Tre piani: Il castello di seta – Laureen Caldwell * Impressioni di lettura

Questo romanzo è la seconda parte di Tre piani: L’attico di vetro ed è altrettanto ben scritto ed ha un linguaggio e uno stile particolari, come si può leggere in questo breve estratto:

Un’infermiera, o forse un medico, la ragazzina era rimasta parecchio tempo a interrogarsi su quella stranezza semantica, se era infermiera era donna, il medico era uomo, poteva essere il contrario, ma la condizione predefinita era quella, comunque un’entità in camice bianco, che la sua ribellione femminista adolescenziale rifiutava di incasellare, dato che non ne aveva trattenuto l’immagine in mente, aveva detto quelle parole, in un qualche momento. Il Lexotan le impediva di provare l’emozione che avrebbe dovuto, ovvero un sollievo enorme, smisurato, nel sapere che suo padre era vivo.

Nella storia ritroviamo i personaggi della prima parte, alcuni più presenti e altri meno; la vicenda è incentrata soprattutto sugli aspetti gialli e non mancano i colpi di scena.cover attico vetro 2 castello seta
Non so perché, però, fra i due romanzi mi aveva più intrigato il primo, forse per la novità costituita dalla scrittura. Ad ogni modo è una lettura che consiglio.
Personalmente avrei fatto a meno dell’Epilogo, che a mio parere banalizza un po’ un romanzo che di banale non ha molto.

Qui le mie impressioni di lettura sulla prima parte.

Sinossi

SECONDO E CONCLUSIVO VOLUME del ciclo ‘TRE PIANI’
Intrappolato nel suo attico di vetro, mentre Stella è lontana, Ian deve decidere se quello che vuole è una vita agiata e perfetta, o se combattere per essere felice.
Nel frattempo emergono nuovi inquietanti elementi dal passato di Stella, e Ian capisce che dietro il suo abbandono c’è molto altro… c’è qualcosa che potrebbe mettere in pericolo tutto quello che ha sempre voluto proteggere, e che adesso dipende soltanto da lui.
Stella, dal canto suo, non permetterà che chi ama venga coinvolto in qualcosa che ha già distrutto la sua vita, quando aveva soltanto sedici anni.
L’attico, perfetto e ordinato, comincia a mostrare le prime crepe…

 

Tre piani: L’attico di vetro – Laureen Caldwell * Impressioni di lettura

Il pregio maggiore di questo romanzo, che pure ne ha parecchi, è, a mio parere, la scrittura. Inconsueta. Precisa. Sapiente.

Originale e condotta in modo mai banale anche la narrazione, che rende una storia apparentemente come tante diversa da tutte le sue simili.

I personaggi sono a tutto tondo, complessi e credibili.

In qualche passaggio mi è sembrato appena lento, ma non credo che questo si possa considerare un “difetto”, bensì una caratteristica dello stile, appunto, molto particolare, insolito. Uno stile che rifugge dalle frasi facili e no teme i periodi più lunghi.

Per rendere l’idea riporto l’incipit.

Convenzione vuole che il primo incontro tra due persone sottintenda la presenza fisica dei diretti interessati, o quantomeno la consapevolezza, da parte di entrambi, che l’incontro abbia avuto luogo. Sul piano semantico, un incontro a cui gli incontrandi non siano presenti, non può definirsi tale.

cover attico vetro

Sinossi

Un vecchio palazzo del centro, di una qualsiasi città in Italia, vede passare la storia, crolla sotto i bombardamenti, cede nell’abbandono del dopoguerra. Viene ristrutturato, acquistato, venduto, e infine suddiviso secondo criteri diversi da quelli degli aristocratici medievali che l’avevano costruito. I negozi del pianterreno, gli appartamenti dei piani nobili, e nel seminterrato, il sottomondo di studenti, precari, semiclandestini che vivono in affitto. Niente sembra destinato a cambiare, e forse, in fondo, niente cambia davvero.
Ian Alberici, italianissimo e facoltoso avvocato, di ricca e nobile famiglia, affascinante, intelligente, pieno di qualità, sposato con un’attrice televisiva dalla carriera in ascesa, è il nuovo proprietario dello stabile.
Stella Salieri, laureanda in veterinaria, già lavoratrice nell’ambulatorio posto a pianterreno, vive nel seminterrato, in un monolocale che niente ha a che vedere con l’attico eccelso nel quale risiede la sorella di Ian, che ha lasciato la tenuta di famiglia dopo che un evento terribile ha stravolto per sempre l’esistenza degli Alberici.
Destinati a non incrociarsi mai, i loro destini convergono, si ingarbugliano, e non ci sarà più modo di districare la matassa.
Dall’attico al seminterrato, e poi dal seminterrato all’attico, Ian e Stella hanno entrambi disperatamente bisogno di sfuggire alla condanna delle rispettive esistenze, e soltanto quella che dovrebbe essere una squallida storiella clandestina riuscirà a risollevarli dalla condanna che li ha intrappolati, rispettivamente, nell’attico e nel seminterrato.
Forse, l’amore può rimediare all’ingiustizia.
Ma abbandonare il proprio piano non è facile.


