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Una parola attuale: zoonosi

Non conoscevo il significato di questo vocabolo, o non lo ricordavo.

Il covid che ci sta assediando in questi mesi è una zoonosi.

Ecco come la descrive David Quammen all’inizio del suo saggio “Spillover”.

Si definisce zoonosi ogni infezione animale trasmissibile agli esseri umani. Ne esistono molte più di quanto si potrebbe pensare. L’AIDS ne è un esempio. Le varie versioni dell’influenza pure. Guardandole da lontano, tutte insieme, queste malattie sembrano confermare l’antica verità darwiniana (la più sinistra fra quelle da lui enunciate, ben nota eppure sistematicamente dimenticata): siamo davvero una specie animale, legata in modo indissolubile alle altre, nelle nostre origini, nella nostra evoluzione, in salute e in malattia.

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Almanacco musicisti del 10 ottobre

Giuseppe (Fortunino Francesco) Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901) è stato un compositore e senatore italiano.

Le sue opere liriche sono famose in tutto il mondo. La sua prima opera andò in scena nel 1839 e l’ultima (non l’ultima composizione) nel 1893. Il coro “Va pensiero” del Nabucco, l’opera con cui Verdi raggiunse la fama, divenne un canto che esprimeva il desiderio di libertà del popolo italiano, oppresso dagli stranieri.

Quando ero adolescente ho ascoltato moltissime volte il primo atto di “Rigoletto”, avendo acquistato 2 dischi della pubblicazione che veniva fatta in edicola. Mi piaceva in particolar modo il duetto fra il duca di Mantova e la contessa di Ceprano.

Conosco e amo diverse fra le opere verdiane, alcune le ho viste più volte in teatro, alcune al cinema o in televisione: Traviata, Trovatore, Rigoletto (la cosiddetta Trilogia popolare), La forza del destino, I due Foscari, Macbeth, Don Carlos, Aida. Inoltre ho ascoltato (dai miei dischi in vinile) la Messa di Requiem.

Forse l’opera che preferisco (fra quelle che conosco ovviamente) è “Traviata”; ho scritto anche un racconto che si ispira a questa storia, è pubblicato nella raccolta “Un grande fuoco”.

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Appuntamento a Londra – Mario Vargas Llosa * impressioni di lettura

(titolo originale “Al pie del Támesis”; pubblicato nel 2008; traduzione di Ernesto Franco)

Questo testo teatrale descrive l’incontro fra due persone – due uomini – che sono state molto amiche in gioventù e si rivedono dopo molti anni, quando sono entrambe cinquantenni.

In realtà però, forse, le cose non stanno esattamente così: nella stanza del Savoy Hotel a Londra di Chispas, un uomo d’affari ricco e di successo, si presenta una donna, Raquel, che afferma di essere la sorella di Pirulo, l’amico di infanzia e dei tempi dell’adolescenza di Chispas.

Lui non è propenso a crederle, non ha mai visto quella presunta sorella, Pirulo era figlio unico… comunque consente alla donna di entrare nella sua suite e i due iniziano a parlare.

Via via che il dialogo prosegue si viene a sapere qualcosa della vita di entrambi e il motivo per cui i due grandi amici Chispas e Pirulo abbiano smesso all’improvviso di frequentarsi, ma si prospettano anche nuove possibilità riguardo all’identità di Raquel e poi al rapporto fra Chispas e Pirulo…

La storia è intrigante, ci sono vari colpi di scena – per quanto prevedibili – che conducono alla rivelazione finale, anch’essa prevedibile, forse, ma non per questo meno forte: l’incontro è solo una fantasia di Chispas, un’invenzione che ha però le radici nella realtà e che mostra un’intima, ultrasegreta verità della sua persona (dall’introduzione di Llosa).

Vita reale e finzione si intrecciano dunque, la prima genera la seconda e questa sostiene la prima.

Un testo che sarebbe piaciuto a Pirandello, secondo me.

I personaggi: Pirulo/Raquel Saavedra, Chispas Bellatin

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Appuntamento a Londra – Mario Vargas Llosa * citazione

(titolo originale “Al pie del Támesis”; pubblicato nel 2008; traduzione di Ernesto Franco)

Si tratta di un testo teatrale che narra di due amici che si rivedono dopo molti anni.

Il testo è preceduto da un’introduzione dell’autore che racconta la genesi dell’opera, la cui scrittura e riscrittura è andata avanti, a momenti alterni, per diversi anni, fino a che non è stata messa in scena nel gennaio e febbraio del 2008: successivamente Llosa ha effettuato un’ulteriore revisione e ha pubblicato la versione definitiva.

Dall’introduzione questa riflessione sul teatro, riflessione che mi evoca un poco Pirandello e un poco Borges… (forse solo perché parla di teatro e di finzione?)

Di Llosa potete leggere sul blog anche qualche consiglio a un giovane scrittore.

 

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Dolomiti, Ortisei * Rasciesa – rifugio Brogler

Da Ortisei si sale sulla funicolare Rasciesa che conduce a 2103 m.

Dalla stazione a monte della funicolare si prende il sentiero 35; quando sono passata io il sentiero era in manutenzione e ho dovuto seguire in parte anche altri sentieri; nell’ordine 10 B, 35, 31 e 35.

Vista sulla val di Funes.

un tratto del sentiero con le Odle sullo sfondo

le Odle

Il percorso è abbastanza pianeggiante, con poco sali-scendi. Si arriva, poco prima del rifugio, al passo di Brogles (2119 m.) e dopo una discesa di pochi minuti si giunge al rifugio Brogles (2045 m.).

Il paesaggio è molto bello, con le Odle a sinistra (guardando il rifugio)

e, durante il cammino, in lontananza il massiccio del Sella e il Sassolungo.

E al ritorno può capitare di fare qualche piacevole incontro…

               

 

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Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Céline * citazioni #9

(titolo originale “Voyage au bout de la nuit”; pubblicato nel 1952, edizione che sto leggendo del 2011; traduzione di di Ernesto Ferrero)

Altre due brevi citazioni che non hanno bisogno di commenti.

Non si può spiegare nulla. Il mondo sa solo ucciderti come un dormiente quando si gira, il mondo, su di te, come un dormiente uccide le sue pulci. Ecco quel che sarebbe di sicuro un morire da stupidi, mi dissi io, come tutti cioè. Fidarsi degli uomini è già farsi uccidere un po’.

 

È con gli odori che finiscono gli esseri, i paesi e le cose. Tutte le avventure se ne vanno per il naso.