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2020: Il lockdown e la pandemia in prosa e poesia – Daniela Domenici * impressioni di lettura

La pandemia e il lockdown invadono ancora la nostra vita e Daniela Domenici ci propone nuove riflessioni, sulla situazione e sulle parole che quasi scandiscono i nostri giorni da oltre un anno. Molte delle composizioni raccolte in questo libro sono dedicate all’insegnamento, che per l’autrice è veramente una missione. Con versi freschi e arguti ma anche densi di emozioni, analizza e racconta la sua esperienza: la didattica a distanza, la ripresa di quella in presenza poi di nuovo abbandonata; la preparazione per gli esami di settembre, i collegi dei docenti, il senso dell’insegnare. E poi esprime le sensazioni, i dubbi e i timori condivisi da molti, mantenendo però sempre un tono apparentemente leggero e, soprattutto, senza rinunciare alla speranza.

Sinossi

L’autrice ci accompagna con leggerezza e ironia in questo lungo e difficile 2020, offrendoci nuove prospettive e utili spunti di riflessione. In questa seconda parte del suo diario della pandemia Daniela Domenici regala ancora una volta emozioni, il suo ottimismo pervade queste pagine, dai pezzi in prosa alle composizioni in rima, contagiando la lettrice e il lettore… e spontaneo nasce un complice sorriso.

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2020: Il lockdown e la pandemia in prosa e poesia – Daniela Domenici * segnalazione

Daniela Domenici pubblica un nuovo libro, ancora una volta dedicato al lockdown e alla pandemia.

Con le consuete sensibilità e giocosità l’autrice racconta le sue esperienze e gioca con le parole. La raccolta è preceduta dalla prefazione di Graziana Zaccheo. La copertina e l’impaginazione sono a cura di Tiziano Del Vino.

Il libro è disponibile in versione ebook e cartacea su amazon.

Sinossi

L’autrice ci accompagna con leggerezza e ironia in questo lungo e difficile 2020, offrendoci nuove prospettive e utili spunti di riflessione. In questa seconda parte del suo diario della pandemia Daniela Domenici regala ancora una volta emozioni, il suo ottimismo pervade queste pagine, dai pezzi in prosa alle composizioni in rima, contagiando la lettrice e il lettore… e spontaneo nasce un complice sorriso.

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Spillover – David Quammen * impressioni di lettura #9

(Titolo originale “Spillover Animal Infections and the Next Human Pandemic”; traduzione di Luigi Civalleri; pubbl. 2012; edizione italiana del 2014)

Lo so che dopo il quarto viene il quinto, ma ho appena finito di leggere l’intero libro e il capitolo che ho più fresco in memoria è l’ultimo, il nono. Si intitola “Dipende…”, vocabolo che è anche l’ultima parola dell’ultima pagina.

L’autore inizia questo capitolo descrivendo l’invasione da parte di una specie di bruchi (Malacosoma disstria) che, nel 1993 nella cittadina in cui lui vive, divorò le foglie di quasi tutti gli alberi. Nessun tipo di rimedio riuscì a bloccare i bruchi; la devastazione si fermò da sola quando i bruchi si infilarono nei bozzoli e poi ne uscirono fuori dopo qualche settimana in forma di piccole falene brune. Una simile grande crescita di una popolazione viene definita esplosione (Outbreak). L’entomologo Alan A. Berryman ha affermato nel suo saggio “The Theory ad Classification of Outbreak”:

Dal punto di vista ecologico, un’esplosione si può definire come un estremo aumento della numerosità di una determinata specie che avviene in un intervallo di tempo relativamente breve.

E poi aggiunge:

Da questo punto di vista, la più seria esplosione verificatasi sul pianeta Terra è quella della specie Homo Sapiens.

In effetti il numero di esseri umani sta aumentando in modo molto rapido: nel 1960 eravamo tre miliardi e nell’ottobre del 2011 eravamo saliti già a sette.

Le esplosioni, ad ogni modo, prima o poi finiscono. Nel caso dei bruchi la fine fu determinata da un virus (Nucleopoliedrovirus) che li assalì nella loro forma di falene e ne diminuì drasticamente il numero (le uccideva sciogliendole, letteralmente).

Anche la popolazione umana potrebbe essere ridimensionata da un virus.

Il virus potrebbe essere quello di un’influenza, malattia molto importante, molto complicata da studiare e potenzialmente devastante. È causata da tre tipi di virus, il più preoccupante e diffuso è etichettato con la lettera “A”; si tratta di un virus a RNA. Due delle proteine prodotte, emoagglutina e neuroamidasi servono per far entrare e uscire il virus dalla membrana della cellula ospite. Il virus che causò l’epidemia di spagnola nel 1918 e 1919 e uccise circa cinquanta milioni di persone è stato identificato con precisione solo nel 2005 (è una variante di H1N1).

Il virus dell’influenza si trasforma con molta facilità e questo rende difficile poterlo combattere. Non tutti i tipi di influenza (almeno per ora) colpiscono gli esseri umani.

