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LE STELLE GUARDAVANO, QUASI UN RACCONTO

Le stelle guardavano il punto lontano che era la Terra. Un’atmosfera opaca circondava il pianeta, irradiando nello spazio sottili scie debolmente luminose: erano gas che sfuggivano alla forza di gravità e si libravano nell’universo. Da anni era iniziata quella fuga, e contemporaneamente i raggi del Sole giungevano più forti sulla superficie terrestre che si andava progressivamente inaridendo.

Le stelle osservavano distrattamente quello che per loro era uno spettacolo comune, avevano già assistito a migliaia di quelle rovine, causate da minuscoli esseri che si muovevano sulla crosta dei corpi celesti. Col tempo gli esseri si facevano più intraprendenti, compivano anche viaggi fuori dalla loro atmosfera: sembrava che fossero vicini a capire i segreti del mondo. Poi, in un modo o in un altro, il loro pianeta cominciava a cambiare: a volte inaridendosi come stava accadendo sulla Terra, a volte allontanandosi dalla propria stella e ghiacciandosi, a volte addirittura dissolvendosi in centinaia di migliaia di meteoriti a causa di un’esplosione.


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Emilio Salgari, LE MERAVIGLIE DEL DUEMILA #3 Mie riflessioni

In questo romanzo, scritto e pubblicato oltre cento anni fa, in cui Salgari parla di un futuro che per noi è il presente, ho trovato degli aspetti quasi profetici, per ciò che risulta simile alla realtà attuale, e altri quasi ingenui, soprattutto per quello che non si è (ancora?) verificato e, probabilmente, non si verificherà.

Delineo brevemente nel seguito alcune delle riflessioni fatte leggendo il libro.

Ibernazione

Il modo in cui in cui i protagonisti riescono a “viaggiare nel tempo” o, meglio, a non invecchiare nonostante lo scorrere del tempo, è simile all’ibernazione: Salgari, in modo analogo a Ghislanzoni nel suo romanzo “Abrakadabra” del 1884, ipotizza che la soluzione sia un sonno, provocato da una speciale sostanza (in questo caso il succo tratto da un antico fiore egiziano) e mantenuto in un ambiente ghiacciato.

Entrambi gli scrittori ritengono che le persone risvegliate non riescano ad ambientarsi nel mondo del futuro e soccombano, per motivi tutto sommato simili (mentre erano diverse le ragioni che li avevano indirizzati all’ibernazione). Il personaggio di Ghislanzoni, grande scienziato nella sua epoca, si suicida perché si sente inadeguato e ridicolo (si scopre ignorante rispetto a scoperte avvenute durante il suo sonno e di cui lui non sa nulla che sono considerate ormai elementari); i protagonisti di Salgari impazziscono a causa dei cambiamenti avvenuti sulla Terra, cambiamenti che hanno effetti negativi sia sul loro fisico (la quantità di elettricità che pervade l’aria) che sulla loro psicologia (la vita è diventata troppo frenetica e veloce).

Velocità

Da un punto di vista tecnico, le innovazioni su cui Salgari punta maggiormente l’attenzione sono quelle legate ai mezzi di trasporto: vascelli volanti, navi a forma di siluro, treni velocissimi: la velocità è infatti una delle protagoniste di questo romanzo, sia quella dei vari tipi di veicolo che quella della vita, divenuta molto più frenetica rispetto a quella cui erano abituati i personaggi provenienti dal secolo precedente.

Interessante ma non troppo realistica (almeno per quanto avvenuto nella realtà fino ad ora) l’ipotesi che per lo più i mezzi di trasporto siano mossi dall’elettricità, verrebbe da definire Salgari un precursore delle scelte ecologiche. L’idea può essere derivata dal fatto che a Londra erano operative le prime metropolitane (elettriche) già dalla seconda metà dell’Ottocento e che le locomotive a vapore cominciavano ad essere sostituite, verso la fine del secolo, da motrici elettriche.

