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Recensione di Daniela Domenici a “Lidia, che detesta la Matematica”

Una bellissima recensione al mio romanzo per ragazzi, che racconta come può succedere di appassionarsi alla Matematica, anche se “prima” la si detestava.

LIDIA, CHE DETESTA LA MATEMATICA, DI ANTONELLA SACCO, RECENSIONE DI DANIELA DOMENICI

 

Lidia Copertina             Lidia quarta di Copertina


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Ipazia, matematica

Ipazia fu una scienziata e filosofa alessandrina. Nel seguito un cenno alla sua storia come l’ho raccontata nel mio romanzo per ragazzi “Lidia, che detesta la Matematica”.

Il dialogo è fra Lidia, la protagonista, e Oscar, un calzolaio appassionato di Matematica.

«… visse ad Alessandria d’Egitto. Era figlia di un matematico, Teone. Si occupò di filosofia, astronomia, meccanica. Disegnò alcuni strumenti scientifici, fra cui l’astrolabio. Aveva una sua scuola, frequentata da uomini e donne di qualunque religione; insegnava camminando per la città e riteneva che la conoscenza non fosse qualcosa da custodire in segreto, al contrario dei pitagorici ai quali era proibito diffonderla.»

Questa matematica mi piaceva molto e mi pareva che il suo nome sarebbe stato perfetto per la micia. Oscar intanto continuava:

«I suoi concittadini l’ammiravano e la stimavano, molti dei suoi allievi diventarono personaggi importanti, alcuni perfino vescovi, e continuarono a scambiarsi lettere con lei e a considerarla una maestra. Quello che conosciamo di lei deriva proprio dalle testimonianze di questi allievi e dagli scritti degli storici del tempo. Purtroppo in quegli anni era in atto una persecuzione contro i pagani, cioè i non cristiani, da parte dei cristiani; la biblioteca di Alessandra, che conteneva migliaia di libri antichi e unici, raccolti nel corso dei secoli, fu incendiata e nel 415 la stessa Ipazia fu assassinata in modo barbaro, perché era colta, sapiente e soprattutto donna.»

«Chi la uccise?»

«Si ritiene che siano stati gli appartenenti a una setta di fanatici cristiani.»

Carezzavo la gatta e pensavo a quella donna a cui il sapere era costato la vita: al suo posto sarei stata capace di fare altrettanto?

«Che storia triste.»

«Si dice che fosse molto bella. Ha ispirato poeti e scrittori e in questi anni è stato creato un progetto internazionale per favorire la partecipazione delle donne di tutte le nazionalità alla ricerca scientifica che in suo onore è stato chiamato Ipazia.», ha concluso Oscar.

«Dev’essere stata una persona speciale…

Lidia Copertina

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Citazione matematica #2

(dalla commemorazione funebre che Paul Erdős scrisse per Stan Ulam, da “L’uomo che amava solo i numeri di Paul Hoffman, Oscar saggi Mondatori.)

Joseph-Louis Lagrange: “un matematico non ha interamente compresa la propria opera finché non l’abbia resa così chiara da poter essere spiegata al primo passante in cui s’imbatte per via.“

 

 

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Citazione matematica #1

Dalla commemorazione funebre che Paul Erdős scrisse per Stan Ulam, da L’uomo che amava solo i numeri di Paul Hoffman, Oscar saggi Mondatori.

Nelle Mille e una notte il re viene salutato da un «O Re, possa tu vivere per sempre”». Un matematico e scienziato può essere salutato con un più realistico «O Matematico, possano i tuoi teoremi vivere per sempre.»

 

 

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Ricordi di scuola – Giochino-test #1

Quando ero al liceo, ovvero un paio di vite fa ma anche tre, girava fra le altre cose una sorta di giochino-test che mi è tornato in mente ieri, non so perché.

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Lo riassumo prima di scrivere le riflessioni che mi ha ispirato.

Anna deve raggiungere (o salvare) il fidanzato, Enrico. Per farlo deve ottenere l’aiuto di tre persone. La prima è Dario, che in cambio dell’aiuto le chiede dei soldi; la seconda è Sergio che le chiede di fare sesso con lui e infine Renzo che l’aiuta senza volere niente. Quando Anna raggiunge il fidanzato e gli racconta cosa ha dovuto fare lui la lascia.

Ho realizzato che questa breve storia appena accennata rispecchia personaggi e intreccio di molti romanzi (soprattutto romance, magari, ma non solo, penso anche a gialli). I personaggi, cioè, rappresentano altrettanti prototipi (se non in qualche caso perfino archetipi) e l’intreccio può essere la base per innumerevoli trame in cui variano ambientazioni, dettagli, motivazioni (sottostanti a quelle espresse, intendo) e finali.

