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Mario, Sad Dog Project e le fiere

Mario Pacchiarotti, un autore indie che stimo e di cui sono “amica virtuale” è un membro del gruppo di autori indie Sad Dog Project.

Nei prossimi mesi il gruppo e/o alcuni membra parteciperanno ad alcune fiere relative libri & affini.

Questo sotto è il link all’articolo del blog di Mario in cui sono elencate “le uscite ufficiali”.

http://www.paginesporche.it/2016/08/23/si-va-per-fiere/

Ripropongo anche la cover dell’ultimo romanzo di Mario, che ho letto, gustato, recensito e che consiglio.

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Mario Pacchiarotti, Baby Boomers

Leggere una storia di Mario Pacchiarotti è sempre un’esperienza emozionante: nel vero senso della parola i suoi scritti suscitano (almeno in me) sempre delle emozioni, delle belle emozioni. Con garbo, lucidità e, spesso, ironia, Mario racconta della realtà, anche la peggiore, per offrire una speranza.

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Anche il romanzo Baby Boomers, siamo la goccia che diventa mare, è la storia o, forse meglio, la speranza di veder realizzata un’utopia. In questo senso è un romanzo che “fa bene al cuore” (e in questo momento, con quello che sta succedendo nel mondo vicino e meno vicino da noi ce n’è bisogno) e, nello stesso tempo, induce alla riflessione. Che tipo di riflessione? Ne accenno appena, per non svelare troppo della trama e perché gli stimoli che recepiamo leggendo sono molto personali, ciascuno di noi percepisce qualcosa di diverso (ritengo la lettura un atto creativo, un’interazione fra il testo e quindi l’autore e il lettore). Mario ci propone in questo libro una possibile risposta alla domanda “questa realtà e questo mondo non mi piacciono, li considero ingiusti: posso fare come singolo qualcosa per cambiarli?” E la risposta è che ciascuno di noi può essere, semplicemente, la goccia che diventa mare.

Non dovete però temere che il romanzo sia filosofico o noioso o moralistico. Tutt’altro. C’è azione, una dose di ironia, sostenute da una buona scrittura. I personaggi sono molto umani e i protagonisti sono insoliti, dei settantenni pieni di energia, ideali e idee.

La vicenda si svolge in un’Italia futura (2030), distopica ma molto realistica, e anche in un mondo virtuale, quello di un gioco giocato da moltissime persone; le avventure del gruppo dei Baby Boomers in questo mondo virtuale fanno da specchio e integrano quanto viene da essi vissuto nella realtà.

Insomma, trovo che il testo di Mario sia assolutamente moderno e originale.

Io ho avuto il piacere di leggerlo come beta reader più di un anno fa e negli ultimi giorni mi sono goduta la versione definitiva, provando per la seconda volta, come dicevo sopra, delle belle emozioni.

Inutile aggiungere che consiglio la lettura di questo romanzo, che si trova anche in versione cartacea (per chi non ama gli ebook).


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Self Publishing e qualità #1

Definire il SelfPublishing è facile, mentre dare un significato al termine qualità riferito alla scrittura non lo è altrettanto. Anzi.
Più volte mi è capitato di leggere interventi su questo argomento, sia su Facebook che in vari blog, e ne ho anche parlato con colleghi autori self.
Mi sembra che, alla fine, sul tema ci siano tante opinioni quante sono le persone che ne hanno una. Probabilmente, in questo caso, è giusto così.
A differenza dei libri pubblicati da un editore il selfPublishing mette di fronte, senza intermediari, chi scrive e chi legge, quindi offre a entrambi un rapporto diretto.

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Nel caso in cui il rapporto, invece, è mediato dall’editore trovo che sia ovvio che questi (l’editore, cioè) possa/voglia dire la sua sul testo che decide di pubblicare; infatti, oltre all’onere materiale, chi pubblica ha anche una responsabilità morale, che lo voglia o no. E poi l’editore ha una sua immagine, una linea editoriale, e può chiedere all’autore di apportare modifiche a quanto ha scritto (ovviamente per correttezza, se le modifiche sono consistenti, la richiesta di effettuarne dovrebbe essere fatta prima della firma del contratto); solitamente si avvale anche di editor per ottenere alla fine un prodotto-libro che rientri nei suoi standard di qualità e si inserisca armoniosamente in una delle sue collane. Insomma, per un libro pubblicato, ci mettono la faccia sia l’autore che l’editore e quindi è giusto che entrambi abbiano voce in capitolo (anche se quella principale dovrebbe essere quella dell’autore).

