Pubblicato in: I miei libri, Racconti

Confessione * un racconto

“Voi pensate che io sia pazzo.” Disse. “Ma non è così. E non è stata colpa mia. Tutta quella gente rideva di me, e io non riuscivo a farla smettere. Non resistevo più. Le loro voci e le loro burle mi soffocavano. Ho cercato di fuggire, ma nessuna delle porte che aprivo era quella che mi avrebbe condotto fuori di lì. Avevo bisogno di qualcosa per rompere un vetro e scappare via: nella vetrina c’erano dei fucili e ne ho preso uno. Quando quei due si sono avvicinati con le braccia protese verso di me, ho avuto paura e, d’istinto, ho premuto il grilletto, non pensavo che il mitra fosse carico. Nel vederli cadere a terra mi sono sorpreso, e non mi sono reso conto che ero stato io, a colpirli. Per un istante nel locale si è fatto silenzio, un silenzio che si poteva toccare, un meraviglioso silenzio che carezzava le mie orecchie. È durato pochissimo, però, solo qualche secondo: poi ancora grida e urla, anche se non erano più beffarde ma spaventate, e di nuovo mi sentivo soffocare. Allora ho capito che c’era un solo modo per farli tacere tutti: così ho sparato e sparato nonostante che il rumore del mitra mi ferisse i timpani e mi assordasse. Uccidere quella gente era come calpestare formiche: un gesto e divenivano corpi disordinatamente sparsi sul terreno, non erano più niente. E, soprattutto, non gridavano più.”

 

Questo mio racconto è pubblicato nell’ebook amazon kindle “Tre brevi storie con delitto e altri nove racconti“.

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Storie di bimbe, di donne, di streghe – Elizabeth Gaskell * impressioni di lettura

(Traduzione di Marisa Sestito; edizione italiana da me letta del 2008)

Si tratta di una raccolta di quattro racconti, più precisamente:
La strega Lois” (“Lois the Witch”, 1861)
Il racconto della vecchia balia” (“The Old Nurse’s Story”, 1852)
La clarissa” (“The Poor Clare Half a Life”, 1856)
Susan Dixon” (“Half a Life-Time Ago”, 1855)

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I quattro racconti sono tutti piuttosto tristi o, meglio, a me hanno lasciato l’impressione di tristezza, come la lettura di “Ruth”.

Ne “La strega Lois”, ambientato verso il 1690 troviamo una giovane donna che si trova costretta dalla morte della madre a emigrare in America, a Salem; la sua presenza, per quanto tranquilla, porta dei cambiamenti nelle dinamiche della famiglia di parenti che la ospita e che è esageratamente religiosa come del resto tutto il paese. (Salem come paese delle streghe, Stephen King…) Le tensioni all’interno della famiglia crescono, il cugino vuole sposarla ed è ossessionato da lei, una cugina è gelosa a causa del giovane di cui è innamorata; ogni comportamento negativo (o considerato tale) o problema di un membro della famiglia viene attribuito a poteri magici diabolici posseduti da Lois, e questa convinzione cresce sempre più fino a che la ragazza non viene condannata come strega. Fino dall’inizio si percepisce che la storia finirà in tragedia, una tragedia come probabilmente ce ne sono state, purtroppo, molte, nei lunghi secoli in cui un dettaglio da niente bastava a marchiare una persona (soprattutto una donna) come complice del diavolo, strega o stregone.

Il racconto della vecchia balia” è una storia di fantasmi, eventi vissuti appunto da una vecchia balia.

Ne “La clarissa” un personaggio ormai vecchio (nel 1747) che, pur non avendo vissuto la maggior parte degli eventi narrati è comunque molto coinvolto dagli esiti di questi, racconta di una odiosa maledizione.

Susan Dixon” narra di una donna che sacrifica le sue prospettive matrimoniali e quindi l’amore per un uomo a causa dell’amore verso il fratello debole di mente, di cui è la sola che può prendersi cura. È un bel personaggio di donna forte, dal destino triste. Anche in questo caso si comprende fino dall’inizio che la sua storia non ha un lieto fine, perché il racconto inizia mostrandocela già di età matura e sola.