Un po’ il concetto, ridotto, delle carte di Propp, insomma. Un tema che mi ha sempre affascinata, forse per la mia mentalità (anche) matematica: poter ricondurre tutte le storie a un numero finito e anche piccolo di trame-guida. Pochi elementi, mescolati e aggregati in modo diverso, possono dare origine a infinite storie… davvero intrigante, no?

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Tornando al giochino-test: dopo il racconto delle vicende di Anna la domanda era: “Metti in ordine di tuo gradimento i personaggi, da quello che secondo te si è comportato meglio a quello che si è comportato peggio”. Ogni personaggio simboleggia infatti un valore. Quale lo svelo (per chi non lo avesse capito, cosa peraltro piuttosto facile) nel prossimo post.

Dubito che il test abbia qualche valore, ho riesumato il giochino solo per la sua relazione con la scrittura.

 

 

 

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Spin-off di La grande menzogna – Sara #1

SARA – La nonna

Grande menzogna SPIN OFF SARA 2 azzurro«Sei bravissima» dice la nonna controllando le operazioni che ho risolto. «Non ne hai sbagliata una!» aggiunge sorridendo.

«Sono facili» commento.

Lei si fa improvvisamente seria e la sua espressione quasi mi spaventa: ho detto qualcosa che non va? Le parole che pronuncia sono solenni e non sono sicura di capirle bene, però sento che sono importanti e le imprimo nella memoria.

«Sara, tu hai solo cinque anni… operazioni come queste le insegnano ai bambini di dieci anni. Tu sei molto intelligente, molto più della maggior parte dei bambini della tua età.»

Poi sospira.

«È una cosa brutta?» chiedo un po’ preoccupata.

«No, non lo è. Però potrebbe diventarlo, è un dono che non devi sprecare. Non dovrai permettere a niente e a nessuno di impedirti di seguire la tua strada. Ricordalo sempre.»

«E qual è la mia strada?»

«Lo scoprirai al momento giusto, vedrai.»

Poi cambia tono e mi propone un gelato: l’idea mi attira e lascio che i suoi consigli rimangano in un cantuccio della mia mente mentre penso a quali gusti vorrei assaggiare.

Qualche giorno dopo sento la nonna che parla con la mamma, anche stavolta le sue parole suonano un po’ strane.

«Tua figlia è un piccolo genio. Devi starle vicina, spesso i bambini come lei sono più fragili degli altri.»

La mamma sbuffa infastidita, non va d’accordo con la nonna, che è la mamma di mio padre. «Sara non è fragile di sicuro. È così testarda» dice.


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Libri letti nel mese di Gennaio 2016, #2

Ecco altre letture di questo mese: quattro ebook, quattro testi molto diversi fra loro.

Fantamatematica, Maurizio Codogno

In poche righe temi classici della fantascienza e della narrativa distopica, come viaggi nel tempo, universi paralleli, entità superiori che dispongono il destino degli umani, si intrecciano con concetti matematico-logici o con episodi della vita di grandi matematici e danno origine a racconti brevi e brevissimi, talora fulminanti, scritti con tono ironico e linguaggio fluido.
Alcune storie mi sono sembrate quasi un’”applicazione letteraria” dell’affermazione di Galileo per cui l’universo è scritto in “lingua matematica”: piccoli e piccolissimi cambiamenti di “qualcosa” modificano completamente la realtà quando non distruggono addirittura universi… 
Questi testi si “bevono”, sono davvero piacevoli. Leggere per credere (non sono necessarie conoscenze specifiche).

La terra di nessuno (Jolly Roger vol. 1), Gabriele Dolzadelli

Una storia di avventure, ambientata dal 1658 al 1670 circa, che inizia in Irlanda e prosegue nell’isola caraibica di Puerto Dorado, luogo occupato prima dagli spagnoli e poi conquistato da un’alleanza di inglesi, francesi e olandesi. A Puerto Dorado si intrecciano le vicende di vari personaggi, alcuni mossi dall’ambizione e dalla sete di potere, altri dall’amore o dall’affetto. Il romanzo è la prima parte di una serie e non è autoconclusivo. Mi è sembrato abbastanza interessante, i personaggi sono vari e caratterizzati; la scrittura però non è sempre corretta e vi sono diversi refusi.

