Alberi in gennaio

20180121_155739 bl21Rami spogli contro il cielo sereno, come ricami.

La luce che si riflette sulla corteccia e sulle poche foglie secche rimaste.

Li trovo bellissimi, non riesco a resistere e li fotografo, so che sono sempre le stesse foto, ma proprio non riesco a farne a meno.

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L’Intruso: E altri racconti, alcuni tratti da “Tra Realtà e Mistero” – Sergio Bertoni * Impressioni di lettura

Leggere per me significa anche aprire finestre e affacciarmi su mondi, periodi, luoghi situazioni. Questo interessante ebook di Sergio Bertoni mi ha offerto molte finestre: spaccati di storia, possibili scenari futuri, amara ironia sul presente.

Il romanzo “L’intruso” narra di una vicenda ambientata al tempo dell’ultima guerra, proponendo l’esperienza di un ragazzo e la sua solitudine (non per niente è “l’intruso”) anche nell’ambito della famiglia. La Storia e una storia, il dramma di una nazione e quello intimo di una persona, una testimonianza davvero preziosa. Il racconto di una vita che trova il suo punto di svolta nell’amore.cover Intruso SB

I racconti, ben quattordici, spaziano dall’ironia alla fantascienza, passando per la Storia talvolta con derive surreali. Ci parlano di alcuni personaggi storici, dei problemi della società attuale, ci fanno riflettere.

Nel blog ho parlato anche di altri testi di questo autore, fra cui Paride Passacantando. Talvolta anche l’impossibile avviene ed è possibile leggere anche un’intervista a Sergio Bertoni.

Sinossi

Perché “l’intruso”? Perché ancora oggi vi sono alcuni padri che non provano alcun affetto, né alcuna responsabilità per le creature che mettono al mondo. Purtroppo la cronaca ci narra anche di madri snaturate che arrivano al punto di sopprimere, o di gettare in qualche cassonetto, il frutto del loro ventre. Oltre a questo filo narrante, questo romanzo vuole raccontare, ai più giovani, i disagi e la sofferenza in cui noi tutti siamo stati costretti a vivere, o a cercare di sopravvivere, durante gli orrori della seconda guerra mondiale. La narrazione si snoda su più livelli e affronta temi diversi, sia sociali sia sociologici. Comprende numerose persone realmente esistite e poche altre di fantasia. É sempre difficile, talvolta impossibile, tracciare una netta linea di demarcazione tra la storia e la fiction. Tutti, o quasi, gli episodi narrati sono realmente accaduti mentre sia la vita, sia la storia d’amore del personaggio principale (la voce narrante), sono un espediente letterario per consentire di descrivere, senza stancare il lettore e senza appesantire il testo, le traversie e le sofferenze di un periodo della nostra storia che si spera non debba mai più ripetersi.

 

Leggendo romance #2

Negli ultimi tempi ho letto diversi romanzi di genere romance o rosa e dintorni (in realtà ne ho letti parecchi anche da giovane, ad esempio quelli di Liala e di Delly, sono sempre stata una lettrice quasi onnivora). Alcune di queste storie hanno anche una consistente componente di avventura o di giallo/thriller; alcuni sono ambientate in periodi storici precedenti l’attuale.

Insomma, come mio solito ho letto un po’ di tutto.

Ho letto sia libri ed ebook pubblicati da editori che self. Non tutti mi sono piaciuti, di quelli che ho apprezzato di più ho scritto un commento sul blog, anche se per alcuni non l’ho ancora fatto.

Sono romanzi rilassanti, si potrebbero definire divertenti nel senso che aiutano a trascorrere qualche ora in modo piacevole. Di certo in questo periodo li preferisco a thriller troppo cupi frequentati magari da serial killer che lasciano dietro di sé piste sanguinolente…

Anni fa, da giovane, ho letto moltissimi gialli: definirei anche questi divertenti, nel senso di cui sopra. Alcuni avevano anche una componente rosa; in quelli di Edgar Wallace c’era quasi sempre una fanciulla da salvare e un eroe che la salvava, oltre a scoprire chi era l’assassino.

Un genere o sottogenere che non fa per me è quello dei dark romance. Violenza e amore, a mio parere, sono in antitesi. Inoltre mi sembrano poco rispettosi di tutte quelle donne sono o sono state vittime di violenza da parte dei partner, in situazioni che di romantico non hanno niente. Ho letto due o tre ebook dark, visto che comunque sono curiosa, ma dubito che ne leggerò ancora.

Se rosa dev’essere che sia rosa davvero… almeno per me.

cover estate da ricordare    cover Leone Roma    cover bottega sogni

 

Un cane stupido, un racconto

Dopo un anno dalla morte della moglie il vecchio prese un cane. Una bestia bruttina, dal corpo tozzo ricoperto di pelo raso marroncino e le zampe esili. Un cane stupido, dicevano tutti. Non si staccava mai dal fianco del vecchio. Non scodinzolava a nessuno. Non accettava cibo se non dalle mani del vecchio. Anche il vecchio era diventato un po’ strano da quando era rimasto vedovo. Dicevano “Tale il padrone, tale il cane.” Li vedevano tutti i giorni camminare per le stesse strade. Lo stesso percorso. Alla stessa ora. Tutti i giorni. Il vecchio parlava poco, e pochi si fermavano a parlare con lui. Lo vedevano chiacchierare con il cane, che lo guardava con la sua aria ottusa e gli trotterellava accanto su quelle sue buffe zampette.