Comunicazione di servizio: ebook gratis

Domani 23 Dicembre dopo le ore 9 e circa fino alle 9 del 24, sarà possibile scaricare gratuitamente il mio ebook “La grande menzogna”; si tratta di un noir non convenzionale, una storia nella storia. Parla di scrittori e scrittura ma anche di amore e di desiderio di successo.

Si può trovare a questo link.

la grande menzogna

 

Intervista a Roberto Bonfanti

Oggi pubblico l’intervista fatta a un altro bravo autore self, Roberto Bonfanti, autore di alcuni romanzi e raccolte di racconti, tutti pubblicati come ebook self sullo store di amazon. Ho un particolare feeling con la scrittura, spesso velata di ironia, di Roberto, forse perché siamo entrambi toscani.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Domanda difficile. Credo che scrivere sia la forma di comunicazione per eccellenza, il modo di esprimere i propri pensieri con una costruzione complessa e articolata. Inoltre mi piace immaginare e dar voce a qualcuno “altro da me”, forse per lo stesso motivo per il quale amo leggere: vivere più esistenze rispetto alla mia, della quale non mi posso lamentare, ma che è pur sempre una sola.

  1. I tuoi scritti appartengono a generi diversi; ti trovi a tuo agio in tutti o ci sono dei temi e dei contesti che senti più affini e, quindi, dei quali preferisci scrivere?

La narrativa contemporanea, termine che racchiude tutto e niente, è il genere nel quale mi trovo più a mio agio. Nei miei scritti ci sono spesso riflessioni sulla vita, sul quotidiano, affidate ai miei personaggi, che sono uomini e donne comuni, con le loro gioie e i loro piccoli e grandi drammi. Mi piace mettere alla prova questa “normalità” calandola in situazioni che, invece, non lo sono affatto.

cover La vita è dura nei dettagli

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Dipende, a volte da una parola, da una conversazione ascoltata per caso, da un fatto o una notizia di cronaca, in generale dal mondo che mi circonda. Poi magari lo spunto iniziale diventa secondario e le parole vanno in tutt’altra direzione. Spesso il titolo mi viene in mente prima della storia e del suo sviluppo.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

C’è il mio riflesso, che cerco di nascondere il più possibile, qualche volta ci riesco bene, altre volte continua, capricciosamente, a fare capolino qua e là nel racconto.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

L’inizio, la fine, la revisione… e tutto quello che c’è in mezzo. Seriamente, penso che scrivere non sia mai facile; ci sono i momenti in cui le parole scorrono fluide dai miei pensieri al foglio di carta, pardon, alla pagina di word, ma anche in quelle occasioni felici trovo che lo sforzo di rendere, al meglio delle mie possibilità, la mia scrittura convincente, be’, quello non  mi abbandona mai. Non parliamo poi di quando vengo assalito dal blocco dello scrittore!

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Quando riesco a scrivere un passo che mi sembra ben riuscito mi sento gratificato. Poi, magari, il giorno dopo lo rileggo, non mi sembra più così buono, lo modifico finché non mi appaga. Questa alternanza di entusiasmo e scetticismo che, forse, è il mio approccio comune a tutto quello che faccio.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Spero di riuscire ad entrare in empatia con il lettore, di esporre ciò che voglio raccontare come un possibile punto di vista capace di far riflettere, sorprendere, emozionare, all’occorrenza divertire.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Sono cresciuto leggendo di tutto, molti classici, tanta fantascienza (non mi perdevo mai un numero di Urania), genere che peraltro non ho mai affrontato come autore, forse perché mi manca quella capacità visionaria che mi affascinava tanto nei romanzi che leggevo da ragazzo. Anche ora sono un lettore onnivoro, ma se devo citare qualche autore in particolare direi che, in ordine sparso, i miei preferiti sono: Calvino, Bulgakov, Ballard, Palahniuk, Dostoevskij, Benni, Kafka, Bukowski, Eco…

