Pubblicato in: Racconti, Riflessioni, Scrittura

Pet shop – una scena

20161204_163638-blogQuesta che racconto è una scena vera, mi è accaduta in un pomeriggio freddo e ventoso di gennaio .

Entro in un negozio di articoli e cibo per animali; davanti al banco un signore di una certa età, con uno stupendo golden retriver al guinzaglio. Non resisto e carezzo il cane sulla testa, il suo pelo è morbido e caldo sotto le mie dita. Intanto gli dico qualcosa del tipo “Come sei bello.”

Il padrone parla con una delle proprietarie del negozio e non sembra disturbato dal fatto che io faccia complimenti al suo cane. Anzi, poi mi dice che è buonissimo e io rispondo che si vede.

Poi si avvia verso la porta e io chiedo le buste di croccantini per gatti che mi servono. Mentre la proprietaria va a cercarle sugli scaffali, il golden retriver e il padrone tornano indietro e lui (l’uomo, intendo) mi dice: «Ero venuto per fare una battuta a queste spose (le proprietarie). Sul vento e sulla neve. Lo sa perché quando c’è la neve il vento è freddo? Perché passa sulla neve.»

Ho raccontato questo piccolo episodio per la frase (di cui ricordo bene solo la prima parte) detta dal padrone del cane, per quell’espressione “queste spose”, che, direi, decisamente toscana e fiorentina, che mi ha come riportata indietro nel tempo e ha anche un legame con il testo di Collodi che il blog Territori del ‘900 sta pubblicando a puntate e che sto leggendo con grande gusto e interesse e, perché no, anche con un senso di appartenenza.

 

 

Pubblicato in: Citazioni, Racconti

SENZA NESSUN FUTURO (seconda parte)

(Qui la prima parte del racconto.)

Lidia scuote la testa e riprende il suo lavoro.

Prenda pure tutto quello che apparteneva al dottore.” Le ha detto l’amministratore affidandole le chiavi, non sapendo che lei ne ha di sue. “Purché faccia presto, la casa mi serve libera fra due giorni.”

Neanche una parola di cordoglio, del resto è solo la cameriera, anche se le vicine, non si può dubitarne, avranno manifestato i loro sospetti, quasi certezze.

In camera Lidia apre i cassetti e l’armadio, sono più vuoti che pieni, Ricardo Reis era un uomo ordinato e con pochi bagagli. Se suo fratello Daniel fosse ancora vivo, e a questo pensiero una lacrima le riga la guancia, prenderebbe qualcosa per lui. Ma Daniel, ventitré anni, è morto, nello stesso giorno di Ricardo Reis. Non nello stesso modo: Daniel è morto in guerra, ribelle. Si impone di non pensarci. Non può. Non adesso.

Continua a vuotare i mobili in fretta. È accaldata, Lidia. Non solo e non tanto per la fatica del lavoro svolto, quanto per la sensazione di stare violando un’intimità che Ricardo Reis ora non può più difendere, neanche dalla sua presenza discreta. Altri però non la violeranno, lei porterà via con sé i libri e la cartella legata con i nastri. Le vicine si chiederanno cosa se ne farà mai una donna delle pulizie dei libri, di certo pensano che neppure sappia leggere. Che pensino quello che vogliono, non se ne preoccupa. Terrà per sé anche le lenzuola e le stoviglie, mentre gli abiti del dottore li darà a qualcuno che ne abbia bisogno.

In un altro momento Lidia avrebbe portato via solo un oggetto o due per ricordo, forse neppure quello. Adesso invece non può permettersi di rifiutare nulla di quanto la sorte le offre: per il figlio che porta nel ventre saranno necessarie molte cose, e lei, sorella di un ribelle ucciso e madre senza marito, non sa se e quanto riuscirà a conservare il suo lavoro all’hotel Bragança. Poi, di certo, Ricardo Reis non la biasima per questo: vivo l’avrebbe aiutata, almeno un po’, a mantenere il bimbo che nascerà. Morto cos’altro può fare se non lasciargli in eredità le sue cose?

