Pecore con gli scarponi, #28

Un pomeriggio diverso

Il mattino dopo, quando Laura arrivò in biblioteca trovò Patrizia che imprecava.

Cos’è successo?” le chiese.

 “Mi hanno incastrata in una riunione a cui non posso mancare, proprio oggi che dovevo portare Serena in palestra. Aldo non c’è e non so proprio come fare, non mi va di mandarla da sola. Ha cambiato squadra e non conosco nessuno dei genitori delle nuove compagne, così non posso chiedere a nessuno il favore di darle un passaggio.”

Posso accompagnarla io, se vuoi.”

Davvero lo faresti? Non ti disturba?”

Laura sorrise, non capitava mai che Patrizia le chiedesse un favore, era la sola a non approfittare della sua disponibilità. Anche quando i figli erano piccoli lei e il marito avevano sempre fatto in modo di cavarsela da soli il più possibile.

No, altrimenti non te lo avrei proposto. A che ora?”

Basta che partiate da casa verso le quattro.”

Stai tranquilla, ci penso io. Dopo spiegami dove devo andare.”

Non so come ringraziarti.”

Allora non lo fare.”

Non conosceva bene i figli di Patrizia, li aveva visti qualche volta poco più che di sfuggita. Essere utile all’amica le faceva piacere ma si sentiva un po’ imbarazzata all’idea di accompagnare Serena e si chiese se la ragazzina, tredicenne, si sarebbe vergognata per il grasso della sua compagna: lei, come testimoniava la foto sulla scrivania della madre, era carina e magra.

Più tardi Patrizia le chiese cos’aveva fatto la domenica.

Sono andata al mare.” Non le disse che era andata con Umberto e Patrizia non indagò; Laura ne fu contenta perché non voleva parlare di lui, non voleva che quella conoscenza acquisisse la dignità di argomento di conversazione. Doveva, anzi, cancellarla.

A cinque alle quattro Serena già aspettava Laura davanti al portone, indossava i jeans e una maglietta e aveva ai piedi il borsone con la tenuta da palla a volo. Appena vide l’utilitaria fermarsi si avvicinò, aprì lo sportello anteriore e salutò, poi posò il borsone sul sedile posteriore chiedendo:

Va bene se lo metto qui?”

Laura fece di sì con il capo.

Grazie di essere venuta” disse Serena mentre si avviavano.

Di niente. È l’occasione per fare qualcosa di diverso dal solito.”

Che fai di solito?” Laura serrò le labbra. La domanda, naturale e ingenua della ragazzina, suonò per lei come un colpo sleale. Cosa faccio di solito? Si chiese. Cerco di sopravvivere… Doveva rispondere, ma cosa?

Ho una piccola collezione di piante grasse e mi occupo di loro. Oppure leggo. Oppure faccio la spesa o qualche commissione, ce ne sono sempre da fare.”

Anche i miei sono sempre di corsa” osservò Serena e, con sollievo di Laura, non approfondì il discorso. Però, dopo qualche minuto di silenzio, disse:

Perché hai smesso di andare in piscina con la mamma? Lei era contenta che avessi cominciato il corso di acquagym, lei si sente molto meglio da quando lo frequenta.”

Non lo so. Credo di essere molto pigra” ammise Laura, anche se non era esattamente quello il motivo, ovvero non solo quello.

Serena assunse un tono serio: “Non va bene essere pigri.” Poi, scherzosa: “A me lo dicono sempre quindi adesso lo dico io a te.”

Laura sorrise. Era però meglio cambiare argomento:

Sarà una partita difficile quella di oggi?”

Credo di sì. Per me di certo, è solo un mese che gioco con questa squadra e sono tutte brave. Spero di non commettere errori se l’allenatore mi metterà in campo.”

Le avversarie sono forti?”

È la squadra seconda in classifica. La mia è la quarta.”

Non c’è tanta differenza, no?”

