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Agnes, ebook

Da stasera, 27 Gennaio, il mio romanzo Agnes è online sullo store di Amazon.

Cover Agnes

Questa la sinossi:
Agnes ha settant’anni e non si è mai mossa dalla città in cui vive e quasi mai dal quartiere in cui abita e in cui ha insegnato per tanti anni. Un giorno, dopo aver letto la biografia di un pittore a lei sconosciuto sente che è stato il destino a mettere questo libro nelle sue mani e che deve sapere di più sull’artista e vedere i suoi quadri; non trovando alcuna notizia su di lui né in biblioteca né su Internet si reca nel paese in cui sembra che il pittore abbia vissuto ma trovare le sue tracce è quasi impossibile. Agnes comunque non si arrende e, inseguendo il pittore, intreccia nuovi rapporti e si trova, suo malgrado, a tirare un bilancio della propria vita, a scoprire il perché delle scelte fatte e capisce che un futuro è ancora possibile.

Questo il link:
http://www.amazon.it/dp/B01B56NY82

Dall’introduzione:
Se è vero che ogni cosa che scrivo è un’esperienza stimolante, la stesura di Agnes mi ha dato forse qualcosa in più del solito e spero che la lettura risulti altrettanto interessante.
Il testo è frutto di un lavoro lungo, impegnativo e di molte revisioni, mi auguro che i refusi sfuggiti siano davvero pochi (sembra impossibile ma qualcuno si nasconde così bene da passare indenne anche molte riletture).

Una riflessione:
Benché siano già diversi gli ebook che ho pubblicato come self, l’uscita di Agnes mi emoziona particolarmente, non so perché. Eppure tengo a tutte le mie storie (non intendo dire con questo che sono belle storie, solo che per me sono state e sono importanti)…

 

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Alzarsi dal letto

Svegliarsi. Alzarsi dal letto. Assumersi ancora una volta le proprie responsabilità, indossare di nuovo la propria vita.

Mentre si dorme – SE si dorme, naturalmente – doveri e dolori e anche le cose buone ci concedono una pausa, non totale, magari, in quanto ci accompagnano irriducibili sotto forma di sogni e incubi.

Al risveglio li troviamo tutti intorno a noi e mentre cerchiamo, quando possibile, di rimandare il momento in cui metteremo i piedi fuori dal letto, ci ripetiamo gli impegni della giornata che sta iniziando, e i dispiaceri e i rimorsi e, se siamo fortunati, le piccole consolazioni che potremo gustare: come se preparassimo lo zaino che ci porteremo sulle spalle per tutte le ore a venire.


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Lezioni americane – Italo Calvino #4

Due citazioni dalla conferenza sulla molteplicità, che esprimono anche quale sia, secondo Calvino, la funzione della letteratura.

L’eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi di attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là di ogni possibilità di realizzazione. Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continuerà ad avere una funzione. Da quando la scienza diffida delle spiegazioni generali e dalle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo.

Sono giunto al termine di questa mia apologia del romanzo come grande rete. Qualcuno potrà obiettare che più l’opera tende alla moltiplicazione dei possibili più s’allontana da quell’unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario, rispondo, chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.


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Beppe Fenoglio, Una questione privata

Questo breve romanzo di Beppe Fenoglio mi ha riportata indietro nel tempo, a quando, poco più che adolescente, ho letto altre sue opere, fra cui “Il partigiano Johnny” e “I ventitré giorni della città di Alba”. Il tuffo nel passato è stato doppio, perché oltre a ricordare la me di allora, ho ritrovato una scrittura e dei temi che nei romanzi di adesso (e sì che sono trascorse solo alcune decine di anni dal 1963, anno di pubblicazione, postuma, di “Una questione privata”) non ci sono.

Forse è una scrittura meno moderna o forse solo più colta e più poetica. Spiego cosa intendo con un esempio, una parte della descrizione del protagonista:

Milton era un brutto: alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A ventidue anni, già aveva ai lati della bocca due forti pieghe amare, e la fronte profondamente incisa per l’abitudine di stare quasi di continuo aggrottato. I capelli erano castani, ma mesi di pioggia e di polvere li avevano ridotti alla più vile gradazione di biondo. All’attivo aveva solamente gli occhi, tristi e ironici, duri e ansiosi, che la ragazza meno favorevole avrebbe giudicato più che notevoli. Aveva gambe lunghe e magre, cavalline, che gli consentivano un passo esteso, rapido e composto.

