Pubblicato in: I miei libri

Promozione della Befana: ebook a 0,99

promo-099-f

Segnalo la promozione a 0,99 € fino al 6 Gennaio 2017 di alcuni ebook; si tratta di quattro miei romanzi e di due di Concetta D’Orazio, un’autrice che stimo molto.

Qui sotto l’elenco, con una breve descrizione e le cover. Cliccando sulle cover si apre il link ad amazon.

La fragranza dell’assenza di Concetta D’Oraziocover Fragranza

Un romanzo rosa in cui l’intrigo segna le vicissitudini della protagonista, impegnata a dimenticare.

Nero di memoria di Concetta D’Oraziocover Nero

La storia di due amanti separati dalla tragedia della guerra, sopportano l’assenza e combattono per sopravvivere.

La scommessadi Antonella Saccola-scommessa-ebook-salmone-tit-bianco-grass

Un romance non convenzionale, con protagonista una giovane donna intelligente e battagliera, in cui ai toni rosa si uniscono quelli gialli.

Agnescover-agnesdi Antonella Sacco

Una sorta di romanzo di formazione, con protagonista una maestra in pensione.

Piangere Piangere non serve copertina 2015non servedi Antonella Sacco

Un romanzo di formazione con protagonista una diciassettenne, alle prese con la separazione fra i genitori e un primo amore complicato.

Fantasmcover Fantasmi in bottigliai in bottigliadi Antonella Sacco

Un romanzo per ragazzi dai 9-10 anni in su, che ha per protagoniste cinque amiche che si trovano ad aiutare alcuni fantasmi. Tra questi e le ragazze nasce così un’amicizia profonda, a riprova che l’amicizia può unire esseri anche molto diversi fra loro.

Pubblicato in: Citazioni, I miei libri, Romance & rosa

La scommessa, citazione

Intendendo con questo la citazione che ho messo all’inizio del romanzo, tratta da uno dei miei libri preferiti (e che ho riletto di più).

Le frasi riportate non sono scelte a caso, naturalmente…

«E questo» esclamò Darcy, andando a passi rapidi su e giù per la stanza «è il concetto che lei ha di me! Questa è la stima in cui mi tiene? La ringrazio di avermelo spiegato così chiaramente. …»

«And this» cried Darcy, as he walked with quick steps across the room, «is your opinion of me! This is the estimation in which you hold me! I thank you for explaining so fully. … »

«Come ho agito bassamente (odiosamente)!» esclamò (Elizabeth). «Io che tenevo tanto al mio discernimento! Io che mi credevo una ragazza di criterio, … »

«How despicably I have acted!» she cried; «I, who have prided myself on my discerniment! I, who have valued myself on my abilities! …»

(Orgoglio e Pregiudizio – Pride and Prejudice, Jane Austen)

la-scommessa-cover-2017

(Questo è il link di amazon.)

Pubblicato in: Libri, Romance & rosa

Sangue amaro – Angela D’Angelo * Impressioni di lettura

Il romanzo, nel formato ebook, si può scaricare gratuitamente.
Quasi una favola, questa storia d’amore ambientata in un quartiere tristemente famoso di Napoli, un luogo in cui sembra impossibile vivere onestamente.
I protagonisti sono credibili e ben descritti e il racconto è intrigante ed emozionante. Lettura consigliata a chi ama le storie d’amore, ma non solo.
Come sempre, quando leggo libri in cui, più o meno direttamente, si parla della malavita organizzata, provato rabbia e senso di impotenza perché sembra (sembra?) che tutti (i poteri dello stato, intendo) sappiano ma nessuno (o quasi) fa niente per difendere la legalità e le persone oneste.

cover-sangue-amaro

Sinossi

Ci sono luoghi in cui ogni giorno è una lotta alla sopravvivenza, dove l’aria avvelena il sangue.
Antonio vive a Scampia, un quartiere dimenticato da Dio e dallo Stato. Sulle sue spalle grava la responsabilità di crescere il fratellino Gabriele, inserito in un programma di recupero per minori a rischio.
Ci sono persone che combattono e non si arrendono al senso di impotenza.
Greta è una psicologa. La sua vita non l’aveva preparata al degrado delle Vele, alla silenziosa battaglia ingaggiata da un ragazzo cresciuto troppo in fretta e da un bambino che fatica a riconoscersi nei suoi coetanei.
Ci sono legami che nascono a dispetto delle barriere innalzate dai pregiudizi e dalla società.
Antonio, Greta e Gabriele sono tre figli di una terra amara. Le loro esistenze si intrecciano, si scontrano e si completano sullo sfondo di una realtà difficile e pericolosa, che li minaccia e sembra precludere loro ogni possibilità di avere un futuro.
Sangue Amaro. Una storia di fiducia, di amore, di speranza.

