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Libri sotto l’albero, Colloqui con l’autore * Roberto Bonfanti

Nell’ambito dell’iniziativa “Libri sotto l’albero” abbiamo incontrato alcuni autori indipendenti e posto loro alcune domande.

L’intervista che segue è a Roberto Bonfanti, autore fra l’altro di “Il primo a tornare fu il cane”, di cui potete leggere per prima cosa la

sinossi

“Roberto Bonfanti sa scrivere in modo da tenere desta l’attenzione pagina dopo pagina. In questi racconti trasporta il lettore su una linea di confine incerta: tra vita e morte nella storia intitolata come la raccolta, tra antiche superstizioni e moderni populismi in “La strega”, tra sobrietà e cupidigia ne “L’uomo del banco dei pegni”. I brevissimi “2037” e “Le nostre passeggiate notturne” sono più dei divertissment che però hanno ugualmente lo scopo di spiazzare il lettore.
Una narrativa di intrattenimento che non intende proporre dialoghi sui massimi sistemi, ma solo farsi onestamente leggere e, tra le righe, fornire anche qualche spunto di riflessione sulla vita quotidiana e sulla società contemporanea.”
(sdvp – Acquisto certificato)

Racconti ben scritti, assolutamente intriganti e avvincenti; con un mix di ironia, occhio critico sul mondo che ci circonda, e, alcuni, una deriva surreale.
Hanno un finale “che spiazza” in più di un caso, come è nei migliori racconti. Quindi che altro dire? È una lettura che consiglio.
(Ant – ebook letto con abbonamento kindle unlimited)

Era in quei momenti solitari, nei quali tentavo disperatamente di aggrapparmi alle certezze, ai dati di fatto, che la mia razionalità era messa a dura prova.”
Cinque racconti, non sto neanche a dire di cosa parlano, si fa prima a leggerli.

cover primo a tornare il cane

Intervista

Concetta D’Orazio: Roberto, ho letto e recensito la tua raccolta che, come sai, mi intrigò molto. Non riuscii a staccarmi dal libro prima di aver terminato. Ti rinnovo i complimenti. Voglio iniziare l’intervista con il chiederti: quando scrivi, hai già l’abbozzo della storia pressoché completo nella testa? Oppure il racconto ti si delinea davanti agli occhi a poco a poco, sotto la spinta della penna?

Roberto Bonfanti: Ciao Concetta, di solito parto da un’idea, un abbozzo, una semplice immagine, poi la storia si delinea e si integra a mano a mano che scrivo, spesso portandomi da un’altra parte rispetto all’intenzione iniziale. Altre volte cerco di seguire uno schema più rigido, cercando di rimanere fedele a uno schema predefinito, ma è molto più raro.

Concetta D’Orazio: Dunque non hai un metodo preciso: è la storia stessa che ti dice se devi “seguirla” oppure se devi “programmarla a priori”. 😉

Roberto Bonfanti: Esatto, non so se è un metodo ortodosso, ma non saprei fare altrimenti.

Antonella Sacco: Ciao, Roberto. Anch’io ho letto e apprezzato i tuoi racconti quando è uscito l’ebook. La mia prima domanda, anche se banale: preferisci scrivere racconti o romanzi? Oppure ti trovi bene in entrambi i casi? E perché?

Roberto Bonfanti: Sono uno scribacchino “pigro”, quindi mi trovo meglio con i racconti che con i romanzi, e questione di lunghezza del testo ��. In realtà penso che il racconto sia quasi più difficile di una narrazione lunga, bisogna avere il dono della sintesi, rimanere concentrati su un particolare, una scheggia narrativa, senza divagare troppo dal cuore del racconto, cosa che, invece, è quasi fisiologica in un romanzo.

Antonella Sacco: Vero, dicono tutti che il racconto sia più difficile. Io però penso che la scelta dipenda soprattutto da cosa si vuole comunicare. Tu sei d’accordo?