Un pomeriggio d’estate il vecchio si gettò dalla finestra. Abitava al quarto piano e si spezzò la spina dorsale. Morì in ambulanza, mentre lo trasportavano in ospedale. Il cane saltò dietro a lui. Morì sul colpo.

Qualcuno commentò “Proprio un cane stupido. Non ha capito che oltre la finestra non c’era niente.”

(Racconto pubblicato ne “Lo specchio”)

cover Lo specchio

Constance contro tutti – Ray Bradbury * impressioni di lettura

(titolo originale Let’s all kill Constance, 2003; letto nell’edizione 2003, trad. Giuseppe Lippi * Ray Bradbury (1920 – 2012))

cover Constance

Devo ammettere che non ho capito molto questo romanzo e questo mi spiace. O, meglio, non abbastanza da sentirmi trascinata o affascinata, eccetto per le frasi che ho riportato in due post. L’idea è intrigante, ma forse per cogliere bene ogni implicazione avrei dovuto conoscere di più la storia del Cinema.
Sul risvolto di copertina (che non avevo consultato prima di prendere in prestito il volume in biblioteca, mi bastava che l’autore fosse Bradbury e poi, diciamocelo, l’immagine di copertina è davvero ammiccante) si legge inoltre che i personaggi di questo libro erano già stati protagonisti di altri due romanzi, che io non ho letto, quindi forse – dico forse – anche per questo non mi sono gustata a dovere “Constance contro tutti”.
Chi è Constance? Constance Rattigan è una stella del cinema muto. E il suo essere attrice in pratica è la sostanza dell’intero romanzo. Fra gli altri personaggi un giovane scrittore e un poliziotto, del resto si tratta di una sorta di giallo o di noir.

 

 

Intervista a Sergio Bertoni

Dopo diversi mesi pubblico una nuova intervista a un bravo autore self, Sergio Bertoni. I suoi scritti sono pubblicati sia in formato ebook che cartaceo sullo store di amazon. Oltre a testi di narrativa, Sergio ha pubblicato anche un interessantissimo saggio su Candida: La crisi delle certezze e dei canoni comportamentali in: “CANDIDA” di George Bernard Shaw, che analizza in modo approfondito quest’opera di Shaw e che ho apprezzato molto.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Sembra una domanda facile, ma non lo è. Quando ero ragazzo avevo molta fantasia, mi piaceva disegnare e creare delle storie a fumetti per divertire i miei fratelli più piccoli, e mi piaceva scrivere racconti fantastici, poesie, novelle, ed anche poemi eroi-comici. Tutte cose ormai perse, scomparse nei meandri del tempo. Ricordo che a scuola il mio giorno più sereno e tranquillo era quello del compito di italiano. Sviluppare un tema, creare una storia, non era per me alcun problema. La letteratura è sempre stata la mia passione, anche quando andavo a scuola divoravo, non appena comprate, quelle bellissime antologie che si pubblicavano allora. Ho adorato l’Iliade, nella traduzione di Monti, e ne ricordo ancora interi brani a memoria. Al liceo scrissi un poemetto in endecasillabi sulla caduta dell’Olimpo e la morte degli Dei e lo pubblicai sul giornalino scolastico.
Nel corso degli anni iniziai alcune sporadiche collaborazioni con giornali e riviste, inviando brevi racconti, spesso surreali e fantastici, frequentemente pubblicati da giornali come “La Domenica del Corriere” o “Il Travasetto” che era un giornale umoristico aperto alla collaborazione dei dilettanti. Qualche racconto di fantascienza mi fu anche pubblicato in un volume della serie “I Romanzi di Urania”. Che cosa mi spingesse a farlo e quale fosse la molla non saprei dirlo: forse la soddisfazione di vedere il mio nome stampato da qualche parte, o forse il desiderio di comunicare e di aprirmi al mondo, nonostante il mio carattere piuttosto chiuso e schivo.cover Paride Passacantando SB

  1. Perché la scelta di scrivere spesso storie ambientate nel passato (più o meno lontano)?

Perché, secondo me, la principale caratteristica del genere umano è la memoria. E della memoria fa parte, inscindibile e formativa, la conoscenza di ciò che siamo e di ciò che fummo, sia quando fa parte del proprio vissuto, sia quando si arricchisce degli infiniti eventi del nostro passato che hanno contribuito a formare il nostro presente.

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Talvolta dalla vita vera, da episodi ed esperienze realmente vissute, cercando, ovviamente, di condire il tutto anche con elementi di cui sono venuto a conoscenza attraverso i racconti di altre persone. Lo scopo è quello di far conoscere, ai miei giovani lettori, come si viveva e quali problemi si era costretti ad affrontare quotidianamente nel corso di eventi che, ormai, fanno solo parte, e non sempre, di ciò che si legge nei libri di storia o in alcuni racconti autobiografici.