Donne e autrici: la missione possibile del sesso memore, Sara Zelda Mazzini

Si tratta di una raccolta di 14 interviste ad autrici self e non solo, che vale la pena di leggere anche solo per l’introduzione (scritta da Sara Zelda Mazzini), in cui sono ben evidenziate le problematiche che una donna che vuole/ama scrivere si trova ad affrontare, almeno nella maggior parte dei casi (e che a me sono molto familiari). Alcune delle autrici sono anche blogger e/o giornaliste, molte hanno un lavoro (diverso dallo scrivere), sono madri di famiglia: conciliare tutti gli impegni con la scrittura non è facile. Come ho detto mi sono riconosciuta in diverse delle affermazioni riportate nelle interviste e credo che lo stesso possa accadere a qualunque donna (in particolare se scrive, ma anche se ha una qualunque altra passione) legga questo ebook. 
Penso e spero che puntualizzare una volta di più come ancora oggi (in Occidente) per le donne sia sempre una conquista dedicarsi a qualcosa che non sia la famiglia o il lavoro “tradizionale” possa aiutare le donne stesse a sentirsi più libere di seguire i loro interessi.

Invarianze di scala, Rabolas

Si tratta di una raccolta di poesie, un ebook dalla cover davvero stupenda, con tre gufi nel cavo di un tronco. (Preciso che, di solito, non sono una lettrice di poesie.) In questo ebook ho trovato belle immagini e alcune sensazioni simili quelle che ho provato anch’io. Le poesie che mi sono piaciute di più: Senza titolo, L’asino volante.


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Galileo Galilei, citazione

Una delle citazioni più famose di quello che è considerato il primo scienziato moderno.

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.

(da Il Saggiatore)

 

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Ada Byron Lovelace, matematica

Il 10 Dicembre 1815 nasceva a Londra Augusta Ada Byron, ovvero Ada Lovelace, dal nome del marito.

È stata una matematica e per ricordare il suo contributo a questa scienza riporto quanto ho raccontato nel capitolo 23 del romanzo per ragazzi Lidia, che detesta la Matematica.

(Quello che segue è un dialogo, tratto dal mio romanzo per ragazzi “Lidia, che detesta la Matematica”, fra Lidia, la protagonista, e Oscar, il calzolaio appassionato di Matematica che l’aiuta nello studio di questa materia. La prima a parlare è Lidia.)

 

Lidia Copertina

 

«Mi avevi promesso di raccontarmi di qualche donna che ha fatto scoperte in matematica. Mi hai parlato solo di Teano e Ipazia.»

Non ha risposto subito, sembrava che riflettesse se accontentarmi o cercare sul libro un altro esercizio, poi ha deciso:

«Anche nei secoli successivi non ce ne sono state molte; certo che, se teniamo conto delle difficoltà che hanno incontrato, è già un successo che ce ne siano state alcune. Fino a meno di un secolo fa per le donne era quasi impossibile accedere allo studio: non erano ammesse nelle università e le materie scientifiche erano considerate poco femminili e non venivano insegnate alle ragazze. Solo quelle che avevano molta tenacia e un profondo interesse per queste discipline hanno potuto impararle e dedicarvisi e spesso hanno dovuto lottare accanitamente perfino contro i pregiudizi della propria famiglia.»

Insomma: in pittura, musica, letteratura, in ogni tempo, i nomi più famosi sono solo di uomini perché le donne non hanno avuto le stesse possibilità, e le cose non vanno meglio in fisica o matematica… La mia rabbia cresceva mentre Oscar raccontava e ho esclamato:

«Non è giusto che sia sempre stato così.»

«Hai ragione. Purtroppo la storia è piena di ingiustizie.»

Ha bevuto un sorso d’acqua prima di proseguire:

«C’è stata un’eccezione parziale: una ragazza londinese dell’Ottocento, figlia di lord Byron, il famoso poeta. Si chiamava Ada, sposò il conte di Lovelace ed è più conosciuta con questo cognome. Poté studiare matematica a suo piacimento, pare che la madre l’abbia incoraggiata in questo per farla stare lontana dalla poesia.»

«Perché?»

«La madre e il padre si separarono quando Ada era molto piccola, lui era un dongiovanni, lo avrai sentito dire.»

Non ne ero sicura ma ho annuito.

«Benché non fosse ostacolata dalla famiglia, neppure Ada poté frequentare l’università, che a quel tempo era proibita alle donne.»

Avrei ruggito: a me studiare non piace, ma non sopporterei che qualcuno me lo proibisse. Oscar intanto ha continuato:

«Verso il 1830 conobbe Charles Babbage, un matematico e logico, che aveva progettato quello che adesso è considerato l’antenato del computer, una macchina che chiamò analitica

«Una calcolatrice?»

«No, un vero e proprio calcolatore, anche se meccanico. Era dotato di memoria, di un’unità di elaborazione, di una di input a schede perforate e di una output per stampare i risultati.»