Roberto Bonfanti: Sì, certo. Come dicevo, il racconto isola un frammento, quindi è adatto per una storia ben delimitata come tempi e spazi, o comunque che appartiene a un’unità narrativa circoscritta. Il respiro ampio del romanzo si presta a una narrazione ben più articolata. A questo proposito, in Italia adesso il racconto è un po’ snobbato, o perlomeno sottovalutato rispetto al romanzo, eppure abbiamo una lunga tradizione di autori che ne hanno scritti di altissimo livello, pensiamo a Buzzati, Calvino, Pirandello, Gadda ecc. Io personalmente amo molto le antologie, sono una parte rilevante delle mie letture.

Antonella Sacco: Sì, abbiamo dei narratori di racconti fantastici. A parte Gadda gli altri tre che hai nominato sono anche nel mio Pantheon…

Antonella Sacco: Quanto “conta” l’ironia nelle tue storie? In diversi racconti di questa raccolta e in quelli di altre è presente una vena ironica (cosa che peraltro apprezzo molto).

Concetta D’Orazio: Anch’io apprezzo molto questa caratteristica propria della scrittura di Roberto.

Roberto Bonfanti: Molto, mi piace l’ironia, il sarcasmo, il surreale, tutto ciò che scardina la “seriosità” (non la serietà), delle vicende umane e del loro racconto.

Concetta D’Orazio: Roberto, quanto tempo dedichi alla revisione dei testi e come la organizzi?

Roberto Bonfanti: Ecco, anche qui sono poco organizzato. Quel che è certo che ho imparato a mie spese quanto conti una rigorosa revisione, oggi potrei non smettere mai, a ogni rilettura vorrei cambiare qualcosa. Di solito faccio passare un po’ di tempo dalla prima stesura e poi procedo a rivederla, rivederla, rivederla… A un certo punto mi impongo uno stop e considero definitivo il testo. E qualche refuso e imprecisione rimane comunque, cose che modifico in un’ulteriore revisione e così via.

Concetta D’Orazio: In questo momento in cosa sei impegnato? Scrivi?

Roberto Bonfanti: Qualche racconto, ma vado a rilento. Come dicevo, sono uno scribacchino pigro. Ho un romanzo in stand-by da non so più quanto tempo.

Antonella Sacco: Un romanzo che sto aspettando da un SACCO di tempo…

Concetta D’Orazio: Come ti capisco.

Antonella Sacco: Parlando di cover: quella di questa raccolta è molto intrigante a parer mio. Di solito come ti regoli, hai un’idea in mente e cerchi un’immagine adatta a realizzarla o viceversa cerchi delle immagini e poi le “intoni” al libro?

Roberto Bonfanti: Sì, di solito cerco un’immagine ad hoc, poi la modifico sempre con un programma di grafica. Sono un autodidatta e ho trovato interessanti alcuni articoli sulla composizione delle cover, sui font da utilizzare, le proporzioni fra titolo e nome autore ecc. Naturalmente scelgo un’immagine right free, ci sono molti siti che ne forniscono.

Antonella Sacco: Roberto, altra domanda. Fra i tuoi racconti ve ne sono anche di surreali, genere che trovo intrigante. Tu preferisci scriverne di realistici o di surreali/fantastici? E riguardo alle tue letture in proposito?

Roberto Bonfanti: Dipende, a seconda dell’ispirazione. Come dicevo in una risposta precedente mi succede che mentre vado avanti nello scrivere la storia viri in quella direzione. Di sicuro è un’influenza delle mie letture, uno degli autori che mi piacciono molto è Bulgakov, vero maestro della letteratura surreale, come pure molti scrittori sudamericani, che spesso inseriscono elementi di realismo magico nella loro scrittura. Senza dimenticare Kafka, la Kristóf e i già citati Calvino e Buzzati. E tanti altri, naturalmente.

Concetta D’Orazio: Roberto, c’è un personaggio dei tuoi racconti a cui ti senti più legato?

Roberto Bonfanti: In questa raccolta forse al personaggio del racconto “La strega”, di recente ho scritto una storia che è una specie di prequel, dove immagino un po’ la sua vita precedente, di quando era giovane. In generale, nella mia produzione, a Claudio, il protagonista dei miei due romanzi “La vita è dura nei dettagli” e “Cose che si rompono”.

Concetta D’Orazio: E, al contrario, esiste un tuo personaggio che non sopporti?

