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Il terrore viene per posta – Agatha Christie * impressioni di lettura

(titolo originale The moving finger (1942); trad. Loredana Giacchetti (1980))

Ho letto tutti o quasi i romanzi gialli di Agatha Christie, la maggior parte durante l’adolescenza, e di quando in quando ne ho riletti. In questi ultimi giorni, complice uno scambio di opinioni su Facebook, ho ripreso in mano Il terrore viene per posta. Non ricordavo affatto la storia, quindi l’ho letto come se fosse la prima volta, gustandolo appieno.
Ho ritrovato l’atmosfera delle cittadine, quella in cui spesso si muovono i personaggi della Christie, quei luoghi in cui sembra che tutto sia idilliaco, fino al momento in cui si scopre che il Male li ha contaminati.

cover Terrore x posta A Christie

Questo romanzo è narrato in prima persona da Jerry, un giovanotto che, in seguito a un incidente aereo, deve trascorrere un periodo di convalescenza in un posto tranquillo e affitta pertanto una casa a Lymstock , dove si stabilisce con la sorella Johanna. Presto i due scoprono che la vita in paese non è poi tanto serena: qualcuno invia, ora a questo ora a quello, velenose lettere anonime, una delle quali spinge una donna al suicidio.
La trama è ben congegnata, come tutte quelle dell’autrice, e la storia gradevole.
Nelle ultime pagine compare anche Miss Marple, che con il suo tocco apparentemente leggero contribuisce all’arresto del colpevole e fornisce la spiegazione del come e del perché ha ucciso.
Mi è parso che in buona misura l’attenzione sia centrata sul protagonista narratore, più che sui delitti; forse però ho perso un po’ l’abitudine di leggere questo tipo di gialli. Un protagonista simpatico, che, a detta di Miss Marple ha quasi scoperto il colpevole, notando tutti i dettagli che potevano identificarlo, ma senza riuscirci del tutto. 
Nel romanzo ci sono anche due storie d’amore, per quanto poco più che accennate.
Ho notato un uso eccessivo del passato remoto (forse una traduzione “letterale” del past tense inglese?) che mi ha un po’ disturbata.

In conclusione: una tranquilla e piacevole lettura, o rilettura se preferite: è stato come ritrovarmi con una vecchia amica.

 

 

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Intervista a Marialuisa Moro

Eccoci al primo appuntamento con le interviste agli autori self. Oggi vi presento un’autrice di cui ho letto e commentato vari ebook: Marialuisa Moro. Da pochi giorni è uscito il suo ultimo ebook, dal titolo Orrore a Helsinki: thriller finlandese.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo? Per me scrivere è un’esigenza insopprimibile, un modo di comunicare con gli altri.
  2. Perché hai scelto di scrivere thriller, noir, horror? Cosa ti consentono di esprimere? Mi piace sondare i misteri dell’animo umano e dipingere la gente nella sua realtà quotidiana: i generi sopra citati sono quelli che per me più si adattano a questo scopo.
  3. Da cosa prendi spunto per le tue storie? Dalla vita reale che mi circonda, dalle mie esperienze, da persone che conosco, da fatti di cui sento parlare e dalle letture che faccio.
  4. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie? Molto, se intendiamo eventi e persone che hanno fatto parte della mia vita. Direttamente, di autobiografico c’è poco o niente. Non c’è nessun personaggio in realtà che rifletta me stessa, perché ognuno di essi è una mistura di tanti elementi diversi che fanno parte del mio vissuto.
  5. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…) La revisione. La detesto, è la parte veramente ingrata di tutto il processo. Ed estremamente noiosa. Oltre tutto, per quanto riveda, trovo all’infinito qualcosa che sta meglio o una parola più adatta… E’ snervante! Devo costringermi a dire BASTA!
  6. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura? L’idea primaria e il processo di elaborazione della trama. Si accende la scintilla, ma poi bisogna creare i dettagli e fare in modo, se si tratta di un thriller, che tutti gli elementi coincidano secondo un nesso logico, fare attenzione a disseminare indizi e sospetti al momento giusto. Richiede elaborazione, ma è divertente. Di solito organizzo questi elementi durante lunghe passeggiate solitarie.
  7. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori? Le mie idee sulla vita e sull’animo umano. Cerco inoltre di offrire ai lettori qualche ora di piacevole lettura che li astragga dalla vita quotidiana.
  8. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli? Naturalmente, i thriller. Anni fa ho fatto una scorpacciata di thriller scandinavi, che senza dubbio mi hanno influenzata, ma non disdegno neanche gli altri generi, purché siano ben scritti e la trama sia interessante. Come autore, adoro Ken Follett, che leggo in lingua originale.
  9. Da quanto tempo scrivi? In maniera costante a partire dal duemila. Prima si trattava di opere abbozzate e non finite. Non tengo conto del mi primo romanzo, scritto a dodici anni.
  10. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla? La trovo molto utile. Il confronto aiuta a crescere e a migliorare. Leggo sempre molti libri dei colleghi di FB e faccio tesoro dei loro appunti.
  11. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni? Progetti? Se una casa editrice di un certo spessore mi notasse, facendomi una buona offerta, sarebbe certo gratificante per me, ma, anche se non accadrà, mi va bene anche così. Ho il mio pubblico di lettori e mi basta. Ognuno di noi scrive per essere letto e questa per me è la soddisfazione principale.