Quando un autore decide di affidarsi al selfPublishing, secondo me, il concetto di qualità diventa completamente soggettivo (è comunque sempre abbastanza soggettivo). Nei vari interventi che citavo sopra ho letto, per esempio, che per alcuni lettori gli errori grammaticali sono intollerabili, per altri invece conta solo la trama: quindi va bene tutto e il contrario di tutto…
A me gli errori e i refusi danno fastidio, ovviamente se sono pochi (ma pochi davvero, tipo una media di 1 ogni 50 pagine) non incidono sulla mia lettura, mentre se sono troppi possono indurmi anche ad abbandonare il testo.
A parte, però, il mio personale concetto di qualità, al quale cerco di attenermi quando scrivo le mie storie, il discorso che volevo fare è un altro: è possibile, ovvero ha un senso, parlando esclusivamente di selfPublishing, operare una distinzione fra testi di qualità e non?
La domanda non mi sembra peregrina. Affatto. Da essa scaturiscono subito altre due domande: quali criteri applicare e, soprattutto, chi è titolato a passare al vaglio i testi per verificarli secondo i criteri stabiliti?
Se io decido di cedere a un editore un testo è ovvio che sono tenuta e disposta ad accettare (magari contrattando, se posso) le sue decisioni su eventuali cambiamenti e un editing, perché sarà l’editore a pubblicare il mio libro.

Ma se la pubblicazione è a mia totale discrezione perché dovrei affidarmi al giudizio di qualcuno che definisca, tutto sommato in modo arbitrario, se il mio testo è o meno di qualità?
Questo qualcuno dovrebbe avere delle competenze e un’esperienza davvero notevoli, ma sappiamo che anche i critici letterari di professione non sempre sono concordi nell’osannare o denigrare un libro e talvolta hanno anche sbagliato nel predire successi o insuccessi. Quindi si tratta di una persona o di un gruppo quasi impossibile da comporre.
E supponendo per assurdo (sono una matematica…) che un qualcuno del genere esista e che passi al vaglio i testi pubblicati come self, dividendoli in buoni e cattivi: non si perderebbe così la libertà della pubblicazione self?

Intendiamoci, mi è capitato di leggere cose davvero scadenti, non solo per errori, ma per trame, personaggi, incoerenza e assurdità delle storie. Anche per messaggi secondo me deleteri. Nonostante ciò mi sento di voler rivendicare la libertà di espressione, per quanto possa essere usata male.

E voi, cosa ne pensate?

 

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Da Paginesporche.it: L’importanza di Amazon per gli autori indie

Un interessante articolo scritto dal mio collega e amico virtuale Mario Pacchiarotti, sul selfpublishing e Amazon.

Qui un estratto

Al lancio di un nuovo libro dunque, l’autore indie che vi tormenta per acquistarlo non lo fa per la manciata di centesimi che gli derivano da quella vendita, ma perché l’unica speranza di comparire, di essere esposto al grande pubblico, è legata alle vendite fatte nei primi giorni o durante la fase di prenotazione del libro. Devono essere abbastanza da spingere il titolo nelle top, almeno per qualche tempo. Per questo gli autori indipendenti cercano di costruire mailing list di lettori, tempestano gli amici di messaggi, fanno offerte, concordano recensioni e blogtour. Tutte azioni che si prefiggono lo scopo di creare una massa critica di acquisti a ridosso della pubblicazione. La differenza tra massima visibilità e totale oblio può essere rappresentata da poche decine di clienti in più o in meno, a volte da poche unità.

