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Scrittura creativa: la verosimiglianza

A volte capita di commentare un fatto dicendo che la realtà supera la fantasia: succede quando il fatto sembra assurdo, inverosimile. Un fatto del genere, se narrato in un racconto o in romanzo, probabilmente ci farebbe esclamare che la storia è troppo fantasiosa, impossibile.

Questo perché ciò che si scrive, che si inventa, deve avere una sua logica, la trama deve essere coerente con i personaggi: altrimenti la storia non è credibile. Invece la vita è la vita e non deve passare nessun esame del genere. Nella vita le cose succedono e basta.

Ecco come Pirandello esprime questo concetto, molto chiaramente e, direi con un po’ di ironia:

Perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire.

Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All’opposto di quelle dell’arte che, per pare vere, hanno bisogno d’esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità.

Un caso della vita può essere assurdo, un’opera d’arte, se è opera d’arte, no.

E segue che tacciare d’assurdità e d’inverosimiglianza, in nome della vita, un’opera d’arte è balordaggine.

In nome dell’arte, sì; in nome della vita, no.

(Da “Avvertenza sugli scrupoli della fantasia” – Luigi Pirandello)

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PECORE CON GLI SCARPONI, #2

Grasso

Laura, quel nome petrarchesco sembrava una beffa del destino, le si addiceva così poco: anche se non fosse stata grassa, nessuno, poeta o altro, avrebbe mai potuto dire di lei erano i capei d’oro a l’aura sparsi, a meno che non avesse avuto una sfrenata fantasia. I suoi capelli erano, sì, biondi, ma gialli, piuttosto che dorati, e ispidi, ribelli a pettini e ad acconciature. Da ragazzina, quando era ancora abbastanza magra, li aveva portati cortissimi, quasi a cancellare la loro presenza dalla sua testa, poi con l’aumentare del peso aveva lasciato che allungassero quel tanto che le dava l’illusione di mitigare un poco la rotondità delle sue guance.

Ormai, comunque, il suo grasso era un compagno da cui trovava impensabile separarsi, non tanto per la disciplina delle diete quanto per la sicurezza che in certo senso le offriva. La sovrabbondanza di carne l’avvolgeva morbida e calda come una cuccia confortevole, era il suo guscio di chiocciola gigante dove si rifugiava perennemente, da cui si affacciava di quando in quando per vedere, per guardare la vita che le scorreva intorno. Sola, nascosta, protetta dagli spigoli che potevano ferirla, dal duro che la circondava.

 

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Progetti #1 – un romanzo

A breve, spero, pubblicherò un nuovo romanzo in formato ebook Kindle, il cui titolo dovrebbe essere “La grande menzogna” (ma potrebbe diventare “La più grande menzogna”).

Al momento l’ho affidato ad alcuni beta reader, per avere un riscontro pre-pubblicazione. È una cosa che non ho fatto per nessuno degli altri ebook e quindi rappresenta per me una nuova esperienza.

Non so come mi comporterò se le critiche di questi lettori saranno tali da farmi mettere in dubbio l’opportunità di pubblicare il romanzo. Spero che questo non accada, ovviamente, ma la possibilità esiste. In questo momento però non ci voglio pensare, avrò tempo e modo di farlo se sarà il caso.

Anche in questo romanzo si parla di scrittori, ma il tono non è ironico come ne “Il prossimo best seller”. La vicenda è una sorta di giallo psicologico, anche se non si tratta neanche stavolta di un vero e proprio giallo. È una storia, anzi l’intreccio di due storie, che in certo senso vanno a sovrapporsi.

Trascrivo alcuni dei pensieri espressi da uno dei protagonisti sulla scrittura, perché somigliano molto ai miei.

I personaggi e le loro vicende mi premono dentro, se non li libero mi sento sul punto di scoppiare. Resisto finché posso, ma alla fine vincono loro. Mi chiedo se sono fantasmi che vagano per l’etere alla ricerca di qualcuno che dia loro una sorta di corpo e di vita.

Dapprima è un caos, un alternarsi di buio e luce, un confondersi di immagini e di sensazioni. Poi, lentamente, linee disordinate e disperse si uniscono, un po’ per volta, e si formano figure sempre più distinte, con una loro volontà e vicende loro da raccontare. Allora scrivo. Forse, fra un po’, questi giorni saranno sufficientemente lontani nel tempo e diverranno altro, concime necessario per un nuovo raccolto. Il mio passato, quel che avviene intorno a me e nel mondo si depositano a strati nel mio inconscio, e, lì, nutrono fantasmi.

Niente di quello di cui scrivo esiste. Ma è poi così sicuro che la realtà sia proprio quella che consideriamo tale? E i mondi creati nella fantasia cosa sono? Sono davvero senza consistenza oppure hanno la realtà che scegliamo di dare loro? A volte penso che i miei romanzi trattino di persone vere, che io non conosco, ma che in qualche modo comunicano con me e mi raccontano le loro vicende, così che io le possa mettere su carta.

Tutti i miei personaggi inseguono se stessi, in un modo o nell’altro. Si scrive sempre la stessa storia, qualcuno l’ha detto. Magari a pezzi, di certo cambiando gli attori e, solo apparentemente, le scene: da ciascuno di noi non può venire fuori altro che quello che ha dentro, è inevitabile.


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Libri sulla scrittura – 1

Una prima bibliografia di libri che trattano, più o meno direttamente, di scrittura:

Natalie Goldberg – Scrivere zen

Natalie Goldberg – Wild mind (in inglese)

Gianni Rodari  – Grammatica della fantasia

Italo Calvino – Lezioni americane

Rayond Queneau – Esercizi di stile

Francis Scott Fitzgerald – Le belle storie si raccontano da sole

Mario Vargas Llosa – Lettere a un aspirante romanziere