Ringrazio Marialuisa Moro per le sue risposte e per le sue storie che vi invito a scoprire, se già non l’avete fatto.

Ecco due dei suoi thriller:

cover Tarocchi                                        cover puzzle da MM

 

 

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Libri letti nel mese di Ottobre 2015, #4

Ecco l’ultimo gruppo dei libri che ho letto in questo mese; non manca nemmeno stavolta un romanzo della saga Le cronache del ghiaccio e del fuoco.

Le notti di Reykjavik, Arnaldur Indridason

(titolo originale Reykjavikurnætur, trad. Alessandro Storti)
In questo romanzo l’autore racconta una delle prime indagini di Erlendur, il poliziotto che è protagonista di alcuni altri suoi gialli. Erlendur opera con altri due colleghi nel turno di notte della stradale e con oro risolve casi solitamente non troppo rilevanti. Si imbatte però nella morte di un senzatetto che aveva conosciuto per strada e non si contenta della spiegazione che vuole l’uomo affogato perché ubriaco. Così procede con un’indagine personale per scoprire alla fine la verità. Il personaggio di Erlendur è interessante, molto umano, come negli altri romanzi in cui compare, ma la storia è a io avviso troppo lenta e troppo densa di piccoli casi che non riguardano la trama principale; certo, hanno un senso per rendere l’ambientazione e il modo di trascorrere le giornate e le notti de protagonista, ma complessivamente appesantiscono un po’.

I guerrieri del ghiaccio, George R.R. Martin

(titolo originale A Dance with Dragons – Book Fifth of a Song of Ice and Fire, trad. Sergio Altieri e G. L. Staffilano)
Decimo episodio della saga, che segue le vicende di alcuni dei personaggi di cui nel nono romanzo non si era letto più niente; alcune vicende, come avverte Martin stesso all’inizio del romanzo, sono contemporanee a quelle avvenuta ad Approdo del Re e dintorni nel precedente volume. Mi pare che la narrazione sia più lenta, nel senso che si svolgono meno avvenimenti rispetto ai primi romanzi, o forse è solo il fatto che, nonostante tutto, alla fine la storia diventa un poco ripetitiva. Il fatto poi di seguire tanti personaggi fa sì che le vicende di ciascuno vengano raccontate in modo molto frammentato: in parte è il bello di questa lunga saga, in parte ne è anche il limite, dato che nessuno dei romanzi è in realtà autoconclusivo.


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Libri letti nel mese di Settembre 2015, #3

La terza puntata sulle mie letture settembrine riguarda due libri, una raccolta di tre racconti e un romanzo, entrambi gialli.

Scorre la Senna, Fred Vargas

(titolo originale Coule la Seine, trad. Margherita Botto)
Tre racconti gialli per un totale di poco più di 90 pagine. Gradevoli e leggeri, tutti con il commissario Jean-Baptiste Adamsberg come protagonista. Nel primo racconto (Salute e libertà) l’indagine prende il via da un vagabondo che ha eletto come suo domicilio giornaliero una panchina davanti al commissariato; nel secondo (La notte efferata) la polizia si trova a dover risolvere un omicidio avvenuto la notte di Natale e malamente mascherato da suicidio; nel terzo (Cinque franchi l’una) un sarto senza clienti che si è adattato a vendere spugne, che trasporta in un carrello a cui ha dato nome Martin, è testimone di un tentato omicidio. Personaggi insoliti e originali, quindi, come quasi sempre nelle storie di questa autrice.

