Pubblicato in: Libri

La stella di giada – Stefania Bernardo * impressioni di lettura

Un romanzo di avventura, ma anche una storia d’amore (anzi più di una), in un ambientazione che – se pur diversa come molto diversi sono i personaggi – mi ha riportata ai romanzi di Salgari che leggevo e amavo da ragazzina.

cover stella giada 1Una trama complessa e non scontata, con personaggi umani e credibili. Con le loro debolezze e la loro forza. Una protagonista femminile, Scarlett. a mio parere, indimenticabile. Una donna che non si arrende alle difficoltà e ai soprusi e che è capace di vivere grandi emozioni, in un mondo prettamente maschile dominato dalla violenza.

La narrazione è in terza persona, la storia decisamente avvincente, un intreccio con più di un colpo di scena.

Pubblicato con amazon, come ebook self.

Sinossi

Giamaica, 1720 Fuggire, lasciarsi alle spalle tutto il dolore, i giudizi di una vita piena di errori e trovare un nuovo lavoro come domestica. Con questi unici desideri in tasca, Scarlett Baker decide di imbarcarsi per Londra, ma l’oceano sa essere spietato tanto quanto il destino. Giovane e indomita, perderà ogni speranza quando verrà catturata dalla ciurma della Stella di Giada. Finita in un inferno di lame e crudeltà comandato dal capitano Shiver, un pirata considerato il diavolo in terra, Scarlett sarà costretta a prendere decisioni difficili e inaspettate che la trascineranno su una rotta carica di passione, pericoli e combattimenti sanguinosi. Un romanzo d’amore e d’avventura, sullo sfondo dei Caraibi del XVIII secolo, dove libertà, giustizia e odio si confondono all’orizzonte, tra i profumi dei tropici e i colpi delle sciabole.

 

 

Pubblicato in: Uncategorized

Liebster Award #2

Grazie a Francesca e a Chiara del blog Thelarkandtheplunge per la nomination al Liebster Award.

liebster 2 lug 2016

Un riassunto delle regole:

Regole:
1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog.
2. Ringraziare il blogger che ti ha nominato e seguirlo.
3. Rispondere alle sue 11 domande.
4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 follower.
5. Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.
6. Informare i tuoi blogger della nomination.

Ecco le mie risposte:

  1.  Il miglior consiglio che ti sia mai stato dato?

Non me ne vengono in mente. Questo non vuol dire che non ne abbia ricevuti, ma non ne ricordo.

  1. Quale potere vorresti avere?

La saggezza.

  1. Quale libro non sei mai riuscito a finire?

Mai è una parola grossa, comunque al momento uno dei libri che ho iniziato ma non sono riuscita a proseguire dopo qualche decina di pagine è “Viaggio al termine della notte” di Celine.

  1. Collega un film ad una ricetta.

Non sono brava in questi accostamenti.

  1. Il tuo peggior difetto? E il tuo miglior pregio?

Uno dei tanti difetti è l’indecisione, uno dei pregi è una certa costanza.

  1. Se avessi la possibilità di fare un cross-over, quali sono i due libri che sceglieresti?

Se un libro mi piace di solito non vorrei cambiarlo, quindi nemmeno fare un cross-over.

  1. Se avessi la possibilità di trarre un film o una serie tv da un libro, quale sceglieresti?

Come forse si è già capito, nei confronti dei libri sono decisamente una conservatrice… e spesso i film tratti da romanzi mi deludono (idem per le serie tv, quelle ancora più facilmente). Però mi piacerebbe vedere, finalmente, una trasposizione veramente aderente al testo e ai personaggi di Orgoglio e pregiudizio. Quelle fatte finora, a mio parere, hanno qualche pregio e vari difetti: quindi sarebbe interessante vederne una, per me, senza difetti…

  1. Ti sei mai innamorata/o di un personaggio di finzione tanto da stare male come se fosse reale?

Fino a questo punto no, direi, però ho amato molti personaggi, soprattutto da ragazzina: Yanez e il Corsaro Rosso di Salgari, Athos di Dumas.

  1. In quale posto preferisci leggere?

Preferisco leggere, soprattutto. Probabilmente in un posto comodo (poltrona, divano) ma mi accontento.

