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Il settimo regalo – Dominique Valton * Impressioni di lettura

Un piccolo libro, questo di Dominique Valton, ma piccolo solo nelle dimensioni fisiche, perché dentro vi troviamo raccontato o meglio celebrato o meglio condiviso ciò che conta davvero: la vita e la morte, l’amore, la maternità e la paternità (che altro non sono se non una forma di amore). E anche l’amore per la scrittura, perché no, perché chi scrive ama farlo, ne prova il desiderio e la necessità.

Sette racconti, dunque, sette modi di fare un regalo alla persona (o alle persone) amata (amate). Racconti che colpiscono dentro perché parlano di sentimenti che tutti, in un modo o nell’altro, per un lungo tempo o per brevi istanti abbiamo provato. I protagonisti potremmo essere noi o persone che conosciamo, che ci sono vicine: nelle loro vicende c’è qualcosa che abbiamo vissuto anche noi. Sette regali per il lettore.

Un piccolo grande libro, insomma, che parla al cuore in modo diretto, senza retorica.

I titoli dei racconti

Il regalo
Arthur
La Crociera
Il Compleanno
Lettera a mio figlio
È un regalo per te
Il Settimo Regalo

cover settimo regalo

Sinossi

Cos’è un regalo?
Il riciclo di un oggetto inutile?
Un investimento per il futuro?
Il ricordo di un istante particolare?
Una richiesta di attenzione?
Oppure è un dono prezioso che nasce dal cuore?

Pubblicato in: Citazioni, versi

William e Emily – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Di questa poesia mi hanno colpita, fino dalla prima volta in cui l’ho letta, i primi due versi. È malinconica, a mio parere. Sì, è decisamente malinconica.

C’è qualcosa nella Morte
che ricorda l’amore.
Se con qualcuno con cui avete conosciuto la passione,
e la vampa del giovane amore,
dopo anni di vita comune,
sentite spegnersi la fiamma;
e così insieme svanite,
a poco a poco, soavemente,
per così dire abbracciati,
nella stanza consueta –
c’è, fra gli spiriti, un unisono
che ricorda l’amore!

cover Spoon River

 

 

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Il visconte nero – Roberta Ciuffi * Impressioni di lettura

Sinossi

Devonshire, 1852. È passato un anno da quando Lady Farleigh è morta cadendo dalla scogliera. La versione ufficiale parla di suicidio ma molte voci girano su suo marito, Lord Farleigh, il cui comportamento folle e selvaggio in quell’ultimo anno gli è valso i nomignoli di Black Tom, il visconte nero, il visconte maledetto. E ha fatto puntare su di lui i sospetti per alcune feroci aggressioni ai danni di donne della zona.cover visconte nero
Annabelle Trenton è una famosa sensitiva di Londra, qualcuno dice possa evocare gli spiriti. E quando Lord Wadelton e Lady Lydia, fratello e sorella della defunta Lady Farleigh, le propongono di andare nel Devonshire per cercare di scoprire cosa stia succedendo al loro cognato, lei accetta. Annabelle proviene dagli slums di Londra, è cresciuta in un orfanotrofio dove la sua gemella è morta. Non è mai uscita dalla città e accetta la strana proposta dei suoi clienti come un’avventura. Dovrà cercare di penetrare nelle emozioni di Lord Farleigh, comprendere le ragioni della sua apparente follia e, se possibile, tentare di guarirlo.
Sempre che non sia stato lui a uccidere sua moglie e aggredire le donne di Lyncombe Dale… Cosa che Annabelle spera con tutto il cuore non abbia fatto. Perché in quella terra per lei sconosciuta, non ha scoperto solo cosa significhi l’amore per la libertà, il cielo aperto e il mare, ma anche quello per un uomo. L’unico sentimento che la più famosa sensitiva di Londra non era mai riuscita a comprendere. Prima di allora.

Il mio commento

Un romanzo rosa intriso di giallo.