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da tanto tempo, ma in maniera molto discontinua. Solo negli ultimi anni sono riuscito a dare forma più concreta ai miei scritti, e così sono nati i racconti, i romanzi.cover-rb-cose-che-si-rompono

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

La trovo molto interessante, forse più negli aspetti comunicativi che nella scrittura vera e propria. L’era dei social network mi ha fatto scoprire un universo variegato e multiforme di letteratura indipendente. Ho frequenti contatti e scambi di opinioni con altri autori, con i quali intrattengo, quasi sempre, un ottimo rapporto. Ho anche dedicato un blog a questo mondo.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Avere più tempo da dedicargli, scrivere meglio, leggere tanto, portare a termine cose iniziate e passare oltre.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Non abbiamo parlato di motociclette, sarà per un’altra volta!

 

Grazie Roberto per averci raccontato di te e del tuo rapporto con la lettura e la scrittura.

Auguri per i tuoi romanzi e racconti. Spero di leggere presto un tuo nuovo ebook.

Intervista a Concetta D’Orazio

Ecco una nuova intervista self.

Concetta D’Orazio, raffinata autrice, ha risposto alle mie domande e nel seguito potete leggere le sue risposte, che trovo molto interessanti e personali. Concetta tiene da diversi anni un blog in cui parla fra l’altro di scrittura, di Abruzzo (la sua terra); vi consiglio di visitarlo perché i suoi articoli sono originali e scritti in un italiano impeccabile. Questo il link: questepagine.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Ho sempre enorme difficoltà a elaborare risposte di questo tipo. Il motivo è molto semplice: non esiste una molla che mi spinge a scrivere, o meglio, essa non è sempre la stessa. Il bisogno di calare sul foglio sensazioni, ricordi, storie che sento nell’intimo non è mai uguale. Negli anni mi è capitato di mettermi a scrivere in momenti di particolare tristezza o anche nel corso di periodi per me molto felici. A volte la scrittura si è rivelata importante per superare situazioni difficili, a volte è stata compagna di momenti di tranquillità.
Spero che un giorno riuscirò a comprendere qual è lo sprone allo scrivere. E se anche non dovessi scoprirlo, me ne farò una ragione.

  1. Mi sembra che per te siano molto importanti la lingua, la correttezza della scrittura, la precisione delle parole utilizzate nei tuoi testi: quanto lo sono rispetto alla trama e ai personaggi? E, per te, quanto sono legati fra loro questi tre elementi?

