Il gioco dell’inganno – Adele Vieri Castellano * impressioni di lettura

Una storia d’amore e di avventura che ho trovato avvincente, con un’ambientazione suggestiva, una Venezia affascinante, misteriosa e pericolosa. Un protagonista maschile che qualunque eroina di romanzo vorrebbe trovarsi accanto…
Un testo ben scritto, che si legge con piacere.
Forse certi aspetti della trama non sono molto realistici, ma leggendo questo libro sono stata impaziente di scoprire cosa succedeva dopo, pagina dopo pagina, e mi è dispiaciuto arrivare alla fine: quindi va bene così, no?

Sinossi

Venezia, 1796. Lorenza, la giovane figlia del barone Marianin, sa che la attende un matrimonio senza amore e vuole concedersi un’ultima giornata di libertà tra le calli invase dalla folla colorata e festante del Carnevale. Bellissima e spavalda, non sa che la frenesia e la confusione nascondono grandi pericoli per una ragazza sola e sta per essere vittima della violenza di due uomini mascherati. Ma in suo soccorso arriva la più fosca e sinistra delle maschere: la baùta. Chiunque si nasconda dietro quel volto di cartapesta, ha negli occhi e nella voce il fascino della notte che è insieme rifugio dei briganti e covo delle stelle. Aristocratico o spia, la baùta non vuole rivelare il suo nome, trincerandosi dietro la sua fermezza elegante e decisa. Lorenza sa che non riuscirà a dimenticarlo, senza immaginare che poco tempo la separa dall’incontrarlo di nuovo… L’uomo misterioso è un’ombra tra le ombre che si muovono nella fitta rete di inganni della politica veneziana, in cui Lorenza sarà presto coinvolta in un crescendo di rivelazioni fatali e infuocata passione.

cover gioco inganno

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La scommessa * nuova cover per l’ebook

Una nuova cover per questo romanzo in ebook, che parla, fra le altre cose, di tennis, come nel brano sotto riportato. Ma anche di spionaggio industriale e d’amore.

cover La scommessa 2018

 

Un custode del circolo sta annaffiando il campo, aspettiamo che finisca prima di entrare. La serata è tiepida e il cielo sereno, l’ideale per una partita.

«Da che parte preferisci stare?»

«È lo stesso. Tanto poi giriamo, no?»

Annuisce. Cominciamo a scambiare e cerco di non colpire bene: palla in rete, poi lunga. Mi permetto un bel rovescio, il mio colpo preferito.

«Complimenti!» dice Claudio.

«Fortuna» mento.

Dieci minuti di palleggio mi sembrano sufficienti e, anche se so che dovrò perdere, propongo: «Proviamo qualche servizio?»

«Come preferisci.»

Sembra distante, perfino distratto. Non capisco perché mi abbia invitata, forse si sta già annoiando: non gioca male, almeno a vedere questi suoi primi colpi, e probabilmente non si diverte con l’imbranata che sto interpretando.

Forse se fingessi di farmi male toglierei dall’imbarazzo lui ed eviterei un’ora sgradevole per me… ma sono sicura che si sentirebbe in dovere di essere premuroso, e questo sarebbe anche peggio. Del resto ho voglia di usare un altro po’ la racchetta e non mi va di inventare un trucco per smettere.

«Comincia tu» mi invita.

Annoiato o no, Claudio sembra proprio essersi imposto un comportamento da perfetto cavaliere e questo sta cominciando a stancarmi, ma di nuovo nascondo la mia irritazione: ringrazio e servo. Piano, naturalmente, e senza imprimere alla palla alcun effetto. Agevole per lui guadagnare il primo quindici con un bel lungo linea. Mi sforzo di continuare così, limitando l’energia e la precisione dei miei colpi, il mio senso per il tiro vincente. Ma è uno strazio. Ogni tanto mi concedo qualcosa, anche perché non intendo certo perdere sei a zero. Ho l’impressione che anche lui non si stia impegnando: cavallerescamente non vuole approfittare della debolezza dell’avversaria.

