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Libri sotto l’albero, colloqui con l’autore * Concetta D’Orazio

Nell’ambito dell’iniziativa “Libri sotto l’albero” abbiamo incontrato alcuni autori indipendenti e posto loro alcune domande.

L’intervista che segue è a Concetta D’Orazio, autrice fra l’altro di “La fragranza dell’assenza”, di cui potete leggere per prima cosa la sinossi. Il romanzo è disponibile sia in formato ebook che cartaceo sullo store di amazon.

Cosa contengono quei biglietti che Maria Celeste riceve da insoliti personaggi? Sono lettere, come quelle di una volta, all’interno di buste color panna.
Perché la giovane farmacista ubbidisce in maniera incondizionata a misteriosi comandi, recandosi di volta in volta in posti diversi, facendo incontri così singolari?
Vissuto e presente, in una giostra di attese e di rievocazioni, lungo un sentiero che è di tenerezza ma pure di sofferenza. Su tutto, l’ombra di un amore, di una felicità che ha lasciato il posto all’angoscia dell’abbandono.
Un ricordo che si fa affanno e che sfoga il suo dolore sul fisico della protagonista, impegnata a mantenere un’eccessiva linea esile.
Maria Celeste si aggira intorno alla sua solitudine, con l’unica compagnia di una fragranza: un’emozione che non coinvolge il solo senso olfattivo ma si espande a toccare quelli più nascosti nel suo essere.

cover FragranzaRoberto Bonfanti Ciao Concetta, questo romanzo mi è piaciuto molto, poi posterò la recensione fatta al momento della lettura. In questo estratto introduci uno dei (tanti) temi del libro: il disturbo alimentare della protagonista, legato al suo particolare stato d’animo. È un argomento che ti coinvolge in qualche modo?

Concetta D’Orazio Ciao, Roberto, i disturbi alimentari appartengono soprattutto ai nostri tempi. Personalmente non ho mai avuto coinvolgimenti, in questo senso. Spesso, però, ci troviamo ad ascoltare storie di persone che ne soffrono.

Antonella Sacco Ciao, Concetta. Nel romanzo usi spesso frasi brevi, anche molto brevi: è una scelta stilistica per questa storia, per rappresentare meglio la psicologia della protagonista, che è anche la narratrice?

Concetta D’Orazio Sì, è proprio così. Attraverso questa scelta stilistica mi sembra di trasmettere l’animo inquieto della protagonista.

Antonella Sacco In effetti è vero. E anche le sue incertezze. C’è qualcosa di autobiografico nel personaggio di Maria Celeste? Intendo qualche dettaglio.

Concetta D’Orazio Maria Celeste è una donna che spende molto del suo tempo a riflettere, a pensare: in questo siamo molto simili. Posso dire che ho passato a Maria Celeste questo mio vizio. E mi dispiace per lei, perché la vita sarebbe senza dubbio più piacevole senza perdersi in un continuo rimuginare, spesso fine a se stesso.

Roberto Bonfanti Concetta, come organizzi la stesura dei tuoi libri? Fai scalette, schemi a cui ti attieni in maniera rigorosa o precedi in base alle sensazioni del momento, ti fai guidare dalle tue storie e dai tuoi personaggi senza prevedere dove ti porterà la narrazione? Lo so che è una domanda “difficile” ��, ma è sempre interessante capire la genesi dei romanzi e dei racconti.

Concetta D’Orazio Roberto, non ho un metodo valido per tutto. Per storie come quella di “Nero di memoria” preferisco avere davanti agli occhi la cosiddetta scaletta, accuratamente preparata prima di iniziare a scrivere. “Nero di memoria“, però, parte da una rivisitazione di un momento storico: in questo caso, i dati devono essere precisi. Il racconto inventato per “La fragranza dell’assenza” aveva bisogno di svilupparsi a suo piacimento, verso l’evoluzione e la conclusione della narrazione. Ho lasciato che fosse la storia a trascinarmi e non viceversa.

Antonella Sacco Più in generale, quanto le tue esperienze personali, anche di piccole cose quotidiane, influenzano e ispirano le cose che scrivi?