Una buona scrittura deve saper trasmettere emozioni, tempi, attese, azioni. Mi pare naturale che, al fine di ottenere questo risultato, l’impegno di chi scrive debba concentrarsi sulla resa linguistica adatta e corretta, finalizzata alla comprensione della storia. In diverse parole: l’errore di lingua finisce per penalizzare la stessa storia e per rendere incomprensibile lo svolgimento della trama.
L’utilizzo del linguaggio, naturalmente, deve essere anche adattato alle caratteristiche dei diversi personaggi e alla ricostruzione scenica: un’ambientazione raffinata non può prescindere da una dizione elegante, così come una cornice ti tipo popolare ha bisogno di una parlata modesta.
La correttezza grammaticale e sintattica, la scelta del registro linguistico sono, dunque, in proporzione e in sintonia con trama e personaggi.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Quando una storia prende forma, sotto le mie mani, mi pare naturale ed istintivo lasciare una impronta nella narrazione.
Non saprei scrivere in maniera assolutamente oggettiva e distaccata. L’elemento autobiografico non si esplicita per forza (quasi mai) in un episodio veramente accadutomi o nell’inserimento di un personaggio che davvero mi appartiene.
La mia vita è composta di emozioni, colori preferiti, paesaggi che prediligo, comportamenti che detesto: sono queste le componenti personali che lascio cadere in quel che sto scrivendo.
Il discorso, se vogliamo, si fa un po’ diverso per quel che riguarda Nero di memoria, il romanzo che trae spunto dai racconti che i miei nonni riferivano al tempo di guerra: l’idea ha preso forma dai ricordi ma poi è stata elaborata in maniera molto libera e lontana dal verosimile accaduto ai miei famigliari.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Sono sincera, quando sono impegnata nella scrittura di un romanzo, l’ascolto della storia da narrare non sempre mi riesce semplice e chiaro. La scrittura, dunque, incontra spesso molte difficoltà causate dal fatto che non riesco ad intendere con chiarezza quello che i personaggi che mi parlano dentro hanno da mostrarmi e da farmi registrare.
Generalmente l’inizio è quasi sempre abbastanza chiaro: deve esserlo, altrimenti la storia non parte. E questo quei furbi dei miei personaggi lo sanno: mi parlano in maniera diretta, incalzando l’inizio del racconto. In taluni casi, tuttavia, si prendono gioco di me e mi mescolano le carte in centro. Ecco, diciamo che la parte che mi risulta più difficile da narrare si trova spesso nel mezzo della storia!
La revisione, pur essendo un po’ noiosa, è invece il momento in cui procedo più spedita.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Una volta che ho deciso la direzione a dare alla trama, inizia per me il momento più entusiasmante della scrittura: sviluppare la storia, giocando con le parole: le scelgo giuste, le calibro, le arrotondo e le abbellisco.
La versatilità della parola scritta si rivela ogni volta un gioco molto elettrizzante. Mi diventa così difficile staccarmi dal foglio, dal momento che voglio e cerco la compiutezza del messaggio, che possa presentare e far comprendere le linee evolutive della storia.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Quando mi accingo a scrivere non penso mai al fatto di voler comunicare qualcosa. Non credo di avere messaggi importanti o ideali così magnanimi da condividere. La scrittura, l’ho già detto, per me è momento di sfogo e io sono e resto la prima persona cui le mie frasi e i miei racconti sono rivolti.
Al limite posso dire che mi piace mettere in pubblico il mio sfogo, ma non ho nessuna presunzione di voler trasmettere qualcosa.
Devo tirare fuori quello che mi balla dentro e questo mi basta. Lascio ad altri, più bravi di me, il sacro furore dello scrittore.
E poi, me lo chiedo, te lo chiedo: davvero ho dei lettori?

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

La collaborazione con altri colleghi è per me stimolo a perfezionarmi. La crescita professionale degli altri si rivela, oltre che grande soddisfazione, anche un’esortazione a mettermi alla prova e tentare di avanzare anch’io.
A questo aggiungo che sono sicura che, in ogni campo del sapere e della scienza, la collaborazione positiva permette di unire le forze (esperienze, conoscenze, attitudini) per ottenere un qualsivoglia prodotto sempre perfetto.
Non posso dire di sentirmi sempre in sintonia con tutti. Con gli anni ho imparato a selezionare (che brutto verbo!) le persone con cui penso di avere affinità di redazione o comunque di pensiero. Mi piace, perciò, concentrarmi su questo tipo di relazione prima di tutto di amicizia, dopo di stesura e composizione.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Potresti chiedermi quanta parte del mio tempo è dedicata alla scrittura. Io potrei risponderti che, contrariamente alle mie previsioni, con l’avanzare degli anni, il tempo da riservare alla mia passione è sempre più limitato.
Ogni volta che faccio qualche progetto in merito, sono costretta a ridimensionare lo spazio, in termini temporali, che posso dedicare ai miei pensieri di scrittura. Gli impegni della vita quotidiana sono sempre in aumento e così, ogni volta, sono costretta a rivedere le mie priorità, revisionare le mie pianificazioni e semmai cancellare qualche progetto.
Non mi perdo d’animo, però! Sono fiduciosa e spero di poterti rispondere con più soddisfazione, quando in futuro mi farai nuovamente questa domanda che ora non mi hai fatto. Scherzo!

Ti ringrazio per aver pensato a me per questa intervista.

Io ringrazio te per le risposte e per il tempo che ci hai dedicato.