E qui il link al suo articolo

http://paginesporche.it/2016/06/10/limportanza-di-amazon-per-gli-autori-indie/

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Ernest e Celestine – Daniel Pennac

(titolo originale Le roman d’Ernest et Celestine, trad. Yasmina Melaouah, pubbl. 2012, in Italia 2013)

Un romanzo da ragazzi, dolce e divertente che racconta dell’amicizia fra un orso (Ernest) e una topolina (Celestine), amicizia fuori dall’ordinario perché non s’è mai visto che un topo e un orso possano essere amici… I topi vivono nel mondo di sotto e gli orsi nel mondo di sopra…
Le avventure dei due amici sono raccontate in modo originale: non c’è un solo narratore ma ben tre: l’Autore, Celestine ed Ernest. I tre dialogano un po’, discutono, poi uno di loro (di solito l’Autore) narra una parte della storia. A un certo punto entra in scena anche il Lettore, che prevede cosa sta per succedere o protesta per qualcosa che non gli torna…

Insomma una narrazione a più voci, quasi teatrale, che mostra i diversi punti di vista e, in certo modo, anche come si costruisce una storia.


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L’altrui mestiere, Primo Levi #3

Un altro brano sulla scrittura dalla raccolta di saggi di Primo Levi, stavolta sui personaggi; anche questo è tratto da Scrivere un romanzo.

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Quanto ai personaggi, il discorso si fa complesso. Su questo tema, il ménage a tre fra l’autore, il personaggio e il lettore, si sono scritti quintali di libri, ma essendo io ormai un addetto ai lavori, mi permetto di dire la mia, ossia di proiettare le mie diapositive. Anche per i personaggi si prova all’inizio l’impressione di una libertà senza limiti. In astratto, tu hai su di loro un potere assoluto, quale nessun tiranno ha mai avuto sulla faccia della terra. Puoi farli nascere nani o giganti, puoi affliggerli, torturarli, ucciderli, resuscitarli; o donare loro la bellezza e giovinezza eterne, la forza, la sapienza che tu non hai, la felicità di ogni minuto (ma questa, sarai capace di descriverla senza annoiare il tuo lettore?), l’amore, la ricchezza, il genio. Ma solo in astratto: perché sei legato a loro più di quanto non appaia.

Ognuno di questi fantasmi è nato da te, ha il tuo sangue, nel bene e nel male. È una tua gemmazione. Peggio, è una tua spia, rivela una parte di te, le tue tensioni, come quegli incastri di vetro che si usano per rivelare se la crepa di un muro è destinata ad allargarsi. Sono un tuo modo si dire «io»: quando li fai muovere o parlare rifletti a quello che fai, potrebbero dire troppo. Forse vivranno più a lungo di te, perpetuando i tuoi vizi ed errori.

Veramente i personaggi di un libro sono creature strane. Non hanno pelle né sangue né carne, hanno meno realtà di un dipinto o di un sogno notturno, non hanno sostanza che di parole, ghirigori neri sul foglio di carta bianca, eppure puoi intrattenerti con loro, conversare con loro attraverso i secoli, odiarli, amarli, innamoratene. Ognuno di loro è depositario di certi elementari diritti, e sa farli valere. La tua libertà di autore è solo apparente. Se, una volta concepito il tuo homunulus, tu lo contrasti, se gli vuoi imporre un gesto avverso alla sua natura, o vietargli un atto che gli sarebbe congeniale, incontri una resistenza, sorda ma indubbia: come se tu volessi comandare alla tua mano di toccare un ferro rovente, un oggetto che ti (che le) ripugna. Lui, il non-esistente è lì, pesa, spinge contro la tua mano: vuole e disvuole, silenzioso e testardo. Se tu insisti, intristisce. Si apparta, cessa di collaborare con te, di suggerirti le sue battute; perde corpo, diventa piatto, sottile, bianco. È carta, e ritorna in carta.

Sono abbastanza d’accordo con le affermazioni di Primo Levi. E voi cosa ne pensate?

 

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Il mestiere di scrivere – Raymond Carver #2

Da John Gardner: lo scrittore come maestro

John Gardner era un insegnante che teneva un corso di Scrittura Creativa 101 al Chico State, corso frequentato da Carver nel 1958. Fra le altre cose Carver racconta questi insegnamenti, convinzioni che condivido (anche se temo di non riuscire a metterle in pratica abbastanza bene):

Uno dei suoi (di Gardner) principi fondamentali era che uno scrittore scopre quello che vuol dire mediante un continuo processo consistente nel vedere quello che ha già detto. E questa visione, questo processo di messa a fuoco della visione, si otteneva mediante la revisione. Gardner credeva profondamente nell’efficacia della revisione, nella revisione senza fine; era una cosa che gli stava molto a cuore e che, ne era convinto, era importantissima per gli scrittori, in qualsiasi fase di sviluppo si trovassero.