I proventi della vendita del formato cartaceo di Sangue Amaro saranno devoluti alla Onlus SalvaBimbi, operante sul territorio di Scampia.

 

Pubblicato in: Riflessioni, Scrittura

Come (non) promuovere un ebook self #1

Per prima cosa spiego il significato del (non) che ho inserito nel titolo: nell’articolo non elenco modi per promuovere un ebook ma nemmeno azioni da evitare. Mi limito a riportare una serie di strategie (parolone che metto perché fa un bell’effetto) che ho messo in atto e gli esiti che ho ottenuto (sostanzialmente NON ottenuto).

Ritengo fondamentale precisare anche che sono convinta che ogni esperienza (parlando del tema promozione, intendo) faccia storia a sé: i fattori da cui dipende la diffusione di un ebook (stando alla mia esperienza triennale) sono molteplici e variegati. Fra quelli che ritengo più rilevanti c’è il genere cui la storia appartiene. A quanto pare, infatti, i lettori di ebook prediligono soprattutto i romance e, anche se meno, i gialli e thriller (con eccezioni, come sempre).

I miei ebook non rientrano in questi due generi, anzi non rientrano in alcun genere ben definito, anche se i romanzi hanno tutti, quale più quale meno, una connotazione gialla o noir e in tutti si parla anche di sentimenti e di amore, cosa piuttosto normale dato che raccontano la vita di persone.

Queste sono le premesse, con le quali spero di non avervi annoiato; passo adesso alle mitiche strategie, quelle che vengono consigliate in giro nella rete un po’ da tutti. A volte un sospetto, però, si insinua nelle mie celluline grigie: se qualcuno ha veramente scoperto una strada per il successo, è davvero disposto a condividerla pari pari con il resto del mondo? Magari in parte sì, ma, forse, qualche dettaglio si dimentica di raccontarlo… O no?

ebook x post su promo

L’elenco non segue alcun ordine logico

Consiglio numero 1 – tenere un blog per costruirsi un brand

Sembra piuttosto logico, vero? Scrivere di cose inerenti le tue passioni e, possibilmente i libri (non solo i propri!) per farti conoscere e, forse, apprezzare. La conseguenza dovrebbe essere un interesse per i tuoi ebook da parte dei lettori del blog.

Osservazione: molti self di successo NON hanno un blog o, almeno, non ne hanno uno molto seguito.

Esperienza personale: dopo aver aperto questo blog ho impiegato un sacco di tempo a capire che anche nel mondo dei blog c’è una certa netiquette (blogtiquette, nella fattispecie) a cui è bene attenersi; di conseguenza nei primi tempi il blog è stato visitato da poche persone. Ad ogni modo non ho riscontrato alcun legame fra le vendite degli ebook e il numero di visite al blog. Anzi, mentre il numero dei frequentatori del blog è aumentato negli ultimi dodici mesi, le vendite sono diminuite. Inoltre tenere un blog è impegnativo anche se dà delle soddisfazioni.

Quindi mi domando:

a) non sono riuscita a crearmi un brand? (penso di no)

b) in tutti i casi perché il brand porti dei risultati in termini di vendite di ebook si devono avere migliaia di follower e quindi di visite giornaliere? (forse)

c) non è vero che blog/brand e vendite siano legati? (propendo per questa ipotesi)

Voi cosa pensate in merito? Secondo voi c’è una relazione fra blog e vendite di ebook?

Pubblicato in: Interviste self

Intervista a Keihra Palevi

Eccoci alla seconda Intervista self. L’autrice con cui “parliamo” oggi è Keihra Palevi, che ha pubblicato ebook di generi diversi e che ha riscosso un successo particolare con il romance La rosa dei venti (una trilogia). Il suo ultimo ebook è la prima parte di un altro romance che è anche un giallo e che riserva diversi colpi di scena, dal titolo Credici (#Creeed)”; la seconda e ultima parte uscirà a breve.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Ho sempre scritto da quando mi hanno insegnato l’alfabeto. Mi sono sempre distinta, mi veniva facile, anche alle superiori scrivevo direttamente in bella (alla maturità ho dovuto buttar dentro “una brutta” dopo), scrivevo in contemporanea anche per compagni in difficoltà per dar loro una mano. Aver dentro la scrittura è come avere un fiume in piena. Più tardi ho scoperto che è anche una sorta di energia, se non scrivo sto male fisicamente, devo rimediare con altro, che non sempre è possibile. Scrivo perché sono. Sono quindi scrivo. (Inoltre ho un progetto da portare avanti, ora sono rimasta da sola e lo finanzio con la scrittura visto che ho un lavoro, ma ho anche una famiglia. I miei proventi finiscono là)

  1. Perché hai scelto, almeno negli ultimi romanzi, il genere romance? Cosa ti consente di esprimere/condividere con i lettori?