Fra i vari ebook pubblicati sullo storie di amazon da Concetta D’Orazio vi propongo i due romanzi “Nero di memoria” e “La fragranza dell’assenza”. È superfluo dire che li consiglio entrambi.

cover Nero    cover Fragranza

 



Intervista a Keihra Palevi

Eccoci alla seconda Intervista self. L’autrice con cui “parliamo” oggi è Keihra Palevi, che ha pubblicato ebook di generi diversi e che ha riscosso un successo particolare con il romance La rosa dei venti (una trilogia). Il suo ultimo ebook è la prima parte di un altro romance che è anche un giallo e che riserva diversi colpi di scena, dal titolo Credici (#Creeed)”; la seconda e ultima parte uscirà a breve.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Ho sempre scritto da quando mi hanno insegnato l’alfabeto. Mi sono sempre distinta, mi veniva facile, anche alle superiori scrivevo direttamente in bella (alla maturità ho dovuto buttar dentro “una brutta” dopo), scrivevo in contemporanea anche per compagni in difficoltà per dar loro una mano. Aver dentro la scrittura è come avere un fiume in piena. Più tardi ho scoperto che è anche una sorta di energia, se non scrivo sto male fisicamente, devo rimediare con altro, che non sempre è possibile. Scrivo perché sono. Sono quindi scrivo. (Inoltre ho un progetto da portare avanti, ora sono rimasta da sola e lo finanzio con la scrittura visto che ho un lavoro, ma ho anche una famiglia. I miei proventi finiscono là)

  1. Perché hai scelto, almeno negli ultimi romanzi, il genere romance? Cosa ti consente di esprimere/condividere con i lettori?

Ho scritto saggi, poesie, discorsi come ghost, articoli, ma non mi bastava. Sono passata alla Narrativa. Il Romance è il genere più popolare che, all’interno di una struttura semplice come “storia d’amore”, mi permette di infilarci dentro praticamente di tutto. Me ne servo per far passare certi messaggi anche di meta-narrativa. Alcuni li afferrano, altri si fermano alla storia, quindi mi devo impegnare a costruire una storia d’amore che possa star in piedi anche da sola.

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Sempre dalla realtà e poi attingo a piene mani dalla mia esperienza di vita o da quelle altrui.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Abbastanza e troppo: ciò che penso, ciò in cui credo e il sesso vissuto (non tutto, per ora!)

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

No, li ho in mente da subito con la trama. Non so se rendo, ma fatico a rendere lo scorrere del tempo, detesto i libri che odorano di diario: andai, dissi, mi vestii, uscii ect ect

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Nella mia stupirmi di aver scritto quel pezzo proprio io, quando lo rileggo a distanza. In generale, me inclusa, ridere , sorridere, piangere con lacrime vere, in sunto emozionarmi ed emozionare senza avvertire quell’intento in chi leggo. Dev’essere sentito, spontaneo. Io lo sento quando è costruito e mi smonto. “Mi dà noia”, si direbbe a Firenze.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Belle storie, emozioni vere, buona narrativa, l’originalità di osare strade non battute e meno commerciali.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Con l’avvento del digitale ho ripreso a leggere di più, nei primi vent’anni di vita ho letto di tutto, poi ho rallentato, ora ho ripreso. Un sociologo americano scrive che i libri più letti sono per il 30% bravura e il 70% marketing. Non seguo le mode in nessun campo, figurarsi in questo. A braccio: mai letto Volo, Dan Brown non mi è mai piaciuto, né per stile né per trama anche perché il sacro graal interpretato in quel modo non è una novità. Non mi è piaciuto Il cardellino, a me non piace la Sanchez, né la Mazzantini per esempio. Dentro di me non è rimasto nulla dei vari Darcy per esempio. Stravedevo per Verga e lo rileggo ancora, Follet non mi delude mai. In campo romance ho letto un sacco di storici in cui mi immergevo, Alto e Basso Medioevo. La torcia è un libro che ho consumato, poi c’è Kathy Reichs (e non mi piacciono i gialli) Anna Rice (e non mi piacciono i vampiri), Valerio Massimo Manfredi, Mauro Corona, Fruttero e Lucentini, ovviamente Fallaci, il postumo non mi ha preso… Divoro biografie o saggi sull’Antico Egitto, sul periodo Tudor-Stuart, quelli “cristologici” e dintorni. Faletti non mi è mai piaciuto. Leggo anche Indie, ce ne sono di ottimi ignorati, tranne qualche raro caso davvero meritevole.

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da sempre.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Sì, mi piace far squadra, ma voglio una squadra di qualità non di ragazzine, l’età non c’entra, parlo di maturità. Poi accade che mi ritrovo tra gente troppo “talebana” e abbandono perché in fondo sono uno spirito allegro e pazzoide oppure non mi accorgo di certe iniziative perché sono molto distratta o dalla vita o di mio. Un mio sogno è scrivere un qualcosa a quattro mani con qualcuno che scrive bene, ma che sia il mio opposto. Però deve possedere il dono dell’ironia e dell’autoironia.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Andare avanti per la mia strada, migliorarmi, rassegnarmi che il mio target è quello che legge meno i self e quindi devo mantenere la loro fiducia.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Tra i progetti futuri ne ho uno che non avrei rivelato mai, quindi va bene così!