Roberto Bonfanti: Bella domanda, Concetta. No, devo dire che anche per i personaggi per i quali ho disegnato un ruolo negativo provo una certa comprensione e, in qualche modo, affetto. Di solito, anche nelle mie letture, apprezzo le caratterizzazioni di figure che non siano solo bianche o nere, positive o negative, ma che presentino molte sfaccettature.

Concetta D’Orazio: Bella risposta.

Antonella Sacco: In questa raccolta di racconti c’è anche qualcosa di autobiografico, anche se “mascherato”?

Roberto Bonfanti: In questi racconti non molto, ho cercato di sfruttare la possibilità che dà la scrittura, quello di immaginare situazioni ed esistenze anche lontane dalla mia esperienza di vita.

Antonella Sacco: Mi sembra giusto 🙂 Immaginare è un modo “diverso” per fare esperienze.

Concetta D’Orazio: Roberto, quanto ritieni che sia utile, ai fini della promozione di un autore, partecipare attivamente alle varie attività o alle diverse discussioni all’interno dei gruppi dedicati alla lettura e alla scrittura?

Roberto Bonfanti: Secondo me è utile, almeno come scambio d’idee, opinioni sui meccanismi della scrittura, consigli sui metodi di promozione ecc. Una specie di “corso d’aggiornamento” per scrittori indipendenti. Ai fini della promozione vera e propria non molto, penso. I gruppi di facebook che si occupano di letteratura sono fondamentalmente di due tipi: quelli composti prevalentemente da scrittori e quelli formati da lettori. Nei primi ci rivolgiamo a “colleghi”, alcuni collaborativi, altri meno, ma tutti interessati più a fare promozione che a subirla. Nei secondi proporre, o anche solo parlare del proprio libro è considerato alla stregua di un sacrilegio.

Recensioni

Nel seguito potete leggere le recensioni dagli aderenti all’iniziativa Libri sotto l’albero fatte alla raccoltaIl primo a tornare fu il cane

Sergio Bertoni: Quando, il 4 ottobre 2017, ho acquistato questa pregevole raccolta di racconti di Roberto Bonfanti sapevo già che non sarei rimasto deluso: è un autore del quale credo di aver letto ogni libro e che mi è sempre piaciuto. Una scrittura nitida e scorrevole che coinvolge e, quasi senza rendersene conto, si è portati a continuare a leggere, con l’ansia di scoprire il finale che, quasi sempre, conserva una inattesa sorpresa. Spesso ho avuto modo di recensire con piacere diversi autori indipendenti le cui opere non hanno nulla da invidiare a quelle dei ben più noti e pubblicizzati scrittori pubblicati dalle blasonate case editrici, lo avrei fatto anche con questa deliziosa raccolta se non ne fossi stato impedito dagli stupidi e spesso incomprensibili algoritmi di Amazon, che mi segnalano: “Siamo spiacenti, non sei idoneo a recensire questo prodotto. Per ulteriori informazioni, si prega di fare riferimento al nostro Guida comunitaria.”

Concetta D’Orazio: “Il primo a tornare fu il cane” è una raccolta di racconti che conferma l’abilità dell’autore a mantenere costante l’attenzione del lettore e ad alimentare la sua curiosità. Il finale è sempre una gran sorpresa, utilizzato anche per stimolare la riflessione su particolari credenze o convinzioni popolari, già anticipate nel corso della narrazione.
Ho letto senza interruzione le storie contenute in questo e-Book, non sapendomene distaccare prima di aver finito.
Roberto Bonfanti sa bene come utilizzare un linguaggio piano e lineare ma che sappia ben comunicare l’intensità delle vicende vissute dai vari personaggi.
Lettura consigliata.

Antonella Sacco: Si tratta di una raccolta di cinque racconti, tutti ben scritti, assolutamente intriganti e avvincenti; con un mix di ironia e di occhio critico sul mondo che ci circonda.
Il primo, che dà il titolo alla raccolta ed è il più lungo ha una deriva surreale, come, in parte, anche il secondo; “La strega” e “2037” ironizzano, con più amarezza il primo, con un certo divertimento il secondo, sulla società odierna. Infine, l’ultimo racconto è un po’ come un dessert alla fine del pasto, perché lascia il lettore con un’immagine di tenerezza negli occhi.
Tutte le storie, comunque, hanno un finale “che spiazza”, come è nei migliori racconti.