Ho scritto saggi, poesie, discorsi come ghost, articoli, ma non mi bastava. Sono passata alla Narrativa. Il Romance è il genere più popolare che, all’interno di una struttura semplice come “storia d’amore”, mi permette di infilarci dentro praticamente di tutto. Me ne servo per far passare certi messaggi anche di meta-narrativa. Alcuni li afferrano, altri si fermano alla storia, quindi mi devo impegnare a costruire una storia d’amore che possa star in piedi anche da sola.

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Sempre dalla realtà e poi attingo a piene mani dalla mia esperienza di vita o da quelle altrui.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Abbastanza e troppo: ciò che penso, ciò in cui credo e il sesso vissuto (non tutto, per ora!)

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

No, li ho in mente da subito con la trama. Non so se rendo, ma fatico a rendere lo scorrere del tempo, detesto i libri che odorano di diario: andai, dissi, mi vestii, uscii ect ect

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Nella mia stupirmi di aver scritto quel pezzo proprio io, quando lo rileggo a distanza. In generale, me inclusa, ridere , sorridere, piangere con lacrime vere, in sunto emozionarmi ed emozionare senza avvertire quell’intento in chi leggo. Dev’essere sentito, spontaneo. Io lo sento quando è costruito e mi smonto. “Mi dà noia”, si direbbe a Firenze.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Belle storie, emozioni vere, buona narrativa, l’originalità di osare strade non battute e meno commerciali.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Con l’avvento del digitale ho ripreso a leggere di più, nei primi vent’anni di vita ho letto di tutto, poi ho rallentato, ora ho ripreso. Un sociologo americano scrive che i libri più letti sono per il 30% bravura e il 70% marketing. Non seguo le mode in nessun campo, figurarsi in questo. A braccio: mai letto Volo, Dan Brown non mi è mai piaciuto, né per stile né per trama anche perché il sacro graal interpretato in quel modo non è una novità. Non mi è piaciuto Il cardellino, a me non piace la Sanchez, né la Mazzantini per esempio. Dentro di me non è rimasto nulla dei vari Darcy per esempio. Stravedevo per Verga e lo rileggo ancora, Follet non mi delude mai. In campo romance ho letto un sacco di storici in cui mi immergevo, Alto e Basso Medioevo. La torcia è un libro che ho consumato, poi c’è Kathy Reichs (e non mi piacciono i gialli) Anna Rice (e non mi piacciono i vampiri), Valerio Massimo Manfredi, Mauro Corona, Fruttero e Lucentini, ovviamente Fallaci, il postumo non mi ha preso… Divoro biografie o saggi sull’Antico Egitto, sul periodo Tudor-Stuart, quelli “cristologici” e dintorni. Faletti non mi è mai piaciuto. Leggo anche Indie, ce ne sono di ottimi ignorati, tranne qualche raro caso davvero meritevole.

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da sempre.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Sì, mi piace far squadra, ma voglio una squadra di qualità non di ragazzine, l’età non c’entra, parlo di maturità. Poi accade che mi ritrovo tra gente troppo “talebana” e abbandono perché in fondo sono uno spirito allegro e pazzoide oppure non mi accorgo di certe iniziative perché sono molto distratta o dalla vita o di mio. Un mio sogno è scrivere un qualcosa a quattro mani con qualcuno che scrive bene, ma che sia il mio opposto. Però deve possedere il dono dell’ironia e dell’autoironia.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Andare avanti per la mia strada, migliorarmi, rassegnarmi che il mio target è quello che legge meno i self e quindi devo mantenere la loro fiducia.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Tra i progetti futuri ne ho uno che non avrei rivelato mai, quindi va bene così!

  1. Ho qualche sassolino da togliermi.

Non entro nel merito, ma ho inaugurato un paio di filoni, prontamente imitati e involgariti. Non aspiro a pubblicare con Editore perché ho fatto gavetta anni e poi pubblicato con una grossa CE, ho rotto perché mi censuravano pesantemente, un anno dopo pubblicarono le Sfumature. Ho ricevuto due proposte, una non l’ho proprio considerata (non mi considero né sono un “fenomeno”), sull’altra, ben più interessante, ci ho pensato su, ma ho rifiutato pure quella. Posso dire che si trattava di una fiction tratta da “La rosa”, ma volevano carta bianca su tutto. La terza viene dall’estero e mi piace.

