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Una poesia di Emily Dickinson #6

 

Pain – has an Element of Blank

It cannot recollect

When it begun – or if there where

A time when it was not –

If has no Future – but itself –

Its Infinite contain

Its Past – enlightened to perceive

New Periods – of Pain.

C’è un vuoto nel dolore:

Non si può ricordare

Quando iniziò, se giorno

ne fu mai libero.

Esso è il proprio futuro

E i suoi infiniti regni

Contengono il passato,

Illuminato a scorgere

Nuove età di dolore.

(Traduzione di Margherita Guidacci)

Circa 1862

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Tabacaria #4 – Álvaro de Campos

Ancora una parte di questa lunga poesia di Pessoa/de Campos, una parte che, come le altre che ho già riportato nel blog, mi piace particolarmente. Parla dei sogni

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di conquistarlo, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone non abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
in segreto ho fatto filosofie che nessun Kant ha mai fatto.
Ma sono, e forse resterò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non era fatto per questo;
sarò sempre soltanto quello che aveva qualità;
sarò sempre quello che si aspettò che gli aprissero la porta in una parete senza porta
e cantò la canzone dell’Infinito in un pollaio,
e sentì la voce di Dio in un pozzo tappato.
Credere in me? No, né in niente.

cover una sola moltitudine 1 ok


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Tabacaria #3 – Álvaro de Campos

Un’altra parte di questa lunga poesia di Pessoa/de Campos, una parte che, come le altre che ho già riportato nel blog, mi piace particolarmente.

Oggi sono vinto, come se sapessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della strada diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
dal dentro della mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell’avvio.
Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e scordato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dirimpetto, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
Ho fallito in tutto.
Poiché non ho fatto nessun proposito, forse tutto era niente.

cover una sola moltitudine 1 ok

 

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Una poesia di Emily Dickinson #4

We never know we go when we are going –
We jest and shut the Door –
Fate – following – behind us bolts it –
And we accost no more –

Non sappiamo di andare quando andiamo.
Noi scherziamo nel chiudere la porta.
Dietro, il Destino mette il catenaccio
E non entriamo più.

(Traduzione di Margherita Guidacci)

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Il paradiso sui tetti – poesia di Cesare Pavese

Un’altra poesia di Pavese che mi piace molto. È tratta dalla raccolta Lavorare stanca.

In realtà mi piacciono molto tutte le sue poesie, lette e rilette quando ero adolescente, come tutti i suoi romanzi. Rileggerle adesso, dopo decine di anni, è come ritrovare un vecchio amico, un ritmo e una musicalità mai dimenticati.

Sarà un giorno tranquillo, di luce fredda
come il sole che nasce o che muore, e il vetro
chiuderà l’aria sudicia fuori del cielo.

Ci si sveglia un mattino, una volta per sempre,
nel tepore dell’ultimo sonno: l’ombra
sarà come il tepore. Empirà la stanza
per la grande finestra un cielo più grande.
Dalla scala salita un giorno per sempre
non verranno più voci, né visi morti.

Non sarà necessario lasciare il letto.
Solo l’alba entrerà nella stanza vuota.
Basterà la finestra a vestire ogni cosa
di un chiarore tranquillo, quasi una luce.
Poserò un’ombra scarna sul volto supino.
I ricordi saranno dei grumi d’ombra
appiattati così come vecchia brace
nel camino. Il ricordo sarà la vampa
che ancor ieri mordeva negli occhi spenti.

cover Poesie Pavese

 

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William e Emily – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Di questa poesia mi hanno colpita, fino dalla prima volta in cui l’ho letta, i primi due versi. È malinconica, a mio parere. Sì, è decisamente malinconica.

C’è qualcosa nella Morte
che ricorda l’amore.
Se con qualcuno con cui avete conosciuto la passione,
e la vampa del giovane amore,
dopo anni di vita comune,
sentite spegnersi la fiamma;
e così insieme svanite,
a poco a poco, soavemente,
per così dire abbracciati,
nella stanza consueta –
c’è, fra gli spiriti, un unisono
che ricorda l’amore!

cover Spoon River

 

 

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Last blues, to be read some day – poesia di Cesare Pavese

Questa è una delle poesie che preferisco fra quelle di Cesare Pavese, uno dei miei scrittori prediletti del tempo dell’adolescenza.

La poesia mi piace perché molto essenziale, quasi scarna, aiutata in questo dell’inglese, lingua spesso più essenziale e sintetica dell’italiano (a mio parere). Una poesia che è quasi una canzone, come del resto dice il titolo.

Da notare che è stata scritta pochi mesi prima del suicidio dello scrittore (27 agosto 1950).

‘T was only a flirt
you sure did know –
cover Poesie Pavesesome one was hurt
long time ago.

All is the same time has gone by –
some day you came
some day you’ll die.

Some one has died
long time ago –
some one who tried
but didn’t know.

11 aprile 1950

 

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La signora Kessler – Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters

(Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009))

Questa è un’altra delle poesie che mi piacciono, della raccolta. Per questo parallelismo fra una lavandaia e la Vita, credo.

Il signor Kessler, sapete, era nell’esercito,
e prendeva sei dollari al mese si pensione,
e se ne stava sull’angolo della via a parlare e di politica
o rimaneva in casa a leggere le Memorie di Grant:
e io mantenevo la famiglia lavando
e apprendendo i segreti di tutti
da coperte e coltri, camicie e sottane,
perché le cose nuove diventano vecchie, alla fine,
sono sostituite da migliori o non lo sono affatto:
la gente può prosperare o decadere.
E gli strappi e le toppe si allargano col tempo;
né l’ago e il filo può seguire la rovina,
e ci son macchie che sfidano il sapone,
e ci sono colori che stingono vostro malgrado,
per quanto vi si accusi di rovinare il vestito.
Fazzoletti, tovaglie hanno i loro segreti –
la lavandaia, la Vita, sa tutto intorno a ciò.
E io che andai a tutti i funerali
che ci furono a Spoon River, giuro che mai
ho visto la faccia di un morto senza pensare che pareva
qualcosa di lavato e stirato.

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Una poesia di Fernando Pessoa #3

Da Odi (1914 – 1933), di Ricardo Reis. Ricardo Reis è uno degli eteronimi di Fernando Pessoa di cui Pessoa stesso dice:

Il dott. Ricardo Reis nacque nella mia anima il 29 gennaio del 1914, verso le 11 di sera.

Trovo che sia molto significativo scrivere “nacque nella mia anima”, piuttosto che, per esempio, “nella mia mente”.

La traccia breve che dalle erbe tenere
rileva il piede concluso, l’eco che cava echeggia,
      l’ombra che si adombra,
      il bianco che la nave lascia –
non di più né di meglio lascia l’anima alle anime,
ciò che è partito ai partenti. Il ricordo scorda.
      Morti, muoriamo ancora.
      Lidia, siamo solo nostri.

(traduzione di Antonio Tabucchi)
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