L’uomo che sorrideva, Henning Mankell

(titolo originale Mannen som log, trad. Giorgio Puleo)
Questo è il quarto romanzo della serie che ha come protagonista il commissario Kurt Wallander, della polizia di Ystad. Si tratta di un personaggio molto umano, dalla vita non facile (separato dalla moglie, rapporti difficili con il padre e la figlia) ma dotato di un notevole istinto investigativo e di sensibilità.
Wallander è sul punto di dimettersi dal suo lavoro di poliziotto, perché non riesce a superare il fatto di aver ucciso un uomo, ma l’assassinio di un suo amico lo induce a ritirare le dimissioni e a riprendere la sua attività. L’indagine si rivela molto complessa, soprattutto perché molti dettagli indicano che probabilmente nell’omicidio è coinvolto un uomo d’affari ricco e potente, con società e interessi in tutto il globo, e la polizia deve operare con molta cautela. In tutta la vicenda quello che interessa di più non è il chi è stato (quello è in realtà abbastanza chiaro fino dall’inizio) ma il perché e il come, nonché il come trovare le prove.
Ho letto quasi tutti i romanzi con Wallander protagonista e la maggior parte mi sono piaciuti per più motivi, esattamente come questo: la vicenda gialla è interessante, i personaggi sono molto umani e realistici, con le loro debolezze, difetti e slanci, gli eventi delittuosi sono solitamente intrecciati con importanti temi di attualità. In altre parole: Mankell racconta di come vanno le cose al giorno d’oggi per mezzo di storie gialle; inoltre mi consente di conoscere un poco la Scania e la Svezia.


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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 24 aprile

Anthony Trollope

(1815 – 1882), scrittore inglese.
Di lui ho letto Il dottor Thorne, il terzo di sei romanzi ambientati nella contea immaginaria del Barsetshire.

Sue Grafton

(1940), scrittrice statunitense.
Autrice prevalentemente di gialli; di lei ho letto “P come pericolo.”

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il giorno 1 aprile

Edmond Rostand

(1868 -1918), poeta e drammaturgo francese.
Ho visto in teatro “Cyrano de Bergerac”  e, mi pare, l’ho anche letto. Grande storia d’amore e celebrazione della parola.

Edgar Wallace

(1875 – 1918), scrittore, giornalista e drammaturgo britannico.
Di lui ho letto oltre trenta romanzi gialli. Seguono tutti un po’ lo stesso schema e in quasi tutti c’è anche una storia d’amore che si conclude felicemente.

Milan Kundera

(1929), scrittore, saggista e poeta ceco.
Di lui ho letto parecchi anni fa “L’insostenibile leggerezza dell’essere“, ne ricordo poco ma mi era piaciuto, anche se l’ho trovato lento. C’era anche un cane, mi pare.

Sandro Veronesi

(1959), scrittore italiano.
Di lui ho letto “Caos calmo“, che a tratti non mi è dispiaciuto e a tratti mi è sembrato prolisso, e “XY” che ho trovato un po’ pedante e farraginoso e la cui conclusione non mi è piaciuta affatto.

Beatrice Masini

(1962), traduttrice e scrittrice italiana.
Di lei ho letto alcuni libri per ragazzi fra cui mi sono piaciuti abbastanza “Se è una bambina” e “Bambini nel bosco“, il secondo mi pare più adatto agli adulti.

 

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Scrittrici, due parole sulle mie preferite

In occasione dell’otto marzo vorrei dire due parole sulle scrittrici che preferisco, tra quelle che ho letto, ovviamente. Ad alcune di esse ho dedicato anche un articolo (vedi i vari link).

Una delle autrici che amo di più è Jane Austen; credo di aver riletto “Orgoglio e pregiudizio” decine di volte. Ho letto anche gli altri suoi romanzi, la maggior parte almeno due volte: sono tutti intrisi della stessa ironia sottile e spirito di osservazione, e so che molti considerano “Emma” il suo capolavoro, ma secondo me né quello né gli altri raggiungono le vette di “Orgoglio e pregiudizio”.

