Pubblicato in: I miei libri, Racconti

Un cane stupido, un racconto

Dopo un anno dalla morte della moglie il vecchio prese un cane. Una bestia bruttina, dal corpo tozzo ricoperto di pelo raso marroncino e le zampe esili. Un cane stupido, dicevano tutti. Non si staccava mai dal fianco del vecchio. Non scodinzolava a nessuno. Non accettava cibo se non dalle mani del vecchio. Anche il vecchio era diventato un po’ strano da quando era rimasto vedovo. Dicevano “Tale il padrone, tale il cane.” Li vedevano tutti i giorni camminare per le stesse strade. Lo stesso percorso. Alla stessa ora. Tutti i giorni. Il vecchio parlava poco, e pochi si fermavano a parlare con lui. Lo vedevano chiacchierare con il cane, che lo guardava con la sua aria ottusa e gli trotterellava accanto su quelle sue buffe zampette.

Un pomeriggio d’estate il vecchio si gettò dalla finestra. Abitava al quarto piano e si spezzò la spina dorsale. Morì in ambulanza, mentre lo trasportavano in ospedale. Il cane saltò dietro a lui. Morì sul colpo.

Qualcuno commentò “Proprio un cane stupido. Non ha capito che oltre la finestra non c’era niente.”

(Racconto pubblicato ne “Lo specchio”)

cover Lo specchio

Pubblicato in: Libri

Il primo a tornare fu il cane – Roberto Bonfanti * impressioni di lettura

Si tratta di una raccolta di cinque racconti, tutti ben scritti, assolutamente intriganti e avvincenti; con un mix di ironia e di occhio critico sul mondo che ci circonda.

Il primo, che dà il titolo alla raccolta ed è il più lungo ha una deriva surreale, come, in parte, anche il secondo; “La strega” e “2037” ironizzano, con più amarezza il primo, con un certo divertimento il secondo, sulla società odierna. Infine, l’ultimo racconto è un po’ come un dessert alla fine del pasto, perché lascia il lettore con un’immagine di tenerezza negli occhi.

Tutte le storie, comunque, hanno un finale “che spiazza”, come è nei migliori racconti.

cover primo a tornare il cane

 

I titoli:

IL PRIMO A TORNARE FU IL CANE

L’UOMO DEL BANCO DEI PEGNI

LA STREGA

2037

LE NOSTRE PASSEGGIATE NOTTURNE

 

La sinossi e altre informazioni sull’autore le trovate qui.

 

 

 

Pubblicato in: Racconti, Riflessioni, Scrittura

Pet shop – una scena

20161204_163638-blogQuesta che racconto è una scena vera, mi è accaduta in un pomeriggio freddo e ventoso di gennaio .

Entro in un negozio di articoli e cibo per animali; davanti al banco un signore di una certa età, con uno stupendo golden retriver al guinzaglio. Non resisto e carezzo il cane sulla testa, il suo pelo è morbido e caldo sotto le mie dita. Intanto gli dico qualcosa del tipo “Come sei bello.”

Il padrone parla con una delle proprietarie del negozio e non sembra disturbato dal fatto che io faccia complimenti al suo cane. Anzi, poi mi dice che è buonissimo e io rispondo che si vede.

Poi si avvia verso la porta e io chiedo le buste di croccantini per gatti che mi servono. Mentre la proprietaria va a cercarle sugli scaffali, il golden retriver e il padrone tornano indietro e lui (l’uomo, intendo) mi dice: «Ero venuto per fare una battuta a queste spose (le proprietarie). Sul vento e sulla neve. Lo sa perché quando c’è la neve il vento è freddo? Perché passa sulla neve.»

Ho raccontato questo piccolo episodio per la frase (di cui ricordo bene solo la prima parte) detta dal padrone del cane, per quell’espressione “queste spose”, che, direi, decisamente toscana e fiorentina, che mi ha come riportata indietro nel tempo e ha anche un legame con il testo di Collodi che il blog Territori del ‘900 sta pubblicando a puntate e che sto leggendo con grande gusto e interesse e, perché no, anche con un senso di appartenenza.

 

 

Pubblicato in: Libri, Romance & rosa, Segnalazione nuove uscite

Let it snow – quando nevica tutto può succedere… – Ella S. Bennet * Segnalazione

Segnalo la pubblicazione di questo racconto lungo in ebook, una sorta di fiaba moderna.

cover-let-it-snow

Questa la sinossi
È dicembre e nevica. Clara, tornata single dopo una relazione durata sei anni, viene dimenticata nell’area di servizio dal gruppo con cui era partita per un giro dei mercatini di Natale dell’Alto Adige.
Anche un cane è stato dimenticato o, forse, abbandonato lì.
Clara ama gli animali e pensa che quell’incontro sia un segno del destino: decide quindi di prendere la bestiola con sé.
Ma il padrone del cane, che ha appena rotto con la fidanzata, torna a cercarlo e Clara non può fare altro che restituirglielo rimanendo di nuovo sola.
Ma, quando nevica, tutto può succedere…

L’autrice
Ella S. Bennet ama follemente i libri e le belle storie. Legge e scrive in ogni minuto del suo tempo libero. Questa è la sua pagina Facebook.

