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J. K. Rowling – Il seggio vacante

(titolo originale The Casual Vacancy – trad. Silvia Piraccini – pubbl. 2012)

Non mi è facile parlare di questo romanzo, credo che in parte sia a causa dell’autrice: il fatto che sia molto famosa e che anch’io l’abbia molto apprezzata per la saga di Harry Potter mi fa un po’ dubitare delle mie impressioni. Comunque cerco di esprimerle a prescindere da chi ha firmato il libro.

cover Seggio vacante ok

La trama è semplice e complessa nello stesso tempo. È semplice perché basta dire che in seguito alla morte di Barry Fairbrother, un consigliere comunale (che sembra essere stato una delle persone migliori e meno egoiste), nel paese vengono alla luce e si esaltano rivalità, rancori, ambizioni che coinvolgono tutti, adulti e ragazzi, ricchi e poveri. È complessa perché l’autrice racconta in dettaglio le vicende di tutti, segue moltissimi personaggi (infatti è un po’ faticoso leggere il romanzo se non lo si può fare tutto in una volta, cosa difficile dato che consta di oltre cinquecento pagine). Non c’è un protagonista, forse si potrebbe dire che lo è il paese di Pagford in cui si svolge la storia, ma a mio parere non è così, il paese è solo lo sfondo, il palcoscenico su cui recitano i suoi abitanti.
In certo senso potrei dire che non ho capito che storia racconta. Come dicevo narra di tanti personaggi, e le varie storie, ovviamente, si intrecciano fra loro, ma non ce n’è una veramente principale; forse una la si può considerare come tale, ma non spicca poi gran che sulle altre.
Di sicuro c’è bravura da parte della Rowling nel dipingere tante sfaccettature dell’anima umana, anima che viene mostrata nei suoi aspetti più meschini, tanto che alla fine sono pochi i personaggi che risultano positivi. Ci dà un’immagine della realtà, mostrandoci un microcosmo con le sue piccole dinamiche per descrivere il macrocosmo.
Comunque è una lettura a tratti anche un po’ noiosa, sono stata nel dubbio se abbandonare il romanzo, ma ormai ero circa a metà e volevo vedere dove andava a parare.
In qualche modo mi ha ricordato The dome di Stephen King, perché entrambi i romanzi raccontano di una piccola comunità, ma la storia di King è a mio parere, più avvincente (per quanto più lunga).


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Progetti #1 – un romanzo

A breve, spero, pubblicherò un nuovo romanzo in formato ebook Kindle, il cui titolo dovrebbe essere “La grande menzogna” (ma potrebbe diventare “La più grande menzogna”).

Al momento l’ho affidato ad alcuni beta reader, per avere un riscontro pre-pubblicazione. È una cosa che non ho fatto per nessuno degli altri ebook e quindi rappresenta per me una nuova esperienza.

Non so come mi comporterò se le critiche di questi lettori saranno tali da farmi mettere in dubbio l’opportunità di pubblicare il romanzo. Spero che questo non accada, ovviamente, ma la possibilità esiste. In questo momento però non ci voglio pensare, avrò tempo e modo di farlo se sarà il caso.

Anche in questo romanzo si parla di scrittori, ma il tono non è ironico come ne “Il prossimo best seller”. La vicenda è una sorta di giallo psicologico, anche se non si tratta neanche stavolta di un vero e proprio giallo. È una storia, anzi l’intreccio di due storie, che in certo senso vanno a sovrapporsi.

Trascrivo alcuni dei pensieri espressi da uno dei protagonisti sulla scrittura, perché somigliano molto ai miei.

I personaggi e le loro vicende mi premono dentro, se non li libero mi sento sul punto di scoppiare. Resisto finché posso, ma alla fine vincono loro. Mi chiedo se sono fantasmi che vagano per l’etere alla ricerca di qualcuno che dia loro una sorta di corpo e di vita.

Dapprima è un caos, un alternarsi di buio e luce, un confondersi di immagini e di sensazioni. Poi, lentamente, linee disordinate e disperse si uniscono, un po’ per volta, e si formano figure sempre più distinte, con una loro volontà e vicende loro da raccontare. Allora scrivo. Forse, fra un po’, questi giorni saranno sufficientemente lontani nel tempo e diverranno altro, concime necessario per un nuovo raccolto. Il mio passato, quel che avviene intorno a me e nel mondo si depositano a strati nel mio inconscio, e, lì, nutrono fantasmi.

Niente di quello di cui scrivo esiste. Ma è poi così sicuro che la realtà sia proprio quella che consideriamo tale? E i mondi creati nella fantasia cosa sono? Sono davvero senza consistenza oppure hanno la realtà che scegliamo di dare loro? A volte penso che i miei romanzi trattino di persone vere, che io non conosco, ma che in qualche modo comunicano con me e mi raccontano le loro vicende, così che io le possa mettere su carta.

Tutti i miei personaggi inseguono se stessi, in un modo o nell’altro. Si scrive sempre la stessa storia, qualcuno l’ha detto. Magari a pezzi, di certo cambiando gli attori e, solo apparentemente, le scene: da ciascuno di noi non può venire fuori altro che quello che ha dentro, è inevitabile.