Come nei due romanzi, ovvero “Nord e Sud” (1855) e “Ruth” (1853), che ho letto di questa scrittrice, il cui nome completo è Elizabeth Cleghorn Gaskell (Londra, 29 settembre 1810 – Alton, 12 novembre 1865), la psicologia dei protagonisti è sempre molto approfondita, i personaggi sono tutti molto vivi.

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Esperimento in verde #2

Nell’articolo precedente avevo dimenticato una delle piante di cui sono più orgogliosa: una vite, nata dai semi dell’uva mangiata anni fa. Anche in questo caso, come per il limone, niente fiori e niente frutti perché non è innestata.

Però ogni autunno perde le foglie e ogni primavera è di nuovo rigogliose e cresce…

 

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Pubblicato in: Mondo vegetale

Esperimento in verde

Mi piace fare dei tentativi di coltivazione che potrei chiamare “di riciclo”.

Oltre alla banale semina di noccioli o semi di vari frutti e ortaggi da cui ho ricavato piante di limone (fra cui una che ha ormai diversi anni ed è decisamente grande, però non fa né fiori né frutti), un nespolo, delle piante di peperoni (li ho anche mangiati), una di zucca, una di cocomero (era nato anche un piccolo cocomero) e, anni fa, una di pomodori, mi diletto anche a piantare radici, ovvero gli scarti di ciuffi di basilico o di insalata e radicchio.

Un mese fa circa, forse qualcosa di più, ho piantato le radici di tre cespi di radicchio. Li ho lasciati crescere senza tagliarli e da una elle piante è cresciuto un lungo gambo, può darsi che stia per svilupparsi un fiore, chissà.

Dimenticavo, parecchio tempo fa ho piantato un rametto di salvia ed è nata una pianta che è vissuta molti anni.

Qui sotto le mie piante di radicchio.

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Qui la pianta di zucca

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Qui il limone, in una foto di cinque anni fa

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Una pianta di peperone

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Una pianta di cocomero e il cocomero, purtroppo non è cresciuto più di così…

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Pubblicato in: Libri, Segnalazione nuove uscite

Provaci e sei morto – Sergio Bertoni * Segnalazione

Segnalo l’uscita dell’ultimo romanzo di Sergio Bertoni, un autore che apprezzo molto e di cui ho letto tutti gli scritti che ha finora pubblicato. Si tratta di un giallo dal titolo “Provaci e sei morto! (Delitti misteriosi Vol. 2) disponibile al momento nel formato ebook kindle; i lettori ritroveranno in questa storia il maestro Marchesini, protagonista dei due racconti raccolti in “Delitti misteriosi”.

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Sinossi

Ancora una volta il maresciallo capo Antinori è alle prese con malfattori di ogni genere, e con strane e pericolose vicende. Il maestro Marchesini, attento e curioso come sempre, si sforza di capire i misteri e gli avvenimenti che stanno sconvolgendo non solo il paese, ma anche la sua personale tranquilla esistenza. Le domande sono molte: Inizialmente può sembrare che vi sia stato solo un banale tentativo di furto, andato a vuoto perché effettuato da un maldestro principiante, ma davvero è stato così? Forse no, forse ciò che appare non è come appare. Altri avvenimenti si susseguono e in che cosa ci imbattiamo? mafiosi e avvoltoi connazionali sono sempre stati un pericolo grave, ma quando si mischiano con spietati delinquenti che provengono dall’estero è ancora peggio. Rapimenti, stupri, droga, che cosa sta mettendo a soqquadro quello che un tempo era un tranquillo piccolo paese? E inoltre… ritrovare un antico perduto amore può cancellare il passare degli anni e risvegliare sopite passioni?