In una conferenza nel 1997, l’infettivologo ed epidemiologo Donald S. Burke

enunciò i criteri che rendevano certi virus probabili candidati al ruolo di scatenatori di epidemie: «Il primo è il più ovvio: responsabilità per recenti pandemie umane. Il secondo criterio è la provata capacità di causare serie epidemie in popolazioni di animali non umani.» Il terzo era «la intrinseca capacità evolutiva» cioè la facilità di mutare e ricombinarsi.

Fra gli esempi citava i coronavirus, perché

ad alta capacità evolutiva e provata abilità di causare epidemie nelle popolazioni animali.

Lo specialista di ecologia matematica Greg Dwyer disse a Quammen che nello studio da lui fatto di tutti i più celebri modelli matematici delle epidemie umane

Lo aveva colpito una cosa: l’influenza decisiva del comportamento individuale sul tasso di trasmissione.

E che riteneva che la varietà dei comportamenti (detta eterogeneità) potesse ridurre il tasso globale di infezione:

«Ogni piccola cosa che facciamo può abbassare il tasso di infezione, se ci rende diversi gli uni dagli altri e non corrisponde al comportamento standard del gruppo»

Insomma, l’essere umano può scegliere di non compiere le azioni che possono avere come conseguenza uno spillover e una diffusione di virus e batteri, cosa che un bruco (ad esempio) non è in grado di fare.

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Spillover – David Quammen * impressioni di lettura #1

(Titolo originale “Spillover Animal Infections and the Next Human Pandemic”; traduzione di Luigi Civalleri; pubbl. 2012; edizione italiana del 2014)

Il sottotitolo in italiano di questo libro è “L’evoluzione delle pandemie”, che non rende, come invece fa quello originale, l’idea del collegamento fra le infezioni che colpiscono gli animali e le pandemie che contagiano gli uomini. Il termine spillover viene definito da David Quammen così:

Nell’uso corrente in ecologia ed epidemiologia, lo spillover (che potremmo tradurre con tracimazione) indica il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra.

Il libro è suddiviso in nove capitoli; cercherò di riportare per ciascuno quelli che mi sembrano i punti principali, perché ritengo che sia interessante e importante. Ho letto per ora le prime cento pagine: il testo è molto chiaro, ben scritto; eventi e informazioni si intersecano e integrano rendendo la lettura molto avvincente, quasi fosse un romanzo (purtroppo non lo è).

In questo articolo parlerò solo del primo capitolo, che si intitola Il cavallo verde e tratta per lo più del virus Hendra, che prende il nome da una località australiana vicino a Brisbane e che ha contagiato, a partire dal 1994, dapprima cavalli e poi esseri umani.

Gli scienziati hanno scoperto, dopo alcuni anni e con non poca fatica, che il virus proveniva dai pipistrelli chiamati volpi volanti, ma che per passare da questi all’uomo aveva avuto bisogno di transitare da un altro ospite: il cavallo. Il cavallo ha avuto quindi la funzione (involontaria) di amplificatore.

Un ospite di amplificazione è un organismo in cui un virus o un altro patogeno si moltiplica – e dal quale si diffonde – in misura straordinaria.

Pare che questo ruolo sia stato svolto dal cavallo perché il virus Hendra è antico, come lo sono i canguri e altri marsupiali, mentre il cavallo è stato importato in Australia nel 1788.

Il caso di Hendra è solo uno fra i tanti; probabilmente uno dei primi eventi analoghi di malattia di origine zoonotica è quello della comparsa del virus Machupo tra le popolazioni boliviane tra il 1959 e il 1963. Fra gli altri vi sono Ebola (1976), HIV-1 (1981-1983), HIV-2 (1986), SARS (2003).

Non si tratta, afferma l’autore (e mi sembra che non si possa dargli torto), di calamità o coincidenze:

Che sia chiaro da subito: c’è una correlazione tra queste malattie che saltano fuori una dopo l’altra, e non si tratta di meri accidenti ma di conseguenze non volute di nostre azioni. Sono lo specchio di due crisi planetarie convergenti: una ecologica e una sanitaria. Sommandosi, le loro conseguenze si mostrano sotto forma di una sequenza di malattie nuove, strane e terribili, che emergono da ospiti inaspettati e che creano serissime preoccupazioni e timori per il futuro negli scienziati che le studiano.

Fra i motivi per cui i patogeni compiono il salto dagli animali all’uomo con maggior frequenza negli ultimi anni vi sono la devastazione ambientale, che crea nuove occasioni di contatto con i patogeni, e la tecnologia e i modelli sociali, che contribuiscono a diffonderli rapidamente e ovunque. Le attività umane distruggono gli ecosistemi a una velocità enorme (inquinamento, deforestazione, cementificazione…); in questi ecosistemi vivono milioni di specie, la maggior parte delle quali sconosciute alla scienza e fra queste vi sono virus, batteri e altri organismi molti dei quali sono parassiti. Disturbando questi parassiti e uccidendo i loro ospiti abituali li induciamo a cercare altri ospiti e siccome noi esseri umani siamo molto numerosi sul pianeta possiamo rappresentare una buona opportunità.

In altre parole, e questo non credo ci possa stupire, in buona misura lo svilupparsi e l’espandersi di queste malattie virali di origine animale avviene a causa delle nostre azioni.