All’inizio del Ventesimo secolo sono stati effettuati i primi voli con aerei e, per quanto non si trattasse ancora di apparecchi in grado di trasportare persone o cose, non stupisce che con un po’ di fantasia Salgari abbia previsto che prima o poi si sarebbero evoluti in vascelli volanti.

Meccanizzazione e lavoro

Un po’ strano appare invece ai miei occhi l’insieme delle invenzioni riguardanti la vita quotidiana, come quella delle pietanze che viaggiano su piccoli treni (ovviamente elettrici) dai ristoranti alle case.

Alcune delle soluzioni immaginate per risolvere o minimizzare i problemi dovuti alla sovrappopolazione (Salgari riteneva che vi fossero due miliardi e mezzo di abitanti e fossero troppi, cosa avrebbe pensato degli oltre sette miliardi attuali?) non sono quelle messe in campo nella realtà dei giorni nostri, almeno non ancora, per quanto siano teorizzate da qualcuno, come la necessità di diminuire drasticamente il consumo di carne sostituendola con un uso maggiore dei cereali. Secondo Salgari solo in questo modo è infatti possibile sfamare tutti gli abitanti della Terra del Duemila; inoltre il ritorno all’agricoltura è reso possibile grazie all’uso di macchine nelle fabbriche: gli operai non servono più e diventano agricoltori, perché bastano pochi meccanici per dirigere il lavoro delle macchine.

Presumibile opinione dell’autore

I personaggi risvegliati dopo il sonno lungo un secolo usano spesso espressioni di grande meraviglia e di apprezzamento per i progressi tecnologici mentre si mostrano più perplessi verso certe scelte riguardanti gli aspetti sociali, in particolare la disinvoltura con cui gli uomini del Duemila accettano come necessaria l’uccisione immediata di chi si rivela un delinquente o un ribelle irriducibile. Suppongo quindi che ritenga le conquiste tecnologiche positive e certi cambiamenti di tipo politico, che a quanto pare considera probabili, con molto meno favore.

Mi lasciano più perplessa certe affermazioni riguardo per esempio agli esquimesi, definiti dal nipote di Toby come esseri incapaci di civilizzarsi: non mi è chiaro se l’autore concorda o meno con l’opinione del suo personaggio.

L’incipit

Infine, il fatto che la vicenda prenda l’avvio a Nantucket, l’isola in cui è ambientato anche l’inizio di Moby Dick, mi fa pensare che forse non si tratta solo di una coincidenza ma di un omaggio a Melville, il cui romanzo è stato pubblicato nel 1851.

In conclusione

Secondo me, lo sguardo di Salgari sul futuro non è poi molto ottimista. E, noi terrestri del Duemila, non possiamo davvero smentirlo: le condizioni della vita sulla Terra sono complessivamente peggiori di quelle da lui immaginate.

 

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Emilio Salgari, LE MERAVIGLIE DEL DUEMILA #2 Le ipotesi

 

In tutto l’articolo le parti in corsivo sono citazioni dal romanzo.

In questo articolo mi limito a riassumere la maggior parte dei cambiamenti immaginati da Salgari, rimandando un mio commento a un terzo articolo

Tecnologia

Il cibo viene ordinato da casa al ristorante e viene consegnato mediante appositi trenini che viaggiano in tubi; i ristoranti sono senza personale, i clienti scelgono il piatto che desiderano, inseriscono le monete necessarie ad acquistarlo nella fessura corrispondente e lo ottengono, sempre mediante una piccola ferrovia elettrica; il cibo viene consumato in piedi, per fare più i fretta. Chi non può perdere tempo nemmeno per mangiare al ristorante può nutrirsi inghiottendo otto o dieci pillole.

La carne è divenuta molto rara, perché non ci sono più le grandi praterie in cui allevare bovini e altri animali: i terreni sono coltivati per poter sfamare la popolazione mondiale il cui numero è molto aumentato.

La pesca si è quadruplicata.

L’illuminazione, sia negli interni che all’esterno, è realizzata tramite lampade al radium, materiale che serve anche per scaldare e brucia sempre senza mai consumarsi.