Sono certi vocaboli che adesso è raro incontrare in un testo a dare alle pagine di Fenoglio (e, nella mia memoria, anche a quelle di Pavese, Pratolini e molti altri scrittori della prima metà del secolo ormai scorso) una diversa sonorità, pur se si legge in silenzio, com’è normale, un ritmo particolare.

Il romanzo racconta di Milton, un partigiano badogliano, degli azzurri cioè, in contrapposizione ai rossi, di matrice comunista, e del suo amore per Fulvia, una ragazza benestante torinese. La vicenda si svolge in quattro giorni, una breve e drammatica odissea personale di Milton alla ricerca di una verità sui rapporti di Fulvia e Giorgio, un amico comune, anche lui partigiano.

Passando vicino alla villa di campagna in cui abitava Fulvia prima dell’armistizio e ormai vuota, Milton si ferma per rivederla e ne visita l’interno con la cameriera, che lo conosce e che parla con lui del tempo che trascorreva con la ragazza e gli racconta delle visite che Giorgio le faceva dopo che lui, Milton, era partito come soldato.

Una volta lasciata la villa Milton ha un solo pensiero: trovare Giorgio per sapere da lui che rapporto aveva con Fulvia, se lei era innamorata di lui e se avevano fatto l’amore, come le parole della cameriera gli hanno lasciato supporre.

Rientrato a Treiso, paese vicino ad Alba dove si trova il presidio partigiano a cui appartiene, Milton ottiene dal suo comandante, Leo, il permesso di recarsi il giorno successivo al paese vicino in cui si trova il gruppo di Giorgio.

Scopre però che Giorgio è stato fatto prigioniero dall’esercito fascista e, probabilmente, verrà fucilato molto presto. La sola possibilità di salvarlo è uno scambio di prigionieri, ma le brigate partigiane della zona, azzurre o rosse che siano, non ne hanno. Milton allora decide di provare a catturare un soldato nemico e, dopo tanto camminare sotto la pioggia e nel fango, ci riesce. Quando l’uomo, non credendo di servire solo per uno scambio, cerca di fuggire, Milton si vede costretto ad ucciderlo.

Il giorno dopo si dirige verso la villa per farsi “ripetere tutto per filo e per segno” dalla cameriera e togliersi il dubbio che lo tormenta. Alla villa, però, ci sono soldati dovunque e a Milton non resta che fuggire. E corre via, cercando di scansare le pallottole, scivolando nel fango. E corre, corre. Sfugge ai soldati ma ancora corre. Fino che crolla.

La storia è pervasa di malinconia e dalla consapevolezza che il dubbio di Milton, in realtà, sia quasi una certezza. Ma c’è anche la determinazione del giovane che, per avere una risposta sicura, tenta un cosa quasi impossibile come quella di fare tutto da solo un prigioniero da scambiare con l’amico. E poi ci sono la campagna, la nebbia, il fango, la pioggia, i rifugi di fortuna in cui trascorrono le notti i partigiani, il poco cibo, gli abiti sporchi, il freddo. Il mondo in cui si muove Milton è reso in modo vivo, sembra di vederli e sentirli, quei giovani resi vecchi dall’esperienza e dalla probabilità che vecchi davvero non diventeranno, consci dell’ineluttabilità della scelta compiuta e della lotta intrapresa. Così la questione privata di Milton pare una cosa assurda, in un momento come quello: come si può pensare all’amore quando si deve vivere nascosti, quando si deve combattere? Ma non lo è, assurda. Perché è per quello, cioè per un amore, per un luogo in cui vivere in pace e magari ascoltare Over The rainbow, il disco che Milton aveva regalato a Fulvia sacrificando tre giorni di sigarette per acquistarlo, che i partigiani combattono. Combattono e muoiono per la vita, e l’amore, un amore come quello di Milton per Fulvia è vita.