  1. Ho qualche sassolino da togliermi.

Non entro nel merito, ma ho inaugurato un paio di filoni, prontamente imitati e involgariti. Non aspiro a pubblicare con Editore perché ho fatto gavetta anni e poi pubblicato con una grossa CE, ho rotto perché mi censuravano pesantemente, un anno dopo pubblicarono le Sfumature. Ho ricevuto due proposte, una non l’ho proprio considerata (non mi considero né sono un “fenomeno”), sull’altra, ben più interessante, ci ho pensato su, ma ho rifiutato pure quella. Posso dire che si trattava di una fiction tratta da “La rosa”, ma volevano carta bianca su tutto. La terza viene dall’estero e mi piace.

Ringrazio Keihra Palevi per le sue risposte e vi consiglio di assaggiare le sue storie.

 cover CREED


Intervista a Marialuisa Moro

Eccoci al primo appuntamento con le interviste agli autori self. Oggi vi presento un’autrice di cui ho letto e commentato vari ebook: Marialuisa Moro. Da pochi giorni è uscito il suo ultimo ebook, dal titolo Orrore a Helsinki: thriller finlandese.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo? Per me scrivere è un’esigenza insopprimibile, un modo di comunicare con gli altri.
  2. Perché hai scelto di scrivere thriller, noir, horror? Cosa ti consentono di esprimere? Mi piace sondare i misteri dell’animo umano e dipingere la gente nella sua realtà quotidiana: i generi sopra citati sono quelli che per me più si adattano a questo scopo.
  3. Da cosa prendi spunto per le tue storie? Dalla vita reale che mi circonda, dalle mie esperienze, da persone che conosco, da fatti di cui sento parlare e dalle letture che faccio.
  4. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie? Molto, se intendiamo eventi e persone che hanno fatto parte della mia vita. Direttamente, di autobiografico c’è poco o niente. Non c’è nessun personaggio in realtà che rifletta me stessa, perché ognuno di essi è una mistura di tanti elementi diversi che fanno parte del mio vissuto.
  5. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…) La revisione. La detesto, è la parte veramente ingrata di tutto il processo. Ed estremamente noiosa. Oltre tutto, per quanto riveda, trovo all’infinito qualcosa che sta meglio o una parola più adatta… E’ snervante! Devo costringermi a dire BASTA!
  6. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura? L’idea primaria e il processo di elaborazione della trama. Si accende la scintilla, ma poi bisogna creare i dettagli e fare in modo, se si tratta di un thriller, che tutti gli elementi coincidano secondo un nesso logico, fare attenzione a disseminare indizi e sospetti al momento giusto. Richiede elaborazione, ma è divertente. Di solito organizzo questi elementi durante lunghe passeggiate solitarie.
  7. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori? Le mie idee sulla vita e sull’animo umano. Cerco inoltre di offrire ai lettori qualche ora di piacevole lettura che li astragga dalla vita quotidiana.
  8. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli? Naturalmente, i thriller. Anni fa ho fatto una scorpacciata di thriller scandinavi, che senza dubbio mi hanno influenzata, ma non disdegno neanche gli altri generi, purché siano ben scritti e la trama sia interessante. Come autore, adoro Ken Follett, che leggo in lingua originale.
  9. Da quanto tempo scrivi? In maniera costante a partire dal duemila. Prima si trattava di opere abbozzate e non finite. Non tengo conto del mi primo romanzo, scritto a dodici anni.
  10. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla? La trovo molto utile. Il confronto aiuta a crescere e a migliorare. Leggo sempre molti libri dei colleghi di FB e faccio tesoro dei loro appunti.
  11. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni? Progetti? Se una casa editrice di un certo spessore mi notasse, facendomi una buona offerta, sarebbe certo gratificante per me, ma, anche se non accadrà, mi va bene anche così. Ho il mio pubblico di lettori e mi basta. Ognuno di noi scrive per essere letto e questa per me è la soddisfazione principale.

Ringrazio Marialuisa Moro per le sue risposte e per le sue storie che vi invito a scoprire, se già non l’avete fatto.

Ecco due dei suoi thriller:

cover Tarocchi                                        cover puzzle da MM