Ringrazio Keihra Palevi per le sue risposte e vi consiglio di assaggiare le sue storie.

 cover CREED


Pubblicato in: Citazioni, I miei libri, Romance & rosa

Agnes, incipit

Il primo capitolo di questo mio romanzo breve. Spero che vi piaccia, buona lettura…

agnes

La lampada e il libro

Prendere la metropolitana è stata una pessima idea; la folla mi soffoca, il mio naso è tormentato da odori diversi di sudore, capelli, profumi, creme, abiti stropicciati e indossati più e più volte. Non vedo l’ora di giungere alla mia fermata e ogni volta che aprono le portiere sbircio fuori per leggere il nome della stazione, ma non è mai quella e nuovi passeggeri salgono e mi spingono sempre più all’interno contro gli altri che mi circondano.

Finalmente arrivo: a fatica attraverso il muro di corpi che mi separa dall’uscita e scendo. L’aria della stazione sotterranea sembra fresca e pulita dopo quella che ho respirato nel vagone. Salgo le scale e seguo le indicazioni per piazza Le Perroquet Bleu, dove tutte le settimane c’è un mercato di cose vecchie, fra le quali una mia amica ha asserito di aver visto delle lampade che potrebbero fare al caso mio. Sono mesi che ne cerco una da tenere sullo scrittoio, ma non sono ancora riuscita a vedere qualcosa che corrisponda a quella che io immagino. La mia amica è convinta che al mercatino la troverò e siccome provare non costa niente eccomi qui. In realtà provare mi è costato moltissimo, non ricordavo quanto disagio potesse provocarmi un viaggio in metropolitana. Di solito non mi muovo dal mio quartiere, lì ho tutto quello che mi serve e lo giro quasi sempre a piedi o con l’autobus, evitando le ore di punta.

La zona in cui mi trovo adesso la conosco poco, anzi per niente. Dove sarà la piazza con il mercatino? Quasi d’improvviso mi trovo in un vicolo, che si incrocia con altri vicoli e stradette, un labirinto. Allora procedo girando sempre a sinistra: ho letto da qualche parte che questo è il metodo per uscire da un labirinto, e siccome questo è solo un garbuglio di strade, venirne fuori dovrebbe essere più facile, nonostante il mio inesistente senso di orientamento. Mentre cammino mi guardo intorno: molte abitazioni sono cadenti, ma a tratti mi imbatto in case modeste e perfettamente in ordine, dalla facciata dipinta di fresco, tende immacolate alle finestre, un piccolo giardino ben curato sul davanti. Ritagliato in una palazzina di due piani il cui intonaco è scrostato e a più di una persiana manca qualche stecca, dietro l’ultimo angolo, c’è un negozio. L’insegna, la vetrina e la porta sono in legno scuro dipinto in bianco, blu e ocra, a disegni floreali e intrecci; la pittura sembra appena fatta, è lucida e pulita, neanche una screpolatura; sui vetri leggermente fumé neppure una ditata né una traccia di insetto. Nella vetrina, su un ripiano ricoperto da un drappo giallo oro con arabeschi bruni, fra libri dalle copertine consunte e le pagine ingiallite e oggetti in ceramica e in bronzo, ecco la mia lampada. È una fortuna che i miei passi abbiano seguito la strada sbagliata.

Entro decisa e il mio passaggio è sottolineato da tintinnii e fruscii, di mille piccoli oggetti appesi alla porta e allo stipite. Odore di polvere, discreto, se non ci fosse il negozio sembrerebbe finto.

Mi avvicino al banco, che non è altro che un tavolo di legno, appoggiato su una grande zampa formata da serpenti incrociati, che con la coda si appoggiano a terra e con la testa sorreggono il piano. Il rumore che ho provocato varcando la soglia si affievolisce e, mentre mi guardo intorno, un uomo appare da dietro una tenda scura, che nella penombra sembra una parete.

Il banco è illuminato da un lampadario di cristallo dagli innumerevoli pendenti; mentre l’uomo si avvicina guardo il suo volto, ha occhi neri profondi.

Ci diamo il buon giorno, poi gli chiedo di mostrarmi la lampada in vetrina.

Una scelta raffinata” commenta lui andandola a prendere. La posa sul banco, amorevolmente, poi si volta verso lo scaffale alle sue spalle ed estrae da un cassetto una lampadina; l’avvita, infila la spina e voilà, la mia lampada funziona; sono così concentrata su di lei che non mi accorgo nemmeno che l’uomo ha spento le altre luci per mostrarmi l’effetto al buio.

