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Il mondo sommerso – J. G. Ballard * citazioni #2

(titolo originale The Drowned World, 1962; letto nell’edizione 2005, trad. Stefano Massaron * James Graham Ballard (Shanghai 1930 – Shepperton 2009))cover Mondo sommerso Ballard

Riporto altre due citazioni da questo romanzo, stavolta perché mi piacciono come espressioni, per le immagini che evocano, anche a prescindere dal contesto. Non so come siano questi periodi nel testo originale, ma la traduzione, a mio parere, è comunque bella.


 

Persino gli uomini che nuotavano poco sotto la superficie subivano la metamorfosi imposta dall’acqua: i loro corpi fluttuanti venivano trasformati in chimere baluginanti, simili a pulsanti esplosioni di pensiero in una giungla neuronica.


Tutt’intorno a lui, i residui dei sogni si distendevano sotto la superficie della realtà come spiagge senza fine.


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Scrittura creativa: la verosimiglianza

A volte capita di commentare un fatto dicendo che la realtà supera la fantasia: succede quando il fatto sembra assurdo, inverosimile. Un fatto del genere, se narrato in un racconto o in romanzo, probabilmente ci farebbe esclamare che la storia è troppo fantasiosa, impossibile.

Questo perché ciò che si scrive, che si inventa, deve avere una sua logica, la trama deve essere coerente con i personaggi: altrimenti la storia non è credibile. Invece la vita è la vita e non deve passare nessun esame del genere. Nella vita le cose succedono e basta.

Ecco come Pirandello esprime questo concetto, molto chiaramente e, direi con un po’ di ironia:

Perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire.

Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All’opposto di quelle dell’arte che, per pare vere, hanno bisogno d’esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità.

Un caso della vita può essere assurdo, un’opera d’arte, se è opera d’arte, no.

E segue che tacciare d’assurdità e d’inverosimiglianza, in nome della vita, un’opera d’arte è balordaggine.

In nome dell’arte, sì; in nome della vita, no.

(Da “Avvertenza sugli scrupoli della fantasia” – Luigi Pirandello)

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello * Citazione #9

Ancora su come la realtà sia relativa, mutevole e soggettiva.cover Pirandello uno nessuno

 

 

Siamo molto superficiali, io e voi. Non andiamo ben addentro allo scherzo, che è più profondo e radicale, cari miei. E consiste in questo: che l’essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze ch’esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà. Un valore che cangia, naturalmente secondo l’essere in quella forma e in quell’atto ci appare.

 

 

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Bisogno di libertà – Björn Larsson

Ho iniziato a leggere quest’altro libro di Björn Larsson, in cui lo scrittore racconta i momenti della sua vita più legati al bisogno di libertà.

Pubblico nel seguito due brevi estratti di questo libro.


Ribellarsi a posteriori contro ciò che alcuni chiamano «sorte» e altri «caso», non ha alcun senso. Siamo comunque sempre in ritardo sul destino. Cercare di precederlo per contrastarlo è più o meno vano quanto tentare di sparare più veloce della propria ombra.

 

Non si può essere liberi che con cognizione di causa. Essere liberi non è perdersi e lasciarsi andare senza avere la minima idea di una direzione. È per questo, del resto, che ho sempre provato un’istintiva diffidenza verso ogni tipo di droga. Non capisco il desiderio di alcuni di ubriacarsi, di essere sbronzi. Per essere liberi bisogna essere padroni dei propri atti e non vittime di cause incontrollabili. Bisogna essere realisti, radicati nella realtà, e insieme sognatori, per non rimanere vittime involontarie del mondo reale.


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Progetti #1 – un romanzo

A breve, spero, pubblicherò un nuovo romanzo in formato ebook Kindle, il cui titolo dovrebbe essere “La grande menzogna” (ma potrebbe diventare “La più grande menzogna”).

Al momento l’ho affidato ad alcuni beta reader, per avere un riscontro pre-pubblicazione. È una cosa che non ho fatto per nessuno degli altri ebook e quindi rappresenta per me una nuova esperienza.

Non so come mi comporterò se le critiche di questi lettori saranno tali da farmi mettere in dubbio l’opportunità di pubblicare il romanzo. Spero che questo non accada, ovviamente, ma la possibilità esiste. In questo momento però non ci voglio pensare, avrò tempo e modo di farlo se sarà il caso.

Anche in questo romanzo si parla di scrittori, ma il tono non è ironico come ne “Il prossimo best seller”. La vicenda è una sorta di giallo psicologico, anche se non si tratta neanche stavolta di un vero e proprio giallo. È una storia, anzi l’intreccio di due storie, che in certo senso vanno a sovrapporsi.

Trascrivo alcuni dei pensieri espressi da uno dei protagonisti sulla scrittura, perché somigliano molto ai miei.

I personaggi e le loro vicende mi premono dentro, se non li libero mi sento sul punto di scoppiare. Resisto finché posso, ma alla fine vincono loro. Mi chiedo se sono fantasmi che vagano per l’etere alla ricerca di qualcuno che dia loro una sorta di corpo e di vita.

Dapprima è un caos, un alternarsi di buio e luce, un confondersi di immagini e di sensazioni. Poi, lentamente, linee disordinate e disperse si uniscono, un po’ per volta, e si formano figure sempre più distinte, con una loro volontà e vicende loro da raccontare. Allora scrivo. Forse, fra un po’, questi giorni saranno sufficientemente lontani nel tempo e diverranno altro, concime necessario per un nuovo raccolto. Il mio passato, quel che avviene intorno a me e nel mondo si depositano a strati nel mio inconscio, e, lì, nutrono fantasmi.

Niente di quello di cui scrivo esiste. Ma è poi così sicuro che la realtà sia proprio quella che consideriamo tale? E i mondi creati nella fantasia cosa sono? Sono davvero senza consistenza oppure hanno la realtà che scegliamo di dare loro? A volte penso che i miei romanzi trattino di persone vere, che io non conosco, ma che in qualche modo comunicano con me e mi raccontano le loro vicende, così che io le possa mettere su carta.

Tutti i miei personaggi inseguono se stessi, in un modo o nell’altro. Si scrive sempre la stessa storia, qualcuno l’ha detto. Magari a pezzi, di certo cambiando gli attori e, solo apparentemente, le scene: da ciascuno di noi non può venire fuori altro che quello che ha dentro, è inevitabile.