Pubblicato in: Libri

Annunci Facebook per scrittori – Silvia Pillin * Impressioni di lettura

Il titolo completo è “Annunci Facebook per scrittori: come usarli in modo efficace per vendere i propri libri” e rivela con precisione di cosa tratta l’ebook. È infatti un manuale che riporta consigli su come impostare annunci pubblicitari in Facebook (post sponsorizzati, inserzioni) per vendere libri ed ebook.

cover Annunci FBIl termine impostare va inteso sia nell’accezione più letterale, ovvero come procedere nelle varie schermate di Facebook e quali campi riempire e come, sia in quella più ampia di come predisporre un annuncio pubblicitario (a quale pubblico rivolgersi, cosa scrivere o non scrivere nell’annuncio per attirare, almeno potenzialmente, i lettori).

È un manuale chiaro e preciso, e comprende anche dei link a youtube, dove è possibile vedere brevi filmati che illustrano con le immagini alcuni passaggi importanti.

L’ebook è disponibile sullo store di amazon e si può scaricare anche con l’abbonamento kindle unlimited.

Descrizione

Hai provato a fare degli annunci su Facebook per vendere i tuoi libri ma non hanno funzionato? Oppure ti piacerebbe provarci ma ti è sembrato troppo complicato?

Capita a tutti all’inizio. Ma non ti preoccupare, con questo manuale scoprirai come creare i tuoi annunci, cosa scrivere per catturare l’attenzione dei lettori, e come targetizzare in modo da raggiungere proprio le persone che amano il genere che scrivi e che non vedono l’ora di leggere un libro come il tuo.
Scoprirai come far leva sui principi della persuasione e a scrivere testi che conquistano.

Allora? Sei pronto a vedere i tuoi libri risalire la classifica con
solo un euro al giorno?
Leggi un lungo estratto a questo link: http://bit.ly/2piamhe

 

L’autrice

Ha lavorato per dieci anni in editoria come segretaria editoriale, editor, correttrice di bozze per editori come Mondadori, Fanucci, Salani. Ora si occupa di marketing online.

 

 

Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Il magico potere del riordino – Marie Kondo

(titolo originale Jinsei Ga Tokimeku Katazuke No Maho, trad Francesca Di Berardino; pubblicato nel 2011 in Giappone, nel 2014 in Italia)

cover Riordino

Si tratta di un manuale, che, a mio parere, si sarebbe potuto condensare in una trentina di pagine, tanto per stare larghi.
Per le prime cinquanta o sessanta pagine ci vengono ripetuti due o tre concetti che stanno alla base del metodo proposto, concetti che sono piuttosto ovvi (anche se non per questo necessariamente chiari, a volte sono proprio le cose più ovvie quelle che non mettiamo in evidenza): prima di poter riordinare occorre liberarsi di ciò che non serve (e farlo in un’unica sessione), quanto e cosa siamo soliti conservare dipende da fattori psicologici.
Ne resto del libro, diluiti fra chiacchiere ed esempi anche piacevoli, ci sono i suggerimenti su come operare, sia per liberarsi di ciò che ci è superfluo (molto più di quello che pensiamo), sia per disporre in ordine quanto decidiamo di tenere. Uno dei concetti che contraddistinguono il metodo proposto (la cosa non stupisce venendo dal Giappone) è quello del rispetto, che si esplica sia nel liberare le cose che non usiamo più dal loro stato di oggetti trascurati e dimenticati, sia nel valorizzare ciò che invece amiamo e che potremo apprezzare meglio se ben riposto e non sommerso da altri suoi simili che non ci servono più. Il rispetto è dovuto anche alla casa, che ci ospita e che merita di essere tenuta in ordine.

L’autrice è un’esperta del riordino (non avevo idea che ne esistessero, sia pure in Giappone) e il suo lavoro è quello di aiutare sia le clienti a riordinare la propria casa, che i manager per le loro aziende.

Complessivamente è un librino gradevole, facile da leggere; un po’ più difficile è seguire i suoi consigli, perché, se apparteniamo al genere di persone che non butterebbero via mai niente (come me…), non è certo un libro a farci cambiare tanto radicalmente. Per quanto mi riguarda vorrei modificare questa mia abitudine, sarà che invecchiando mi sembra che abbia poco senso conservare cose, un po’ perché tanto non potrò portarmele dietro, da morta, un po’ perché so benissimo che custodire oggetti come ricordi è solo un modo per cercare di trattenere il passato. E questo è impossibile, il passato è passato, punto. Tutto ciò che possiamo conservare è quello che rimane nella nostra memoria, di ciò che abbiamo vissuto e delle persone che abbiamo amato e amiamo, e per questo non serve raccogliere cimeli.

 

 

Pubblicato in: Libri, Racconti

PECORE CON GLI SCARPONI, #4

Piante grasse

Osservò preoccupata il piccolo cactus che teneva sulla mensola nel bagno, da qualche giorno sembrava che si stesse sgonfiando. Eppure non aveva cambiato niente delle sue abitudini: acqua ogni quindici giorni, luce a sufficienza ma non troppa. Che cosa lo faceva deperire? Forse c’era stato un cambiamento impercettibile di cui non si rendeva conto. Sospirò dispiaciuta.

Cactacee

Sui manuali che aveva in casa non aveva trovato nessuna indicazione utile, ma in biblioteca c’era qualche volume che avrebbe potuto consultare l’indomani; un’altra volta vi aveva trovato il consiglio giusto per un caso che appariva più disperato di quello.

Molti pensavano che le piante grasse fossero facili da accudire e che non avessero bisogno di attenzioni particolari; forse nel loro ambiente naturale era così ma, in un luogo tanto diverso dal loro deserto come in una città, le cose erano più complicate: non tutte le succulente gradivano un’esposizione prolungata al sole, per alcune occorreva la luce diretta mentre per altre no, c’erano quelle che praticamente non andavano annaffiate mai e quelle che invece volevano irrigazioni regolari, anche se misurate. Trattarle tutte allo stesso modo sarebbe stato un errore grossolano. Lei si era documentata sui libri e aveva imparato dai suoi sbagli, acquistando una discreta sensibilità, ma non riusciva a evitare che a volte, come per quel cactus, all’improvviso qualcosa cominciasse e non andare più bene.

Aveva iniziato a interessarsi di piante grasse quasi per caso, quando stava frequentando l’università e una compagna le aveva regalato una Parodia. Lei l’aveva messa sulla libreria, dimenticando la sua esistenza; qualche mese dopo era rimasta colpita e stupita della tenacia con cui il cactus, per quanto da lei ignorato e mai annaffiato, fosse ancora vivo e vegeto, con una lieve gobba in direzione della finestra.

Da allora di quando in quando aveva acquistato altre succulente, per concentrare infine la sua predilezione, quasi passione, solo sulle Cactacee.

A volte si era chiesta perché le piacessero tanto proprio quelle e non altre piante.
A volte si era risposta che era perché le somigliavano: erano grasse come lei.
A volte si era detta che no, non le somigliavano affatto: loro avevano le spine e lei no, ma loro, sia pure di rado, fiorivano e lei no.