  1. Immagina di vivere per un giorno come se fossi in un film: quale sarebbe la tua colonna sonora?

Un brano di Morricone, malinconico come certi di “C’era una volta in America”.

  1. C’è un libro che ti ha fatto pensare: “dopo aver letto questo, la mia vita non sarà più la stessa”?

Molti libri, credo, cambiano qualcosa nel lettore, anche se di impercettibile, come ogni altra esperienza. Per quanto mi riguarda, però, non ricordo un libro particolare e un cambiamento particolare.

Ed ora ecco a voi le mie domande, ne cambio solo alcune rispetto a quelle poste da Chiara e Francesca:

  1.  Il miglior consiglio che ti sia mai stato dato?
  2. Quale potere vorresti avere?
  3. Quale libro non sei mai riuscito a finire?
  4. Il tuo peggior difetto? E il tuo miglio pregio?
  5. Se avessi la possibilità di fare un cross-over, quali sono i due libri che sceglieresti?
  6. Se avessi la possibilità di trarre un film o una serie tv da un libro, quale sceglieresti?
  7. Immagina di vivere per un giorno come se fossi in un film: quale sarebbe la tua colonna sonora?
  8. C’è un libro che ti ha fatto pensare: “dopo aver letto questo, la mia vita non sarà più la stessa”?
  9. I tuoi tre personaggi di romanzi preferiti e tre che detesti.
  10. Un romanzo a cui vorresti cambiare il finale e come lo riscriveresti.
  11. Un libro che avresti voluto non leggere.

 

I blog (non so quanti follower hanno e so che sono meno di 11… sorry) che nomino sono:

http://chiacchieredistintivorb.blogspot.it/

http://questepagine.blogspot.it/

http://paginesporche.it/

https://monicaspicciani.wordpress.com/

http://keihrapalevi.blogspot.it/?m=0

https://negliocchienelcuore.wordpress.com/

http://fiumegiallo.blogspot.it/

https://thebookofwritercom.wordpress.com/

Anche se qualcuno preferisce non partecipare a queste “catene”, nominare i blog mi sembra comunque un modo carino per citarli.


Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Raccontare il mare – Björn Larsson

(si tratta di una raccolta di prefazioni, non ho trovato il titolo originale della raccolta e i traduttori sono diversi anche a seconda della lingua in cui era scritta la prefazione – pubbl. 2015)

cover Raccontare il mareOgni volta che leggo un libro di Larsson provo una sorta di invidia e di nostalgia intrecciate insieme. Intendiamoci, un’invidia buona, che in realtà somiglia più ad ammirazione e a un desiderio di emulazione che non sono in grado di soddisfare (per vari motivi). E non sono legati alla scrittura o al successo letterario, bensì al suo modo di vivere il mare, anzi, si potrebbe dire, di vivere sul mare. Sarà perché in certo modo parte delle mie radici affondano in una città marinara, sarà perché da bambina e ragazzina ho vissuto dentro i romanzi di Salgari… Insomma il modo di Larsson di parlare del mare, della navigazione, dei libri sul mare (come in questo caso) mi affascina davvero molto.

Intendiamoci, di questo scrittore mi piacciono anche le storie e il modo di scrivere e ho apprezzato molto questa carrellata di prefazioni che lui ha scritto (e da cui, naturalmente, ho tratto dei suggerimenti di lettura). Trovo sempre interessante leggere cosa gli scrittori pensano di altri scrittori; quando poi si tratta scrittori che anch’io ho letto è come una sorta di triangolazione fra me, lo scrittore X e lo scrittore Y che dice cosa pensa di X; mi si offrono nuovi o più ampi punti di vista relativi a X ma anche a Y per il modo in cui interpreta X.

In questo libro Larsson tratta di autori che hanno scritto uno o più romanzi ambientati sul mare e ci fa notare che il mare, in realtà, è un tema poco diffuso nella narrativa, per lo meno il mare inteso in un certo modo. Forse perché difficilmente un vero scrittore è anche un marinaio e, viceversa, un marinaio, un uomo di mare, è difficilmente un vero scrittore e al massimo può essere autore di una sorta di diario di bordo, cosa ben diversa da un romanzo. Larsson analizza con competenza sia di scrittore che di marinaio i testi di vari autori ritenuti “di mare”, illustrando le caratteristiche per lui peculiari di ciascuno e ci spiega quanto e se è d’accordo, caso per caso, con la definizione “di mare”.