In ogni girone le squadre sono solo sei…”

Spiegami un po’ come funziona il campionato, ti va?”

Serena illustrò con molti particolari quanto chiesto da Laura, che evitò così eventuali altre domande poco gradite e si divertì ai racconti di alcuni episodi.

Arrivate nelle vicinanze della palestra Laura parcheggiò, riscuotendo l’ammirazione della sua compagna perché era riuscita a infilare l’auto in uno spazio davvero preciso. Appena scesa Serena si incamminò con passo spedito, per fermarsi quando si accorse che Laura era rimasta indietro.

Lei provò una punta di imbarazzo per il suo essere lenta e si affrettò a raggiungere la ragazzina. Fu in quel momento che prese in considerazione l’idea di ricominciare, per meglio dire cominciare, il corso di acquagym.

Poi, a cena, per la prima volta, pesò le porzioni di pasta e di pane che avrebbe mangiato e non superò le dosi che si era imposta.

 

Quando andò a letto si era convinta che quelle decisioni dipendessero solo da quanto accaduto il pomeriggio con Serena.

 

Pecore con gli scarponi, #27

Nel bozzolo

Al ritorno, sull’autostrada, trovarono un po’ di coda e arrivarono a Firenze all’ora di cena. Umberto propose a Laura di fare uno spuntino da qualche parte, ma lei rifiutò. Improvvisamente aveva voglia di restare sola. E poi le sembrava che un’intera giornata insieme fosse già abbastanza.

Salendo le scale si interrogava sul perché di quella decisione: Umberto era stato gentile e mai invadente per tutto il tempo e si trovava a suo agio con lui, non provava più lo sciocco imbarazzo dei primi tempi. Eppure qualcosa le aveva suggerito, anzi imposto quella sorta di fuga. Trascorrere tante ore fuori dall’ambito lavorativo con un’altra persona che non fosse la sua amica Moira (che ormai, purtroppo vedeva così di rado) o la collega Patrizia era un fatto talmente insolito che l’aveva un po’ affaticata, forse disorientata. Doveva riprendersi da quella strana sensazione e, per riuscirci, aveva bisogno della solitudine.

La casa l’accolse con il suo silenzio, le sue ombre consuete, gli impercettibili odori della sua quotidianità. Sedette in poltrona, socchiuse gli occhi. Le sembrava che le emozioni provate nel corso degli anni si fossero affollate tutte insieme e premessero dentro di lei. Nella mente, nel cuore. L’eco di ciascuna delle vecchie emozioni, mai sopite del tutto, le risuonava dentro, in un coro assordante.

Ecco. Era quello. Il motivo.

Non voleva ascoltarle. Non voleva risvegliare quella parte di sé. Non voleva soffrire ancora. Voleva rimanere protetta nel suo bozzolo, non felice ma nemmeno troppo infelice.

Rimase accoccolata in poltrona a lungo, aggrappandosi ad ogni appiglio possibile per non scivolare fuori da quella sorta di limbo in cui era vissuta fino ad allora. La solitudine era triste ma si trattava di una tristezza consueta, di cui conosceva ogni sussulto. Un nuovo rapporto, sia pure di sola amicizia (perché altro, certamente, non avrebbe potuto essere), avrebbe portato nuove ansie e sensazioni dimenticate e lei non avrebbe permesso che accadesse. Non poteva permetterselo, perché se il bozzolo si fosse spezzato non avrebbe avuto la forza di ricostruirlo ancora.


Pecore con gli scarponi, #26

Al mare

Laura e Umberto arrivarono a Forte dei Marmi a metà mattina. Era una bella giornata, calda per la stagione; il sole splendeva nel cielo azzurro e l’aria era limpida: le Apuane si stagliavano grigie e bianche contro l’azzurro, il marmo quasi luccicava e sembrava neve.

