Pubblicato in: Libri

Vento in scatola – Marco Malvaldi – Glay Ghammouri * Impressioni di lettura

Questo romanzo, pubblicato nel 2019, si potrebbe riassumere con “vicende di carcere”. Naturalmente non è solo questo, sotto le apparenze di una narrazione leggera c’è di più.

Per cominciare il microcosmo-carcere rispecchia il macrocosmo-società, com’è d’uopo. Poi c’è una storia, di cui si intuisce la presenza all’inizio e di cui si scopre la trama oltre la metà del libro.

E poi i personaggi, che sono vivi e realistici, del resto Malvaldi ha tenuto lezioni di scrittura nel carcere di Pisa e l’altro autore, il tunisino Glay Ghammouri, vi sta scontando un periodo di pena. Il protagonista è proprio un giovane tunisino, Salim, arrestato in Italia per un reato che non ha commesso ma colpevole in patria di uno per cui è riuscito a sfuggire alla giustizia. Un giovane intelligente, che riesce a farsi apprezzare dai compagni di cella e non solo ma che suscita anche antipatie.

cover Vento in scatola

Come dicevo il tono è leggero e intriso di ironia, cifra, questa, comune agli scritti di Malvaldi, che gli consente di trattare argomenti che leggeri non sono in modo essenziale e nello stesso tempo preciso e profondo. Questa sua scrittura più che sdrammatizzare avvicina il lettore ai fatti narrati e ai protagonisti, accentuando così il suo coinvolgimento.

Sarà che questo autore è toscano come me, sarà che ha anche una cultura scientifica (è un chimico, per chi non lo sapesse): il suo modo di raccontare mi piace molto. E la sua ironia non è mai banale, è il mezzo con cui esprime l’umanità dei suoi personaggi e la sua partecipazione di narratore.

Sinossi

«Ho conosciuto Glay Ghammouri durante il corso di scrittura creativa tenuto nella Casa Circondariale Don Bosco di Pisa nel 2012-2013. In seguito, Ghammouri mi ha detto di aver pensato a una storia, una specie di romanzo di formazione ambientato in carcere, e me l’ha raccontata. Mi è sembrato un ottimo spunto e abbiamo cominciato a lavorarci». Nasce così questo romanzo a quattro mani con cui Marco Malvaldi senza abbandonare l’ironia, il gusto del paradosso, l’esuberante inventiva, ha voluto regalarci, insieme a Glay Ghammouri, l’opportunità di guardare al carcere dall’altro lato delle sbarre.

 

 

Pubblicato in: Libri

In biblioteca #49

Passaggio in biblioteca, dove ho pescato questo romanzo, che

nasce dall’incontro, durante un corso di scrittura tenuto nel carcere di Pisa, tra Marco Malvaldi e Glay Ghammouri, un ex militare tunisino dalla carriera stroncata in patria per motivi politici e oggi detenuto in Italia a causa di un grave delitto.

Vento in scatola – Marco Malvaldi e Glay Ghammouri

Pubblicato in: Citazioni, Libri

Negli occhi di chi guarda – Marco Malvaldi * Citazione #2

Non so se troverò il tempo di scrivere le mie impressioni su questo romanzo, che mi è piaciuto molto, non tanto per il giallo in sé (che è comunque originale), quanto, soprattutto, per l’arguzia del narratore (ovvero dello scrittore). Il suo modo di far muovere, parlare e pensare i personaggi è molto vivo e ironico e lo trovo interessante, oltre che divertente.

Riporto a questo proposito una breve digressione (potremmo forse, infatti, definire così le poche frasi che precedono il proseguimento di un’azione – nella fattispecie la ricostruzione delle azioni dei vari personaggi nel momento in cui c’è stato un omicidio) sul silenzio.

È un vero peccato che, in italiano, esista una sola parola che significa silenzio, e che non sia in grado di distinguere tutte le diverse possibilità che portano a tale silenzio, o che descrivano cosa ci aspettiamo da questa assenza di suono che non è mai assenza di significato.