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…

Credo che la cosa più difficile sia l’inizio, dar vita ad una nuova vicenda, a qualcosa che possa interessare e incuriosire. Di solito inizio a scrivere di getto senza avere una scaletta e, talvolta, senza neppure sapere che cosa faranno i miei personaggi che, spesso, è come se prendessero vita e si muovessero ed agissero di loro volontà.
La seconda cosa più difficile è la revisione. Il testo, riletto a distanza di tempo, non mi soddisfa mai, e passo giornate intere a rivedere, correggere, modificare ed ampliare.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Forse il momento iniziale, quello in cui ritengo che il mio lavoro sia finito e provvedo a pubblicarlo in e-book o in brossura. Entusiasmo che talvolta scende sotto terra quando mi capita di leggere recensioni molto negative. o quando mi rendo conto che il lavoro è tutt’altro che perfetto, e che necessita di essere completamente rivisto e rifatto.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare o condividere con i tuoi lettori?

Bella domanda! Forse, in quest’epoca così problematica, un po’ di serenità o di fiducia? Purtroppo pochissimi traggono frutto dalle esperienze altrui; la storia insegnerebbe moltissimo se le persone fossero disponibili a imparare. Ai giovani raccomanderei di non scoraggiarsi, di non cedere mai, di essere creativi e di sforzarsi a diventare imprenditori di se stessi. Di cogliere al volo ogni opportunità che, anche se inferiore alle loro aspettative, non potrà che arricchire la loro esperienza e rafforzare il loro carattere. Credo che la mia maggiore soddisfazione sia quando riesco a regalare al lettore un sorriso, oppure qualche ora di svago. Cerco sempre di non avere intendimenti prevalentemente didascalici, sperando comunque di essere riuscito a trasmettere curiosità e interesse sugli argomenti trattati.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Non credo di avere un libro preferito, sono onnivoro, leggo di tutto, purché si tratti di narrativa o storia. Mi attira anche la fantascienza, la fantasy e il paranormale, ho adorato il ciclo di libri di Asimov, ma fin da bambino sono passato dai libri del dimenticato Luciano Zuccoli, al “Decamerone”, alle “Mille e una notte”, ai libri di Merežkovskij: “La morte degli dei”, e “La resurrezione degli dei”, senza dimenticare Tolstòj, Márquez, Poe, King e centinaia di altri autori. Ovviamente non trascuro il genere poliziesco, i cosiddetti “gialli”, e ho trovato molto interessante l’ultimo che ho letto: “La condanna del sangue”, dell’ormai non più esordiente autore napoletano Maurizio De Giovanni. Purtroppo, per mia vergogna, il libro che non sono mai riuscito a terminare è considerato il più importante della letteratura del 20° secolo: “l’Ulisse” di J. Joyce. Ecco, questo non è il mio genere, l’ho trovato molto difficile, e forse non finirò di leggerlo mai.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Non saprei, probabilmente comincio a sentirmi troppo vecchio e stanco. Ho da poco pubblicato il mio ultimo lavoro: “L’intruso” che, fortunatamente, ha ricevuto delle ottime recensioni e che spero possa, in futuro, conseguire una maggiore diffusione. Le problematiche trattate che vanno dai difficili rapporti, che talvolta si instaurano tra genitori e figli, alle poco conosciute vicende e problematiche di vita vissuta, durante l’ultima guerra mondiale, credo possano indurre parecchie persone ad avere qualche serio motivo di riflessione.

  1. Da quanto tempo scrivi?

Trascurando le fasi sperimentali di cui ho parlato prima, credo che i miei primi romanzi e racconti risalgano ad una quindicina di anni fa.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?
    La ritengo assolutamente indispensabile. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con persone appassionate alla scrittura, dotate di grandissima cultura ed esperienza. La collaborazione e lo scambio di consigli, suggerimenti, risoluzione di problemi di carattere specifico, o generale, sono stati elementi fondamentali, graditissimi e picover Intruso SBacevoli.

  2. Leggere e scrivere: trovi che siano attività o, meglio, passioni connesse oppure per te sono interessi nettamente separati?

Si può leggere senza aver scritto nulla, ma non si può scrivere senza aver avuto la passione della lettura, e senza aver avuto il piacere di nutrire le proprie capacità con la lettura di almeno qualche centinaio di libri.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Meno male che mi si chiede la domanda ma non necessariamente la risposta. A costo di essere macabro, ma sincero, dirò che alla mia età ci si chiede quando e come avverrà il fatidico momento finale, e che cosa potrebbe esserci dopo (ammesso che ci sia). Ovviamente nessuno lo può dire, anche se forse può essere di qualche conforto la legge scientifica di Lavoisier che nulla si crea e nulla si distrugge. Tutto si trasforma. Si, ma in che cosa? Resta il più grande mistero, o la più grande speranza, che affligge, o che si sforza di confortare l’umanità.