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Mare d’inverno

Alcuni scatti a Viareggio, dicembre 2019. Tutti di giorno, anche se la foto contro sole sembra una luna in notturna.

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Il libro del mare -Morten A. Strøksnes * citazione #4

(titolo originale Havboka, 2015; trad. Francesco Felici (2017))

Questo romanzo, almeno fino al punto in cui sono arrivata a leggere, è picover il libro del mareù un insieme di riflessioni, alternate a descrizioni della vita marina e di certi animali nonché di altro, tenute insieme da una sottile trama. È comunque una lettura interessante, che si può condurre anche in modo frammentato, visto che, almeno per ora, la trama è così lineare che non ci sono problemi a seguirla.

Nel seguito un breve brano in cui l’autore paragona le molecole di acqua a lettere.

Le molecole si combinano a un ritmo vertiginoso in varianti sempre nuove, come le lettere si legano l’una all’altra in nuove parole, che diventano frasi, e magari interi libri. Se si pensa alle molecole d’acqua come a lettere, si può affermare che il mare contiene tutti i libri mai scritti, in lingue conosciute e non. Nei mari si creano anche altre lingue e alfabeti, come RNA e DNA, molecole in cui i geni si attivano e disattivano in ondate che scorrono attraverso strutture spiraliformi, e decidono se il risultato sarà un fiore, un pesce, una stella marina, un piroforo o un essere umano.
Un vento dolce soffia dalla ricca biblioteca del mare. La luce sopra di noi si scinde tra le nubi, e quando i raggi si proiettano sull’acqua, si flettono come verbi irregolari.

E poi, a proposito delle dimensioni dell’universo e delle distanze fra i corpi celesti, questa frase:

Gli astronomi sono archeologi o geologi che cercano fossili di luce.

 

 

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Il libro del mare -Morten A. Strøksnes * citazione #3

(titolo originale Havboka, 2015; trad. Francesco Felici (2017))

Quello che segue spiega l’avversione dei nordici per gli sgombri. L’ho trovata curiosa, anche se poi, a pensarci bene, non è niente di particolarmente insolito…

cover il libro del mare

Il disprezzo dei nordici per lo sgombro ha una lunga tradizione. Un tempo la gente credeva che questo pesce, che ha sul dorso un disegno che ricorda uno scheletro umano, mangiasse gli annegati. Ancora prima, si riteneva che divorasse anche i vivi. Il vescovo di Bergen Erik Pontoppidan descrive lo sgombro come una specie di piraňa nordico. È «proprio come lo squalo», scrive il vescovo, e con lo squalo condivide la propensione a «mangiare carne umana, e andare miratamente in cerca di chi nuota nudo, il quale può essere divorato in un baleno se finisce in un gruppo o in un banco di sgombri».

L’idea dei pesci che prediligono per mangiare «chi nuota nudo» è piuttosto spassosa… però trovo naturale che preferiscano il cibo senza buccia… 😉