Camminarono sulla spiaggia, quasi sempre in silenzio; sulla riva canne lasciate dalle onde, piccole conchiglie, bottiglie di plastica, lattine di bibite, perfino una tanica in plastica gialla intorno alla quale prese a girare un labrador prima di sistemarsi e fare sopra i suoi bisogni.

Dopo un po’ sedettero, rivolti verso il mare; sulla sabbia asciutta erano rimaste ancora le impronte dei gabbiani. Persone passavano sul bagnasciuga, cani correvano, pochi bambini giocavano.

È la prima volta che vengo al mare in questo periodo” osservò Umberto.

Io invece ogni tanto capito. In estate sento troppo il caldo e poi il costume non mi dona” scherzò con una punta di amarezza Laura, aggiungendo in fretta: “Mi piace l’atmosfera, trovo che ci sia una luce più bella. E poi la spiaggia senza gli ombrelloni sembra più grande e mi dà un senso di libertà.”

Umberto non disse niente e Laura continuò: “Mi porto un libro e leggo un po’. Mentre cammino guardo gli oggetti abbandonati o portati dal mare, a volte cerco di immaginare come hanno fatto ad arrivare qui quelli più insoliti: un seggiolino da bambini per una bicicletta, una bombola del gas, una vaso da fiori rotto. Penso che ogni oggetto ha una sua storia, come fosse un libro di una biblioteca speciale.” Fece una pausa. “Ti sembra stupido, vero?”

Al contrario. Mi sembra molto poetico.”

Laura arrossì. Aspirò l’aria ricca di iodio e pensò che non aveva detto la cosa più importante e che non l’avrebbe mai detta: andava al mare fuori stagione anche perché si sentiva meno sola.

Un pallone si fermò proprio vicino alla sue gambe; Umberto si alzò e lo calciò verso il ragazzino che lo aveva mandato, per sbaglio, nella loro direzione. Poi guardò l’orologio: “Quasi l’una. Andiamo a cercare un posto per mangiare qualcosa?”

Laura annuì e lui le porse la mano per aiutarla a tirarsi su. Lei esitò, poi la prese, spingendosi comunque con l’altra. Le sembrò che Umberto non avesse fatto uno sforzo particolare, però quel contatto delle loro mani le aveva lasciato qualcosa che avrebbe preferito evitare: le aveva lasciato un’impressione difficile da dimenticare.


Pecore con gli scarponi, #25

Nuove abitudini

A quella cena in pizzeria ne seguirono altre, sempre in locali diversi: Laura e Umberto ne provavano uno nuovo ogni settimana. I loro incontri, comunque, si limitavano a quelle serate, a parte i rifornimenti di benzina dell’una o di libri dell’altro.

Quando si vedevano parlavano e, di quando in quando, riuscivano anche a lasciarsi andare alle confidenze, per quanto riassunte in poche parole.

Una sera Umberto raccontò la storia del suo matrimonio in poche frasi e Laura vi colse il rimpianto. Si era separato dalla moglie poco prima di ereditare il distributore e aveva colto l’occasione per cambiare lavoro, abitudini e casa.

Cosa non funzionava più?” provò a chiedere Laura, più per empatia che perché volesse davvero una risposta.

Non so. Me lo chiedo anch’io. Forse ci mancava l’entusiasmo dei primi tempi e non riuscivamo a farne a meno. O magari ci siamo delusi a vicenda. La convivenza è più difficile di quanto si pensi.”

Laura aveva pensato che allora, forse, non si amavano abbastanza, ma non lo disse. Temeva che sarebbe suonato come una critica o un giudizio e lei non intendeva né criticare né tanto meno giudicare.

Umberto ruppe il silenzio passando a un altro argomento: “Che ne dici se la prossima domenica andiamo al mare? Anche se non è stagione da spiaggia possiamo camminare sulla riva e respirare l’aria buona.”

L’idea mi piace” acconsentì Laura.