La vicenda della morte della moglie mi ha ricordato “Rebecca, la prima moglie”, ma solo per il fatto che in entrambi i casi la morte avviene in mare o vicino, in quanto le due storie sono decisamente diverse.
La protagonista, Arabella, oltre a essere dotata di una sensibilità fuori dal comune, rivela anche qualità di psicologa, che le consentono sia di penetrare nella solitudine di Lord Farleigh che di analizzare le persone che gli sono vicine e condurre la sua indagine alla ricerca della verità.
La scena finale in cui si scopre cosa davvero è successo a Lady Farleigh è una di quelle classiche del giallo, con tutti i personaggi coinvolti radunati insieme in una stanza, dove si troveranno più o meno costretti a rivelare cose che fino a quel momento avevano taciuto. Solo che al posto dell’investigatore c’è una giovane donna, una sensitiva.
Ho trovato il romanzo piacevole, abbastanza originale e ben scritto. La storia è intrigante e ben condotta, la trama e i personaggi coerenti.

 

 

Pubblicato in: I miei libri, Racconti

Un cane stupido, un racconto

Dopo un anno dalla morte della moglie il vecchio prese un cane. Una bestia bruttina, dal corpo tozzo ricoperto di pelo raso marroncino e le zampe esili. Un cane stupido, dicevano tutti. Non si staccava mai dal fianco del vecchio. Non scodinzolava a nessuno. Non accettava cibo se non dalle mani del vecchio. Anche il vecchio era diventato un po’ strano da quando era rimasto vedovo. Dicevano “Tale il padrone, tale il cane.” Li vedevano tutti i giorni camminare per le stesse strade. Lo stesso percorso. Alla stessa ora. Tutti i giorni. Il vecchio parlava poco, e pochi si fermavano a parlare con lui. Lo vedevano chiacchierare con il cane, che lo guardava con la sua aria ottusa e gli trotterellava accanto su quelle sue buffe zampette.

Un pomeriggio d’estate il vecchio si gettò dalla finestra. Abitava al quarto piano e si spezzò la spina dorsale. Morì in ambulanza, mentre lo trasportavano in ospedale. Il cane saltò dietro a lui. Morì sul colpo.

Qualcuno commentò “Proprio un cane stupido. Non ha capito che oltre la finestra non c’era niente.”

(Racconto pubblicato ne “Lo specchio”)

cover Lo specchio

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak * Impressioni di lettura

(Titolo originale “The book thief”, Traduzione di Gian M. Giughese; originale pubblicato nel 2005, in Italia nel 2007)

Uno dei libri che mi hanno toccata di più negli ultimi tempi.
All’inizio mi pareva un po’ troppo frammentato e che la lettura non procedesse in modo fluido, dati i capitoli brevi e, soprattutto, i frequenti “intermezzi” in neretto, cover-ladra-di-libri-okper lo più informazioni o precisazioni. Poi ho iniziato ad apprezzare il modo di narrare della Morte, anche se non avrei voluto che anticipasse i dolori che avrebbero colpito la protagonista, per non dovermi preoccupare per lei prima che i fatti avvenissero…
La vicenda è ambientata negli anni dal 1940 (circa) al 1943 in una cittadina vicino a Monaco, Molching, da cui passa la strada per il campo di concentramento di Dachau.

 

La protagonista, Liesel Meminger, viene adottata da una famiglia di Molching e ha un rapporto molto profondo e di reciproca comprensione con il padre adottivo, Hans Hubermann. Stringe amicizia con un coetaneo che abita vicino, Rudy Steiner, e, poi con Max, un ebreo che la famiglia Hubermann tiene nascosto in cantina per diversi mesi.
Liesel impara a leggere e di quando in quando ruba un libro; in realtà il titolo è, a mio parere, un poco fuorviante, visto che in tutto ne ruba meno di dieci. Ogni furto è per lei un atto di grande significato, le tira su il morale, è una sorta di premio; talvolta l’accompagna l’amico Rudy.
Più in generale sono le parole ad essere importanti per Liesel, le parole e le storie. Una storia la scriverà per lei Max e lei stessa scriverà la sua. Liesel, inoltre, legge i suoi libri ad alta voce quando con i vicini scende nel rifugio durante i bombardamenti.
Il romanzo è molto toccante, ma senza indulgere nel patetico o nel melenso, realistico e insolito il modo di raccontare le vicende dei protagonisti e degli abitanti della cittadina e di come quel luogo viene stravolto dal nazismo. Più volte passano dalle strade di Molching file di ebrei emaciati diretti a Dachau: tutti li guardano e nessuno (o quasi) tenta di fare qualcosa per aiutarli, perché farlo significherebbe mettere in pericolo se stessi e la propria famiglia.
La Morte, poi, come dicevo, è un narratore perfino garbato, spesso critico nei confronti del genere umano che la fa lavorare troppo. Ed è molto affezionata a Liesel, cosa insolita per lei, che difficilmente stima le persone.