Consideriamo queste chiacchierate non concluse, chiunque voglia commentare, fare una domanda, intervenire in qualche modo, è benvenuto.

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Autoeditoria: Intervista a Oscar J. Lufuluabo

Interessante intervista a Oscar J. Lufuluabo

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Da oggi, e spero per un po’, inizia un nuovo giro di interviste. Dopo quelle agli scrittori liguri ho deciso di ampliare i miei interessi e intervistare altri autori. Ma con uno scopo: quello di mostrare e dimostrare che un autore che si autopubblica (meglio: un autoeditore), non è affatto un dilettante, uno che si improvvisa. Si tratta, spesso, di persone che hanno ben chiaro quello che vogliono e che sanno come muoversi. Lo scopo di queste chiacchierate infatti, è indicare come l’autoeditoria, anche in Italia, sta crescendo e si sta lasciando alle spalle il dilettantismo, il pressapochismo, per diventare col tempo che passa, sempre più professionale.
A chi sono dedicate queste interviste? Al pubblico. Ai lettori, alle lettrici. Se è vero che tanta autopubblicazione è, ahimè, ancora di pessima qualità, ci sono sempre più autori e autrici che lavorano sui propri testi con passione e professionalità. E in futuro…

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Intervista a Noemi Gastaldi

Ecco un’altra intervista a una brava autrice self, Noemi Gastaldi, autrice di una trilogia fantasy, di alcuni spin-off della stessa e di un romanzo erotico. Ad eccezioni di quest’ultimo i suoi scritti sono tutti pubblicati come ebook self sullo store di amazon. Trovo la scrittura di Noemi originale e raffinata, come pure le sue storie.

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Qui accanto la cover e il link all’ebook contenente la Trilogia “Oltre i confini”, una saga fantasy davvero originale, ambientata in parte in Italia, soprattutto a Torino, e in parte nel mondo fantastico Oltre i confini.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Bella domanda. Scrivere, per me, è sempre stato un modo per liberarmi dai troppi pensieri. Mettere su carta ciò che ho in testa serve a liberare la suddetta. Sì: sono una testa vuota per scelta.

  1. I tuoi romanzi e racconti sono tutti fantasy, ad eccezione di un erotico (l’unico tuo testo che non ho ancora letto). Perché hai scelto questo genere, cosa ha per te di diverso/di più degli altri?

Il fantasy è libertà… libertà di dire che esiste qualcosa che va oltre la materia e il quotidiano, e di parlarne senza perdersi in inutili dimostrazioni dell’indimostrabile

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Da tutto. Dalle emozioni e dai sogni, da ciò che vedo e ho voglia di interiorizzare e ributtare fuori.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Abbastanza, in effetti. Ma mai tutto… Ogni personaggio nasce da qualcosa che mi riguarda da vicino, ma poi prende vita e va avanti da sé. A volte parlo dei miei libri come se fossero figli ed è principalmente per questo, per come escono da me se vanno per conto proprio.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Uh… non saprei. Tutto e niente. A volte per passare dalla scaletta alla stesura impiego dei mesi, poi quando la cosa prende il via sembra che la storia sia sempre stata lì, già scritta. Altre volte se devo chiudere ho l’impressione che lo spazio non basti, ma alla fine anche quello finisce per risolversi. Nel complesso mi ritengo una scrittrice insicura che se ne frega delle insicurezze. Anche nella revisione: butterei sempre via tutto, non è mai come lo avevo immaginato, ma per fortuna so decidermi a delegare tutto a lettori-beta e collaboratori… prima di impazzire!

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

A dire la verità, l’unica cosa che mi rende entusiasta è vedere i miei libri finiti, fruibili dai lettori, letti, chiacchierati e recensiti. Per il resto, come accennavo, la scrittura per me non è entusiasmo ma liberazione…