Pubblicato in: Film, Riflessioni

Quando andavo al cinema…

Mi capita talvolta di leggere libri che fanno parte di una serie senza tener conto di questo fatto, cioè come se si trattasse di storie indipendenti, e quindi iniziando da un romanzo a caso, non dal primo.

Naturalmente quando si tratta di storie ben scritte e serie ben costruite non è un problema, si capisce bene tutto, al massimo non risultano subito chiari certi dettagli, ma si possono comunque intuire o immaginare. Questo mi è successo anni fa con la saga di Harry Potter e più di recente con la trilogia di Maria Masella che ha come protagonisti gli investigatori Teresa Maritano e Marco Ardini.

Nel primo caso ho iniziato dal terzo romanzo, all’epoca il più recente pubblicato, perché era l’unico disponibile in biblioteca ed ero curiosa di capire perché le vicende del maghetto (termine orribile a mio parere, che mi aveva fatto pensare a tutt’altro tipo si storie) avessero tanto successo. Il romanzo mi è piaciuto ed è di tutta la serie il mio preferito, sarà che ho amato molto il personaggio di Sirius Black. Dopo ho letto diligentemente i volumi uno e due e poi atteso con impazienza la pubblicazione dei successivi, che ho acquistato; il settimo l’ho addirittura in inglese perché non volevo aspettare per sapere come finiva la saga…

Per quanto riguarda i romanzi di Maria Masella ho iniziato dal secondo, poi sono passata al primo e infine al terzo che, forse, è quello che si gusterebbe un po’ meno senza aver letto i precedenti. Non so dire quale dei tre mi sia piaciuto di più, direi che li ho apprezzati tutti nello stesso modo, i due protagonisti sono, a mio parere, molto interessanti e complessi.

Ma tutto questo cosa c’entra con il titolo dell’articolo?

Pensando a queste serie e al mio modo di avvicinarle non sempre rigoroso, mi sono tornati in mente i vecchi tempi – e dico vecchi perché lo sono davvero di decine di anni – quando andare al cinema era un modo di passare il tempo che prescindeva dagli orari. Innanzi tutto si entrava a spettacolo iniziato, al massimo ci si limitava a chiedere alla maschera da quanto era cominciato, giusto per avere un’idea, e questo anche se si trattava di un giallo. Quando via via le persone se ne andavano, spesso durante la proiezione non solo alla fine, se era necessario e possibile si cambiava posto prendendone uno migliore che si era liberato. E se la pellicola ci era piaciuta si rimaneva a rivederla anche per tutta un’altra volta o, almeno, quanto più possibile. Questo, soprattutto a ripensarci, dava una grande sensazione di libertà e anche di magia: entravi dentro la sala ed eri in un mondo diverso… Si poteva anche fumare e benché ora non potrei tollerarlo allora era un altro (sia pure illusorio) pezzetto di libertà. Adesso ci sono i posti numerati e la possibilità di prenotarli: è tutto senz’altro più comodo ma molto meno poetico.

Forse allora il cinema era ancora qualcosa di nuovo e magico perché la televisione c’era ma non a colori (le trasmissioni televisive a colori della RAI iniziarono ufficialmente nel febbraio 1977 – fonte Wikipedia) e si vedevano solo due canali RAI. Non eravamo sommersi di serie televisive e film e anche gli sceneggiati trasmessi in tivù avevano un poco di magia, certo molto meno di quella dei film visti sul grande schermo ma più delle serie televisive odierne, per quanto prodotte con modalità tecnicamente molto più avanzate.

Nostalgia? Forse. Ma soprattutto memoria, memoria di sensazioni provate. Memoria di una forma di libertà.

(Naturalmente credo che anche adesso potrei entrare in un cine a film iniziato e rivederlo anche due volte, ma sarebbe una cosa insolita e non la normalità: è questa la differenza)

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Sopra: cartolina ricevuta all’ingresso di un cinema prima della proiezione de La prima notte di quiete, uno dei miei film preferiti che ho visto innumerevoli volte.