Ci sono silenzi con cui si assente, ci sono silenzi con cui si prende coscienza, e ci sono silenzi insopportabili.

Il collegamento fra la digressione e l’azione è dato da una frase brevissima, che segue “insopportabili.”, senza andare a capo:

Come questo.

cover negli occhi di chi guarda

 

 

Pubblicato in: Libri

2018: i libri ed ebook che mi sono piaciuti di più

Piccolo bilancio libroso del 2018: la mia top list dei libri ed ebook che mi sono piaciuti di più fra quelli che ho letto nel 2018, in ordine alfabetico di autore.

Mi spiace non aver avuto il tempo, almeno finora, di scrivere le mie impressioni di lettura su alcuni di questi testi.

Sergio Bertoni – L’intruso e altri racconti

Adele Vieri Castellano – Il gioco dell’inganno

Andrea Engheben – Senza volto

Miriam Formenti – Amabile canaglia

Grazia Maria Francese – Arduhinus

Leonardo Gori – Nero di maggio

Leonardo Gori – Il passaggio

Lisa Kleypas – Infine, tu

Marco Lupis – Il male inutile

Marco Malvaldi – Negli occhi di chi guarda

Somerset Maugham – Lo scheletro nell’armadio

Mirya – Glitch

cover alcuni libri letti

Pubblicato in: Libri, Uncategorized

In biblioteca #38

Passaggio in biblioteca, oggi.

Presi due libri sulla storia delle donne, di cui ho “sentito parlare” in un gruppo Facebook e tre romanzi di autori che conosco bene. Dopo il post numero 37 in realtà sono stata di nuovo in bilblioteca e ho preso dei libri di poesie di Pessoa.

Ecco l’elenco dei testi presi oggi:

Marco Malvaldi – Negli occhi di chi guarda
Jo Nesbø – Sete
Henning Mankell – Sabbie mobili
Georges Duby, Michelle Perrot – Storia delle donne in occidente – l’Ottocento
Georges Duby, Michelle Perrot – Storia delle donne in occidente – dal Rinascimento all’età moderna


Pubblicato in: Libri

Odore di chiuso – Marco Malvaldi * Impressioni di lettura

Si tratta di un giallo dal tono ironico, in classico stile Malvaldi, ambientato nel 1895, anno che l’autore non ha scelto a caso, e ci spiega i motivi alla fine del romanzo.

Il protagonista della storia, per quanto non assoluto, è Pellegrino Artusi, nato a Forlimpopoli nel 1820 e vissuto a Firenze dal 1851, autore di un famoso libro di ricette, “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” e di due saggi di critica letteraria.

cover-odore-di-chiuso

L’Artusi è ospite del barone di Villapendente, in Maremma, insieme a un fotografo; il giorno successivo al suo arrivo nel castello di Villapendente viene scoperto l’omicidio del maggiordomo Teodoro (per una volta il maggiordomo non è il colpevole, bensì la vittima). Le indagini vengono condotte dal delegato di Pubblica Sicurezza Artistico che, alla fine, individua il colpevole anche grazie a suggerimenti, volontari e meno, dell’Artusi, che si dimostra osservatore attento e profondo conoscitore dell’animo umano, grazie agli anni trascorsi a vendere sete per mezza Toscana.

La storia è divertente e, più che per l’aspetto giallo ho apprezzato il modo di raccontare di Malvaldi e il campionario di personaggi che presenta al lettore. Mi sono fatta diverse risate durante la lettura. Magari apprezzo particolarmente questo tipo di ironia dato che anch’io sono toscana.

Un romanzo leggero, dunque, anche se con spunti seri, come nelle pagine in cui parla della pena di morte, abolita nell’Italia unita (da poco) e non prevista già da tempo nel Granducato di Toscana, o in quelle in cui la figlia del barone, decisamente più intelligente dei due fratelli, si rammarica di non potere (ma forse potrà, alla fine della vicenda) studiare medicina perché è una donna.