Concetta D’Orazio Credo che il mio vissuto, in un modo o nell’altro, si proietti inevitabilmente dentro le mie storie. Il più delle volte si tratta di rapidi e fugaci accenni a qualche convinzione, a qualche preferenza, a qualche paura, a qualche passione. Queste “intromissioni” di me stessa nel racconto spesso sono minime, talmente impercettibili che nemmeno me ne accorgo. Solo dopo attenta rilettura riuscirei forse ad individuarle, ma non ho mai avuto tempo ed interesse a cercarle.

Sergio Bertoni Concetta, come avviene alla maggior parte di noi, prima di dedicarci alla scrittura ci piace leggere e anche molto: qual è il tuo libro preferito o i tuoi preferiti? e qual è il tuo genere preferito?
C’è un romanzo che hai trovato talmente noioso o disgustoso da non riuscire neanche a terminarlo?
C’è un libro che non leggeresti assolutamente mai, neanche se ti pagassero?

Concetta D’Orazio Sergio, come si potrebbe scrivere senza leggere? Sebbene per ogni lettura si attivi un indice di gradimento, tuttavia non ho IL libro preferito: tutti i libri, anche quelli brutti, lasciano dentro di noi la scia del loro passaggio. Ti dico che la mia casa è piena di libri e non riuscirei a lasciarne andare nemmeno mezzo, compresi quelli che non mi hanno trasmesso niente. Per quanto riguarda il genere, preferisco la letteratura introspettiva, quella di riflessione ma, a prescindere da ciò, mi piace tutto quello che è scritto bene. Ho trovato sì libri che non sopportavo: mi è accaduto spesso negli ultimi anni e mi sono anche concessa il diritto di chiuderli senza terminarli. Ovviamente non ti dico il titolo, anche perché non lo ricordo: si vede che ho rimosso dalla memoria. Non leggerei saggi di tipo tecnico e matematico, per una mia personale difficoltà a rimanere concentrata su questi argomenti.

Antonella Sacco Concetta, qualche autore prediletto lo avrai… o no?

Concetta D’Orazio Antonella, no, nel senso che, nel corso della vita ho amato leggere questo o quello ma non uno in maniera strettamente preferenziale.

Antonella Sacco Quanto conta e quanto influenza la tua scrittura l’avere una cultura classica? Se ha un’influenza, naturalmente, oltre a quella di averti provvista di una scrittura ineccepibile e non banale.

Concetta D’Orazio Che domanda. Se ti dicessi che non conta, mentirei. Premetto che ti parlo solo ed esclusivamente della mia esperienza personale. Il fatto di avere una cultura classica, in primo luogo, mi rende più sicura nell’utilizzo della lingua italiana, mi proietta inoltre verso una scrittura orientata verso l’introspezione e la riflessione. Le influenze che provengono dagli studi classici sono inevitabili, soprattutto in merito alla scelta degli argomenti, credo. Come potrei non risentire di tutto ciò che fa parte della mia vita?

Antonella Sacco Che cosa fa scoccare la scintilla per una nuova storia? O che cosa lo ha fatto per i libri che hai scritto finora.

Concetta D’Orazio Una storia arriva quando riesci ad ascoltarla. E allora la devi mettere giù. È accaduto così per “La fragranza dell’assenza” e per “Setti giri di donna”. Solo “Nero di memoria” è un libro che è nato da un ragionamento: avevo finalmente preso la decisione di “romanzare” una storia d’amore nata ai tempi della seconda guerra mondiale. Il ragionamento ha segnato solo l’inizio del lavoro, che comunque è stato poi alimentato dall’ispirazione.

Antonella Sacco Stai lavorando a qualcosa di nuovo? E, se sì, a cosa?

Concetta D’Orazio Sì e no. Sì perché ho scritto una buona parte di un racconto nuovo, no perché non riesco ad andare avanti. Sto cercando in tutti modi di sbloccarmi, ho persino stampato su carta quanto ho già messo giù, ma non ho ottenuto alcun risultato. Forse la storia non è ancora pronta.

Antonella Sacco Speriamo che queste chiacchierate ti aiutino a ripartire, allora. A volte succede che parlando di scrittura ci vengano in mente nuove possibilità. In mente in senso lato, penso che sia soprattutto il nostro subconscio a fornirci gli spunti per scrivere.

Concetta D’Orazio Lo credo anch’io, d’altronde “l’appetito vien mangiando”!