«Ma il primo computer non è stato costruito una cinquantina di anni fa?»

«Qualcosa di più: intorno agli anni ’40 è stato realizzato il primo computer elettronico, del genere di quelli che usiamo adesso, solo enormemente più ingombrante. Babbage non poté costruire la sua macchina analitica, si trattava di un progetto costoso e non riuscì ad avere i fondi per realizzarla, anche perché pochi avevano capito la portata dell’invenzione.»

«E Ada cosa c’entra?»

«Si interessò a questo lavoro, ne seguì gli sviluppi e predispose insieme a Babbage un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli. Questo algoritmo è considerato il primo programma per computer della storia.»

Non avevo idea di cosa fossero i numeri di Bernoulli, ma non me ne importava, volevo sapere di Ada.

«Ma la macchina esisteva solo in teoria, hai detto.»

«Infatti; comunque un prototipo è stato costruito una quindicina di anni fa e ha funzionato. Il contributo di Ada sta nell’aver capito le potenzialità della macchina ma anche che non sarebbe stata in grado di originare qualcosa, cioè che non poteva pensare, ma solo eseguire le istruzioni che le venivano impartite.»

«E poi?»

«Poi si è ammalata ed è morta giovane, non aveva compiuto 37 anni. Le sue intuizioni sul funzionamento e sulle possibili applicazioni della macchina analitica sono geniali: vide molto più avanti dello stesso inventore. Ad ogni modo, per avere i giusti riconoscimenti, dovette firmare l’articolo in cui descriveva la macchina analitica e l’algoritmo con le sole iniziali del nome; altrimenti, vedendo che era una donna, gli studiosi del suo tempo non lo avrebbero ritenuto degno di attenzione.»

Quella storia mi era piaciuta e volevo saperne di più, ma Oscar non mi ha dato modo di chiedergli altro, perché era l’ora di aprire il negozio e non era solito ritardare. Ha però aggiunto, mentre mi accompagnava alla porta: «Un linguaggio di programmazione è stato chiamato ADA in suo onore.»

 

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Sophie Germain, Matematicienne

Ricorre oggi, 1 aprile, l’anniversario della nascita di Sophie Germain, matematica francese, nata a Parigi nel 1776 (il primo aprile, appunto) e morta il 27 giugno 1831.
Studiosa, fra l’altro, di Teoria dei numeri, si occupò dell’Ultimo Teorema di Fermat ed ebbe una lunga corrispondenza con Carl Friedrich Gauss (uno dei più grandi matematici di tutti i tempi) e al suo nome sono legati dei particolari numeri primi, detti appunti Primi di Germain.

Riporto qui sotto un brano del mio romanzo “Lidia, che detesta la Matematica” in cui la protagonista quindicenne, Lidia, parla alle amiche di Sophie.

Lo sai che nei secoli passati pochissime donne si sono dedicate alla matematica? Si pensava che lo studio delle materie scientifiche fosse nocivo per la femminilità e poi solo gli uomini venivano ammessi alle università.”
Dani mi ha guardata e ha allargato le braccia: “Lo vedi che sei fissata?”
Intanto si era avvicinata Ludo, che ha domandato incuriosita:
E allora quelle poche come hanno fatto?”
Erano così determinate da riuscire a superare parte degli ostacoli.”
Ne conosci qualcuna?” Ha chiesto ancora Ludo.
Mi sono lanciata in una sorta di conferenza.
Una era Sophie Germain. Nacque verso la fine del Settecento a Parigi, e si appassionò fino da ragazzina alla matematica. Si portava di nascosto libri e candele in camera e li leggeva la notte, perché i suoi le avevano proibito di studiarla. Faceva questo quando aveva più o meno la nostra età: vi rendete conto?”
Anche a me succede. Ma con i romanzi.”, ha commentato Dani.
Invece Ludo ha detto con aria sognante: “Doveva piacerle davvero molto.”
Ho proseguito: “Alla fine i genitori capirono che era giusto lasciarla studiare e lei poté farlo più liberamente, anche se, essendo una donna, non poté frequentare i corsi all’Ecole Polytechnique, una specie di università; li seguì da casa, fingendo di essere un uomo e con quello stesso nome in seguito firmò le lettere che scriveva a Gauss, uno dei più grandi matematici di tutti i tempi.”
Era brava?”
Sì. Ha vinto un concorso indetto dall’Accademia delle Scienze e ha dimostrato, fra le altre cose, un teorema su certi tipi di numeri primi. Sia questi numeri che il teorema portano il suo nome. E poi si è occupata di acustica e di teoria dell’elasticità.”
Che bello avere dei numeri che si chiamano come te.”