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Questione di Costanza – Alessia Gazzola * Impressioni di lettura

Costanza è una giovane donna siciliana, ragazza madre di una bambina di quasi tre anni, che ottiene un contratto per un anno presso l’istituto di Paleopatologia, per un’attività che riguarda solo in parte la sua specializzazione in medicina, ma ha bisogno di lavorare e lo accetta. Il lavoro è a Verona, dove già vive la sorella più giovane, psicologa, con cui va ad abitare.

Costanza mi ricorda molto Alice Allevi, come carattere e atteggiamento, indecisa e abbastanza portata a combinare guai e come i romanzi che hanno Alice come protagonista anche questo mi ha lasciata insoddisfatta e non solo per il fatto che è in pratica la prima metà di una storia, ma proprio per come procede la narrazione, che si dilunga – a mio parere – troppo in dettagli e scene non essenziali.

La vicenda di Costanza (narrata in prima persona) si alterna a quella (raccontata in terza persona) di Selvaggia e Biancofiore, due figlie naturali di Federico II di Svevia, a cui rimandano i resti di un corpo trovato nel sito in cui la giovane patologa lavora. L’autrice in una nota finale spiega quanto di questa parte è sua invenzione o supposizione quanto dato reale.

Ho trovato la storia piuttosto poco realistica ma non scendo in dettagli per evitare lo spoiler.

La scrittura è leggera e, nonostante il tema della ragazza madre, a mio parere anche la storia lo è. Mi ha fatto venire in mente i romanzi di Sophia Kinsella (ne ho letti tre) ma devo dire che ho apprezzato di più quelli dell’autrice americana.

Sinossi

Verona non è la mia città. E la paleopatologia non è il mio mestiere. Eppure, eccomi qua. Com’è potuto succedere, proprio a me?

Mi chiamo Costanza Macallè e sull’aereo che mi sta portando dalla Sicilia alla città del Veneto dove già abita mia sorella, Antonietta, non viaggio da sola. Con me c’è l’essere cui tengo di più al mondo, sedici chili di delizia e tormento che rispondono al nome di Flora. Mia figlia è tutto il mio mondo, anche perché siamo soltanto io e lei… Lo so, lo so, ma è una storia complicata.

Comunque, ce la posso fare: in fondo, devo resistere soltanto un anno. È questa la durata del contratto con l’istituto di Paleopatologia di Verona, e io – che mi sono specializzata in Anatomia patologica e tutto volevo fare tranne che dissotterrare vecchie ossa, spidocchiare antiche trecce e analizzare resti centenari – mi devo adattare, in attesa di trovare il lavoro dei sogni in Inghilterra.

Ma, come sempre, la vita ha altri programmi per me. Così, mentre cerco di ambientarmi in questo nebbioso e gelido inverno veronese, devo anche rassegnarmi al fatto che ci sono delle scelte che ho rimandato per troppo tempo. Ed è giunto il momento di farle.

In fondo, che ci vuole? È questione di coraggio, è questione di intraprendenza… E, me lo dico sempre, è questione di Costanza.

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Sindrome da cuore in sospeso – Alessia Gazzola * Impressioni di lettura

Il titolo completo di questo romanzo breve è “Sindrome da cuore in sospeso (Alice Allevi #0.5)”, infatti è una sorta presentazione di quella che sarà la protagonista del primo romanzo pubblicato dalla Gazzola (“L’allieva”).

cover sindrome cuore sospeso

In questo libro Alice è ancora una studentessa di medicina, un po’ confusa perché si è appena resa conto che non vuole diventare un medico… però scopre che fare il medico legale potrebbe essere il suo destino e si incammina su questa strada.

C’è una vicenda pseudo gialla, dico pseudo perché in realtà non assistiamo a indagini, ma raccogliamo, insieme ad Alice, chiacchiere di paese, confidenze di un’amica della vittima e del medico legale che si occupa dell’autopsia. La vittima è la badante delle nonna di Alice ed è per questo che la ragazza si trova coinvolta nella faccenda.

Come nel romanzo “L’allieva”, che ho letto qualche anno fa, trovo che la protagonista sia descritta un po’ troppo come imbranata, sia per quello che combina sia per come si considera lei stessa (il romanzo è narrato in prima persona dal punto di vista di Alice, tranne il capitolo finale, una sorta di epilogo, che è in terza persona, più o meno narratore onnisciente).

Insomma, una storia leggera e poco impegnativa, anche poco gialla, che si legge in fretta.