I mezzi di trasporto sono cambiati e sono diventati più veloci; nella maggior parte dei casi si muovono grazie all’elettricità.

Vi sono auto volanti, alimentate dall’elettricità, che raggiungono i 150 km/h (si vola dagli Stati Uniti all’Europa in 36 ore, fino al Giappone in 40) e che sono in grado di galleggiare e procedere navigando.

Le navi sono a forma di sigaro o fuso lunghissimo con i fianchi spalmati di una vernice grassa; sono lunghe 150 m e larghe al massimo 15 m; hanno finestre difese da vetri e un albero per la telegrafia aerea; sono sommerse quasi per intero (somigliano ai sottomarini del secolo precedente); vanno ad elica e a ruote, mosse anch’esse dall’elettricità. Non rollano e non beccheggiano: il mal di mare è quasi sconosciuto. Non ci sono più navi a vela.

I sottomarini sono quasi completamente scomparsi perché le guerre sono state rese impossibili.

Ci sono treni che viaggiano a 300 km/h, mentre cento anni prima non superavano i 120; non viaggiano più sulla superficie terrestre ma in tubi di circonferenza di cinque metri e sono mossi da pompe ad aria compressa situate nelle stazioni; i vagoni sono cilindri grandi come l’interno del tubo. Sono costruiti in tantalio, materiale che si riscalda molto lentamente; comunque viene gettata acqua per evitare il surriscaldamento dovuto all’attrito. L’aria nei vagoni viene immessa da serbatoi ad aria compressa.

I vascelli aerei, come il Centauro, sono mossi da 2 timoni che funzionano come le code dei volatili e viaggiano a 150 km/h.

 

Aspetti sociali, politici e ambientali

Anche per l’aspetto socio-politico Salgari immagina dei cambiamenti sostanziali, descrivo i principali.

Gli eserciti non ci sono più perché sarebbe impossibile una guerra; il nipote di Toby dice a questo proposito: Oggi noi possediamo degli esplosivi capaci di far saltare una città di qualche milione di abitanti; delle macchine che sollevano delle montagne; possiamo sprigionare, colla semplice pressione del dito, una scintilla elettrica trasmissibile a centinaia di miglia di distanza e far scoppiare qualsiasi deposito di polvere. Una guerra, al giorno d’oggi, segnerebbe la fine dell’umanità. La scienza ha vinto ormai su tutto e su tutti.

Non c’è polizia, il compito di mantenere l’ordine sociale è assegnato ai pompieri, che all’occorrenza rovesciano sui sediziosi acqua elettrizzata che li uccide fulminandoli.

Gli anarchici sono condannati a vivere al polo, sono circa un migliaio, con le compagne; è loro vietato il consumo di alcool. Sono controllati da due dozzine di pompieri armati di acqua elettrizzata.

La Siberia è diventata un paese civile quanto gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra, non ci sono più i deportati e non dipende più dalla Russia.

L’Inghilterra non ha più colonie: queste si sono unite e tutte insieme hanno deciso di ribellarsi, così l’Inghilterra non ha potuto che accettare e concedere loro l’indipendenza.

L’Italia è la più potente delle nazioni latine.

La Terra è sovrappopolata e bisognerebbe poter invadere qualche altro pianeta, per esempio Marte, i cui abitanti sono molto pochi; si ipotizza infatti di poter lanciare su Marte qualche bomba mostruosa piena di abitanti terrestri.

I terrestri comunicano con i martiani, che però non hanno mai visto; sanno però che i martiani sono anfibi che somigliano a foche con la testa quattro volte quella di un uomo, ma sono altrettanto progrediti dei terrestri per scienza e civiltà. La comunicazione con Marte è avvenuta su iniziativa dei marziani, che disponevano delle linee di fuochi a formare una colossale “J”; nel 1940 una anche da Terra sono stati disposti dei fuochi in quella forma e così è iniziato uno scambio di informazioni.