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Riconosco due frasi diverse. Quando ho pubblicato il mio primissimo libro (quello erotico che non hai letto 😛 ) mi ero proposta di essere quasi una reporter, di divulgare ciò che vedevo e trasmettere sostanzialmente una sospensione del giudizio di fronte a quelli che sono i fatti narrati.
Poi qualcosa è cambiato, e quando ho iniziato a scrivere fantasy ho invece iniziato a desiderare l’opposto, cioè di portare i lettori nel mio mondo, nei miei sogni e nelle mie emozioni. Tramite il fantasy si può dire davvero di tutto… si gioca, e si porta fuori il proprio interno.
Quello che è cambiato in me, è soprattutto l’aver intrapreso con serietà un percorso esoterico (chi è curioso e vuole approfondire può cercare “Peste di Granfie”). In pratica, al sempre presente desiderio di raccontare la realtà e svuotarmene quando essa mi riempie la testa di pensieri, si è aggiunta la volontà di dire quale è effettivamente il mio modo di vedere le cose, anche (e soprattutto) toccando argomenti come la spiritualità e l’esoterismo… che per me sono ormai non estrinsecabili dalla realtà suddetta, cosa che però non vale per tutti.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Amo leggere di tutto. Mi attraggono quei libri da cui non so cosa aspettarmi, indipendentemente dal genere, per me la curiosità è la molla che fa scattare il desiderio di leggere.

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da quando ho imparato a farlo

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Mi piace! In tutte le cose, come si migliora se non ci si confronta? E poi viviamo in uno strano mondo in cui tutti ci aspetteremmo di trovare molti lettori e pochi scrittori, ma poi scopriamo che la maggior parte dei lettori scrive anche. Evitare i colleghi vorrebbe dire evitare anche buona parte dei propri lettori xD

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Sto continuando con i miei viaggi oltre i confini e le relative cronache 😀
La prima novità (uscirà forse dopo Natale o in primavera) sarà una raccolta di racconti a incastro. Ogni racconto è uno spinoff della trilogia “Oltre i confini – saga dell’immateriale”, parliamo quindi di Casamatta, Male Dire, Il coltello, e un inedito… Insieme questi racconti dipingono un quadro più ampio, una solta di prequel della trilogia, e la protagonista assoluta sarà Lily la fantasmina … prima di diventare tale.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

No, guarda, va bene così 😀 si è fatta una certa ora e l’unico mio desiderio è di non aver scritto scempiaggini

Grazie Noemi e buon proseguimento per la tua scrittura.

 

Pubblicato in: Interviste self

Intervista a Roberto Bonfanti

Oggi pubblico l’intervista fatta a un altro bravo autore self, Roberto Bonfanti, autore di alcuni romanzi e raccolte di racconti, tutti pubblicati come ebook self sullo store di amazon. Ho un particolare feeling con la scrittura, spesso velata di ironia, di Roberto, forse perché siamo entrambi toscani.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Domanda difficile. Credo che scrivere sia la forma di comunicazione per eccellenza, il modo di esprimere i propri pensieri con una costruzione complessa e articolata. Inoltre mi piace immaginare e dar voce a qualcuno “altro da me”, forse per lo stesso motivo per il quale amo leggere: vivere più esistenze rispetto alla mia, della quale non mi posso lamentare, ma che è pur sempre una sola.

  1. I tuoi scritti appartengono a generi diversi; ti trovi a tuo agio in tutti o ci sono dei temi e dei contesti che senti più affini e, quindi, dei quali preferisci scrivere?

La narrativa contemporanea, termine che racchiude tutto e niente, è il genere nel quale mi trovo più a mio agio. Nei miei scritti ci sono spesso riflessioni sulla vita, sul quotidiano, affidate ai miei personaggi, che sono uomini e donne comuni, con le loro gioie e i loro piccoli e grandi drammi. Mi piace mettere alla prova questa “normalità” calandola in situazioni che, invece, non lo sono affatto.

cover La vita è dura nei dettagli

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Dipende, a volte da una parola, da una conversazione ascoltata per caso, da un fatto o una notizia di cronaca, in generale dal mondo che mi circonda. Poi magari lo spunto iniziale diventa secondario e le parole vanno in tutt’altra direzione. Spesso il titolo mi viene in mente prima della storia e del suo sviluppo.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

C’è il mio riflesso, che cerco di nascondere il più possibile, qualche volta ci riesco bene, altre volte continua, capricciosamente, a fare capolino qua e là nel racconto.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

L’inizio, la fine, la revisione… e tutto quello che c’è in mezzo. Seriamente, penso che scrivere non sia mai facile; ci sono i momenti in cui le parole scorrono fluide dai miei pensieri al foglio di carta, pardon, alla pagina di word, ma anche in quelle occasioni felici trovo che lo sforzo di rendere, al meglio delle mie possibilità, la mia scrittura convincente, be’, quello non  mi abbandona mai. Non parliamo poi di quando vengo assalito dal blocco dello scrittore!