Più tardi, a casa, rifletté sulla proposta di Umberto: era la prima volta che le chiedeva di trascorrere insieme un’intera giornata. Ormai si conoscevano da oltre sei mesi e da almeno tre condividevano la pizza settimanale. Quell’invito insolito significava qualcosa per lui? E per lei?

Fino a quel momento Laura aveva cercato di non crearsi aspettative: Umberto era un amico, forse neanche quello. Fra loro non sarebbe mai nato niente di diverso dal rapporto cameratesco che si era instaurato. Il suo grasso l’avrebbe tenuto lontano ma, nello stesso tempo, l’avrebbe protetta dalle illusioni. Se non fosse stata la balena che era avrebbe potuto immaginare una storia con lui e questo, magari, avrebbe rovinato tutto. In qualche momento pensava che forse, però, le sarebbe piaciuto provare quella sensazione: l’attesa impaziente di rivederlo, il desiderio di restare insieme il più a lungo possibile… insomma tutto ciò che aveva vissuto tanti anni prima, quando il suo fisico era diverso. No. Non le sarebbe piaciuto. Era stato proprio per quello, per la delusione subita, che era diventata così: una gigantesca succulenta, con tanto di spine. Spine che non ferivano, questo no, ma che tenevano a distanza.

Comunque, la prospettiva di una domenica al mare era piacevole. Ed era tanto tempo che non riceveva un invito per una gita a due.


Pecore con gli scarponi, #24

Sera di pioggia

Dopo quella mattina le soste di Laura al distributore ripresero regolarmente e ogni volta lei e Umberto facevano due chiacchiere. Iniziarono da argomenti abbastanza neutri come lavoro, traffico, tempo, per poi arrischiarsi su terreni meno impersonali come gusti e interessi e, infine, passarono dal lei al tu.

Laura scoprì che lui preferiva il mare alla montagna, nuotava bene e aveva fatto il sub, anni prima; che guardava sempre le corse di auto e moto in TV piuttosto che le partite di calcio, detestava il ciclismo e aveva smesso di giocare a tennis senza un motivo. Lei era più parca di confidenze, come suo solito, ma di quando in quando gli raccontava qualcosa di sé, ad esempio il suo amore per i libri e la predilezione per le piante grasse con le spine.

Una sera di pioggia, Laura si fermò per il rifornimento dopo essere uscita dalla biblioteca, arrivando precisa prima che Umberto chiudesse. Mentre pagava vide il motorino di lui parcheggiato sotto la tettoia.

Non hai la macchina oggi?”

No, quando sono venuto il cielo non era nemmeno coperto.”

Ti bagnerai.”

Abito vicino.”

Vuoi un passaggio? Anch’io sto da queste parti.”

Lui guardò in alto, l’acqua scendeva fitta e probabilmente per un bel po’ non avrebbe smesso.

Non ti disturba?”

No, altrimenti non te l’avrei chiesto.”

Allora grazie. Mi basta un minuto per sistemare.”

Quando salì sull’utilitaria non indossava più la tuta da benzinaio, ma un paio di jeans con sopra un giubbotto blu.

Sto in via Foscolo, sai dov’è?”

Sì. Abito in questa zona da quando ero bambina.”

Io invece vivo qui solo da alcuni mesi e ancora non conosco tutte le strade, i sensi unici, i divieti eccetera.”

Lei pensò che Umberto forse si aspettava una domanda del tipo dove abitavi prima, ma non la formulò, temeva sempre di apparire ficcanaso. Se lui avesse voluto parlargliene lo avrebbe fatto, una volta o l’altra.

Prima che arrivassero in via Foscolo Umberto si batté la mano sulla fronte.

Accidenti. Dovevo passare al supermercato, ho il frigorifero quasi vuoto, c’è rimasta dentro solo roba inutile, quando vado a fare la spesa compro di tutto all’infuori delle cose giuste.”

Vuoi che ci fermiamo? È sulla strada per casa tua.”

Non posso chiederti tanto.”