E poi:

Gardner era convinto che se le parole della narrazione rimangono confuse e sfuocate perché l’autore è stato insensibile, distratto o troppo sentimentale, il racconto che ne risulta soffre di un grosso handicap. Ma c’è anche un pericolo peggiore, da evitare a tutti i costi: se le parole e i sentimenti sono disonesti, se l’autore bara e scrive di cose che non gli stanno a cuore o di cui non è convinto, allora non può aspettarsi che qualcun altro mostri interesse per il racconto.

 

 

Pubblicato in: Citazioni, Scrittura

Il mestiere di scrivere – Raymond Carver

Da Orientarsi con le stelle

La forma più comune di cattiva scrittura è quella in cui l’autore usa male il linguaggio, in cui non presta sufficiente attenzione a quanto sta cercando di dire e a come sta cercando di dirlo, oppure usa il linguaggio solo per esprimere una sorta di informazione veloce che sarebbe meglio lasciare ai quotidiani e ai mezzibusti dei telegiornali serali.

Scrivere è un lavoro duro e solitario ed è facilissimo imboccare la strada sbagliata.

Pubblicato in: Libri, Riflessioni

2015: i libri ed ebook che mi sono piaciuti di più

x post top list 2015 con testo

La mia top list dei libri che mi sono piaciuti di più fra quelli che ho letto nel 2015, in ordine alfabetico di autore.

Ray Bradbury * L’estate incantata

Beppe Fenoglio * Una questione privata

Andrè Gide * I falsari (vedi anche I falsari, citazioni)

Corrado Sobrero * Il canto della balena

Anche quest’anno ho letto molti ebook, la maggior parte dei quali di autori self; quasi tutti erano di buona qualità, qui sotto elenco, in ordine sparso, quelli che mi sono sembrati migliori o più interessanti.

Noemi Gastaldi * Il canto delle forze ancestrali (Oltre i confini vol. 3)

Flaminia Mancinelli * Omicidi all’ombra del Vaticano

Wirton Arvel * Vagabondando fra le stelle

Wally G. Fin * Cinque anni in Australia

Mario Pacchiarotti * Teutovirus

Dominique Valton * Il quaderno di Didine

Sergio Bertoni * La crisi delle certezze e dei canoni comportamentali in: “CANDIDA” di George Bernard Shaw

L’autrice self di cui ho letto più romanzi è Marialuisa Moro, che ha al suo attivo diversi thriller e noir di ottima qualità.


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Mario Pacchiarotti, Teutovirus

Una gustosa “favola” fantascientifica, in cui con ironia l’autore sembra esprimere la speranza che gli esseri umani siano migliori di quanto troppo spesso dimostrano. E lo fa con una scrittura piacevole e garbata, con una storia originale e coinvolgente. Peccato che l’ebook sia breve, ma solo perché leggere questo autore è una bella esperienza: il racconto è infatti equilibrato, non ha una parola meno del necessario né una di più. Consiglio di leggerlo.

Teutovirus

Qui sotto è possibile leggere la sinossi

Cosa succede se immaginiamo un mondo dove i preconcetti razzisti sono davvero validi? Dove la genetica determina senza scampo le qualità della gente? Cosa succede se in quel mondo uno scienziato geniale, bonaccione ma razzista decide di cambiare le cose?
Con Teutovirus l’autore crea una storia dove i luoghi comuni vengono resi realtà solo per potervi poi ironizzare sopra. Una dimostrazione “per assurdo” della poca consistenza di certe tesi razziste che vengono messe alla berlina proprio supponendole vere.

Da leggere con le parole di Rita Levi-Montalcini ben impresse nella mente: “Sono convinta che non esistano le razze, ma i razzisti”.

E voi? Non avrete mica paura di beccarvi il Teutovirus vero?

L’ebook fa parte di un progetto denominato Sad Dog, che si definisce con queste parole:

Sad Dog è il nome sotto cui un gruppo di autori emergenti si è riunito, con lo scopo di aiutarsi a vicenda nella realizzazione e pubblicazione delle proprie opere. Se vi piacciono i termini un po’ antichi, Sad Dog è un collettivo, una cooperativa; una forma di editoria 3.0 se invece volete essere moderni.