Insomma, questo è un libro che parla di libri, di scrittura, di scrittori e di mare, che può piacere a chi ama almeno una di queste quattro cose (a me, in pratica, piacciono tutte e quattro), ma anche a un lettore qualsiasi (anche se, secondo me, un lettore non è mai qualsiasi…).
Per un elenco degli autori di cui parla Larsson vi rimando al risvolto di copertina, più sotto.

Altri miei post su Larsson: Citazione di Maupassant, su Larsson scrittore.

Due citazioni da Raccontare il mare

Sullo stile, dal capitolo su Biamonti

Per molti critici è la bellezza dello stile il criterio per distinguere un grande scrittore. Biamonti ha certamente un suo stile. Ma cos’è lo stile, in fondo? Ai miei occhi è una maniere di rimettere in discussione il rapporto tra il senso e la realtà. È mostrare, attraverso il rinnovamento della lingua, che il reale non è solo quello che è, ma anche quello che avrebbe potuto o potrebbe essere. Lo stile è una presa di posizione rispetto al reale, un modo di scavare uno scarto tra ciò che è detto e ciò che è percepito. Lasciando a scienziati e giornalisti il compito di descrivere ciò che è, agli scrittori spetta quello di immaginare e inventare il reale. Non credo vada presa alla lettera l’affermazione, ne Il silenzio, che non c’è più niente da sperare: non è una descrizione del mondo reale, se mai è una richiesta di aiuto, un avvertimento. Chi è veramente convinto che non c’è più speranza, non scriverebbe. Anche il più disperato e il più disilluso degli scrittori, impegnando tutte le sue energie e il suo talento a fare un’opera bella e vera che sveli il mondo, sta dalla parte dell’umano. E questo è il caso di Francesco Biamonti.

Dopo la conferenza su Harry Martinson

Alla fine della conferenza mi si è avvicinato un uomo anziano, presentandosi come Helge Olsson, oggi pensionato e poeta dilettante, altrimenti ex ingegnere marittimo e, soprattutto, ex carbonaio, come Martinson. Mi ha raccontato che quando Harry Martinson aveva ricevuto il premio Nobel, i suoi ex colleghi carbonai, a differenza di certi rappresentanti dell’élite intellettuale di Stoccolma, erano quasi «crepati di orgoglio». Intanto perché era «uno di loro» a ricevere il Nobel, un ex marinaio carbonaio che un tempo era considerato un niente, il gradino più basso della gerarchia marittima, sgobbando in un lavoro disumano che nessuno ai giorni nostri accetterebbe di fare. E poi perché nei suoi racconti di viaggio Harry Martinson aveva ridato dignità al loro mestiere e, semplicemente, aveva reso umani i carbonai. E cosa si può chiedere di più a uno scrittore, se non di dare voce a che non ce l’ha, e umanità a chi se l’è sempre vista rifiutare?

Dal sito dell’editore è possibile scaricare per ogni libro (di Larsson come degli altri autori) l’incipit in formato .pdf.

