Scrivere zen – Natalie Goldberg #4

(Titolo originale “Writing down the bones”, Traduzione di Bernardo Draghi; originale pubblicato nel 1986; edizione italiana da me letta del 1987)

20161230_141111 blog

Un altro concetto interessante e condivisibile, almeno per me, è quello descritto nel capitolo “Problemi con il revisore”. La Goldberg considera lo scrittore come diviso in due figure: il creatore e il revisore. E afferma che i due ruoli devono essere distinti e lavorare separatamente, altrimenti il revisore potrebbe bloccare la creatività.

Ecco le sue parole:

Quando ci si dedica allo scrivere, è importante tenere il creatore separato dal revisore, cioè dal censore interno, così che il creatore goda di ampio spazio per respirare, esplorare ed esprimersi. Se il revisore comincia a scocciare sul serio, e ci si trova in difficoltà a distinguerlo dalla propria voce creativa, ogni volta che è necessario sedetevi e scrivete quello che vi sta dicendo; concedetegli di esprimersi pienamente. “Sei una stupida, chi ti ha detto che sai scrivere, che cosa sono queste schifezze…”

Meglio lo si impara a conoscere, questo revisore, e più facile diventa ignorarlo. … Non rafforziamone il potere ascoltando le sue parole vuote.

In effetti, se stiamo scrivendo la prima stesura di una storia e quindi siamo nella fase più creativa, giudicare quello che si scrive mentre lo si scrive può essere bloccante. E fermarsi per criticare ciò che si scrive prima di averlo finito può anche impedirci di finirlo. Invece, una volta arrivati in fondo alla storia, avremo modo di apprezzare e utilizzare il nostro senso critico: anzi, sarà necessario affidarsi a lui per correggere e modificare tutto quello che non funziona.

 

Alfred Liskof, l’uomo senza storia – articolo di Marco Bonafede

Un interessante articolo scritto da un collega autore self, Marco Bonafede.

Parla di un soldato tedesco che, durante la secondo guerra mondiale, disertò per avvertire i russi dell’imminente invasione nazista.

ecco il link: http://marcobonafede.blogspot.it/p/liskof.html

 

Sansevieria in fiore

Da anni ho una Sansevieria Trifasciata (varietà Laurentii) in vaso; d’inverno la tengo in casa, nella bella stagione in una terrazza in cui il sole batte solo nelle prime re della mattina.

Un paio di anni fa è stata rovinata da una forte grandinata e ancora si vedono i postumi nelle foglie più e meno rotte.

All’inizio dell’estate mi sono accorta che la Sansevieria stava iniziando a fiorire. Dato che era la prima volta che mi accadeva ho scattato varie foto per documentare lo sviluppo dei fiori.

Qui sotto una breve foto storia di questa fioritura.

 

20160606_073658 otto

6 Giugno 2016

 

 

20160609_074858 sette

9 Giugno 2016

 

 

20160614_083522 sei

14 Giugno 2016

 

 

 

 

20160617_075203 cinq

17 Giugno 2016

 

 

20160628_135237 quat

28 Giugno 2016

 

 

20160701_193945 tre

1 Luglio 2016

 

 

20160704_080519 due

4 Luglio 2016 – dettaglio

 

 

 

 

 

 

20160704_080530 uno

4 Luglio 2016 – dettaglio

 

20160720_080153 ultima

28 Luglio 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avete avuto fioriture analoghe?

L’ombra del Serpente (File JE60754 Vol. 1) – Isabel Giustiniani

(ebook self)
Questo è un romanzo che unisce in modo originale elementi fantasy con episodi storici e con un thriller ambientato ai giorni nostri. La narrazione procede alternando le vicende storiche (che sono la parte preponderante del romanzo) a quelle contemporanee; le prime sono raccontate dal punto di vista del “Serpente”, le seconde sono riportate in terza persona. I due fili narrativi si snodano armoniosamente e sono entrambi avvincenti. La ricostruzione storica è accurata e i personaggi sono ben disegnati.
La scrittura e il linguaggio sono davvero buoni e, come dicevo, il dipanarsi della trama è condotto in modo sapiente. Ho trovato molto originale la scelta del protagonista-narratore, un “Serpente” dai sentimenti umani e profondi, che viaggia nel tempo.

Aspetto con interesse il proseguimento della storia e intanto consiglio la lettura di questo primo volume.

cover serpente

La sinossi su Amazon

La forza di un amore oltre le barriere del tempo.
La ricerca di Dio da parte del più insospettabile degli esseri.
Una giovane egittologa in fuga con un segreto emerso dalla tomba di Tutankhamon.
Il racconto di un viaggiatore millenario nella nostra Storia.

Nell’instabile scacchiere politico del suolo egiziano durante la primavera araba, un clamoroso furto viene perpetrato ai danni del Museo Archeologico del Cairo. Chi sono le misteriose pedine che si muovono in una scia di omicidi, disposte a tutto pur di entrare in possesso della rivelazione celata nel file JE60754?
Storia, avventura e thriller si mescolano in una vicenda che si snoda attraverso il tempo, dalla corte del tetrarca di Galilea Erode Antipa fino alla Costantinopoli del basileus Manuele II. Tra santi e peccatori – ora al seguito dei crociati di Sigismondo d’Ungheria, ora di mercanti di schiavi, cavalieri e spie – il racconto di un viaggio intrapreso solo per amore. E per sete di vendetta.

(SECONDA EDIZIONE)

L’autore

Isabel Giustiniani è un’appassionata di Storia innamorata di Bisanzio. Gestisce storiedistoria.com, sito dove si parla di narrativa storica, saggistica, personaggi ed eventi del passato. È autrice anche della raccolta di racconti “Kizil Elma. Storie di Costantinopoli”.

