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Telefilm gialli – racconto

Stava guardando un giallo alla tivù. Uno stupido giallo uguale a mille altri.

Stupido come lo erano tutti. E irreali e bugiardi. Illusori, perché nella realtà i colpevoli non pagavano mai, o quasi. Certo non quanto avrebbero dovuto.

Premette il tasto rosso del telecomando e l’immagine svanì.

Quel pomeriggio il telefilm le aveva suscitato più rabbia del solito, ne aveva visti troppi ed era arrivata al suo limite di sopportazione.

Prima, invece, li guardava senza inquietarsi. Anzi, le piacevano. E spesso li commentava con Ada.

Ma da quel giorno ogni volta le lasciavano l’amaro in bocca, una sensazione che si faceva sempre più insopportabile. E ancora più insopportabile era il pensiero di lui, libero e felice, lui, che l’aveva violata, spegnendo la sua voglia di vivere tanto che, quando il corpo era guarito, Ada aveva scelto di addormentarsi in un sonno da cui non si sarebbe più svegliata.

Lei aveva sperato almeno nella giustizia, ma lui aveva avvocati difensori esperti e troppo ben pagati, che erano riusciti a ridurre il processo a una farsa, risparmiandogli la prigione.

Doveva fare qualcosa. Era venuto il momento di agire. Di conquistare il suo personale lieto fine.

Era tempo.

Non sarebbe stato difficile, in fondo. Sapeva tutto di lui. Ne conosceva abitudini, orari, vizi. E non poteva e non voleva dimenticare il sorriso soddisfatto che gli era apparso sulle labbra quando il giudice aveva pronunciato la sentenza di assoluzione.

Sì, dopo aver trascorso mesi vivendo come un automa, recriminando sulla giustizia che giusta non era e guardando telefilm gialli in cui i colpevoli ricevevano sempre la punizione meritata, odiando i telefilm quasi quanto odiava lui, aveva finalmente capito.

Toccava a lei ergersi a giudice e comminare il castigo.

***

Girò la chiave nella serratura e finalmente poté varcare la soglia di casa.

Dopo un’assenza di oltre due mesi era contenta di rivedere quell’ambiente familiare, i vecchi mobili, la tappezzeria un po’ scolorita, il potente computer, la televisione da quaranta pollici.

Posò in camera la valigia senza disfarla, lo avrebbe fatto più tardi.

Sedette in poltrona e accese la tivù.

Trasmettevano uno dei soliti telefilm gialli. Le parve incredibilmente rilassante. Come le accadeva prima. O quasi. Perché il suo lieto fine in realtà non era poi così lieto, era intriso di profonda amarezza: la vendetta, per quanto consolatoria, non poteva cancellare il passato.

Non cancellava il fatto che Ada fosse morta.

***

Pazienza. Precisione. Un coltello affilato.

Lui non sorrideva più mentre la vita scorreva via con il sangue che usciva dalla ferita. Pochi istanti ed era finito tutto, aveva sofferto poco, certo meno di quanto meritasse.

***

Sospirò, era un po’ stanca. In fondo, pensò, doveva qualcosa a quelle storie gialle come quella che stavano trasmettendo, le avevano suggerito come compiere il delitto perfetto.

Peccato non poterlo commentare con Ada.

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Sara al tramonto – Maurizio De Giovanni * citazione

(ed. Rizzoli 2018)

Sto leggendo questo romanzo, la cui protagonista, Sara, è davvero particolare. Per ora sembra una storia intrigante

La gente, rifletté Sara resistendo al sonno, si aggrappa. Non fa altro, alla fine. Si aggrappa a una persona, a un animale, a un ricordo. Si aggrappa alle bollette, al mutuo, alle vacanze. Si aggrappa per non affondare, fissando gli occhi su qualcosa di vicino per non dover guardare lontano, dove risiede solo l’abisso.

Pubblicato in: Almanacco musicisti, Musica

Almanacco musicisti: nati il 29 novembre

Gaetano Domenico Maria Donizetti (Bergamo, 29 novembre 1797 – Bergamo, 8 aprile 1848) è stato un compositore italiano, tra i più celebri operisti dell’Ottocento.

Ebbe molto successo in tutta Europa. Scrisse quasi settanta opere oltre a numerose composizioni di musica sacra e da camera.

Le opere di Donizetti che conosco e/o che ho visto sono (almeno): Lucia di Lammermoor (quella che preferisco), L’elisir d’amore e Linda di Chamounix.

Di Lucia di Lammermoor amo in particolare il duetto fra Lucia ed Edgardo “Verranno a te sull’auree”.

Altre opere famose e rappresentate sono: Don Pasquale, La Fille du régiment, La favorite, Anna Bolena, Maria Stuarda, Roberto Devereux e Lucrezia Borgia.