 

Pubblicato in: Libri

In biblioteca #24

Oggi ho riportato in biblioteca alcuni libri, fra cui uno che non ho letto (Il libraio di Kabul di Asne Seierstad: iniziato e lasciato lì, non mi attirava più); ovviamente ne ho presi altri quattro, di cui uno già letto e di cui volevo rivedere l’uso del punto di vista (Quando cadono gli angeli).

Quando cadono gli angeli – Tracy Chevalier

L’altro universo – Iain M. Banks

Odore di chiuso – Marco Malvaldi

Il manoscritto di Dante – Claudio Colitta


Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Libri letti nel mese di Agosto 2015

Ecco l’elenco dei libri letti in Agosto.

Delitto ideale, Luigi Capuana

Si tratta di una raccolta di tredici racconti, il primo dei quali dà il titolo alla raccolta stessa. Interessanti, soprattutto come finestra su un passato neanche tanto lontano. Alcune informazioni in più in questo post.

Spider, Patrick McGrath

(titolo originale Spider, trad. Alberto Cristofori)
Un romanzo che racconta la storia di una follia e del dramma interiore vissuto dal protagonista, appunto affetto da paranoia. Narrato in prima persona immerge il lettore nella memoria, nelle esperienze, nelle sensazioni e nelle paure del protagonista, che lentamente e con fatica cerca di ricordare il suo passato. Un romanzo terribile, che mostra anche la solitudine e l’incomunicabilità in cui si trovano le persone che soffrono di disturbi psichiatrici tanto gravi come questo personaggio di McGrath.
Qui sotto tre brevi citazioni, che ritengo abbastanza indicative del tono dell’intero romanzo.

Se mai avete tenuto un diario, saprete che certe sere è quasi impossibile buttare giù anche una sola frase, mentre altre volte le parole fluiscono sulla carta ora dopo ora finché non si è svuotati, e allora si ha l’impressione non di aver scritto, ma di essere stati scritti. (pag. 104)

Essere sveglio significa essere disponibile per il tormento, e questo è il significato più autenticamente compiuto della vita. (pag. 153)

Perché cosa potevo dare io a questo mondo nel quale ero stato gettato all’improvviso, e cosa poteva darmi lui? (pag. 197)

Il re dei giochi, Marco Malvaldi

Uno dei romanzi con il barrista Massimo e i 4 ottuagenari come protagonisti; divertente per gli scambi di battute fra i cinque, ma con una vicenda gialla molto semplice e praticamente marginale rispetto al racconto delle giornate di Massimo e dei vecchietti. Comunque una lettura piacevole con qualche discorso serio disseminato qua e là quasi senza parere.

Follia, Patrick McGrath

(titolo originale Asylum, trad. Matteo Codignola)
Un bel romanzo, dalla scrittura e lo stile che rasentano la perfezione. Una storia d’amore totale, che non può che essere drammatica e tragica. Una mia opinione meno sintetica la trovate a questo link, che sconsiglio però a chi volesse leggere il romanzo, perché contiene alcune anticipazioni sul finale, anticipazioni che non ho potuto evitare. Il romanzo, comunque, vale una lettura. Magari non se siete un po’ depressi.

La casa del tempo, Wirton Arvel

Un uomo torna a visitare la casa in cui hanno vissuto suo padre e prima di lui suo nonno e prima ancora i suoi avi, e nelle vecchie mura che hanno resistito al trascorrere dei secoli rivive i suoi ricordi e quelli tramandati dai familiari, in un viaggio a ritroso nel tempo che lo porta fino al 1600. Un racconto interessante sopratutto per l’idea di narrare la storia di una famiglia “attraverso” la casa; forse sarebbe risultato più avvincente se qualche episodio del passato fosse stato più approfondito, comunque mi sembra che l’intento di suscitare emozioni a partire dalle pietre, dalle mura e dalla fisicità della casa piuttosto che dalle sole vicende sia riuscito.

