Pubblicato in: Pittura e scultura, Riflessioni

Nascita di una nazione – mostra

Mostra a Palazzo Strozzi, Firenze, dal 16 marzo al 22 luglio 2018.

Il titolo per esteso della mostra è Nascita di una nazione – tra Guttuso, Fontana e Schifano

ovvero

Dawn of a nation –  from Guttuso to Fontana and Schifano20180619_165747 Angeli bl(Turcato – Comizio – 1950)

Arte italiana dagli anni Cinquanta fino ai Settanta, opere con particolare riferimento alla politica, alla società e alle loro contraddizioni.

La mostra mi è sembrata suggestiva e interessante, molto di atmosfera. Un bel contrasto fra la stanza con le opere di Burri e Fontana e quella con i monocromi bianchi di vari artisti.

Le foto sono fatte con lo smartphone, ma rendono comunque l’idea, a mio parere.

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(Alberto Burri)

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(Emilio Vedova)

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(Tano Festa)

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(le tre opere lungo la parete sono di Fausto Melotti)

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(Mario Schifano)

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(Franco Angeli – Stelle)

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(Luciano Fabro – L’italia – 1968)

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(Alighiero Boetti)

 

 

Pubblicato in: Citazioni, Libri

Piramide – Henning Mankell * Impressioni di lettura

(titolo originale Pyramiden, traduzione di Giorgio Puleo; originale pubblicato nel 1999, in Italia nel 2006)

Si tratta di una raccolta di cinque racconti (o, meglio, quattro racconti e un romanzo breve) che hanno come protagonista Kurt Wallander, il commissario protagonista di nove romanzi. In questi racconti incontriamo Wallander in periodi della sua vita antecedenti l’epoca in cui è ambientato il primo romanzo.

In Il primo caso di Wallander: siamo a Malmö nel 1969 e Wallander è un giovane poliziotto che fa servizio d’ordine alle manifestazioni e sulla strada; è fidanzato con Mona, quella che poi diverrà sua moglie. La morte del vicino di casa lo induce a indagare, un po’ da solo e un po’ come supporto al commissario della sezione investigativa, sotto il quale si troverà successivamente a lavorare.

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Nei racconti La spaccatura (ambientato a Malmö nel 1975), L’uomo sulla spiaggia e Morte di un fotografo (ambientati a Ystad nel 1987 e nel 1988 rispettivamente) Wallander è già nella squadra investigativa, e mostra già tutte le caratteristiche che lo contraddistinguono anche nei romanzi.

In Piramide, il racconto più lungo (ambientato a Ystad nel 1989), Wallander è già commissario e lavora insieme ai colleghi che si ritrovano nei romanzi, primo fra tutti Rydberg, il poliziotto anziano da cui apprende molto sull’arte delle indagini e di cui conserverà sempre un vivo ricordo.

In questo romanzo breve, in particolare, si assiste al rapporto conflittuale fra Wallander e il padre; quest’ultimo si trasferisce a vivere in campagna, solo; è già ottantenne e riesce a soddisfare uno dei suoi desideri: quello di visitare l’Egitto (l’altro è un viaggio in l’Italia). Quando è al Cairo, però, tenta di scalare la piramide di Cheope e viene arrestato. Wallander deve andare nella capitale egiziana per pagare la multa necessaria ad evitargli la prigione. Il padre, come motivazione della sua azione, dice: «Erano anni che sognavo di farlo. Nient’altro. Io trovo che bisogna essere leali verso i propri sogni.» Trovo che sia un’affermazione molto condivisibile. Wallander stesso, poi, si chiede quanto sia, lui, leale verso i propri, di sogni.

Il simbolo della piramide è presente in tutta la storia, anche nella parte che riguarda l’indagine seguita dal commissario, che immagina le persone coinvolte come vertici della piramide stessa.

Sia i racconti che il romanzo breve sono in perfetto stile Wallander, del resto sono stati pubblicati dopo l’ottavo romanzo (“Muro di fuoco”, casualmente si tratta del primo romanzo di Henning Mankell che ho letto); il commissario è il personaggio umano, a volte e per certi aspetti un po’ debole che appare in tutte le sue storie. A tratti ho trovato i racconti un po’ lenti, mentre il romanzo breve mi è sembrato più fluido, forse perché la vicenda è più complessa.

 

Pubblicato in: Libri

Mario Pacchiarotti, Baby Boomers

Leggere una storia di Mario Pacchiarotti è sempre un’esperienza emozionante: nel vero senso della parola i suoi scritti suscitano (almeno in me) sempre delle emozioni, delle belle emozioni. Con garbo, lucidità e, spesso, ironia, Mario racconta della realtà, anche la peggiore, per offrire una speranza.