Avevo creduto che mi sarei divertita comunque, invece il tempo non passa mai, è trascorsa solo una quarantina di minuti. Non scambiamo molto, lascio che chiuda molti diritti, che sono la sua specialità, come ho notato: il punteggio è 4-0 per lui.

Mentre ci soffermiamo per bere, delle voci si avvicinano; mi sembra di riconoscerne alcune e ne ho la conferma quando un gruppetto di persone gira l’angolo e prende posto sulle due panche situate vicino alla rete che delimita il campo.

Non sono affatto contenta nel constatare che Giorgio e Melissa, con altri quattro che non conosco, sono venuti a vedere me e Claudio giocare. Anche sul viso del mio compagno passa un’ombra di disappunto, ma raggiunge lo stesso il gruppo e saluta tutti cordialmente. Mi costringo a imitarlo e, intanto, Giorgio gli spiega: «Quando ho detto ai ragazzi della squadra che avresti giocato con la nostra nuova collega hanno insistito per venire a vedervi. Quindi eccoci qua.»

Ostenta un’aria angelica in cui non credo per niente.

Mi odio. Perché non sono stata zitta l’altro giorno al bar?

Tornando a prendere posto in campo Claudio mi sussurra: «Mi spiace, spero che non ti dia fastidio la loro presenza.»

Altro che fastidio. Sono troppo infuriata, più che altro con me stessa, per rispondergli e mi limito a un gesto della mano che dovrebbe significare “ma figurati”. So che sono scortese, ma non riesco a fare di meglio.

Riprendiamo la partita, sta a me servire. Il mio braccio sfugge al controllo della mia volontà e la mia battuta forte e angolata mette in difficoltà Claudio: la sua risposta è corta e mi guadagno il quindici con uno dei miei rovesci. Dalle panchine applaudono.

La mia rabbia è alle stelle, il mio proposito di tenere un basso profilo e non farmi notare è decisamente fallito. Quando sono in vantaggio 40-0 mi ricordo che mi ero ripromessa di giocare male e, sforzandomi, faccio un doppio fallo, poi lascio che un diritto, discreto ma non imprendibile, mi passi accanto e infine sotterro una volée in rete.

Quaranta pari, mi complimento con me stessa per il mio autocontrollo. Peccato che proprio in questo momento Melissa dica a Giorgio, piano ma non abbastanza che io non possa sentirla: «Vedi, non sa giocare, nei primi quindici è stata solo fortunata.»

Va bene così, mi ripeto, questa è l’impressione che volevo dare. Lottando contro me stessa regalo a Claudio un altro doppio fallo, dandogli il vantaggio. Quanto mi costa perdere così, senza combattere davvero: se l’avessi immaginato non avrei accettato l’invito. Al mio orecchio arriva un’altra osservazione, di una delle due colleghe della squadra di tennis: «Non ha nessuna visione del gioco, continua a servire sul diritto di Claudio, non ha capito che è il suo fondamentale migliore.»

Cavolo, certo che l’ho capito, ho capito anche molto altro. Non ce la faccio più e servo in modo impeccabile. Siamo di nuovo pari. La voce dentro di me che insiste affinché continui a giocare male si fa sempre più fievole, la presenza degli spettatori ha reso la mia recita una tortura. Inoltre sono sicura che Claudio non stia colpendo al suo meglio perché sono una donna ed è un’altra cosa che non sopporto.

Insomma, sto per scoppiare.

Dopo i successivi palleggi ottengo il vantaggio, che, poco dopo, diventa punto. 4-1 per Claudio.

Il suo primo servizio è ridicolo e lo punisco con un lungo linea di diritto, so tirarli bene anch’io. Imprendibile. Qualcuno nel gruppo sussurra “Che culo” e questo mi dà altra carica.

