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Hong Kong: Racconto di una città sospesa – Marco Lupis * impressioni di lettura

… Hong Kong è un sogno nato da un incontro d’amore tra Oriente e Occidente.

Di Hong Kong si parla spesso nei telegiornali, per lo più – almeno negli ultimi anni – a causa delle giustificate proteste da parte della popolazione (o di una parte di essa) contro le norme che limitano la libertà personale che il governo cinese continua a imporre all’ex colonia britannica. Forse alcuni (molti?) come me hanno di questa città una conoscenza piuttosto superficiale e nell’udire il suo nome pensano per lo più ai grattacieli o al suo passato nell’impero britannico o alla restituzione alla Cina, avvenuta nel 1997, con tutti i problemi che questa ha portato e porterà agli abitanti.

Ma, naturalmente, Hong Kong è molto di più.

In questo libro Marco Lupis attinge alla sua profonda conoscenza della città, che è quella di chi un luogo lo vive e lo ha vissuto veramente abitandovi e lavorandovi per anni, non di un semplice turista e nemmeno di un viaggiatore, e dipinge di Hong Kong un quadro accurato, che coglie e sottolinea le sue mille sfaccettature, le tante contraddizioni, il fascino e il disagio.

L’autore accompagna, o per meglio dire guida, il lettore seguendo un percorso particolare, con un racconto che inizia dalle tante isole (oltre 250) che costituiscono il territorio del Porto profumato (questo è il significato di Hong Kong in cinese) per mostrare come l’acqua, occupando quasi il 70 per cento della sua superficie, caratterizzi la città come “liquida”, tanto che più volte sono state interrate vaste aree di mare per aumentare la superficie edificabile (reclamation):

Dal 1887, Hong Kong ha strappato al fondo del mare oltre 70 chilometri quadrati di terra, inghiottendo nel processo oltre due dozzine di isole, isolotti e affioramenti rocciosi.

Mentre la narrazione prosegue spaziando dalla storia antica a quella coloniale e recente fino alla situazione attuale, diviene ancora più chiaro come Hong Kong sia e sia stata sempre sospesa fra due mondi opposti: passato e presente, oriente e occidente, ricchezza e povertà, feng shui e Triadi. Talvolta i due estremi si sono integrati ma più spesso questo non è avvenuto perché è troppa la distanza che li separa.

E dopo che la città è tornata sotto l’autorità cinese, nonostante la promessa espressa dalla formula “un paese due sistemi”, si è aggiunto un ulteriore drammatico motivo di contrasto, quello fra la democrazia preesistente e la progressiva soppressione delle libertà individuali:

Molti pensano che la lotta ideologica tra Pechino e l’Occidente finirà per bloccare e forse distruggere Hong Kong, e io sono tra questi. Sicuramente la sta condannando al declino. Ormai la città non viene più vista da nessuno dei due contendenti come un modello a cui ispirarsi, ma come un ammonimento reciproco: sui pericoli della democrazia – per Pechino e i suoi alleati; su quelli dell’autoritarismo – per l’opposizione democratica e i movimenti che hanno animato le proteste.

Ho sempre considerato che leggere un libro, soprattutto se ambientato in un luogo che non conosco direttamente nemmeno come turista, sia come affacciarmi da una finestra e vedere, attraverso gli occhi dell’autore, qualcosa di quel luogo e della vita delle persone che ci vivono. Con “Hong Kong: Racconto di una città sospesa” la finestra diviene una porta e la lettura un vero e avvincente viaggio nella geografia, nella storia e nella complessa attualità di questo luogo straordinario.

L’autore

Giornalista, fotoreporter e scrittore, Marco Lupis è stato corrispondente e inviato speciale dall’Estremo Oriente e soprattutto da Hong Kong, per le maggiori testate giornalistiche italiane (Panorama, Il Tempo, Corriere della Sera, L’Espresso e la Repubblica) e per la RAI.

Altri articoli sui libri di Marco Lupis:

I cannibali di Mao – impressioni di lettura

Hong Kong: Racconto di una città sospesa – segnalazione

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Il libro del mare -Morten A. Strøksnes * citazione #4

(titolo originale Havboka, 2015; trad. Francesco Felici (2017))

Questo romanzo, almeno fino al punto in cui sono arrivata a leggere, è picover il libro del mareù un insieme di riflessioni, alternate a descrizioni della vita marina e di certi animali nonché di altro, tenute insieme da una sottile trama. È comunque una lettura interessante, che si può condurre anche in modo frammentato, visto che, almeno per ora, la trama è così lineare che non ci sono problemi a seguirla.