Un giorno darà a suo figlio i libri e le poesie dicendogli questi erano di tuo padre. Sono libri difficili, e poesie per gente che ha studiato. Ma lui studierà, studierà tanto da poterle capire e poter capire anche molto di più.

Lidia pensa e intanto si muove veloce, vuole che tutto sia a posto prima che faccia buio per non dover tornare l’indomani. Quando le sembra di avere quasi finito sospira e si terge il sudore dalla fronte con un braccio. È allora che il ricordo dell’acqua calda che l’avvolgeva nella tinozza, la tinozza che è ancora di là, nel bagno, è un colpo a tradimento della memoria. Non sono molti i momenti perfetti nella sua vita e quello è stato uno dei pochi. Va in bagno, il caso vuole che sia l’unica stanza da cui ancora non ha tolto niente, forse perché c’è davvero poco: il rasoio e l’occorrente per la barba, due asciugamani, la saponetta. È tutto come il primo giorno in cui è stata in quella casa e qualcosa la spinge a riempire la tinozza e a spogliarsi, come se lavarsi fosse un rito, di benvenuto e di addio. Si asciuga con calma, assaporando il piacere del telo in cui si è avvolta, attingendo dalla breve sosta forza e conforto, mentre il ricordo di lui che le porgeva il grande asciugamano e le chiedeva di non vestirsi e dell’amore fatto, tutti e due nudi per la prima volta, sfuma in una sorta di nebbia dolce.

Ripone le cose di Ricardo Reis nelle valigie, anche la borsa nera da dottore. Si sente strana nel lasciare quella casa con tanti bagagli, come se partisse per un viaggio. Ma non è forse così? In poco tempo due vite a lei vicine sono finite, una nuova le sta crescendo nel ventre: non c’è viaggio più grande del divenire madre, madre sola, senza un uomo al fianco… ma quando stanno, in realtà, gli uomini al fianco delle madri? È una storia che non le è nuova, per averla già vissuta: sono figlia di padre ignoto, non ho mai conosciuto mio padre. Suo figlio, pensa Lidia, non avrà un padre perché Ricardo Reis è morto, ma non lo avrebbe avuto comunque: è sicura che lui non gli avrebbe dato il suo nome, del resto glielo aveva suggerito lei stessa: Se non vuole riconoscere il bambino, non fa niente, rimane figlio di padre ignoto, come me. Forse non avrebbe nemmeno voluto incontrarlo, anche se le avrebbe fatto avere dei soldi, di tanto in tanto.

Non prova dolore a questo pensiero, il dolore è un lusso che da tempo ha imparato a non permettersi. Fin dal primo momento ha saputo che il loro rapporto non sarebbe potuto durare, era solo una relazione clandestina e forse nemmeno quello. Infatti, nonostante la gravidanza, aveva deciso non ritorno. Se non aveva rispettato il proposito era stato solo perché era angosciata per la sorte di Daniel e non aveva nessuno cui confidarlo.

Alza la testa verso il cielo, nuvole chiare corrono sul mare, la penombra sta per avvolgere ogni cosa. Le valigie pesano, Lidia ora vorrebbe appoggiarle per terra e andarsene senza neanche voltarsi a guardarle. Perché portarsi dietro i ricordi di un uomo che non l’amava o, almeno, non l’amava abbastanza?

Sospira, in lei si agitano sentimenti confusi e opposti. Si sente diversa, diversa da com’era in casa di Ricardo Reis, quando aveva carezzato il cuscino dove lui posava la testa, rimpianto i suoi abbracci, rivissuto i momenti più dolci, la prima risata insieme, la malattia di lui all’hotel Bragança, la settimana di ferie trascorsa con lui nell’appartamento.