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La partita va giocata – Annalisa Scaglione * impressioni di lettura

(Pubblicato da Scatole Parlanti il 24 gennaio 2020.)

C’è un paese, Crescobene, con una squadra di calcio – il San Pantaleo F.C. – che ha buone probabilità di concludere il campionato in testa alla classifica e passare così al professionismo.

C’è però un annuncio improvviso da parte del parroco: il campo di calcio è stato venduto. Presto si scopre che al suo posto l’acquirente intende costruire un parcheggio. I giocatori non ci stanno e nemmeno gli altri abitanti del paese e cercano quindi di capire quali siano i motivi della decisione e se vi sia la possibilità di bloccare la vendita. Qualcuno però sa… e qualcun altro piano piano intuisce che la faccenda ha le radici nel passato, un passato tenuto segreto… e che vede coinvolti, in vario modo, alcuni dei protagonisti.

Dopo le prime pagine – il tempo di fare conoscenza con Crescobene e i suoi abitanti – sembra anche al lettore di trovarsi lì, nel paese, fra la canonica e lo spogliatoio del San Pantaleo F.C., a condividere la speranza di poter risolvere in qualche modo il problema che sembra insolubile e a porsi domande sul perché il parroco abbia preso una risoluzione tanto inaspettata quanto sgradita.

Le vicende dei singoli si sviluppano intrecciandosi in modo perfetto con quella che coinvolge tutto il paese: ogni dettaglio, ogni scena, ogni parola ha il suo perché. Tutti – o quasi – i personaggi che compaiono sono parimenti protagonisti e insieme si adoperano per raggiungere l’obiettivo comune – salvare il campo di calcio – mettendosi in gioco in vari modi, ma senza perdere di vista la cosa più importante: la verità e la lealtà sono valori imprescindibili, come lo sono anche l’amicizia e il rispetto.

La vendita del campo può sembrare un evento di poco conto, ma per Crescobene è invece di importanza fondamentale e gli sforzi degli abitanti per impedirla si possono leggere anche come una sorta di metafora.

I personaggi sono molto vivi, realistici e ben caratterizzati psicologicamente. (Sono anche tutti simpatici e interessanti, a mio parere.) La narrazione procede seguendo ora quello ora quel personaggio e risulta molto efficace; ha un ritmo incalzante che rende la lettura avvincente.

Come penso sia chiaro da quanto ho scritto, “La partita va giocata” è un romanzo corale, nel senso più vero e migliore del termine.

È un gran bel romanzo, insomma. E ti lascia dentro un sapore buono. E non ditemi che di questi tempi non c’è bisogno, di qualcosa di buono.

Sinossi (dal libro)

Il San Pantaleo F.C. è l’orgoglio di Crescobene, una squadra di calcio composta unicamente da ragazzi della cittadina e che ruota attorno all’universo dell’omonima parrocchia. Grazie all’alchimia creata dal Mister, assistito da Michelangelo, figlio della perpetua di don Donato, la favola del piccolo club potrebbe sfociare nell’agognata promozione, che condurrebbe al professionismo. La doccia fredda arriva quando il San Pantaleo rischia di non poter più utilizzare il proprio terreno di gioco: il parroco, proprietario del campo, ha deciso di liberarsene a malincuore, per evidenti problemi economici dei conti parrocchiali, cedendolo a una società estera che lo trasformerà in un parcheggio. Fuori dal clamore collettivo e dall’attenzione che la vicenda suscita anche sul piano nazionale, qualcuno comincia a riflettere, a cercare la vera ragione che ha portato don Donato a una scelta tanto impopolare, indagando fra antichi segreti, dubbi inconfessati e colpi di scena.

L’autrice (dal libro)

Annalisa Scaglione è nata nel 1970, ha compiuto studi classici ed è laureata in Giurisprudenza. Vive e lavora in Liguria, dove il romanzo è idealmente ambientato. La partita va giocata è la sua prima pubblicazione.

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L’elmo di Odino: fiore di morte– Marialuisa Moro * Impressioni di lettura

La morte apparentemente naturale di un famoso scrittore non convince l’ispettore di polizia, fresca di promozione e di trasferimento a Drammen, Mina Halvorsen. Seguendo il proprio istinto Mina indaga, nonostante il divieto del suo capo, il commissario Klara Moser. A causa dell’indagine Mina rischia anche di compromettere la propria relazione con Stig, ma la sua tenacia alla fine la condurrà alla soluzione del caso.

È facile immedesimarsi in quella che è sostanzialmente la protagonista, cioè Mina, che, viene mostrata al lettore con tutte le sue insicurezze e contraddizioni, certezze e caparbietà, risultando pertanto molto realistica; anche tutti gli altri personaggi, comunque, sono ben disegnati.