Stavolta Claudio colpisce la palla con più energia, mandandola verso l’esterno, sul mio rovescio; forse pensa di mettermi in difficoltà dato che per la maggior parte delle persone il rovescio è il colpo più debole, ma è lui ad esserlo, la mia risposta lo sorprende e si salva per un pelo, con un tiro corto che mi offre l’estro per una demi volée vincente.

«Brava!» esclama. Sportivo, il mio avversario. Rigido e antipatico ma sportivo.

Proseguiamo e alla fine il punto è mio. In platea c’è brusio, ma non riesco a udire nemmeno una parola e non mi importa più cosa dicono.

Di nuovo servo al mio meglio; anche i colpi di Claudio sono più pesanti e incisivi, avevo ragione, finora era stato cavalleresco: ora non ha più motivo di esserlo e poi non vorrà perdere davanti ai colleghi. Dopo alcuni quindici lottati recupero i due punti di svantaggio: siamo pari, 4-4.

Adesso giochiamo a ritmo sostenuto, finalmente questo è tennis. Al cambio di campo, sul 5-4 per lui, Claudio mi indirizza uno sguardo strano, di sfida ma non solo, non riesco a decifrarlo. Il mio cambiamento di gioco forse lo ha indispettito e non si sente più in dovere di essere cavaliere. Pazienza se se l’è presa. Non è cosa di cui mi importi, mi interessa solo colpire la palla e rimandarla di là dalla rete, nel modo e nel punto che la rendano difficile da raggiungere. So che mi sto comportando da idiota perché così non passo certo inosservata. Ma mi sono lasciata coinvolgere nella partita e ormai non posso che continuare. Oltre tutto Claudio è davvero bravo, un avversario di tutto rispetto, e misurarmi con lui è stimolante.

 

 

Glitch (Wired Vol. 1) – Mirya * Impressioni di lettura

Una bella storia d’amore, soprattutto.
I protagonisti, adolescenti, riescono a superare ciascuno le proprie paure e i propri pregiudizi e a capire che possono davvero fidarsi l’uno dell’altra, nonostante le differenze tra loro.
Sì, perché in certo modo sono come Giulietta e Romeo, le loro famiglie appartengono a classi diverse e loro stessi, pur essendo entrambi Wired, lo sono in modo diverso.
È molto bello e originale il cammino che percorrono insieme per crescere e far uscire alla luce i sentimento che c’è fra loro.

cover Glitch

L’ambientazione, fantascientifica, può sembrare già vista, e magari lo è: una scuola per ragazzi superdotati; c’è il Male che incombe su tutti loro a anche sul mondo. Ma del resto si è già scritto di tutto, la bravura di un autore – autrice in questo caso – sta nell’esprimere qualcosa di nuovo su un canovaccio già visto, nel raccontare in modo diverso una storia che sembrava di conoscere, ma la conoscevamo diversa, non era così, i personaggi non agivano e non pensavano come Leanne, Caleb e i loro amici.
Ho letto Harry Potter, la saga di Terramare e diversi romanzi young adult in cui ci sono storie simili a questa. Ma l’ho trovata comunque diversa dalle altre, originale e mi è piaciuta. E non ha niente da invidiare alle storie più famose.

Infine, da sottolineare, la bravura dell’autrice con le parole, le frasi. Una scrittura davvero di alto livello e, nello stesso tempo, molto fluida e chiara.

Sinossi

A partire dalla generazione 3.0, gli esseri umani si sono abituati a essere quasi sempre connessi al web, tramite il portale installato nella nuca. Ma alcuni di loro sono davvero sempre connessi, e possono accedere a un’altra realtà virtuale, in cui si trova la loro altra anima.
Considerati pericolosi dal resto dell’umanità, i Wired vivono nascosti e sono educati in scuole nascoste, dove imparano a gestire i loro poteri e i loro Alter.
Leanne non sapeva di essere una Wired impura, finché non ha percepito la sua Alter.
Caleb ha sempre saputo di essere un Wired puro, nato e cresciuto per onorare il DNA della sua famiglia.
Il loro odio dura da più di quattro anni.
Il loro amore è appena iniziato.
E tutto il Mondo Connesso scommette contro di loro.