Vorrei sapere il prezzo ma esito a chiederlo: un po’ perché mi sembra un sacrilegio mescolare il denaro con un oggetto d’arte, un po’ perché temo che costi troppo per le mie tasche e allora preferisco non saperlo ancora e illudermi di potermela permettere. Lui mi legge nel pensiero, del resto è normale che adesso io stia pensando a questo, e mi dice che è un vero affare, costa pochissimo, e infatti ha un prezzo alla mia portata.

È di valore ma l’ho avuta per pochi soldi” mi spiega e mi mostra un piccolo segno sotto la base: è il marchio della fabbrica, cioè la sigla della persona che l’ha disegnata: LR, ovvero Robert Lorier. È un nome che non ho mai sentito, non me ne intendo di queste cose.

Questo Lorier aveva un parente pittore, forse il padre o il fratello, aggiunge l’uomo, da qualche parte in bottega c’è un libro che parla di lui. Gli dico che compro la lampada e, mentre conto le banconote, lui con destrezza la sistema in una scatola tirata fuori chissà da dove. Mi chiede se deve farmela recapitare o se la porto con me. Io penso alla ressa della metropolitana, ma non voglio separarmi subito da questo oggetto che è appena diventato mio. Dirigendomi verso l’uscita abbracciata allo scatolone urto una pila di volumi che sporgono da uno scaffale. Poso la scatola in terra e mi chino per raccogliere i libri che ho fatto cadere. Lui è subito accanto a me e insieme li rimettiamo a posto. L’ultimo, mi fa notare, è proprio quello di cui mi parlava, la biografia del Lorier pittore. La copertina è di un celeste pallido, l’autore una donna che ha il mio stesso nome di battesimo, Agnes. Mi incuriosisce e decido di comprarlo ma, prima che possa dirglielo, l’uomo mi precede e me lo offre in regalo. Lo ringrazio e gli chiedo perché; lui risponde che evidentemente il libro mi stava aspettando e lui ha solo avuto il compito di custodirlo per me: c’è tanta naturalezza nella sua voce mentre lo afferma che non so replicare, per quanto trovi bizzarra la sua cortesia.

Esco. Verso occidente il sole ha insanguinato un branco di nuvole pigre distese sull’orizzonte; fra non molto scivolerà dietro le case e poi sparirà del tutto.

Percorro le strade del quartiere labirinto, e sento ancora addosso gli occhi dell’uomo, ma è uno sguardo buono, come se intendesse accompagnarmi fuori dalle viuzze tutte uguali, lo sa che sarei capace di perdermi, nonostante le indicazioni che mi ha dato. Invece arrivo alla stazione della metropolitana che ancora il cielo è rosso.

Trovo posto a sedere, così il mio bagaglio non mi crea problemi né rischio di romperlo. Poggio la scatola a terra fra le gambe e inizio a sfogliare il libro. Vengo assorbita a tal punto dalla storia che mi accorgo di essere alla mia fermata quando le portiere si sono già chiuse. Sospiro. È forte la tentazione di lasciarmi cullare dal movimento della vettura e proseguire nella lettura ma mi costringo ad alzarmi. Scenderò alla prossima stazione e tornerò indietro con il treno che va nella direzione opposta.

Quando approdo sul marciapiede il sole è ormai tramontato del tutto: la sera è quasi diventata notte e una luna tonda color zabaione se ne sta appesa lassù alla mia destra. La strada verso casa è faticosa, la scatola mi pesa sulle braccia e quando entro nel portone un cartello mi avvisa che l’ascensore nel mio palazzo è di nuovo guasto, costringendomi a fare a piedi cinque piani di scale.

L’ora di cena è vicina, ma sono stanca e non mi va di cucinare e, soprattutto, sono impaziente di leggere il libro: così mi accomodo sulla mia poltrona, illuminata da una lampada a stelo, e mi immergo di nuovo nella biografia di Claude Lorier. Quando alzo la testa verso l’orologio appeso al muro sulla parete vedo che sono già le nove passate. Ecco perché qualcosa nel mio stomaco non va; è meglio che mangi un boccone: taglio una fetta di pane, un pezzetto di formaggio e sbuccio una mela, mettendo tutto in un piatto, da tenere sulle ginocchia mentre continuo la lettura. L’equilibrio non è perfetto, ma ho conciliato i due interessi, quello degli occhi e quello dello stomaco, che smette presto di brontolare e lascia che mi dedichi in pace a Claude Lorier.