Risvolto di copertina (L’opinione dell’editore)
«Mutano solo il cielo, non l’animo, coloro che vanno per mare»: il famoso aforisma oraziano potrebbe forse servire da epigrafe a questo libro, in cui Björn Larsson torna a parlarci del suo luogo dell’anima attraverso alcuni tra i grandi classici della letteratura di mare. Da Conrad a Maupassant, da Omero a Cristoforo Colombo, dal Nobel Harry Martinson al velista solitario Joshua Slocum, da Biamonti a Childers, ad Álvaro Mutis, ripercorre romanzi e racconti, non tutti noti quanto meritano, intrecciando le biografie degli autori e quelle dei personaggi, interrogandosi sulle loro qualità marinaresche e letterarie, ma soprattutto umane, con la competenza e l’empatia di chi spartisce con loro la duplice passione di navigare e raccontare. Perché continuiamo a considerare il mare come il «simbolo quasi parodistico della libertà», del sogno di una vita più autentica? È il mare vero o il suo mito che custodiamo gelosamente nel nostro immaginario? Siamo sicuri che sia una fonte privilegiata di ispirazione letteraria, che basti aver fatto il giro del mondo a vela per diventare scrittori? Di quale mare parla, in realtà, la letteratura marinara? Di quello duro dei pescatori e dei marinai, del campo di gara dei regatanti, delle acque domestiche di chi vi trascorre il tempo libero per puro piacere? Accantonando ogni analisi teorica, Larsson si appassiona e ci fa appassionare, alle storie, ai personaggi, agli autori che ama, scrivendo da romanziere un libro «eclettico e impressionista» che ci invita a navigare senza rotte prestabilite, con il solo scopo di farci «perdere tra qualche buon libro ai margini della letteratura canonica». 
Bio dell’autore, dal sito di Iperborea
Björn Larsson, nato a Jönköping nel 1953, docente di letteratura francese all’Università di Lund, filologo, traduttore, scrittore e appassionato velista, è uno degli autori svedesi più noti anche in Italia. Tra i suoi titoli di maggior successo, tutti pubblicati in Italia da Iperborea, La vera storia del pirata Long John Silver, Il Cerchio Celtico, Il porto dei sogni incrociati, I poeti morti non scrivono gialli e L’ultima avventura del pirata Long John Silver.

 

Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Libri, biblioteca ed ebook

Leggere leggere leggere.

È una delle mie passioni. L’altra è scrivere. Di sicuro la seconda è derivata dalla prima e adesso, per me, si tratta in realtà di due aspetti della stessa passione.

Ad ogni modo in queste righe volevo parlare solo della prima, la lettura.

IMG_9974

Dopo aver riempito di libri una libreria grande quanto una parete e altri due mobili ho iniziato a frequentare la biblioteca comunale, in cui posso prendere fino a dieci volumi in prestito per un mese (posso poi chiedere, eventualmente, la proroga del prestito fino ad altri due mesi per i volumi non prenotati da altri utenti): così il numero di nuovi libri accumulati in casa è diminuito in modo consistente, mentre non lo è quello di ciò che leggo. Anzi, il fatto di non comprare mi ha indotta a provare anche testi che non mi convincevano del tutto e, in alcuni casi, ho fatto delle scoperte che forse non avrei fatto altrimenti. Naturalmente, se mi imbatto in un libro che mi piace particolarmente magari poi lo compro, per averne una copia mia.

Però devo dire che da quando ho contratto (come se fosse una sorta di malattia, sia pure benigna…) l’abitudine di servirmi in biblioteca, la necessità di possedere un libro è divenuta meno intensa. Certo, l’idea di separarmi dai libri che ho è però impensabile… Lo so che è una contraddizione, ma è così.

Da un paio d’anni, poi, mi sono dotata di un ebook-reader e sfrutto anche la comodità di questo nuovo strumento. Pur preferendo un volume cartaceo trovo che il lettore di libri in formato digitale sia molto versatile (alcune caratteristiche le ho descritte in questo post ).

Inizialmente ho scaricato da Internet testi classici, o comunque abbastanza vecchi da essere distribuiti gratuitamente (su alcuni ho scritto degli articoli, ad esempio su Salgari e Capuana); poi, dato che ho iniziato a pubblicare i miei racconti e i miei romanzi come autrice self, ho letto molti ebook di colleghi self, scaricati gratuitamente o a pagamento (di solito sono molto economici). Fra questi ebook ho trovato sia storie avvincenti e ben scritte (di alcuni ho scritto qui, qui e quiche testi trascurati, con molti refusi, errori, ripetizioni, incoerenze nella trama (in dosi diverse, ovviamente), ma, in tutti i casi, ho scoperto un universo interessante.

Complessivamente ritengo le mie esperienze di utente della biblioteca e di lettrice di ebook molto positive.

E voi? Frequentate biblioteche? Leggete ebook?

 

Pubblicato in: Libri

George R.R. Martin, Il trono di spade

Incuriosita dal gran parlare che si fa di questa saga, fra telefilm, giochi e quiz (tutte cose che ho ignorato), ho preso in prestito in biblioteca il primo volume (sono stata fortunata, di solito mi capita un episodio intermedio).