L’autore

Mirya vive a Ferrara con il marito, il figlio e un gran numero di personaggi immaginari. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani. Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.

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William e Emily – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Di questa poesia mi hanno colpita, fino dalla prima volta in cui l’ho letta, i primi due versi. È malinconica, a mio parere. Sì, è decisamente malinconica.

C’è qualcosa nella Morte
che ricorda l’amore.
Se con qualcuno con cui avete conosciuto la passione,
e la vampa del giovane amore,
dopo anni di vita comune,
sentite spegnersi la fiamma;
e così insieme svanite,
a poco a poco, soavemente,
per così dire abbracciati,
nella stanza consueta –
c’è, fra gli spiriti, un unisono
che ricorda l’amore!

cover Spoon River

 

 

L’Intruso: E altri racconti, alcuni tratti da “Tra Realtà e Mistero” – Sergio Bertoni * Impressioni di lettura

Leggere per me significa anche aprire finestre e affacciarmi su mondi, periodi, luoghi situazioni. Questo interessante ebook di Sergio Bertoni mi ha offerto molte finestre: spaccati di storia, possibili scenari futuri, amara ironia sul presente.

Il romanzo “L’intruso” narra di una vicenda ambientata al tempo dell’ultima guerra, proponendo l’esperienza di un ragazzo e la sua solitudine (non per niente è “l’intruso”) anche nell’ambito della famiglia. La Storia e una storia, il dramma di una nazione e quello intimo di una persona, una testimonianza davvero preziosa. Il racconto di una vita che trova il suo punto di svolta nell’amore.cover Intruso SB

I racconti, ben quattordici, spaziano dall’ironia alla fantascienza, passando per la Storia talvolta con derive surreali. Ci parlano di alcuni personaggi storici, dei problemi della società attuale, ci fanno riflettere.

Nel blog ho parlato anche di altri testi di questo autore, fra cui Paride Passacantando. Talvolta anche l’impossibile avviene ed è possibile leggere anche un’intervista a Sergio Bertoni.

Sinossi

Perché “l’intruso”? Perché ancora oggi vi sono alcuni padri che non provano alcun affetto, né alcuna responsabilità per le creature che mettono al mondo. Purtroppo la cronaca ci narra anche di madri snaturate che arrivano al punto di sopprimere, o di gettare in qualche cassonetto, il frutto del loro ventre. Oltre a questo filo narrante, questo romanzo vuole raccontare, ai più giovani, i disagi e la sofferenza in cui noi tutti siamo stati costretti a vivere, o a cercare di sopravvivere, durante gli orrori della seconda guerra mondiale. La narrazione si snoda su più livelli e affronta temi diversi, sia sociali sia sociologici. Comprende numerose persone realmente esistite e poche altre di fantasia. É sempre difficile, talvolta impossibile, tracciare una netta linea di demarcazione tra la storia e la fiction. Tutti, o quasi, gli episodi narrati sono realmente accaduti mentre sia la vita, sia la storia d’amore del personaggio principale (la voce narrante), sono un espediente letterario per consentire di descrivere, senza stancare il lettore e senza appesantire il testo, le traversie e le sofferenze di un periodo della nostra storia che si spera non debba mai più ripetersi.

 

Leggendo romance #1

Negli ultimi tempi sto leggendo molti romance e romanzi rosa. Non ho ancora ben chiara la distinzione fra i due generi, se pure ve n’è una, e, comunque, non mi sembra poi così rilevante. Diciamo che si tratta di storie che parlano soprattutto d’amore e che sono a lieto fine. Poi si potrebbe osservare che ogncover estate da ricordarei autore/autrice ha un suo genere. Di certo ciascuno/a ha un suo modo di descrivere e mostrare personaggi e situazioni, un suo linguaggio.