Il link: https://www.amazon.it/dp/B01NBMBW3F

 

Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Stephen King, L’ombra dello scorpione

(titolo originale The stand, trad. Bruno Amato – Adriana Dell’Orto)

Più che un commento sul romanzo si tratta di riflessioni a ruota libera.

Di questo romanzo ho letto la versione integrale, di oltre 900 pagine; King la definisce un’espansione della versione pubblicata inizialmente (oltre dieci anni prima).

Molti dei temi trattati solitamente da King (almeno relativamente ai libri che ho letto di questo scrittore) si trovano in questo romanzo. L’evento drammatico che costringe un gruppo di persone a trovare un modo di sopravvivere dopo che la normalità è stata spazzata via mi ha fatto pensare a The dome e a Cell; la presenza di un personaggio-demone che rappresenta il Male richiama alla mente Shining, Doctor Sleep e soprattutto It e lo stesso per le persone con il dono della preveggenza.

A me la storia è sembrata a tratti un po’ noiosa e ripetitiva, sia nella parte iniziale in cui viene descritto come un’epidemia uccide la quasi totalità della popolazione umana della terra e di alcune razze di animali domestici, fra cui i cani, sia nel seguito, in cui King racconta in che modo i sopravvissuti si incontrano gli uni con gli altri e poi si organizzano. Inoltre in vari casi le azioni di alcuni personaggi mi sono sembrate inutili, non rilevanti per lo svolgersi della vicenda.

Adesso propongo una riflessione azzardata, o forse no. Mentre leggevo L’ombra dello scorpione mi sono venuti in mente alcuni romanzi di Saramago, in particolare Cecità e La zattera di pietra: in buona parte lo spunto iniziale è simile a quello di questo libro di King. Un evento catastrofico o comunque insolito isola un gruppo più o meno nutrito di persone che si trovano a doversi reinventare (per sempre o per un tempo limitato) il modo di sopravvivere e poi di vivere.

Credo che sia un tema molto letterario, nel senso che consente all’autore di studiare e sperimentare le dinamiche che possono instaurarsi fra le persone come sotto una lente di ingrandimento, data dalla situazione estrema in cui le ha collocate.

Nel mio piccolo, da ragazza, nel 1975, anch’io avevo scritto una storia in cui solo quattro persone erano sopravvissute a un conflitto nucleare. E non escludo di poter scrivere ancora qualcosa del genere, inventare una trama del genere è un’idea stimolante.

A margine rilevo che in ciascuno dei due romanzi di Saramago che ho citato c’è un cane fra i personaggi principali e ce n’è uno anche ne L’ombra dello scorpione.


Pubblicato in: Citazioni, Libri

Marcela Serrano, Adorata nemica mia

(traduzione di Michela Finassi Parolo e Tiziana Gibilisco)

Questo libro, pubblicato nel 2013, è una raccolta di 20 racconti, uno dei quali dà il titolo alla raccolta stessa.

cover Adorata nemica mia

Quasi tutti i racconti hanno per protagonista una donna, ad eccezione del primo il cui protagonista è un uomo e di altri due che narrano storie di donne in modo un po’ particolare: “Femmine (un divertissement)” parla di due gatte, Anabella e Marilyn, la prima bella e dolce l’altra scontrosa; “Il testimone” è raccontato dal punto di vista di un cane, testimone impotente dell’omicidio di una donna a lui molto cara. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta è Dulcinea de Toboso, la dama di Don Chisciotte, a parlare di sé e di lui.
Storie di donne, di incontri, di infanzie, di amori sbagliati; ambientate in America Latina ma anche nell’ex Iugoslavia. Scritte con un linguaggio molto poetico e nello stesso tempo preciso e talvolta anche duro, com’è nello stile di questa grande scrittrice.

Concludo con una brevissima citazione da “Sopra il gommista”:

Il futuro. Bel concetto. Ingannevole, vago, figlio di una gran puttana.”

Pubblicato in: Racconti

Bellissimo, un flash più che un racconto

Ferma al semaforo Ada guardò distrattamente verso il marciapiede dove una donna aspettava il verde per attraversare; aveva al guinzaglio un cagnetto, un piccolo meticcio in cui si erano fuse le caratteristiche meno armoniose delle razze da cui discendeva, generando una bestiola davvero bruttina.

A un tratto il cagnolino alzò il muso verso la padrona che gli disse qualcosa e poi lo carezzò con un gesto affettuoso. Quello scambio creò come una sorta di magia: Ada pensò che prima si era sbagliata, perché il cane era invece bellissimo.