La popolazione, salita da un miliardo e mezzo a due miliardi e duecento milioni è composta per la maggior parte di asiatici e neri, i bianchi sono seicento milioni; fra le nazioni latine l’Italia ha raggiunto i cinquanta milioni ed è l’unica ad essere cresciuta.

I palazzi sono tutti di venti – venticinque piani, per non occupare troppo terreno che invece deve essere coltivato.

Nelle fabbriche i meccanici (umani) dirigono e il lavoro viene svolto dalle macchine; gli operai sono diventati agricoltori o pescatori; gli scioperi sono sconosciuti.

Il socialismo è fallito, era una bella utopia ma non ha funzionato: vi sono poveri e ricchi, padroni e dipendenti com’è sempre stato.

Per le strade ci sono degli spazzini d’acciaio che aspirano l’immondizia per poi scaricarla nei luoghi deputati e hanno la forma di grandi elefanti.

La calotta del Polo Sud aumenta di continuo di volume e farà spostare il pianeta originando un nuovo diluvio universale (i massi di ghiaccio si staccheranno dal Polo e causeranno il movimento delle masse oceaniche verso le regioni del nord che saranno così sommerse) e gli scienziati stanno studiando una soluzione per risolvere il problema.

Da oltre cinquant’anni gli orsi sono scomparsi, almeno in Norvegia.

 

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Emilio Salgari, LE MERAVIGLIE DEL DUEMILA, #1 La vicenda

 

 Ho letto questo romanzo soprattutto perché ero curiosa di scoprire come aveva immaginato il futuro uno degli autori che preferivo quando ero bambina (era forse il mio preferito in assoluto).

In confronto ai testi di fantascienza pubblicati a partire da qualche decennio dopo, si evidenzia come appartenga a una sorta di “pre” fantascienza, come le storie di Verne, forse anche di più.

Le meraviglie del Duemila” è stato pubblicato nel 1907 ed è una storia ambientata nel 2003; mi pare che la narrazione sia una sorta di pretesto, anche se le avventure non mancano, per dipingere il mondo e la vita del futuro.

In tutto l’articolo le parti in corsivo sono citazioni dal romanzo.

 

La vicenda

I protagonisti sono il dottor Toby Holker e il suo amico, il giovane miliardario James Brandock, malato di spleen; il dottore ha trovato il modo per fermare le funzioni vitali un tempo indefinito e farle riprendere, grazie a una sostanza tratta da un fiore egiziano. Propone a Brandok di effettuare un esperimento: si addormenteranno mediante quella sostanza e, in una sorta di ibernazione, resteranno in quello stato per circa un secolo, quando un nipote di Toby, seguendo le istruzioni che Toby stesso gli farà avere, li risveglierà, nel settembre del 2003.

Il nipote di Toby esegue quanto richiesto: raggiunge i due nella costruzione in cui si sono fatti chiudere e in cui c’è ancora un freddo polare; inietta nei loro corpi un altro liquido che deve riavviare le funzioni vitali e, con una specie di macchina volante fornita di quattro ali gigantesche e di eliche grandissime, li trasporta, ancora addormentati, da Nantucket a New York.

In casa del nipote di Toby, appena risvegliati assistono a una sorta di telegiornale: una voce racconta di un attentato ad opera degli anarchici e in un gran quadro si vedono le immagini della strage, come in una specie di cinematografo.

Il nipote di Toby accompagna, con la sua macchina volante, i due risvegliati a Brooklyn, a visitare un grande telescopio, lungo 150 metri, da cui è possibile vedere la luna come a un metro di distanza e Marte come a trecento.

Poi li conduce a vedere le Cascate del Niagara, che alimentano una grande centrale elettrica che fornisce energia a tutto gli Stati Uniti ed oltre. L’elettricità è la forma di energia che alimenta quasi tutto, sia le industrie che i mezzi di trasporto, tanto che le onde elettriche pervadono l’aria e la loro presenza ha fatto aumentare l’intensità delle tempeste.

