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La lista di Lisette – Susan Vreeland

(titolo originale Lisette’s list, trad Simona Fefé ; pubblicato nel 20)
Nel 1937 la giovane Lisette e il marito si trasferiscono da Parigi a Rousillon , in Provenza, per assistere il nonno anziano di lui. L’uomo è stato, come molti dei suoi compaesani, un minatore nelle miniere di ocra e ha avuto modo di conoscere alcuni pittori divenuti poi famosi e dai quali ha avuto, tramite scambi, alcuni quadri. Così nella sua casa Lisette può ammirare e apprezzare opere di Cezanne, Pisarro e perfino una Picasso. Il vecchio le racconta dei suoi incontri con i pittori e le mostra come entrare in sintonia con i quadri.
Poco dopo la morte del nonno scoppia la seconda guerra mondiale e André si arruola, insieme all’amico Maxime, che era rimasto a Parigi e che è anche amico di Lisette. Prima di partire però nasconde i dipinti, per proteggerli e proteggere anche la moglie da eventuali razzie naziste. In una lettera dal fronte rivela a Lisette il nascondiglio dei quadri ma, quando lei si trova costretta a rivelarlo a un ufficiale nazista, i dipinti non ci sono più. Dopo la fine della guerra, Lisette si mette alla ricerca dei suoi quadri e li ritrova tutti in luoghi diversi.
La lista del titolo si riferisce a un elenco di desideri e propositi che la protagonista stila e tiene aggiornato, così come aveva fatto il nonno del marito e, ovviamente, uno dei principali impegni è proprio quello di ritrovare i dipinti.
Sulla trama non aggiungo altro, per non svelare troppo (anche se in realtà non c’è molto da svelare).

Ho trovato il romanzo piuttosto lento e, nonostante mi piaccia la pittura, abbastanza noioso in particolare proprio quando descrive i quadri (forse non sono abbastanza esperta in materia, ma trattandosi di narrativa non credo che dovrebbe essere un prerequisito); la vicenda di Lisette è molto lineare e, tutto sommato, poco realistica. Complessivamente una storia non troppo convincente e personaggi non sempre credibili.


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Riflessione, sull’arte

Stamani in TV ho visto, nella trasmissione di RAI Storia Il giorno e la storia, un frammento di un’intervista a un amico (forse anche critico d’arte, non so chi fosse) di Pablo Picasso, il grande pittore morto proprio il giorno 8 Aprile (1973).

Questa persona raccontava che durante una sua visita a Picasso questi gli aveva chiesto cosa pensassero i giovani di lui (di Picasso) e la sua risposta era stata: “Dicono che dipingi troppi quadri”.
Picasso, che in quell’occasione aveva mostrato all’amico una sessantina di quadri, dipinti tutti negli ultimi due o tre mesi, disse indicandone uno all’amico: “A te quel quadro sembra molto bello vero?” “Trovo che sia molto bello sì” “Secondo te lo avrei potuto dipingere se prima non avessi dipinto tutti gli altri?”

(Il dialogo è citato a memoria, quindi di sicuro un po’ impreciso, ma l’ultima battuta è quella.)

Questo episodio mi ha colpita, perché in buona misura condivido il concetto espresso da Picasso: a volte è utile o meglio necessario produrre molto (magari di mediocre) per riuscire a tirar fuori da noi qualcosa di veramente bello, qualcosa che valga la pena. Il molto si può intendere sia nel senso di allenamento per raggiungere una grande padronanza del mezzo espressivo da noi scelto, sia come bisogno di liberarsi di robaccia che abbiamo dentro e che sta sopra a quello che veramente vogliamo comunicare.
Probabilmente per altri è vero il contrario, trovano più naturale dedicarsi a poche opere investendo su di esse tutte le loro emozioni e le loro capacità.

Ovviamente non credo che ci sia una strada migliore di un’altra, ognuno segue la sua e, penso, è già molto se (non essendo un Picasso) riesce a scoprire qual è…


Pubblicato in: Pittura e scultura, Riflessioni

Bellezza divina, mostra di pitture e sculture

Sono stata a vedere la mostra Bellezza divina (Firenze, Palazzo Strozzi) e, nonostante che il tema religioso non sia uno dei miei preferiti, l’ho trovata interessante.

Oltre alle opere citate come sottotitolo (Tra Van Gogh, Chagall e Fontana) ve ne solo diverse che vale la pena di vedere. In particolare a me sono piaciute molto le tre di Munch, una di un Picasso quindicenne (che non si poteva fotografare) oltre a quella di Van Gogh.

La mostra è organizzata secondo la cronologia della vita di Cristo, dall’annunciazione alla morte.

Le luci nelle sale valorizzano al massimo i quadri esposti e questo consente di gustarli anche nei dettagli.

La simbologia della Passione è sviluppata soprattutto come rappresentazione della sofferenza umana, molte opere infatti sono state dipinte negli anni fra le due guerre mondiali.

A questo link si possono trovare tutte le informazioni pratiche e non.

Ho fotografato le opere che mi sono piaciute di più, ma mi spiace che le immagini non siano venute di grande qualità.

20151221_152432 Munch

20151221_152442 Munch

20151221_152252 Munch20151221_152501

20151221_15213220151221_151447 Van Gogh

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 3 febbraio

Ada Negri

(1870 – 1945) , poetessa e scrittrice italiana.
Ricordi di scuola.

Gertrude Stein

(1874 – 1946, scrittrice e poetessa statunitense.
Di lei ho letto “Picasso“, anni fa.

Mino Milani

(1928), scrittore e fumettista italiano.
Di lui ho letto da bambina diversi romanzi con il cow-boy Tommy River come protagonista.

Paul Auster

(1947), scrittore e poeta statunitense.
Di lui ho letto vari romanzi. Quelli che mi sono piaciuti di più o che mi hanno colpita di più sono: “Nel paese delle ultime cose” e “Trilogia di New York“. Nel complesso è un autore che mi piace, anche se i suoi romanzi hanno tutti, qual più quale meno, una componente angosciante, per me.

Henning Mankell

(1948 – 2015), scrittore svedese.
Di lui ho letto quasi tutti i romanzi che hanno come protagonista il commissario Wallander, una personaggio molto realistico, un uomo con le sue debolezze e i suoi conflitti interiori, ed anche altri che non appartengono a quella serie, fra cui “Scarpe italiane“. Come per altri autori del Nord Europa anche grazie a Mankell mi pare di avere una finestra sulla Svezia.
A questo link una citazione dal romanzo “Prima del gelo”.

Gianni Biondillo

(1966), scrittore italiano.
Di lui ho letto vari romanzi, la maggior parte dei polizieschi con Ferraro come protagonista.

Becca Fitzpatrick

(1979), scrittrice statunitense.
Di lei ho letto la serie dei romanzi young adult che inizia con “Il bacio dell’angelo caduto“.