Sempre ultimamente ho scoperto che due fra le più note e lette autrici di romance (sintetizzo con questo termine anche se potrebbe essere non corretto, vedi sopra) sono Georgette Heyer (1902 – 1974) e Mary Balogh (1944).

Basandomi sui romanzi che per ora ho letto di queste due autrici mi sembra che siano molte le differenze fra loro.

Nelle storie della Heyer predomina l’ironia, per le convenzioni, per i modi di fare; non vi sono scene di sesso fra i protagonisti, al massimo un bacio ma solo alla fine; la storia d’amore sembra sempre appena abbozzata, cover Pedina scambiata okcome se non fosse lo scopo principale del romanzo (e, probabilmente, è così) e, in certo senso, si svela quasi solo alla fine.

Le storie della Balogh, invece, sono più legate ai sentimenti, sono più romantiche. Il sesso compare sempre, la storia d’amore si sviluppa fino dall’inizio ed è il fulcro della narrazione; naturalmente è contrastata, quasi sempre dai protagonisti stessi.

In certo senso e con tutte le eccezioni del caso, mi viene spontaneo paragonare le differenze fra queste due autrici alle differenze che ho riscontrato fra Jane Austen e Charlotte Bronte e che mi è balzata agli occhi in modo particolare una volta in cui ho letto uno di seguito all’altro, un romanzo della Austen e subito dopo Jane Eyre.

I romanzi che ho letto di queste scrittrici e che sono tutti ambientai nel periodo Regency e dintorni (di alcuni ho annotato sul blog le mie impressioni di lettura)

di Georgette Heyer

Rosa d’aprile
Il gioco degli equivoci
Matrimonio alla moda
L’incantevole Amanda
La pedina scambiata
Belinda e il duca

di Mary Balogh

Signora del suo cuore
Il celebre libertino
L’ultimo valzer
Una promessa d’amore
Un’estate da ricordare
Incidente d’amore (serie Bedwin #2)
Una lady scandalosa (serie Bedwin #3)
La tentatrice (serie Bedwin #4)
Il duca di ghiaccio (serie Bedwin #6)
Sposa per contratto
Una dolce vendetta
La dama col mantello
Passione proibita
La melodia del cuore
Senza cuore

 

La rondine – Puccini, Adami

Sono stata a vedere l’opera di Giacomo PucciniLa rondine”, su libretto di Giuseppe Adami all’Opera di Firenze.

La rondine” è stata rappresentata per la prima volta nel marzo 1917 a Montecarlo.

Si sviluppa in tre atti. È ambientata nel periodo del Secondo Impero napoleonico, dal 1852 al 1870.

Il primo atto si svolge a Parigi, nella casa di Magda, una cortigiana, amante del ricco Rambaldo. È in corso una cena a cui partecipano Rambaldo, amici e amiche di lui e di Magda e il poeta Prunier. La conversazione, tenuta soprattutto da quest’ultimo e da Magda, si incentra soprattutto sull’amore sentimentale che, a detta del poeta va di moda. Il dialogo ricorda a Magda di un amore giovanile, più sognato che vissuto: l’incontro con un giovane in un locale, da Bullier. I due avevano trascorso insieme qualche ora, ballando e bevendo birra, poi niente più. E Magda prova malinconia per quell’amore, anche in seguito a una sorta di profezia che le fa il poeta leggendole la mano:

Forse, come la rondine,
migrerete oltre il mare,
verso un chiaro paese
di sogno… Verso il sole,
verso l’Amore…

Il giovane Ruggero, figlio di un amico di Rambaldo, viene a trovarlo: è la sua prima sera a Parigi e il gruppo degli amici di Magda gli consiglia vari ritrovi in cui recarsi fra cui Bullier, dicono, è il migliore.