Prima che lei potesse rispondere si corresse, esclamando:

Anzi, ti chiedo di più: perché non andiamo a mangiare qualcosa insieme? C’è una pizzeria piuttosto buona in piazza Dante, l’ho scoperta il secondo giorno dopo che mi ero trasferito qui.”

Poi aggiunse in fretta, con tono quasi dimesso:

Scusa, sono stato indiscreto. Hai di certo i tuoi impegni, sei stata già fin troppo gentile. Meglio che mi porti a casa, non voglio rubarti più tempo.”

Laura si sentì dire:

L’idea della pizza mi sembra buona. Non ci crederai, ma non sono mai stata a quella pizzeria.”


Pecore con gli scarponi, #22

Il lettore

Laura si era allontanata dalla sua postazione al pubblico per cercare un libro e quando vi tornò vide che una delle quattro persone sopraggiunte nel frattempo era il nuovo benzinaio.

La cosa non la sorprese molto, uno a cui piace leggere prima o poi è probabile che capiti in biblioteca. Quando fu il suo turno lui la salutò e le chiese:

Come sta? Sono diverse settimane che non la vedo e ho pensato che non si sentisse bene.”

Si è accorto che non passavo più… si stupì Laura. “Tutto a posto, grazie. Posso aiutarla?”

Mi mancano due libri di Chandler e ho pensato che forse qui avrei potuto trovarli.”

Li abbiamo tutti, infatti. Mi dica i titoli, controllo se sono in prestito o disponibili.”

Addio mia amata e L’uomo a cui piacevano i cani, il secondo è una raccolta di racconti.”

Lei frenò qualunque commento sul primo e digitò veloce sulla tastiera.

Sono entrambi disponibili.” Scrisse il codice su un foglietto e porgendoglielo gli indicò la sala in cui andare. “Dovrebbe trovarli con facilità.”

Poco dopo l’uomo tornò con i due volumi.

Eccoli. Devo compilare qualcosa?”

Sì, le preparo la nostra tessera. Ho bisogno dei suoi dati, nome e indirizzo: compili questo modulo.”

Lui eseguì con un certo impaccio, poi le restituì il foglio. Laura trascrisse il nome su un cartoncino colorato con un codice a barre stampato sul retro poi inserì le informazioni nel computer e infine porse la tessera all’uomo, spiegandogli:

Questa serve per prendere i libri in prestito. Ne può prendere fino a dieci. Il prestito scade dopo un mese ma può chiedere una proroga di un altro mese, anche per telefono. La proroga è concessa se nessuno ha prenotato il libro.”

Grazie. Si può richiedere la proroga anche via Internet?”

No, non ancora; però stanno predisponendo i programmi necessari per fare quello e anche altre cose, fra cui prenotare un testo.”

Il benzinaio, di cui adesso conosceva anche il nome (ovvero Umberto Vannini, residente in via Ungaretti 15), la salutò e uscì, con i due libri sotto braccio.

Solo dopo aver soddisfatto le esigenze di un’altra decina di persone Laura si ricordò che non aveva dato al benzinaio il depliant con le informazioni sulla biblioteca e le regole per accedere ai prestiti: si era inspiegabilmente distratta. Ne avrebbe preso uno prima di tornare a casa, per portarglielo il mattino seguente, quando avrebbe fatto il pieno. Perché, ovviamente, sarebbe tornata alla sua pompa, a fare benzina. Ormai non avrebbe avuto senso andare altrove. Portargli il depliant era forse una gentilezza ingiustificata? Decise di no, che si trattava solo di una cortesia da buona vicina.

Quella sera a cena si impose di non mangiare più di due fette di pane e riuscì a mantenere il proposito, o quasi (ne mangiò due e mezzo), anche perché aveva meno appetito del solito.

Infilandosi il pigiama per andare a dormire le venne in mente che la sera seguente ci sarebbe stata un’altra lezione di acquagym. Non ne aveva molta voglia ma si disse che sarebbe tornata in piscina con Patrizia. Solo un’altra volta.