Fin dalle prime pagine ho capito che il pittore è il padre del disegnatore di lampade e anche che Agnes Gravellon, l’autrice della biografia, aveva senz’altro un rapporto profondo con Claude Lorier, di odio-amore, direi; talvolta infatti ne esalta le qualità e le opere, talaltra ne sottolinea impietosa i difetti, le meschinità. Lo critica molto, ad esempio, per il modo in cui si prende cura del figlio: a momenti di affetto totale alterna giorni in cui quasi non ne avverte la presenza. Non parla mai di una moglie, forse è morta o forse andata via, perciò il pittore deve anche colmare l’assenza della madre, ma questa responsabilità a volte se la scrolla dalle spalle, è un peso troppo grande per il suo corpo costretto su una sedia a rotelle.

L’invalidità è una buona scusa, dice sempre Agnes, un ottimo alibi dietro cui nascondersi. Ma poi si tuffa nella descrizione di un dipinto e dello stato d’animo che lo ha fatto nascere (o che lei vi legge) e allora non esiste altro che Claude Lorier pittore, senza corpo, senza difetti: il coraggio di un sentimento, di un’emozione confessati su una tela.

Mi chiedo che tipo fosse questa Agnes, tento di immaginarla da ciò che traspare di lei nella storia dell’altro e nelle parole che usa. È un lavorio continuo nella mia mente, mentre divoro pagina dopo pagina. La presenza di questa donna è forte, a tratti sembra sovrastare quella del pittore di cui si è eletta biografa. Quella che ha scritto è comunque una biografia assolutamente non convenzionale, in cui i dati oggettivi sono quasi del tutto assenti, tanto che mi chiedo se il pittore ha vissuto davvero a Varbles, come Agnes afferma, o no.

L’ultimo capitolo è breve e il tono cambia all’improvviso, diviene quasi una cronaca, ma avverto, sotto l’esposizione sintetica dei fatti, l’urlo di un dolore che cerca di restare nascosto: Claude Lorier è morto. Il linguaggio si fa scarno, essenziale, pochi cenni alla malattia che colpisce l’artista. Non trovo nessuna indicazione sul luogo in cui le sue opere sono conservate, o almeno in cui erano al momento della stampa della biografia.

Come vorrei vedere i quadri di Claude Lorier. Nel libro non c’è neanche una riproduzione e quanto descrive Agnes è più legato allo stato d’animo dell’autore e dello spettatore che all’aspetto delle tele. Le indicazioni sono frammentarie, riguardano soprattutto particolari o tecniche e poco le opere nella loro interezza: la mia fantasia mi propone delle possibili immagini ma temo che siano assai diverse dagli originali.

Andrò in biblioteca, domani, a cercare notizie su Claude Lorier e foto dei suoi quadri. Mi incammino verso la camera e vedo in un angolo la scatola con la lampada: non l’ho neppure scartata, eppure ero così contenta di averla trovata. Questo libro mi ha come stregata, forse mi sono fatta condizionare dalle parole dell’uomo del negozio, ma sento che, per me, non è un libro qualunque.

Ripetendo la frase che ha accompagnato il dono della biografia mi rendo conto che ne riecheggia in certo modo un’altra, di tanti anni fa. Una frase che, a quel tempo, ha segnato il mio destino. E adesso cosa succederà se non ignoro i richiami di Claude Lorier? Il corso della mia vita potrebbe cambiare di nuovo? Un brivido quasi impercettibile mi sale per la schiena. Allora non è stata di buon auspicio ma, alla mia età, è sciocco avere timori.

 

Pubblicato in: Libri

Credici (Creed), Keihra Palevi

Il 15 Gennaio è uscito il nuovo romanzo di Keihra Palevi, in formato ebook Kindle, dal titolo Credici (Creed).

Anche questo romanzo di Keihra Palevi è, come i precedenti, qualcosa di più di un romance: nella sua trama complessa si fondono infatti amore, denuncia, ironia.
C’è la vicenda romantica, della giovane Nicole la cui vita non è stata proprio felice e di Lukas, l’uomo di successo nel cui passato ci sono dolori e ombre; c’è la storia drammatica della madre di Nicole, che si intreccia più volte con quella della figlia; c’è un commercio criminale da smascherare.
Il tutto è raccontato con un linguaggio fluido, diretto, spesso ironico.
Un romanzo adatto a chi ama il genere romance ma anche agli altri, che si legge tutto d’un fiato.
Personalmente avrei preferito che le schermaglie fra i protagonisti, nella prima parte del libro, fossero riportate in modo un po’ più sintetico, ma forse così aiutano a comprendere meglio la psicologia dei due personaggi.

cover CREED

Qui si può leggere la sinossi pubblicata dall’autrice sullo storie di Amazon.