La storia mi ha presa subito. Il mondo costruito da R.R. Martin, per quanto complesso, si è materializzato intorno a me e i tanti personaggi hanno preso vita. Forse la magia è scoppiata perché si tratta di un genere avventuroso che mi è sempre piaciuto ed echeggia molto le letture che ho amato di più nell’infanzia e adolescenza (penso a Scott, i cui romanzi mi sembrano i più simili, ma anche a Salgari e a Dumas).
Insomma, le oltre 400 pagine sono filate via veloci, in un soffio, e il pensiero che si tratta solo del primo libro di una lunga serie è davvero piacevole perché significa che potrò immergermi nelle vicende inventate da Martin ancora a lungo.

Forse, proseguendo la lettura, cambierò idea, ma al momento i miei personaggi preferiti sono, oltre ai meta-lupi con in testa Spettro:
Arya Stark, nella quale mi sarei totalmente immedesimata da bambina (ero un maschiaccio) e Jon Snow;
la principessa Daenerys Targaryen e Brandon Stark.

È impossibile, inoltre, non prediligere Ned Stark, emblema dell’onore e dell’onestà, ma i personaggi che ho indicato mi affascinano di più, forse perché sono tutti giovani e devono/possono ancora forgiare la loro vita, anche se ho la sensazione che nel loro carattere e nel loro modo di essere in questo primo libro sia già scritto il loro destino.

Di sicuro in molti avete letto questo romanzo, volete farmi sapere la vostra opinione? (Escludendo anticipazioni sugli altri episodi, naturalmente…)


Pubblicato in: Libri, Riflessioni

Sensazioni di una lettrice

Stamani mi si è affacciata alla mente una riflessione sulle mie letture e sulle sensazioni che queste suscitano e hanno suscitato in me.

La riflessione è scaturita sostanzialmente dal confronto fra due romanzi che ho letto, fra gli altri, nelle ultime settimane: “Una questione privata” di Beppe Fenoglio e “Il cardellino” di Donna Tartt: quello che mi hanno lasciato è profondamente diverso e stamani, appunto, ho individuato da cosa derivano, per me, le differenze.

Trovo il secondo freddo, nonostante la narrazione in prima persona, le molte riflessioni e l’evento iniziale d’effetto e geniale; mentre il protagonista del primo, Milton, con la sua irrazionale ricerca dell’amico per scoprire la verità sulla ragazza amata, l’ho sentito vivo e vero, benché la sua storia si svolga oltre sessant’anni fa e quella di Theo ai giorni nostri.

Ho realizzato che i romanzi come quello di Fenoglio, a cui aggiungo quelli, letti soprattutto da giovane, di Pavese, Hemingway, Pratolini, Silone, Hesse, Böll (solo per fare qualche esempio) mi danno l’impressione di una grande sincerità della scrittura, dell’esigenza di esprimere sentimenti e sensazioni, magari raccontando in modo più e meno dichiarato episodi della propria vita. I libri come “Il cardellino”, sia pure costruiti quasi alla perfezione, li trovo, appunto, costruiti con l’obiettivo di raccontare una storia e raccontarla in un certo modo, piuttosto che scaturiti da un’urgenza interiore.

Forse la mia è solo una sorta di interpretazione romantica degli autori che ho letto in gioventù (e la gioventù, dopo una certa età, diventa inevitabilmente qualcosa di romantico, insieme a tutto quello che la riguarda). Quello che so è che da ragazzina cercavo nei libri le avventure, le vivevo con i protagonisti e mi rattristavano le storie senza lieto fine (come “I tre moschettieri”, “Ivanhoe” e molte di Salgari), anche se le rileggevo e rileggevo; dopo ho amato i personaggi in cerca di se stessi, con le loro vite talvolta senza speranza, avvolti da un senso di poesia, spesso tragica, ed è proprio in questi romanzi che ho avvertito di più la presenza degli autori: in quello che narravano c’erano davvero pezzi di loro stessi .

Ovviamente sto parlando di sensazioni e opinioni assolutamente personali, leggo perché mi piace e non sono un critico, e sono convinta che ogni lettore abbia una sua sensibilità che lo rende più o meno affine alle pagine lette. Leggo quello che posso, i libri sono innumerevoli e il tempo a disposizione troppo poco, quindi le possibilità che ho di fare confronti sono limitate.