Camillo Carrea Preferisci curare la trama dei tuoi racconti, oppure preferisci approfondire l’aspetto psicologico dei tuoi personaggi?

Concetta D’Orazio Di solito seguo i personaggi ed essi si avventurano per strani sentieri, fanno di testa loro. E così mi ritrovo che, a furia di osservarli, ho già pronta la trama o buona parte di essa. Il guaio è che a volte i personaggi si fermano e non vogliono proprio ripartire. Così si blocca tutto. E mi blocco anch’io.

Nel seguito potete leggere le recensioni fatte al romanzoLa fragranza dell’assenza

Antonella Sacco * Un racconto in prima persona per una lettura che scivola via leggera. Ma è una leggerezza apparente, dovuta alla cura con cui l’autrice scrive e fa parlare la protagonista di sé e delle sue incertezze e paure.
Seguiamo con interesse e partecipazione Maria Celeste – il nome richiama la leggerezza a cui la donna aspira – nel suo vivere quotidiano in cui la solitudine la fa da padrona e la induce a sacrificare il suo corpo. Poi, dal momento in cui inattesi messaggi, che le propongono strani appuntamenti in luoghi sempre diversi, irrompono nel suo tran-tran, diventiamo anche curiosi, come lei, di sapere chi e perché li sta inviando, e, anche se forse potremmo sospettarlo, non ne abbiamo certezza fino alle ultime pagine.
Un romanzo davvero ben scritto, con uno stile personale e grande proprietà di linguaggio.

Roberto Bonfanti * Maria Celeste lavora in una farmacia ed ha un rapporto conflittuale con colleghi e titolare, vive con una coinquilina pasticciona e si trova impelagata in una relazione in cui non crede molto, con un uomo che le dà poco ma che vorrebbe troppo. Una donna come tante, tormentata dalla sgradita immagine mentale che ha di se stessa e consumata dal ricordo e dall’assenza di qualcuno che, solo lui, la rendeva completa. Un’assenza talmente forte da assumere anche un odore, una fragranza, appunto.
La sua singolare ancora di salvezza, mentre il suo mondo cambia e si disgrega a poco a poco, è una specie di “caccia al tesoro” che le fornisce indizi, sotto forma di lettere consegnate a mano da sconosciuti, alla quale si aggrappa per ritrovare se stessa e la felicità di un tempo.
Un romanzo ben lontano dagli stereotipi e dai cliché del romance contemporaneo, fatto di riflessioni profonde sulla solitudine, sulla vita e sull’amore, di gustosi siparietti di quotidianità e di relazioni con gli altri. La scrittura leggera e intensa allo stesso tempo di un’autrice che non vi deluderà.

Sergio Bertoni * Un romanzo molto complesso. Protagonista è Maria Celeste che dietro l’apparenza semplice di una giovane donna scontenta della propria vita, perennemente in contrasto con se stessa, e afflitta da una sindrome anoressica della quale non si rende conto, nasconde il mistero della causa primaria del suo conflitto interiore.
Insoddisfacente e solo epidermico è il suo rapporto con un uomo superficiale ed egocentrico, verso il quale tra l’altro non riesce a nutrire alcun sentimento particolarmente intenso.
Problematico anche il suo rapporto sia con la farmacista presso cui lavora sia con i colleghi e i parenti. Un’esistenza sospesa in un limbo che il lettore non riesce a penetrare. Un limbo dominato dalla misteriosa sparizione di un qualcuno del quale è rimasto solo un vago ricordo quasi solo olfattivo e che, tuttavia, sembra essere la reale causa di tutto. Il senso di straniamento, che pervade il lettore, si accresce con la comparsa di misteriosi messaggi consegnati da enigmatici personaggi. Da qui ha origine una specie di “caccia al tesoro” della quale non si comprende il significato e che incuriosisce e avvince chi legge.
In definitiva, un eccellente romanzo dallo stile personalissimo, molto articolato e affascinante, assai diverso nella trama e nel tessuto semantico dalla gran parte delle letture cui siamo abituati. Un’aura di mistero sovrasta l’intera vicenda che assume quasi le caratteristiche di un “giallo” e che infatti solo alla fine rivela il suo segreto.

Consideriamo queste chiacchierate non concluse, chiunque voglia commentare, fare una domanda, intervenire in qualche modo, è benvenuto.