Dalle Cascate prendono il treno e arrivano a Quebec, la capitale del Canada, dalla quale proseguono verso il Polo Nord, fermandosi a Capo Wolsenholme (Groenlandia).

Al Polo Nord sono rimasti pochi esquimesi; vi sono però colonie di anarchici, deportati lassù con le loro famiglie e obbligati a rimanervi.

Al Polo viaggiano su un battello-tranvai, che va in acqua fino a che è possibile e poi sul terreno, su ruote.

Vanno a visitare un villaggio di esquimesi, descritti dal nipote di Toby come esseri incapaci di civilizzarsi, e perciò destinati anch’essi a scomparire al pari dei pellirosse. I loro malati gravi vengono murati vivi (per loro scelta) in un igloo dove muoiono della malattia o di fame. C’è un odore nauseante nelle loro abitazioni.

Per arrivare al Polo Nord viaggiano in una galleria di ghiaccio misto a sale, in un carrozzone elettrico … che scivola su rotaie, e viaggia a 150 km/h. È preceduto da una macchina pilota che gli sta davanti circa cinque km per prevenire eventuali problemi e che è collegata con un filo elettrico al carrozzone in modo che il manovratore di questo possa fermarsi in caso di pericolo.

Dopo una sosta di qualche giorno al Polo prendono l’altro battello-tranvai che li porta all’isola norvegese dello Spitzbergen; lì si imbarcano sul vascello volante Centauro per raggiungere Londra.

Si imbattono però in un ciclone che costringe il capitano del Centauro a scendere sul mare e a proseguire navigando; i venti però hanno deviato il vascello dalla sua rotta e questo ammara a oltre quattrocento miglia dalla costa della Spagna. Così, per dirigersi verso le coste spagnole, passa attraverso il Gulf-Stream, descritto da Salgari come un fiume gigantesco che scorre attraverso l’Oceano Atlantico senza confondere le sue acque con quelle del mare. La corrente del Golfo viene utilizzata per ricavare corrente elettrica, che serve all’Europa da una parte e all’America Centrale dall’altra; per ottenerla sono state costruite isole in acciaio con enormi ruote e l’elettricità viene trasmessa mediante gomene sottomarine.

Dopo aver visitato una delle isole arrivano alla città sottomarina di Escario, in cui vivono i galeotti. Ogni stato possiede infatti una di queste città e vi rinchiude la feccia della società, i ladri impenitenti, gli anarchici più pericolosi, gli omicidi più sanguinari. In queste città non vi sono guardiani, i galeotti si governano da sé; vivono di pesca e altre attività; in caso di disordini la città intera viene affondata e questa minaccia costituisce un deterrente che di solito basta a mantenere la tranquillità.

Quando arrivano a Escario si sta preparando un altro tornado e il Centauro deve fermarsi per la notte; il vascello viene ancorato alla città sommersa (a sua volta ancorata a un isolotto sottomarino) e il capitano, Brandock, Toby e suo nipote dormono nella città stessa. Nella notte però i forzati si impadroniscono del carico di alcol trasportato sul vascello: alcuni fuggono sul Centauro stesso, altri bevono e restano nella città, in preda all’ubriachezza. I quattro si rifugiano sulla sommità della città e tolgono ai forzati la possibilità di raggiungerli bloccando l’ascensore. Intanto scoppia l’uragano che riesce a staccare la città dal suo ormeggio all’isolotto: la città galleggia ma viene trascinata verso il Mar dei Sargassi per finire incastrata fra le alghe. Queste alghe sono così fitte che il gruppetto, quando l’uragano si è calmato, può camminarvi sopra per raccogliere piccoli pesci e granchi che poi consuma crudi.

Intanto si sta preparando un’altra tempesta e il capitano del Centauro ritiene che potrebbe liberarli dalle alghe, anche se correrebbero il rischio di venire spinti verso le isole Canarie. In quelle isole, dopo che il vulcano Tenerifa aveva eruttato e vomitato anche una tale massa di gas asfissiante da distruggere completamente la popolazione, sono stati trasportati gli animali che altrove si stavano estinguendo a causa della sovrappopolazione umana e quindi vi sono fra gli altri tutti i felini feroci: sono un luogo molto pericoloso in cui approdare.