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Anche il romanzo Baby Boomers, siamo la goccia che diventa mare, è la storia o, forse meglio, la speranza di veder realizzata un’utopia. In questo senso è un romanzo che “fa bene al cuore” (e in questo momento, con quello che sta succedendo nel mondo vicino e meno vicino da noi ce n’è bisogno) e, nello stesso tempo, induce alla riflessione. Che tipo di riflessione? Ne accenno appena, per non svelare troppo della trama e perché gli stimoli che recepiamo leggendo sono molto personali, ciascuno di noi percepisce qualcosa di diverso (ritengo la lettura un atto creativo, un’interazione fra il testo e quindi l’autore e il lettore). Mario ci propone in questo libro una possibile risposta alla domanda “questa realtà e questo mondo non mi piacciono, li considero ingiusti: posso fare come singolo qualcosa per cambiarli?” E la risposta è che ciascuno di noi può essere, semplicemente, la goccia che diventa mare.

Non dovete però temere che il romanzo sia filosofico o noioso o moralistico. Tutt’altro. C’è azione, una dose di ironia, sostenute da una buona scrittura. I personaggi sono molto umani e i protagonisti sono insoliti, dei settantenni pieni di energia, ideali e idee.

La vicenda si svolge in un’Italia futura (2030), distopica ma molto realistica, e anche in un mondo virtuale, quello di un gioco giocato da moltissime persone; le avventure del gruppo dei Baby Boomers in questo mondo virtuale fanno da specchio e integrano quanto viene da essi vissuto nella realtà.

Insomma, trovo che il testo di Mario sia assolutamente moderno e originale.

Io ho avuto il piacere di leggerlo come beta reader più di un anno fa e negli ultimi giorni mi sono goduta la versione definitiva, provando per la seconda volta, come dicevo sopra, delle belle emozioni.

Inutile aggiungere che consiglio la lettura di questo romanzo, che si trova anche in versione cartacea (per chi non ama gli ebook).


Pubblicato in: Citazioni, Libri, Scrittura

L’altrui mestiere, Primo Levi #4

In un saggio compreso ne L’altrui mestiere (dal titolo A un giovane lettore) Primo Levi immagina che questo lettore gli chieda consigli pratici e specifici per intraprendere il mestiere di narrare.
Nella risposta Levi dice:

In Italia, oggi, ogni mestiere coincide con una garanzia: chi vive di scrittura, garanzie non ne ha. Di conseguenza, i narratori puri, quelli che ricavano di che vivere soltanto dalla loro creatività, sono pochissimi: non più di qualche decina.

Direi che la situazione non è cambiata, semmai peggiorata perché le garanzie sono diminuite, se non addirittura sparite , anche per altri mestieri.
Per quanto riguarda i segreti del mestiere Levi spiega:

i segreti del mestiere, anzi, del non mestiere. Esistono, non lo posso negare, ma per fortuna non hanno validità generale; dico «per fortuna» perché, se l’avessero, tutti gli scrittori scriverebbero allo stesso modo, generando così una mole di noia tale da vanificare qualunque tentativo di farla passare per leopardiana, e da far scattare per sovraccarico gli interruttori automatici dei lettori più indulgenti.

E infine i segreti:

Il primo segreto è il riposo nel cassetto, e credo che abbia valore generale. …

Un ottimo surrogato al riposo può essere costituito da un lettore-cavia, dotato di buon senso e buon gusto, non troppo indulgente.. Non un altro scrittore…

Dopo la maturazione… viene l’ora di cavare dal pieno. Quasi sempre ci si accorge che si è peccato per eccesso, che il testo è ridondante, ripetitivo, prolisso: o almeno, ripeto, così capita a me.

fondamentale è la scelta dei sinonimi, che quasi mai sono equivalenti fra loro. Ce n’è sempre uno che è «più giusto» degli altri…

Infine, a proposito dei sinonimi fa questo bell’esempio:

In questa ricerca (del sinonimo giusto), mi pare che sia importante mantenere viva la consapevolezza del significato originario di ogni vocabolo; se Lei ricorda ad esempio che «scatenare» voleva dire «liberare dalle catene», potrà usare il termine in modo più appropriato ed in sensi meno frusti. Non tutti i lettori si accorgeranno dell’artificio, ma tutti percepiranno almeno che la scelta non è stata ovvia, che Lei ha lavorato per loro, che non ha seguito la linea della massima pendenza.

Sono d’accordo con questi consigli, e mi piacciono le parole che Levi usa per proporli, tratte spesso dal linguaggio scientifico.


Pubblicato in: Almanacco, Libri

Almanacco: scrittori nati il 6 ottobre

Giuseppe Cesare Abba (1838 – 1910), scrittore e patriota italiano.

Ho letto “Da Quarto al Volturno – Noterelle di uno dei Mille”, interessante e anche piacevole diario. Una pagina della storia d’Italia nelle parole di uno dei protagonisti, con un grande Giuseppe Garibaldi che spicca sopra a tutte le altre figure.