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Intervista a Concetta D’Orazio

Ecco una nuova intervista self.

Concetta D’Orazio, raffinata autrice, ha risposto alle mie domande e nel seguito potete leggere le sue risposte, che trovo molto interessanti e personali. Concetta tiene da diversi anni un blog in cui parla fra l’altro di scrittura, di Abruzzo (la sua terra); vi consiglio di visitarlo perché i suoi articoli sono originali e scritti in un italiano impeccabile. Questo il link: questepagine.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Ho sempre enorme difficoltà a elaborare risposte di questo tipo. Il motivo è molto semplice: non esiste una molla che mi spinge a scrivere, o meglio, essa non è sempre la stessa. Il bisogno di calare sul foglio sensazioni, ricordi, storie che sento nell’intimo non è mai uguale. Negli anni mi è capitato di mettermi a scrivere in momenti di particolare tristezza o anche nel corso di periodi per me molto felici. A volte la scrittura si è rivelata importante per superare situazioni difficili, a volte è stata compagna di momenti di tranquillità.
Spero che un giorno riuscirò a comprendere qual è lo sprone allo scrivere. E se anche non dovessi scoprirlo, me ne farò una ragione.

  1. Mi sembra che per te siano molto importanti la lingua, la correttezza della scrittura, la precisione delle parole utilizzate nei tuoi testi: quanto lo sono rispetto alla trama e ai personaggi? E, per te, quanto sono legati fra loro questi tre elementi?

Una buona scrittura deve saper trasmettere emozioni, tempi, attese, azioni. Mi pare naturale che, al fine di ottenere questo risultato, l’impegno di chi scrive debba concentrarsi sulla resa linguistica adatta e corretta, finalizzata alla comprensione della storia. In diverse parole: l’errore di lingua finisce per penalizzare la stessa storia e per rendere incomprensibile lo svolgimento della trama.
L’utilizzo del linguaggio, naturalmente, deve essere anche adattato alle caratteristiche dei diversi personaggi e alla ricostruzione scenica: un’ambientazione raffinata non può prescindere da una dizione elegante, così come una cornice ti tipo popolare ha bisogno di una parlata modesta.
La correttezza grammaticale e sintattica, la scelta del registro linguistico sono, dunque, in proporzione e in sintonia con trama e personaggi.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Quando una storia prende forma, sotto le mie mani, mi pare naturale ed istintivo lasciare una impronta nella narrazione.
Non saprei scrivere in maniera assolutamente oggettiva e distaccata. L’elemento autobiografico non si esplicita per forza (quasi mai) in un episodio veramente accadutomi o nell’inserimento di un personaggio che davvero mi appartiene.
La mia vita è composta di emozioni, colori preferiti, paesaggi che prediligo, comportamenti che detesto: sono queste le componenti personali che lascio cadere in quel che sto scrivendo.
Il discorso, se vogliamo, si fa un po’ diverso per quel che riguarda Nero di memoria, il romanzo che trae spunto dai racconti che i miei nonni riferivano al tempo di guerra: l’idea ha preso forma dai ricordi ma poi è stata elaborata in maniera molto libera e lontana dal verosimile accaduto ai miei famigliari.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Sono sincera, quando sono impegnata nella scrittura di un romanzo, l’ascolto della storia da narrare non sempre mi riesce semplice e chiaro. La scrittura, dunque, incontra spesso molte difficoltà causate dal fatto che non riesco ad intendere con chiarezza quello che i personaggi che mi parlano dentro hanno da mostrarmi e da farmi registrare.
Generalmente l’inizio è quasi sempre abbastanza chiaro: deve esserlo, altrimenti la storia non parte. E questo quei furbi dei miei personaggi lo sanno: mi parlano in maniera diretta, incalzando l’inizio del racconto. In taluni casi, tuttavia, si prendono gioco di me e mi mescolano le carte in centro. Ecco, diciamo che la parte che mi risulta più difficile da narrare si trova spesso nel mezzo della storia!
La revisione, pur essendo un po’ noiosa, è invece il momento in cui procedo più spedita.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Una volta che ho deciso la direzione a dare alla trama, inizia per me il momento più entusiasmante della scrittura: sviluppare la storia, giocando con le parole: le scelgo giuste, le calibro, le arrotondo e le abbellisco.
La versatilità della parola scritta si rivela ogni volta un gioco molto elettrizzante. Mi diventa così difficile staccarmi dal foglio, dal momento che voglio e cerco la compiutezza del messaggio, che possa presentare e far comprendere le linee evolutive della storia.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Quando mi accingo a scrivere non penso mai al fatto di voler comunicare qualcosa. Non credo di avere messaggi importanti o ideali così magnanimi da condividere. La scrittura, l’ho già detto, per me è momento di sfogo e io sono e resto la prima persona cui le mie frasi e i miei racconti sono rivolti.
Al limite posso dire che mi piace mettere in pubblico il mio sfogo, ma non ho nessuna presunzione di voler trasmettere qualcosa.
Devo tirare fuori quello che mi balla dentro e questo mi basta. Lascio ad altri, più bravi di me, il sacro furore dello scrittore.
E poi, me lo chiedo, te lo chiedo: davvero ho dei lettori?