La narrazione è ben condotta e la storia è avvincente e plausibile.

Davvero un buon thriller, come molti altri di questa autrice.

Sinossi

Quinto thriller della serie norvegese.

Tobias Holden, noto scrittore di gialli storici, viene trovato morto nella sua villa. Il medico legale liquida il caso come morte naturale: infarto miocardico. Mina Halvorsen, da pochi mesi trasferita suo malgrado a Drammen, come ispettore di polizia, non è affatto convinta. Assillata da alcuni dettagli della scena, decide, come al solito, di indagare per conto suo, mettendo in gioco carriera e vita privata.

Il mistero si infittisce con altri “strani” decessi.

Cosa si cela dietro l’immagine di facciata di uno scrittore di fama?

Altri articoli sui romanzi di Marialuisa Moro

segnalazioni

L’elmo di odino: fiore di morte

Occhio per occhio

Delitti artici

Il pozzo di Alesund

Il professore

Un amante fantasma

Dark America

Il buio in rete

Un piccolo scambio

recensioni

Un piccolo scambio

Tarocchi – giallo lombardo bavarese

Intervista a Maria Luisa Moro

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Sulla musica

riflessione sempre valida

Antonella Sacco

Mi piace ascoltare la musica classica, anche se non sono un’esperta. Lo faccio soprattutto quando guido.

Ultimamente, nel sentire brani che non conosco, o che non riconosco, mi sono trovata a pensare che dopo ogni frase musicale non possa venire altro che la frase che c’è, come se l’una fosse la conseguenza inevitabile dell’altra.

Forse è una riflessione un po’ contorta… e forse non sono riuscita a esprimere la sensazione…

È come se dopo una frase mi aspettassi esattamente quella che segue, come se le “frasi future” fossero comprese in nuce in quelle che le precedono e quindi “andando a ritroso” fossero tutte comprese nella prima. Così la prima frase si pone come una sorta di DNA del brano musicale, perché porta scritto in sé lo sviluppo dell’intera opera.

(Deliri da guidatrice?)

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello * Citazione #10

Un brano sull’incomunicabilità, ovvero sulla solitudine, come del resto è tutto il romanzo.

Fermarsi per un poco a guardare uno che stia facendo anche la cosa più ovvia e consueta della vita; guardarlo in modo da fargli sorgere il dubbio che a noi non sia chiaro ciò che egli stia facendo e che possa anche non esser chiaro a lui stesso: basta questo perché quella sicurezza s’adombri e vacilli. Nulla turba e sconcerta più di due occhi vani che dimostrino di non vederci, o di non vedere ciò che noi vediamo.

«Perché guardi così?»

E nessuno pensa che tutti dovremmo guardare sempre così, ciascuno con gli occhi pieni dell’orrore della propria solitudine senza scampo.

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I delitti della gazza ladra – Anthony Horowitz * impressioni di lettura

(Titolo originale “Magpie Murders”, trad. Francesca Campisi; originale pubblicato nel 2016; edizione italiana da me letta Rizzoli del 2021)

Se vi piacciono i romanzi che parlano di scrittori e in particolare i “romanzi nei romanzi” vi potrebbe piacere “I delitti della gazza ladra di Anthony Horowitz. Io l’ho trovato intrigante e a tratti anche divertente, ad esempio quando viene descritto il modo in cui lo scrittore protagonista (o co-protagonista per meglio dire) sceglie i nomi dei suoi personaggi, le ambientazioni e a chi si ispira per i personaggi stessi.

La trama in breve

Susan Ryeland lavora come editor in una casa editrice che ha pubblicato fra le altre cose i gialli di Alan Conway, tutti best seller, ambienatati negli anni Cinquanta e che hanno come protagonista un investigatore tedesco, Atticus Pünd, sopravvissuto ai campi di concentramento, che abita in Inghilterra. Susan si immerge nella lettura dell’ultimo dattiloscritto che Conway ha consegnato all’editore e lo legge fino alla fine (e noi con lei). Un momento… non proprio fino alla fine: manca l’ultimo capitolo, quello in cui si svela l’assassino. Al rientro in ufficio Susan chiede al suo capo (l’editore) se le ha fatto avere una copia incompleta ma lui le dice di essere rimasto altrettanto male nello scoprire che manca l’ultimo capitolo.

Non hanno nemmeno il tempo di contattare l’autore che viene diffusa la notizia che Conway è morto suicida.

Così Susan inizia a cercare il capitolo mancante ma presto la sua ricerca diventa un’altra: capire se davvero Conway si è suicidato o no…

Qui mi fermo, ovviamente, per non rivelare troppo.

