Pubblicato in: Citazioni, Libri

Il dottor Thorne – Anthony Trollope – citazione

(titolo originale Doctor Thorne (1858); letto nella versione italiana del 2005, trad. Rossella Cazzullo)

Nel romanzo, a un certo punto, si racconta delle elezioni per il candidato che deve rappresentare la città di Barchester in parlamento. Fra le altre osservazioni del narratore, tutte ancora attuali, mi ha colpito questa:

È una pessima cosa, certo, che un uomo ricco debba comprare voti; ma anche che un uomo povero li debba vendere.

E subito dopo l’ironia:

Ripudiamo assolutamente un tale sistema con sentito disgusto.

Anthony Trollope nacque a Londra il 24 aprile 1815 e morì a Londra il 6 dicembre 1882. Il dottor Thorne è il terzo di sei romanzi ambientati nella contea immaginaria del Barsetshire.

cobver Dotto Thorne Trollope

 

 

Pubblicato in: Riflessioni

Voto alle donne: da quando?

In occasione della festa della donna (di virgolette ce ne vorrebbero un bel po’, non solo una coppia…) mi sembra interessante (e abbastanza sconfortante) evidenziare in che anno le donne hanno potuto votare per la prima volta.

I dati li ho tratti da Wikipedia che precisa che l’anno indicato è quello in cui per la prima volta alle donne fu concesso di partecipare (come votanti) alle elezioni, non la data in cui fu loro concesso il suffragio universale senza restrizioni.

Tra le nazioni in cui il voto è stato concesso da più tempo ci sono:

Nuova Zelanda (1893) e Australia (1902); in Europa la prima nazione che ha avuto donne al voto è la Finlandia (1906), seguita dall’Albania (1909). La maggior parte degli altri stati europei hanno concesso il voto alle donne fra il 1913 (Norvegia) e il 1920, anno in cui lo stesso avvenne negli Stati Uniti, mentre in Canada fu concesso nel 1917. Gli stati europei. che hanno riconosciuto il diritto di voto alle donne più tardi del 1920 sono: Romania (1929), Portogallo e Spagna (1931), Francia e Bulgaria (1944), Croazia, Kosovo, Serbia e Slovenia ( 1945), Italia (1946), Malta (1947), Bosnia-Erzegovina (1949), Grecia (1952), San Marino (1959), Principato di Monaco (1962), Andorra (1970), Svizzera (1971), Moldavia (1978), Liechtenstein (1984).

Magari non stupisce che in Arabia Saudita le donne possano votare solo dal 2015 (e dopo aver compiuto i 21 anni) ma certo sorprende che il diritto di voto sia stato riconosciuto solo nel 1944 in Francia, patria della rivoluzione che inneggiava a fraternità libertà e uguaglianza, e nel 1971 in Svizzera, nazione che sembra così “perfetta”, come un orologio… Fra le nazioni (tutte non europee ad eccezione della Romania) che hanno concesso il voto alle donne negli anni dal 1921 a 1929, ci sono l’Armenia (1921), la Birmania (1922) e l’Uruguay (1927), mentre il Giappone solo nel 1945.

Questo, come annunciato all’inizio, è solo un riassunto che mostra come il voto sia per le donne una conquista molto molto recente; da notare che, addirittura, in alcuni paesi è un diritto ancora da conseguire.

Per un quadro completo potete consultare Wikipedia, alla voce Suffragio femminile.

Pubblicato in: Racconti, Riflessioni, Scrittura

E adesso? ( vorrei che fosse un racconto)

Elezioni – elezioni – elezioni…

Domani si vota, a ciascuno saranno consegnate tre schede, una giallo paglierino, una rosa antico e una azzurro pervinca, che qualche insensibile alla TV ha definito celeste. Ogni scheda riporta un’interminabile lista di simboli, e righe per scrivere i nomi dei candidati prescelti, massimo tre sulla scheda rosa, massimo quattro su quella gialla e uno solo su quella azzurra: ormai votare è diventato quasi più difficile che compilare la dichiarazione dei redditi, e scusate se è poco.

Adesso esco, vado al seggio, a compiere il mio dovere: ho studiato con cura le liste e so come manifestare la mia volontà di elettore (per la verità vorrei esprime ben altro, ma allora le mie schede verrebbero annullate… devo usare per forza il linguaggio imposto, per far contare – sia pure poco – la mia voce).

Sono passate quasi dieci ore, e i seggi sono chiusi già da un po’. In TV è una sarabanda di numeri e discorsi, discorsi e numeri, schemi raffronti e grafici, a torta e a istogramma, e proiezioni e introspezioni, e autocritiche e sorrisi di soddisfazione e “ce lo aspettavamo”… Sembra una gigantesca partita di calcio, con qualcuno che ha segnato, qualcun altro che ha insaccato un’autorete e un mucchio di gente che corre qua e là, non si capisce bene dietro a che cosa, visto che in questo campo il pallone non ha dei contorni precisi, ma molto frastagliati, fanno pensare quasi a dei tentacoli…

O miei piccoli voti, dove siete svaniti? Inghiottiti in questo minestrone non vi riconosco più, io non volevo giocare al calcio, non mi piace nemmeno…

giugno 1994

Sono passati quasi vent’anni da quando ho scritto questo breve sfogo e le cose sono decisamente cambiate: è certo che, a chiunque vadano i voti, chi governerà il paese non sarà nessuno degli eletti.

Prima, forse, c’era una democrazia. E adesso?