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

La collaborazione con altri colleghi è per me stimolo a perfezionarmi. La crescita professionale degli altri si rivela, oltre che grande soddisfazione, anche un’esortazione a mettermi alla prova e tentare di avanzare anch’io.
A questo aggiungo che sono sicura che, in ogni campo del sapere e della scienza, la collaborazione positiva permette di unire le forze (esperienze, conoscenze, attitudini) per ottenere un qualsivoglia prodotto sempre perfetto.
Non posso dire di sentirmi sempre in sintonia con tutti. Con gli anni ho imparato a selezionare (che brutto verbo!) le persone con cui penso di avere affinità di redazione o comunque di pensiero. Mi piace, perciò, concentrarmi su questo tipo di relazione prima di tutto di amicizia, dopo di stesura e composizione.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Potresti chiedermi quanta parte del mio tempo è dedicata alla scrittura. Io potrei risponderti che, contrariamente alle mie previsioni, con l’avanzare degli anni, il tempo da riservare alla mia passione è sempre più limitato.
Ogni volta che faccio qualche progetto in merito, sono costretta a ridimensionare lo spazio, in termini temporali, che posso dedicare ai miei pensieri di scrittura. Gli impegni della vita quotidiana sono sempre in aumento e così, ogni volta, sono costretta a rivedere le mie priorità, revisionare le mie pianificazioni e semmai cancellare qualche progetto.
Non mi perdo d’animo, però! Sono fiduciosa e spero di poterti rispondere con più soddisfazione, quando in futuro mi farai nuovamente questa domanda che ora non mi hai fatto. Scherzo!

Ti ringrazio per aver pensato a me per questa intervista.

Io ringrazio te per le risposte e per il tempo che ci hai dedicato.

Fra i vari ebook pubblicati sullo storie di amazon da Concetta D’Orazio vi propongo i due romanzi “Nero di memoria” e “La fragranza dell’assenza”. È superfluo dire che li consiglio entrambi.

cover Nero    cover Fragranza

 



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Concetta D’Orazio, scrittrice

Concetta D’Orazio, che al suo attivo diversi ebook autopubblicati, è un’autrice dalla scrittura elegante e raffinata, capace di usare in modo sapiente le tante possibilità della lingua italiana offrendo nello stesso tempo frasi e periodi molto fluidi, dall’apparente leggerezza, per una lettura davvero gradevole.
Questa scrittrice propone contenuti altrettanto interessanti, personaggi vivi e dalla psicologia complessa, come lo sono nella realtà le persone. Molte, le belle figure di donne, protagoniste di romanzi e racconti.
Oltre a opere in prosa questa autrice ha pubblicato anche una raccolta di poesie, dal titolo Florilegio. La mente cammina dove la penna si trascina“.

Nel seguito qualche mio commento sugli ebook che ho letto.