Nell’uscire qualcosa si è rotto, una sottile ribellione le è scoppiata dentro, una ribellione a cui adesso si unisce una nuova certezza che le sale dal ventre alla gola: in lei sta crescendo una bambina. Si domanda perché finora ha creduto che fosse un maschio e immaginato che sarebbe andato alla guerra.

No, è una bambina, Lidia lo grida in silenzio con tutta se stessa. Una bambina che non sarà senza nessun futuro come lei: a dispetto delle difficoltà che dovrà affrontare, sua figlia non finirà cameriera d’albergo ma studierà come se fosse un uomo e sceglierà gli uomini con cui stare, non si farà scegliere. Lidia non sa come riuscire in questa grande impresa, ma sa che troverà il modo .

Si ferma per riposare, le valigie pesano ogni passo di più. Forse sarebbe meglio abbandonarle lì, come se qualcuno le avesse inspiegabilmente dimenticate. Ma non le lascerà. Non rinuncerà a quella misera eredità e nemmeno permetterà che qualcuno frughi tra i fogli di Ricardo Reis. Porterà le valigie a casa, e, se deciderà di non tenere qualcosa, lo brucerà, affidando le ceneri al vento e al mare in un ultimo saluto a Daniel e a Ricardo Reis.

 

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Emily Dickinson, una poesia

Il 10 Dicembre 1830 nasceva Emily Dickinson, la grande poetessa statunitense. Qui di seguito una delle sue poesie; la traduzione è di Margherita Guidacci. Un’altra poesia si può leggere a questo link.

20151110_145923 blog Dickinson

Beauty – be not caused – It is –
Chase it, and it ceases –
Chase it not, and it abides –

Overtake the Creases
In the meadow – when the Wind
Runs his fingers thro’it –
Deity will see to it –
That You never do it –

La Bellezza non ha causa:
Esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e rimane.

Sai afferrare le crespe
Del prato, quando il vento
Vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
Perché non ti riesca.

 

Pubblicato in: Racconti

Spiaggia, un racconto

mare

Il mare arruffato dal vento proponeva sfrontato la sua bellezza, ma la sabbia che si alzava con le folate più energiche smorzava col suo fastidio la poesia che pervadeva lo spettacolo delle onde.

D’altro canto quello stesso vento che rendeva difficoltoso restare distesi al sole di mezzogiorno aveva avuto il merito di indurre molti bagnanti a disertare la spiaggia, che così era rimasta appannaggio di pochi intrepidi, la maggior parte dei quali stava sdraiata sugli asciugamani, allo scopo di minimizzare il disagio.

Non si sentivano rumori né grida, si poteva udire solo la voce prepotente del mare, che a Tommaso pareva di gran lunga preferibile non solo alla confusione ordinaria della spiaggia, ma anche allo stesso silenzio. Quando il suo amico era rientrato alla pensione e l’aveva esortato a seguire il suo esempio, lui aveva preferito restare lì, a godere di quell’atmosfera inconsueta per le sue abitudini di cittadino e provava un profondo piacere nel rude tocco del vento e nel salmastro del mare, li avvertiva come espressione della natura di cui, in quel momento e in quelle condizioni, si sentiva partecipe.

La solitudine aveva ampliato la realtà di quella sorta di incantesimo, che lui era ben intenzionato a non rompere. Si era anzi lasciato convincere dal richiamo delle onde e circuire dagli spruzzi di quelle che venivano a infrangersi presso la riva: sfruttando la sua abilità di nuotatore, aveva assecondato i movimenti dell’acqua, rotolando nei cavalloni e facendosi portare da essi. Dopo avere abbondantemente giocato con quella compagna forte e imprevedibile ma pure dolce e consolante, si era nuovamente disteso sulla spugna colorata, proteggendosi il viso bagnato con le braccia.

Quando il vento concesse un po’ di tregua, Tommaso alzò lo sguardo, soffermandolo sulla figura a lui più vicina: una donna che, anche prima quando era insieme all’amico, aveva attirato la parte della sua attenzione non già dedicata al mare.