Altra grande scrittrice è per me Ursula K. Le Guin, che ho scoperto in tempi relativamente recenti; i suoi romanzi che amo di più sono “La mano sinistra delle tenebre” e la saga di Earthsea.

Ho amato molto anche la prima Isabelle Allende, fino a “Paula”: ho trovato splendidi sia i romanzi (“La casa degli spiriti”, “D’amore e d’ombra” e “Il piano infinito”) che i racconti di Eva Luna.

Altra autrice sudamericana davvero brava è per me Marcela Serrano, romanzo preferito (ma sono tutti molto belli): “Antigua vita mia”. A questo link citazioni da “Nostra signora della solitudine”.

Tracy Chevalier scrive romanzi storici che hanno per protagoniste delle belle figure di donne, quello che ho apprezzato di più è “Strane creature”.

Di Virginia Woolf amo soprattutto “Una stanza tutta per sè”.

Anche come rappresentante di tutte le autrici di gialli, un genere che, soprattutto da giovane ho frequentato molto, aggiungo a questo gruppo Agatha Christie.

 

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 5 febbraio

Joris Karl Huysmans

(1848 – 1907), scrittore francese.
Di lui ho letto molti anni fa “Controcorrente” (À rebours), mi piacque.

William S. Burroughs

(1914 – 1997), scrittore statunitense.
Di lui ho letto anni fa “Il gatto in noi”. Non ne ricordo nulla.

Margaret Millar

(1915 – 1994), scrittrice canadese.
Di lei ho letto alcuni gialli.

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 30 novembre

Jonathan Swift

(1667 – 1745), scrittore irlandese.
Di lui ho letto da bambina “I viaggi di Gulliver”, quindi di sicuro in un’edizione ridotta. Però, per quanto mi siano sempre piaciuti i racconti di avventura e di fantasia, con questo non ho mai avuto feeling, anzi per certi versi o in certe parti è stata una lettura sgradevole. Forse in realtà non è un romanzo per ragazzi e quello che da bambina non capivo comunque mi disturbava inconsciamente.

Mark Twain

(1835 – 1910), scrittore statunitense.
Anche di lui ho letto l’edizione ridotta di “Le avventure di Tom Sawyer” e anche in questo caso si tratta di un romanzo che non ho amato molto. Forse lo sentivo lontano da me, non saprei dire.

Lucy Maud Montgomery

(1874 – 1942), scrittrice canadese.
Di lei ho letto il racconto “Un sacrificio redentore”, e il romanzo per ragazzi (primo di una serie) “Anna dai capelli rossi”.

Maria Bellonci

(1902 – 1986), scrittrice italiana.
Di lei ho letto “Lucrezia Borgia“, interessante e ben scritto romanzo-biografia.

John Dickson Carr

(1906 – 1977), scrittore statunitense.
Autore di molti gialli firmati anche con altri nome, fra cui Carter Dickson.
Dei suoi romanzi ne ho letti davvero tanti, è uno degli scrittori di polizieschi che preferisco. Il detective che trovo più interessante è Henri Bencolin, prefetto delle polizia parigina. Fra le storie senza personaggi fissi una delle mie favorite è “La sposa di Newgate“, un giallo storico ambientato nella Londra del 1815.

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 10 novembre

Friedrich Schiller

(1759 – 1805), poeta tedesco.

Patricia Wentworth

(1878 – 1961), scrittrice britannica.
Ho letto di lei alcuni gialli, diversi anni fa.

Neil Gaiman

(1960) scrittore britannico.
Dato il successo dei suoi libri ho deciso di leggerli; ho iniziato da uno a caso, “Coraline” che però non mi è piaciuto. Mi ha ricordato un poco le atmosfere di certi romanzi di Dahl, che ho apprezzato molto di più. Leggerò comunque altre cose. Ho letto “Stardust”, che non mi ha entusiasmata. Ho poi letto anche “Buona Apocalisse a tutti“, scritta insieme a Terry Patchett. Nel blog ho pubblicato alcune citazioni da questo romanzo.