Nero di memoria – romanzo

Nella seconda guerra mondiale uno dei momenti più drammatici per gli italiani è iniziato, paradossalmente, dopo la fine della guerra stessa, o meglio dopo la firma dell’armistizio: i tedeschi da alleati sono diventatati occupanti e si sono imposti con la forza e la violenza sulla popolazione e non solo su quella.
Il romanzo di Concetta D’Orazio mostra le difficoltà che le persone si sono trovate ad affrontare in una nazione già provata dalla guerra: le donne in paese con i figli, gli uomini non più soldati ma internati in campi di prigionia. E sia le une che gli altri hanno combattuto quotidianamente la loro battaglia contro la fame e la miseria, per una sopravvivenza che non fosse comunque a costo della perdita della dignità umana. Persone rassegnate a subire le conseguenze di eventi che non capivano fino in fondo ma nello stesso tempo non disposte a rinunciare proprio a tutto.
L’atmosfera e i sentimenti sono resi molto bene dal linguaggio adottato, le ripetizioni di frasi fanno condividere al lettore il disorientamento dei personaggi e danno un ritmo originale alla narrazione.

Sette giri di donna – romanzo

Echi degli studi e, forse, di persone incontrate davvero si intrecciano in questo romanzo e si esprimono sotto forma di voci di donne, giovani donne la cui vita avrebbe potuto, chissà, essere quella di Ines, la protagonista narratrice.
Sei donne raccontano la loro storia a Ines; sono donne di epoche diverse che le parlano nella sua fantasia, e hanno tutte con vite difficili, perché sono difficili le vite delle donne; e poi a volte non basta nemmeno essere forti: bisogna essere unite, donne con donne, donne per donne.
Un libro ben scritto e interessante, ed è piacevole e ben dosato l’alternarsi fra il racconto delle giornate della protagonista con le storie che lei scrive, o, per meglio dire, scopre scrivendo. Unico neo, forse, la brevità. Ma ho scritto forse.

Inganni di coscienza – racconto

Si potrebbe quasi immaginare che la protagonista di questo racconto faccia parte dell’insieme di figure femminili che hanno dato vita a “Sette giri di donna”. Un racconto sulla solitudine, voluta e non voluta, e sulla paura di stare con gli altri. Un dialogo interiore, scritto in modo elegante e intenso; una protagonista di cui mi sarebbe piaciuto seguire più a lungo le riflessioni e le vicende, narrate con la consueta raffinatezza di Concetta D’Orazio.

La fragranza dell’assenza – romanzo

COVERfragranza

Un racconto in prima persona per una lettura che scivola via leggera. Ma è una leggerezza apparente, dovuta alla cura con cui l’autrice scrive e fa parlare la protagonista di sé e delle sue incertezze e paure.
Seguiamo con interesse e partecipazione Maria Celeste – il nome richiama la leggerezza a cui la donna aspira – nel suo vivere quotidiano in cui la solitudine la fa da padrona e la induce a sacrificare il suo corpo. Poi, dal momento in cui inattesi messaggi, che le propongono strani appuntamenti in luoghi sempre diversi, irrompono nel suo tran-tran, diventiamo anche curiosi, come lei, di sapere chi e perché li sta inviando, e, anche se forse potremmo sospettarlo, non ne abbiamo certezza fino alle ultime pagine.
Un romanzo davvero ben scritto, con uno stile personale e grande proprietà di linguaggio.

Concetta D’Orazio tiene anche un blog, QuestePagine, in cui pubblica articoli interessanti e arguti.

 

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2014: i libri ed ebook che mi sono piaciuti di più

gazza a Madrid

La mia top list dei libri che mi sono piaciuti di più fra quelli che ho letto, in ordine alfabetico di autore

Asimov Isaac * Io, robot

Ella Berthoud, Susan Elderkin, Fabio Stassi (editor) * Curarsi con i libri: rimedi letterari per ogni malanno

Marcelo Figueras * Kamchatka

Marcela Serrano *Dieci donne

Clifford D. Simak * City

Clifford D. Simak * L’anello intorno al sole

Quest’anno ho scoperto il mondo del self-publishing e ne faccio parte sia come autrice che come lettrice e ho trovato alcune opere di autori autopubblicati davvero valide. Aggiungo pertanto alla mia lista anche gli ebook che ho apprezzato maggiormente.

Roberto Bonfanti * La vita è dura nei dettagli

Roberto Bonfanti * Cose che si rompono

Concetta D’Orazio * La fragranza dell’assenza

Noemi Gastaldi * Il battito della bestia (Oltre i confini vol. 2)

Manuela Paric * L’enigma delle anime perdute

Walt Popester * Dagger – La luce alla fine del mondo