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Quando riesco a scrivere un passo che mi sembra ben riuscito mi sento gratificato. Poi, magari, il giorno dopo lo rileggo, non mi sembra più così buono, lo modifico finché non mi appaga. Questa alternanza di entusiasmo e scetticismo che, forse, è il mio approccio comune a tutto quello che faccio.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Spero di riuscire ad entrare in empatia con il lettore, di esporre ciò che voglio raccontare come un possibile punto di vista capace di far riflettere, sorprendere, emozionare, all’occorrenza divertire.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Sono cresciuto leggendo di tutto, molti classici, tanta fantascienza (non mi perdevo mai un numero di Urania), genere che peraltro non ho mai affrontato come autore, forse perché mi manca quella capacità visionaria che mi affascinava tanto nei romanzi che leggevo da ragazzo. Anche ora sono un lettore onnivoro, ma se devo citare qualche autore in particolare direi che, in ordine sparso, i miei preferiti sono: Calvino, Bulgakov, Ballard, Palahniuk, Dostoevskij, Benni, Kafka, Bukowski, Eco…

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da tanto tempo, ma in maniera molto discontinua. Solo negli ultimi anni sono riuscito a dare forma più concreta ai miei scritti, e così sono nati i racconti, i romanzi.cover-rb-cose-che-si-rompono

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

La trovo molto interessante, forse più negli aspetti comunicativi che nella scrittura vera e propria. L’era dei social network mi ha fatto scoprire un universo variegato e multiforme di letteratura indipendente. Ho frequenti contatti e scambi di opinioni con altri autori, con i quali intrattengo, quasi sempre, un ottimo rapporto. Ho anche dedicato un blog a questo mondo.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Avere più tempo da dedicargli, scrivere meglio, leggere tanto, portare a termine cose iniziate e passare oltre.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Non abbiamo parlato di motociclette, sarà per un’altra volta!

 

Grazie Roberto per averci raccontato di te e del tuo rapporto con la lettura e la scrittura.

Auguri per i tuoi romanzi e racconti. Spero di leggere presto un tuo nuovo ebook.

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Intervista a Riccardo Pietrani

Oggi pubblico l’intervista fatta a un altro bravo autore self, Riccardo Pietrani, autore di vari romanzi di Fantascienza, l’ultimo dei quali, La caccia, è appena uscito in versione ebook amazon.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo e da quanto tempo?

In linea generale ho sempre avuto la necessità di esprimermi in qualche modo, di dare sfogo alla cosiddetta “vena artistica”, se vogliamo chiamarla tale. Il disegno prima e in particolare i graffiti poi hanno soddisfatto in pieno questo mio desiderio viscerale per tanti anni. Però la vita evolve, si cresce, l’età porta con sé responsabilità di vario tipo, e se la spinta in una determinata direzione va a cozzare contro di esse arriva un momento in cui bisogna porre la parola fine. Così è stato con il mio cammino nel writing. D’altra parte la succitata “vena” non poteva frenarsi, e da qualche parte doveva pur sfociare. Ho sempre letto moltissimo, a periodi alterni magari, ma con una media decisamente alta, e avevo anche provato ad abbozzare qualche pagina intorno ai 19-20 anni, ma è rimasta lì, su un quaderno a righe che conservo ancora come un cimelio. Verso i 25-26 anni, quando il mio percorso nei graffiti è giunto al termine, è riesplosa la voglia di narrare una storia, di mettere su carta la mia fantasia.

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  1. Perché la scelta di scrivere fantascienza? Cosa ti consente di esprimere/condividere con i lettori? Da cosa prendi spunto per le tue storie?