Metà del libro è dedicata al romanzo di Alan Conway, dal titolo “Appuntamento con la morte”, scritto in terza persona, e l’altra metà alle ricerche di Susan e – un poco – alla sua vita privata, scritto in prima persona dalla stessa Susan.

Il romanzo è quello che si può definire un giallo classico, le indagini procedono con i detective che parlano con le persone e visitano i luoghi, anche l’ambientazione è quella di molti gialli di Agatha Christie (Alan Conway possiede l’intera collezione dei gialli di questa scrittrice, infatti…).

Riporto nel seguito due citazioni, che espongono pensieri che condivido.

La prima, dal romanzo di Conway, riferito ad Atticus Pünd:

Ma se una cosa aveva imparato dalla vita, era proprio la futilità del fare programmi in anticipo. La vita seguiva un piano tutto suo.

La seconda è una riflessione di Susan

Ho sempre adorato i gialli. Non solo per mestiere. Li divoro per piacere personale, ne faccio delle vere e proprie scorpacciate. Avrete senz’altro provato la sensazione di quando fuori piove, dentro casa c’è un bel tepore e letteralmente ci si perde in un libro. Continui a leggere e man mano senti le pagine scorrere tra le dita, finché d’un tratto quelle che mancano sono meno di quelle che hai letto e allora vorresti rallentare, invece prosegui a perdifiato verso una conclusione che hai quasi paura di scoprire. È questo l’eccezionale potere dei gialli che, a mio parere, occupano un posto speciale nel panorama generale della narrativa, perché tra tutti i personaggi il detective instaura una relazione particolare, per non dire unica, con il lettore.

I gialli ruotano attorno alla verità: né più né meno. In un mondo pieno di incertezze, non proviamo forse una naturale soddisfazione nel voltare l’ultima pagina sapendo che tutti i puntini sono stati messi sulle I? Le trame ricalcano la nostra esperienza del mondo. Siamo circondati da tensioni e ambiguità e trascorriamo metà dell’esistenza a tentare di risolverle, assaporando forse soltanto sul letto di morte il momento in cui tutto acquista un senso. Il piacere che in fondo regalano tutti i romanzi gialli. La ragione della loro esistenza. Ecco perché Appuntamento con la morte mi aveva irritato tanto, accidenti.

È il primo romanzo che leggo di Horowitz; l’ho trovato girellando su amazon e l’ho scelto perché mi aveva incuriosita la sinossi.

(A me questo genere di romanzi, della serie “il libro nel libro” piacciono molto, tant’è che ne ho scritto uno anch’io: “La grande menzogna”.)

Sinossi

Niente riesce a battere un buon giallo: con il più classico dei detective narcisisti, gli indizi ben disseminati nella trama, le false piste, i colpi di scena e, da ultimo, ogni tassello che si incastra nel posto giusto. Susan Ryeland, editor di una piccola casa editrice, ne trova immancabilmente conferma nei libri di Alan Conway che hanno come protagonista Atticus Pünd, infallibile investigatore per metà greco e per metà tedesco. Ora l’ultimo manoscritto di Conway è finalmente tra le sue mani, e Susan non vede l’ora di calarsi nei panni dell’investigatore per dare la caccia a un assassino che compie le sue efferatezze in un sonnolento paesino della campagna inglese degli anni Cinquanta. Ma stavolta, il nuovo romanzo dell’autore bestseller è destinato a cambiarle la vita. Perché oltre i cadaveri e la lista dei sospettati, dissimulata tra le pagine, Susan legge un’altra, incredibile vicenda – reale, questa volta – che intreccia la sua storia a quelle di Atticus Pünd e dello stesso Alan Conway, una vicenda che ribolle di gelosie, avidità e ambizioni sfrenate.

Ipnotico giallo al quadrato, labirintica storia nella storia, I delitti della gazza ladra immerge personaggi degni dei migliori classici del crime in un thriller moderno ad alto tasso di suspense. In cui anche tu, lettore, ti sentirai chiamato a individuare il colpevole.

L’autore (dal libro)

Anthony Horowitz, tra gli scrittori più prolifici ed eclettici del Regno Unito, ha firmato romanzi, serie tv, film e opere teatrali, ed è noto per la serie bestseller Alex Rider, di cui ha seguito anche l’adattamento cinematografico. Per la televisione ha prodotto, tra le altre, la prima stagione dell’Ispettore Barnaby. Nel 2014 ha ricevuto il titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero britannico per meriti in campo letterario. I delitti della gazza ladra ha riscosso grande successo in UK e nel resto del mondo ed è il primo volume della serie con protagonisti Susan Ryeland e Atticus Pünd.