Nel seguito un breve brano in cui l’autore paragona le molecole di acqua a lettere.

Le molecole si combinano a un ritmo vertiginoso in varianti sempre nuove, come le lettere si legano l’una all’altra in nuove parole, che diventano frasi, e magari interi libri. Se si pensa alle molecole d’acqua come a lettere, si può affermare che il mare contiene tutti i libri mai scritti, in lingue conosciute e non. Nei mari si creano anche altre lingue e alfabeti, come RNA e DNA, molecole in cui i geni si attivano e disattivano in ondate che scorrono attraverso strutture spiraliformi, e decidono se il risultato sarà un fiore, un pesce, una stella marina, un piroforo o un essere umano.
Un vento dolce soffia dalla ricca biblioteca del mare. La luce sopra di noi si scinde tra le nubi, e quando i raggi si proiettano sull’acqua, si flettono come verbi irregolari.

E poi, a proposito delle dimensioni dell’universo e delle distanze fra i corpi celesti, questa frase:

Gli astronomi sono archeologi o geologi che cercano fossili di luce.

 

 

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Il mondo sommerso – J. G. Ballard * impressioni di lettura

(titolo originale The Drowned World, 1962; letto nell’edizione 2005, trad. Stefano Massaron * James Graham Ballard (Shanghai 1930 – Shepperton 2009))

Attenzione spoiler: nell’articolo è riassunta la trama.

cover quarta mondo sommerso

In questo romanzo del 1962 Ballard immagina che la Terra sia quasi completamente sommersa dalle acque, dopo che il Sole ha sciolto i ghiacci dei Poli. (Una situazione che forse si verificherà davvero, a causa del riscaldamento globale dovuto all’inquinamento e ai gas serra?)
Come molte altre metropoli, Londra è divenuta una sorta di laguna, per la maggior parte sommersa ad eccezione dei piani superiori degli edifici più alti. Il protagonista è un biologo, Robert Kerans, che effettua controlli su quello che resta della città, insieme ad altri scienziati e a un gruppo di militari. Finiti i controlli tutti devono abbandonare la laguna per andare verso il Nord, ma Kerans, un altro scienziato e Beatrice, una donna che vive lì, decidono di restare, anche se sanno che così non potranno sopravvivere più di un limitato numero di mesi.
Dopo che i militari se ne sono andati la laguna viene invasa da un gruppo di uomini e da migliaia di alligatori, comandati da uno strano tipo, albino, di nome Strangman. Strangman raccoglie opere d’arte abbandonate ma è un uomo pericoloso e Kerans e Beatrice si trovano costretti ad assecondarlo. Nonostante questo Kerans viene maltrattato e legato e, forse, verrebbe ucciso da Strangman se non riuscisse a liberarsi e a fuggire. Nel frattempo parte della città, delimitata da barriere costituite da detriti e palazzi, è stata svuotata dall’acqua per mezzo di potenti pompe, in modo che Strangman e i suoi possano entrare nei vari edifici e prendere ciò che desiderano.

cover Mondo sommerso Ballard

Strangman cattura nuovamente Kerans ma il ritorno del gruppo di militari lo costringe a liberarlo. Quello che stupisce Kerans è che il comandante dei militari non abbia intenzione di inondare di nuovo la città, anzi. Gli spiega anche che Strangman verrà perdonato dal governo per tutte le sue azioni e sarà autorizzato a saccheggiare la città. Questa cosa la sottolineo perché mi pare che sia molto simile a quanto avviene anche nella realtà: disonesti che vengono condonati o addirittura premiati perché nei loro traffici hanno fatto anche qualcosa che a governi o ad amministrazioni pubbliche risulta utile.

Ma Kerans, consapevole del fatto che all’umanità ormai non resta molto, né in termini di luoghi abitabili né di tempo, fa esplodere parte della barriera che proteggeva la parte di città prosciugata e poi fugge verso il sud, inseguito dai militari. Riesce a non farsi prendere, anche se viene ferito.