Scrittura responsabile?

In questo giorni in uno dei gruppi Facebook di cui faccio parte da un paio di mesi, è stato affrontato il tema della responsabilità dello scrittore (e anche del lettore). Questo argomento è stato trattato anche in uno dei blog che seguo, Circolo16 (non ho letto tutti gli interventi).

Pubblico anche qui il mio piccolo contributo, ovvero alcune mie riflessioni sull’argomento, che è davvero complesso.

20151023_150817 ok.jpg

Da un punto di vista del lettore/lettrice credo che la parola chiave sia consapevolezza. Consapevolezza di quello che si sceglie di leggere: sapere, per esempio, che non si tratta di “letteratura” o di “modelli” ma di “evasione” mi sembra un distinguo fondamentale. Quindi il problema/la domanda è: come rendere i lettori consapevoli o come salvaguardare quelli che ancora non lo sono (per età o educazione/cultura)?

Da un punto di vista dell’autore/autrice la parola chiave non può essere che libertà di espressione. Non sono però sicura che scrivere di qualunque cosa perché va di moda o perché si vende abbia a che fare con l’espressione; è certo legato alla libertà di fare quello che si vuole, però secondo me la libertà di ciascuno non può ledere quella di nessun altro e non sono sicura che certi testi non possano risultare “nocivi”, almeno per certi tipi di lettori/lettrici (penso ovviamente a quelli più influenzabili come giovani e giovanissimi, ma non solo). In tutti i casi sono dell’opinione che ognuno debba assumersi la responsabilità delle proprie azioni e quindi anche di quello che scrive.

Qualcuno ha giustamente sottolineato che non è importante tanto l’argomento di cui si scrive quanto il modo in cui lo si presenta: mi sembra un aspetto sostanziale. Presentare certi fatti o rapporti come auspicabili è ben diverso che mostrarli (anche senza giudicarli negativamente) nella loro crudezza/realtà.

Personalmente non leggo storie appartenenti ai generi che non mi piacciono, ovviamente neppure ne scrivo. Anche se ognuno, come dicevo sopra, è comunque libero di scrivere le storie che vuole, non posso fare a meno di confrontare – per esempio – certe trame con le vite delle innumerevoli donne e ragazze che nel mondo subiscono realmente sulla loro pelle soprusi di ogni genere quotidianamente e per le quali non c’è alcun lieto fine. Quindi, al di là dei gusti o delle preferenze, trovo che le storie di determinati “generi” siano alquanto inopportune.

 

 

La storia

20160219_120832 blogScrivi una storia piccola, che entri in un francobollo che sarà spedito lontano e passerà da una lettera alle mani di un collezionista e poi sarà acquisito da un museo, dove tutti potranno vederlo.

Scrivi una storia grande, che sappia parlare a tutti e che di tutti tocchi una corda profonda dell’intimo e la faccia vibrare, in modo che si risveglino, si riconoscano.

Scrivi una storia facile per attirare l’attenzione, e difficile, nello stesso tempo, per stimolare i pensieri, allegra e seria, ironica e triste; a chi la leggerà sembrerà sempre diversa e non ci saranno due letture uguali, anzi, ciascuno narrerà agli altri cosa avrà letto e tutti si scambieranno i loro racconti e forse, solo dopo molti anni, capiranno che si era trattato sempre della stessa storia.

(Maggio 1996)

J. K. Rowling – Il seggio vacante

(titolo originale The Casual Vacancy – trad. Silvia Piraccini – pubbl. 2012)

Non mi è facile parlare di questo romanzo, credo che in parte sia a causa dell’autrice: il fatto che sia molto famosa e che anch’io l’abbia molto apprezzata per la saga di Harry Potter mi fa un po’ dubitare delle mie impressioni. Comunque cerco di esprimerle a prescindere da chi ha firmato il libro.

cover Seggio vacante ok

La trama è semplice e complessa nello stesso tempo. È semplice perché basta dire che in seguito alla morte di Barry Fairbrother, un consigliere comunale (che sembra essere stato una delle persone migliori e meno egoiste), nel paese vengono alla luce e si esaltano rivalità, rancori, ambizioni che coinvolgono tutti, adulti e ragazzi, ricchi e poveri. È complessa perché l’autrice racconta in dettaglio le vicende di tutti, segue moltissimi personaggi (infatti è un po’ faticoso leggere il romanzo se non lo si può fare tutto in una volta, cosa difficile dato che consta di oltre cinquecento pagine). Non c’è un protagonista, forse si potrebbe dire che lo è il paese di Pagford in cui si svolge la storia, ma a mio parere non è così, il paese è solo lo sfondo, il palcoscenico su cui recitano i suoi abitanti.
In certo senso potrei dire che non ho capito che storia racconta. Come dicevo narra di tanti personaggi, e le varie storie, ovviamente, si intrecciano fra loro, ma non ce n’è una veramente principale; forse una la si può considerare come tale, ma non spicca poi gran che sulle altre.
Di sicuro c’è bravura da parte della Rowling nel dipingere tante sfaccettature dell’anima umana, anima che viene mostrata nei suoi aspetti più meschini, tanto che alla fine sono pochi i personaggi che risultano positivi. Ci dà un’immagine della realtà, mostrandoci un microcosmo con le sue piccole dinamiche per descrivere il macrocosmo.
Comunque è una lettura a tratti anche un po’ noiosa, sono stata nel dubbio se abbandonare il romanzo, ma ormai ero circa a metà e volevo vedere dove andava a parare.
In qualche modo mi ha ricordato The dome di Stephen King, perché entrambi i romanzi raccontano di una piccola comunità, ma la storia di King è a mio parere, più avvincente (per quanto più lunga).