Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Dino Buzzati, un grande scrittore

E non solo scrittore, ma anche giornalista e pittore. Ma è della sua scrittura che voglio parlare in questo articolo.

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Anni fa qualcuno dei pochi che avevano letto i racconti della mia raccolta “Lo specchio” li aveva avvicinati, per l’atmosfera e gli elementi surreali, a quelli di Buzzati. Ovviamente il paragone era ed è eccessivo, però Dino Buzzati è uno degli autori di cui ho letto quasi tutte le opere in età giovanile, quindi in un periodo in cui le cose radicano maggiormente.

Se poi penso che il libro di lettura di terza media era proprio “L’uccisione del drago” mi viene naturale supporre che il mio immaginario abbia risentito anche dell’influenza di questo scrittore. La mia fantasia è stata senz’altro colpita dall’originalità e dalla forza dei racconti di Buzzati, grazie anche alle spiegazioni e sottolineature dell’insegnante. Forse si trattava di un testo comunemente diffuso nelle scuole a quei tempi e forse lo è ancora, di sicuro per me è stato un incontro significativo.

Ho riletto quei racconti quando sono stata più grande, ma il ricordo che ne conservo è soprattutto quello della prima lettura.

Posso ancora elencare molte di quelle storie, prima fra tutte quella che dà il titolo alla raccolta, in cui c’è un drago che non fugge davanti ai cacciatori permettendo a questi di ucciderlo perché, come si scopre alla fine, ha dei cuccioli che tenta di proteggere. L’empatia è tutta per il drago, mentre il ruolo di cattivi è per i cacciatori, come del resto si può intuire anche dalla scelta della parola uccisione per il titolo, termine che richiama più un assassinio che la caccia.

Il mio racconto preferito è sempre stato “La Torre Eiffel”, in cui Buzzati narra o, meglio, immagina la costruzione della Torre Eiffel: operai e tecnici continuano a costruirla anche dopo aver superato il numero di metri previsti, perché vogliono arrivare in alto, sempre più in alto. Qualcuno (non ricordo chi, se le istituzioni) li costringe però a fermarsi e la parte di torre eccedente viene smontata. Mi piace quel desiderio di andare avanti, di salire sempre più su, per conoscere, per scoprire.

C’è poi “All’idrogeno”, un racconto inquietante in cui in piena notte (a un’ora tipo le 57,84, cioè un orario impossibile, cosa che desta subito allarme) viene recapitato un pacco in un palazzo e sembra che questo pacco contenga una bomba. Tutti gli inquilini sono per le scale e si chiedono di chi sarà. Poi riescono a leggere il nome del destinatario: Dino Buzzati; allora si allontanano da lui e gli danno la colpa del pericolo che stanno correndo tutti.

E poi, fra gli altri, “L’uovo”, in cui l’amore di una madre è più forte di un esercito con tanto di carri armati; “Il bambino tiranno” , “La corazzata Tod”, “Il colombre”.

L’edizione scolastica del libro conteneva dei quadri che Buzzati aveva dipinto e che illustravano alcuni dei suoi racconti, fornendo così anche un’interpretazione figurativa delle storie da parte dell’autore stesso. Anche i quadri erano piuttosto inquietanti.

Infine non posso non citare il romanzo dell’attesa e del nulla, “Il deserto dei tartari”, e la malinconia mista a un po’ di rabbia che suscita in me; ho visto anche, quasi per intero, la versione cinematografica, per la regia di Valerio Zurlini, che ha saputo rendere molto bene l’atmosfera della Fortezza Bastiani e dei terreni intorno e le sensazioni dei militari e di Drogo, il protagonista.

Concludo l’articolo consigliando, a chi non l’avesse già fatto, di leggere le opere di Dino Buzzati, uno scrittore che mi sembra ingiustamente  in parte dimenticato: ritengo che i suoi scritti siano sempre molto attuali sia per i temi che per il modo di narrare che per le ambientazioni.

(Quanto ho scritto dei racconti si basa solo sui miei ricordi, che essendo come ho detto di vecchia data potrebbero non essere del tutto corretti, si sa che la memoria integra la realtà con invenzioni)

 

Pubblicato in: Almanacco, Libri

Almanacco: scrittori nati il 16 ottobre

Oscar Wilde (1854 – 1900), scrittore irlandese.
Il suo “Il ritratto di Dorian Gray” è un romanzo indimenticabile, secondo me. Gradevoli e pungenti anche le sue commedie, almeno quelle che ho letto: “Salomé” e “Il ventaglio di Lady Wintermere”. In teatro ho visto “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. Una vita difficile, un grande artista.

Dino Buzzati (1906 – 1972), scrittore e pittore italiano.
Un altro dei miei scrittori preferiti, per le atmosfere tra il fantastico e il surreale, l’inquietante.
Ho letto tutti i suoi romanzi e le raccolte di racconti. Stupendo realistico e struggente “Il deserto dei tartari”, fra i racconti prediligo “La torre Eiffel”, letto ai tempi della scuola media per la prima volta. Avevamo infatti “L’uccisione del drago” e altri racconti come libro di lettura.
Qui due parole su questo grande scrittore.