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Identificazione dei cactus: come si fa?

Interessante e utile. Mi capita dei cercare il nome di una pianta “grassa” e non è facile trovarlo.

Nel Mondo del Giardinaggio

Chi non ha in casa una pianta grassa a cui non riesce a dare il nome, o che non ha neppure mai pensato di trovarglielo?
Tra gli appassionati la cosa si fa più semplice, ma le lacune talvolta ci sono, alcune identificazioni sono realmente ardue.

Con quest’articolo voglio mettere a disposizione dei piccoli consigli su come poter identificare le vostre spinose


Istruzioni per l’identificazione:

1• la prima cosa essenziale è l’OSSERVAZIONE! Senza quella non si va da nessuna parte

Ma.. cosa bisogna osservare nella pianta?

Forma (colonnare, prostrato/ricadente, globoso, cilindrico, pale, appiattito, formato da più “pezzi”….)

forma Forme dei cactus

Colore (verde chiaro, verde scuro, variegato, giallo, marroncino)

Apice (peluria, colori, forma della costolatura)

Fusto (coste intere, coste divise in tubercoli, costolatura a spirale, verticale, o irregolare)

Coste costolature areole e tubercoli Coste, costolature, areole e tubercoli

Tubercoli (forma, grandezza)

Areole (forma, posizione, composizione: spine, glochidi, peluria)

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PECORE CON GLI SCARPONI, #4

Piante grasse

Osservò preoccupata il piccolo cactus che teneva sulla mensola nel bagno, da qualche giorno sembrava che si stesse sgonfiando. Eppure non aveva cambiato niente delle sue abitudini: acqua ogni quindici giorni, luce a sufficienza ma non troppa. Che cosa lo faceva deperire? Forse c’era stato un cambiamento impercettibile di cui non si rendeva conto. Sospirò dispiaciuta.

Cactacee

Sui manuali che aveva in casa non aveva trovato nessuna indicazione utile, ma in biblioteca c’era qualche volume che avrebbe potuto consultare l’indomani; un’altra volta vi aveva trovato il consiglio giusto per un caso che appariva più disperato di quello.

Molti pensavano che le piante grasse fossero facili da accudire e che non avessero bisogno di attenzioni particolari; forse nel loro ambiente naturale era così ma, in un luogo tanto diverso dal loro deserto come in una città, le cose erano più complicate: non tutte le succulente gradivano un’esposizione prolungata al sole, per alcune occorreva la luce diretta mentre per altre no, c’erano quelle che praticamente non andavano annaffiate mai e quelle che invece volevano irrigazioni regolari, anche se misurate. Trattarle tutte allo stesso modo sarebbe stato un errore grossolano. Lei si era documentata sui libri e aveva imparato dai suoi sbagli, acquistando una discreta sensibilità, ma non riusciva a evitare che a volte, come per quel cactus, all’improvviso qualcosa cominciasse e non andare più bene.

Aveva iniziato a interessarsi di piante grasse quasi per caso, quando stava frequentando l’università e una compagna le aveva regalato una Parodia. Lei l’aveva messa sulla libreria, dimenticando la sua esistenza; qualche mese dopo era rimasta colpita e stupita della tenacia con cui il cactus, per quanto da lei ignorato e mai annaffiato, fosse ancora vivo e vegeto, con una lieve gobba in direzione della finestra.

Da allora di quando in quando aveva acquistato altre succulente, per concentrare infine la sua predilezione, quasi passione, solo sulle Cactacee.

A volte si era chiesta perché le piacessero tanto proprio quelle e non altre piante.
A volte si era risposta che era perché le somigliavano: erano grasse come lei.
A volte si era detta che no, non le somigliavano affatto: loro avevano le spine e lei no, ma loro, sia pure di rado, fiorivano e lei no.