Quammen riporta il timore degli scienziati con parole che adesso, nel 2020 colpito dalla pandemia di covid, hanno un suono profetico ma che in realtà sono una constatazione e un avvertimento, fondati su quanto avvenuto e studiato fino al 2012 (anno di pubblicazione del libro).

Le malattie del futuro, ovviamente, sono motivo di grande preoccupazione per scienziati ed esperti di sanità pubblica…

Qualche Cassandra bene informata parla addirittura di Next Big One, il prossimo grande evento, come di un fatto inevitabile (per i sismologi californiani il Big One è il terremoto che farà sprofondare in mare San Francisco, ma in questo contesto è un’epidemia letale di dimensioni catastrofiche). Sarà causato da un virus? Si manifesterà nella foresta pluviale o in un mercato della Cina meridionale? Farà trenta, quaranta milioni di vittime?

(Nel momento in cui scrivo questo articolo l’OMS fornisce i seguenti numeri: 42.745.212 casi confermati nel mondo dall’inizio della pandemia e 1.150.961 morti.)

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Lockdown memories: si può giocare con tutto – Daniela Domenici * segnalazione

Daniela Domenici pubblica un nuovo libro, una raccolta di giochi linguistici, acrostici, riflessioni, brevi racconti nati nei giorni in cui a causa della pandemia eravamo tutti in lockdown.
Con la profonda sensibilità che la contraddistingue l’autrice traccia una sorta di diario dei giorni trascorsi con parole lievi e poetiche, cogliendo gli aspetti tristi ma offrendo anche una speranza.
Il libro è disponibile in versione ebook su amazon.

cover Lockdown Daniela d

sinossi

A fine gennaio di questo strano 2020 è iniziato per tutti noi l’incubo della pandemia, che ci ha travolto ancora increduli e poi costretti a chiuderci nelle nostre case, distanziandoci da tutto e tutti. Abbiamo dovuto ridisegnare la nostra quotidianità, rinchiusi nei nostri spazi domestici, cercando di resistere e andare avanti, ciascuno a modo proprio… ma qualcuno lo ha fatto in una maniera del tutto speciale!
Copertina di Lady P.

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Pandemia – Claudia Giafaglione * Impressioni di lettura

Sinossi

“Quando lo chiudi, speri che sia tutto frutto della fantasia dell’autrice”.
Un virologo di fama mondiale, responsabile di importanti operazioni di monitoraggio ambientale, con l’aiuto di una società finanziata da miliardari filantropi, ha in mente di realizzare un progetto ambizioso. Un virus letale isolato tra i lemuri del Madagascar lo costringerà però a un periodo di isolamento in un laboratorio di massima sicurezza insieme alla protagonista del romanzo, un’eroina moderna che in questo thriller d’intensità sempre crescente, condurrà il lettore a conoscere le più gravi catastrofi ambientali della storia recente attraverso una storia inquietante e ricca di colpi di scena.
“Raramente capita di leggere un thriller che – oltre a tenerti fino all’ultimo in tensione e in dubbio – alla fine ti insegna qualcosa che tutti dovremmo sapere”.

cover-pandemia

Un romanzo intrigante, che ha come protagonista una giovane scienziata- esploratrice, Mia. Dopo varie missioni volte a rilevare lo stato di salute, per meglio dire di malattia, dei ghiacci dei due Poli, Mia viene reclutata da Maynard, forse il miglior virologo al mondo, capo di laboratori di ricerca e di molte operazioni di monitoraggio ambientale.

Mia è incaricata di studiare, insieme ad altri scienziati fra cui Marc Bennet, anche lui virologo con grande esperienza sul campo, un virus diffuso dei lemuri del Madagascar, virus che risulta essere molto virulento e in continua evoluzione. L’attenzione di Maynard si divide fra la ricerca di un vaccino per contrastare il temibile virus e le missioni di monitoraggio ambientale. Le ricerche di Mia si svolgono in un clima sempre più inquietante, perché la donna scopre che non tutto è come le era sembrato all’inizio della sua collaborazione con Maynard…

Leggendo il titolo avevo immaginato che si trattasse di una storia in cui qualcuno libera per sbaglio o per sfortuna un terribile virus letale e il protagonista si danna l’anima per tutto il romanzo o il film per trovare un vaccino, magari con l’aiuto di qualche collega e ostacolato da altri. Invece Pandemia non è così, la trama è decisamente più complessa e il romanzo è anche l’occasione per mostrare al lettore quanto sia avanzato lo stato di inquinamento ambientale e quanto la Terra sia in pericolo, essendo la Natura minacciata su tutti i fronti: sulla terraferma, negli oceani e nell’aria.

Ho intuito quale sarebbe stato il finale circa a tre quarti del romanzo, ma questo non ha tolto nulla all’interesse per la lettura.

Mi sono piaciuti i personaggi, credibili anche quelli più eccessivi. In particolare la protagonista, una giovane donna decisa e volitiva che attraversa, come tutti, momenti di dolore, di debolezza e di dubbi. Decisamente un bel personaggio femminile.