So che da questo romanzo è stato anche tratto un film e che in Italia è stato pubblicato inizialmente con il titolo “La bambina che salvava i libri”.

Qualche citazione del romanzo la trovate qui e qui.

 

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak * citazione #2

(Titolo originale “The book thief”, Traduzione di Gian M. Giughese; originale pubblicato nel 2005, in Italia nel 2007)

Poco dopo la metà del romanzo c’è un capitolo che si intitola “Diario della Morte: 1942”.

Inizia così

Fu un’annata da ricordare, come il 79, come il 1346, tanto per citarne solo qualcuna. Dimenticatevi la falce: dannazione, era di una scopa o di una ramazza che avrei avuto bisogno. E anche di una vacanza.

*** UN FRAMMENTO DI VERITÀ ***
Non possiedo una falce.
Indosso una veste nera con cappuccio
solo quando fa freddo.
Non ho quel viso da teschio che sembrate divertirvi ad
appiopparmi. Vuoi sapere qual ì il mio vero aspetto?
Mentre proseguo il racconto, cerca uno specchio.

Considerato che la vicenda si svolge in una cittadina della Germania nazista, a Mochling. La Morte in quegli anni ha molto lavoro, troppo, anche per lei.

Le frasi in neretto sono scritte così e nel mezzo del foglio proprio nel libro; ce ne sono moltissime, tutte in questo stile; come una sorta di chiarimenti da parte delle Morte che, ricordo, è il narratore.
A proposito, riporto anche le prime due, dalla prima pagina del romanzo.

*** UN SEMPLICE FATTO ***
Prima o poi morirai

e

*** REAZIONE AL SUMMENZIONATO FATTO ***
Ti preoccupa?
Il mio consiglio è di non avere paura.
Sono leale.

 

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak * citazione

(Titolo originale “The book thief”, Traduzione di Gian M. Giughese; originale pubblicato nel 2005, in Italia nel 2007)

Per ora sono circa a metà di questo romanzo, costruito in modo piuttosto insolito, a cominciare dal narratore che è la Morte.
La narrazione procede un po’ frammentata, comunque si segue bene, almeno finora. Devo ancora decidere se è un modo che mi piace o no.
A pagina 49 ho trovato la citazione sottostante, la riporto perché mi sembra condivisibile.

In effetti Rudy Steiner era uno di quegli audaci piccoli bastardi che desiderano la compagnia delle signore. Pare che tra le nebbie dell’infanzia debba esserci in ogni gruppo di ragazzini un personaggio simile. È il ragazzo che rifiuta di avere paura dell’altro sesso, se non altro perché tutti gli altri si abbandonano a quella paura, e lui non è certo il tipo che teme di prendere posizione.

 

 

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Tre brevi storie con delitto e altri 9 racconti

In questo ebook ho riunito dodici racconti brevi e brevissimi che ruotano intorno al tema della morte, spesso violenta. Il tono è prevalentemente drammatico, ma non mancano accenti ironici e surreali, che sono caratteristici della mia scrittura.

copertina TRE

Qui di seguito alcuni estratti.

L’uomo le indicò una strada in cui girare, poi un’altra. Le mostrava le vie da prendere solo con un cenno della mano, dopo l’ordine di partire non aveva più aperto bocca. Chi era? Sbirciò verso di lui. Lo aveva appena intravisto, nella penombra del tramonto ormai quasi trascorso. Né giovane né vecchio, né bello né brutto. Un uomo come tanti, di quelli che se ti passano accanto sul marciapiedi neppure te ne accorgi. Nel suo aspetto nessuna traccia lasciava intuire chi fosse, da che cosa fuggisse. Aveva commesso un reato o era una vittima? Era disposto a usare la pistola contro di lei? L’aveva minacciata per indurla a partire, ma avrebbe sparato se lei non avesse obbedito?