La tempesta puntualmente arriva e una tromba d’aria libera la città che riprende così ad andare alla deriva e viene sospinta con forza proprio verso le Canarie, dove il vulcano sta nuovamente eruttando, coprendosi tutto di fuoco. Infine le città urta più e più volte con violenza contro le coste rocciose: tutta la parte sommersa viene invasa dalle acque e i galeotti sopravvissuti alle risse avvenute quando erano sotto i fumi dell’alcol affogano, mentre i due protagonisti, il nipote di Toby e il capitano riescono a saltare a terra e a salvarsi dal mare. Mentre stanno cercando di respingere una attacco delle belve feroci, l’arrivo provvidenziale di un vascello aereo li salva.

Una volta a bordo del vascello aereo, però, Toby e Brandock si sentono male, sono preda di un tremito inesplicabile a causa dell’elettricità e l’arrivo a Parigi, città satura di elettricità per il grande numero di macchine elettriche, aggrava le loro condizioni e anche uno dei più noti medici non può fare niente per curarli: dopo un mese di sanatorio i due vengono dichiarati pazzi, e per di più pazzi inguaribili.

 

I capitoli

I titoli dei capitoli sono esplicativi:

I – Il fiore della risurrezione

II – Una risurrezione miracolosa

III – Le prime meraviglie del Duemila

IV – La luce ed il calore futuro

V – A bordo del Condor

VI – I Martiani

VII – Le cascate del Niagara

VIII – Le ferrovie del Duemila

IX – Il battello-tramvai

X – La galleria polare

XI – La colonia polare

XII – Verso l’Europa

XIII – Navi volanti e marittime

XIV – I mulini del Gulf-Stream

XV – La città sottomarina

XVI – Attraverso l’Atlantico

XVII – Fra i Sargassi

XVIII – L’isola elle belve feroci

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Dei cotiledoni, delle zucche e dei fagioli

(Questo post lo scrivo attingendo solo alla memoria. Quindi può darsi che scriva anche delle cose inesatte.)

piantina di zucca a 2 giorni
a 2 giorni

Da una settimana ho messo in un vaso, appena sotto la superficie della terra, alcuni semi di zucca. Due giorni fa sono spuntate delle foglioline e oggi tre dei semi sono già delle piccole piante, ciascuna delle quali con due foglie iniziali, foglie nate ciascuna da una delle due metà del seme. E qui iniziano i ricordi, di scuola nella fattispecie: le due parti del seme si chiamo cotiledoni e le piante possono essere dicotiledoni o monocotiledoni, a seconda se il seme è formato da due parti oppure una. I cotiledoni proteggono il seme vero e proprio, che è una sorta di piccola virgola situata fra loro. e servono come suo primo nutrimento.

Queste definizioni sono radicate nella mia memoria dal tempo della scuola media, quando con l’insegnante di scienze sperimentammo il germogliare dei fagioli (con i semi di zucca è la stessa cosa). Prendemmo dei vasetti di vetro in cui sistemammo dell’ovatta, che mantenevamo bagnata, e fra questa e il vetro mettemmo dei fagioli: in un vasetto fagioli interi, in un altro sbucciati e con solo una delle due metà, quella con quella specie di virgola (che è appunto quella che sarebbe germogliata) e in un’altra una metà senza la virgola. Così potemmo verificare che i fagioli o i mezzi fagioli con la virgola davamo origine a piantine e le metà senza restavano inerti.

Esperimenti analoghi si fanno anche adesso, sono divertenti e istruttivi e forse servono ancora a piantare nelle menti dei bambini parole come cotiledoni e immagini di piccole radici e foglioline appena nate.