Una lontana follia, Kate Morton

(titolo originale The Distant Hours, trad. di Alessandra Emma Giagheddu)
Anche in questo romanzo si parla di un libro per ragazzi e del suo autore (come ne Il giardino dei segreti); anche in questo romanzo una giovane donna dei nostri giorni (Edie) si trova a scavare in una storia del passato che nasconde dei segreti. Le protagoniste sono tre sorelle che vivono in un castello, in cui è ambientato il romanzo per ragazzi di cui è autore il loro padre; sono due gemelle e una più giovane, in realtà sorellastra perché figlia della seconda moglie dello scrittore. La vita delle tre sorelle è condizionata fino da quando erano bambine dall’attaccamento al castello e dal padre; durante la seconda guerra mondiale alcuni avvenimenti fanno sì che le tre rimangono ancora più legate al castello e le une alle altre. Edie cerca di scoprire quali sono stati questi avvenimenti e alla fine riesce a completare quasi interamente il puzzle. Sulla trama non aggiungo altro, per non anticipare niente.
Ho trovato la storia abbastanza interessante ma mi è sembrata prolissa in diversi punti: secondo me avrebbe potuto essere più snella di parecchie decine di pagine senza togliere nulla di essenziale al racconto. Anche la conclusione mi è sembrata in una sua parte poco credibile. Insomma, un romanzo che si può anche non leggere, decisamente meno avvincente de Il giardino dei segreti.

Prima di dire addio, Giulia Beyman

(ebook) La prima parola che mi viene in mente pensando a questo romanzo è “garbato”. Si tratta di un giallo che sconfina nel paranormale, una lettura fluida anche se non proprio avvincente. La scrittura è semplice ma, appunto, garbata, e, nonostante che la storia si apra con una sparatoria, l’ho trovata “tranquilla”, forse per come sono dipinti i personaggi. Un romanzo gradevole.

Il giorno del drago, Mala Spina

(ebook) È il primo episodio della serie Altro Evo, ma è un romanzo breve autoconclusivo. Narra le disavventure di Gillean Conroy, marinaio, alle prese con un dopo sbronza terribile nei meandri della città vecchia. La storia è divertente, ben scritta e narrata con ironia, non mancano i colpi di scena e le descrizioni dell’ambiente lo rendono vivo e visibile. Una piacevole lettura.

Un boia meno crudele, Josh Russel

(ebook – titolo originale A less cruel Executioner, traduzione Claudia Calisti)
Un gruppo di detenuti e detenute fugge dal carcere in cui si trova grazie anche a un terribile uragano che si abbatte sulla regione in cui sorge l’istituto di pena. Il romanzo narra la fuga e le vicende degli evasi che tentano di rifarsi una vita (e in molti casi ci riescono). A mio avviso la storia è raccontata in modo un po’ troppo essenziale e i personaggi non sono molto approfonditi da un punto di vista psicologico; non mancano degli stereotipi. Inoltre il fatto che per molti dei protagonisti ci sia un lieto fine, sia pure dopo che sono trascorsi diversi anni dall’evasione, rende il tutto non molto credibile. Si tratta comunque di un susseguirsi continuo di fatti e di conseguenza di una lettura scorrevole.

Codice Beta, Michael Crichton

(titolo originale Binary, traduzione di Doriana Comerlati)
Un romanzo scritto dall’autore con uno pseudonimo (John Lange) nel 1964 e ripubblicato nel 2014. L’ho trovato abbastanza deludente, certo non paragonabile (come affermato nei risvolti e nella quarta di copertina) a Jurassic Park. Una sorta di terrorista che non condivide la politica del presidente degli USA progetta un attentato con un devastante gas nervino e un agente del dipartimento della difesa deve evitare il disastro. Una trama classica con personaggi alquanto classici: il terrorista molto intelligente, accorto, il tipo che non commette errori e lascia false piste e l’agente che ama le sfide e la competizione. Il romanzo è scorrevole ma non particolarmente avvincente, magari quando è uscito la prima volta l’argomento era innovativo, adesso siamo sommersi da storia di questo genere, sia tramite libri che tramite film e telefilm.

