Pubblicato in: Libri, Matematica

Spillover – David Quammen * impressioni di lettura #3

(Titolo originale “Spillover Animal Infections and the Next Human Pandemic”; traduzione di Luigi Civalleri; pubbl. 2012; edizione italiana del 2014)

Il terzo capitolo di “Spillover”si intitola Tutto ha un’origine e tratta della malaria e dei modelli matematici sviluppati per descrivere le epidemie e cercare di prevedere come queste si propagheranno.

La trasmissione della malaria, o meglio dei parassiti che la provocano, dalla zanzara all’uomo non è uno spillover; inoltre i quattro parassiti malarici che infettano gli esseri umani non infettano altre specie, che vengono colpite da altri tipi di malaria. I quattro tipi che infettano gli esseri umani sono: Plasmodium vivax, Plasmodium falciparum, Plasmodium ovale e Plasmodium mallariae; tutti vengono trasmessi da un individuo all’altro tramitele zanzare del genere Anopheles.

Plasmodium falciparum è il peggiore dei quattro, in termini di onseguenze sulla salute. È responsabile di circa l’85 per cento dei casi di malaria nel mondo – e di una percentuale ancora più alta di decessi. … uccide più di mezzo milione di persone ogni anno nell’Africa subsahariana, tra cui molti bambini.

Fra gli altri scienziati che hanno studiato i modelli matematici relativi alle malattie infettive è stato lo scozzese George MacDonald che ha individuato il parametro di cui adesso, in piena pandemia, sentiamo parlare molto spesso: R0 (cioè reproduction rate ovvero tasso di riproduzione).

MacDonald lo chiamò «numero riproduttivo di base» e

rappresenta «il numero di infezioni che si distribuiscono in una comunità come diretta conseguenza della presenza in essa di un singolo caso primario non immune.» … Se il numero riproduttivo è minore di uno, il focolaio si insabbia; se è maggiore di uno il contagio si espande.

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Spillover – David Quammen * impressioni di lettura #2

(Titolo originale “Spillover Animal Infections and the Next Human Pandemic”; traduzione di Luigi Civalleri; pubbl. 2012; edizione italiana del 2014)

Il secondo capitolo di “Spillover”si intitola Tredici gorilla e tratta del virus Ebola, anzi dei virus Ebola, al plurale. Infatti sono stati identificati cinque diversi virus Ebola, quattro di essi hanno causato epidemie fra gli esseri umani in varie zone dell’Africa centrale, uno nelle Filippine. Solitamente hanno preso il nome dal primo luogo in cui sono stati identificati: Zaire ebolavirus, Sudan ebolavirus, Reston ebolavirus, ebola Bundibugyo ed ebola Tai Forest. La prima emergenza ufficialmente riconosciuta come Ebola si è verificata nel 1976, in Sudan e poi in Zaire, dove il fiume Ebola ha dato il proprio nome al virus. Si tratta di un “filovirus” come un altro virus letale identificato nel 1967, il Marburg.

Il numero di vittime umane di Ebola al 2012 era di circa millecinquecento.

Gli esseri umani sono stati infettati da grandi scimmie, gorilla o scimpanzé soprattutto, ma gli scienziati, pur avendo trovato che i pipistrelli frugivori sono ospiti serbatoio del virus non sono (almeno non lo erano nel 2012) sicuri che non vi siano altri animali a svolgere questo ruolo.

Come agisce questo virus?

… neppure gli esperti sono del tutto sicuri di come il virus provochi in genere la morte. «Non conosciamo il meccanismo» ammette Pierre Rollin. Può essere insufficienza epatica, insufficienza renale, difficoltà respiratorie o disidratazione dovuta alla diarrea; alla fine sembra che spesso molteplici cause convergano a creare un’inarrestabile reazione a catena. Anche Karl Johnson esprime simili dubbi, ma si sofferma sul fatto che il virus «mira a distruggere il sistema immunitario», interrompendo la produzione degli interferoni, una famiglia di proteine essenziale nella risposta immunitaria, così che alla fine «nulla ferma più la sua replicazione».

Al momento della stesura del libro non si era scoperto ancora molto su Ebola, nemmeno sulle dinamiche del contagio. Questo perché è un virus che fa delle comparse piuttosto rare (per fortuna), si diffonde in fretta, non fa mai più di qualche centinaio di vittime per volta e quasi sempre le epidemie si sviluppano lontano da ospedali attrezzati e centri di ricerca.

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Una parola attuale: epidemia

 

Un’occhiata al vocabolario, per conoscere meglio l’origine della parola che in questo periodo “ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda” (citando Pavese “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”).

Vocabolario Zingarelli 1961

diffuso nel popolo – Malattia che colpisce nel medesimo tempo, di durata più o meno lunga, gli abitanti di una città o di una regione.

Prontuario etimologico Migliorini – Duro 1964

Dal latino medievale epidemia, greco έπιδεμίς derivato di δημος: popolo, regione.

Treccani online

Manifestazione collettiva d’una malattia (colera, influenza ecc.), che rapidamente si diffonde fino a colpire un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto in dipendenza da vari fattori, si sviluppa con andamento variabile e si estingue dopo una durata anche variabile.

Dizionario di Italiano Sabatini Coletti (Corriere della sera) online

Presenza in una regione di molti casi di una malattia contagiosa: e. di tifo.

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