 

Pecore con gli scarponi, #21

Acquagym

Laura parcheggiò nella piazza come aveva fatto Patrizia quando l’aveva accompagnata a iscriversi al corso di acquagym. La collega era soddisfatta di essere riuscita a convincerla, lei molto meno. Anzi, era già pentita di aver ceduto alle sue insistenze. Nelle ultime settimane le aveva descritto sempre più spesso quanto fosse benefico e gradevole:

È divertente, vedrai. Sono movimenti dolci e mentre ti muovi l’acqua ti fa un massaggio. Sono sicura che ti piacerà. Io ho cominciato due mesi fa e sono entusiasta.”

Le aveva ripetuto questo ritornello un sacco di volte, finché alla fine Laura si era arresa: si era comprata una cuffia e aveva pagato l’abbonamento per un mese.

Scese dall’auto e, lentamente, si diresse verso la piscina e poi verso lo spogliatoio. Aprì la porta, entrò e si sentì in trappola, non si era aspettata di trovare tanta gente: bimbe di tre quattro anni corredate di mamma o nonna, ragazzine, adolescenti, adulte, anziane e perfino oltre… una folla di donne che si spogliavano, asciugavano, vestivano. Appena si riscosse dallo stupore fece dietro front ma sulla soglia si trovò faccia a faccia con Patrizia.

Ciao, Laura. Vieni, sbrighiamoci. Abbiamo solo cinque minuti.”

Non c’è posto.”

Non ti preoccupare, è sempre pieno così. Guarda, là c’è un po’ di spazio” disse Patrizia indicando l’angolo di una panca. “Poi in acqua si sta bene, tranquilla.”

Posarono le borse e si spogliarono in fretta. Laura si sentiva ingombrante, la stanza, benché grande, era attraversata da file di panche e attaccapanni che la dividevano in stretti corridoi, lungo i quali lei si muoveva con difficoltà e solo chiedendo di continuo permesso. Di solito le sue dimensioni non le creavano un problema ma lì non si sentiva a proprio agio. Neanche un po’.

È affollato, è vero. Ma ci si abitua.” La incoraggiò Patrizia, che aveva intuito cosa le passava per la mente.”

Laura annuì. Stava sudando, l’aria era calda e umida e vi aleggiavano gli odori dei bagnoschiuma e delle creme.

Indossarono la cuffia e si incamminarono verso la vasca.

Il nostro gruppo è quello.” Patrizia le indicò una quindicina di donne che entravano in quel momento in acqua.

Dopo dieci minuti di esercizi Laura smise di seguire le indicazioni dell’istruttrice. Di quando in quando accennava un movimento, per non farsi notare troppo. Pensava sconfortata al caos che l’aspettava nello spogliatoio e non vedeva l’ora di essere a casa. Avrebbe dovuto immaginarlo, perché si era fatta convincere da Patrizia? Il perché lo sapeva benissimo: in quel periodo la solitudine le pesava più di quanto non le era mai successo prima, e poi ogni tanto bisogna provare qualcosa di nuovo, qualcosa che non si è mai fatto.

Beh, almeno ci aveva provato.

Patrizia ci sarebbe rimasta male, ma non se ne sarebbe stupita gran che, se lo aspettava di certo. Forse però avrebbe provato una seconda volta, in fondo stare nell’acqua e fingere di fare ginnastica era abbastanza rilassante.

Rientrarono nello spogliatoio insieme ad altri due gruppi, e ci volle un po’ prima che riuscissero a guadagnarsi una doccia libera e poi un phon per asciugarsi i capelli. E per tutto questo tempo e finché non si fu rivestita Laura si sentì ingombrante. Troppo per desiderare di tornarci.

Venerdì andrà meglio, vedrai.” La disse Patrizia quando furono fuori.

Lei annuì, glielo avrebbe detto nei prossimi giorni, che in piscina non sarebbe tornata.