(da “Fuga”)

Un uomo con le mani sporche. Anche i vestiti sono macchiati. Uccide con un coltello. Un colpo e poi un altro e un altro ancora. È per questo che c’è tanto sangue. Dappertutto.
Il coltello affonda nel petto. Ne esce sangue. Estrae il coltello e lo affonda nella pancia. E poi ancora nello stomaco, nella pancia, decine di volte. Facile. Facilissimo, dopo il primo colpo.
Si ferma ansimando. Affaticato.
Ripone in tasca il coltello e si piega sul corpo scivolato a terra, fra vecchie scatole di cartone e bottiglie vuote. Rifiuto tra i rifiuti. Il sangue ha inzuppato la camicia e scende sull’asfalto. Lui lo guarda affascinato.

(da “Libero, finalmente “)

Iniziò a scattare foto: dettagli, scena d’insieme, il corpo. Era bella, ma aveva qualcosa che lo turbava. Si guardò intorno alla ricerca di indizi sentendosi come il suo eroe, Philip Marlowe. Finalmente gli si presentava l’occasione di dar prova del suo acume: avrebbe scoperto l’assassino e si sarebbe fatto conoscere. La sua carriera di investigatore avrebbe avuto una svolta decisiva. Verso l’alto, ovviamente.

(da “Una giornata no“)

Questa prigionia mi fa tornare alla mente i libri che divoravo da ragazzo, in cui gli eroi superavano prove e difficoltà di ogni genere e i cattivi soccombevano sempre. Quei cavalieri popolavano la mia fantasia, ed ero con loro quando fuggivano dalle segrete in cui il nemico li aveva gettati, quando si battevano in duello per salvare la fanciulla del cuore o l’amico ferito, quando cavalcavano. Li ammiravo con tutto me stesso, e sognavo di diventare come loro. Invece sono un funzionario di banca a pochi anni dalla pensione, e loro un lontano ricordo che questa assurda situazione, chissà perché, ha evocato.

(da “Impossibile“)


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PECORE CON GLI SCARPONI, #11

Nessun senso

Le mani fredde, la destra contratta sulla biro. Ebbe un brivido, era gelata dentro, come fosse scesa nelle viscere della terra, in una caverna profonda e oscura. Però, si disse, il centro della Terra è un nucleo di fuoco, perché invece sotto la superficie è freddo?

Che stupida, che importanza ha, si disse ancora, e perché faccio paragoni e uso metafore per dirmi come sto male, come mi sento senza senso alcuno.

Posò la penna, dopo aver aperto la mano con fatica. Aprì e chiuse il pugno più volte, stupendosi di questa possibilità come di un movimento mai sperimentato.

Nessun senso. Disse ad alta voce.

Nessun senso. Ripeté.

Come se non bastasse, in questo percorso assurdo verso la meta, certa ma ignota, sono sola. Non potrebbe essere altrimenti, si corresse. Siamo tutti soli, anche quelli che credono di non esserlo. Amicizia, amore, affetto: niente altro che palliativi, placebo, droghe. Occhiali rosa per non vedere l’assurdo.

E la cosa più assurda, sulle labbra le si disegnò un sorriso amaro, la cosa più assurda è che non posso neppure suicidarmi, perché mettendo fine al mio percorso lo renderei ancora più senza senso.

Senza senso e senza uscita.

I miei pensieri sono scivolati in una direzione che mi spaventa, stasera, mi hanno preso la mano e vanno lontano… neanche tanto poi, perché c’è lei, la morte con il suo mistero a fermarli. Le sbattono contro e si spezzano in frammenti taglienti che mi feriscono, mentre lei da ogni urto esce più forte.

Sospirò. Si sentiva stanca. Stanchissima. Guardò l’orologio, appena mezzanotte.

Sono stanca di pensare. Stanca di sapere che è tutto senza senso e di fingere di ignorarlo, giorno dopo giorno. Forse fingo nella speranza di poter capire, nella speranza che ci sia qualcosa da capire. Forse fingo per disperazione, perché non ho alternative. Nessuno ha alternative, anche se pensa di averle. Fanno come queste pecore: sorridono, indossano gli scarponi e via.

Laura era sempre più stanca, ma di andare a letto neanche a parlarne, non poteva, con certi pensieri in testa, non avrebbe dormito. Perché erano venuti a tormentarla proprio quella sera? Aveva trascorso una giornata piacevole e serena, perché adesso quella consapevolezza a rovinare tutto?

Forse proprio per farle notare che in realtà non aveva nulla di cui rallegrarsi.