Appartengono a due mondi opposti.
Lei è una ragazza poco più che ventenne, lui un uomo di trentadue.
Lui ha lasciato il suo lavoro dopo l’assoluzione a un processo per omicidio doloso e non si vuole impegnare con nessuna donna.
Lei se n’è andata di casa, stanca dei soprusi di una matrigna, ha poca esperienza, ma le idee chiare sul suo Uomo Ideale.
Lui è molto attraente, possiede una rete di cliniche negli States e un bagaglio di esperienze di ogni tipo
Lei cerca di costruirsi una nuova vita dal nulla.
Lui l’ha fatta reclutare per conto di un amico poliziotto che sta indagando su di un losco traffico in cui è implicata l’amica della madre di lei.
Lei accetta l’incarico senza sapere a cosa andrà incontro….
“Tu sei lo sbaglio più giusto che mi sia capitato”


Pubblicato in: Almanacco

Almanacco: scrittrici nate il 31 marzo

Liala

(1897 – 1995), scrittrice italiana.
Pseudonimo di Amalia Liana Negretti Odescalchi. Di lei ho letto, da ragazzina, molti romanzi; erano quelli conservati da mia madre dei tempi della sua giovinezza. Fra i personaggi molti aviatori, le storie sono molto sentimentali. Grande signora del romance, si direbbe adesso.

 

Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Libri letti nel mese di Febbraio 2015

Ecco l’elenco dei libri letti in febbraio.

Doctor Sleep” di Stephen King

In questo romanzo King racconta la storia del bambino protagonista di “Shining”, Danny o Dan Torrance. Alcolista fino da adolescente, il giovane trova la forza di sfuggire a questa dipendenza anche grazie all’incontro con persone che lo aiutano, semplicemente offrendogli un lavoro nel parco della Microcittà di Frazier. Così Dan si stabilisce in quella cittadina del New Hampshire e, dopo qualche mese, lasciato il lavoro al parco, ne inizia uno come inserviente presso la casa di riposo Helen Rivington. Si tratta di un’attività che ha già svolto e inoltre, grazie alla luccicanza, Dan ha una dote particolarmente adatta per un luogo del genere, perché sa accompagnare nel momento del trapasso le persone e le aiuta a non avere paura, ma a lasciarsi andare al sonno, parlando loro anche solo con il pensiero.
Alla storia di Dan si intreccia quella di una bambina, poi ragazzina, di nome Abra, in cui la luccicanza è estremamente forte.
Non racconto altro per non rischiare spoiler, cerco solo di aggiungere la mia opinione, cosa non facile, perché non so dire se il romanzo mi è piaciuto o meno.
Indubbiamente la narrazione procede bene, “da King”. I protagonisti, Dan e Abra, sono ben costruiti e il lettore tiene da subito per loro, però, lo stesso, c’è qualcosa che non mi convince. Forse, semplicemente, non sono una fan di King punto e basta. O forse, in effetti, il romanzo è un po’ troppo “costruito”. Per esempio mi ha stupita il fatto che i cattivi, che fanno parte di una sorta di setta che si chiama Vero Nodo, non sembrano mai mettere davvero in difficoltà i protagonisti: un modo per non spaventare più di tanto i lettori? O solo una mia sensazione? Tanti anni fa ho letto “It” e, per come me lo ricordo, il male era molto più spaventoso e difficile da sconfiggere.
Dunque, un romanzo che si legge bene ma che non mi ha entusiasmata.
Qualche altra mia impressione annotata durante la lettura anche in questo post.

Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle

The lost world” (1912)
In questo romanzo l’autore immagina che in un altopiano situato nella foresta intorno al Rio delle Amazzoni si siano salvati dall’estinzione di massa molte specie di dinosauri. Il professor Challenger, lo scienziato che per primo porta a Londra la notizia, viene accusato di mentire ma riesce ad ottenere di organizzare una nuova spedizione per verificare o confutare le sue affermazioni.
La spedizione, formata in tutto da quattro uomini e da vari servitori indiani e di colore, riesce, con molte difficoltà nell’impresa. Sull’altopiano, oltre ai grossi rettili, si imbatte in una tribù di uomini-scimmia, definiti l’anello mancante (dell’evoluzione) fra la scimmia e l’uomo e in una tribù di indiani, antagonisti degli uomini scimmia. Complessivamente la storia, raccontata in prima persona sotto forma di lunghe lettere da parte di uno dei componenti la spedizione, procede in modo abbastanza lento e la parte che precede la vera avventura ha il classico sapore dei romanzi d’altri tempi. Insomma, a parte la componente fantastica, ho trovato il romanzo piuttosto datato, anche per il modo di esprimersi nei confronti delle persone non bianche e delle creature viventi in generale, modo che denota un senso di superiorità e talvolta anche di disprezzo. Qualche esempio: “il nostro fedele negro”; “Che quei mostri (cioè i dinosauri) si sbranassero l’un l’altro faceva parte della lotta per la sopravvivenza, ma che potessero mettersi in caccia di un uomo moderno a loro superiore, era un’idea sconvolgente e raccapricciante.”