Però l’elemento sincerità per me è importante e sono convinta che sia quello che mi fa considerare migliore o peggiore un romanzo, me lo fa amare oppure no. Sentire in quello che leggo la partecipazione dello scrittore e non solo la sua maestria nel disegnare trame e personaggi per me fa la differenza. (Mi ripeto: non è detto che la partecipazione non ci sia solo perché io non la sento, la questione è molto personale.)

Alla luce di questo concetto mi spiego anche perché mi sono trovata talvolta a valutare (che brutta parola) dei romanzi di autori self con più stelle di certi best seller: nei self che ho apprezzato ho avvertito quella sincerità, quell’impegno nel raccontare una storia e nell’esprimere sentimenti e sensazioni che spesso non ho percepito negli altri scrittori.

Pubblicato in: Almanacco

Almanacco: scrittori nati il giorno 11 gennaio

Daniele Del Giudice

(1949), scrittore italiano.
Di lui ho letto anni fa “Atlante occidentale”.

Paco Ignacio Taibo II

(1949), scrittore spagnolo.
Di lui ho letto due polizieschi che hanno come protagonista Hector Belascoaran Shayne, e poi “Ritornano le Tigri della Malesia”, un romanzo in cui i protagonisti sono gli eroi salgariani Sandokan, Yanez e i loro compagni. Mi piace molto come scrive questo autore. Sul romanzo-omaggio a Salgari ho scritto anche questo post.

Jasper Fforde

(1961), scrittore britannico.
Di lui ho letto “Il caso Jane Eyre” e “Persi in un buon libro”, romanzi molto originali in cui si narrano le avventure di agenti molto speciali che entrano nei romanzi per impedire a malfattori altrettanto speciali di cambiarli. Oltre a viaggiare nei romanzi questi personaggi sono in grado di viaggiare anche nel tempo.

Alberto Camerra

Scrittore italiano.
Autore self di cui ho letto un romanzo dall’ambientazione insolita che ho apprezzato molto dal titolo “Fiori nella neve”.

 

Pubblicato in: Almanacco, Libri

Almanacco: scrittori nati il 21 agosto

Emilio Salgari (1862 – 1911), scrittore italiano.

Ho letto moltissimi dei suoi libri: più o meno tutti quelli del ciclo dei pirati della Malesia e di quello dei corsari delle Antille e poi diversi degli altri, ambientati in vari paesi del mondo.

Fra i miei personaggi preferiti c’è Yanez, il portoghese fratellino di Sandokan; ho sempre avuto una predilezione per i compagni dei protagonisti più che per i protagonisti, chissà perché. Di Yanez apprezzavo molto l’ironia, oltre agli altri suoi pregi.

Mi piacevano poi le figure di donne guerriere o, per lo meno, avventurose, che non avevano bisogno di un cavaliere che le salvasse ma che erano in grado di salvarsi da sole, prima fra tutte Iolanda, la figlia del Corsaro Nero.

In questo mese di agosto ho finito di leggere un romanzo che non avevo letto da bambina: “Le meraviglie del duemila”, una storia di fantascienza a cui dedicherò prossimamente un articolo.

 

Gianluca Ranieri Bandini (1985), scrittore italiano.

Giovane autore self ha al suo attivo diversi romanzi che spaziano in più generi narrativi.

Io ho letto, per ora, solo il primo episodio della trilogia “Vivere o morire”, una storia di fantascienza. Il romanzo mi è piaciuto, è ben scritto ed è coinvolgente: infatti ho scaricato anche gli altri due episodi e presto scoprirò come va a finire.

 

Pubblicato in: Almanacco, Libri

Almanacco: scrittori nati il 1 agosto

Herman Melville (1819 – 1891), scrittore statunitense.

Ho iniziato a leggere “Moby Dick” due volte ma non l’ho finito (ho letto una versione ridotta da bambina, ma quella non conta…). Però so a memoria l’incipit, certo è facile e famosissimo… “Chiamatemi Ismaele” e mi ricordo dell’isola di Nantucket, che ho ritrovato nella mia lettura in corso: “Le meraviglie del Duemila” di Emilio Salgari.

Ho letto “Bartleby lo scrivano e altri racconti”.