Quello che ho raccontato non vuole essere né un elogio alla mia memoria né una dissertazione di botanica: volevo solo sottolineare e confermare quanto sia importante spiegare al momento giusto e nel modo giusto i concetti ai bambini. Così li ricorderanno per sempre.

piantine di zucca a 4 gionri
a 4 giorni
piantina di zucca a 4 giorni
a 4 giorni

 

 

 

 

 

 

 

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Qualcuno è ancora convinto che la Terra sia piatta

Forse non dovrei stupirmi quando sento o leggo cose strane: gli esseri umani sono molto diversi fra loro e hanno fantasie e credenze molteplici, il cui numero e la cui varietà tendono all’infinito.

Però questa è davvero gustosa. Stamani alla trasmissione “Pagina 3” su Radio 3 è stato letto uno stralcio dell’intervista fatta da un blog (“Vice.com”) a dei membri della “Società della Terra Piatta” (Flat Earth Society). (articolo che consiglio di cercare e leggere)

I membri di questa società sostengono che la Terra è piatta e che tutte le prove a sostegno della tesi che è sferica sono illusioni ottiche o inganni. L’intervistatore ha posto varie domande per capire su quali basi (basi?) si fondi questa convinzione e le risposte sono state ancora più gustose (per dir così) della teoria stessa.

La scoperta dell’esistenza di una tale società e della teoria da essa propugnata mi suggerisce due riflessioni, forse distanti/distinte fra loro o forse no.

La prima ha le radici nei ricordi della filosofia studiata al liceo: la realtà è un’illusione dei sensi, affermazione che spiegherebbe qualunque teoria cosmologica, inclusa questa, perché ogni “prova”, sia a favore che contraria, sarebbe comunque immaginaria.

La seconda è che l’essere umano, evidentemente, non riesce a staccarsi da strane superstizioni e paure. Pensare che la terra sia piatta e che un “muro di ghiaccio” la circondi in modo che l’acqua degli oceani non cada fuori (!) riduce il nostro pianeta a una gigantesca vasca da bagno e l’universo intorno, con la sua immensità, a una sorta di grande soffitto su cui stanno appese le stelle: una visione molto più familiare e rassicurante di Big Bang, buchi neri e universi paralleli. In fondo la paura è una delle principali molle che spingono gli esseri umani, sia ad agire che a non agire. E la paura dell’ignoto è di certo una delle più grandi.


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VOLONTARIO, un racconto

Quando ho accettato di partecipare a questa missione sapevo benissimo che il viaggio non avrebbe avuto ritorno: proprio il fatto che sarebbe stato l’ultimo incarico mi ha indotto ad assumerlo.

Mi hanno definito coraggioso. Eroico. Il mio nome ha invaso la rete e i canali satellitari qualificato da aggettivi di elogio. Sono diventato l’intrepido volontario, poi il Volontario: l’unico, il solo, non ci si è più riferiti ad altri se non a me con questa parola. È innegabile che, per coloro che temevano di essere designati, sono davvero un salvatore: proponendomi li ho strappati al sacrificio.

Infatti è stato chiaro fin dall’inizio che chi partiva non sarebbe tornato, nonostante i pomposi proclami che asserivano il contrario. E se anche si fosse verificata questa improbabile circostanza, forse sarebbe stato ancora peggio: infatti l’obiettivo ultimo della missione era raggiungere nuovamente la Terra, sì, ma quella di ventimila anni successivi al lancio, per scoprire cosa riserva agli esseri umani quel remoto futuro, e inviarne notizia in modo da poterlo, eventualmente, cambiare, migliorare. Ma come è possibile sperimentare qualcosa del genere e sopravvivere o, almeno, non impazzire?

Così, molto meglio che l’improbabile non accada, che io e il mio veicolo voliamo verso questo centro di attrazione, questo enorme buco nero, e ne veniamo risucchiati. Tutte le teorie indicano che sarà la morte. È ciò che spero. Ma nessuno finora si è mai avvicinato tanto a un luogo simile, un luogo in cui la validità di tutte le leggi fisiche conosciute viene meno, dove niente è più prevedibile. La velocità continua ad aumentare in modo esponenziale. Pochi minuti e … l’urto? Posso definirlo così? Non appena avrò varcato l’orizzonte degli eventi il mio corpo si comprimerà fino a divenire più piccolo della particella più piccola. Il microscopico frammento di materia in cui mi trasformerò si unirà a quella che forma questa singolarità dell’Universo. Una sorte invidiabile.