Qui sotto il finale del romanzo, mi sembra adatto a descivere il personaggio di Kerans e l’atmosfera della storia.

Con il calcio della Colt ormai senza munizioni, (Kerans) incise un messaggio sul muro sotto la finestra, certo che nessuno l’avrebbe mai letto.

Ventisettesimo giorno. Mi sono riposato e mi dirigo verso sud. Tutto va per il meglio.
                                                                                                                        Kerans

Così, abbandonò la laguna e si addentrò nuovamente nella giungla. Ne giro di qualche giorno si perse completamente, seguendo le lagune che si susseguivano verso sud nella pioggia e nel calore sempre più intensi, attaccato dagli alligatori e di pipistrelli giganti, un secondo Adamo alla ricerca dei paradisi dimenticati del sole rinato.

Insomma, un romanzo inquietante, ben scritto, con immagini che rimangono nella memoria. Penso che leggerò altre cose di Ballard, tra l’altro questo è stato proprio il suo primo romanzo.

 

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Il mondo sommerso – J. G. Ballard * citazioni #2

(titolo originale The Drowned World, 1962; letto nell’edizione 2005, trad. Stefano Massaron * James Graham Ballard (Shanghai 1930 – Shepperton 2009))cover Mondo sommerso Ballard

Riporto altre due citazioni da questo romanzo, stavolta perché mi piacciono come espressioni, per le immagini che evocano, anche a prescindere dal contesto. Non so come siano questi periodi nel testo originale, ma la traduzione, a mio parere, è comunque bella.


 

Persino gli uomini che nuotavano poco sotto la superficie subivano la metamorfosi imposta dall’acqua: i loro corpi fluttuanti venivano trasformati in chimere baluginanti, simili a pulsanti esplosioni di pensiero in una giungla neuronica.


Tutt’intorno a lui, i residui dei sogni si distendevano sotto la superficie della realtà come spiagge senza fine.


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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello * Citazione #8


Ed ecco un altro brano in cui Moscarda si pone la stessa domanda che mi ponevo e mi pongo anch’io e, immagino, molti altri, ovvero quella che è LA domanda.

cover Pirandello uno nessuno

Avvertendo e riconoscendo la nuvola, voi potete, cari miei, pensare alla vicenda dell’acqua (e perché no?) che divien nuvola per divenir poi acqua di nuovo. Bella cosa, sì. E basta a spiegarvi questa vicenda un povero professoruccio di fisica. Ma il perché dei perché?

 

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Pecore con gli scarponi, #21

Acquagym

Laura parcheggiò nella piazza come aveva fatto Patrizia quando l’aveva accompagnata a iscriversi al corso di acquagym. La collega era soddisfatta di essere riuscita a convincerla, lei molto meno. Anzi, era già pentita di aver ceduto alle sue insistenze. Nelle ultime settimane le aveva descritto sempre più spesso quanto fosse benefico e gradevole:

È divertente, vedrai. Sono movimenti dolci e mentre ti muovi l’acqua ti fa un massaggio. Sono sicura che ti piacerà. Io ho cominciato due mesi fa e sono entusiasta.”

Le aveva ripetuto questo ritornello un sacco di volte, finché alla fine Laura si era arresa: si era comprata una cuffia e aveva pagato l’abbonamento per un mese.

Scese dall’auto e, lentamente, si diresse verso la piscina e poi verso lo spogliatoio. Aprì la porta, entrò e si sentì in trappola, non si era aspettata di trovare tanta gente: bimbe di tre quattro anni corredate di mamma o nonna, ragazzine, adolescenti, adulte, anziane e perfino oltre… una folla di donne che si spogliavano, asciugavano, vestivano. Appena si riscosse dallo stupore fece dietro front ma sulla soglia si trovò faccia a faccia con Patrizia.

Ciao, Laura. Vieni, sbrighiamoci. Abbiamo solo cinque minuti.”

Non c’è posto.”

Non ti preoccupare, è sempre pieno così. Guarda, là c’è un po’ di spazio” disse Patrizia indicando l’angolo di una panca. “Poi in acqua si sta bene, tranquilla.”

Posarono le borse e si spogliarono in fretta. Laura si sentiva ingombrante, la stanza, benché grande, era attraversata da file di panche e attaccapanni che la dividevano in stretti corridoi, lungo i quali lei si muoveva con difficoltà e solo chiedendo di continuo permesso. Di solito le sue dimensioni non le creavano un problema ma lì non si sentiva a proprio agio. Neanche un po’.