Class reunion: la reginetta del ballo” di Emily Susan Bell

Un ebook di un autrice self (firmato con uno pseudonimo). Genere commedia brillante. E brillante lo è davvero, ben scritto e fluido si legge tutto d’un fiato. Ironico e divertente racconta la lunga e difficile strada che deve percorrere Jennifer, la tremenda protagonista, per imparare ad accettarsi e ad accettare gli altri, senza nascondersi dietro una maschera di aggressività e di senso di superiorità.

La croce” di Vera Q.

Un altro ebook di un’autrice self, un racconto molto amaro e crudo, davvero ben scritto, con uno stile. Il lettore si trova a seguire due storie che si alternano: una, i cui protagonisti sono descritti in modo ambiguo e misterioso, è apparentemente surreale e pervasa di un’ironia cupa, l’altra, drammatica e cruda, bandisce ogni speranza fino dall’inizio. Nel capitolo finale le due storie convergono in una sorta di colpo di scena. Il procedere di queste due trame in parallelo è uno degli aspetti che rende molto originale il romanzo. L’altro elemento peculiare è la scrittura, l’uso del linguaggio, che è, nello stesso tempo, essenziale e ricercato, mai banale né ridondante. Le frasi e i periodi sono per lo più brevi, spesso brevissimi, ma ognuno è talmente denso e incisivo da costituire, da solo, quasi una narrazione.

Sta scherzando mr Feynman!” di Richard P. Feynman

traduzione di Sylvie Coyaud

Richard Feynman è stato un grande fisico, ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica nel 1965. Oltre che particolarmente intelligente era anche un uomo molto curioso e dotato di molta ironia: entrambe queste caratteristiche emergono dalla sua autobiografia. Penso che uno scienziato debba essere per forza curioso, perché se una persona non si pone domande non cerca nemmeno risposte e quindi non cerca nuove strade, nuove conoscenze. Feynman, comunque, spinge la sua curiosità e voglia di imparare ben oltre la scienza: diventa suonatore di frigideira, “una specie di padella di metallo larga una ventina di centimetri che si suona con un’assicella metallica” e suona in una banda in Brasile (dov’era andato a insegnare), frequenta case da gioco, impara a disegnare e fa anche una mostra con le sue opere (e ne vende); scassina casseforti quando lavora a Los Alamos al progetto Manhattan, ovvero quello per lo sviluppo della bomba atomica.
Il libro è piacevole da leggere e fa anche sorridere.
Alcune citazioni in questo articolo.

Requiem” di Lauren Oliver

traduzione di Francesca Flore

Romanzo young adult, ultimo episodio di una trilogia (gli altri due volumi sono “Delirium” e “Chaos”) di genere fantasy-distopico. In un mondo in cui l’amore e le emozioni sono considerati una malattia e perciò ogni adolescente è sottoposto a una “procedura” che lo renda immune dai sentimenti, alcune persone sfuggono a questa imposizione rifugiandosi a vivere fuori dalle città, in quelle che vengono chiamate Terre Selvagge; qui e anche nelle città si costituisce un movimento di Resistenza e di lotta. Protagonista di questa trilogia è una ragazza, Lena, che si innamorata, ricambiata, di Alex e che riesce a fuggire nelle Terre Selvagge, diventando poi membro della Resistenza; Lena viene amata anche da Julian; altri personaggi importanti sono Hana, amica di Lena, prima della sua fuga e alcuni membri della Resistenza.
Trovo che questa storia appartenga al filone di “Hunger games”; si legge bene ma non mi è sembrata particolarmente originale.

Oltre” di Keihra Palevi

Terzo ed ultimo episodio di una trilogia dal titolo “La rosa dei venti”, di genere romance, opera di un’autrice self, ambientato in parte a Venezia e in parte in Venezuela. La storia d’amore narrata si intreccia con vecchi segreti e non manca uno sguardo a diverse problematiche sociali e ambientali, connesse in un modo o nell’altro alle vicende dei protagonisti. Nel romanzo si avverte con chiarezza la passione e la sincerità con cui l’autrice lo ha scritto e con cui ha dipinto dei personaggi credibili e non scontati.

 

–> Post concluso: febbraio è finito <–