All’epoca, all’inizio della mia avventura di autore, oltre alla narrativa, leggevo moltissimi saggi di para-Archeologia, ufologia e misteri in genere, assieme ad articoli di fisica e astrofisica. Ancora non c’erano i social, quindi l’inquinamento di “bufalari” e “complottisti” era molto limitato. Ho sempre trovato la fantasia indissolubile dalla scienza, ho sempre cercato quel riferimento anche microscopico in ogni leggenda, credenza, mito. La fantascienza è la branca del fantastico che più mi permette di dare sfogo ai miei viaggi, a ipotesi e supposizioni basate su questi elementi, con un approccio per quanto possibile scientifico e verosimile. Quindi, per quanto voglia che le mie opere siano puro intrattenimento, non mi dispiacerebbe sapere che un lettore si sia andato a cercare l’avvenimento X o il dato Y riferito a storie di sua conoscenza, ma su cui magari non aveva mai indagato o prestato attenzione. Visto il lavoro di documentazione che faccio ad ogni mia opera, poi, sarebbe un bel riconoscimento 

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Metto quasi sempre qualche dettaglio, cose di poco conto per lo più. La stragrande maggioranza dei lettori non se ne accorgerà nemmeno, ma è divertente la reazione di alcuni amici che mi conoscono bene 

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Il mio più grande, sconfinato, e penso irrisolvibile problema penso sia l’incostanza. Posso scrivere 5000 parole in un giorno e scriverne 0 in un mese. Per quanto abbia le idee sempre chiare in testa sulla storia, sulle meccaniche, sui personaggi, semplicemente succede che molti giorni mi metta a fare altre cose e non riesca proprio ad aprire word. Una sorta di repulsione, un amore-odio alla poeta maledetto, solo che c’è ben poco di poetico in una produzione rarefatta: mentre è ovvio che la qualità sia il metro di giudizio primario, anche essere prolifici è molto importante, non fosse altro per una questione di branding sui social e altrove, di algoritmi dei vari store, e, non ultimo, di mero guadagno.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Ciò che mi piace di più è senza dubbio imbastire l’intreccio, visto che spesso e volentieri le mie storie sono abbastanza complesse. Adoro creare una struttura ad apertura progressiva ed esponenziale, che partendo da vicende apparentemente minimali e scollegate si dipana in qualcosa di sempre più grande e omnicomprensivo.

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  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

La classica risposta è “leggo di tutto”, ma la realtà è che leggevo di tutto prima di iniziare a scrivere. Dopo, salvo sporadiche eccezioni, ho iniziato a leggere solo ciò che ha contaminazioni fantascientifiche, anche in minima parte, per quanto riguarda la narrativa. Potrei quindi citarti Dick, Ballard, Matheson ma anche Cooper, Crichton, Rollins… indubbiamente la mia lettura preferita, finora, rimane “Incontro con Rama” di Clarke. Leggo poi, a fini di analisi e documentazione, molti scritti di diversi autori che propugnano teorie “alternative” su vari argomenti (mantenendo, com’è ovvio o come dovrebbe essere, un approccio molto scettico), come Graham Hancock, Rand Flem Ath, Mauro Biglino.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Sì, in tutto e per tutto. Il problema per un autore indie, dal mio punto di vista, non è tanto essere snobbati da un presunto “circuito ufficiale” fatto di blogger, giornalisti e agenti letterari con la puzza sotto al naso, ma da una serie di lettori che bolla un autopubblicato come un “rifiuto” dell’editoria, e non come una libera scelta. Costantemente, incessantemente, poi, i succitati blogger e giornalisti pubblicano articoli a rinforzo di questa tesi: d’altronde basta tenere sempre presente che la loro è un’analisi di parte, interessata, poiché tutti quelli che vanno per la loro strada non passano attraverso loro e i loro portafogli/diritti/royalties ecc. In quest’ottica “l’unione fa la forza” è quanto mai azzeccato, anche se spesso molti self publisher preferiscono scannarsi l’un l’altro mossi dall’invidia, dal sospetto, dai fraintendimenti.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Senza dubbio ho intenzione di darmi una mossa e recuperare un po’ di tempo perduto, visto che La Caccia è uscito il 22 settembre 2016 e l’ultima pubblicazione precedente era del 5 dicembre 2014. Terminerò quindi la saga del Progetto Abduction con altri due capitoli, che conto di far uscire a cadenza di tre-quattro mesi al massimo, e ho già pronto al 50% un romanzo autoconclusivo che si basa sulla leggenda urbana del Satellite Black Knight.

