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I frutti del vento – Tracy Chevalier * Impressioni di lettura

(titolo originale At the Edge of the Orchard, traduzione di Massimo Ortelio; originale pubblicato nel 2016)
La traduzione del titolo sarebbe Ai margini del frutteto e mi piace di più del titolo della versione italiana. Trovo la parola margini più evocativa di vento e senz’altro più rispondente alla storia narrata dalla Chevalier.
È infatti un frutteto il protagonista di circa metà romanzo.

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La storia si svolge negli anni dal 1838 al 1856. La famiglia Goodenough si è trasferita in Ohio, fermandosi a vivere in un terreno paludoso e difficile. Il padre, James, ama le mele e gli alberi di mele, che gli ricordano la sua infanzia, e cerca di piantare un frutteto; i suoi sforzi vengono osteggiati da Sadie, la moglie, che sembra detestare gli alberi e i frutti, eccetto quelli da cui può estrarre il sidro con cui è solita ubriacarsi. Alla narrazione della dura vita di James e Sadie Goodenough e dei loro figli nella Palude Nera segue quella delle vicende del più giovane e riflessivo dei figli, Robert, che, in seguito a un evento drammatico, abbandona la casa all’età di nove anni e inizia a girare per gli Stati Uniti, facendo vari lavori e partecipando, per qualche tempo, anche alla corsa all’oro in California. Qui, in un bosco di enormi sequoie, incontra un inglese che raccoglie semi e piccoli alberi americani da spedire in Inghilterra dove sono molto richiesti per i giardini. L’uomo, William Lobb, insegna a Robert il suo mestiere, che ricorda al giovane l’amore del padre per gli alberi, amore che ha ereditato.

Ma non ci sono solo alberi, nella vita di Robert, che si troverà a dover decidere cosa fare della sua vita e a fare delle scelte importanti. Mi rendo conto che questa frase non dice niente ma non posso anticipare quello che accade.
L’argomento è originale, come solitamente accade con i romanzi di Tracy Chevalier, i personaggi ben dipinti, l’ambientazione e la ricostruzione del periodo storico curate al massimo (molti dei personaggi di cui parla sono realmente esistiti) ma non posso dire di aver trovato la lettura entusiasmante o emozionante. Mi viene da descriverlo come “un compito fatto molto bene”, un testo che non ha difetti ma che ha toccato poco le mie corde, anche meno de L’ultima fuggitiva, che avevo letto qualche mese fa.
Insomma, una storia interessante per l’ambientazione e la descrizione di alcuni tratti di quel periodo storico in America, ma niente a che vedere, per me, con i romanzi che ho amato di più: Strane creature (Remarkable Creatures del 2009) e Quando cadono gli angeli (fallen Angels del 2001).


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Scrittrici, due parole sulle mie preferite

In occasione dell’otto marzo vorrei dire due parole sulle scrittrici che preferisco, tra quelle che ho letto, ovviamente. Ad alcune di esse ho dedicato anche un articolo (vedi i vari link).

Una delle autrici che amo di più è Jane Austen; credo di aver riletto “Orgoglio e pregiudizio” decine di volte. Ho letto anche gli altri suoi romanzi, la maggior parte almeno due volte: sono tutti intrisi della stessa ironia sottile e spirito di osservazione, e so che molti considerano “Emma” il suo capolavoro, ma secondo me né quello né gli altri raggiungono le vette di “Orgoglio e pregiudizio”.

Altra grande scrittrice è per me Ursula K. Le Guin, che ho scoperto in tempi relativamente recenti; i suoi romanzi che amo di più sono “La mano sinistra delle tenebre” e la saga di Earthsea.

Ho amato molto anche la prima Isabelle Allende, fino a “Paula”: ho trovato splendidi sia i romanzi (“La casa degli spiriti”, “D’amore e d’ombra” e “Il piano infinito”) che i racconti di Eva Luna.

Altra autrice sudamericana davvero brava è per me Marcela Serrano, romanzo preferito (ma sono tutti molto belli): “Antigua vita mia”. A questo link citazioni da “Nostra signora della solitudine”.

Tracy Chevalier scrive romanzi storici che hanno per protagoniste delle belle figure di donne, quello che ho apprezzato di più è “Strane creature”.

Di Virginia Woolf amo soprattutto “Una stanza tutta per sè”.

Anche come rappresentante di tutte le autrici di gialli, un genere che, soprattutto da giovane ho frequentato molto, aggiungo a questo gruppo Agatha Christie.

 

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Almanacco: scrittrici nate il 19 novembre

Tracy Chevalier

(1962), scrittrice statunitense.

Autrice di romanzi storici, fra cui il famoso “La ragazza con l’orecchino di perla“. I suoi libri mi sono piaciuti molto, li ho letti tutti tranne il più recente. Trovo che sia riuscita a dare dei vari periodi storici in cui ha ambientato le sue storie delle immagini molto vive, perché comunicate attraverso le vite di personaggi diversi che nella maggior parte dei casi sono persone comuni o comunque non particolarmente famose.
Il romanzo che preferisco è “Strane creature” (il titolo originale è decisamente più suggestivo. “Rearkable creatures”), che racconta la storia della paleontologa, Mary Anning, che come tutte le donne che si sono dedicate alla scienza ha dovuto affrontare molte difficoltà e ha non avuto in vita i riconoscimenti che meritava.

Potete leggere le mie impressioni di lettura su due suoi romanzi: “I frutti del vento” e “L’ultima fuggitiva”.