La crisi delle certezze e dei canoni comportamentali in: “CANDIDA” di George Bernard Shaw, Sergio Bertoni

(ebook) Un bel saggio su un’importante opera teatrale di G.B. Shaw, molto ben articolato. L’autore descrive dapprima il contesto socio-culturale dell’epoca in cui la commedia è stata scritta e rappresentata, per sottolinearne la novità e l’intento rivoluzionario, poi propone lo svolgersi dell’azione soffermandosi via via sull’analisi dei personaggi, sull’uso dei simboli, sulle dinamiche fra i protagonisti, esprimendo e motivando compiutamente le sue opinioni e arricchendole con citazioni dalla stessa “Candida” e con brani critici di vari altri autori.
Un testo che del saggio ha la profondità ma non la “pesantezza”, scritto in linguaggio fluido: davvero godibile.

Post concluso

Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Libri letti nel mese di Maggio 2015

Ecco l’elenco dei libri letti in Maggio.

“Uno strano luogo per morire” di Derek B. Miller

Questo romanzo viene etichettato come crime nordico, così mi aspettavo di leggere un giallo. Invece non è un giallo e non racconta neppure di un mistero o di un segreto da scoprire. Sappiamo chi è l’assassino (uno c’è davvero) dall’inizio, e come noi lo sanno tutti i personaggi, inclusa la polizia che, ovviamente, fa il possibile per trovarlo.

La trama è semplice, un ebreo americano ottantaduenne, vedovo, lascia New York per trasferirsi a Oslo, in Norvegia, per vivere a casa della nipote Rhea e di suo marito Lars. Rhea è l’unica figlia di Saul, l’unico figlio di Sheldon ed è stata cresciuta da lui e dalla moglie, dopo che Saul era morto nella guerra del Vietnam e la madre l’aveva abbandonata. A Oslo, proprio in casa sua, Sheldon è testimone dell’omicidio di una donna serba: l’assassino è l’uomo che al suo paese l’aveva violentata mettendola incinta e che adesso vuole il figlio. Sheldon nasconde il bambino e poi fugge con lui per impedire al padre-assassino di portarlo via con sé. Il romanzo racconta così della fuga di questa coppia che non comunica per mezzo delle parole, perché Sheldon parla inglese e il bambino non lo capisce; Sheldon parla lo stesso al bambino ed ha anche e soprattutto lunghi dialoghi con il suo passato, sia sotto forma del suo amico Bill, vicino di negozio a New York, che sotto forma di ricordi. Il dolore e rimorso di Sheldon è quello di avere istigato il figlio Saul ad arruolarsi per il Vietnam (lui lo aveva fatto per la guerra di Corea), dove poi ha trovato la morte.

Quindi un romanzo sostanzialmente di ricordi, in cui la parte gialla è solo una scusa. Dopo le prime decine di pagine il libro mi aveva un po’ annoiata, anche perché non era quello che mi aveva promesso di essere. Comunque sono andata avanti, abbandonando l’idea di stare leggendo un giallo: complessivamente però non mi è piaciuto molto, vuoi per la scarsa credibilità della fuga, motivata solo dalla scarsa fiducia di Sheldon nella polizia, fuga che mette in pericolo diverse persone, vuoi per un’eccessiva enfasi nel descrivere gli Stati Uniti come il paese della libertà, soprattutto per gli ebrei come lui, che (anche) per questo si era sentito in dovere di andare in guerra e di instillare nel figlio la stessa convinzione.