È affollato, è vero. Ma ci si abitua.” La incoraggiò Patrizia, che aveva intuito cosa le passava per la mente.”

Laura annuì. Stava sudando, l’aria era calda e umida e vi aleggiavano gli odori dei bagnoschiuma e delle creme.

Indossarono la cuffia e si incamminarono verso la vasca.

Il nostro gruppo è quello.” Patrizia le indicò una quindicina di donne che entravano in quel momento in acqua.

Dopo dieci minuti di esercizi Laura smise di seguire le indicazioni dell’istruttrice. Di quando in quando accennava un movimento, per non farsi notare troppo. Pensava sconfortata al caos che l’aspettava nello spogliatoio e non vedeva l’ora di essere a casa. Avrebbe dovuto immaginarlo, perché si era fatta convincere da Patrizia? Il perché lo sapeva benissimo: in quel periodo la solitudine le pesava più di quanto non le era mai successo prima, e poi ogni tanto bisogna provare qualcosa di nuovo, qualcosa che non si è mai fatto.

Beh, almeno ci aveva provato.

Patrizia ci sarebbe rimasta male, ma non se ne sarebbe stupita gran che, se lo aspettava di certo. Forse però avrebbe provato una seconda volta, in fondo stare nell’acqua e fingere di fare ginnastica era abbastanza rilassante.

Rientrarono nello spogliatoio insieme ad altri due gruppi, e ci volle un po’ prima che riuscissero a guadagnarsi una doccia libera e poi un phon per asciugarsi i capelli. E per tutto questo tempo e finché non si fu rivestita Laura si sentì ingombrante. Troppo per desiderare di tornarci.

Venerdì andrà meglio, vedrai.” La disse Patrizia quando furono fuori.

Lei annuì, glielo avrebbe detto nei prossimi giorni, che in piscina non sarebbe tornata.


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Riflessione #2

Verità, che bella parola. Un racconto sulla verità, questo sì che mi piacerebbe scriverlo. Sulla verità lo scriverei per amore, non per forza. La verità sta nascosta dentro il bicchiere con l’acqua che tengo accanto a me sul tavolino. Si ripara là dentro, come un’ombra impaurita, ma la verità non ha paura: sta nascosta soltanto perché per vederla occorre volerla vedere. Non basta girare lo sguardo qua e là, non basta avere occhi. In questo modo si può vedere la superficie, non il profondo.

Ma allora in superficie non c’è verità? C’è anche lì, ma bisogna guardare due volte, una non basta.

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Breve viaggio d’acqua

Trovo che sia il titolo giusto per un breve articolo sul viaggio appena finito, non perché compiuto con mezzi acquatici ma perché ha attraversato luoghi d’acqua: Amsterdam, Leiden, Den Haag e la sua spiaggia Scheveningen, Strasburgo.

Quindi città bagnate da molta acqua o dal Mare del Nord.

Trovo difficile descrivere le impressioni che mi hanno suscitato, mi resta senz’altro più facile affidarle a qualche personaggio in qualche mia storia e, probabilmente, questo prima o poi avverrà.

Però qualcosa di ciascun luogo voglio ricordare, con l’ausilio di alcune immagini.

A Leiden e ad Amsterdam mi hanno stuzzicato la fantasia le imbarcazioni-abitazioni disposte lungo i canali Amsterdam imarcazioni-case     e i depositi di biciclette, anche su due livelli.                                                                                                              Leiden biciclette

A Scheveningen mi è piaciuta molto la larga spiaggia, con un bagnasciuga ampio e compatto

orme Scheveningen in cui i piedi non affondavano e quasi non lasciavano impronte, cosparso di gusci di conchiglie; e i tanti gabbiani, grandi, e i corvi, invece, piccoli.                                                                                                                     gabbiani Scheveningen

A Strasburgo mi ha colpita la cattedrale, così tesa verso l’alto, in ogni suo elemento, grande o piccolo; cattedrale Strasburgo esternoottima ambientazione per un intrigante mistero su arcane conoscenze, al cospetto dell’orologio astronomico.

cattedrale Strasburgo   orologio astronomico Strasburgo