Prima che ciò avvenga affiderò alle onde radio il presente messaggio, la mia confessione. Non è stato il coraggio a spingermi in questa impresa, bensì la sua mancanza. Non ne avevo a sufficienza per compiere un gesto definitivo: firmare una domanda è stato più facile. Da allora non più decisioni da prendere, ho avuto una prassi da seguire, ordini a cui obbedire. Mi sono perfino crogiolato nell’illusione di non essere un suicida, ma l’eroe che tutti hanno acclamato.

Ormai però voglio essere onesto fino in fondo, e sento mio dovere rivelare ai tecnici che hanno costruito questa navetta e predisposto i programmi che forse sarebbe andato tutto come previsto, se non avessi modificato la rotta. Non ero autorizzato a conoscere le parole e i codici segreti di accesso, ma li ho scoperti e ho indovinato i meccanismi con cui venivano cambiati durante una delle simulazioni di volo. L’idea di un atterraggio in quel futuro mi terrorizzava, e ho deciso di eliminare ogni possibilità. Conclusi tutti gli impegni previsti per la missione – tranne appunto l’assurdo ritorno – è bastato ritoccare di un milionesimo di grado la direzione per avere la certezza di non incrociare mai più il mio pianeta natale. In questo la vastità dell’Universo mi è stata di grande aiuto. La nuova meta mi era sconosciuta, ma non aveva importanza: prima o poi avrei incontrato un corpo sufficientemente caldo da bruciarmi, o sufficientemente grande da attrarmi irresistibilmente verso la sua superficie, ove mi sarei schiantato.

Solo da un giorno (un giorno? ma cosa dico? come se qui esistessero i giorni, le ore), solo da “poco” tempo, un poco che non so in che modo definire, ho capito che sto viaggiando verso Sagittario A*. Adesso, anche se lo volessi, non potrei più cambiare la rotta, il campo gravitazionale in cui sono entrato è troppo intenso per fuggirne. Anche se lo volessi. Ma non lo voglio. Quale miglior sepolcro, per un uomo, del nucleo della Via Lattea? Neppure nei miei sogni più ambiziosi sono mai giunto a immaginare tanto.

Qualche annotazione

Un buco nero è un corpo di densità talmente elevata che la sua velocità di fuga è superiore a quella della luce. (300.000 km/sec.) La sua gravità superficiale è talmente intensa da trattenere qualunque tipo di radiazione possa essere prodotta dalla sua superficie. All’interno di un buco nero non si sa che cosa c’è. Ci sono varie ipotesi, fra cui quella che sia un punto di passaggio fra dimensioni diverse. Un buco nero si forma alla fine della vita di una stella (quando cioè questa ha esaurito tutte le sue scorte di carburante) di massa almeno 10 volte superiore al Sole. Si verifica un’enorme esplosione (supernova) e vengono prodotte nubi di gas in espansione scagliate nello spazio. Il nucleo invece subisce un collasso gravitazionale completo e la massa si comprime enormemente e diviene denso come 10.000 volte il nucleo atomico. (poche centinaia di metri di diametro per una stella di massa pari a 10 volte il Sole).

L’orizzonte degli eventi è il confine di un buco nero. Coincide con le traiettorie di raggi di luce che sono quasi sul punto di riuscire a fuggire dal buco nero.

In un buco nero (secondo la Relatività Generale) c’è una singolarità di densità e di curvatura dello spazio-tempo infinite.

Il centro della nostra galassia sembra essere un buco nero supermassiccio, chiamato Sagittario A*  ; è una sorgente di onde radio.

(questo racconto è pubblicato anche nel mio ebook “Tre brevi storie con delitto e altri 9 racconti”, dove si possono leggere 5 racconti inediti)