Lei pure, prima di lui, aveva fatto il bagno, e, in quell’occasione Tommaso aveva potuto ammirare il suo corpo ben fatto, quantunque non più molto giovane: sembrava essere sulla quarantina, il doppio dei suoi anni appena compiuti e poco meno dell’età di sua madre. Gli restava difficile, però, confrontarla con sua madre, che per lui era bella e non aveva età, era sempre come quella fra le cui braccia si rifugiava da bambino. Forse le madri sono destinate a invecchiare tutto d’un colpo, nel momento in cui la realtà di una malattia o di un impedimento annullano l’inconscia illusione che saranno sempre, al bisogno, al capezzale del tuo letto.

Abbandonata quella sorta di fuggevole paragone tornò a concentrarsi sulla vicina e, non potendo fare altro, si mise a studiarne il costume, un bikini di cui lei indossava solo la parte inferiore: era nero con dei disegni minuti che dalla sua posizione non riusciva a identificare benché ci si impegnasse; gli pareva quasi che se li avesse distinti avrebbero potuto fornirgli informazioni su di lei ma i suoi sforzi non colsero il successo sperato e così si dedicò ad altri particolari. La borsa che la donna teneva vicino al capo era una capace sporta da mare, in paglia grezza, con decorazioni colorate intorno al bordo e manici lunghi, ricadenti, di quelli da portare a tracolla; era lì dentro che lei aveva appoggiato gli occhiali da sole per fare il bagno, e da lì sporgeva l’angolo di una rivista, ma anche questo non era un indizio qualificante, perché non se ne leggeva il titolo né si indovinava il genere, essendo visibile solo una foto pubblicitaria.

Come lui era distesa prona e immobile su un asciugamano dai colori scuri; la sua pelle era abbronzata e i capelli bagnati erano piuttosto corti e scuri.

In fondo, rifletté Tommaso, non era affatto necessario capire chi fosse e come fosse: quello che contava era la sensazione che lui provava per quella presenza, il piacere di sfiorarle il corpo con lo sguardo, l’abbandonarsi a quella sorta di attrazione visiva che fra gli ingredienti comprendeva senz’altro anche un pizzico di sensualità, ma non più di tanto.

Chissà se lei avvertiva il lieve peso del suo interesse: il ragazzo da un lato lo sperava, come se ciò potesse instaurare un fragile legame fra loro, d’altro canto per lo stesso motivo lo temeva, perché così avrebbe perduto l’esclusività di quella sensazione e questo ne avrebbe diminuito il fascino. Preferiva lasciare che i sogni e le immagini le volteggiassero intorno, mentre si vedeva conversare con lei nella fantasia o fare insieme un altro bagno o incamminarsi verso una meta vaga e imprecisata.

Un paio di volte i loro sguardi si incrociarono e lui diresse il suo altrove fingendo indifferenza, ma dall’espressione della sua occasionale compagna ebbe il sospetto che a lei non fosse sfuggita l’insistenza con cui lui l’aveva osservata, in particolare nell’ultima mezz’ora.

Decise allora che sarebbe rimasto sulla spiaggia finché lo avesse fatto lei, per seguirla quando se ne fosse andata. Forse avrebbe potuto dirle qualcosa di banale sul tempo, recriminare sul vento inospitale.

Chiuse gli occhi per difenderli da un ennesimo turbine di sabbia, e nel riaprirli vide che la donna si era alzata e stava ripiegando l’asciugamano. Mentre lo riponeva nella borsa da questa scivolò fuori la rivista, che fu subito preda di una raffica dispettosa. Tommaso si precipitò a raccoglierla e la porse alla donna che lo ringraziò con un sorriso e si allontanò tenendola in mano.

Il ragazzo, dopo un attimo di esitazione, tornò a distendersi sulla sabbia e si accorse che, pur tenendola in mano, non aveva guardato che rivista fosse.