Grazie Riccardo per averci raccontato di te e del tuo rapporto con la lettura e la scrittura. Concordo con te (pur essendo una lettrice praticamente onnivora) sul fatto che la fantascienza offra grandi spazi per la curiosità e la fantasia e consenta (ancora) di indagare in modo avvincente sul mondo in cui viviamo, sulle sue contraddizioni e sui suoi misteri.

Auguri per i tuoi romanzi.

 

 

Pubblicato in: Riflessioni

Riflessione, sull’arte

Stamani in TV ho visto, nella trasmissione di RAI Storia Il giorno e la storia, un frammento di un’intervista a un amico (forse anche critico d’arte, non so chi fosse) di Pablo Picasso, il grande pittore morto proprio il giorno 8 Aprile (1973).

Questa persona raccontava che durante una sua visita a Picasso questi gli aveva chiesto cosa pensassero i giovani di lui (di Picasso) e la sua risposta era stata: “Dicono che dipingi troppi quadri”.
Picasso, che in quell’occasione aveva mostrato all’amico una sessantina di quadri, dipinti tutti negli ultimi due o tre mesi, disse indicandone uno all’amico: “A te quel quadro sembra molto bello vero?” “Trovo che sia molto bello sì” “Secondo te lo avrei potuto dipingere se prima non avessi dipinto tutti gli altri?”

(Il dialogo è citato a memoria, quindi di sicuro un po’ impreciso, ma l’ultima battuta è quella.)

Questo episodio mi ha colpita, perché in buona misura condivido il concetto espresso da Picasso: a volte è utile o meglio necessario produrre molto (magari di mediocre) per riuscire a tirar fuori da noi qualcosa di veramente bello, qualcosa che valga la pena. Il molto si può intendere sia nel senso di allenamento per raggiungere una grande padronanza del mezzo espressivo da noi scelto, sia come bisogno di liberarsi di robaccia che abbiamo dentro e che sta sopra a quello che veramente vogliamo comunicare.
Probabilmente per altri è vero il contrario, trovano più naturale dedicarsi a poche opere investendo su di esse tutte le loro emozioni e le loro capacità.

Ovviamente non credo che ci sia una strada migliore di un’altra, ognuno segue la sua e, penso, è già molto se (non essendo un Picasso) riesce a scoprire qual è…


Pubblicato in: I miei libri, Libri

La grande menzogna

La grande menzogna è un romanzo che ho pubblicato circa un anno fa, come ebook Kindle.

È una sorta di noir non convenzionale, con una storia nella storia. Uno dei protagonisti (quello della storia che sta dentro) è uno scrittore. Mi piace scrivere di scrittori, o, per lo meno, mi succede spesso.

L’altro protagonista è un giovane barista che vorrebbe trovare un lavoro migliore di quello che fa ma che non ha molte prospettive, fino a che la sua strada non si incrocia con quella dello scrittore: allora comincia a intravedere un modo per cambiare vita e cerca di approfittarne.

Nel romanzo c’è anche l’amore, ed è un aspetto importante per entrambi i protagonisti.

cover La grande menzogna

Perché a distanza di un anno dalla pubblicazione del romanzo ho scritto questo breve post? Per diversi motivi, in effetti. Perchè è una storia a cui tengo molto. Perché è circa il compleanno (per inciso, oggi 20 gennaio è il mio compleanno). Perché a breve (entro la fine di gennaio, spero) pubblicherò (sempre in ebook) Agnes, un nuovo romanzo che è legato a La grande menzogna. Per fare una sorta di bilancio: fra vendite e letture in abbonamento Kindleunlimited sono state scaricate circa 180 copie del romanzo; ho ricevuto 15 recensioni su amz, 10 su Goodreads (di cui 2 non presenti su Amz). Non ho mai messo il romanzo in promozione gratuita.

Qui sotto i link agli altri post del blog dedicati a La grande menzogna, dal più recente al più vecchio.

Recensione di Maddalena Cioce

Intervista di Noemi Gastaldi

Incipit del romanzo

Annuncio della pubblicazione

Citazioni dal romanzo, sulla scrittura

Il libro di carta

Recensione sul blog Insaziabili letture

Recensione sul blog di Daniela Domenici

L’anteprima amazon dell’ebook