Quando gli ospiti se ne vanno Magda, trovando il foglio su cui Ruggero aveva segnato i nomi dei locali e leggendovi quello di Bullier, decide di vestirsi come quando era giovane, per non farsi riconoscere, e si reca nel locale.

Il poeta e Lisette, la cameriera di Magda, che sono una coppia, escono insieme.

Il secondo atto si svolge da Bullier. È un atto quasi completamente corale: persone che ballano e si divertono. Quando arriva Magda Ruggero è già lì e lei si siede con lui per sfuggire alla corte di un gruppo di giovanotti. Così parlano e si innamorano. Anche loro bevono e ballano. Al locale arrivano anche Lisette e il poeta e infine anche Rambaldo a cui Magda dice che la loro relazione è finita perché lei ama Ruggero.

Il terzo atto si svolge a Nizza, dove sono andati a vivere Magda e Ruggero. I due sono innamorati, ma hanno problemi di denaro e Ruggero ha infatti scritto al padre per avere da lui un aiuto. Ha anche chiesto il consenso per sposare Magda ma lei, quando lo sa, non è contenta. Ruggero infatti non conosce il suo passato, la crede una ragazza semplice. Così, quando arriva la risposta della madre di Ruggero con il consenso al matrimonio, Magda gli spiega che non può sposarlo perché era una cortigiana. Lui l’implora di non lasciarlo ma lei resta irremovibile e si suppone che torni da Rambaldo che, tramite il poeta, le ha fatto sapere che l’aspetta. Una delle ultime cose che Magda dice a Ruggero è questa:

Quando sarai guarito, te ne ricorderai…
Tu ritorni alla casa tua serena…
Io riprendo il mio volo e la mia pena…

Adesso qualche considerazione personale, premettendo che le opere e la musica classica mi piacciono, ma non sono un’intenditrice.

La Rondine viene paragonata a Traviata, per la trama che, in effetti, la riecheggia abbastanza. A me ha fatto venire in mente anche Carmen, in parte, ma magari questa è una mia interpretazione un po’ troppo libera. Secondo me, forse, Magda si sente intrappolata nell’amore di Ruggero, che progetta anche di avere dei bambini e che ha questa sua famiglia a cui, evidentemente, è molto legato: in questo mi ha ricordato Carmen, che dopo aver sedotto e amato Don Josè si è stancata di lui e dell’amore esclusivo che pretende da lei. Mi sembra che Magda sia quasi più innamorata dell’amore, dell’idea di amore che le ha suscitato quel ricordo di quando era giovane, che non davvero di Ruggero, anche se quando lo lascia è disperata. Come se Ruggero e il suo amore fossero il modo per vivere la storia d’amore che aveva sognato tanto tempo prima.

Nel riassunto della vicenda, per brevità, non ho parlato dei dialoghi fra il poeta Prunier e la cameriera Lisette, la maggior parte dei quali hanno un tono ironico e divertente, e stemperano così quelli più drammatici di Magda e Ruggero.

Non ci sono romanze, sostanzialmente si tratta di dialoghi cantati. La musica mi ha ricordato soprattutto Boheme e Madama Butterfly. D’accordo che sapevo che era di Puccini, ma mi è parsa un’opera decisamente pucciniana.

Mi è piaciuta molto sia come opera in sé (musica e libretto) che come messa in scena e interpreti.

Rondine ok

Nella rappresentazione a cui ho assistito hanno cantato e suonato

Direttore – Valerio Galli
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Magda – Ekaterina Bakanova
Ruggero – Matteo Desole
Lisette – Hasmik Torosyan
Rambaldo – Stefano Antonucci
Prunier – Matteo Mezzaro

Regia, luci, scene e costumi -Denis Krief

Link al sito dell’Opera di Firenze per altre informazioni sulla rappresentazione.

(la foto è orribile, lo so, ma ho scattato solo questa, per non disturbare)