Rodhes
e al suo figliuolo, leggero e senza scrupoli.
Eppure mio marito fu mandato in prigione
e io rimasi coi bimbi,
a doverli nutrire, e vestire e mandare alla scuola.
E lo feci e li avviai
nel mondo ben puliti e robusti,
e tutto per la saggezza del poeta Pope:
«Recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore.»

Di questa poesia mi hanno colpita sostanzialmente due cose: il riferimento a Yeats (“qualche verso di verità o di bellezza”) che mi ha ricordato le parole “Bellezza è verità, verità bellezza” dallOde a un’urna greca, e il rimanere fedele al ruolo che ci si è scelti, o in cui ci si trova a vivere: se hai preso una strada la devi percorrere fino in fondo, assumendoti le tue responsabilità e facendo del tuo meglio.

cover Spoon River

 

 

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William e Emily – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Di questa poesia mi hanno colpita, fino dalla prima volta in cui l’ho letta, i primi due versi. È malinconica, a mio parere. Sì, è decisamente malinconica.

C’è qualcosa nella Morte
che ricorda l’amore.
Se con qualcuno con cui avete conosciuto la passione,
e la vampa del giovane amore,
dopo anni di vita comune,
sentite spegnersi la fiamma;
e così insieme svanite,
a poco a poco, soavemente,
per così dire abbracciati,
nella stanza consueta –
c’è, fra gli spiriti, un unisono
che ricorda l’amore!

cover Spoon River

 

 

Last blues, to be read some day – poesia di Cesare Pavese

Questa è una delle poesie che preferisco fra quelle di Cesare Pavese, uno dei miei scrittori prediletti del tempo dell’adolescenza.

La poesia mi piace perché molto essenziale, quasi scarna, aiutata in questo dell’inglese, lingua spesso più essenziale e sintetica dell’italiano (a mio parere). Una poesia che è quasi una canzone, come del resto dice il titolo.

Da notare che è stata scritta pochi mesi prima del suicidio dello scrittore (27 agosto 1950).

‘T was only a flirt
you sure did know –
cover Poesie Pavesesome one was hurt
long time ago.

All is the same time has gone by –
some day you came
some day you’ll die.

Some one has died
long time ago –
some one who tried
but didn’t know.

11 aprile 1950

 

La signora Kessler – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Questa è un’altra delle poesie che mi piacciono, della raccolta. Per questo parallelismo fra una lavandaia e la Vita, credo.

Il signor Kessler, sapete, era nell’esercito,
e prendeva sei dollari al mese si pensione,
e se ne stava sull’angolo della via a parlare e di politica
o rimaneva in casa a leggere le Memorie di Grant:
e io mantenevo la famiglia lavando
e apprendendo i segreti di tutti
da coperte e coltri, camicie e sottane,
perché le cose nuove diventano vecchie, alla fine,
sono sostituite da migliori o non lo sono affatto:
la gente può prosperare o decadere.
E gli strappi e le toppe si allargano col tempo;
né l’ago e il filo può seguire la rovina,
e ci son macchie che sfidano il sapone,
e ci sono colori che stingono vostro malgrado,
per quanto vi si accusi di rovinare il vestito.
Fazzoletti, tovaglie hanno i loro segreti –
la lavandaia, la Vita, sa tutto intorno a ciò.
E io che andai a tutti i funerali
che ci furono a Spoon River, giuro che mai
ho visto la faccia di un morto senza pensare che pareva
qualcosa di lavato e stirato.

20180301_104409 S Kessler


Una poesia di Fernando Pessoa #3

Da Odi (1914 – 1933), di Ricardo Reis. Ricardo Reis è uno degli eteronimi di Fernando Pessoa di cui Pessoa stesso dice:

Il dott. Ricardo Reis nacque nella mia anima il 29 gennaio del 1914, verso le 11 di sera.

Trovo che sia molto significativo scrivere “nacque nella mia anima”, piuttosto che, per esempio, “nella mia mente”.

La traccia breve che dalle erbe tenere
rileva il piede concluso, l’eco che cava echeggia,
      l’ombra che si adombra,
      il bianco che la nave lascia –
non di più né di meglio lascia l’anima alle anime,
ciò che è partito ai partenti. Il ricordo scorda.
      Morti, muoriamo ancora.
      Lidia, siamo solo nostri.

(traduzione di Antonio Tabucchi)
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Sholfield Hurley – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Per me in questa poesia c’è il senso della vita, quella degli esseri umani, intendo. O, meglio, uno dei possibili, molto pessimistico.

Credo che la mia lettura sia molto personale, forse non ho capito la poesia. Ma di ogni testo che leggiamo, di ogni quadro che guardiamo, per noi conta ciò che ci suggerisce, che ci fa vibrare dentro, magari quel qualcosa in cui ci riconosciamo. Almeno, io la penso così.

Dio! Non chiedermi di elencare le tue meraviglie.
Ti riconosco le stelle e i soli
e i mondi innumerevoli.
Ma ho misurato le loro distanze
e li ho pesati e ho scoperto la loro materia.
Ho inventato ali per l’aria,
e chiglie per l’acqua,
e cavalli di ferro per la terra.
Ho accresciuto milioni di volte la vista che tu mi desti,
e l’udito che mi desti, milioni di volte;
ho valicato lo spazio con la parola,
e preso dall’aria il fuoco per farne luce.
Ho costruito grandi città e perforato colline,
e gettato ponti su acque maestose.
Ho scritto l’Iliade e l’Amleto;
ho esplorato i tuoi misteri,
e ti ho cercato senza posa,
e ti ho ritrovato dopo averti perduto
in ore di stanchezza –
e ti chiedo:
ti piacerebbe creare un sole
e l’indomani avere i vermi
che ti brulicano in mezzo alle dita?

Insomma, il destino di ciascuno è lo stesso, ed è inevitabile, anche se si tratta dello scienziato più geniale o dell’artista più eccelso. Alla fine soltanto i vermi.

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