Argento vivo” di Marco Malvaldi

Un giallo tranquillo e ironico. Una commedia degli equivoci in cui i fraintendimenti e gli errori si susseguono dall’inizio alla fine. C’è anche uno scrittore (e a me piacciono le storie di o con scrittori) che, coincidenza, sta ultimando un romanzo su un matematico. Un romanzo corale, in cui le vicende dei vari personaggi dapprima si incrociano ad opera del caso e poi si intrecciano in modo sempre più fitto, fino alle “soluzioni” (perché di soluzioni al plurale bisogna parlare) finali.

Morte a Pemberley” di P. D. James

Pemberley: sì proprio quel Pemberley, la dimora di Darcy, uno dei protagonisti di “Orgoglio e pregiudizio”. Ovvero uno dei miei romanzi preferiti, uno di quelli che di quando in quando rileggo, in parte o tutto, e che ho tenuto per anni sul comodino. L’idea di un giallo i cui personaggi principali sono quelli creati da Jane Austen mi è sembrata intrigante, anche se l’articolo che ha attirato la mia attenzione su questo libro, in The lark and the plunge, non lo descriveva in termini entusiastici.
Mi è sembrato che la possibilità di passare un altro po’ di tempo con Lizzie, Darcy e gli altri valesse il rischio, probabile, di una delusione. Così, quando la delusione c’è stata (e fino dalle prime pagine) l’avevo messa in conto e non è stata una sorpresa.
La storia narrata è molto semplice e la narrazione procede lentamente, con una densità di particolari e dettagli che contribuiscono, sì, a costruire l’atmosfera del periodo in cui la vicenda si svolge, ma che la rendono anche un po’ noiosa. I fatti sono in realtà pochissimi, l’omicidio avviene dopo oltre sessanta pagine e, in pratica, non vi sono indizi da seguire, né più indiziati fra cui identificare il vero colpevole. L’indagine stessa mi ha dato la sensazione di qualcosa di rigido, oltre che di poco approfondito.
Infine, e questo forse è il difetto maggiore, i personaggi della Austen sono dipinti con colori spenti: Elizabeth non ha niente della sua arguzia, Darcy ha perso tutta la sua sicurezza; l’unica a conservare la sfrontatezza e l’incoscienza che la caratterizzano è Lydia. Penso che con questo materiale si sarebbe potuto scrivere un romanzo più avvincente, con colpi di scena e ribaltamenti di prospettiva come un lettore si aspetta in un giallo.
Comunque sia, anche se non so bene perché, non mi sento proprio di sconsigliarlo.

La briscola in cinque” di Marco Malvaldi

Bar Lume

Il primo giallo con protagonista Massimo, il barista del BarLume e il poker di anziani suoi clienti e amici (nonno incluso). Divertente e leggero, con un linguaggio ironico che vira spesso sul toscano, originale l’idea del coro greco (citazione) costituito dai quattro pensionati.

Adorata nemica mia” di Marcela Serrano

(traduzione di Michela Finassi Parolo e Tiziana Gibilisco)
Questo libro, pubblicato nel 2013, è una raccolta di 20 racconti, uno dei quali dà il titolo alla raccolta stessa. Ho scritto qualcosa di più a questo link.

Il quaderno di Didine” di Dominique Valton

Un ebook di un’autrice self. Una storia definita fiaba che forse proprio fiaba non è anche se è qualcosa di simile. Raccontata, anzi scritta in prima persona dalla protagonista, una bambina di nove anni che vive in un orfanotrofio, ha il colore e l’ambientazione di romanzi di qualche decennio fa. Quello che caratterizza in positivo “Il quaderno di Didine” è proprio questa narrazione in prima persona: sembra davvero di leggere il diario di una bambina che affida alla carta i suoi timori e i suoi sogni, la tristezza e il senso delle ingiustizie subite, svelando tutta la sua ingenuità ma anche una sua saggezza e molto coraggio.

Post concluso, Maggio è finito.